Materia bianca o materia grigia? Percezione visiva e trasformazioni cerebrali: negli anziani si attiva maggiormente la materia bianca rispetto a quella grigia21 novembre 2014 – Il cervello visto in… bianco e grigio. Un nuovo esperimento ha confrontato il livello d’apprendimento visivo nei giovani con quello degli anziani, segnando una sostanziale parità tra i due gruppi d’età. Infatti, anche se nei giovani si verificano delle modifiche nella materia grigia, nella terza età è la materia bianca ad avere il primato delle trasformazioni. Insomma, c’è una modalità differente d’apprendimento ma le performance sono praticamente equiparabili. “Nonostante le proprietà cerebrali complessive – scrivono i ricercatori su Nature Communications – declinino con l’età, è poco chiaro se tale declino sia associato [a modifiche] nell’apprendimento della percezione visiva”. Dopo un opportuno addestramento quotidiano per imparare a distinguere figure visualizzate su uno schermo, sia i soggetti anziani che quelli più giovani hanno dimostrato miglioramenti nelle loro performance. È stata valutata la velocità di risposta ai test, l’attenzione selettiva (capacità che permette di concentrarsi su uno o più stimoli selezionati) e l’attenzione divisa (la capacità di prestare attenzione e di elaborare informazioni che si presentano contemporaneamente). Secondo questi risultati il meccanismo percettivo visivo negli anziani è “considerevolmente differente da quello degli individui più giovani”: nel primo caso l’apprendimento visivo implica infatti – concludono i ricercatori – una “riorganizzazione della materia bianca”.
Glaucoma, mitocondri mutati in un caso su due Le alterazioni genetiche causano familiarità in una malattia oculare spesso associata a una pressione oculare eccessiva 17 novembre 2014 – Colpisce oltre 55 milioni di persone nel mondo: il glaucoma è una malattia oculare che, se non diagnosticata e trattata per tempo, può causare ipovisione e cecità. Questo grande problema è causato generalmente da piccole mutazioni genetiche: esiste una familiarità della malattia che predispone il più delle volte a un aumento della pressione oculare. Quindi chi ha altri casi in famiglia non deve assolutamente dimenticarsi di sottoporsi a controlli oculistici periodici (comprensivi di tonometria). Se il valore è troppo alto generalmente vengono prescritti colliri specifici. Esiste anche la possibilità di un intervento chirurgico (trabeculectomia); ma i ricercatori stanno tentando anche altre strade.“Studi condotti sul glaucoma ad angolo aperto (la forma più diffusa della patologia) hanno dimostrato – scrive l’Università di Liverpool (UK) – che mutazioni dei mitocondri, le strutture che generano energia in tutte le cellule, potrebbero dare preziosi indizi verso la prevenzione della malattia”. Una ricerca condotta in India, Irlanda e Gran Bretagna – pubblicata recentemente su Medicine in Genetics (Nature) – ha coinvolto 32 pazienti con glaucoma ad angolo aperto: si è osservato che nella metà dei casi erano presenti ben 22 mutazioni nel Dna mitocondriale. I ricercatori puntano ora a sviluppare dei farmaci che possano “rimediare” ai malfunzionamenti dei mitocondri. Tuttavia saranno necessari ulteriori studi per appurare la validità di questa strategia terapeutica. Il numero elevato di mutazioni genetiche coinvolte pare al momento escludere la potenziale efficacia di una terapia genica.
