Alla ricerca delle staminali corneali

Alla ricerca delle staminali corneali Se una zona della superficie oculare chiamata limbus non è più attiva si va incontro a cecità 7 luglio 2014 – La cornea è una lente naturale che delimita il confine tra i nostri occhi e il mondo esterno: se diventa opaca si diviene ciechi perché non filtra più la luce attraverso la pupilla. Nel caso in cui una zona ricca di cellule staminali – posta sulla superficie oculare in corrispondenza del bordo dell’iride (il limbus ) – non fornisca più un numero adeguato di cellule di ricambio corneali, normalmente bisogna ricorrere al trapianto di cornea . Ora però un’équipe di ricercatori americani è riuscita a individuare un segno distintivo delle staminali corneali, in modo da coltivarle in vitro e reimpiantarle nell’occhio danneggiato. Una specifica molecola, con un nome simile a una targa automobilistica (ABCB5), contraddistingue infatti le rare staminali limbari dalle altre cellule. L’apporto di staminali limbari si è già rivelato molto utile contro le causticazioni, le ustioni e altri danni della superficie oculare; tuttavia uno dei due occhi deve avere preservato almeno l’integrità di parte del limbus, altrimenti non si possonoOcchio dopo trapianto di staminali limbari prelevare le staminali stesse, che sono vere e proprie cellule rigeneranti dei tessuti. Lo studio è il frutto di una collaborazione tra il Massachusetts Eye and Ear/Schepens Eye Research Institute, il Boston Children’s Hospital, il Brigham and Women’s Hospital and il Veteran Affair Boston Healthcare System .

Leggi anche: “Staminali limbari per rigenerare la cornea

Fonti: Nature , Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Patto per la salute definito per il 2014-’16

Ministero della Salute

Ministero della SalutePatto per la salute definito per il 2014-’16 Il documento del Ministero della Salute tratta di argomenti che vanno dalla sanità digitale all’umanizzazione delle cure Spesa sanitaria, sanità digitale, riabilitazione integrata e umanizzazione delle cure. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati dal Patto per la salute 2014-2016. Sotto i riflettori è anche l’esenzione dai ticket: sotto la lente finiranno reddito e composizione del nucleo familiare, sicuramente con criteri più stringenti. Aumento di spesa per il SSN Complessivamente si prevede un aumento del livello di finanziamento statale del Servizio sanitario nazionale: si potrà passare da circa 110 miliardi di euro nel 2014 a oltre 115,4 miliardi per il 2016 (pari a un incremento di circa il 5%). Il documento viene proposto dal Governo italiano, in particolare dal Ministero della Salute, e viene discusso assieme alle Regioni, con cui è stato raggiunto un accordo dopo diversi incontri e qualche polemica. Potenziamento assistenza territoriale Si intende, inoltre, potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio. Nel documento si parla di “rafforzamento dei servizi sanitari regionali”. Anche alla prevenzione e alla ricerca sono dedicati due paragrafi specifici. Verso una riduzione delle esenzioni dai ticket Il documento contiene poi una serie di annunci. Ad esempio, si promette che ticket e le esenzioni verranno rivisti entro fine novembre per garantire una sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. A questo scopo verrà considerato non solo il reddito, ma anche la composizione della famiglia. Solo successivamente verrà considerata la condizione economica dell’intero nucleo familiare. Il tutto con “chiarezza e semplicità applicativa”. Aggiornamento dei Lea entro fine anno Si promette, inoltre, un aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) con uno specifico decreto del Ministero della Salute – di concerto col Ministro dell’economia e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni – da approvare entro la fine del 2014. “Il testo contiene poi una serie di novità che – scrive il sito del Sole 24 Ore Sanità – faranno anche spendere meno razionalizzando e i risparmi rimarranno nel Servizio sanitario nazionale. Tra le voci di risparmio ci sono proprio i Lea (900 milioni in tre anni è la previsione) e i farmaci”. Più sanità digitale L’articolo 13 della bozza del Piano per la salute verte, invece, sull’edilizia sanitaria, gli investimenti e l’ammodernamento tecnologico, tra cui la sanità digitale. Si mira, tra l’altro, a mettere a punto un sistema elettronico di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza e dei relativi costi. Insomma, si vuole una sanità più moderna, efficiente e meno spendacciona. “prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)” (Ministero della Salute) Per ulteriori aggiornamenti clicca qui Leggi pdf con la “road map“ del Patto per la Salute

