Troppo calcio, maggiori rischi di AMD

degenerazione maculare legata all'età (forma secca)

degenerazione maculare legata all'età (forma secca)Troppo calcio, maggiori rischi di AMD La degenerazione maculare legata all’età potrebbe essere favorita da un’alimentazione e da integratori errati 14 aprile 2015 – Se il calcio fa bene alle ossa, potrebbe invece – se assunto in eccesso – nuocere alla zona centrale della retina ( macula ). Infatti, un nuovo studio dimostrerebbe come gli integratori di calcio possano favorire la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), malattia degenerativa che può colpire dopo i 55 anni d’età. Quindi in questi casi sarebbero da evitare al pari di chi, ad esempio, soffre di calcoli renali. Quando si è affetti da AMD, inoltre, potrebbe essere il caso di ridurre l’apporto di latticini; al contrario potrebbe essere opportuno assumere Omega-3 (anche se non tutti concordano). In ogni caso, è sempre opportuno consultare uno specialista che tenga conto dell’intero quadro clinico (ad esempio di un’eventuale osteoporosi). Scrivono su JAMA i ricercatori dell’Università della California, della Stanford University e dell’Università del Michigan (Usa): “Si è visto che i partecipanti dello studio che hanno dichiarato un consumo superiore agli 800 milligrammi al giorno in complementi alimentari avevano una probabilità più elevata di ricevere una diagnosi di AMD, in base a una valutazione delle foto del fondo oculare in confronto a coloro i quali dichiaravano di non fare uso di complementi alimentari di calcio”. Infine ricordiamo che – tra i fattori di rischio della degenerazione maculare l’età – si annoverano l’esposizione a raggi ultravioletti, il fumo, la scarsa attività fisica, l’alimentazione poco varia e troppo povera (soprattutto carente in pesce, verdure a foglia verde e noci). Oltre a questi fattori modificabili, naturalmente ci sono anche cause genetiche.

Fonte: JAMA

Ultima modifica: 20 aprile 2015

La Giornata mondiale della salute guarda al cibo

Si è celebrata il 7 aprile ed è stata dedicata alla sicurezza alimentare. Anche per la vista una dieta corretta è importante

La nostra salute si “gioca” anche nel piatto. E’ stata dedicata proprio alla sicurezza alimentare la Giornata mondiale della salute che si è celebrata il 7 aprile 2015 con l’OMS (WHO).

Il cibo malsano può causare, rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 200 malattie che vanno dalla diarrea al cancro. Alcune cause possono essere gli alimenti poco cotti di origine animale, la frutta e la verdura contaminate nonché i frutti di mare contenenti biotossine marine.L'ex direttrice generale dell'OMS Margaret Chan (Foto Who di V. Martin, part.)

“La produzione di cibo è stata resa industriale e il suo commercio e la sua distribuzione sono state globalizzate – ha dichiarato l’ex Direttrice generale dell’Oms Margaret Chan –. Questi cambiamenti introducono molteplici nuovi rischi di contaminazione del cibo con batteri nocivi, virus, parassiti o sostanze chimiche”. Per questo l’Agenzia ONU per la salute ha avviato un’analisi mondiale delle patologie di origine alimentare, pubblicando poi un Rapporto sull’argomento.

L‘Africa è il continente in cui le malattie enteriche di origine alimentari sono le più comuni, a cui segue il Sud-Est asiatico. Oltre il 40% delle persone che ne soffrono sono bambini con meno di 5 anni.

Per una buona salute retinica è consigliabile seguire una dieta varia, con pesce, verdure a foglia verde, noci, ecc. In particolare, è importante avere un adeguato apporto di Omega-3 (acidi grassi polinsaturi contenuti, ad esempio, nell’olio di fegato di merluzzo, nel salmone e nel pesce azzurro) per contribuire a prevenire malattie degenerative retiniche quali l’AMD; inoltre bisogna evitare di fumare e a praticare regolarmente attività fisica.

La carenza di vitamina A può causare xeroftalmia. Inoltre, per prevenire malattie tropicali quali il tracoma o l’oncocerchiasi è essenziale, soprattutto per chi vive in alcuni Paesi africani, approvvigionarsi a fonti d’acqua non contaminate.