Meno ipovisione e cecità col Piano Nazionale della Prevenzione Secondo il documento del Ministero della Salute serve almeno un controllo oculistico alla nascita e l’altro a 3 anniUna visita alla nascita e l’altra a 3 anni: sono questi i due momenti principali su cui insiste il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione del Ministero della Salute (d’intesa con le Regioni). Il Piano, pubblicato nel sito del Dicastero il 5 marzo 2015, si riferisce al periodo 2014-2018 e rientra nel più ampio piano mondiale dell’Oms contro la cecità . Insomma, il dramma dell’ipovisione e della cecità potrà essere evitato sin dai primi anni di vita con una visita oculistica o pediatrica. La parola d’ordine è sempre una: la prevenzione, che si traduce in meno sofferenze e minori spese. Una diagnosi fatta precocemente può naturalmente salvare la vista con più facilità. Soprattutto quando si è molto piccoli e si registrano sia una maggiore plasticità cerebrale che più rapide capacità di recupero funzionale.“L’impatto psicosociale della cecità e dell’ipovisione – si spiega nel documento ministeriale – è molto rilevante. L’identificazione delle cause di danno funzionale o di ostacolo alla maturazione della visione quanto più è precoce, tanto più garantisce possibilità di trattamento o di efficaci provvedimenti riabilitativi”. In particolare, per la prevenzione della disabilità visiva la strategia è quella d’intervenire – sin dalla gestazione e dalla prima infanzia – su fattori ambientali, infettivi, congeniti ( glaucoma , cataratta ), sulla retinopatia del prematuro ( ROP ), sul tumore oculare più frequente nell’infanzia ( retinoblastoma ) e sull’ occhio pigro (assieme alle altre ametropie e alle loro complicanze).“Lo screening neonatale – precisa il documento – può esser fatto sia dal pediatra sia dall’oculista. Non vi è dubbio che l’oculista sia in grado di identificare un numero maggiore di patologie rispetto al pediatra”. Una particolare attenzione deve essere attribuita ai bambini nati prematuramente, che devono essere seguiti da “oftalmologi esperti sia durante la loro degenza ospedaliera che dopo la dimissione”. Inoltre, si spiega nel Piano Nazionale, “per quanto riguarda la visita ai 3 anni, le figure professionali che possono essere coinvolte sono: il pediatra, l’oculista e l’ortottista”.Una nuova stella di buone pratiche brilla, quindi, nel firmamento della sanità italiana.
Se la firma del danno visivo è nei movimenti oculari Un gruppo di ricercatori inglesi è riuscito a individuare caratteristiche dei tracciati oculari dei glaucomatosi che stavano di fronte alla tv 12 novembre 2014 – Studio il tuo sguardo e ti dirò cos’hai. Un gruppo di ricercatori della City University di Londra ha tracciato i movimenti oculari di un gruppo di 32 anziani sani mettendoli a confronto con 44 persone colpite da glaucoma (malattia oculare spesso associata a una pressione oculare troppo alta e ad eventuali danni del nervo ottico), presso l’Ospedale londinese Moorfields.“Enormi quantità di dati ottenuti dai tracciati dei movimenti oculari in persone che guardavano liberamente film in tv – spiegano i ricercatori su Aging Neuroscience – possono essere elaborati sino a ottenere delle mappe che contengono una ‘firma’ del danno visivo”.Lo studio, aggiungono i ricercatori, ha fornito indizi per una prova di principio: persone colpite da malattie oculari degenerative potrebbero essere correttamente separate dal gruppo delle persone sane. Tuttavia, il metodo migliore resta quello classico: un controllo oculistico periodico accompagnato da misurazione della pressione oculare ( tonometria ).