Fonte documentale: Sole 24 Ore Sanità

Pagina pubblicata il 3 luglio. Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2014

Patto per la salute definito per il 2014-’16

Ministero della Salute

Ministero della SalutePatto per la salute definito per il 2014-’16 Il documento del Ministero della Salute tratta di argomenti che vanno dalla sanità digitale all’umanizzazione delle cure Spesa sanitaria, sanità digitale, riabilitazione integrata e umanizzazione delle cure. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati dal Patto per la salute 2014-2016. Sotto i riflettori è anche l’esenzione dai ticket: sotto la lente finiranno reddito e composizione del nucleo familiare, sicuramente con criteri più stringenti. Aumento di spesa per il SSN Complessivamente si prevede un aumento del livello di finanziamento statale del Servizio sanitario nazionale: si potrà passare da circa 110 miliardi di euro nel 2014 a oltre 115,4 miliardi per il 2016 (pari a un incremento di circa il 5%). Il documento viene proposto dal Governo italiano, in particolare dal Ministero della Salute, e viene discusso assieme alle Regioni, con cui è stato raggiunto un accordo dopo diversi incontri e qualche polemica. Potenziamento assistenza territoriale Si intende, inoltre, potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio. Nel documento si parla di “rafforzamento dei servizi sanitari regionali”. Anche alla prevenzione e alla ricerca sono dedicati due paragrafi specifici. Verso una riduzione delle esenzioni dai ticket Il documento contiene poi una serie di annunci. Ad esempio, si promette che ticket e le esenzioni verranno rivisti entro fine novembre per garantire una sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. A questo scopo verrà considerato non solo il reddito, ma anche la composizione della famiglia. Solo successivamente verrà considerata la condizione economica dell’intero nucleo familiare. Il tutto con “chiarezza e semplicità applicativa”. Aggiornamento dei Lea entro fine anno Si promette, inoltre, un aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) con uno specifico decreto del Ministero della Salute – di concerto col Ministro dell’economia e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni – da approvare entro la fine del 2014. “Il testo contiene poi una serie di novità che – scrive il sito del Sole 24 Ore Sanità – faranno anche spendere meno razionalizzando e i risparmi rimarranno nel Servizio sanitario nazionale. Tra le voci di risparmio ci sono proprio i Lea (900 milioni in tre anni è la previsione) e i farmaci”. Più sanità digitale L’articolo 13 della bozza del Piano per la salute verte, invece, sull’edilizia sanitaria, gli investimenti e l’ammodernamento tecnologico, tra cui la sanità digitale. Si mira, tra l’altro, a mettere a punto un sistema elettronico di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza e dei relativi costi. Insomma, si vuole una sanità più moderna, efficiente e meno spendacciona. “prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)” (Ministero della Salute) Per ulteriori aggiornamenti clicca qui Leggi pdf con la “road map“ del Patto per la Salute

Fonte documentale: Sole 24 Ore Sanità

Pagina pubblicata il 3 luglio. Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2014

