Più omega-3 contro l’AMD

Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’evoluzione della forma umida della degenerazione maculare legata all’età può essere rallentata assumendo più acidi grassi

18 giugno 2014 – Gli omega-3 possono aiutare a proteggere la retina non solo se si ha la forma secca di AMD – più comune e meno grave –, ma anche quella umida (forma essudativa della degenerazione maculare legata all’età, che può colpire dopo i 55 anni, ad evoluzione più rapida). A sostenerlo è un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato uno studio su PNAS .

L’importanza della dieta “arricchita”

Mangiare molto pesce potrebbe non bastare; quindi, si sta cercando – attraverso complementi alimentari specifici – di proteggere dalla distruzione la macula, la zona centrale della retina. Lo studio è stato condotto su cavie di laboratorio: è stato dimostrato che l’assunzione di quegli acidi grassi ha davvero un effetto di contrasto dell’AMD, contenendone lo sviluppo o facendo regredire i vasi retinici dannosi appena formati. Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’AMD umida indotta sperimentalmente

I ricercatori hanno provocato sperimentalmente nei topi la forma più grave di AMD. Poi hanno constatato gli effetti sulle loro retine confrontando tre gruppi: un primo gruppo a cui non era stato somministrato nulla, un secondo che era stato alimentato per due settimane con omega-3 e un terzo nutrito per lo stesso periodo con omega-6.

Effetti protettivi inequivocabili degli omega-3

Gli effetti protettivi sono evidenti: secondo l’équipe – composta da ricercatori della Harvard Medical School (Usa) della Yamaguchi University (Giappone) e tedeschi (Centro di Medicina Molecolare Max Delbrück) – l’incidenza delle lesioni indotte sperimentalmente dopo una settimana era solo del 30% nei topi a cui erano stati somministrati gli omega-3 e del 58% quelli che avevano preso omega-6. Insomma, questi ultimi sembrerebbero avere effetti protettivi dimezzati rispetto ai primi.

In attesa di ulteriori esperimenti

In conclusione, secondo questa ricerca se gli omega-3 vengono assunti in buone quantità si rallenta l’evoluzione della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma più grave. Ulteriori test andranno tuttavia effettuati anche sugli esseri umani. In ogni caso, per cercare di arrestare l’evoluzione dell’AMD umida allo stato attuale si praticano il più delle volte iniezioni nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF).

Fonti: PNAS , Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Più omega-3 contro l’AMD

Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’evoluzione della forma umida della degenerazione maculare legata all’età può essere rallentata assumendo più acidi grassi

18 giugno 2014 – Gli omega-3 possono aiutare a proteggere la retina non solo se si ha la forma secca di AMD – più comune e meno grave –, ma anche quella umida (forma essudativa della degenerazione maculare legata all’età, che può colpire dopo i 55 anni, ad evoluzione più rapida). A sostenerlo è un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato uno studio su PNAS .

L’importanza della dieta “arricchita”

Mangiare molto pesce potrebbe non bastare; quindi, si sta cercando – attraverso complementi alimentari specifici – di proteggere dalla distruzione la macula, la zona centrale della retina. Lo studio è stato condotto su cavie di laboratorio: è stato dimostrato che l’assunzione di quegli acidi grassi ha davvero un effetto di contrasto dell’AMD, contenendone lo sviluppo o facendo regredire i vasi retinici dannosi appena formati. Fondo oculare danneggiato da AMD umida (detta anche essudativa o neovascolare)

L’AMD umida indotta sperimentalmente

I ricercatori hanno provocato sperimentalmente nei topi la forma più grave di AMD. Poi hanno constatato gli effetti sulle loro retine confrontando tre gruppi: un primo gruppo a cui non era stato somministrato nulla, un secondo che era stato alimentato per due settimane con omega-3 e un terzo nutrito per lo stesso periodo con omega-6.

