Se l’alfabeto braille diventa hi-tech

Se l’alfabeto braille diventa hi-tech Si è tenuto a Isernia un seminario sulle tecnologie digitali per ciechi. SI è parlato anche di riabilitazione visiva Le nuove tecnologie digitali servono anche a “illuminare” il mondo dei non vedenti. Se ne è parlato a Isernia il 27 febbraio, dopo che il 21 febbraio si è celebrata l’VIII Giornata Nazionale Braille. In virtù di a quest’occasione si è tenuto un seminario ovvero una giornata studio intitolata: “Dal braille tradizionale a quello multimediale delle nuove tecnologie digitali: tavoletta e hi-tech a confronto”. Durante il programma è stato trattato anche l’argomento della riabilitazione visiva (ad esempio grazie a un intervento di Michele Corcio, Vicepresidente della IAPB Italia onlus): Aula Magna dell’ITIS “E. Mattei” Viale dei Pentri, Isernia Relatori e interventi: – ore 9:00: registrazione dei partecipanti e saluto delle autorità e rappresentanti istituzionali dell’Associazione – ore 9:30: saluto e intervento del Presidente nazionale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI), Mario Barbuto – ore 10:00: Avv. Paolo Colombo, Responsabile del Centro di documentazione giuridica: “Normativa di tutela del non vedente” – ore 10:20: Prof. Marco Condidorio, presidente regionale UICI Onlus Molise e Direttore I.Ri.Fo.R. Molise : “Dal significato storico dell’invenzione di Louis Braille: l’approccio tiflologico e didattico del codice per i docenti di dott. Michele Corcio, Vicepresidente IAPB Italia onlussostegno” – ore 10:40: Dott. Sabato De Rosa, Assistenza e Consulenza Ausili e Tecnologie Informatiche Servizio Tiflotecnico “Cavazza” , “Il Braille per e su dispositivi mobili”. – 11:20: Antonio Maggiore, Presidente della Cooperativa sociale “Centro italiano tiflotecnico” di Lecce: “Strumenti per l’autonomia e stampante braille” – 11:40: Dott. Salvatore Romano, Componente della Direzione Nazionale UICI: “Gli Ausili e Progetto Mercurio della Apple rivolto ai sordo-ciechi” – 12:00: Dott. Michele Corcio, Vice Presidente IAPB Italia onlus e Consigliere nazionale dell’UICI Onlus: “Attività riabilitativa per gli ipovedenti: realtà e problematicità”. – 12.20: Dibattito e conclusioni.

Pagina pubblicata il 27 febbraio 2015. Ultimo aggiornamento: 2 marzo.

Alterazioni percettive nei malati di Parkinson

Ottotipo per valutare la sensibilità al contrasto

Ottotipo per valutare la sensibilità al contrastoAlterazioni percettive nei malati di Parkinson Sviluppata un’applicazione che consente di valutare la ridotta percezione alle immagini a basso contrasto 26 febbraio 2015 – I campanelli d’allarme non vanno mai sottovalutati quando si tratta di salute. Persino un esame oculistico accurato potrebbe contribuire a individuare una grave malattia neurodegenerativa come il Parkinson . Ad esempio, nel caso in cui si abbia una marcata riduzione della percezione alle immagini a basso contrasto, se sono però state escluse altre cause molto più comuni (come una normale ipovisione). Sfruttando questo nesso è stata sviluppata un’applicazione per tablet che consente ai medici oculisti di fare una diagnosi precoce. La malattia di Parkinson, scrive un gruppo di ricercatori americani e canadesi, “può avere un impatto diretto sulla qualità della vita come, ad esempio, sulla guida, sull’uso degli attrezzi, sulla capacità di trovare gli oggetti e sulla mobilità in condizioni di scarsa luminosità”. Alcuni test basati sulla percezione al contrasto delle lettere (scale di grigi) vengono già utilizzati per diagnosticare non solo l’ipovisione ma anche la sclerosi multipla . La riduzione della sensibilità alle immagini a basso contrasto è riconducibile alla morte di alcune cellule retiniche. Tra l’altro, scrivono i ricercatori sul Journal of Parkinson’s Disease, i malati di Parkinson possono avere dei “deficit nella discriminazione cromatica, nell’elaborazione visiva corticale superiore [ossia a livello cerebrale] e nel controllo oculomotorio”. Però se il contrasto tra due immagini è forte non si rilevano differenze significative tra i malati di Parkinson e le persone sane.

