Mappa proteica per individuare malattie retiniche

Mappa delle proteine presenti nella coroide (Immagine Vinit Mahajan, Lab University of Iowa, Usa)

Mappa delle proteine presenti nella coroide (Immagine Vinit Mahajan, Lab University of Iowa, Usa)Mappa proteica per individuare malattie retiniche La distribuzione delle proteine presenti nella coroide può fornire indizi sullo sviluppo di certe malattie oculari

4 agosto 2014 – I processi biochimici che sono alla radice di alcune malattie oculari possono essere svelati mediante un’analisi della distribuzione delle proteine in uno strato che si trova a contatto con la retina. È quanto hanno fatto due ricercatori dell’Università dello Iowa (Usa), che hanno mappato 4.403 proteine presenti nella coroide, tessuto vascolare del bulbo oculare che fornisce Visione di malato di AMDossigeno e nutrienti alla retina. Ad esempio, è stata rintracciata una “firma molecolare” della più comune causa di cecità nei Paesi più sviluppati: la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che colpisce la macula (area della retina con cui si legge, si guardano i volti, ecc.) e può causare una perdita della visione centrale. Studiando l’abbondanza o la carenza di determinate proteine in diverse aree della coroide, i ricercatori possono comprendere meglio le cause determinanti di certe malattie oculari che portano alla cecità. Lo studio delle proteine presenti nella coroide aiuta a spiegare perché determinati geni sono associati all’AMD e potrebbe aiutare a trovare nuovi trattamenti: attualmente è considerata trattabile solo la forma meno comune della degenerazione maculare legata all’età (umida o essudativa), più devastante e a più rapida evoluzione. Tuttavia attualmente è noto che un corretto stile di vita (smettere di fumare, praticare regolarmente esercizio fisico, nutrirsi in modo sano, soprattutto con pesce) può aiutare a prevenire o a rallentare l’evoluzione dell’AMD.

Fonti: Jama Ophthalmology , The University of Iowa (Usa)

L’occhio bionico sotto esame

Chip sottoretinico (protesi Alpha-IMS)

Chip sottoretinico (protesi Alpha-IMS)L’occhio bionico sotto esame Il British Journal of Ophthalmology “promuove” due impianti, che si possono effettuare su malati di retinite pigmentosa considerati idonei 1 agosto 2014 – Cinque tipi di occhi bionici sotto esame, ma per ora a essere “promossi” sono solo due: Argus II, un dispositivo da 60 pixel – approvato sia dalla FDA americana che dall’Unione europea –, e Alpha-IMS, una protesi retinica da 1500 pixel messa a punto dall’università di Tubinga e autorizzata dall’Ue. Però è su quest’ultimo dispositivo che gli autori di un nuovo studio del British Journal of Ophthalmology – che si sono basati su pubblicazioni precedenti – scommettono per il futuro, considerando principalmente il potenziale di ripristino della visione e la biocompatibilità a lungo termine. I malati di retinite pigmentosa considerati idonei (minimo 25 anni, con una retina che abbia preservato un minimo di vitalità e il nervo ottico integro), una volta operati, con la protesi retinica Alpha-IMS hanno la possibilità di recuperare parzialmente la visione centrale (un campo visivo di 15°) e un minimo di visus (fino a 0,36 decimi). Invece Argus II consente di recuperare 20° al centro del campo visivo e circa 0,16 decimi di vista. A dispetto del nome avveniristico, l’occhio bionico è uno stimolatore dell’attività retinica residua le cui prestazioni sono ancora limitate. Ammesso che si sia idonei all’impianto, se l’intervento ha successo si può recuperare un minimo di capacità visive, ma esclusivamente in bianco e nero e al centro del campo visivo, con immagini che si presentano per flash successivi. Il vantaggio dell’impianto Alpha-IMS è che il chirurgo – collocando un chip fotosensibile sotto la retina – consente al paziente di vedere nella direzione in cui si sposta lo sguardo. Al contrario, la protesi retinica Argus II richiede una videocamera esterna montata sugli occhiali e, dunque, bisogna muovere tutto il capo per visualizzare correttamente le immagini. In ogni caso, va detto che saranno necessari ancora ulteriori progressi per consentire una visione più fine e più ampia. Schema di funzionamento di un occhio bionico messo a punto dalla Università di Tubinga (Germania)

