
Link utile: Riabilitazione visiva, nuova luce sulla legge
Fonte principale di riferimento: Ministero della Salute
Pagina pubblicata il 4 giugno 2014.
Ultima modifica: 22 luglio 2014

Link utile: Riabilitazione visiva, nuova luce sulla legge
Fonte principale di riferimento: Ministero della Salute
Pagina pubblicata il 4 giugno 2014.
Ultima modifica: 22 luglio 2014
Sono aumentati gli italiani che dichiarano di stare male o molto male, attestandosi attorno al 7,7 per cento della popolazione (circa un punto percentuale in più nel 2012 rispetto al 2005). Sono, inoltre, cresciute in percentuale le persone che soffrono almeno di una patologia cronica grave, soprattutto perché la popolazione è invecchiata. E’ quanto si legge nel Rapporto Annuale 2014 dell’Istat nel capitolo dedicato a “Tendenze demografiche e trasformazioni sociali: nuove sfide per il sistema di welfare”.
Le persone colpite almeno da una malattie cronica grave due anni fa erano il 14,8 per cento della popolazione (+1,5% rispetto al 2005). C’è stato, in generale, un incremento della popolazione anziana esposta al rischio di ammalarsi (pensiamo ad esempio, a livello oculare, all’AMD). Il diabete – che tra l’altro causa retinopatia diabetica –, i tumori, l’Alzheimer e le demenze senili sono le patologie che mostrano una dinamica in evidente crescita rispetto al passato. 

“Con l’invecchiamento della popolazione – spiega l’Istat – aumenta la disabilità, intesa come una condizione della persona legata a quel ventaglio di attività di vita che subiscono serie di restrizioni a causa di limitazioni funzionali (menomazioni fisiche o sensoriali legate alla vista, all’udito e alla parola). Si tratta di limitazioni che insorgono con il peggioramento delle condizioni di salute e riducono la mobilità degli anziani o le loro capacità sensoriali (vista e udito in particolare)”. Di conseguenza ci può essere un aumento dell’emarginazione sociale degli anziani, almeno se “le politiche sociali non intervengono con adeguate strategie di aiuto e assistenza, che permettano loro di continuare a vivere in maniera autonoma e a partecipare attivamente alla vita sociale”.
Il nostro Paese si attesta al 24,9 per cento delle risorse pro-capite destinate alla spesa sociale, collocandosi tra le ultime posizioni nel contesto europeo (l’Ue a 28 destina mediamente il 29,4 per cento). L’Irlanda è, invece, il Paese che destina la quota più alta di spesa della protezione sociale alla sanità, con il 45 per cento.
Nel Belpaese la spesa destinata alle persone con disabilità è pari al 5,8 per cento della spesa per la protezione sociale (si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali): “l’impegno economico per questa funzione – scrive l’Istat – ci colloca tra i Paesi europei con le percentuali più basse di spesa destinate alla disabilità, per la quale l’Europa alloca il 7,7 per cento della spesa per la protezione sociale. Tra i 28 Paesi europei spicca la Croazia (17,2 per cento); all’opposto troviamo Malta, con una percentuale pari al 4,1 per cento”.


In Italia la spesa sanitaria pubblica tende a diminuire: se era pari a circa 111 miliardi di euro nel 2012, è stata comunque inferiore di circa l’1% rispetto al 2011 e dell’1,5% in confronto al 2010. Eppure c’è qualche aspetto positivo in questo scenario con molte ombre: nella sanità pubblica diminuisce il deficit della Aziende sanitarie, migliora l’appropriatezza organizzativa e clinica, anche se – conclude l’Istat – “persistono le disuguaglianze di salute e di accessibilità alle cure”.
Fonte: Istat
Ultima modifica: 13 giugno 2014




Leggi anche: “ Proteggere gli occhi dal sole ” Vedi anche: “ Melanoma della coroide ” Evento in calendario: 21-22 giugno 2014, Prevenzione dei tumori della pelle con “Gemelli Insieme“ (Lido di Ostia, Roma)
Fonte principale: Policlinico A. Gemelli Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2014


Fonti: Ministero della Salute , Consiglio Superiore di Sanità (Sole24hSanità), Novartis .


