Prevenire le malattie con un corretto stile di vita L’Oms ha pubblicato un rapporto sulle patologie non trasmissibili. No al fumo, a un eccesso di sale o di alcol e alla sedentarietà 21 gennaio 2015 – Non fumare, mangiare sano riducendo il consumo di sale, praticare più esercizio fisico e non abusare dell’alcol. Ma anche vaccinarsi contro l’epatite B per prevenire il cancro al fegato e assumere i farmaci prescritti dal medico (soprattutto se si soffre di cuore o di diabete). È questa la “ricetta” di lunga vita dell’Oms, che ha pubblicato un rapporto sulle malattie non trasmissibili. Ogni anno l’Agenzia Onu stima che uccidano 38 milioni di persone (nel 2012, in tre casi su quattro in Paesi a reddito medio-basso).
La maggior parte di questi decessi avviene per patologie cardiovascolari (17,5 milioni), seguite da tumori (8,2%), malattie respiratorie (4 milioni) e diabete (1,5 milioni). Nel 42% dei casi le patologie non contagiose sono però evitabili; eppure tre anni fa hanno provocato nel mondo una morte prematura in 16 milioni di persone. Una dieta corretta – varia, povera di grassi animali, ricca di vitamine e Omega-3 – contribuisce, tra l’altro, alla salute oculare. Per gli occhi fanno particolarmente bene i mirtilli, le carote, il pesce grasso (salmone, ecc.), le verdure a foglia verde, le noci, ecc. Ad esempio in questo modo si può contribuire a ridurre il rischio di essere colpiti da malattie retiniche quali l’AMD. “Un’evidenzia stringente suggerisce che – concludono ricercatori svizzeri e olandesi sulla rivista scientifica Nutrients – migliorare l’alimentazione protegge la salute, previene la disabilità, favorisce la produttività e salva vite”. Anche i controlli medici periodici sono fondamentali: una diagnosi precoce può salvare la vista e anche la vita.
Più risparmi con la prevenzione
Più risparmi con la prevenzione La Corte dei Conti: possibile un’ulteriore “razionalizzazione“ della spesa sanitaria pubblica 20 gennaio 2015 – “Il potenziamento dei programmi di medicina preventiva […] è uno strumento capace, sul medio-lungo periodo, migliorando le condizioni generali di salute della popolazione, di generare minore spesa sanitaria e maggiore appropriatezza nell’uso delle risorse”. Dunque più risparmi per le casse dello Stato e una spesa più intelligente. È quanto scrive la Corte dei Conti nella sua ultima relazione (“Relazione sulla gestione finanziaria per l’esercizio 2013 degli enti territoriali”). Di certo la centralizzazione degli acquisti è encomiabile, ma si può fare meglio sia a livello di appropriatezza prescrittiva che di prestazioni ospedaliere. Insomma, si registra un eccesso di medicalizzazione e di medicina difensiva, laddove invece gli esami andrebbero prescritti solo quando davvero necessari. Se, a livello di gestione finanziaria sono complessivamente promosse la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, così come la Toscana, l’Umbria e le Marche, sono invece “controllate” la Basilicata e la Liguria. In generale, quindi, sono più virtuose le regioni del centro-nord, ma questa non è una novità. Tra le regioni con maggiore incremento della spesa sanitaria corrente (periodo 2012-2013) spiccano la Toscana (+19,44%), l’Abruzzo (+17,36%) e il Piemonte (+16,47%), mentre le riduzioni maggiori si sono verificate in Calabria, Liguria, Lazio e Campania. Comunque, va detto che – oltre alle vecchie inefficienze – le regioni e le amministrazioni meridionali sono state quelle più colpite da manovre di contenimento della spesa (periodo 2008-2013). Complessivamente la sanità ha subito una contrazione nell’ultimo triennio, soprattutto a livello di spesa per il personale e di spesa farmaceutica convenzionata.