Fonte originale: British Journal of Ophthalmology

Neurite ottica acuta, i benefici della vitamina D

In persone affette da sclerosi multipla gli attacchi sono risultati meno gravi se era presente più “vitamina del sole” 31 luglio 2014 La cosiddetta “vitamina del sole” (la vitamina D) può proteggere dagli attacchi acuti di neurite ottica, un’infiammazione del nervo ottico che può compromettere la funzionalità visiva. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Neurology . La velocità di recupero dagli attacchi, invece, non è migliorata nonostante una maggiore quantità di vitamina D nel sangue. I sintomi principali di una neurite ottica acuta sono un deficit della funzione visiva centrale, un dolore dietro al bulbo oculare (retrobulbare) o attorno all’occhio (periorbitario), che può peggiorare quando si muovono gli occhi. La ricerca è stata condotta su 253 adulti e 38 bambini colpiti da sclerosi multipla e da un attacco di neurite ottica. Quest’ultima malattia neurologica può dare proprio come sintomi iniziali problemi oculari: mancanza di coordinazione nei muscoli dell’occhio, disturbi o perdita temporanea della vista e a volte anche dolore intorno all’occhio (perioculare). La maggior parte della vitamina D viene sintetizzata dall’organismo grazie all’esposizione ai raggi del sole, a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle. Però anche l’olio di fegato di merluzzo e specifici integratori possono dare un ulteriore apporto. La sua carenza può causare rachitismo nei bambini, con conseguente deformazione delle ossa e arresto della crescita, nonché decalcificazione ossea negli adulti.

Fonti principali: Neurology , Epicentro

Più prevenzione contro i tumori

melanoma oculare (tumore della coroide, sotto la retina)

melanoma oculare (tumore della coroide, sotto la retina)Più prevenzione contro i tumori Uno stile di vita sano è fondamentale: se ne è parlato presso il Ministero della Salute. Anche il sole va preso con cautela 24 luglio 2014 – Colpisce una persona su tre nell’arco della vita. Si tratta del cancro, che nel 40% dei casi si può prevenire seguendo uno stile di vita sano: smettendo di fumare, praticando regolarmente un’attività sportiva, proteggendosi dal sole e sottoponendosi periodicamente a check-up. Di questi temi si è parlato oggi presso il Ministero della Salute in un convegno durante il quale sono intervenuti specialisti, persone guarite dai tumori e professionisti del mondo dell’informazione. I tumori oculari Il tumore più frequente tra quelli interni all’occhio è il melanoma della coroide , mentre quello della retina ( retinoblastoma ) è il più comune tra i bambini. I primi segni del retinoblastoma si riscontrano di solito in bambini con meno di 3 anni. Nel 40% dei casi ha un’origine ereditaria ossia genetica. Il segno più frequente è la leucocoria, ovvero un riflesso bianco nella pupilla (che può essere evidente nelle foto col flash invece del classico riflesso rosso, che invece è normale). Anche per questo fin da neonati sono necessari controlli oculistici periodici: una diagnosi precoce può salvare sia la vista che la vita.Conferenza stampa sul cancro Proteggersi dal sole è fondamentale D’estate è particolarmente importante proteggersi dal sole. Le ustioni sono, infatti, uno dei fattori di rischio dell’insorgenza del cancro alla pelle (il contorno occhi e le palpebre sono particolarmente sensibili). Chi si sia ustionato almeno cinque volte ha una probabilità all’incirca doppia di contrarre un tumore cutaneo. A livello oculare è fondamentale mettersi gli occhiali da sole con filtri a norma di legge: proteggono non solo le strutture del bulbo oculare, ma anche il contorno occhi e le palpebre, che sono particolarmente vulnerabili ai raggi ultravioletti. Oggi dai tumori si guarisce più spesso Alla fine degli anni ’70 solo poco più del 30% delle persone colpite dal cancro sconfiggeva la malattia, mentre oggi è di circa il 60%. Nel 2013 in Italia si sono registrate 366mila nuove diagnosi. Il miglioramento delle percentuali di guarigione è evidente nei tumori più frequenti, come quelle della prostata (91%), del seno (87%) e del colon-retto (64% uomini e 63% donne). I consigli utili per la prevenzione Ricapitolando, è possibile prevenire quattro tumori su dieci adottando stili di vita sani (prevenzione primaria) e sottoponendosi a visite di controllo periodiche per consentire una diagnosi precoce (prevenzione secondaria). Per questo secondo “Insieme contro il cancro” è, tra l’altro, fondamentale: 1) non fumare : “il 25-30% di tutti i tumori è riconducibile al consumo di prodotti a base di tabacco. Numerose ricerche confermano la pericolosità anche del fumo passivo”; 2) moderare il consumo di alcol ; 3) controllare il peso : “l’obesità e l’elevata assunzione di grassi sono importanti fattori di rischio”; 4) seguire una dieta mediterranea: “è dimostrato che il maggiore consumo di frutta e verdura (specialmente se crude) ha un forte effetto protettivo sul rischio di numerose forme tumorali”; 5) praticare regolarmente attività fisica : “lo sport riduce in modo notevole le possibilità di sviluppare una neoplasia” (ossia un cancro). Infatti “i sedentari hanno una probabilità del 20-40% superiore di ammalarsi”; 6) non utilizzare le lampade solari e prestare attenzione a nei e noduli : “le lampade abbronzanti sono considerate cancerogene al pari delle sigarette. Un’esposizione precoce, in particolare prima dei 20 anni, incrementa del 75% il rischio di sviluppare il melanoma” ossia il tumore alla pelle.

