La telemedicina apre gli occhi sulla ROP

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP La retinopatia del prematuro può essere diagnosticata anche a distanza in modo tempestivo 27 giugno 2014 – Anche una diagnosi a distanza può salvare la vista dei nati prematuri. Inviando da remoto una foto del loro fondo oculare si può diagnosticare una retinopatia del prematuro ( ROP ), una malattia che potenzialmente può portare a cecità a causa di danni irreversibili alla retina. Si potrà, quindi, effettuare un trattamento laser o crioablazione (per eliminare i vasi retinici indesiderati, in quest’ultimo caso con basse temperature). A sostenere fortemente il valore della telemedicina è un nuovo studio finanziato dal National Eye Institute americano.Retina di nato prematuro Infatti, una diagnosi precoce significa più prevenzione dei potenziali danni visivi provocati dalla malattia. “Nello studio – scrivono i ricercatori, circa il 43 per cento dei casi di ROP avanzata sono stati identificati mediante telemedicina mediamente 15 giorni prima di essere diagnosticati da un oculista [di persona]”. Lo studio – che ha coinvolto 13 ospedali del Nord America – ha valutato l’efficacia di uno screening della ROP mediante telemedicina durante i controlli di routine di 1257 piccoli prematuri che, in media, erano nati 13 settimane prima del tempo. Una volta ogni nove giorni circa ogni neonato è stato sottoposto a uno screening effettuato da un oculista che si trovava a distanza. Nel 90 per cento dei casi la diagnosi è stata corretta. Complessivamente sono stati trattati 162 neonati con laser o crioablazione. “La telemedicina – scrive il Ministero della Salute – può in particolare contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e consentire la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche“.

Fonti: National Eye Institute (Usa), Ministero della Salute

Ipovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano

Foto di T. Melchiorre

Foto di T. MelchiorreIpovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano Il 26 giugno si è tenuto un seminario organizzato dall’Istituto Antonacci La riabilitazione visiva degli ipovedenti ha fatto centro. L’Istituto Antonacci ha organizzato il 26 giugno a Lecce un seminario dedicato a questo argomento, in collaborazione con la Asl locale e la Sezione provinciale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Come premessa bisogna sottolineare come sia fondamentale la prevenzione della malattie che causano danni visivi, le quali sono generalmente evitabili. Il seminario è stato “l’occasione di studio, di riflessione e di ricerca – scrive in una nota l’Istituto Antonacci – del grande tema della riabilitazione visiva dei minorati della vista di cui l’Antonacci vanta una lunga memoria; ancora, il seminario si propone di sviluppare le competenze in rete di tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva”. Il seminario ha illustrato il ruolo che l’istituto ha avuto, ed ha, da oltre un secolo, nell’educazione e l’integrazione socio-lavorativa del cieco e dell’ipovedente. Gli interventi hanno dato particolare rilievo al rapporto istituzionale di collaborazione che da ben 10 anni si è instaurato tra la ASL di Lecce, il Dipartimento di Riabilitazione e l’Istituto Antonacci attraverso tre convenzioni. L’obiettivo dei lavori è stato anche lo sviluppo e l’integrazione in rete fra tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva. L’Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci”, , ha promosso un Seminario sulle problematiche relative all’ipovisione e alla cecità organizzato dal signor Antonio Maggiore, delegato dall’Istituto Antonacci, per il Centro di Ipovisione. All’evento ha partecipato, tra l’altro, l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus: il suo Presidente, l’avv. Giuseppe Castronovo, ha portato il suo saluto in apertura dei lavori. Hanno preso parte all’evento anche il Segretario Generale della IAPB Italia onlus, Tiziano Melchiorre, e il Vicepresidente Michele Corcio. Al termine della mattinata – che ha visto susseguirsi una serie d’interventi di docenti e medici oculisti – gli interessati hanno potuto visitare il Centro d’Ipovisione pugliese.