Effetti protettivi inequivocabili degli omega-3

Gli effetti protettivi sono evidenti: secondo l’équipe – composta da ricercatori della Harvard Medical School (Usa) della Yamaguchi University (Giappone) e tedeschi (Centro di Medicina Molecolare Max Delbrück) – l’incidenza delle lesioni indotte sperimentalmente dopo una settimana era solo del 30% nei topi a cui erano stati somministrati gli omega-3 e del 58% quelli che avevano preso omega-6. Insomma, questi ultimi sembrerebbero avere effetti protettivi dimezzati rispetto ai primi.

In attesa di ulteriori esperimenti

In conclusione, secondo questa ricerca se gli omega-3 vengono assunti in buone quantità si rallenta l’evoluzione della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma più grave. Ulteriori test andranno tuttavia effettuati anche sugli esseri umani. In ogni caso, per cercare di arrestare l’evoluzione dell’AMD umida allo stato attuale si praticano il più delle volte iniezioni nel bulbo oculare (intravitreali di anti-VEGF).

Fonti: PNAS , Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Vita più lunga per ricette malati cronici

Il Ministro della Salute Lorenzin

Il Ministro della Salute LorenzinVita più lunga per ricette malati cronici La proposta del Ministro della Salute: passare l’impegnativa da una scadenza di 60 giorni a 180 17 giugno 2014 – I malati cronici potranno prendersela più comoda: il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin punta a triplicare i tempi di scadenza delle loro ricette. Col decreto legge semplificazioni si dovrebbe passare dai canonici 60 giorni a 180. Con meno sovraccarico per i medici di famiglia e meno disagi per i malati stessi. “Abbiamo fatto un importante passo in avanti – ha commentato il Ministro della Salute – nel segno della semplificazione, dell’appropriatezza e delle regole a vantaggio di cittadini ed operatori sanitari”. Secondo il Ministero della Salute si tratta di “una grande novità per i malati cronici, cioè per più di 14 milioni di persone che rappresentano il 24% degli assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale”. Di conseguenza si ridurranno le file dal medico di famiglia: “il malato potrà così andare per le ricette solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatole ogni ricetta (salvo naturalmente indicazioni diverse del medico curante). Uno snellimento burocratico che va a tutto vantaggio dei malati cronici e delle loro famiglie”.

Fonte: Ministero della Salute

Vita più lunga per ricette malati cronici

Il Ministro della Salute Lorenzin

Il Ministro della Salute LorenzinVita più lunga per ricette malati cronici La proposta del Ministro della Salute: passare l’impegnativa da una scadenza di 60 giorni a 180 17 giugno 2014 – I malati cronici potranno prendersela più comoda: il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin punta a triplicare i tempi di scadenza delle loro ricette. Col decreto legge semplificazioni si dovrebbe passare dai canonici 60 giorni a 180. Con meno sovraccarico per i medici di famiglia e meno disagi per i malati stessi. “Abbiamo fatto un importante passo in avanti – ha commentato il Ministro della Salute – nel segno della semplificazione, dell’appropriatezza e delle regole a vantaggio di cittadini ed operatori sanitari”. Secondo il Ministero della Salute si tratta di “una grande novità per i malati cronici, cioè per più di 14 milioni di persone che rappresentano il 24% degli assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale”. Di conseguenza si ridurranno le file dal medico di famiglia: “il malato potrà così andare per le ricette solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatole ogni ricetta (salvo naturalmente indicazioni diverse del medico curante). Uno snellimento burocratico che va a tutto vantaggio dei malati cronici e delle loro famiglie”.

Fonte: Ministero della Salute

Schermi da tenere d’occhio

Apparato lacrimale (Fonte: wikip.)

