Più miopi tra i laureati

Più miopi tra i laureati Uno studio tedesco conferma il senso comune: incidenza della miopia più che doppia rispetto a chi non studia Lo studioso con gli occhiali non è più solo un luogo comune, ma sembra trovare conferma a livello scientifico. Una nuova ricerca tedesca getta nuova luce sul fenomeno: i miopi sono oltre il doppio tra i laureati rispetto a chi non è mai andato oltre la scuola dell’obbligo. Questo risultato confuta le conclusioni dell’oculistica di vecchio stampo, che attribuiva un peso maggiore al Dna rispetto ai fattori ambientali. Nello studio – condotto presso la Clinica Universitaria di Mainz (Germania) – sono stati esaminati 4685 tedeschi di età compresa tra i 35 e i 74 anni escludendo chi era stato sottoposto a un intervento di cataratta o alla chirurgia refrattiva laser per “correggere” la miopia. Il risultato del Gutenberg Health Study non lascia molto spazio ai dubbi, dato che attesta che la miopia diviene più frequente man mano che cresce il livello d’istruzione. In particolare sono risultati miopi:Miopia corretta con lente (occhiali) 1) il 24% di coloro che non avevano un’istruzione superiore; 2) il 35% dei diplomati; 3) il 53% dei laureati. Inoltre si è visto anche che, tra gli studenti, la miopia tende a peggiorare anno dopo anno (si verifica un allungamento del bulbo oculare, per cui le immagini non cadono più a fuoco sulla retina). Oltre a questo, i ricercatori hanno considerato gli effetti di 45 marcatori genetici, ma hanno scoperto che incidevano molto meno del livello d’istruzione. La soluzione proposta al vizio refrattivo della miopia? Semplicemente trascorrere più tempo all’aria aperta ossia alla luce naturale. Questo consiglio (assieme a quello di vivere una vita complessivamente più sana) può aiutare a prevenire la miopia del tutto o in parte (si potrebbe almeno evitare un peggioramento superiore rispetto a quello fisiologico).

Leggi anche: “Più vita all’aperto per prevenire la miopia

Fonti: Ophthalmology , American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 30 giugno 2014

Più miopi tra i laureati

Più miopi tra i laureati Uno studio tedesco conferma il senso comune: incidenza della miopia più che doppia rispetto a chi non studia Lo studioso con gli occhiali non è più solo un luogo comune, ma sembra trovare conferma a livello scientifico. Una nuova ricerca tedesca getta nuova luce sul fenomeno: i miopi sono oltre il doppio tra i laureati rispetto a chi non è mai andato oltre la scuola dell’obbligo. Questo risultato confuta le conclusioni dell’oculistica di vecchio stampo, che attribuiva un peso maggiore al Dna rispetto ai fattori ambientali. Nello studio – condotto presso la Clinica Universitaria di Mainz (Germania) – sono stati esaminati 4685 tedeschi di età compresa tra i 35 e i 74 anni escludendo chi era stato sottoposto a un intervento di cataratta o alla chirurgia refrattiva laser per “correggere” la miopia. Il risultato del Gutenberg Health Study non lascia molto spazio ai dubbi, dato che attesta che la miopia diviene più frequente man mano che cresce il livello d’istruzione. In particolare sono risultati miopi:Miopia corretta con lente (occhiali) 1) il 24% di coloro che non avevano un’istruzione superiore; 2) il 35% dei diplomati; 3) il 53% dei laureati. Inoltre si è visto anche che, tra gli studenti, la miopia tende a peggiorare anno dopo anno (si verifica un allungamento del bulbo oculare, per cui le immagini non cadono più a fuoco sulla retina). Oltre a questo, i ricercatori hanno considerato gli effetti di 45 marcatori genetici, ma hanno scoperto che incidevano molto meno del livello d’istruzione. La soluzione proposta al vizio refrattivo della miopia? Semplicemente trascorrere più tempo all’aria aperta ossia alla luce naturale. Questo consiglio (assieme a quello di vivere una vita complessivamente più sana) può aiutare a prevenire la miopia del tutto o in parte (si potrebbe almeno evitare un peggioramento superiore rispetto a quello fisiologico).