Fonte principale: Sole24h-Sanità
Operazione di cataratta col “bisturi” di luce coerente
Operazione di cataratta col “bisturi” di luce coerente Al Careggi di Firenze iniziati gli interventi mediante laser a femtosecondi 19 gennaio 2015 – I primi interventi ultraprecisi di cataratta, effettuati con un laser a femtosecondi, sono stati eseguiti presso l’ospedale pubblico Careggi di Firenze. Si tratta di uno strumento attualmente considerato il bisturi più piccolo al mondo, in grado di separare le cellule della cornea e del cristallino. Si tratta di una luce coerente nel vicino infrarosso, con impulsi della grandezza di pochi micron e di brevissima durata. Grazie al laser a femtosecondi le incisioni effettuate sulla superficie oculare per rimuovere il cristallino opaco (preventivamente frantumato con gli ultrasuoni) sono molto precise e piccole; pertanto i tempi di recupero dopo
l’operazione sono di solito più rapidi. Tra l’altro vi è un più basso rischio di astigmatismo successivo all’intervento. Insomma, l’operazione di cataratta è sempre più tecnologica, rapida e precisa. “La tecnologia – scrive il Careggi – che si sta sperimentando nella nuova oculistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria fiorentina, che esegue oltre tremila interventi di cataratta all’anno, consente livelli di precisione chirurgica superiori e un tempo di esecuzione di alcuni istanti, per la fase operatoria precedente all’inserimento del cristallino artificiale. Il laser a femtosecondi agisce attraversando il tessuto corneale senza danneggiarlo fino ad una determinata profondità, stimabile tra i 90 ed i 140 micron, con una precisione impossibile da raggiungere con gli strumenti meccanici”. “Le misurazioni per l’incisione – spiega l’ospedale fiorentino – sono eseguite in ambulatorio il giorno prima dell’intervento e quindi il computer guiderà il laser in sala operatoria. Il sistema è simile a quello dei navigatori satellitari: il chirurgo si orienta nel percorso millimetrico dell’incisione, tracciato dal computer, con immagini virtuali integrate con quelle del microscopio operatorio”. “Il laser a femtosecondi serve inoltre – scrive il Careggi – ad aprire con precisione micrometrica la capsula del cristallino e a divide i maniera non invasiva il nucleo della cataratta“. Al Careggi sono stati operati i primi pazienti selezionati per la complessità delle condizioni cliniche, che non consentivano l’esecuzione dell’intervento con tecnica tradizionale. Il laser a femtosecondi risulta, tra l’altro, in uso anche presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara (Centro regionale d’eccellenza in oftalmologia).
Fonti: Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi , Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara
Ultima modifica: 23 gennaio 2015
Ocse: in Italia la sanità è migliorata ma troppe disparità regionali
Ocse: in Italia la sanità è migliorata ma troppe disparità regionali Presentato un nuovo rapporto presso il Ministero della Salute. Bisognerebbe puntare maggiormente alla prevenzione e alla corretta gestione delle malattie croniche 16 gennaio 2015 – Se l’assistenza sanitaria italiana ha fatto significativi passi in avanti negli ultimi decenni, permangono però forti disparità tra le regioni. Inoltre, nel sistema sanitario l’Italia dovrebbe mettere al primo posto la gestione delle malattie croniche e la prevenzione. È quanto si legge in un nuovo rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) presentato il 15 gennaio presso il Ministero della Salute. Nonostante l’aumento delle malattie croniche, l’Italia sta “facendo progressi piuttosto lenti verso un modello sanitario in cui la gestione delle patologie croniche e la prevenzione siano in prima linea. L’Italia spende, ad esempio, meno di un decimo dell’Olanda e della Germania per l’assistenza preventiva”. Gli indicatori di salute della popolazione italiana sono tra i migliori nell’area Ocse (ci si riferisce principalmente a Europa, Nord America, Australia e Giappone). L’Italia risulta al quinto posto come aspettativa di vita alla nascita (82,3 anni). I tassi di mortalità in seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media dei Paesi benestanti considerati.
I tassi di ricovero ospedaliero in Italia variano significativamente a seconda delle regioni. Dunque, prosegue l’Ocse, “sono necessari sforzi per sostenere le regioni e le provincie autonome più deboli affinché possano erogare servizi di alta qualità. È necessario sviluppare un approccio più omogeneo ed ambizioso per monitorare e migliorare la qualità a livello nazionale. Un’infrastruttura informativa meno frammentata aiuterebbe a valutare meglio la qualità dell’assistenza sanitaria”. Negli ultimi anni il settore sanitario ha subito forti pressioni di contenimento della spesa. Mentre l’Italia fornisce mediamente un’assistenza sanitaria di qualità a un costo relativamente basso, la crisi economica l’ha messa a dura prova. A ciò si aggiunge il problema dell’invecchiamento demografico della popolazione. Quindi l’Ocse raccomanda all’Italia di assicurare un’applicazione più omogenea a livello regionale delle iniziative nazionali per la qualità e i requisiti minimi, includendo l’assistenza primaria e assistenziale. Bisogna, infine, ampliare le “reti per l’assistenza territoriale e gli ospedali di comunità su tutto il territorio nazionale” puntando, in particolare, “all’assistenza agli anziani, ai pazienti che presentano morbosità multiple e al coordinamento delle cure”.