Apparato lacrimale (Fonte: wikip.)Schermi da tenere d’occhio Un lavoro quotidiano prolungato al computer può contribuire ad alterare le lacrime. Fondamentali le pause regolari Il vostro monitor rischia di lasciare i vostri occhi a secco. Infatti, un abuso nell’impiego dello schermo può causare secchezza oculare per diverse ragioni, causando bruciore o senso di fastidio. Non solo si riduce l’ammiccamento (si sbattono di meno le palpebre), ma può persino cambiare la composizione delle lacrime. In Giappone è stata condotta una ricerca su 96 volontari di mezza età (poco più di 41 anni in media) che trascorrevano al computer dell’ufficio un tempo variabile. Al 9% dei partecipanti è stata diagnosticata la sindrome dell’ occhio secco , mentre il 57% probabilmente ne soffriva. La concentrazione media di mucine nelle lacrime – secrezioni viscose della congiuntiva, che fungono da lubrificante protettivo – era maggiore nelle persone che trascorrevano meno tempo davanti al monitor; inoltre, tale concentrazione era ancora più bassa in chi lamentava affaticamento oculare. Per stabilirlo i ricercatori hanno periodicamente prelevato lacrime dal fornice degli occhi dei volontari per poi analizzarle chimicamente. Se da un lato ci può essere ridotta produzione di film lacrimale che garantisce una corretta lubrificazione della superficie oculare, dall’altra ci può essere un’alterazione nella composizione stessa delle lacrime (dislacrimia). Dunque potrebbe essere necessaria – previa consultazione di un medico oculista – l’instillazione di lacrime artificiali, soprattutto quando negli uffici si fa uso di aria condizionata (che, secondo il Ministero della Salute, dovrebbe essere regolata tra i 24° e i 26° centigradi). N. B. è sconsigliabile l’impiego prolungato di lenti a contatto se si è videoterminalisti, per cui è meglio mettere occhiali dotati di lenti antiriflesso. In generale, prima di mettere lenti a contatto è opportuno consultare un contattologo, che potrà valutare anche il tipo di lacrimazione. Sono fondamentali pause regolari quando si lavora al computer (un quarto d’ora ogni due ore o cinque minuti ogni tre quarti d’ora). Quando si “staccano“ gli occhi dal monitor bisogna guardare lontano (almeno a sei metri di distanza) e non mettersi né su un altro dispositivo elettronico (tipo tablet o smartphone) né leggere la carta stampata. Dopo una possibile breve pausa

Leggi anche: Come usare i videoterminali ——- il liquido lacrimale ha una componente acquosa di natura salina, un’altra oleosa (lipidica) e una terza glicoproteica (mucine).

Fonti principali: Jama Ophthalmology , Medscape Medical News

Pagina pubblicata il 13 giugno 2014.

Ultima modifica: 20 giugno 2014

Schermi da tenere d’occhio

Apparato lacrimale (Fonte: wikip.)

Apparato lacrimale (Fonte: wikip.)Schermi da tenere d’occhio Un lavoro quotidiano prolungato al computer può contribuire ad alterare le lacrime. Fondamentali le pause regolari Il vostro monitor rischia di lasciare i vostri occhi a secco. Infatti, un abuso nell’impiego dello schermo può causare secchezza oculare per diverse ragioni, causando bruciore o senso di fastidio. Non solo si riduce l’ammiccamento (si sbattono di meno le palpebre), ma può persino cambiare la composizione delle lacrime. In Giappone è stata condotta una ricerca su 96 volontari di mezza età (poco più di 41 anni in media) che trascorrevano al computer dell’ufficio un tempo variabile. Al 9% dei partecipanti è stata diagnosticata la sindrome dell’ occhio secco , mentre il 57% probabilmente ne soffriva. La concentrazione media di mucine nelle lacrime – secrezioni viscose della congiuntiva, che fungono da lubrificante protettivo – era maggiore nelle persone che trascorrevano meno tempo davanti al monitor; inoltre, tale concentrazione era ancora più bassa in chi lamentava affaticamento oculare. Per stabilirlo i ricercatori hanno periodicamente prelevato lacrime dal fornice degli occhi dei volontari per poi analizzarle chimicamente. Se da un lato ci può essere ridotta produzione di film lacrimale che garantisce una corretta lubrificazione della superficie oculare, dall’altra ci può essere un’alterazione nella composizione stessa delle lacrime (dislacrimia). Dunque potrebbe essere necessaria – previa consultazione di un medico oculista – l’instillazione di lacrime artificiali, soprattutto quando negli uffici si fa uso di aria condizionata (che, secondo il Ministero della Salute, dovrebbe essere regolata tra i 24° e i 26° centigradi). N. B. è sconsigliabile l’impiego prolungato di lenti a contatto se si è videoterminalisti, per cui è meglio mettere occhiali dotati di lenti antiriflesso. In generale, prima di mettere lenti a contatto è opportuno consultare un contattologo, che potrà valutare anche il tipo di lacrimazione. Sono fondamentali pause regolari quando si lavora al computer (un quarto d’ora ogni due ore o cinque minuti ogni tre quarti d’ora). Quando si “staccano“ gli occhi dal monitor bisogna guardare lontano (almeno a sei metri di distanza) e non mettersi né su un altro dispositivo elettronico (tipo tablet o smartphone) né leggere la carta stampata. Dopo una possibile breve pausa