Leggi anche: “Più vita all’aperto per prevenire la miopia

Fonti: Ophthalmology , American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 30 giugno 2014

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP La retinopatia del prematuro può essere diagnosticata anche a distanza in modo tempestivo 27 giugno 2014 – Anche una diagnosi a distanza può salvare la vista dei nati prematuri. Inviando da remoto una foto del loro fondo oculare si può diagnosticare una retinopatia del prematuro ( ROP ), una malattia che potenzialmente può portare a cecità a causa di danni irreversibili alla retina. Si potrà, quindi, effettuare un trattamento laser o crioablazione (per eliminare i vasi retinici indesiderati, in quest’ultimo caso con basse temperature). A sostenere fortemente il valore della telemedicina è un nuovo studio finanziato dal National Eye Institute americano.Retina di nato prematuro Infatti, una diagnosi precoce significa più prevenzione dei potenziali danni visivi provocati dalla malattia. “Nello studio – scrivono i ricercatori, circa il 43 per cento dei casi di ROP avanzata sono stati identificati mediante telemedicina mediamente 15 giorni prima di essere diagnosticati da un oculista [di persona]”. Lo studio – che ha coinvolto 13 ospedali del Nord America – ha valutato l’efficacia di uno screening della ROP mediante telemedicina durante i controlli di routine di 1257 piccoli prematuri che, in media, erano nati 13 settimane prima del tempo. Una volta ogni nove giorni circa ogni neonato è stato sottoposto a uno screening effettuato da un oculista che si trovava a distanza. Nel 90 per cento dei casi la diagnosi è stata corretta. Complessivamente sono stati trattati 162 neonati con laser o crioablazione. “La telemedicina – scrive il Ministero della Salute – può in particolare contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e consentire la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche“.

Fonti: National Eye Institute (Usa), Ministero della Salute

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP

La telemedicina apre gli occhi sulla ROP La retinopatia del prematuro può essere diagnosticata anche a distanza in modo tempestivo 27 giugno 2014 – Anche una diagnosi a distanza può salvare la vista dei nati prematuri. Inviando da remoto una foto del loro fondo oculare si può diagnosticare una retinopatia del prematuro ( ROP ), una malattia che potenzialmente può portare a cecità a causa di danni irreversibili alla retina. Si potrà, quindi, effettuare un trattamento laser o crioablazione (per eliminare i vasi retinici indesiderati, in quest’ultimo caso con basse temperature). A sostenere fortemente il valore della telemedicina è un nuovo studio finanziato dal National Eye Institute americano.Retina di nato prematuro Infatti, una diagnosi precoce significa più prevenzione dei potenziali danni visivi provocati dalla malattia. “Nello studio – scrivono i ricercatori, circa il 43 per cento dei casi di ROP avanzata sono stati identificati mediante telemedicina mediamente 15 giorni prima di essere diagnosticati da un oculista [di persona]”. Lo studio – che ha coinvolto 13 ospedali del Nord America – ha valutato l’efficacia di uno screening della ROP mediante telemedicina durante i controlli di routine di 1257 piccoli prematuri che, in media, erano nati 13 settimane prima del tempo. Una volta ogni nove giorni circa ogni neonato è stato sottoposto a uno screening effettuato da un oculista che si trovava a distanza. Nel 90 per cento dei casi la diagnosi è stata corretta. Complessivamente sono stati trattati 162 neonati con laser o crioablazione. “La telemedicina – scrive il Ministero della Salute – può in particolare contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e consentire la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche“.