Fonte: Istituto Antonacci Indirizzo: Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva per Ipovedenti (C.E.R.V.I.) Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci” Via Scipione de Summa, 1 – Lecce Sala Conferenze, I piano Programma 26 giugno 2014 – Ore 9:00– Accreditamento dei partecipanti; – Ore 9:30 – Saluto del Presidente dell’Istituto “Anna Antonacci”, Dott. Maurizio Antico, del Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Dott. Valdo Mellone, del Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Dott. Mario Barbuto, del Presidente Nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, Avv. Giuseppe Castronovo e delle Autorità presenti; – Ore 10:00 – “Le ragioni fondanti dell’”Antonacci” – breve excursus sulla storia dell’Istituto per Ciechi di Lecce” – Prof. Dott. Luigi Mangia, Coordinatore dei lavori del Seminario; – Ore 10:15 – L’impegno dell’”Antonacci” per la assistenza medica, psico-pedagogica e riabilitativa attraverso il Centro di Ipovisione. Obiettivi. – Antonio Maggiore, Responsabile del Centro di Ipovisione – Ore 10:30 – “La legislazione sull’handicap spesso disattesa” – Professor Vincenzo Tondi della Mura – Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento – Ore 10:45 – “Il Dipartimento di Riabilitazione e il Centro di ipovisione, 10 anni di sodalizio: un’équipe integrata per il benessere visivo” – Dott. Franco Farì, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della ASL di Lecce – Ore 11:00 – “Ipovisione e Riabilitazione: stato dell’arte” – Professor Sergio Zaccaria Scalinci, Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Bologna – Ore 11:15 “Il Centro di ipovisione al servizio del territorio: i nostri numeri dal 2006 a oggi attraverso la riabilitazione e la prevenzione” – Dott.ssa Maria Rosaria Franco, Dirigente medico Oculista e Responsabile Medico del Centro di Ipovisione dell’”Antonacci” – Ore 11:30 – Dibattito – Ore 11:50 – Conclusioni del Dott. Antonio Donno, Vicepresidente dell’Istituto “Antonacci”. Nel corso del Seminario, interverrà il Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Valdo Mellone. Al termine del Seminario, la stampa e chiunque ne abbia interesse sarà invitato a visitare il Centro di Ipovisione. ___________________________

Pagina pubblicata il 25 giugno 2014. Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2014

Ipovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano

Foto di T. Melchiorre

Foto di T. MelchiorreIpovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano Il 26 giugno si è tenuto un seminario organizzato dall’Istituto Antonacci La riabilitazione visiva degli ipovedenti ha fatto centro. L’Istituto Antonacci ha organizzato il 26 giugno a Lecce un seminario dedicato a questo argomento, in collaborazione con la Asl locale e la Sezione provinciale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Come premessa bisogna sottolineare come sia fondamentale la prevenzione della malattie che causano danni visivi, le quali sono generalmente evitabili. Il seminario è stato “l’occasione di studio, di riflessione e di ricerca – scrive in una nota l’Istituto Antonacci – del grande tema della riabilitazione visiva dei minorati della vista di cui l’Antonacci vanta una lunga memoria; ancora, il seminario si propone di sviluppare le competenze in rete di tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva”. Il seminario ha illustrato il ruolo che l’istituto ha avuto, ed ha, da oltre un secolo, nell’educazione e l’integrazione socio-lavorativa del cieco e dell’ipovedente. Gli interventi hanno dato particolare rilievo al rapporto istituzionale di collaborazione che da ben 10 anni si è instaurato tra la ASL di Lecce, il Dipartimento di Riabilitazione e l’Istituto Antonacci attraverso tre convenzioni. L’obiettivo dei lavori è stato anche lo sviluppo e l’integrazione in rete fra tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva. L’Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci”, , ha promosso un Seminario sulle problematiche relative all’ipovisione e alla cecità organizzato dal signor Antonio Maggiore, delegato dall’Istituto Antonacci, per il Centro di Ipovisione. All’evento ha partecipato, tra l’altro, l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus: il suo Presidente, l’avv. Giuseppe Castronovo, ha portato il suo saluto in apertura dei lavori. Hanno preso parte all’evento anche il Segretario Generale della IAPB Italia onlus, Tiziano Melchiorre, e il Vicepresidente Michele Corcio. Al termine della mattinata – che ha visto susseguirsi una serie d’interventi di docenti e medici oculisti – gli interessati hanno potuto visitare il Centro d’Ipovisione pugliese.