Leggi anche: Come usare i videoterminali ——- il liquido lacrimale ha una componente acquosa di natura salina, un’altra oleosa (lipidica) e una terza glicoproteica (mucine).

Fonti principali: Jama Ophthalmology , Medscape Medical News

Pagina pubblicata il 13 giugno 2014.

Ultima modifica: 20 giugno 2014

Creata una “mini-retina” in vitro, è sensibile alla luce

Mini-retina ottenuta da staminali (i fotorecettori sono in verde). (Immagine: Cortesia Johns Hopkins Medicine)

Mini-retina ottenuta da staminali (i fotorecettori sono in verde). (Immagine: Cortesia Johns Hopkins Medicine)Creata una “mini-retina” in vitro , è sensibile alla luce Ottenuta con cellule staminali riprogrammate, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio 11 giugno 2014 – è stata creata in laboratorio una “mini-retina” piuttosto rudimentale partendo da cellule staminali geneticamente riprogrammate: è sensibile alla luce e, dunque, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio per trattare gravi danni visivi che coinvolgono il fondo oculare. “Molte forme di cecità – scrivono ricercatori cinesi e americani su Nature Communications – sono causate da una disfunzione o da una perdita di fotorecettori retinici”.
Per questo le cellule staminali pluripotenti indotte (iPCS) offrono grandi potenzialità: si possono “ricreare in vitro caratteristiche chiave strutturali e funzionali di una retina naturale” partendo proprio da cellule – ‘ringiovanite’ riprogrammando il loro Dna – che vengono fatte crescere nella direzione desiderata. In questo caso ricercatori della Johns Hopkins University (Usa) e di altre università hanno generato un tessuto retinico tridimensionale. Eppure si tratta solo di uno dei passi iniziali di questo tipo di ricerca; per ora i risultati sperimentali non hanno alcuna applicazione clinica immediata. Attualmente la scienza medica non consente un trapianto di retina neanche da un essere umano all’altro. In caso di un suo distacco si deve intervenire rapidamente prima che muoia questo fine tessuto nervoso: si cerca di riattaccarlo con un intervento chirurgico tempestivo. In futuro potrebbe essere diverso, almeno se questa strada di ricerca darà i suoi frutti. Insomma – è il caso di dirlo – un giorno si vedrà.