Molly in visita al Polo Nazionale

Molly in visita al Polo Nazionale Il 4 luglio è stata al Policlinico A. Gemelli una bimba inglese malata di retinite pigmentosa: la sua famiglia vuole farle vivere più esperienze visive possibiliMolly Sta accumulando molti ricordi nuovi per quando perderà la vista: parliamo di Molly, una bambina inglese la cui storia ha fatto il giro del mondo. La retinite pigmentosa da cui è affetta è una malattia genetica che porta alla cecità, eppure la sua famiglia non si è rassegnata. Grazie a un appello postato su Facebook dalla madre sono piovuti fondi e solidarietà oltre le aspettative: ora può girare il mondo e fare nuove esperienze da raccontare e rivivere in futuro. Già oggi, oltre a essere miope, sta vivendo una riduzione del campo visivo. In viaggio a Roma dal 3 al 6 luglio 2014, tutta la famiglia di Molly venerdì 4 luglio ha visitato il Policlinico Agostino Gemelli, in particolare il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva , un importante centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tra i desideri elencati dalla piccola ci sono quello di vedere lo zoo di Londra, le piramidi egizie, la Scozia… Il Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, l’avv. Giuseppe Castronovo, le ha voluto donare anche il viaggio in Italia. Presso il Polo Nazionale Molly potrà, in futuro, apprendere tecniche utili a mantenere la sua autonomia e scoprire strumenti anche parlanti che, un giorno, le saranno utili per continuare il suo percorso di vita. Nel frattempo il suo “magazzino dei ricordi” si amplierà ulteriormente. Tutte le immagini che riuscirà a memorizzare potranno, infatti, esserle di grande aiuto quando sarà grande e vedrà molto meno di ora (fino alla cecità, che in questo caso la scienza medica considera per ora inevitabile).

Link utile: Daily Mail

Pagina pubblicata il 2 luglio 2014. Ultimo aggiornamento: 7 luglio

Molly in visita al Polo Nazionale

Molly in visita al Polo Nazionale Il 4 luglio è stata al Policlinico A. Gemelli una bimba inglese malata di retinite pigmentosa: la sua famiglia vuole farle vivere più esperienze visive possibiliMolly Sta accumulando molti ricordi nuovi per quando perderà la vista: parliamo di Molly, una bambina inglese la cui storia ha fatto il giro del mondo. La retinite pigmentosa da cui è affetta è una malattia genetica che porta alla cecità, eppure la sua famiglia non si è rassegnata. Grazie a un appello postato su Facebook dalla madre sono piovuti fondi e solidarietà oltre le aspettative: ora può girare il mondo e fare nuove esperienze da raccontare e rivivere in futuro. Già oggi, oltre a essere miope, sta vivendo una riduzione del campo visivo. In viaggio a Roma dal 3 al 6 luglio 2014, tutta la famiglia di Molly venerdì 4 luglio ha visitato il Policlinico Agostino Gemelli, in particolare il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva , un importante centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tra i desideri elencati dalla piccola ci sono quello di vedere lo zoo di Londra, le piramidi egizie, la Scozia… Il Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, l’avv. Giuseppe Castronovo, le ha voluto donare anche il viaggio in Italia. Presso il Polo Nazionale Molly potrà, in futuro, apprendere tecniche utili a mantenere la sua autonomia e scoprire strumenti anche parlanti che, un giorno, le saranno utili per continuare il suo percorso di vita. Nel frattempo il suo “magazzino dei ricordi” si amplierà ulteriormente. Tutte le immagini che riuscirà a memorizzare potranno, infatti, esserle di grande aiuto quando sarà grande e vedrà molto meno di ora (fino alla cecità, che in questo caso la scienza medica considera per ora inevitabile).

Link utile: Daily Mail

Pagina pubblicata il 2 luglio 2014. Ultimo aggiornamento: 7 luglio

Cornea artificiale per un bimbo di 7 anni

Cornea artificiale trapiantata (Immagine: Ospedale Bambino Gesù di Roma)

Cornea artificiale trapiantata (Immagine: Ospedale Bambino Gesù di Roma)Cornea artificiale per un bimbo di 7 anni Eseguito con successo un trapianto all’Ospedale Bambino Gesù, è uno dei pochissimi al mondo 1 Luglio 2014 – La visione di un bambino di 7 anni è stata salvata con l’hi-tech. Infatti gli stata trapianta con successo una cornea artificiale: così ha potuto recuperare la vista al suo occhio destro, colpito da un trauma che aveva già costretto a numerosi interventi chirurgici. Si tratta della prima operazione di questo genere effettuata presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ed è una delle pochissime realizzate nel mondo sui bimbi. “Regolare il decorso post-operatorio del piccolo paziente – assicura l’Ospedale pediatrico romano in una nota – che, a distanza di pochi giorni, ha potuto riprendere la sua vita normale”. La cornea ha un ruolo particolarmente importante perché è una sorta di lente che coincide con la superficie dell’occhio: la sua trasparenza deve essere praticamente perfetta. “La cornea artificiale – spiega il Bambino Gesù – è paragonabile ad una lente simile ad una cornea naturale composta in parte da tessuto sintetico, in parte da tessuto umano. La peculiarità di questo tipo di trapianto è che non può dare rigetto, mentre è elevato il rischio di infezione. Tale rischio è maggiore tra i bambini perché meno in grado degli adulti di tenere sempre pulito e protetto l’occhio al quale, dopo l’operazione, viene applicata una lente a contatto in modo permanente”.