Fonti: Journal of Parkinson’s Disease, IOS Press

Quei puntini amati dai ciechi

Quei puntini amati dai ciechi Il 21 febbraio si è celebrata l’VIII Giornata Nazionale del Braille: la cultura si può trasmettere tattilmente Da Trieste a Catanzaro, passando per l’Italia centrale: il 21 febbraio 2015 è stata celebrata l’VIII Giornata Nazionale del Braille in diversi modi a seconda delle località. Unico protagonista assoluto è stato l’alfabeto tattile – basato su sei puntini in rilievo – inventato dal celebre genio francese (Louis Braille) da cui prende il nome l’ingegnoso sistema. Il braille deve sempre più confrontarsi col mondo delle nuove tecnologie. Il vantaggio è che col computer si può convertire l’alfabeto latino in quello a puntini che vengono punzonati su fogli di carta mediante una stampante speciale. Inoltre esiste anche una barra braille, un dispositivo elettromeccanico che si interfaccia direttamente col computer (i puntini escono fuori come piccoli pistoncini, designando le lettere a chi le sa leggere tattilmente). La Giornata nazionale del Braille è una ricorrenza atta a sensibilizzare “l’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti” (legge 3 agosto 2007). La data del 21 febbraio è stata scelta perché coincide con la Giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica promossa dall’Unesco. “Il braille è un sistema che aiuta più di trenta milioni di ciechi nel mondo – ha affermato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus e della Stamperia Regionale Braille –: è diventato la ‘vista’ dei non vedenti. Così come i vedenti usano la penna per scrivere, gli occhi per leggere qualsiasi libro e giornale, noi abbiamo il braille”. Il problema della cecità impedisce ai non vedenti di svolgere tante attività che spesso vengono date per scontate. Tuttavia oggi i ciechi possono più che in passato – se in possesso degli strumenti giusti –esprimersi in tante discipline, nello studio, nell’arte e diventare, dei professionisti alla stessa stregua dei vedenti. Infine va ricordato che nel mondo la cecità è prevenibile in otto casi su dieci. In molti casi (soprattutto quando si parla di cataratta ) si tratta di cecità reversibile, mentre col glaucoma e le malattie degenerative retiniche non è così. Tuttavia una diagnosi tempestiva ed eventuali trattamenti spesso possono fare molto.

Fonti di riferimento: Istituto Rittmeyer , Uici Catanzaro ( Infooggi )

Pagina pubblicata il 23 febbraio 2015

La cornea sotto i riflettori

Cornea prima del trapianto

Cornea prima del trapiantoLa cornea sotto i riflettori Dal 19 al 21 febbraio 2015 al Policlinico A. Gemelli si è svolto il XIX Congresso Nazionale della Società Italiana trapianto di cornea 21 febbraio 2015 – Come e quando effettuare un trapianto di cornea ? Come trattare una malattia quale il cheratocono ? Come procedere a un intervento di cataratta senza complicazioni corneali? A molti quesiti si è trovato risposta in occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana Trapianto di Cornea ( S.I.TRA.C. ), che si è svolto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico A. Gemelli di Roma dal 19 al 21 febbraio 2015. Leggi tutta la notizia