Fonte: Istituto Antonacci Indirizzo: Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva per Ipovedenti (C.E.R.V.I.) Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci” Via Scipione de Summa, 1 – Lecce Sala Conferenze, I piano Programma 26 giugno 2014 – Ore 9:00– Accreditamento dei partecipanti; – Ore 9:30 – Saluto del Presidente dell’Istituto “Anna Antonacci”, Dott. Maurizio Antico, del Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Dott. Valdo Mellone, del Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Dott. Mario Barbuto, del Presidente Nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, Avv. Giuseppe Castronovo e delle Autorità presenti; – Ore 10:00 – “Le ragioni fondanti dell’”Antonacci” – breve excursus sulla storia dell’Istituto per Ciechi di Lecce” – Prof. Dott. Luigi Mangia, Coordinatore dei lavori del Seminario; – Ore 10:15 – L’impegno dell’”Antonacci” per la assistenza medica, psico-pedagogica e riabilitativa attraverso il Centro di Ipovisione. Obiettivi. – Antonio Maggiore, Responsabile del Centro di Ipovisione – Ore 10:30 – “La legislazione sull’handicap spesso disattesa” – Professor Vincenzo Tondi della Mura – Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento – Ore 10:45 – “Il Dipartimento di Riabilitazione e il Centro di ipovisione, 10 anni di sodalizio: un’équipe integrata per il benessere visivo” – Dott. Franco Farì, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della ASL di Lecce – Ore 11:00 – “Ipovisione e Riabilitazione: stato dell’arte” – Professor Sergio Zaccaria Scalinci, Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Bologna – Ore 11:15 “Il Centro di ipovisione al servizio del territorio: i nostri numeri dal 2006 a oggi attraverso la riabilitazione e la prevenzione” – Dott.ssa Maria Rosaria Franco, Dirigente medico Oculista e Responsabile Medico del Centro di Ipovisione dell’”Antonacci” – Ore 11:30 – Dibattito – Ore 11:50 – Conclusioni del Dott. Antonio Donno, Vicepresidente dell’Istituto “Antonacci”. Nel corso del Seminario, interverrà il Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Valdo Mellone. Al termine del Seminario, la stampa e chiunque ne abbia interesse sarà invitato a visitare il Centro di Ipovisione. ___________________________

Pagina pubblicata il 25 giugno 2014. Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2014

Riabilitazione visiva multidimensionale

Riabilitazione visiva multidimensionale Nei percorsi terapeutici degli ipovedenti vanno considerati anche gli aspetti psicologici e cognitivi 24 giugno 2014 – Le capacità visive degli ipovedenti hanno aspetti ‘multidimensionali’ che non vanno sottovalutati. È quanto si legge in un nuovo studio condotto negli Usa. L’acutezza visiva, l’eventuale presenza di depressione, le capacità fisiche e gli aspetti cognitivi rendono conto di oltre un terzo delle abilità visive. Dunque la riabilitazione visiva intesa in senso integrale – che include aspetti oculistici, ortottici e psicologici – ha un ruolo importante per migliorare la qualità della vita di chi vede molto poco. La ricerca è stata effettuata come parte di uno studio più ampio condotto su 779 pazienti di 28 cliniche americane (età media 76,4 anni) arruolati per uno studio sulla riabilitazione degli ipovedenti, tra il 2008 e il 2011, negli Stati Uniti. Sono stati somministrati, tra l’altro, questionari sulla lettura, la mobilità, la funzionalità motoria visiva e l’elaborazione dell’informazione visiva stessa. Inoltre sono state misurate le prestazioni psicologiche e cognitive nonché il grado di salute mentale. Com’è ovvio, l’acuità visiva complessiva e le capacità di lettura hanno un ruolo particolarmente rilevante, ma non solamente questi aspetti. Infatti “la depressione – scrivono i ricercatori su Jama Ophthalmology – ha un effetto indipendente consistente […] sulla capacità visiva complessiva e su tutti gli àmbiti funzionali”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Ultima modifica: 1 luglio 2014

