Giornata mondiale della saluteSi è celebrata il 7 aprile con l’Organizzazione mondiale della sanità: prevenzione e controllo delle malattie veicolate dagli insettiLa prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse attraverso gli insetti. è stato questo il tema scelto per la Giornata mondiale della salute che si è celebrata il 7 aprile assieme all’Oms. Occhio agli insettiZanzare e mosche non solo possono disturbare i sonni degli uomini, ma possono veicolare anche numerose patologie. Tanto che, stando all’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su due nel mondo è a rischio di contrarre una malattia trasmessa in questo modo.Preveniamo l’oncocercosi A livello oculare l’oncocercosi (od oncocerchiasi) può essere trasmessa dalle mosche brune, presenti soprattutto lungo i fiumi di Paesi dell’Africa subsahariana e dell’America Latina. Si ritiene che tale malattia sia la seconda causa al mondo di cecità prevenibile tra quelle contagiose (dopo il tracoma).La malaria si può evitare Non bisogna, infine, dimenticare la malaria: ricorrere alla prevenzione mediante repellenti e reti è fondamentale per limitarne la diffusione. La patologia può colpire diversi organi, tra cui il cervello, e si possono avere complicazioni anche a livello oculare (retinopatia malarica). All’esame oculistico si notano uno sbiancamento della retina e anomalie dei vasi sanguigni.Vedi anche: Opuscolo Oms
Retina a convegno Si è svolto venerdì 28 e sabato 29 marzo a Roma l’appuntamento annuale che si rivolge principalmente agli oculisti31 marzo 2014 – Si sono svolti venerdì 28 e sabato 29 marzo a Roma due giorni dedicati alla retina. Questo fine strato nervoso è assimilabile al sensore di una macchina fotografica digitale e può incorrere in molti problemi. Dalle malattie degenerative (come l’AMD) passando per disturbi legati al diabete (ad esempio l’edema oppure la retinopatia) fino alle occlusioni venose, senza parlare del distacco di retina dovuto a traumi.Si è così svolta la 38° edizione di RETINA 2014: sono stati proposti al pubblico – soprattutto oculisti e altri esperti del settore – aggiornamenti sui progressi riguardanti, tra l’altro, le nuove terapie e la diagnostica per immagini (OCT, autofluorescenza).“Le metodologie diagnostiche e terapeutiche – sottolinea l’organizzatore Bruno Lumbroso, Presidente di AMD onlus – hanno raggiunto nuove possibilità, difficilmente immaginabili pochi anni fa”. Quindi anche quest’anno sono stati approfonditi “nuovi importanti ed originali contributi nella prevenzione, nella cura e nel follow-up delle varie patologie retiniche”.Nota sfruttando questo fenomeno, grazie a lampade speciali è possibile individuare precocemente eventuali degenerazioni retiniche.
Meno disabilità visiva nei Paesi sviluppati e dell’Est europeo Negli ultimi 20 anni la prevalenza di cecità e ipovisione si è fortemente ridotta in Occidente e nell’Europa centro-orientale 25 marzo 2014 – Nel giro di vent’anni la diffusione della cecità si è dimezzata nei Paesi sviluppati e nell’Europa centro-orientale, mentre quella dell’ipovisione medio-grave è diminuita del 38%. A sostenerlo è un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Ophthalmology, sulla base di 243 lavori selezionati tra 15 mila studi scientifici precedenti.Tra il 1990 e il 2010 si è passati da una prevalenza di ciechi sulla popolazione dello 0,2% allo 0,1%, mentre per gli ipovedenti medio-gravi essa si è ridotta dall’1,6% all’1%.La cataratta era la causa più frequente di cecità in tutte le zone considerate nel 1990, “ma la degenerazione maculare e l’errore refrattivo non corretto (ad esempio la forte miopia, ndr ) nel 2010 sono diventati le cause più frequenti di cecità nei Paesi ad alto reddito, ad eccezione dell’Europa centro-orientale, dove la cataratta rimane la prima causa”. “Il glaucoma e la retinopatia diabetica – scrivono ancora gli autori della ricerca internazionale – sono stati rispettivamente la quarta e la quinta causa di cecità in entrambi gli anni (1990 e vent’anni dopo, ndr ). L’errore refrattivo non corretto, seguito da cataratta, degenerazione maculare, glaucoma e retinopatia diabetica, è stato la causa più comune di ipovisione moderata o grave nel 1990 e nel 2010”.