L’oncocerchiasi tenuta d’occhio è una malattia tropicale che può causare cecità: colpisce principalmente l’Africa centro-meridionale e si può diagnosticare o trattare efficacemente 11 novembre 2014 – La cosiddetta “cecità dei fiumi” (oncocerchiasi) colpisce quasi esclusivamente 31 Paesi africani. Si tratta di una malattia tropicale veicolata da un verme (nematode), che si sviluppa in seguito al morso di una mosca infetta. Per debellarla occorre, quindi, fare ricorso a reti alle finestre, spray insetticidi e, a livello farmacologico, ad antiparassitari. L’oncocerchiasi può provocare gravi danni oculari alla cornea e alla retina (a causa di un’infezione provocata dallo stesso nematode). Dopo il tracoma, è la seconda malattia contagiosa che, nel mondo, causa cecità prevenibile.Fondamentale è, anche in questo caso, una diagnosi tempestiva. Ora esiste un test rapido che consente di capire facilmente se si è affetti da oncocerchiasi: basta prelevare una goccia di sangue pungendo il dito. In questo modo si possono rilevare anticorpi specifici (IgG4) che indicano la presenza del parassita. Questo test fornisce risultati nel giro di una ventina di minuti ed è apparentemente meno invasivo rispetto ad altre soluzioni. A livello mondiale si stima che 18 milioni di persone siano infette dall’oncocerchiasi e che circa 120 milioni di persone siano ad essa esposte. La malattia colpisce generalmente comunità rurali povere che vivono vicino a corsi d’acqua. In passato intere famiglie fuggivano di casa per evitare il contagio. La prevalenza è di almeno il 20% in molti Paesi dell’Africa centro-meridionale. Vengono registrati casi anche nell’America centro-meridionale.
Quel glaucoma che mina la qualità della vita Studio condotto negli Usa su 161 persone che hanno subito una riduzione della visione periferica5 novembre 2014 – Il glaucoma può “intaccare” seriamente la qualità della vita. Si tratta di una malattia oculare spesso associata a una pressione dell’occhio troppo alta. Se non trattata – generalmente con specifici colliri che abbassano il tono dell’occhio – può causare una riduzione del campo visivo: si restringe come se guardasse in un telescopio fino a giungere all’oscurità completa. Questo processo è dovuto a danni al nervo ottico causati da una pressione eccessiva all’interno del bulbo oculare: è come se delle uova (in questo caso le cellule) dovessero reggere un peso troppo alto e, dunque, si rompessero (vale a dire i neuroni retinici muoiono progressivamente fino a provocare una menomazione visiva).Uno studio scientifico è stato condotto presso l’Università della California (San Diego) su 161 persone colpite da glaucoma a entrambi gli occhi che avevano già subito una riduzione della visione periferica. Si è constatato che tale diminuzione è correlata a un peggioramento della qualità della vita nelle persone malate. Nel caso in cui queste giungano all’ipovisione, è tra l’altro consigliabile un percorso riabilitativo che consenta loro di recuperare fiducia in se stessi e nel proprio residuo visivo.
Diffondere la cultura della salute Le buone pratiche per favorire il benessere psicofisico faticano ad essere messe in atto. Secondo uno studio pubblicato su Lancet sono importanti le conoscenze condivise3 novembre 2014 – Se la cultura non è molto in salute, è vero anche che la salute non gode di buona cultura. Vale a dire: più persone dovrebbero controllarsi regolarmente, praticare una buona prevenzione (ad esempio dei problemi visivi) e seguire un corretto stile di vita. I motivi per cui questo non avviene possono essere i più vari: dalla disattenzione alla mancanza di risorse, dall’inefficienza di alcuni sistemi sanitari nazionali alla mancanza di conoscenze adeguate dei cittadini.La rivista The Lancet ha dedicato un intero articolo a questo argomento mettendo assieme gli sforzi di numerosi specialisti, tra cui antropologi con competenza medica, sociologi, psicologi e psichiatri. Lo studio è stato diretto dall’UCL di Londra ( University College London ). “La cultura – scrivono i ricercatori – non solo determina la salute, per esempio mediante la sua influenza su comportamenti quali il fumo o l’alimentazione scorretta, ma definisce, anche attraverso diversi gruppi culturali, la comprensione di ciò che significhi benessere”. L’Organizzazione mondiale della sanità diede già nel 1948 una definizione secondo cui la salute “è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”. Dunque, non si tratta solo di prevenire o curare una patologia specifica, ma di avere un approccio globale od olistico alla persona: è importante che vengano considerati molti aspetti della vita di un individuo non limitandosi solo all’aspetto specialistico. Questo discorso ha una particolare rilevanza, ad esempio, quando si effettua la riabilitazione visiva degli ipovedenti.