Fonti di riferimento: Insieme contro il cancro , Skin Cancer Foundation

AMD, quasi il 4% insorge precocemente

AMD secca

AMD seccaAMD, quasi il 4% insorge precocemente Anche prima dei 50 anni si registrano casi di degenerazione maculare legata all’età 23 luglio 2014 – Il nome stesso suggerisce che la malattia oculare è correlata agli anni che passano ed è, quindi, particolarmente frequente tra gli anziani. La degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) può però presentarsi persino prima dei 50 anni; è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati e colpisce il centro della retina. Secondo uno studio condotto dall’università tedesca di Mainz, nel 3,8% dei casi si presenta precocemente in persone tra i 35 e i 44 anni (come suggerito dal Gutenberg Health Study). L’équipe del Dipartimento di Oftalmologia del Centro di medicina della Mainz University ha valutato il fondo oculare di 4340 pazienti. Tra questi circa il 12 per cento avevano uno stadio iniziale di AMD, d’età compresa tra i 35 e i 74 anni. “La nostra ricerca – ha concluso la dott.ssa Christina Korb, che ha diretto la ricerca assieme a due colleghi – dimostra che la degenerazione maculare legata all’età può presentarsi già molto prima di quanto si ritenesse in precedenza. Ciò significa che ci possono essere anche delle conseguenze rispetto agli esami di screening per queste malattie”. Quando si manifesta la malattia le linee al centro del campo visivo diventano ondulate, i volti e le lettere iniziano a offuscarsi e, infine, si può perdere la visione centrale. Tra l’altro questo evento può causare depressione . Risulta trattabile solo la forma umida dell’AMD, quella a più rapida evoluzione; tuttavia uno stile di vita sano può aiutare a prevenire o a rallentare l’evoluzione anche della forma secca, quella più frequente: bisogna praticare sport, smettere di fumare e alimentarsi in modo vario e adeguato, prestando particolare attenzione all’assunzione di vitamine e acidi grassi (in particolare gli Omega-3 ).