Ultima modifica: 26 marzo 2014 N. B.: La IAPB Italia onlus ha pubblicato i dati sopra riportati attenendosi allo studio originale (riproposti in chiave divulgativa). I numeri citati non sono però in alcun modo attribuibili – né direttamente né indirettamente – all’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-Sezione italiana che non può, di conseguenza, garantirne né l’attendibilità né la veridicità.
Più disabilità visiva tra i fumatoriL’esercizio fisico regolare aiuta a prevenire ipovisione e cecità. Così come essere bevitori moderati e saltuari La disabilità visiva si può prevenire con qualche buon bicchiere di vino? Ovviamente no. Però bere saltuariamente e in modo moderato può far bene alla vista. Se a questo si aggiunge l’esercizio fisico regolare, i rischi per la salute dei nostri occhi diminuiscono sensibilmente quando si smette anche di fumare . È quanto si sottolinea in una nuova ricerca dell’Università del Wisconsin (Usa) condotta nell’ambito di uno studio più esteso (Beaver Dam Eye Study), che ha preso in considerazione quasi 5000 adulti dai 43 agli 84 anni d’età (dal 1988 al 2013). Le tre regole auree: non fumare, fare esercizio, bere poco e saltuariamente Complessivamente, secondo i ricercatori statunitensi la disabilità visiva (cecità e ipovisione) si è sviluppata nel 5,4% della popolazione, ma tale percentuale varia a seconda degli stili di vita: a) nel giro di 20 anni sono andati incontro a disabilità visiva il 6,7% dei pigri contro il 2% delle persone attive (attività fisica praticata almeno tre volte la settimana). Effettuando alcune correzioni statistiche per età, questi numeri attestano “una diminuzione del 58% del rischio di sviluppare disabilità visiva in coloro che erano fisicamente attivi”; b) bevitori occasionali (meno di un bicchiere la settimana in media). In due decenni l’11% degli astemi contro il 4,8% dei bevitori occasionali hanno sviluppato ipovisione o cecità. Insomma, i primi corrono un rischio inferiore del 49% di essere colpiti da disabilità visiva; c) nei forti bevitori e nei fumatori (in confronto a chi non ha nessuno dei due vizi) il rischio di diventare ciechi o ipovedenti in seguito a qualche malattia oculare è più elevato. Possibile prevenzione di ipovisione e cecità Tuttavia i ricercatori avvertono che i dati raccolti non dimostrano che questi stili di vita (sedentarietà, fumo, essere astemi/bere in eccesso) siano direttamente responsabili del maggiore rischio di sviluppare ipovisione o cecità. Eppure – dopo aggiustamenti statistici per età, reddito e stadio della degenerazione maculare legata all’età (AMD) – essere o essere stati fumatori è stato comunque messo in relazione con la maggiore riduzione dell’acutezza visiva (lettere perse sull’ottotipo ossia sul tabellone dell’oculista).“Quindi è promettente, in termini di una possibile prevenzione, che nel lungo periodo – ha affermato Ronald Klein, che ha diretto la ricerca pubblicata su Ophthalmology – queste abitudini siano associate allo sviluppo di una disabilità visiva. Tuttavia, occorrono ulteriori ricerche per determinare se questi comportamenti modificabili conducano di fatto a una riduzione diretta della perdita della vista”.