Leggi anche: Occhio all’alimentazione ; Più Omega-3 contro l’AMD

Fonti: Efsa , Notizie Free , Who (Oms)

Pagina pubblicata il 2 aprile 2015. Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2019

Potenziali fastidi oculari con l’eyeliner

Potenziali fastidi oculari con l’ eyeliner Nuovo studio sui possibili “effetti collaterali” del trucco se troppo vicino alla cornea Truccare gli occhi può richiedere dei semplici… trucchi per evitare alcuni fastidi. L’ eyeliner , ad esempio, può causare arrossamenti oculari se si traccia una linea all’interno delle ciglia e non solo sul contorno occhi. Il delineatore, se usato lungo la rima palpebrale, può potenzialmente provocare contaminazioni batteriche e accrescere il rischio d’infiammazioni (soprattutto nelle portatrici di lenti a contatto). Grazie a una lampada con luce radente si è visto che – poco dopo aver disegnato una linea lungo il bordo interno della palpebra – del materiale estraneo “migrava” sulla cornea: possono essere soprattutto delle particelle d’alluminio che possono causare delle microabrasioni corneali.Alison Ng Il consiglio della dott.ssa Alison Ng – che lavora presso l’università di Waterloo, in Canada – è quello di non utilizzare la matita sul bordo interno della palpebra e, comunque, di temperarla prima dell’uso (soprattutto se vecchia può essere più facilmente contaminata da batteri), rimuovendo poi il materiale residuo rimasto sulla sua punta. “La migrazione delle particelle – si legge sulla rivista Eye and Contact Lens Science and Clinical Practice – è avvenuta più rapidamente col trucco applicato oltre la linea delle ciglia, con un picco massimo di contaminazione del film lacrimale raggiunto tra i 5 e i 10 minuti successivi all’applicazione [tra il 15 e il 30% in più]. La migrazione dell’eyeliner in seguito all’applicazione sul contorno occhi è stata comparativamente più lenta e ridotta”. Per gli esperti non è opportuno applicare le lenti a contatto subito dopo il trucco, ma occorre aspettare anche un paio d’ore se si fa uso della matita.

Fonti: Università di Waterloo , Eye and Contact Lens Science and Clinical Practice Pagina pubblicata l’8 aprile 2015.

Ultima modifica: 13 aprile 2015

Italiani più in salute negli ultimi dieci anni

Italiani più in salute negli ultimi dieci anni La sedentarietà e il sovrappeso tra i problemi in crescita. Il nuovo Rapporto Osservasalute, presentato al Gemelli, segnala ritardi e carenza d’investimenti in prevenzione Se la salute si “siede” lo si deve anche… a un’eccessiva sedentarietà. Sebbene sia migliorato, nell’ultimo decennio, lo stato di salute degli italiani – tanto da risultare complessivamente buono –, il nostro Paese è sempre più pigro, anziano e con problemi psicofisici: è questo il ritratto tracciato nel Rapporto Osservasalute 2014, presentato il 30 marzo 2015 all’Università Cattolica di Roma. Si tratta di un’approfondita analisi che prende, tra l’altro, in considerazione la qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane. Giunto alla XII edizione, questo studio viene pubblicato annualmente dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane ed è il poderoso frutto del lavoro concertato di 195 esperti. Secondo il Rapporto Osservasalute la sedentarietà è aumentata in maniera significativa per entrambi i sessi: da 34,6% a 36,2% negli uomini e dal 43,5% al 45,8% nelle donne. Quindi continua la crescita della percentuale di italiani in sovrappeso od obesi: complessivamente sono quasi la metà dei maggiorenni (per l’esattezza il 45,8%). “L’invecchiamento inarrestabile del Paese e l’aumento dell’aspettativa di vita rendono – si legge in una nota dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ancora più urgenti interventi preventivi mirati per garantire una vecchiaia attiva e in salute. Sedentarietà e altre cattive abitudini dure a morire restano i principali nemici degli italiani; ad essi si aggiunge la precarietà economica che, divenuta ormai una condizione strutturale del Paese, incide sia sull’offerta dei servizi, sempre più sotto l’attacco della spending review (revisione di spesa pubblica, ndr), sia sul benessere psicofisico dell’individuo”. Ottime notizie sul fronte della longevità e della sopravvivenza dei neonati. In Italia è aumentata, nei 10 anni trascorsi, la speranza di vita (giunta nel 2012 a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne), mentre è diminuito il tasso di mortalità infantile. “è però sempre più urgente incentivare l’offerta di servizi di prevenzione e di politiche socio-sanitarie ad hoc che riducano – osserva ancora l’Università Cattolica romana – la probabilità dei cittadini di ammalarsi e fronteggino i bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana, con l’insorgenza sempre maggiore di più malattie croniche nello stesso individuo”. Se l’aumento della prevalenza di malattie croniche, legato all’invecchiamento della popolazione, è una prospettiva futura, più allarmante è il quadro odierno: sono aumentati i casi di tumori prevenibili. Dunque, anche per questa ragione, c’è l’esigenza di investire di più in prevenzione. Il ritardo del nostro Paese su questo fronte e il deficit di risorse ad essa destinate “rischiano di far vacillare la salute degli italiani, già sotto l’attacco della congiuntura economica negativa che sta colpendo ormai da anni”. Tra le notizie positive, invece, nel rapporto si rileva che “in Italia si continua ad osservare una tendenza positiva nella diminuzione dei fumatori e anche nella diminuzione del numero medio di sigarette fumate“.