Fonte: Johannes Gutenberg University Mainz (JGU)

Ultima modifica: 5 agosto 2014

Check-up oculistici, gli italiani si trascurano

Check-up oculistici, gli italiani si trascurano Circa il 30% degli italiani non controlla la vista da oltre due anni. Un giovane su due è disattento Poca attenzione per la propria vista da parte degli italiani: il 29,7% non si controlla da oltre due anni . La conclusione è basata su un campione di 37 mila cittadini , di età compresa tra i 18 e i 65 anni, intervistati da Demoskopea. Solo il 23,4%, invece, dichiara di aver effettuato un accertamento negli ultimi sei mesi. La salute oculare viene sottovalutata soprattutto dai giovani : tra i 18 e i 24 anni la percentuale di chi non compie controlli da oltre due anni sale addirittura al 45,8%. Va meglio, invece, tra i cittadini di età compresa tra i 55 e i 65 anni: nel 29,4% dei casi dichiarano di aver fatto un check-up alla vista negli ultimi sei mesi. Trascurata però anche la salute dei denti, complice la crisi economica. Al contrario ricevono generalmente degna attenzione le analisi del sangue: “Oltre 4 italiani su 10 – spiega il sito Dottori.it, che ha commissionato lo studio – dichiarano di averle effettuate negli ultimi sei mesi (42,2%). Il 18%, di contro, ammette la propria disattenzione, affermando di non fare prelievi da oltre due anni“. Naturalmente, anche in questo caso i giovani maggiorenni sono coloro che si trascurano maggiormente.

Fonte: Dottori.it

Pagina pubblicata il 18 luglio 2014.

Ultima modifica: 21 luglio

Spesa farmaceutica in aumento

Spesa farmaceutica in aumento I farmaci contro il glaucoma e quelli contro la degenerazione maculare sono quelli più onerosi a livello oculare 15 luglio 2014 – Nel 2013 la spesa farmaceutica totale è aumentata rispetto al 2012 (+1,7%): è stata pari a 26,1 miliardi di euro tra pubblica e privata, di cui oltre i tre quarti (75,4%) rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per i farmaci ammonta a circa 436 euro. A livello oculistico i farmaci più onerosi sono quelli contro il glaucoma , seguiti dalle iniezioni nel bulbo oculare contro la forma essudativa della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). Questi numeri sono contenuti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (Osmed) pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco. Più spesa farmaceutica dei cittadini La spesa farmaceutica a carico dei cittadini è cresciuta del 3,8% rispetto al 2012. Ad influire maggiormente è stato l’incremento dell’acquisto privato dei farmaci di classe A (+11,2%) – ossia i medicinali essenziali e quelli per le malattie croniche –, della spesa per i medicinali per l’automedicazione (+8,1%) e, in misura minore, la spesa per i ticket (+2,1%). Per quanto riguarda l’assistenza territoriale complessiva, pubblica e privata, sono state dispensate 1,8 miliardi di confezioni: un aumento dell’1,7% in un solo anno. La spesa e i consumi farmaceutici sono strettamente dipendenti dalla fascia di età: dopo i 65 anni si evidenzia una spesa pro capite a carico del Servizio Sanitario Nazionale fino a tre volte superiore al livello medio nazionale e a quasi sei volte rispetto alle fasce di età inferiori. La metà dei bambini e quasi il 90% della popolazione anziana con età superiore ai 75 anni ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci durante l’anno . Circa il 20% delle prescrizioni di antibiotici ancora risultano inappropriate. Spese in tutti i sensi Nel 2013 la spesa per i farmaci appartenenti alla categoria degli organi di senso si colloca all’undicesimo posto in termini di spesa farmaceutica complessiva, con 619 milioni di euro, mentre è al nono in termini di consumi. Se si considera la distribuzione della spesa in funzione della diversa modalità di erogazione, quasi la metà coincide con la spesa privata sostenuta direttamente dal paziente (48,8%), mentre il 34,7% è a carico del SSN e la cifra rimanente 16,5% è una spesa sostenuta dalle strutture sanitarie pubbliche. La spesa pro-capite totale per farmaci appartenenti alla categoria degli organi di senso è pari a 10,4 euro. In termini di spesa e di consumi erogati a carico del Servizio Sanitario Nazionale, la cifra per questa categoria di farmaci è pari a 317 milioni di euro (in crescita del 13,8% rispetto all’anno precedente). Glaucoma e anti-VEGFIniezione intravitreale (di anti VEGF per inibire la proliferazione incontrollata di vasi retinici indesiderati) La categoria terapeutica a maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata è rappresentata dai beta-bloccanti (contro il glaucoma ), nell’ambito dei quali il timololo – in associazione con le prostaglandine – è il principio attivo più utilizzato e l’unico, tra i farmaci per gli organi di senso, ad essere incluso tra i primi 30 a maggiore impatto sulla spesa farmaceutica convenzionata. Invece, sul versante della spesa delle strutture sanitarie pubbliche, l’85% della spesa di questa categoria è attribuibile a farmaci contro la degenerazione maculare legata all’età (anti-VEGF), la cui prescrizione è più che raddoppiata (+116%) ed è indicata nel caso della forma umida della malattia (più grave e a più rapida evoluzione, può causare la perdita della visione centrale). Diabete in crescita I dati Istat relativi al 2012 evidenziano che sono circa 3,3 milioni i soggetti affetti da diabete, pari al 5,5% della popolazione italiana: questo numero è in progressiva crescita. Si tenga conto che, secondo l’Oms, i diabetici nel mondo sono circa 347 milioni. Emerge, in particolare, come la percentuale di pazienti anziani (con età superiore ai 65 anni) affetti da diabete di tipo 2, la forma meno grave che non necessita d’insulina, superi il 60%. Il diabete ha una serie di complicazioni tra cui, a livello oculare, la retinopatia diabetica . La prevenzione mediante check-up oculistici periodici è fondamentale.