Quando la rabbia fa vedere rossoEsperimento condotto negli Usa su 376 studenti universitari: il blu viene preferito dalla persone più tranquille20 marzo 2014 – Vederci rosso dalla rabbia non è più solo un luogo comune, ma ha ricevuto una conferma scientifica. L’Università americana del Nord Dakota, infatti, ha studiato le alterazioni delle percezioni cromatiche legate all’umore. Insomma, chi è più arrabbiato tende a preferire il rosso; inoltre, le persone scontrose tendono a vedere quel colore vivace con una frequenza maggiore rispetto alle persone pacifiche.L’esperimento è stato condotto su 376 studenti universitari. Durante lo studio sono state messe a confronto le preferenze per il rosso con quelle per il blu. In seguito è stato verificato che non solo le persone scontrose prediligono il primo colore primario, ma anche che la sua percezione è alterata perché lo percepiscono con una maggiore frequenza rispetto alle persone tranquille. “Il colore rosso – scrivono i ricercatori sul Journal of Psychology – è legato ovvero associato a differenze individuali a livello di ostilità interpersonale”.
Filler cosmetici facciali, c’è il rischio cecitàOcclusione dell’arteria retinica centrale: effetti irreversibili in alcune persone sono una complicazione rara13 marzo 2014 – La corsa contro l’età può arrestarsi contro il rischio di una cecità irreversibile. Chi ricorre ai filler facciali per uso cosmetico deve esserne consapevole: quando il loro impiego non è indicato sul foglietto illustrativo, ossia è off-label, in alcuni casi si può andare incontro a un’occlusione dell’arteria centrale della retina.Lo sostengono medici californiani, autori di un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology, i quali scrivono che tre loro pazienti hanno perso la vista (nel voler rendere più gradevole il proprio viso).Insomma, questo tipo di trattamenti potrebbero portare “potenzialmente a una perdita della vista grave e irreversibile”. Infatti i filler vengono inoculati mediante iniezione sottocutanea. Anche i medici che le effettuano dovrebbero essere molto cauti perché il materiale riempitivo – che consente di ridurre le rughe – può provocare danni retinici non curabili come complicazione rara.
La battaglia delle intravitreali Due multinazionali farmaceutiche sanzionate dall’Antitrust ricorreranno al TAR7 marzo 2014 – Prosegue la battaglia delle intravitreali. Si tratta di iniezioni effettuate nel bulbo oculare per cercare di arrestare la forma più aggressiva della degenerazione maculare legata all’età (AMD), principale causa di cecità nei Paesi di maggior benessere (colpisce generalmente a partire dai 55 anni e può compromettere la visione centrale perché degenera il centro della retina). L’Autorità Antitrust ha deciso di multare due multinazionali farmaceutiche che si sarebbero accordate per privilegiare un farmaco che costa oltre dieci volte di più di un altro farmaco analogo. Secondo l’accusa dell’Antitrust le due multinazionali avrebbero differenziato “artificiosamente i due prodotti”. Attualmente, secondo quanto riportato dai maggiori mass media, sarebbero in corso delle indagini da parte delle Procure di Roma e Torino. Le due aziende sanzionate faranno ricorso al TAR, ritenendo infondata l’accusa. Infatti, Novartis ha respinto in maniera decisa la sentenza dell’Antitrust, che sanziona con una multa da 92 milioni di euro le pratiche anti-concorrenziali che sarebbero state messe in atto tra l’azienda stessa e la Roche nella commercializzazione in Italia di Lucentis (ranibizumab: molecola sintetizzata appositamente per uso oculare, ma molto più costosa) e di Avastin (bevacizumab: molecola sintetizzata originariamente contro alcuni tumori e utilizzabile a livello oculare solo off-label , ossia esulando dalle indicazioni contenute nel foglietto illustrativo). Contro la sanzione – scrive in una nota l’azienda svizzera del farmaco – Novartis “si avvarrà dei propri diritti di difesa ricorrendo in appello dinanzi al Tribunale competente (TAR)”. L’azienda sottolinea che Lucentis “è stato specificamente progettato, sviluppato e prodotto per l’uso oculare intravitreale” e con “il suo profilo di sicurezza ben caratterizzato resta l’unico anti-VEGF autorizzato per cinque indicazioni oculari a disposizione dei pazienti italiani” (ossia contro la proliferazione di vasi anomali e dannosi della retina). L’azienda ha scritto, inoltre, che “i rischi derivanti dall’uso non autorizzato di farmaci sono