Fonti: Ocse , Ministero della Salute , Oecd Reviews of Health Care Quality – Italy
Ultima modifica: 2 aprile 2015
F(or)se la sanità italiana diventa più elettronica
F(or)
se la sanità italiana diventa più elettronica Il 13% della popolazione sarebbe dotato di un Fascicolo sanitario elettronico attivo. Solo il 6% delle cartelle cliniche risulta dematerializzato 14 gennaio 2015 – Si scrive “ Fascicolo sanitario elettronico (FSE) ” e si intende carta dotata di chip. Qui verranno caricati tutti i dati sanitari personali: dai referti medici all’esito delle visite specialistiche fino alla prenotazione degli esami. Insomma, una comodità in più per il cittadino e un accesso più semplice ai dati sanitari da parte dei medici consultati. Senonché, al momento in cui scriviamo, indicativamente solo il 13% della popolazione italiana sarebbe dotata di un fascicolo attivo, con in testa la Lombardia, dove circa sei milioni di persone ne
farebbero già uso. Seguono, a distanza, la Toscana e la provincia autonoma di Trento; ma risultano anche l’Emilia Romagna e la Sardegna. In tutte le altre regioni il fascicolo sanitario elettronico è in fase di realizzazione, in sperimentazione o è genericamente previsto. Insomma, sembra ancora utopia. “Uno dei problemi principali da affrontare – si legge in un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri intitolato ‘Strategia per la crescita digitale’ – per arrivare ad una completa diffusione Panorama della Sanità , Linee guida presentazione Fse , Strategia crescita digitale
Ultima modifica: 4 settembre 2015
Ipertensione, maggiori rischi per la vista
Ipertensione, maggiori rischi per la vista Misurarsi regolarmente la pressione è essenziale sia a livello oculare che generale 7 gennaio 2015 – Se la pressione sanguigna rimane elevata per almeno quattro settimane non è solo il sistema cardiocircolatorio a risentirne, ma potenzialmente anche la vista. Infatti un nuovo studio condotto su cavie animali fornisce un nuovo indizio: a causa dell’ipertensione persino gli occhi sarebbero più esposti a un incremento della pressione oculare ( glaucoma ) e non solo a un maggiore rischio di problemi retinici ( retinopatia ipertensiva ). Anche se questi risultati andranno ulteriormente verificati, si è visto come un picco pressorio sanguigno che dura un’ora sia generalmente meno dannoso di un aumento cronico della pressione per un mese consecutivo. Morale della favola è che, soprattutto dopo una certa età, sia fondamentale sottoporsi a controlli medici regolari e approntare rapidamente una terapia anche in caso di pressione sanguigna troppo elevata. In ogni caso, il fattore determinante che causa una malattia oculare come il glaucoma è quello genetico; quindi è essenziale controllare periodicamente la pressione degli occhi soprattutto se quella malattia oculare è già presente in famiglia (altrimenti si rischiano danni irrimediabili al nervo ottico). Insomma, sempre meglio farsi dare un’occhiata periodicamente da un medico oculista.
Fonte: IOVS
Ultima modifica: 16 gennaio 2015
Occhio al “sole artificiale”
Lampade e lettini abbronzanti possono causare, se usati in modo scorretto, alcuni danni alla salute: non solo ustioni (79,5%), ma anche lesioni oculari (5,8%) e sincope (9,5%). Sono questi i principali rischi – dovuti essenzialmente a un abuso o a un uso scorretto delle lampade e dei lettini abbronzanti – trattati negli ospedali americani tra il 2003 e il 2012.
Complessivamente in uno studio scientifico pubblicato su JAMA Internal Medicine sono stati considerati 3.234 casi. Il più delle volte i danni dovuti al “sole artificiale” riguardano le donne (82,2%) e i giovani (sono il 35,5% tra i 18 e i 24 anni).