Fonte: Ospedale Bambino Gesù

Cornea artificiale per un bimbo di 7 anni

Cornea artificiale trapiantata (Immagine: Ospedale Bambino Gesù di Roma)

Cornea artificiale trapiantata (Immagine: Ospedale Bambino Gesù di Roma)Cornea artificiale per un bimbo di 7 anni Eseguito con successo un trapianto all’Ospedale Bambino Gesù, è uno dei pochissimi al mondo 1 Luglio 2014 – La visione di un bambino di 7 anni è stata salvata con l’hi-tech. Infatti gli stata trapianta con successo una cornea artificiale: così ha potuto recuperare la vista al suo occhio destro, colpito da un trauma che aveva già costretto a numerosi interventi chirurgici. Si tratta della prima operazione di questo genere effettuata presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ed è una delle pochissime realizzate nel mondo sui bimbi. “Regolare il decorso post-operatorio del piccolo paziente – assicura l’Ospedale pediatrico romano in una nota – che, a distanza di pochi giorni, ha potuto riprendere la sua vita normale”. La cornea ha un ruolo particolarmente importante perché è una sorta di lente che coincide con la superficie dell’occhio: la sua trasparenza deve essere praticamente perfetta. “La cornea artificiale – spiega il Bambino Gesù – è paragonabile ad una lente simile ad una cornea naturale composta in parte da tessuto sintetico, in parte da tessuto umano. La peculiarità di questo tipo di trapianto è che non può dare rigetto, mentre è elevato il rischio di infezione. Tale rischio è maggiore tra i bambini perché meno in grado degli adulti di tenere sempre pulito e protetto l’occhio al quale, dopo l’operazione, viene applicata una lente a contatto in modo permanente”.

Fonte: Ospedale Bambino Gesù

Più miopi tra i laureati

Più miopi tra i laureati Uno studio tedesco conferma il senso comune: incidenza della miopia più che doppia rispetto a chi non studia Lo studioso con gli occhiali non è più solo un luogo comune, ma sembra trovare conferma a livello scientifico. Una nuova ricerca tedesca getta nuova luce sul fenomeno: i miopi sono oltre il doppio tra i laureati rispetto a chi non è mai andato oltre la scuola dell’obbligo. Questo risultato confuta le conclusioni dell’oculistica di vecchio stampo, che attribuiva un peso maggiore al Dna rispetto ai fattori ambientali. Nello studio – condotto presso la Clinica Universitaria di Mainz (Germania) – sono stati esaminati 4685 tedeschi di età compresa tra i 35 e i 74 anni escludendo chi era stato sottoposto a un intervento di cataratta o alla chirurgia refrattiva laser per “correggere” la miopia. Il risultato del Gutenberg Health Study non lascia molto spazio ai dubbi, dato che attesta che la miopia diviene più frequente man mano che cresce il livello d’istruzione. In particolare sono risultati miopi:Miopia corretta con lente (occhiali) 1) il 24% di coloro che non avevano un’istruzione superiore; 2) il 35% dei diplomati; 3) il 53% dei laureati. Inoltre si è visto anche che, tra gli studenti, la miopia tende a peggiorare anno dopo anno (si verifica un allungamento del bulbo oculare, per cui le immagini non cadono più a fuoco sulla retina). Oltre a questo, i ricercatori hanno considerato gli effetti di 45 marcatori genetici, ma hanno scoperto che incidevano molto meno del livello d’istruzione. La soluzione proposta al vizio refrattivo della miopia? Semplicemente trascorrere più tempo all’aria aperta ossia alla luce naturale. Questo consiglio (assieme a quello di vivere una vita complessivamente più sana) può aiutare a prevenire la miopia del tutto o in parte (si potrebbe almeno evitare un peggioramento superiore rispetto a quello fisiologico).

