La cornea sotto i riflettori Dal 19 al 21 febbraio 2015 al Policlinico A. Gemelli si è svolto il XIX Congresso Nazionale della Società Italiana trapianto di cornea 21 febbraio 2015 – Come e quando effettuare un trapianto di cornea ? Come trattare una malattia quale il cheratocono ? Come procedere a un intervento di cataratta senza complicazioni corneali? A molti quesiti si è trovato risposta in occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana Trapianto di Cornea ( S.I.TRA.C. ), che si è svolto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico A. Gemelli di Roma dal 19 al 21 febbraio 2015. Leggi tutta la notizia
Verso le lenti a contatto telescopiche
Verso le lenti a contatto telescopiche Presentato un prototipo all’ American Academy for the Advancement of Science . Consente d’ingrandire quasi tre volte le immagini e si può abbinare ad occhiali intelligenti 17 febbraio 2015 – Sono lenti a contatto dotate di un sistema hi-tech che consente di ingrandire le immagini quasi tre volte. Possono lavorare in abbinamento a un paio d’occhiali intelligenti che rispondono a comandi palpebrali: se l’occhio destro viene strizzato l’immagine viene ingrandita, mentre se lo fa il sinistro l’immagine torna alla propria grandezza naturale.
Per ora ne esiste solamente un prototipo: è stato presentato il 13 febbraio 2015 a San José, in California, in occasione dell’American Academy of the Advancement of Science. In futuro si potrebbe evitare un intervento più invasivo qual è l’ impianto di un minitelescopio galileiano nell’occhio.
“Pensiamo che queste lenti siano molto promettenti per gli ipovedenti e per le persone affette da degenerazione maculare legata all’età ( AMD )”, ha affermato Eric Tremblay, ricercatore del Politecnico di Losanna (Svizzera), che ha lavorato assieme a Joe Ford dell’Università della California (San Diego) e ad altri esperti. Va detto tuttavia che, almeno per ora, la qualità della visione non sembra molto buona. L’immagine appare, infatti, biancastra (come se si avesse la cataratta). In ogni caso, la strada sembra molto promettente. I ricercatori hanno, tra l’altro, lavorato un paio d’anni per rendere le lenti a contatto sclerali più tollerabili all’occhio. Tuttavia ad oggi il grado di permeabilità all’ossigeno non pare ancora adeguato. “In questo stadio – ha concluso Tremblay – si tratta ancora di ricerche, ma speriamo che alla fine diventerà un’opzione reale per i malati di AMD”.
Fonti: Policlinico di Losanna (Svizzera) , AAAS
Ultima modifica: aprile 2015
Quel glaucoma silente che colpisce le cellule nervose
Quel glaucoma silente che colpisce le cellule nervose Basta una settimana di pressione oculare elevata perché inizino a danneggiarsi la retina e il nervo ottico Tra le prime “vittime” della pressione oculare troppo alta ci sono le cellule retiniche dette gangliari (o ganglionari). Ricercatori dell’Università della California (San Diego, Usa) hanno fatto ricorso a cavie di laboratorio geneticamente modificate per studiare i primi effetti del glaucoma , la prima causa di cecità irreversibile al mondo. Bastano sette giorni di pressione oculare troppo elevata per iniziare a provocare già danni alla retina e alla testa del nervo ottico (papilla ottica). Dunque è fondamentale tenere sempre sotto controllo la pressione oculare per prevenire danni irreversibili: il glaucoma, se non trattato (generalmente con colliri ipotensivi), causa il restringimento progressivo del campo visivo (visione tubulare) fino alla perdita della vista. Le cellule gangliari sono neuroni specializzati i cui assoni confluiscono nel nervo ottico e, attraverso di esso, conducono fino alla corteccia cerebrale i segnali elettrici in cui le immagini sono state tradotte a livello retinico. Già dopo una settimana di pressione oculare elevata tutte le cellule ganglionari retiniche studiate nel modello murino hanno subito danni significativi a livello strutturale come, ad esempio, la riduzione del numero e della lunghezza delle ramificazioni dendritiche. Insomma, questi neuroni retinici particolarmente importanti è come se si fossero “rinsecchiti”, analogamente ad alberi che non vengono annaffiati. “Nel glaucoma il comprendere la tempistica e la modalità dei cambiamenti cellulari che conducono alla morte delle cellule ganglionari retiniche dovrebbe facilitare lo sviluppo di strumenti che diagnosticano e rallentano o bloccano tali cambiamenti, preservando infine la visione”. È quanto ha affermato il prof. Andrew D. Huberman, coautore californiano dello studio pubblicato su The Journal of Neuroscience.