Riabilitazione visiva multidimensionale

Riabilitazione visiva multidimensionale Nei percorsi terapeutici degli ipovedenti vanno considerati anche gli aspetti psicologici e cognitivi 24 giugno 2014 – Le capacità visive degli ipovedenti hanno aspetti ‘multidimensionali’ che non vanno sottovalutati. È quanto si legge in un nuovo studio condotto negli Usa. L’acutezza visiva, l’eventuale presenza di depressione, le capacità fisiche e gli aspetti cognitivi rendono conto di oltre un terzo delle abilità visive. Dunque la riabilitazione visiva intesa in senso integrale – che include aspetti oculistici, ortottici e psicologici – ha un ruolo importante per migliorare la qualità della vita di chi vede molto poco. La ricerca è stata effettuata come parte di uno studio più ampio condotto su 779 pazienti di 28 cliniche americane (età media 76,4 anni) arruolati per uno studio sulla riabilitazione degli ipovedenti, tra il 2008 e il 2011, negli Stati Uniti. Sono stati somministrati, tra l’altro, questionari sulla lettura, la mobilità, la funzionalità motoria visiva e l’elaborazione dell’informazione visiva stessa. Inoltre sono state misurate le prestazioni psicologiche e cognitive nonché il grado di salute mentale. Com’è ovvio, l’acuità visiva complessiva e le capacità di lettura hanno un ruolo particolarmente rilevante, ma non solamente questi aspetti. Infatti “la depressione – scrivono i ricercatori su Jama Ophthalmology – ha un effetto indipendente consistente […] sulla capacità visiva complessiva e su tutti gli àmbiti funzionali”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Ultima modifica: 1 luglio 2014

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi Sperimentato un nuovo prototipo dall’università di Oxford: consente di evidenziare sagome e ostacoli 19 giugno 2014 – Il futuro della visione potrebbe essere più luminoso grazie alle nuove tecnologie. Degli “occhiali intelligenti” sono stati realizzati dall’Università di Oxford: somiglianti a una sorta di maschera da sub, visualizzano sulle loro lenti delle sagome, consentendo agli ipovedenti gravi di muoversi meglio. Il principio è semplice: una videocamera 3D riprende l’ambiente circostante e, grazie a un computer miniaturizzato, lo traduce in tempo reale in immagini identificabili dal soggetto. Le figure sono dapprima evidenziate con contorni bianchi su sfondo nero, mentre quando si approssimano diventano grigie e sono, quindi, evitabili durante il cammino.Sagome evidenziate dagli Il test su una malata di retinite pigmentosa Il dispositivo è stato testato, ad esempio, da una settantenne malata di retinite pigmentosa (una patologia retinica ereditaria incurabile). Tuttavia, l’anziana signora si fa ancora accompagnare da un cane guida, anche se questa ritiene gli occhiali intelligenti un “vero aiuto”: sono in grado di darle più confidenza negli spostamenti. “Gli occhiali – assicura l’Università di Oxford – funzionano particolarmente bene in condizioni di scarsa luminosità e possono essere impiegati in caso di cecità notturna”. I limiti del dispositivo Il dispositivo sperimentale naturalmente ha anche dei limiti. Ad esempio, non possiede un’alta definizione e non visualizza bene tutta la scena circostante, bensì solo le persone e gli oggetti più prossimi. Inoltre bisogna indossare una sorta di casco piuttosto scomodo. Insomma, probabilmente sarebbe meglio farsi accompagnare da una persona. Però l’autonomia tecnologica sembra una chimera da inseguire ad ogni costo. Tanto che persino il Royal National Institute of Blind People ( RNIB ) – il principale istituto britannico dei ciechi e degli ipovedenti – ha affermato che questo dispositivo “potrebbe essere straordinariamente importante”. Come sono fatti Per ora gli “occhiali intelligenti” consistono di una videocamera montata sugli occhiali, di un computer tascabile e un software speciale. Il dispositivo – che è sicuramente un passo avanti interessante – rende più simili a dei cyborg che a degli esseri umani. Tuttavia fa capire immediatamente agli altri che c’è un grave problema di vista: normalmente l’ipovisione è invisibile. Il Prof. Stephen Hicks (Oxford University) Il futuro degli “occhiali intelligenti” “Miriamo a un prodotto che somigli a un paio d’occhiali normali – spiega il prof. Stephen Hicks del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Oxford, che guida la ricerca – e che non costi più di qualche centinaio di sterline, circa lo stesso prezzo di uno smartphone”.