Fonte principale: Osmed

Istat, le malattie croniche sono più diffuse

Istat, le malattie croniche sono più diffuse In Italia si ricorre più spesso alle visite specialistiche e i servizi sanitari pubblici hanno un alto indice di gradimento Più patologie croniche, più depressione, più ricorso a visite specialistiche ad eccezione del dentista. È questo il trinomio che sintetizza il nuovo Rapporto Istat “Tutela della salute e accesso alle cure”. Il quale però evidenzia anche altri aspetti: confrontando il 2013 col 2005 è indicativamente stabile la salute fisica percepita dalla popolazione mentre è in peggioramento quella mentale. Vengono promossi i servizi sanitari pubblici con un voto alto. In Italia diminuiscono i forti fumatori, ma aumentano i giovani che iniziano a fumare. Crescono gli obesi e solo poco più del 20% della popolazione pratica regolarmente un’attività fisica. L’invecchiamento della popolazione italiana “Quella italiana – spiega l’Istat – è una popolazione che invecchia, in cui le patologie croniche sono sempre più diffuse. Rispetto al 2005, diminuiscono malattie respiratorie croniche e artrosi – la popolazione che invecchia proviene da esperienze di vita sempre più sane – mentre aumentano tumori maligni, Alzheimer e demenze senili anche perché c’è maggiore capacità di riconoscere le malattie“. Una persona su tre fa uso di medicinali quotidianamente. Depressione problema mentale più diffuso La depressione è il problema di salute mentale più diffuso e il più sensibile all’impatto della crisi : riguarda circa 2,6 milioni di persone a cui è stata diagnosticata (4,3%, percentuale che sale al 10,1% tra chi ha almeno 65 anni), con prevalenze doppie tra le donne in tutte le fasce di età. Una delle cause di depressione può essere, tra l’altro, anche una riduzione importante delle capacità visive fino all’ipovisione e alla cecità (vedi “ Come dimezzare il rischio depressione da AMD ”). Quasi 2 milioni le persone con limitazioni quotidiane Il 3,4% della popolazione di 6 anni e più riferisce limitazioni nello svolgimento delle attività quotidiane, vale a dire, ha difficoltà ad espletare le principali attività di cura della persona (come vestirsi o spogliarsi, lavarsi mani, viso, o il corpo, tagliare e mangiare il cibo). Complessivamente, sono quasi 2 milioni le persone con questo tipo di limitazioni, ma oltre la metà è ultraottantenne. Tanto fumo, poco movimento, meno salute Diminuiscono i forti fumatori , ma aumenta la percentuale di adolescenti e giovani donne che iniziano a fumare prima dei 14 anni (passando da 7,6% a 10,5%). È obeso l’11,2% degli adulti, quota in aumento sia rispetto al 2000 (erano il 9,5%), che al 2005 (10%). Nel 2013 solo il 20,6% della popolazione con almeno 5 anni d’età pratica un’attività fisica ritenuta protettiva per la salute secondo la definizione dell’Oms: il 25,9% tra gli uomini ed il 15,6% tra le donne. Più visite specialistiche ma non dal dentista Aumentano le persone che ricorrono a visite mediche specialistiche, escluse quelle odontoiatriche (11,9% nel 2005 e 14,8% nel 2013) e diminuiscono le visite dal dentista del 