Fonti: University of California – San Diego (Usa), The Journal of Neuroscience
Pagina pubblicata il 13 febbraio 2015.
Ultima modifica: 27 marzo 2015
Screening neonatali, in futuro probabili più esami
Screening neonatali, in futuro probabili più esami La prevenzione passa anche per le visite sin dalla nascita: al neonatologo si può affiancare un oculista 12 febbraio 2015 – Anche l’occhio vuole la sua parte. Quando si tratta di sottoporre un neonato a un controllo medico non bisogna trascurare né il neonatologo né, possibilmente, l’oculista. Il pediatra può decidere se effettuare un check-up medico di base oppure uno più approfondito. In alcuni casi può rinviare a uno specialista. Ora a livello normativo potrà esserci un’estensione degli obblighi legati agli screening neonatali. “Lo screening è l’attività di sanità pubblica finalizzata – scrive l’Ospedale Bambino Gesù di Roma – all’ individuazione precoce di malattie per le quali esiste una cura il cui inizio nei primi giorni di vita è in grado migliorare in modo significativo la prognosi, riducendone la morbilità , il rischio di disabilità e di mortalità. In Italia lo screening neonatale per la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo è obbligatorio per tre malattie congenite: l’ ipotiroidismo , la fenilchetonuria e la fibrosi cistica . Da una decina d’anni a questa parte, è disponibile uno screening allargato, per permettere di identificare alla nascita la presenza di un rilevante numero di altre malattie metaboliche”. Lo screening esteso è iniziato in Toscana sin dal 2004, passando dalle tre obbligatorie a oltre 40 malattie metaboliche. Lo scopo è quello di individuare, prima della comparsa dei sintomi, le malattie genetiche: una diagnosi precoce consente di iniziare rapidamente terapie specifiche laddove queste siano disponibili. Nuovi provvedimenti legislativi potrebbero riordinare gli screening neonatali allargati. “Non esistono – scrive il Bambino Gesù – ostacoli di natura tecnologica allo screening allargato, ma rimane l’esigenza di mantenere saldi i criteri della disponibilità di un trattamento in grado di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita del paziente e la possibilità di offrire una consulenza genetica alla famiglia per una riproduzione responsabile”.
Fonte: Ospedale Bambino Gesù
Il diabete in agguato
Il diabete in agguato Presentato presso il Ministero della Salute un nuovo Rapporto su una malattia sempre più diffusa. Tra i rischi principali c’è la retinopatia diabetica 11 febbraio 2015 – Troppi zuccheri nel sangue possono tendere una “trappola” alla nostra salute, compresa quella visiva. Il diabete è sempre più diffuso: oggi in Italia sono 3,6 milioni le persone che ne sono affette. Inoltre ci sono individui che, pur soffrendo della malattia, non ne sono a conoscenza: ogni tre diabetici ce n’è un quarto che ancora non sa di esserlo. Provocando gravi danni, oltre che alla vista, anche al sistema cardiovascolare, ai reni e agli arti inferiori. Mercoledì 11 febbraio è stato presentato a Roma, presso il Ministero della Salute, l’Italian Barometer Diabetes Report 2014: si tratta di un rapporto periodico sul diabete nel nostro Paese. Questa pubblicazione è curata dall’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO), col patrocino del Dicastero della Salute e dello European Public Health Association–EUPHA. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e il Prof. Renato Lauro, Presidente dell’IBDO Foundation.
“La retinopatia diabetica – si legge nel Rapporto – costituisce la principale causa di cecità legale fra i soggetti in età lavorativa ed è inoltre responsabile del 13% dei casi di handicap visivo. Circa un terzo dei soggetti con diabete è affetto da retinopatia e ogni anno l’1% viene colpito dalle forme più severe di questa patologia”. Il diabete è una malattia subdola: si può presentare persino senza causare particolari sintomi e per questo è fondamentale misurare periodicamente la glicemia (=concentrazione di zuccheri nel sangue). Per prevenirla, compresi i danni associati, è fondamentale un corretto stile di vita: mangiare sano, praticare attività fisica e… recarsi periodicamente dal medico. Le numerose complicazioni del diabete influiscono in modo drammatico sullo stato dell’individuo a livello psicologico, fisico e sociale, mettendone a repentaglio il proprio benessere. Il 15% dei malati soffre di malattie coronariche, il 22% di retinopatia diabetica ed è a rischio di cecità, il 38% presenta alterazioni a livello renale ed è a rischio di dialisi, il 3% soffre problemi ai piedi ed è a rischio di amputazione. Le cause principali dell’aumento del numero di diabetici (secondo l’Oms sono 347 milioni) sono l’invecchiamento della popolazione e il progressivo aumento dell’obesità nonché il peggioramento dello status socio-economico. Insomma, il diabete è una malattia complessa, che va sempre sorvegliata a vista.