un problema critico e questa decisione da parte dell’Autorità incoraggia apertamente il diffuso utilizzo intravitreale non autorizzato di Avastin. Ciò è fortemente in contrasto con il contesto normativo di riferimento europeo ed italiano, che ha lo scopo di proteggere la sicurezza dei pazienti e che ora rischia di essere compromesso”. Il Ministero della Salute difende il proprio operato: “Il farmaco Avastin, avente un’efficacia terapeutica considerata equivalente per le patologie dell’occhio al farmaco Lucentis, è stato escluso dall’elenco dei farmaci rimborsabili dal SSN [il Servizio Sanitario Nazionale] in seguito alla decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco”. “Tale decisione, secondo quanto riferito dall’AIFA, è stata adottata – sottolinea il Dicastero della Salute – a tutela dei pazienti, sulla base di evidenze di possibili rischi per la salute dei pazienti trattati con Avastin”.Dal canto suo la Società Oftalmologica Italiana da anni si batte per l’utilizzo del farmaco più economico (Avastin) e tra l’altro ha chiesto ripetutamente il commissariamento dell’Agenzia italiana del farmaco:“La pronuncia dell’Antitrust rimette le cose a posto su chi ha competenza tecnico-scientifica sulla valutazione dell’efficacia dei farmaci utilizzati per curare i pazienti. La Società Oftalmologica Italiana, fin dal 2007, ha dimostrato e diffuso la certificazione di equivalenza sia per sicurezza che per efficacia terapeutica dei due farmaci per la cura delle maculopatie: Avastin e Lucentis. Incredibilmente Aifa ha avvallato la tesi falsa sostenuta da Roche e Novartis circa la pericolosità di Avastin. Di fatto da un anno le azioni di Aifa hanno bloccato l’utilizzo di Avastin in Italia che prima era utilizzato nel 90% dei casi”. L’Agenzia italiana del farmaco si è però sempre difesa dalle accuse e ha fatto appello al codice di condotta etico. Dopo aver dichiarato di accogliere “con interesse la decisione dell’Antitrust di multare Novartis e Roche sulla base dell’esistenza di un accordo su farmaci per le patologie oculari. Si tratta di una sentenza storica per tutta l’Europa e non solo”, ha ribadito “l’importanza che anche le aziende farmaceutiche seguano sempre un codice di condotta etico e rispettino le norme poste a garanzia del sistema regolatorio, sempre orientato alla massima tutela della salute pubblica”.Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2014
Multivitaminici riducono il rischio di cataratta del 9%Studio condotto negli Stati Uniti su oltre 14 mila maschi per 15 anni 28 febbraio 2014 – Le vitamine “illuminano“ la vista. Fondamentale è seguire una dieta varia, particolarmente ricca di frutta e verdura (nonché di omega-3 e omega-6 contenuti soprattutto nel pesce). Tuttavia i complementi alimentari possono contribuire alla salute oculare: assumendoli quotidianamente si riduce il rischio di cataratta del 9%. È questa la conclusione a cui è pervenuto un vasto studio condotto negli Stati Uniti per 15 anni su 14.641 maschi dai 50 anni in su. I volontari (tutti medici) sono stati divisi in due gruppi: metà di essi hanno assunto solo placebo mentre gli altri complementi alimentari efficaci.“Se i multivitaminici riducono veramente il rischio di cataratta […], persino questa piccola diminuzione avrebbe un enorme impatto sulla salute pubblica”, ha affermato William Christen, che ha diretto la ricerca condotta presso la Harvard Medical School . Infatti, solo negli Usa si stima che vivano circa 10 milioni di persone che vedono male a causa della cataratta. L’opacizzazione del cristallino può, quindi, essere prevenuta o ritardata almeno in una certa misura. Naturalmente, tuttavia, non è bene abusare dei complementi, ma bisogna seguire i dosaggi di vitamine raccomandati.La persona con cataratta tipicamente è anziana, vede offuscato e lamenta abbagliamento. La sostituzione del cristallino divenuto opaco – che viene frantumato con gli ultrasuoni e poi aspirato – avviene con una piccola lente artificiale che viene inserita nell’occhio. Tuttavia i paesi di sviluppo generalmente non hanno le risorse necessarie per effettuare tale operazione chirurgica considerata di routine nei Paesi più avanzati.Secondo l’Istat la cataratta colpisce in Italia l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Stando all’Oms è la prima causa al mondo di cecità e di ipovisione (anche se quasi sempre operabile). Ad abbassare il rischio di essere colpiti è anche l’esercizio fisico regolare.