Link utile: video dell’Università di Oxford

Fonti principali: Bbc , Oxford University

Ultima modifica: 11 luglio 2014

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi Sperimentato un nuovo prototipo dall’università di Oxford: consente di evidenziare sagome e ostacoli 19 giugno 2014 – Il futuro della visione potrebbe essere più luminoso grazie alle nuove tecnologie. Degli “occhiali intelligenti” sono stati realizzati dall’Università di Oxford: somiglianti a una sorta di maschera da sub, visualizzano sulle loro lenti delle sagome, consentendo agli ipovedenti gravi di muoversi meglio. Il principio è semplice: una videocamera 3D riprende l’ambiente circostante e, grazie a un computer miniaturizzato, lo traduce in tempo reale in immagini identificabili dal soggetto. Le figure sono dapprima evidenziate con contorni bianchi su sfondo nero, mentre quando si approssimano diventano grigie e sono, quindi, evitabili durante il cammino.Sagome evidenziate dagli Il test su una malata di retinite pigmentosa Il dispositivo è stato testato, ad esempio, da una settantenne malata di retinite pigmentosa (una patologia retinica ereditaria incurabile). Tuttavia, l’anziana signora si fa ancora accompagnare da un cane guida, anche se questa ritiene gli occhiali intelligenti un “vero aiuto”: sono in grado di darle più confidenza negli spostamenti. “Gli occhiali – assicura l’Università di Oxford – funzionano particolarmente bene in condizioni di scarsa luminosità e possono essere impiegati in caso di cecità notturna”. I limiti del dispositivo Il dispositivo sperimentale naturalmente ha anche dei limiti. Ad esempio, non possiede un’alta definizione e non visualizza bene tutta la scena circostante, bensì solo le persone e gli oggetti più prossimi. Inoltre bisogna indossare una sorta di casco piuttosto scomodo. Insomma, probabilmente sarebbe meglio farsi accompagnare da una persona. Però l’autonomia tecnologica sembra una chimera da inseguire ad ogni costo. Tanto che persino il Royal National Institute of Blind People ( RNIB ) – il principale istituto britannico dei ciechi e degli ipovedenti – ha affermato che questo dispositivo “potrebbe essere straordinariamente importante”. Come sono fatti Per ora gli “occhiali intelligenti” consistono di una videocamera montata sugli occhiali, di un computer tascabile e un software speciale. Il dispositivo – che è sicuramente un passo avanti interessante – rende più simili a dei cyborg che a degli esseri umani. Tuttavia fa capire immediatamente agli altri che c’è un grave problema di vista: normalmente l’ipovisione è invisibile. Il Prof. Stephen Hicks (Oxford University) Il futuro degli “occhiali intelligenti” “Miriamo a un prodotto che somigli a un paio d’occhiali normali – spiega il prof. Stephen Hicks del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Oxford, che guida la ricerca – e che non costi più di qualche centinaio di sterline, circa lo stesso prezzo di uno smartphone”.

Link utile: video dell’Università di Oxford

Fonti principali: Bbc , Oxford University

Ultima modifica: 11 luglio 2014

Più omega-3 contro l’AMD

Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’evoluzione della forma umida della degenerazione maculare legata all’età può essere rallentata assumendo più acidi grassi

18 giugno 2014 – Gli omega-3 possono aiutare a proteggere la retina non solo se si ha la forma secca di AMD – più comune e meno grave –, ma anche quella umida (forma essudativa della degenerazione maculare legata all’età, che può colpire dopo i 55 anni, ad evoluzione più rapida). A sostenerlo è un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato uno studio su PNAS .

L’importanza della dieta “arricchita”

Mangiare molto pesce potrebbe non bastare; quindi, si sta cercando – attraverso complementi alimentari specifici – di proteggere dalla distruzione la macula, la zona centrale della retina. Lo studio è stato condotto su cavie di laboratorio: è stato dimostrato che l’assunzione di quegli acidi grassi ha davvero un effetto di contrasto dell’AMD, contenendone lo sviluppo o facendo regredire i vasi retinici dannosi appena formati. Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’AMD umida indotta sperimentalmente

I ricercatori hanno provocato sperimentalmente nei topi la forma più grave di AMD. Poi hanno constatato gli effetti sulle loro retine confrontando tre gruppi: un primo gruppo a cui non era stato somministrato nulla, un secondo che era stato alimentato per due settimane con omega-3 e un terzo nutrito per lo stesso periodo con omega-6.

Effetti protettivi inequivocabili degli omega-3

Gli effetti protettivi sono evidenti: secondo l’équipe – composta da ricercatori della Harvard Medical School (Usa) della Yamaguchi University (Giappone) e tedeschi (Centro di Medicina Molecolare Max Delbrück) – l’incidenza delle lesioni indotte sperimentalmente dopo una settimana era solo del 30% nei topi a cui erano stati somministrati gli omega-3 e del 58% quelli che avevano preso omega-6. Insomma, questi ultimi sembrerebbero avere effetti protettivi dimezzati rispetto ai primi.