Verso le lenti a contatto telescopiche

Verso le lenti a contatto telescopiche Presentato un prototipo all’ American Academy for the Advancement of Science . Consente d’ingrandire quasi tre volte le immagini e si può abbinare ad occhiali intelligenti 17 febbraio 2015 – Sono lenti a contatto dotate di un sistema hi-tech che consente di ingrandire le immagini quasi tre volte. Possono lavorare in abbinamento a un paio d’occhiali intelligenti che rispondono a comandi palpebrali: se l’occhio destro viene strizzato l’immagine viene ingrandita, mentre se lo fa il sinistro l’immagine torna alla propria grandezza naturale. Per ora ne esiste solamente un prototipo: è stato presentato il 13 febbraio 2015 a San José, in California, in occasione dell’American Academy of the Advancement of Science. In futuro si potrebbe evitare un intervento più invasivo qual è l’ impianto di un minitelescopio galileiano nell’occhio. “Pensiamo che queste lenti siano molto promettenti per gli ipovedenti e per le persone affette da degenerazione maculare legata all’età ( AMD )”, ha affermato Eric Tremblay, ricercatore del Politecnico di Losanna (Svizzera), che ha lavorato assieme a Joe Ford dell’Università della California (San Diego) e ad altri esperti. Va detto tuttavia che, almeno per ora, la qualità della visione non sembra molto buona. L’immagine appare, infatti, biancastra (come se si avesse la cataratta). In ogni caso, la strada sembra molto promettente. I ricercatori hanno, tra l’altro, lavorato un paio d’anni per rendere le lenti a contatto sclerali più tollerabili all’occhio. Tuttavia ad oggi il grado di permeabilità all’ossigeno non pare ancora adeguato. “In questo stadio – ha concluso Tremblay – si tratta ancora di ricerche, ma speriamo che alla fine diventerà un’opzione reale per i malati di AMD”.

Fonti: Policlinico di Losanna (Svizzera) , AAAS

Ultima modifica: aprile 2015

Quel glaucoma silente che colpisce le cellule nervose

Cellule gangliare retinica (Immagine: UC SAN DIEGO SCHOOL OF MEDICINE, USA)

Cellule gangliare retinica (Immagine: UC SAN DIEGO SCHOOL OF MEDICINE, USA)Quel glaucoma silente che colpisce le cellule nervose Basta una settimana di pressione oculare elevata perché inizino a danneggiarsi la retina e il nervo ottico Tra le prime “vittime” della pressione oculare troppo alta ci sono le cellule retiniche dette gangliari (o ganglionari). Ricercatori dell’Università della California (San Diego, Usa) hanno fatto ricorso a cavie di laboratorio geneticamente modificate per studiare i primi effetti del glaucoma , la prima causa di cecità irreversibile al mondo. Bastano sette giorni di pressione oculare troppo elevata per iniziare a provocare già danni alla retina e alla testa del nervo ottico (papilla ottica). Dunque è fondamentale tenere sempre sotto controllo la pressione oculare per prevenire danni irreversibili: il glaucoma, se non trattato (generalmente con colliri ipotensivi), causa il restringimento progressivo del campo visivo (visione tubulare) fino alla perdita della vista. Le cellule gangliari sono neuroni specializzati i cui assoni confluiscono nel nervo ottico e, attraverso di esso, conducono fino alla corteccia cerebrale i segnali elettrici in cui le immagini sono state tradotte a livello retinico. Già dopo una settimana di pressione oculare elevata tutte le cellule ganglionari retiniche studiate nel modello murino hanno subito danni significativi a livello strutturale come, ad esempio, la riduzione del numero e della lunghezza delle ramificazioni dendritiche. Insomma, questi neuroni retinici particolarmente importanti è come se si fossero “rinsecchiti”, analogamente ad alberi che non vengono annaffiati. “Nel glaucoma il comprendere la tempistica e la modalità dei cambiamenti cellulari che conducono alla morte delle cellule ganglionari retiniche dovrebbe facilitare lo sviluppo di strumenti che diagnosticano e rallentano o bloccano tali cambiamenti, preservando infine la visione”. È quanto ha affermato il prof. Andrew D. Huberman, coautore californiano dello studio pubblicato su The Journal of Neuroscience.

Fonti: University of California – San Diego (Usa), The Journal of Neuroscience

Pagina pubblicata il 13 febbraio 2015.