Fonti non retiniche. Come dire: gli occhi sono importanti, ma non sono tutto. Un racconto e un suono possiedono un potere evocativo che può provocare una visualizzazione di tipo mentale che ormai ha un riscontro sperimentale attendibile. Nota Tale esame (fMRI) permette di mappare l’attività delle aree cerebrali nel momento in cui si eseguono determinati compiti.
Fonte principale: Current Biology


Se non volete che la vostra salute vada in fumo, rinunciate a sigari, pipe e sigarette. Si è celebrata il 31 maggio la Giornata mondiale contro il tabacco assieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Secondo l’Oms “il consumo di tabacco è la singola causa globale di decesso più prevenibile ed è attualmente responsabile del 10% delle morti di adulti nel mondo”. Oltre l’80% dei decessi evitabili avvengono nei Paesi a reddito medio-basso. Il fumo uccide quasi sei milioni di persone l’anno, delle quali oltre 600 mila non fumano (subiscono il fumo passivo). Smettere di fumare può significare quindi non solo salvare la propria vita, ma anche quella di chi vi sta intorno.
Dunque l’Agenzia Onu per la salute suggerisce di aumentare ulteriormente le tasse sulle sigarette oltre a rafforzare le avvertenze sui pacchetti di sigarette. Le maggiori entrate dello Stato potrebbero essere investite proprio in salute. 

Il fumo può annebbiare o danneggiare la vista. I rischi oculari per i fumatori vanno da una maggiore incidenza di cataratta, passando per un incremento di potenziali danni alla retina centrale (a causa della degenerazione maculare legata all’età), oltre all’irritazione diretta provocata dal fumo sulla congiuntiva (arrossamento oculare transitorio) e al maggior rischio di uveiti. Fondamentale è, quindi, rinunciare al fumo e praticare l’esercizio fisico regolare. Può giovare anche bere vino in modo molto moderato durante i pasti. Come questi tre fattori incidano sulla salute visiva è stato studiato, ad esempio, da ricercatori dell’ Università del Wisconsin (Usa), che hanno seguito quasi 5000 adulti per un ventennio.
L’ideale è ovviamente smettere di fumare del tutto. Che le sigarette elettroniche (e-cig) non rappresentino un’alternativa salutare al classico fumo di sigaretta viene sottolineato da un nuovo studio condotto da allergologi



In Italia i fumatori sono 11,3 milioni, circa il 22% della popolazione: sono questi i nuovi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Mediamente nel nostro Paese chi fuma consuma 13 sigarette al giorno. Per la prima volta dal 2009 si osserva un aumento della percentuale di fumatrici (che passano dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014). Viceversa si è avuta una lieve diminuzione dei fumatori maschi (dal 26,2% al 25,4%). Fumano, comunque, più gli uomini delle donne in tutte le fasce d’età. Il picco si registra tra i 25 e 44 anni: fuma il 26% delle femmine e il 32,3% dei maschi. I consumatori di sigarette elettroniche risultano oggi meno della metà rispetto ai dati forniti nel 2013. Tuttavia, prosegue l’Istituto Superiore di Sanità, almeno “tra gli utilizzatori della e-cig è aumentata quest’anno la percentuale di chi ha dichiarato di aver smesso di fumare le sigarette tradizionali“ (il 18,8% nel 2014 contro il 10,6 % del 2013).
Il Ministro della Salute Lorenzin ha affermato che “grave è esporre al fumo passivo i nostri figli: la metà dei bambini lo è già al secondo anno di vita, 38 [bambini] su cento hanno un genitore che fuma in casa, questo ci dicono i dati Istat”. Quindi, ha proseguito il Ministro, “combattere il fumo, attivo e passivo, è il primo passo della prevenzione, unica infallibile arma contro le malattie croniche”.
Per smettere di fumare esistono dei centri specializzati antifumo segnalati dall’Istituto Superiore di Sanità, che tra l’altro fornisce anche un telefono verde contro il fumo (800 55 40 88) . Può aiutare, inoltre, la Guida pratica per smettere di fumare della Fondazione Veronesi.
Fonti: Oms (Who); American College of Allergy, Asthma, and Immunology, ISS , Ophthalmology, Corsera, Ministero della Salute.
Pagina pubblicata il 27 maggio 2014. Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2014