Dal melanoma alla congiuntivite
E’ stato quindi dimostrato che il ricorso a lampade e lettini abbronzanti favorisce i tumori alla pelle (melanomi) nonché l’invecchiamento precoce del nostro aspetto. Anche per questo è opportuno indossare non solo occhialini protettivi, ma anche applicare delle creme solari prima dell’esposizione intensa ai raggi ultravioletti (dotate di filtri ad elevata protezione). Fortunatamente negli Usa si è registrata però una forte riduzione dei casi di danni da lampade abbronzanti, meno utilizzate che in passato secondo le statistiche di qualche tempo fa: si è passati da 6.487 casi nel 2003 a meno di duemila nel 2012.
In uno studio pubblicato su JAMA sono state, tra l’altro, considerate le “ustioni oculari, cheratiti e la sensazione di corpo estraneo nell’occhio”. Anche quando ci si espone al sole (in particolare sulla neve e al mare) si corrono dei rischi: proteggersi con occhiali dotati di filtri a norma di legge è fondamentale per preservare la propria salute oculare, evitando infiammazioni della cornea, della congiuntiva e – nei casi più gravi – persino danni retinici (maculopatia fototraumatica).
FDA: i minori non usino i lettini solari
Tra l’altro dal primo gennaio 2015 i solarium e i lettini solari sono vietati nello Stato australiano di Victoria, dopo analoghi provvedimenti adottati in altre regioni dell’Australia. Negli Stati Uniti, invece, la Food and Drug Administration (FDA) raccomanda fortemente di limitare ai maggiorenni l’uso dei dispositivi abbronzanti, evitando di farli usare invece ai minorenni perché considerati più a rischio (tanto che la stessa Agenzia governativa ha proposto di vietarli per legge sotto i 18 anni).
Cosa dice l’OMS
In un Rapporto dettagliato pubblicato nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa sui lettini solari, sconsigliandone l’uso specialmente ai più giovani, a coloro che hanno già avuto il melanoma oppure hanno altri casi di melanoma in famiglia e a chi si ustiona più facilmente (i fototipi più a rischio hanno occhi chiari, lentiggini e storie pregresse di ustioni specialmente durante l’infanzia).
D’obbligo sono gli occhialini schermanti da indossare durante l’eventuale esposizione alla fonte artificiale di raggi ultravioletti. Tuttavia, l’OMS sostiene che tale esposizione può favorire la formazione della cataratta e altre patologie o fastidi oculari (prurito, congiuntivite, ecc.). Scrive l’Agenzia ONU senza mezzi termini:
L’esposizione agli UV è associata a una serie di problemi oculari, compresi danni alle palpebre, alla cornea e al cristallino. La reiterata esposizione degli occhi ai raggi ultravioletti causa sia fastidi oculari transitori che danni oculari permanenti. L’occhio è fatto in modo da bloccare la maggior parte dei raggi ultravioletti che raggiungono e danneggiano la retina. Tuttavia gli UV-A e la luce blu, provenienti sia dal sole che da dispositivi abbronzanti, possono raggiungerla causando malattie acute e croniche.[[WHO, “Artificial tanning devices – Public health interventions to manage sunbeds” (2017), p. 39]]
Leggi anche: Proteggere gli occhi dal sole. Gli Usa puntano a vietare le lampade solari ai minorenni. Vedi anche: “Politiche e pratiche per la prevenzione del cancro” (Usa)
Fonti: JAMA Intern Med., Better Health Channel, La Stampa, WHO
Pagina pubblicata il 18 dicembre 2014. Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2017
Troppa diagnostica per nulla
Troppa diagnostica per nulla L’abuso di esami inutili mette a dura prova il Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia i Livelli Essenziali di Assistenza non prevedono ad oggi uno screening oftalmologico alla nascita La sanità è centrale per i cittadini, ma l’abuso di esami diagnostici non è affatto sano per la tenuta complessiva del Sistema sanitario italiano. Non solo l’Italia vive un invecchiamento demografico senza precedenti, ma sempre più anziani sono colpiti da diverse malattie croniche. Ciò mette a dura prova la tenuta del Sistema sanitario nazionale nella sua portata universalistica ossia l’assistenza rischierà di non essere più accessibile a tutti. La questione diventa spinosa se si considera che sempre più medici applicano la cosiddetta medicina difensiva: per tutelarsi prescrivono più esami del necessario. Però la prevenzione resta essenziale.