Ultima modifica: 27 marzo 2015

Screening neonatali, in futuro probabili più esami

Nato prematuro

Nato prematuro Screening neonatali, in futuro probabili più esami La prevenzione passa anche per le visite sin dalla nascita: al neonatologo si può affiancare un oculista 12 febbraio 2015 – Anche l’occhio vuole la sua parte. Quando si tratta di sottoporre un neonato a un controllo medico non bisogna trascurare né il neonatologo né, possibilmente, l’oculista. Il pediatra può decidere se effettuare un check-up medico di base oppure uno più approfondito. In alcuni casi può rinviare a uno specialista. Ora a livello normativo potrà esserci un’estensione degli obblighi legati agli screening neonatali. “Lo screening è l’attività di sanità pubblica finalizzata – scrive l’Ospedale Bambino Gesù di Roma – all’ individuazione precoce di malattie per le quali esiste una cura il cui inizio nei primi giorni di vita è in grado migliorare in modo significativo la prognosi, riducendone la morbilità , il rischio di disabilità e di mortalità. In Italia lo screening neonatale per la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo è obbligatorio per tre malattie congenite: l’ ipotiroidismo , la fenilchetonuria e la fibrosi cistica . Da una decina d’anni a questa parte, è disponibile uno screening allargato, per permettere di identificare alla nascita la presenza di un rilevante numero di altre malattie metaboliche”. Lo screening esteso è iniziato in Toscana sin dal 2004, passando dalle tre obbligatorie a oltre 40 malattie metaboliche. Lo scopo è quello di individuare, prima della comparsa dei sintomi, le malattie genetiche: una diagnosi precoce consente di iniziare rapidamente terapie specifiche laddove queste siano disponibili. Nuovi provvedimenti legislativi potrebbero riordinare gli screening neonatali allargati. “Non esistono – scrive il Bambino Gesù – ostacoli di natura tecnologica allo screening allargato, ma rimane l’esigenza di mantenere saldi i criteri della disponibilità di un trattamento in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita del paziente e la possibilità di offrire una consulenza genetica alla famiglia per una riproduzione responsabile”.

Fonte: Ospedale Bambino Gesù

Il diabete in agguato

Il diabete in agguato Presentato presso il Ministero della Salute un nuovo Rapporto su una malattia sempre più diffusa. Tra i rischi principali c’è la retinopatia diabetica 11 febbraio 2015 – Troppi zuccheri nel sangue possono tendere una “trappola” alla nostra salute, compresa quella visiva. Il diabete è sempre più diffuso: oggi in Italia sono 3,6 milioni le persone che ne sono affette. Inoltre ci sono individui che, pur soffrendo della malattia, non ne sono a conoscenza: ogni tre diabetici ce n’è un quarto che ancora non sa di esserlo. Provocando gravi danni, oltre che alla vista, anche al sistema cardiovascolare, ai reni e agli arti inferiori. Mercoledì 11 febbraio è stato presentato a Roma, presso il Ministero della Salute, l’Italian Barometer Diabetes Report 2014: si tratta di un rapporto periodico sul diabete nel nostro Paese. Questa pubblicazione è curata dall’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO), col patrocino del Dicastero della Salute e dello European Public Health Association–EUPHA. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e il Prof. Renato Lauro, Presidente dell’IBDO Foundation.Retinopatia diabetica “La retinopatia diabetica – si legge nel Rapporto – costituisce la principale causa di cecità legale fra i soggetti in età lavorativa ed è inoltre responsabile del 13% dei casi di handicap visivo. Circa un terzo dei soggetti con diabete è affetto da retinopatia e ogni anno l’1% viene colpito dalle forme più severe di questa patologia”. Il diabete è una malattia subdola: si può presentare persino senza causare particolari sintomi e per questo è fondamentale misurare periodicamente la glicemia (=concentrazione di zuccheri nel sangue). Per prevenirla, compresi i danni associati, è fondamentale un corretto stile di vita: mangiare sano, praticare attività fisica e… recarsi periodicamente dal medico. Le numerose complicazioni del diabete influiscono in modo drammatico sullo stato dell’individuo a livello psicologico, fisico e sociale, mettendone a repentaglio il proprio benessere. Il 15% dei malati soffre di malattie coronariche, il 22% di retinopatia diabetica ed è a rischio di cecità, il 38% presenta alterazioni a livello renale ed è a rischio di dialisi, il 3% soffre problemi ai piedi ed è a rischio di amputazione. Le cause principali dell’aumento del numero di diabetici (secondo l’Oms sono 347 milioni) sono l’invecchiamento della popolazione e il progressivo aumento dell’obesità nonché il peggioramento dello status socio-economico. Insomma, il diabete è una malattia complessa, che va sempre sorvegliata a vista.