L’inattività fisica nemica della saluteL’Oms rilancia l’allarme: oltre tre milioni di decessi l’anno per sedentarietà. Lo sport aiuta anche a prevenire AMD e cataratta25 febbraio 2013 – Fare poco movimento mina la salute. Secondo l’Oms gli adulti dovrebbero praticare l’esercizio fisico almeno due ore e mezzo la settimana, mentre bambini e adolescenti minimo un’ora al giorno (attività da moderata a intensa). La sedentarietà, infatti, impigrisce non solo i nostri muscoli, ma ci rende anche più vulnerabili a molte malattie. Tanto che oggi l’Organizzazione mondiale della sanità le ìmputa 3,2 milioni di decessi l’anno.“L’inattività fisica – scrive l’Oms – è la causa principale di circa il 27% dei casi di diabete (che tra le complicazioni ha la retinopatia diabetica, ndr ), il 21-25% dei tumori al seno e al colon, il 30% della cardiopatie ischemiche”.A livello oculare precedenti studi attestano che l’esercizio fisico aiuta, tra l’altro, a prevenire una degenerazione retinica come l’AMD e l’invecchiamento del cristallino (la cataratta). Occhio, quindi, al movimento: la salute non ha età.
Un occhio di riguardo per le malattie rareIl 28 febbraio la Giornata Nazionale. La retinite pigmentosa è la patologia più comune tra quelle oculari24 febbraio 2014 – Sono circa 110 mila i casi di malattie rare segnalati nel nostro Paese e riguardano 485 patologie. Lo ha reso noto oggi l’Istituto Superiore di Sanità in vista della Giornata Nazionale ad esse dedicata (28 febbraio). La retinite pigmentosa è la malattia oculare rara più comune (mediamente un caso ogni 15 mila), mentre ancora meno frequenti sono altre patologie genetiche quali la malattia di Best o l’amaurosi congenita di Leber.Secondo i dati contenuti in un registro nazionale, il gruppo di patologie più segnalato sono le malattie del sistema nervoso e degli organi di senso con una percentuale del 26%, a cui seguono le malformazioni congenite (19,7%), le malattie delle ghiandole endocrine, della nutrizione, del metabolismo e i difetti immunitari (17,4%) e le malattie del sangue e degli organi che lo producono (16,6%). Sebbene il 40% delle segnalazioni riguardino la fascia tra i 30 e i 59 anni – in proporzione la fetta più larga di queste malattie colpisce i bambini poiché la fascia pediatrica (0-14 anni) è rappresentata in oltre il 20% delle segnalazioni. Analizzando i dati per classe di età, il 20,5% dei casi sono in età pediatrica (0-14 anni) mentre circa il 20% delle segnalazioni riguarda invece persone che hanno più di 60 anni. Per la maggior parte delle malattie rare non esiste attualmente una cura. Tuttavia, vi sono singole patologie che, generalmente a livello sperimentale, sono state trattate con buoni risultati come, ad esempio, l’amaurosi congenita di Leber (con la terapia genica).