Fonte principale: pubblicaamministrazione.net (Forum PA)


Fonti: American Thoracic Society, ATJournals, uveitimilano.it
Diabete, pressione alta e sovrappeso: sono queste le tre “minacce” principali alla nostra salute da cui guardarsi tra le malattie non trasmissibili. Nel Rapporto statistico dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato a maggio del 2014 sono contenute molte cifre e le malattie non contagiose rivestono un ruolo di peso (soprattutto nei Paesi più industrializzati).
“Negli adulti – si legge nel Rapporto Oms – il diabete, l’ipertensione e il sovrappeso o l’obesità aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diversi tipi di cancro. Questi rischi contribuiscono anche a malattie non fatali come l’artrite e la perdita della vista dovuta alla retinopatia diabetica“.
A volte quest’ultima porta a un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità, ma in altri casi è priva di sintomi: si può persino non avvertire alcun disturbo fino a stadi avanzati della malattia, quando si manifesta un calo grave ed improvviso dell’acutezza visiva. Dunque, per prevenirla è fondamentale sia sottoporsi regolarmente a controlli oculistici che fare periodicamente le analisi del sangue: i valori della glicemia (concentrazione di zuccheri nel sangue) devono essere sempre tenuti d’occhio.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato, più recentemente (nel 2014), che i malati di diabete siano 422 milioni nel mondo (approfondisci). In Italia si calcola che circa 3,2 milioni di persone siano affette da diabete (secondo l’Istat il 5,3% della popolazione): questa malattia colpisce soprattutto gli anziani, ma i controlli periodici vanno fatti ad ogni età. Tutti i diabetici sono potenzialmente a rischio di contrarre una retinopatia diabetica.

Secondo l’Oms nel mondo una femmina nata nel 2012 ha mediamente un’aspettativa di vita di circa 73 anni, mentre un maschio 68. Quindi ci si attende che oggi un bambino viva in media sei anni in più rispetto al 1990. L’Italia resta uno dei Paesi più longevi al mondo, anche se ha perso qualche posizione. Tra le donne italiane l’aspettativa di vita è di 85 anni – il Belpaese si trova oggi al quinto posto in classifica –, mentre il Giappone è primo assoluto (con 87 anni). Dal canto loro i maschi nati oggi in Italia vivono mediamente 80,2 anni (al quarto posto, a pari merito con altri Stati), mentre il record lo detiene l’Islanda con 81,2 anni, a cui seguono la Svizzera (80,7) e l’Australia (80,5 anni).
Malattie cardiache (alle coronarie), infezioni polmonari (come la polmonite) e ictus: sono queste le tre cause più importanti di morte prematura. Semplificando il mondo appare diviso in due: se in 22 Paesi (tutti africani) oltre il 70% degli anni persi sono causati ancora da malattie infettive e malattie correlate, in molti altri Paesi (ben 47) – soprattutto quelli ad alto reddito – le patologie non contagiose sono la causa di oltre il 90% degli anni persi per decesso prematuro. Infine, oltre cento Paesi si trovano in una fase di transizione: le malattie non trasmissibili stanno conquistando un peso crescente.
L’obesità infantile non sta crescendo solo nei Paesi industrializzati, ma curiosamente anche in diverse zone dell’Africa. Sotto i cinque anni, tuttavia, la maggior parte di decessi avviene a causa di nascite premature (17,3% dei casi) – che tra l’altro causano anche problemi retinici ( ROP ) –, mentre la polmonite è la seconda causa di mortalità infantile (15,2%). Infine, l’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia due adulti su cinque (42%) abbiano un peso superiore alla norma, di cui il 31% sono in sovrappeso e l’11% di obesi.
Fonti principali: Oms , Epicentro-ISS
Pagina pubblicata il 19 maggio 2014. Ultima modifica: 2 febbraio 2017
Campagna retinopatia diabetica (clicca sull’immagine per il video) 







Fonte: Who
Pagina pubblicata il 19 maggio 2014.
Ultima modifica: 20 maggio 2014