30%. Si dimezza il ricorso alle terapie non convenzionali rispetto al 2000, da 15,8% a 8,2%. Complice la crisi, l’uso di rimedi omeopatici scende dal 7% al 4,1% tra il 2005 e il 2013. Promossi i servizi sanitari Il livello di soddisfazione dei servizi sanitari pubblici è elevato tra chi ne ha fruito (voto: 8 su 10). Per quanto riguarda la prevenzione “il ricorso a controlli diagnostici specifici (colesterolo, glicemia nel sangue o pressione arteriosa) – scrive l’Istat – è uno strumento molto efficace nella diagnosi precoce di diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, a loro volta legati ad un aumento del rischio di insorgenza di molte gravi patologie, soprattutto di tipo cardiovascolare, prima causa di morte in Italia. Negli ultimi anni, per prevenire i tumori del colon, che si stanno diffondendo rapidamente nella popolazione, sono stati attivati vari programmi di screening”. Retina di diabetico Un adulto su sei non controlla colesterolo, glicemia o pressione Tra le persone di 18 anni e più, la quota di chi ha dichiarato di essersi sottoposto almeno una volta nel corso della vita a controlli per misurare il livello del colesterolo è dell’85,2%, in aumento rispetto al 2005 (81,9%), come del resto è avvenuto per gli altri controlli preventivi. Prevalenze simili si riscontrano, infatti, per il controllo della glicemia (84,8%) e della pressione arteriosa (86,6%). Mentre il diabete può provocare retinopatia diabetica , l’ipertensione può causare retinopatia ipertensiva . Il balzo del diabete Tra chi ha almeno 65 anni i diabetici sono passati dal 14,8% del 2005 al 17,6% del 2013. Nella popolazione in generale, invece, in meno di un decennio l’incidenza è salita dal 4,9 al 5,6%. Accanto a una tendenza alla crescita dovuta anche a stili di vita sbagliati (alimentazione poco sana, sedentarietà), va detto però che una maggiore attenzione al problema di salute può contribuire esso stesso a un aumento dei casi diagnosticati. Circa 900 mila con difficoltà visive, d’udito e nella parola Le difficoltà nella sfera dei sensi e della comunicazione, in particolare le difficoltà nel vedere, nell’ascoltare o nel parlare, coinvolgono circa 900 mila persone di 6 anni e più, pari all’1,5% della popolazione della stessa età. Secondo un precedente rapporto i ciechi in Italia sono 362 mila, mentre gli ipovedenti si stima che siano almeno un milione.

Fonte principale: Istat Pagina pubblicata l’11 luglio 2014.

Ultima modifica: 31 luglio 2014

Come dimezzare il rischio depressione da AMD

Secondo un nuovo studio americano la riabilitazione visiva “integrata” consente di ottenere risultati migliori

La riduzione delle capacità visive fino all’ipovisione e alla cecità può trasformarsi in un dramma psicologico. In particolare può causare depressione, ma questo rischio può essere dimezzato grazie una riabilitazione visiva “integrata”, che comprenda anche una psicoterapia. A stabilirlo è uno studio americano pubblicato sulla rivista Ophthalmology che– finanziato dal National Eye Institute – ha coinvolto ipovedenti colpiti da AMD (degenerazione maculare legata all’età).