Fonti: National Eye Institute (Usa), Ministero della Salute

Ipovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano

Foto di T. Melchiorre

Foto di T. MelchiorreIpovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano Il 26 giugno si è tenuto un seminario organizzato dall’Istituto Antonacci La riabilitazione visiva degli ipovedenti ha fatto centro. L’Istituto Antonacci ha organizzato il 26 giugno a Lecce un seminario dedicato a questo argomento, in collaborazione con la Asl locale e la Sezione provinciale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Come premessa bisogna sottolineare come sia fondamentale la prevenzione della malattie che causano danni visivi, le quali sono generalmente evitabili. Il seminario è stato “l’occasione di studio, di riflessione e di ricerca – scrive in una nota l’Istituto Antonacci – del grande tema della riabilitazione visiva dei minorati della vista di cui l’Antonacci vanta una lunga memoria; ancora, il seminario si propone di sviluppare le competenze in rete di tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva”. Il seminario ha illustrato il ruolo che l’istituto ha avuto, ed ha, da oltre un secolo, nell’educazione e l’integrazione socio-lavorativa del cieco e dell’ipovedente. Gli interventi hanno dato particolare rilievo al rapporto istituzionale di collaborazione che da ben 10 anni si è instaurato tra la ASL di Lecce, il Dipartimento di Riabilitazione e l’Istituto Antonacci attraverso tre convenzioni. L’obiettivo dei lavori è stato anche lo sviluppo e l’integrazione in rete fra tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva. L’Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci”, , ha promosso un Seminario sulle problematiche relative all’ipovisione e alla cecità organizzato dal signor Antonio Maggiore, delegato dall’Istituto Antonacci, per il Centro di Ipovisione. All’evento ha partecipato, tra l’altro, l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus: il suo Presidente, l’avv. Giuseppe Castronovo, ha portato il suo saluto in apertura dei lavori. Hanno preso parte all’evento anche il Segretario Generale della IAPB Italia onlus, Tiziano Melchiorre, e il Vicepresidente Michele Corcio. Al termine della mattinata – che ha visto susseguirsi una serie d’interventi di docenti e medici oculisti – gli interessati hanno potuto visitare il Centro d’Ipovisione pugliese.

Fonte: Istituto Antonacci Indirizzo: Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva per Ipovedenti (C.E.R.V.I.) Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci” Via Scipione de Summa, 1 – Lecce Sala Conferenze, I piano Programma 26 giugno 2014 – Ore 9:00– Accreditamento dei partecipanti; – Ore 9:30 – Saluto del Presidente dell’Istituto “Anna Antonacci”, Dott. Maurizio Antico, del Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Dott. Valdo Mellone, del Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Dott. Mario Barbuto, del Presidente Nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, Avv. Giuseppe Castronovo e delle Autorità presenti; – Ore 10:00 – “Le ragioni fondanti dell’”Antonacci” – breve excursus sulla storia dell’Istituto per Ciechi di Lecce” – Prof. Dott. Luigi Mangia, Coordinatore dei lavori del Seminario; – Ore 10:15 – L’impegno dell’”Antonacci” per la assistenza medica, psico-pedagogica e riabilitativa attraverso il Centro di Ipovisione. Obiettivi. – Antonio Maggiore, Responsabile del Centro di Ipovisione – Ore 10:30 – “La legislazione sull’handicap spesso disattesa” – Professor Vincenzo Tondi della Mura – Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento – Ore 10:45 – “Il Dipartimento di Riabilitazione e il Centro di ipovisione, 10 anni di sodalizio: un’équipe integrata per il benessere visivo” – Dott. Franco Farì, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della ASL di Lecce – Ore 11:00 – “Ipovisione e Riabilitazione: stato dell’arte” – Professor Sergio Zaccaria Scalinci, Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Bologna – Ore 11:15 “Il Centro di ipovisione al servizio del territorio: i nostri numeri dal 2006 a oggi attraverso la riabilitazione e la prevenzione” – Dott.ssa Maria Rosaria Franco, Dirigente medico Oculista e Responsabile Medico del Centro di Ipovisione dell’”Antonacci” – Ore 11:30 – Dibattito – Ore 11:50 – Conclusioni del Dott. Antonio Donno, Vicepresidente dell’Istituto “Antonacci”. Nel corso del Seminario, interverrà il Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Valdo Mellone. Al termine del Seminario, la stampa e chiunque ne abbia interesse sarà invitato a visitare il Centro di Ipovisione. ___________________________

Pagina pubblicata il 25 giugno 2014. Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2014

Ipovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano

Foto di T. Melchiorre

Foto di T. MelchiorreIpovisione, a Lecce la riabilitazione guarda lontano Il 26 giugno si è tenuto un seminario organizzato dall’Istituto Antonacci La riabilitazione visiva degli ipovedenti ha fatto centro. L’Istituto Antonacci ha organizzato il 26 giugno a Lecce un seminario dedicato a questo argomento, in collaborazione con la Asl locale e la Sezione provinciale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. Come premessa bisogna sottolineare come sia fondamentale la prevenzione della malattie che causano danni visivi, le quali sono generalmente evitabili. Il seminario è stato “l’occasione di studio, di riflessione e di ricerca – scrive in una nota l’Istituto Antonacci – del grande tema della riabilitazione visiva dei minorati della vista di cui l’Antonacci vanta una lunga memoria; ancora, il seminario si propone di sviluppare le competenze in rete di tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva”. Il seminario ha illustrato il ruolo che l’istituto ha avuto, ed ha, da oltre un secolo, nell’educazione e l’integrazione socio-lavorativa del cieco e dell’ipovedente. Gli interventi hanno dato particolare rilievo al rapporto istituzionale di collaborazione che da ben 10 anni si è instaurato tra la ASL di Lecce, il Dipartimento di Riabilitazione e l’Istituto Antonacci attraverso tre convenzioni. L’obiettivo dei lavori è stato anche lo sviluppo e l’integrazione in rete fra tutte le Istituzioni che sono impegnate a promuovere e a garantire la riabilitazione della persona affetta da minorazione visiva. L’Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci”, , ha promosso un Seminario sulle problematiche relative all’ipovisione e alla cecità organizzato dal signor Antonio Maggiore, delegato dall’Istituto Antonacci, per il Centro di Ipovisione. All’evento ha partecipato, tra l’altro, l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus: il suo Presidente, l’avv. Giuseppe Castronovo, ha portato il suo saluto in apertura dei lavori. Hanno preso parte all’evento anche il Segretario Generale della IAPB Italia onlus, Tiziano Melchiorre, e il Vicepresidente Michele Corcio. Al termine della mattinata – che ha visto susseguirsi una serie d’interventi di docenti e medici oculisti – gli interessati hanno potuto visitare il Centro d’Ipovisione pugliese.

Fonte: Istituto Antonacci Indirizzo: Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva per Ipovedenti (C.E.R.V.I.) Istituto per Minorati della Vista “Anna Antonacci” Via Scipione de Summa, 1 – Lecce Sala Conferenze, I piano Programma 26 giugno 2014 – Ore 9:00– Accreditamento dei partecipanti; – Ore 9:30 – Saluto del Presidente dell’Istituto “Anna Antonacci”, Dott. Maurizio Antico, del Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Dott. Valdo Mellone, del Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Dott. Mario Barbuto, del Presidente Nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, Avv. Giuseppe Castronovo e delle Autorità presenti; – Ore 10:00 – “Le ragioni fondanti dell’”Antonacci” – breve excursus sulla storia dell’Istituto per Ciechi di Lecce” – Prof. Dott. Luigi Mangia, Coordinatore dei lavori del Seminario; – Ore 10:15 – L’impegno dell’”Antonacci” per la assistenza medica, psico-pedagogica e riabilitativa attraverso il Centro di Ipovisione. Obiettivi. – Antonio Maggiore, Responsabile del Centro di Ipovisione – Ore 10:30 – “La legislazione sull’handicap spesso disattesa” – Professor Vincenzo Tondi della Mura – Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento – Ore 10:45 – “Il Dipartimento di Riabilitazione e il Centro di ipovisione, 10 anni di sodalizio: un’équipe integrata per il benessere visivo” – Dott. Franco Farì, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della ASL di Lecce – Ore 11:00 – “Ipovisione e Riabilitazione: stato dell’arte” – Professor Sergio Zaccaria Scalinci, Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Bologna – Ore 11:15 “Il Centro di ipovisione al servizio del territorio: i nostri numeri dal 2006 a oggi attraverso la riabilitazione e la prevenzione” – Dott.ssa Maria Rosaria Franco, Dirigente medico Oculista e Responsabile Medico del Centro di Ipovisione dell’”Antonacci” – Ore 11:30 – Dibattito – Ore 11:50 – Conclusioni del Dott. Antonio Donno, Vicepresidente dell’Istituto “Antonacci”. Nel corso del Seminario, interverrà il Direttore Generale della ASL di Lecce, Avv. Valdo Mellone. Al termine del Seminario, la stampa e chiunque ne abbia interesse sarà invitato a visitare il Centro di Ipovisione. ___________________________

Pagina pubblicata il 25 giugno 2014. Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2014