Leggi anche: Più attività fisica, minor rischio di cataratta; I rischi dell’inattività fisica

Fonte: Università Cattolica di Roma- Osservasalute

Pagina pubblicata il 30 marzo 2015.

Ultima modifica: 1 aprile

Alleati per la salute

Alleati per la salute
Il 27 e il 28 marzo a Frascati esperti, onlus e associazioni di pazienti
Due giorni di presentazioni, dibattiti e riflessioni sui pazienti. Il 27 e il 28 marzo 2015 si è tenuto a Frascati (Lazio) un workshop promosso da una multinazionale farmaceutica svizzera.
Il fine principale dei lavori è stato quello di promuovere l’accoglimento del punto di vista dei pazienti. A questo scopo sono state convolte associazioni di persone colpite da diverse malattie, esperti, onlus e molti consulenti dell’industria farmaceutica. Anche l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus ha partecipato ai lavori.

Pagina pubblicata il 27 marzo 2015. Ultimo aggiornamento: 1 aprile 2015

Al Ministero della Salute è nata l’Unità di crisi

Al Ministero della Salute è nata l’Unità di crisi Servirà per interventi urgenti riferibili alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale “Curare” e prevenire le cattive pratiche che si possono verificare nel Sistema Sanitario Nazionale. È questo il fine dell’ Unità di crisi permanente nata il 27 marzo 2015 presso il Ministero della Salute. Il Ministro Beatrice Lorenzin ha firmato, infatti, il suo decreto istitutivo: servirà per gli interventi urgenti laddove sia richiesta rapidità di risoluzione di gravi casi relativi alle prestazioni del sistema sanitario pubblico.Il Ministro della Salute Lorenzin “L’attivazione dell’Unità di crisi – spiega il Dicastero della Salute in una nota – permetterà di rendere più efficace e tempestiva l’azione degli organismi ministeriali e delle altre istituzioni coinvolte”. Inoltre consentirà di programmare meglio gli interventi necessari e, pertanto, di prevenire le malpractice sanitarie (dovute a disorganizzazioni, ritardi od omissioni). Presieduta dal Ministro o da un suo delegato, l’Unità di crisi del Ministero della Salute è così composta: 1) in rappresentanza delle Regioni l’assessore regionale Antonio Saitta; 2) il Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità Gualtiero Ricciardi; 3) il Comandante dei NAS (Nuclei antisofisticazioni e sanità dei carabinieri); 4) il Direttore Generale di AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali); 5) il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Dicastero della Salute. Fino ad oggi l’Unità di crisi più nota era quella del Ministero degli Esteri.

Fonte: Ministero della Salute

Pagina pubblicata il 27 marzo 2015.

Ultima modifica: 1 aprile 2015

Più attività fisica, minor rischio di cataratta

L’importante è non fumare, proteggersi dal sole e alimentarsi correttamente

23 marzo 2015 – La cataratta può essere prevenuta almeno in qualche misura. L’esercizio fisico riduce, infatti, il rischio di esserne colpiti del 13% (confrontando gli individui più attivi con quelli più sedentari). [Di solito si ricorre a un’operazione chirurgica – la più eseguita in assoluto – che consiste nella frantumazione del cristallino opaco con gli ultrasuoni, nella sua aspirazione e nella sua sostituzione con un cristallino artificiale trasparente.]] Nel corso di uno studio svedese pubblicato su [Ophthalmology – condotto per oltre 12 anni su 52 660 persone di età compresa tra i 45 e gli 83 anni – 11 580 individui sono stati colpiti da cataratta correlata all’età. Infatti il cristallino invecchiando tende a diventare opaco, ostacolando il passaggio dei raggi luminosi che convergono sulla retina. Quindi a un certo punto della vita si inizia a vedere come attraverso un vetro smerigliato e le forti fonti luminose abbagliano facilmente nell’oscurità (ad esempio i fari delle automobili).