Con questo spirito si è fatto il punto sullo stato sanitario dell’Italia, presentando il 18 dicembre 2014 – nella cornice del Ministero della Salute di Lungotevere – un ricco volume di circa 650 pagine corredato da numerosi grafici e tabelle. Pur in assenza del Ministro della Salute Lorenzin che ha scritto la Presentazione del tomo, vari esperti hanno discusso l’ampio lavoro assieme al Sottosegretario alla Salute De Filippo. Troppo fumo, meno salute Non solo nel volume – curato da G. Simonetti (Università di Tor Vergata) e colleghi – si affrontano temi quali la qualità della vita (bisogna fumare meno, non bere troppo e muoversi di più), ma anche l’importanza della prevenzione viene ripetutamente sottolineata. Persino i tumori si stima che siano prevenibili con uno stile di vita sano in circa il 70% dei casi. Meno ciechi, più ipovedenti
Se per un verso sono diminuiti i ciechi, per un altro verso sono aumentati gli ipovedenti. L’allungamento della vita media provoca l’incremento di malattie degenerative, comprese quelle della retina (come l’ AMD ). Ciò induce il servizio sanitario “a organizzare interventi di tipo preventivo, terapeutico e riabilitativo”. Tuttavia bisognerebbe investire ancora più in prevenzione anche per garantire un maggiore risparmio alle casse pubbliche. Si tenga presente che ormai in Italia, su una popolazione di oltre 60 milioni d’abitanti, il 21,2% ha più di 65 anni. Per i bimbi occhi più sani con la prevenzione Tra i bambini fino ai cinque anni d’età, secondo il Ministero della Salute, “i difetti oculari congeniti rappresentano oltre l’80% della cause di cecità e ipovisione”, una percentuale che scende al 60% entro i dieci anni d’età. Però ancora oggi non è contemplato nei Livelli Essenziali d’Assistenza ( LEA ) uno screening oftalmologico alla nascita e, quindi, “la diagnosi [delle malattie oculari] è spesso tardiva”. Eppure, nel complesso, risulta una migliore assistenza neonatale rispetto al passato. La salute del Paese “L’importanza del settore salute per lo sviluppo economico e sociale di un Paese, la necessità di sviluppare modelli innovativi e sostenibili di sistemi sanitari, l’importanza di focalizzare l’attenzione sulla prevenzione. Di fronte a queste sollecitazioni, lo scenario italiano – si legge nella Presentazione del Ministro della Salute – presenta un quadro complesso, sia sotto l’aspetto economico-finanziario che clinico-assistenziale, che richiede sforzi notevoli. Dal punto di vista economico-finanziario il sistema risente della crisi”. Complice il fatto che, nel 2013, il 14,7% della popolazione italiana ha dichiarato di essere affetto da almeno una malattia cronica grave: un fardello notevole sia soggettivamente che oggettivamente. Più lavoro d’équipe in sanità, meno spreco di farmaci Sarebbe necessario più lavoro d’équipe tra medici con diverse specializzazioni che invece risulta, secondo Simonetti, attualmente poco coordinato. Insomma, gli utenti del Servizio sanitario nazionale potrebbero essere seguiti in modo meno frammentato, un problema che si acuisce in presenza di più malattie croniche. Inoltre bisognerebbe risparmiare anche sui farmaci inutili. Tanto che, ha concluso il docente universitario, “circa dieci farmaci al giorno provocano nel 57% dei casi una iatrogenicità“ ossia nuocciono alla salute in oltre un caso su due. Insomma, non è solo attraverso il taglio dei posti letto che passeranno le future linee di risparmio statale a livello sanitario. Scarica la Relazione sullo Stato Sanitario del Paese (2012-2013) del Ministero della Salute
Fonte di riferimento: Ministero Salute
Pagina pubblicata il 18 dicembre 2014.