Particolarmente vulnerabile è la zona centrale della retina agli “insulti” del fumo
“Il fumo aumenta il rischio di cecità”: è questa una delle avvertenze che si legge sui pacchetti di sigarette, che anche in Italia sono ora corredate da immagini (alcune delle quali volutamente shoccanti). Nel nostro Paese ha trovato, infatti, applicazione una direttiva dell’Unione europea (dell’aprile 2014) in cui si elencano una serie di nuove frasi che i produttori di sigarette saranno obbligati a utilizzare entro marzo 2018. Questa direttiva europea segna una vittoria a tutela della salute oculare e delle organizzazioni – come l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus – che sostengono la necessità di considerare il fumo di tabacco tra i fattori di rischio di alcune malattie oculari che causano cecità.
Più rischio di cancro, per il cuore e per i figli
Fumando si può “bruciare” la propria salute: il pericolo di una sua compromissione aumenta notevolmente. Si va da un aumento delle possibilità di essere colpiti da tumori (in particolare ai polmoni, alla bocca e alla gola) a un maggiore rischio di attacchi cardiaci e ictus, fino a danni a denti e gengive. Senza citare la riduzione della fertilità e il rischio d’impotenza. Inoltre, secondo le avvertenze sui pacchetti, “il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno”, “può nuocere ai tuoi figli, alla tua famiglia e ai tuoi amici” e “i figli dei fumatori hanno più probabilità di cominciare a fumare”.
Più fumo, maggiore rischio per la macula
Il rischio di cecità nei fumatori all’incirca raddoppia. In particolare, fumando cresce il rischio di essere colpiti da una malattia degenerativa che colpisce il centro della retina (l’ AMD ), che causa la perdita della visione centrale, e di manifestarla in forma più grave. Uno studio pubblicato sulla rivista Ophthalmology ha preso in considerazione 4439 partecipanti di uno studio precedente: ogni lustro sono state scattate foto della retina per 20 anni. In questo periodo lo stadio precoce dell’AMD ha colpito – tra persone con un’età media di 70 anni – un fumatore su quattro (24,4%) mentre lo stadio avanzato si è riscontrato in un fumatore su 22 (il 4,5%); si tratta di un’incidenza indicativamente doppia rispetto a chi non fuma.
Generalmente la degenerazione maculare legata all’età colpisce dopo i 55 anni e può compromettere attività quotidiane quali il riconoscimento dei volti, la lettura e la guida. “Il fumo – concludono i ricercatori americani – e il maggior numero di anni in cui si è fumato aumentano il rischio di progressione dell’AMD. Ciò ha importanti implicazioni a livello di salute perché il fumo è un comportamento modificabile”: si può smettere.Infine, va sottolineato come i fumatori possano sviluppare prima una cataratta e corrano maggiori rischi di contrarre uveiti.
Campagne contro il fumo
Già il 30 maggio del 2006 la IAPB Italia onlus aveva avviato, assieme ad altre organizzazioni di tutta Europa, una “Campagna sul fumo e sulla cecità” ( Smoking and blindness campaign ) nella città di Bruxelles, chiedendo alla Commissione europea di inserire tra le avvertenze la dicitura “il fumo rende ciechi”. Dal canto suo l’Organizzazione mondiale della sanità – secondo cui “il fumo uccide fino alla metà dei fumatori” – propone periodicamente campagne contro il consumo di tabacco.Smetti di fumare, occhio alla salute!