Riabilitazione visiva multidimensionale

Riabilitazione visiva multidimensionale Nei percorsi terapeutici degli ipovedenti vanno considerati anche gli aspetti psicologici e cognitivi 24 giugno 2014 – Le capacità visive degli ipovedenti hanno aspetti ‘multidimensionali’ che non vanno sottovalutati. È quanto si legge in un nuovo studio condotto negli Usa. L’acutezza visiva, l’eventuale presenza di depressione, le capacità fisiche e gli aspetti cognitivi rendono conto di oltre un terzo delle abilità visive. Dunque la riabilitazione visiva intesa in senso integrale – che include aspetti oculistici, ortottici e psicologici – ha un ruolo importante per migliorare la qualità della vita di chi vede molto poco. La ricerca è stata effettuata come parte di uno studio più ampio condotto su 779 pazienti di 28 cliniche americane (età media 76,4 anni) arruolati per uno studio sulla riabilitazione degli ipovedenti, tra il 2008 e il 2011, negli Stati Uniti. Sono stati somministrati, tra l’altro, questionari sulla lettura, la mobilità, la funzionalità motoria visiva e l’elaborazione dell’informazione visiva stessa. Inoltre sono state misurate le prestazioni psicologiche e cognitive nonché il grado di salute mentale. Com’è ovvio, l’acuità visiva complessiva e le capacità di lettura hanno un ruolo particolarmente rilevante, ma non solamente questi aspetti. Infatti “la depressione – scrivono i ricercatori su Jama Ophthalmology – ha un effetto indipendente consistente […] sulla capacità visiva complessiva e su tutti gli àmbiti funzionali”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Ultima modifica: 1 luglio 2014

Riabilitazione visiva multidimensionale

Riabilitazione visiva multidimensionale Nei percorsi terapeutici degli ipovedenti vanno considerati anche gli aspetti psicologici e cognitivi 24 giugno 2014 – Le capacità visive degli ipovedenti hanno aspetti ‘multidimensionali’ che non vanno sottovalutati. È quanto si legge in un nuovo studio condotto negli Usa. L’acutezza visiva, l’eventuale presenza di depressione, le capacità fisiche e gli aspetti cognitivi rendono conto di oltre un terzo delle abilità visive. Dunque la riabilitazione visiva intesa in senso integrale – che include aspetti oculistici, ortottici e psicologici – ha un ruolo importante per migliorare la qualità della vita di chi vede molto poco. La ricerca è stata effettuata come parte di uno studio più ampio condotto su 779 pazienti di 28 cliniche americane (età media 76,4 anni) arruolati per uno studio sulla riabilitazione degli ipovedenti, tra il 2008 e il 2011, negli Stati Uniti. Sono stati somministrati, tra l’altro, questionari sulla lettura, la mobilità, la funzionalità motoria visiva e l’elaborazione dell’informazione visiva stessa. Inoltre sono state misurate le prestazioni psicologiche e cognitive nonché il grado di salute mentale. Com’è ovvio, l’acuità visiva complessiva e le capacità di lettura hanno un ruolo particolarmente rilevante, ma non solamente questi aspetti. Infatti “la depressione – scrivono i ricercatori su Jama Ophthalmology – ha un effetto indipendente consistente […] sulla capacità visiva complessiva e su tutti gli àmbiti funzionali”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Ultima modifica: 1 luglio 2014

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi Sperimentato un nuovo prototipo dall’università di Oxford: consente di evidenziare sagome e ostacoli 19 giugno 2014 – Il futuro della visione potrebbe essere più luminoso grazie alle nuove tecnologie. Degli “occhiali intelligenti” sono stati realizzati dall’Università di Oxford: somiglianti a una sorta di maschera da sub, visualizzano sulle loro lenti delle sagome, consentendo agli ipovedenti gravi di muoversi meglio. Il principio è semplice: una videocamera 3D riprende l’ambiente circostante e, grazie a un computer miniaturizzato, lo traduce in tempo reale in immagini identificabili dal soggetto. Le figure sono dapprima evidenziate con contorni bianchi su sfondo nero, mentre quando si approssimano diventano grigie e sono, quindi, evitabili durante il cammino.Sagome evidenziate dagli Il test su una malata di retinite pigmentosa Il dispositivo è stato testato, ad esempio, da una settantenne malata di retinite pigmentosa (una patologia retinica ereditaria incurabile). Tuttavia, l’anziana signora si fa ancora accompagnare da un cane guida, anche se questa ritiene gli occhiali intelligenti un “vero aiuto”: sono in grado di darle più confidenza negli spostamenti. “Gli occhiali – assicura l’Università di Oxford – funzionano particolarmente bene in condizioni di scarsa luminosità e possono essere impiegati in caso di cecità notturna”. I limiti del dispositivo Il dispositivo sperimentale naturalmente ha anche dei limiti. Ad esempio, non possiede un’alta definizione e non visualizza bene tutta la scena circostante, bensì solo le persone e gli oggetti più prossimi. Inoltre bisogna indossare una sorta di casco piuttosto scomodo. Insomma, probabilmente sarebbe meglio farsi accompagnare da una persona. Però l’autonomia tecnologica sembra una chimera da inseguire ad ogni costo. Tanto che persino il Royal National Institute of Blind People ( RNIB ) – il principale istituto britannico dei ciechi e degli ipovedenti – ha affermato che questo dispositivo “potrebbe essere straordinariamente importante”. Come sono fatti Per ora gli “occhiali intelligenti” consistono di una videocamera montata sugli occhiali, di un computer tascabile e un software speciale. Il dispositivo – che è sicuramente un passo avanti interessante – rende più simili a dei cyborg che a degli esseri umani. Tuttavia fa capire immediatamente agli altri che c’è un grave problema di vista: normalmente l’ipovisione è invisibile. Il Prof. Stephen Hicks (Oxford University) Il futuro degli “occhiali intelligenti” “Miriamo a un prodotto che somigli a un paio d’occhiali normali – spiega il prof. Stephen Hicks del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Oxford, che guida la ricerca – e che non costi più di qualche centinaio di sterline, circa lo stesso prezzo di uno smartphone”.