Ultima modifica: 7 gennaio 2015
Più controlli oculistici prima della scuola
Più controlli oculistici prima della scuola Secondo un nuovo studio Usa vanno eseguiti almeno a 3 anni e prima dei 6 anni. Altri esperti raccomandano anche un controllo alla nascita Almeno all’età di tre anni e prima dei sei anni ci sono due appuntamenti da non perdere. Quelli con un oculista. Se, poi, si esegue un controllo oculistico anche alla nascita è ancora meglio: si riducono sensibilmente i rischi di andare incontro a patologie oculari non diagnosticate. Nel numero di gennaio della rivista Optometry and Vision Science – i cui contenuti sono stati anticipati nei giorni scorsi – si legge che idealmente si dovrebbero far controllare i bambini una volta l’anno dai 3 ai 6 anni. “Bambini in età prescolare – scrivono gli autori dello studio – hanno bisogno di screening per una diagnosi precoce dei problemi visivi, in particolare per gli errori refrattivi (problemi visivi che richiedono l’uso di occhiali), ambliopia (“occhio pigro”) e strabismo (disturbi nell’allineamento degli occhi). Una diagnosi tempestiva e l’affidamento a un oculista professionista […] ha importanti implicazioni sull’alfabetizzazione scolare e sullo sviluppo dei bambini”. Da un lato occorre una comunicazione adeguata e tempestiva tra specialisti (ad esempio tra pediatri neonatologi e oculisti), mentre dall’altro molti genitori dovrebbero seguire con maggiore attenzione i figli e non saltare i controlli oculistici prima dell’ingresso alle primarie (scuole elementari).
Leggi anche: “ Decalogo per proteggere gli occhi dei bambini “ “ Apri gli Occhi, apri le porte ” è un progetto di cui si parla in un sito americano dedicato alla prevenzione della cecità in età pediatrica.
Fonti principali: Optometry and Vision Science , Wolters Kluwer Health
Pagina pubblicata il 15 dicembre 2014.
Ultima modifica: 16 dicembre
Salute, aumentate le diseguaglianze
Salute, aumentate le diseguaglianze Il sistema di welfare secondo il 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale italiana 5 dicembre 2014 – Le diseguaglianze, nel campo della salute, si fanno sempre più pronunciate per gli italiani. La spesa sanitaria privata è tra l’altro cresciuta da 29.578 milioni di euro nel 2007 a 31.408 milioni nel 2013, con una tendenza all’aumento interrotta solo nell’ultimo anno. Fondamentale il Servizio sanitario nazionale Non solo si è verificato un aggravamento di disuguaglianze antiche, ma anche l’insorgenza di nuove disparità. La metà degli italiani è convinta che le manovre sulla sanità, la spending review e i piani di rientro delle Regioni abbiano aumentato le disuguaglianze. Non a caso, il 48% degli italiani indica tra i fattori più importanti, in caso di malattia, il denaro che si possiede per curarsi. Inoltre l’86,7% ritiene che, nonostante i suoi difetti, il Servizio sanitario nazionale sia comunque fondamentale per garantire salute e benessere a tutti.
Quasi un italiano su due usa il web per la salute Informati e incerti: sono questi gli effetti del boom dell’informazione sanitaria. La pratica delle ricerche sul web è sempre più diffusa: il 41,7% degli italiani cerca informazioni on-line sulla salute; ma l’esposizione a un numero molto elevato di contenuti informativi determina come conseguenza, scrive il Censis, “un’alterazione della percezione relativa al proprio livello di conoscenze sui temi sanitari“. Insomma, si finisce col pretendere di saperne più dei medici. Problemi di welfare per i giovani La radice della fragilità della condizione giovanile è occupazionale. In meno di dieci anni sono scomparsi oltre 2,6 milioni di occupati giovani, con un costo della perdita che ammonta a 142 miliardi di euro in termini di mancata produttività. Alle difficoltà reddituali si affianca una fragilità delle condizioni patrimoniali in relazione alle altre generazioni. Il rapporto dei giovani con il welfare sta diventando più problematico, perché il 40,2% dichiara che negli ultimi dodici mesi ha verificato che ci sono prestazioni di welfare (sanitarie, per istruzione, di altro tipo) che prima aveva gratuitamente e per le quali ora deve pagare un contributo. Le funzioni economiche e sociali dei longevi Se si considerano la spesa pubblica per le pensioni (pari in Italia al 61,9% della spesa per prestazioni sociali) e l’elevato consumo di sanità pubblica, emerge un notevole costo sociale della longevità. Va sottolineato, tuttavia, che gli anziani hanno un ruolo di tutela ovvero di “paracadute sociale”.
Fonte: Censis
Ultima modifica: 10 dicembre 2014