Contatto utile: 800 55 40 88 (lun.-ven., orario 10-16), numero verde contro il fumo dell’Istituto Superiore di Sanità
Spesa sanitaria privata, Italia sotto media UeIl 10° Rapporto dell’Università Tor Vergata: disavanzo pubblico in sanità ridotto di circa l’80% in meno di un decennio30 ottobre 2014 – Per la sanità in Italia si spende privatamente meno della media Ue. Parliamo di una cifra inferiore del 25,2% rispetto ai 14 Paesi della zona euro. Però l’Italia è oggi molto più virtuosa che in passato a livello di spesa sanitaria pubblica: il disavanzo si è ridotto di circa l’80%. Questo è il quadro che si evince dal 10° Rapporto dell’Università di Roma Tor Vergata, intitolato “Investimenti, Innovazione e Selettività: scelte obbligate per il futuro del Ssn” (Sistema sanitario nazionale), presentato il 29 ottobre presso la Camera dei Deputati.Tra le proposte avanzate nel Rapporto ce n’è una che prevede “l’opportunità di avere un quarto Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr) per la prevenzione, estrapolandolo dall’assistenza collettiva”. Si parla, inoltre, di una riforma delle esenzioni (oggi eccessive) e dei ticket, con costi proporzionali al reddito. In Italia, dal 2005 al 2012, il disavanzo in sanità si è ridotto del 79,5% (passando da 5,8 miliardi a 1,2 miliardi di euro). Le cinque Regioni meno virtuose su questo piano (Provincie autonome di Trento e di Bolzano, Liguria, Lazio, Sardegna) producono oltre l’81% del disavanzo complessivo.Rispetto ai servizi per gli anziani, va detto che solo una regione (l’Emilia Romagna) supera il tetto del 10% di over 65 assistiti a domicilio. Questa percentuale scende sotto il 4% in ben undici regioni (Valle d’Aosta, Bolzano, Toscana, Piemonte, Puglia, Campania, Marche, Calabria, Liguria, Trento, Molise). Dunque ancora molto c’è da fare sul piano dell’assistenza domiciliare, un aspetto sempre più importante visto l’allungamento della vita media in Italia (seconda solo al Giappone per longevità). Già oggi, infatti, una persona su cinque è anziana nel nostro Paese. Questo invecchiamento demografico comporta, ad esempio, a livello oculare un aumento di malattie quali la cataratta , la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) e delle altre maculopatie nonché della retinopatia diabetica .
Leggere l’anima negli occhi La corteccia cerebrale dei neonati risponde anche inconsciamente alle diverse espressioni del viso 28 ottobre 2014 – Leggere l’anima attraverso gli occhi non è prerogativa degli adulti. I bambini lo fanno istintivamente sin da piccolissimi. Con una ricerca condotta dall’Università della Virginia (Usa) e dal Max Planck Institute tedesco si sono studiate le reazioni alle espressioni degli occhi in neonati di sette mesi.Gli occhi giocano un ruolo particolarmente importante: la misura in cui si vede la sclera (il bianco degli occhi) può essere un segno preciso di emozioni o attitudini comportamentali. Gli occhi sgranati, ad esempio, possono indicare paura o sorpresa. Gli occhi a fessura, invece, possono esprimere gioia o felicità (mentre si sorride si tende a socchiudere gli occhi). “Le nostre scoperte – ha commentato Tobias Grossmann dell’Università della Virginia – dimostrano l’esistenza, nel cervello umano dei neonati, di meccanismi rapidi, efficienti e affidabili a livello di rilevamento di indizi sociali che probabilmente forniscono il fondamento vitale allo sviluppo delle interazioni sociali”. Dunque, il bianco degli occhi gioca un ruolo inaspettato nelle interazioni sociali e cooperative tra gli esseri umani. Già nei neonati il cervello reagisce differentemente a seconda delle espressioni del viso e lo può fare anche con grande finezza e sensibilità. Questo avviene persino se il volto viene mostrato solo per 50 millisecondi ossia al di sotto del tempo di percezione cosciente delle informazioni visive. Lo studio è stato condotto facendo ricorso all’elettroencefalogramma: l’attività della corteccia cerebrale dei neonati partecipanti è stata registrata con precisione in reazione a diverse espressioni degli occhi. I quali hanno, in qualche modo, “parlato“ all’anima dei più piccoli.