In attesa di ulteriori esperimenti

In conclusione, secondo questa ricerca se gli omega-3 vengono assunti in buone quantità si rallenta l’evoluzione della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma più grave. Ulteriori test andranno tuttavia effettuati anche sugli esseri umani. In ogni caso, per cercare di arrestare l’evoluzione dell’AMD umida allo stato attuale si praticano il più delle volte iniezioni nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF).

Fonti: PNAS , Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Più omega-3 contro l’AMD

Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’evoluzione della forma umida della degenerazione maculare legata all’età può essere rallentata assumendo più acidi grassi

18 giugno 2014 – Gli omega-3 possono aiutare a proteggere la retina non solo se si ha la forma secca di AMD – più comune e meno grave –, ma anche quella umida (forma essudativa della degenerazione maculare legata all’età, che può colpire dopo i 55 anni, ad evoluzione più rapida). A sostenerlo è un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato uno studio su PNAS .

L’importanza della dieta “arricchita”

Mangiare molto pesce potrebbe non bastare; quindi, si sta cercando – attraverso complementi alimentari specifici – di proteggere dalla distruzione la macula, la zona centrale della retina. Lo studio è stato condotto su cavie di laboratorio: è stato dimostrato che l’assunzione di quegli acidi grassi ha davvero un effetto di contrasto dell’AMD, contenendone lo sviluppo o facendo regredire i vasi retinici dannosi appena formati. Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’AMD umida indotta sperimentalmente

I ricercatori hanno provocato sperimentalmente nei topi la forma più grave di AMD. Poi hanno constatato gli effetti sulle loro retine confrontando tre gruppi: un primo gruppo a cui non era stato somministrato nulla, un secondo che era stato alimentato per due settimane con omega-3 e un terzo nutrito per lo stesso periodo con omega-6.

Effetti protettivi inequivocabili degli omega-3

Gli effetti protettivi sono evidenti: secondo l’équipe – composta da ricercatori della Harvard Medical School (Usa) della Yamaguchi University (Giappone) e tedeschi (Centro di Medicina Molecolare Max Delbrück) – l’incidenza delle lesioni indotte sperimentalmente dopo una settimana era solo del 30% nei topi a cui erano stati somministrati gli omega-3 e del 58% quelli che avevano preso omega-6. Insomma, questi ultimi sembrerebbero avere effetti protettivi dimezzati rispetto ai primi.

In attesa di ulteriori esperimenti

In conclusione, secondo questa ricerca se gli omega-3 vengono assunti in buone quantità si rallenta l’evoluzione della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma più grave. Ulteriori test andranno tuttavia effettuati anche sugli esseri umani. In ogni caso, per cercare di arrestare l’evoluzione dell’AMD umida allo stato attuale si praticano il più delle volte iniezioni nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF).

Fonti: PNAS , Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Vita più lunga per ricette malati cronici

Il Ministro della Salute Lorenzin

Il Ministro della Salute LorenzinVita più lunga per ricette malati cronici La proposta del Ministro della Salute: passare l’impegnativa da una scadenza di 60 giorni a 180 17 giugno 2014 – I malati cronici potranno prendersela più comoda: il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin punta a triplicare i tempi di scadenza delle loro ricette. Col decreto legge semplificazioni si dovrebbe passare dai canonici 60 giorni a 180. Con meno sovraccarico per i medici di famiglia e meno disagi per i malati stessi. “Abbiamo fatto un importante passo in avanti – ha commentato il Ministro della Salute – nel segno della semplificazione, dell’appropriatezza e delle regole a vantaggio di cittadini ed operatori sanitari”. Secondo il Ministero della Salute si tratta di “una grande novità per i malati cronici, cioè per più di 14 milioni di persone che rappresentano il 24% degli assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale”. Di conseguenza si ridurranno le file dal medico di famiglia: “il malato potrà così andare per le ricette solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatole ogni ricetta (salvo naturalmente indicazioni diverse del medico curante). Uno snellimento burocratico che va a tutto vantaggio dei malati cronici e delle loro famiglie”.

Fonte: Ministero della Salute