Leggi anche: “Più vita all’aperto per prevenire la miopia

Fonti: Ophthalmology , American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 30 giugno 2014

Più miopi tra i laureati

Più miopi tra i laureati Uno studio tedesco conferma il senso comune: incidenza della miopia più che doppia rispetto a chi non studia Lo studioso con gli occhiali non è più solo un luogo comune, ma sembra trovare conferma a livello scientifico. Una nuova ricerca tedesca getta nuova luce sul fenomeno: i miopi sono oltre il doppio tra i laureati rispetto a chi non è mai andato oltre la scuola dell’obbligo. Questo risultato confuta le conclusioni dell’oculistica di vecchio stampo, che attribuiva un peso maggiore al Dna rispetto ai fattori ambientali. Nello studio – condotto presso la Clinica Universitaria di Mainz (Germania) – sono stati esaminati 4685 tedeschi di età compresa tra i 35 e i 74 anni escludendo chi era stato sottoposto a un intervento di cataratta o alla chirurgia refrattiva laser per “correggere” la miopia. Il risultato del Gutenberg Health Study non lascia molto spazio ai dubbi, dato che attesta che la miopia diviene più frequente man mano che cresce il livello d’istruzione. In particolare sono risultati miopi:Miopia corretta con lente (occhiali) 1) il 24% di coloro che non avevano un’istruzione superiore; 2) il 35% dei diplomati; 3) il 53% dei laureati. Inoltre si è visto anche che, tra gli studenti, la miopia tende a peggiorare anno dopo anno (si verifica un allungamento del bulbo oculare, per cui le immagini non cadono più a fuoco sulla retina). Oltre a questo, i ricercatori hanno considerato gli effetti di 45 marcatori genetici, ma hanno scoperto che incidevano molto meno del livello d’istruzione. La soluzione proposta al vizio refrattivo della miopia? Semplicemente trascorrere più tempo all’aria aperta ossia alla luce naturale. Questo consiglio (assieme a quello di vivere una vita complessivamente più sana) può aiutare a prevenire la miopia del tutto o in parte (si potrebbe almeno evitare un peggioramento superiore rispetto a quello fisiologico).

Leggi anche: “Più vita all’aperto per prevenire la miopia

Fonti: Ophthalmology , American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 30 giugno 2014

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP La retinopatia del prematuro può essere diagnosticata anche a distanza in modo tempestivo 27 giugno 2014 – Anche una diagnosi a distanza può salvare la vista dei nati prematuri. Inviando da remoto una foto del loro fondo oculare si può diagnosticare una retinopatia del prematuro ( ROP ), una malattia che potenzialmente può portare a cecità a causa di danni irreversibili alla retina. Si potrà, quindi, effettuare un trattamento laser o crioablazione (per eliminare i vasi retinici indesiderati, in quest’ultimo caso con basse temperature). A sostenere fortemente il valore della telemedicina è un nuovo studio finanziato dal National Eye Institute americano.Retina di nato prematuro Infatti, una diagnosi precoce significa più prevenzione dei potenziali danni visivi provocati dalla malattia. “Nello studio – scrivono i ricercatori, circa il 43 per cento dei casi di ROP avanzata sono stati identificati mediante telemedicina mediamente 15 giorni prima di essere diagnosticati da un oculista [di persona]”. Lo studio – che ha coinvolto 13 ospedali del Nord America – ha valutato l’efficacia di uno screening della ROP mediante telemedicina durante i controlli di routine di 1257 piccoli prematuri che, in media, erano nati 13 settimane prima del tempo. Una volta ogni nove giorni circa ogni neonato è stato sottoposto a uno screening effettuato da un oculista che si trovava a distanza. Nel 90 per cento dei casi la diagnosi è stata corretta. Complessivamente sono stati trattati 162 neonati con laser o crioablazione. “La telemedicina – scrive il Ministero della Salute – può in particolare contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e consentire la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche“.

Fonti: National Eye Institute (Usa), Ministero della Salute