Leggi anche “ Quel diabete da tenere d’occhio ”

Fonti principali: IBDO , Oms

Verso i nuovi Livelli essenziali d’assistenza

Verso i nuovi Livelli essenziali d’assistenza Il Ministero della Salute punta a combattere l’inappropriatezza trovando un’intesa con le Regioni 10 febbraio 2015 – Il “virus” da debellare è l’inappropriatezza, quello delle troppe prescrizioni inutili che causano un aggravio per le casse pubbliche. Il Ministero della Salute ha messo in campo i nuovi Livelli essenziali d’assistenza ( LEA ), presentandoli prima ai tecnici delle Regioni e poi in Commissione Igiene e Sanità del Senato (Indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale). I precedenti LEA risalivano al 2001, dunque gli aggiornamenti erano in una fase di stallo. Anche riguardo al nomenclatore molti lamentavano l’obsolescenza di ausili, protesi e dispositivi, che ovviamente non tenevano conto dell’evoluzione tecnologica. La ripartizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza è la seguente: prevenzione collettiva e sanità pubblica (le vaccinazioni); assistenza distrettuale; assistenza sociosanitaria; misurazione della pressione intraoculare (tonometria)assistenza ospedaliera; assistenza specifica a particolari categorie di assistiti. Entrano tra le cronicità cosiddette “protette” sei nuove patologie gravi ( Bpco , rene policistico autosomico dominante , osteomielite cronica , endometriosi di stadio III e IV, malattie renali croniche e talidomide ). L’elenco delle malattie rare sostituisce integralmente quello attuale: entreranno nella lista circa 110 nuove malattie, singolarmente o in gruppo, mentre non dovrebbero più essere previste sindromi come quella di Down o la celiachia . Il glaucoma è la patologia oculare che rientra tuttora nei Livelli essenziali di assistenza. In particolare, si legge in un documento ministeriale, è prevista un prima visita oculistica e una visita di controllo (periodica). Tra gli esami diagnostici elencati compaiono la tomografia retinica a coerenza ottica ( OCT ), lo studio del campo visivo , l’ ecografia oculare , l’elettroretinografia, così come i potenziali evocati visivi ( PEV ), i test di provocazione e la curva tonometrica: con quest’ultima ci si riferisce al monitoraggio della pressione oculare a vari orari della giornata, utile per capire se ci siano dei picchi pressori potenzialmente nocivi per il nervo ottico. In un’intervista rilasciata dal Ministro Lorenzin è stato annunciato che i nuovi LEA saranno pronti entro giugno 2015.

Fonti di riferimento: Sole 24 Ore-Sanità , Ministero della Salute. Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2015

Se l’attenzione si legge nello sguardo

Se l’attenzione si legge nello sguardo La dimensione della pupilla è un indice importante per capire quanto si sia concentrati 5 febbraio 2015 – Il livello di concentrazione di un individuo si può leggere negli occhi. Nella vita quotidiana le dimensioni della pupilla sono un indice importante per capire quanto la mente sia focalizzata su un compito prestabilito, su un oggetto o su una persona. Le tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale mostrano che la corteccia cingolata anteriore dorsale (dACC) è quella parte del cervello che, situata nella regione superiore dei lobi frontali, regola il conflitto tra gli obiettivi da perseguire e i fattori di distrazione. Questo aspetto è particolarmente importante per selezionare gli stimoli socialmente importanti. Un nuovo studio di ricercatori americani della Stanford University e della Duke University illustra questo punto grazie a esperimenti condotti sulle scimmie (macachi). “Per alcuni neuroni – scrivono gli autori dell’articolo pubblicato su Neuron – i segnali conflittuali durante determinati compiti hanno predetto le successive variazioni della dimensione pupillare”. Infatti il diametro della pupilla può riflettere lo stato d’animo dell’interlocutore. Se una persona, ad esempio, si trova in uno stato di eccitazione ha le pupille più dilatate (o anche se è in uno stato di rabbia). Lo stesso fenomeno si verifica quando si apprezza qualcosa o qualcuno. Quanto la dilatazione della pupilla sia correlata con l’attenzione si è constatato anche sui bambini piccoli: per valutare quale, tra due o più oggetti, sia più interessante per un neonato, si possono misurare non solo i tempi di fissazione, ma si può ricorrere anche alla pupillometria. Insomma, la dimensione della pupilla è generalmente proporzionale all’attenzione.

Fonti principali: Neuron, Infancy, Front. Psych.