Durante la ricerca si è tra l’altro tenuto conto del livello di assunzione di frutta e verdura, dell’eventuale impiego di complementi alimentari antiossidanti e della misura in cui si assumeva alcol. Camminare o andare in bicicletta sono, ad esempio, attività associate a un minor rischio di cataratta così come l’attività lavorativa svolta in piedi.

Insomma, un corretto stile di vita è fondamentale anche per la salute oculare. Tra l’altro il fumo, certi farmaci (come il cortisone se assunto per lunghi periodi) e l’eccessiva esposizione al sole senza protezione (ovvero senza occhiali scuri con filtri a norma) possono contribuire allo sviluppo della cataratta.

Fonti: Ophthalmology, IOVS, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci.

Ultima modifica: 10 aprile 2018

Quell’eclissi di sole che può “bruciare” la retina

Eclissi di sole (immagine UAI)

Eclissi di sole (immagine UAI)Quell’eclissi di sole che può “bruciare” la retina Si possono prevenire i danni usando filtri speciali, senza cui si potrebbe perdere la vista Se il sole si oscura a causa di un’eclissi, com’è avvenuto il 20 marzo mattina, la vista può essere compromessa qualora non si usino filtri speciali che prevengono danni permanenti alla retina . Infatti quest’ultima può essere letteralmente “bruciata” quando si fissa a lungo il sole, cosa che si è erroneamente portati a fare quando si verifica un fenomeno astronomico quale la proiezione dell’ombra della luna (che si interpone tra il sole e la Terra). Però la cecità e l’ipovisione causate dall’osservazione diretta e prolungata del sole sono evitabili grazie ad alcune precauzioni.

Fondamentale è non utilizzare normali occhiali da sole, ma esclusivamente filtri specifici ad altissima protezione (come gli occhiali da saldatore, con indice minimo n. 14, che filtrano le radiazioni dannose). Del tutto sicuro è ovviamente collegarsi a siti internet che trasmettono l’ eclissi in diretta . Se non si fa uso di filtri scuri adatti si rischia una maculopatia fototraumatica: i raggi ultravioletti penetrano nel bulbo oculare e, passando attraverso il cristallino, vengono focalizzati sulla zona centrale della retina (macula), quella più sensibile che consente la visione fine. L’eclissi di sole è stata visibile tra le 9:30 e le 11:40 del mattino circa. In generale, in Italia l’oscuramento è stato maggiore nel Nord-Ovest e minore al Sud. L’eclissi totale è stata invece visibile nella sua interezza dal Nord Europa. La successiva eclissi solare, a carattere parziale, avrà luogo il 13 settembre 2015.

Link utili: Osservazioni dirette con filtri ; Proteggere gli occhi dal sole ; Oculisti, con osservazione diretta si rischia la vista