Leggi anche: Trapiantati fotorecettori da staminali di retina adulta

Fonte principale: Nature Communications

Ultima modifica: 13 giugno 2014

Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umida

Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umida L’Agenzia italiana del farmaco: le iniezioni intravitreali di Avastin entrano nella lista dei farmaci di uso consolidato per la forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età 11 giugno 2014 – Il trattamento della forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età ( AMD umida o essudativa) potrebbe pesare meno sulle casse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ( Aifa ) si è espressa, infatti, a favore dell’inserimento di bevacizumab (Avastin) nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia solo le farmacie ospedaliere potranno preparare il farmaco in singole dosi (per garantirne la sterilità) e le iniezioni intravitreali potranno essere effettuate unicamente in centri oculistici specializzati. Si tratta di iniezioni praticate nel bulbo oculare contenenti un principio attivo che può rallentare fortemente la formazione di vasi sanguigni dannosi per la retina, che possono causare cecità centrale. La Commissione tecnico scientifica, scrive l’Aifa, nella seduta del 9 e 10 giugno “ha accolto la richiesta per l’utilizzo del farmaco nell’indicazione non registrata, individuando all’unanimità una serie di condizioni indispensabili a tutela della salute dei pazienti:Edificio Aifa a Roma -il confezionamento in monodose del farmaco bevacizumab per l’uso intravitreale dovrà essere effettuato, per garantirne la sterilità, esclusivamente dalle farmacie ospedaliere in possesso dei requisiti necessari, nel rispetto delle Norme di Buona Preparazione; -la somministrazione di bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni; -la somministrazione del farmaco – puntualizza l’Aifa – potrà avvenire solo previa sottoscrizione da parte del paziente del consenso informato, che contenga le motivazioni scientifiche accompagnate da adeguate informazioni sull’esistenza di alternative terapeutiche approvate, seppure ad un costo più elevato a carico del SSN; -l’attivazione di un registro di monitoraggio a cui sia allegata la scheda di segnalazione delle reazioni avverse”. La stessa Commissione tecnico scientifica, tuttavia, introduce una riserva: quella di poter fare in futuro una diversa valutazione in seguito dell’analisi dei dati raccolti direttamente o di ogni ulteriore evidenza scientifica. “Con riferimento alla decisione di Aifa volta ad implementare la nuova legge sull’impiego di farmaci off label, Novartis – commenta la multinazionale farmaceutica – esprime la sua forte preoccupazione in merito alla rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale – seppur limitata a specifici centri di riferimento – dell’utilizzo off label di Avastin come alternativa al farmaco approvato Lucentis per il trattamento dei pazienti affetti da patologie oftalmiche”. Note ai sensi della legge 648/96 Il suo parere, scrive l’Aifa, “è stato espresso alla luce delle richieste avanzate dalle Regioni Veneto ed Emilia Romagna per l’inserimento di bevacizumab nella lista della legge 648/96 (lista classica) per la degenerazione maculare legata all’età, visto il parere del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) in merito al profilo di sicurezza e di efficacia dei farmaci Avastin e Lucentis (sezione V seduta del 15 aprile 2014) e la nuova regolamentazione sull’uso off-label dei farmaci (DL 20 marzo 2014 convertito in Legge n. 79 del 16 maggio 2014)”.

Fonti: Aifa , Novartis

Creata una “mini-retina” in vitro, è sensibile alla luce

Mini-retina ottenuta da staminali (i fotorecettori sono in verde). (Immagine: Cortesia Johns Hopkins Medicine)

Mini-retina ottenuta da staminali (i fotorecettori sono in verde). (Immagine: Cortesia Johns Hopkins Medicine)Creata una “mini-retina” in vitro , è sensibile alla luce Ottenuta con cellule staminali riprogrammate, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio 11 giugno 2014 – è stata creata in laboratorio una “mini-retina” piuttosto rudimentale partendo da cellule staminali geneticamente riprogrammate: è sensibile alla luce e, dunque, in futuro potrebbe offrire tessuto retinico di ricambio per trattare gravi danni visivi che coinvolgono il fondo oculare. “Molte forme di cecità – scrivono ricercatori cinesi e americani su Nature Communications – sono causate da una disfunzione o da una perdita di fotorecettori retinici”.
Per questo le cellule staminali pluripotenti indotte (iPCS) offrono grandi potenzialità: si possono “ricreare in vitro caratteristiche chiave strutturali e funzionali di una retina naturale” partendo proprio da cellule – ‘ringiovanite’ riprogrammando il loro Dna – che vengono fatte crescere nella direzione desiderata. In questo caso ricercatori della Johns Hopkins University (Usa) e di altre università hanno generato un tessuto retinico tridimensionale. Eppure si tratta solo di uno dei passi iniziali di questo tipo di ricerca; per ora i risultati sperimentali non hanno alcuna applicazione clinica immediata. Attualmente la scienza medica non consente un trapianto di retina neanche da un essere umano all’altro. In caso di un suo distacco si deve intervenire rapidamente prima che muoia questo fine tessuto nervoso: si cerca di riattaccarlo con un intervento chirurgico tempestivo. In futuro potrebbe essere diverso, almeno se questa strada di ricerca darà i suoi frutti. Insomma – è il caso di dirlo – un giorno si vedrà.