Link utile: video dell’Università di Oxford

Fonti principali: Bbc , Oxford University

Ultima modifica: 11 luglio 2014

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi

‘Occhiali intelligenti’ per ipovedenti gravi Sperimentato un nuovo prototipo dall’università di Oxford: consente di evidenziare sagome e ostacoli 19 giugno 2014 – Il futuro della visione potrebbe essere più luminoso grazie alle nuove tecnologie. Degli “occhiali intelligenti” sono stati realizzati dall’Università di Oxford: somiglianti a una sorta di maschera da sub, visualizzano sulle loro lenti delle sagome, consentendo agli ipovedenti gravi di muoversi meglio. Il principio è semplice: una videocamera 3D riprende l’ambiente circostante e, grazie a un computer miniaturizzato, lo traduce in tempo reale in immagini identificabili dal soggetto. Le figure sono dapprima evidenziate con contorni bianchi su sfondo nero, mentre quando si approssimano diventano grigie e sono, quindi, evitabili durante il cammino.Sagome evidenziate dagli Il test su una malata di retinite pigmentosa Il dispositivo è stato testato, ad esempio, da una settantenne malata di retinite pigmentosa (una patologia retinica ereditaria incurabile). Tuttavia, l’anziana signora si fa ancora accompagnare da un cane guida, anche se questa ritiene gli occhiali intelligenti un “vero aiuto”: sono in grado di darle più confidenza negli spostamenti. “Gli occhiali – assicura l’Università di Oxford – funzionano particolarmente bene in condizioni di scarsa luminosità e possono essere impiegati in caso di cecità notturna”. I limiti del dispositivo Il dispositivo sperimentale naturalmente ha anche dei limiti. Ad esempio, non possiede un’alta definizione e non visualizza bene tutta la scena circostante, bensì solo le persone e gli oggetti più prossimi. Inoltre bisogna indossare una sorta di casco piuttosto scomodo. Insomma, probabilmente sarebbe meglio farsi accompagnare da una persona. Però l’autonomia tecnologica sembra una chimera da inseguire ad ogni costo. Tanto che persino il Royal National Institute of Blind People ( RNIB ) – il principale istituto britannico dei ciechi e degli ipovedenti – ha affermato che questo dispositivo “potrebbe essere straordinariamente importante”. Come sono fatti Per ora gli “occhiali intelligenti” consistono di una videocamera montata sugli occhiali, di un computer tascabile e un software speciale. Il dispositivo – che è sicuramente un passo avanti interessante – rende più simili a dei cyborg che a degli esseri umani. Tuttavia fa capire immediatamente agli altri che c’è un grave problema di vista: normalmente l’ipovisione è invisibile. Il Prof. Stephen Hicks (Oxford University) Il futuro degli “occhiali intelligenti” “Miriamo a un prodotto che somigli a un paio d’occhiali normali – spiega il prof. Stephen Hicks del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Oxford, che guida la ricerca – e che non costi più di qualche centinaio di sterline, circa lo stesso prezzo di uno smartphone”.

Link utile: video dell’Università di Oxford

Fonti principali: Bbc , Oxford University

Ultima modifica: 11 luglio 2014