Fonti: Adn , Uai , Nasa

Pagina pubblicata il 17 marzo 2015. Ultimo aggiornamento: 20 marzo

Allergie, il vademecum anti-pollini

pollini

polliniAllergie, il vademecum anti-pollini L’Ospedale Bambino Gesù dispensa consigli per le famiglie: bisogna limitare l’esposizione agli allergeni soprattutto il primavera 11 marzo 2015 – L’impennata delle allergie degli ultimi anni, soprattutto tra i più giovani, è ormai un dato di fatto. A livello oculare sono più frequenti che in passato le congiuntiviti allergiche. Tra le ipotesi avanzate c’è quella dell’inquinamento ambientale oltre, naturalmente, alla predisposizione genetica. In caso di fenomeni allergici a livello oculare è importante non solo sottoporsi a una visita oculistica di controllo, ma rivolgersi anche a un allergologo (che potrà prescrivere il cosiddetto “vaccino“ e/o farmaci antistaminici). Qualunque sia la causa, in vista della primavera è opportuno adottare una serie di accorgimenti per limitare l’esposizione ai pollini e ad altri allergeni. Un milione e mezzo di bambini e ragazzi soffrono di allergie nasali e pollinosi, mentre almeno un milione sono i giovani minorenni affetti da asma. Il fenomeno allergie tra marzo e aprile – quando cipressi, mimose, ulivi, parietarie e graminacee rilasciano i loro pollini in grande quantità – subisce un’impennata e diventa un problema per milioni di persone, adulti e piccoli. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, centro specializzato per la diagnosi e cura di tutte le patologie allergiche, ogni anno vengono trattati circa 8.000 bambini e ragazzi, la metà dei quali proprio per la pollinosi. Ecco i dieci consigli indirizzati alle famiglie per evitare i pollini, limitando le relative allergie che essi provocano: 1. Evitare in primavera i prati, i campi coltivati e i terreni incolti. 2. Evitare, se possibile, nel periodo critico di andare o vivere in campagna. Evitare le gite nelle ore mattutine, soprattutto nei giorni di sole con vento e tempo secco. 3. Scegliere le ferie preferibilmente nel periodo in cui sono più forti i disturbi, per recarsi al mare o in alta montagna. Ricordare che nelle medie altitudini (600-1000 metri) le stesse piante liberano i pollini circa un mese più tardi rispetto alla pianura. 4. Evitare per le vacanze le zone di aperta campagna. Preferire per le passeggiate il sotto bosco dove, più difficilmente giunge il polline. 5. In auto, se possibile, tenere i finestrini chiusi e accendere, dopo aver verificato la pulizia dei filtri, i sistemi di condizionamento. 6. Nel periodo critico praticare sport preferibilmente in luoghi chiusi, palestre e piscine coperte. 7. Non tagliare l’erba del prato nel periodo di malessere e non sostare nelle vicinanze quando altri tagliano, o hanno tagliato l’erba. 8. Nel periodo critico evitare la bicicletta o il motorino. Possono essere utili mascherine a copertura di bocca e naso. Indossare occhiali da sole. Cappelli con visiera. 9. Durante la stagione pollinica, cambiarsi i vestiti rientrando in casa, fare lavaggi endonasali [ossia delle narici e dei seni nasali], doccia e sciacquare il viso e i capelli. 10. Evitare il contatto con il fumo di tabacco e, in quel periodo, anche con polveri o peli di animali domestici.

Fonte di riferimento: Ospedale Bambino Gesù

Ultima modifica: 1 aprile 2015

Diabetici, quando la prevenzione salva la vista

Fondo oculare di diabetico

Fondo oculare di diabeticoDiabetici, quando la prevenzione salva la vista La forma più aggressiva di diabete può causare seri danni alla retina, ma i rischi si possono ridurre significativamente con una terapia intensiva 4 marzo 2015 – Gli zuccheri nel sangue, se sono troppo concentrati, possono devastare la retina. Tuttavia i diabetici possono difendersi: anche se sono affetti dalla forma più grave – il tipo 1 – possono ridurre significativamente i rischi legati alla retinopatia diabetica. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Diabetes si sostiene che tale rischio si può ridurre del 76% grazie a una terapia intensiva che, durata mediamente sei anni e mezzo, ha consentito di mantenere i livelli ematici del glucosio quasi nella normalità. I ricercatori hanno constatato che si può ridurre non solo il rischio di retinopatia diabetica avanzata ma anche di edema maculare . In entrambi i casi può essere necessario ricorrere alla fotocoagulazione laser oppure a farmaci intravitreali iniettati nel bulbo oculare per bloccare i nuovi vasi retinici dannosi. Fondamentale, anche per i diabetici, è seguire una dieta corretta e praticare regolarmente un’attività fisica. Tra l’altro il corpo “ricorda” il passato: la memoria metabolica legata al diabete si può “leggere” utilizzando l’emoglobina glicata presente nel sangue, che fornisce un indizio sull’andamento della glicemia. Questo dato è utile per controllare correttamente il diabete, che nella sua forma più leggera (il tipo 2) può essere curato con un’alimentazione corretta e, se necessario, con farmaci per abbassare la concentrazione di zuccheri nel sangue. In conclusione, la prevenzione va tenuta sempre… bene in vista.

Fonte: Diabetes

Ultima modifica: 31 marzo 2015