Leggi anche: Trapiantati fotorecettori da staminali di retina adulta

Fonte principale: Nature Communications

Ultima modifica: 13 giugno 2014

Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umida

Nuova decisione Aifa su farmaco AMD umida L’Agenzia italiana del farmaco: le iniezioni intravitreali di Avastin entrano nella lista dei farmaci di uso consolidato per la forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età 11 giugno 2014 – Il trattamento della forma più aggressiva di degenerazione maculare legata all’età ( AMD umida o essudativa) potrebbe pesare meno sulle casse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco ( Aifa ) si è espressa, infatti, a favore dell’inserimento di bevacizumab (Avastin) nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia solo le farmacie ospedaliere potranno preparare il farmaco in singole dosi (per garantirne la sterilità) e le iniezioni intravitreali potranno essere effettuate unicamente in centri oculistici specializzati. Si tratta di iniezioni praticate nel bulbo oculare contenenti un principio attivo che può rallentare fortemente la formazione di vasi sanguigni dannosi per la retina, che possono causare cecità centrale. La Commissione tecnico scientifica, scrive l’Aifa, nella seduta del 9 e 10 giugno “ha accolto la richiesta per l’utilizzo del farmaco nell’indicazione non registrata, individuando all’unanimità una serie di condizioni indispensabili a tutela della salute dei pazienti:Edificio Aifa a Roma -il confezionamento in monodose del farmaco bevacizumab per l’uso intravitreale dovrà essere effettuato, per garantirne la sterilità, esclusivamente dalle farmacie ospedaliere in possesso dei requisiti necessari, nel rispetto delle Norme di Buona Preparazione; -la somministrazione di bevacizumab per uso intravitreale dovrà essere riservata a centri oculistici ad alta specializzazione presso ospedali pubblici individuati dalle Regioni; -la somministrazione del farmaco – puntualizza l’Aifa – potrà avvenire solo previa sottoscrizione da parte del paziente del consenso informato, che contenga le motivazioni scientifiche accompagnate da adeguate informazioni sull’esistenza di alternative terapeutiche approvate, seppure ad un costo più elevato a carico del SSN; -l’attivazione di un registro di monitoraggio a cui sia allegata la scheda di segnalazione delle reazioni avverse”. La stessa Commissione tecnico scientifica, tuttavia, introduce una riserva: quella di poter fare in futuro una diversa valutazione in seguito dell’analisi dei dati raccolti direttamente o di ogni ulteriore evidenza scientifica. “Con riferimento alla decisione di Aifa volta ad implementare la nuova legge sull’impiego di farmaci off label, Novartis – commenta la multinazionale farmaceutica – esprime la sua forte preoccupazione in merito alla rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale – seppur limitata a specifici centri di riferimento – dell’utilizzo off label di Avastin come alternativa al farmaco approvato Lucentis per il trattamento dei pazienti affetti da patologie oftalmiche”. Note ai sensi della legge 648/96 Il suo parere, scrive l’Aifa, “è stato espresso alla luce delle richieste avanzate dalle Regioni Veneto ed Emilia Romagna per l’inserimento di bevacizumab nella lista della legge 648/96 (lista classica) per la degenerazione maculare legata all’età, visto il parere del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) in merito al profilo di sicurezza e di efficacia dei farmaci Avastin e Lucentis (sezione V seduta del 15 aprile 2014) e la nuova regolamentazione sull’uso off-label dei farmaci (DL 20 marzo 2014 convertito in Legge n. 79 del 16 maggio 2014)”.

Fonti: Aifa , Novartis