L’importanza dello stile di vita

Solo negli Usa si stima che circa due milioni di persone ultracinquantenni siano diventate cieche a causa di questa malattia retinica, mentre complessivamente otto milioni di persone sono agli stadi iniziali di AMD che – oltre a ragioni genetiche – ha anche cause modificabili: bisogna smettere di fumare, praticare regolarmente esercizio fisico e mangiare alimenti ricchi di vitamine e acidi grassi (omega-3 e omega-6, contenuti soprattutto nel pesce).

Il rischio depressione dei malati

Con un’importante riduzione delle capacità visive centrali non si riesce più a guidare, a riconoscere i volti, a leggere, ecc. Di conseguenza diventa più facile rinchiudersi in casa e si rischia di cadere in depressione: ciò avviene in circa un terzo delle persone colpite a entrambi gli occhi da AMD.

L’attivazione comportamentale per gli ipovedenti

Sugli ipovedenti partecipanti allo studio statunitense una strategia psicologica denominata “attivazione comportamentale” ha avuto un esito positivo nella metà dei casi. I 188 partecipanti sono stati reclutati presso un ospedale di Philadelphia: avevano in media 84 anni, in un caso su due vivevano soli ed erano in maggioranza donne (70 per cento). Tutti avevano una vista inferiore ai tre decimi scarsi con la migliore correzione visiva possibile (ossia con le lenti più adatte). I partecipanti manifestavano leggeri segni depressivi e, dunque, erano a rischio di sviluppare una depressione clinica sulla base dei questionari somministrati.

Approccio riabilitativo globale

In generale si è constatato che una riabilitazione globale, che tenga conto della totalità della persona, dà buoni risultati. Infatti un intervento integrato sull’ipovedente – che comprenda anche aspetti di tipo psicologico – ha dimezzato l’incidenza dei disturbi depressivi nelle persone colpite da AMD, malattia che danneggia il centro della retina. “Man mano che la popolazione invecchia – si legge nelle conclusioni dello studio anticipato on-line nel sito di Ophthalmology – aumenteranno il numero di persone affette da AMD e gli effetti collaterali di una depressione associata. Promuovere l’interazione tra oculista, l’optometrista, specialisti in riabilitazione, psichiatri e psicologi comportamentali può prevenire la depressione”. è una strategia utilizzata per superare o per evitare la depressione: consiste nell’identificare e svolgere attività piacevoli, stimolanti e, dunque, attivanti che aiutano a uscire da uno stato di passività e di inedia.

Fonti: Ophthalmology, National Eye Institute

LEA, Italia spaccata in due

LEA, Italia spaccata in due Solo metà delle regioni italiane garantisce i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Il Ministero della Salute promuove in prevenzione solo nove regioni L’Italia è spaccata in due sul piano sanitario. Metà delle regioni italiane (concentrate al Sud) non riesce, infatti, a garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA). Il “verdetto“ è contenuto in un documento pubblicato ai primi di luglio dal Ministero della Salute. Al Nord l’unica regione a essere bocciata è il Piemonte, mentre sono complessivamente otto le regioni che hanno superato l’esame nel 2012: Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Marche e Basilicata. Cartellino rosso, invece, per le altre regioni, compreso il Lazio. Tuttavia quest’ultimo è stato promosso in prevenzione assieme alle altre otto citate. A preoccupare molti cittadini sono le liste d’attesa. Su questo piano le cosiddette “pecore nere” sono – a giudizio del Dicastero della Salute – non solo il Lazio, la Campania e il Molise, ma anche il Piemonte e l’Abruzzo. Le prime tre regioni, inoltre, sono state bocciate anche in riabilitazione. Le uniche due regioni ad ottenere tutti “sì” senza riserva sono il Veneto e la Lombardia, ovviamente quelle più virtuose. Sull’altra sponda (quelle che hanno collezionato il maggior numero di “no”) ci sono il Lazio, la Calabria, la Campania e il Molise. Tra i numerosi parametri considerati compaiono l’assistenza ospedaliera, quella domiciliare, il sistema telefonico di prenotazione di visite ed esami diagnostici (Cup regionale) e il controllo della spesa farmaceutica.

Fonte documentale: Verifica Adempimenti Lea (Ministero della Salute)

Pagina pubblicata il 9 luglio 2014.

Ultima modifica: 31 luglio 2014