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Verso i nuovi Livelli essenziali d’assistenza
Verso i nuovi Livelli essenziali d’assistenza Il Ministero della Salute punta a combattere l’inappropriatezza trovando un’intesa con le Regioni 10 febbraio 2015 – Il “virus” da debellare è l’inappropriatezza, quello delle troppe prescrizioni inutili che causano un aggravio per le casse pubbliche. Il Ministero della Salute ha messo in campo i nuovi Livelli essenziali d’assistenza ( LEA ), presentandoli prima ai tecnici delle Regioni e poi in Commissione Igiene e Sanità del Senato (Indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale). I precedenti LEA risalivano al 2001, dunque gli aggiornamenti erano in una fase di stallo. Anche riguardo al nomenclatore molti lamentavano l’obsolescenza di ausili, protesi e dispositivi, che ovviamente non tenevano conto dell’evoluzione tecnologica. La ripartizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza è la seguente: prevenzione collettiva e sanità pubblica (le vaccinazioni); assistenza distrettuale; assistenza sociosanitaria;
assistenza ospedaliera; assistenza specifica a particolari categorie di assistiti. Entrano tra le cronicità cosiddette “protette” sei nuove patologie gravi ( Bpco , rene policistico autosomico dominante , osteomielite cronica , endometriosi di stadio III e IV, malattie renali croniche e talidomide ). L’elenco delle malattie rare sostituisce integralmente quello attuale: entreranno nella lista circa 110 nuove malattie, singolarmente o in gruppo, mentre non dovrebbero più essere previste sindromi come quella di Down o la celiachia . Il glaucoma è la patologia oculare che rientra tuttora nei Livelli essenziali di assistenza. In particolare, si legge in un documento ministeriale, è prevista un prima visita oculistica e una visita di controllo (periodica). Tra gli esami diagnostici elencati compaiono la tomografia retinica a coerenza ottica ( OCT ), lo studio del campo visivo , l’ ecografia oculare , l’elettroretinografia, così come i potenziali evocati visivi ( PEV ), i test di provocazione e la curva tonometrica: con quest’ultima ci si riferisce al monitoraggio della pressione oculare a vari orari della giornata, utile per capire se ci siano dei picchi pressori potenzialmente nocivi per il nervo ottico. In un’intervista rilasciata dal Ministro Lorenzin è stato annunciato che i nuovi LEA saranno pronti entro giugno 2015.
Fonti di riferimento: Sole 24 Ore-Sanità , Ministero della Salute. Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2015
Se l’attenzione si legge nello sguardo
Se l’attenzione si legge nello sguardo La dimensione della pupilla è un indice importante per capire quanto si sia concentrati 5 febbraio 2015 – Il livello di concentrazione di un individuo si può leggere negli occhi. Nella vita quotidiana le dimensioni della pupilla sono un indice importante per capire quanto la mente sia focalizzata su un compito prestabilito, su un oggetto o su una persona. Le tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale mostrano che la corteccia cingolata anteriore dorsale (dACC) è quella parte del cervello che, situata nella regione superiore dei lobi frontali, regola il conflitto tra gli obiettivi da perseguire e i fattori di distrazione. Questo aspetto è particolarmente importante per selezionare gli stimoli socialmente importanti. Un nuovo studio di ricercatori americani della Stanford University e della Duke University illustra questo punto grazie a esperimenti condotti sulle scimmie (macachi). “Per alcuni neuroni – scrivono gli autori dell’articolo pubblicato su Neuron – i segnali conflittuali durante determinati compiti hanno predetto le successive variazioni della dimensione pupillare”. Infatti il diametro della pupilla può riflettere lo stato d’animo dell’interlocutore. Se una persona, ad esempio, si trova in uno stato di eccitazione ha le pupille più dilatate (o anche se è in uno stato di rabbia). Lo stesso fenomeno si verifica quando si apprezza qualcosa o qualcuno. Quanto la dilatazione della pupilla sia correlata con l’attenzione si è constatato anche sui bambini piccoli: per valutare quale, tra due o più oggetti, sia più interessante per un neonato, si possono misurare non solo i tempi di fissazione, ma si può ricorrere anche alla pupillometria. Insomma, la dimensione della pupilla è generalmente proporzionale all’attenzione.
Fonti principali: Neuron, Infancy, Front. Psych.
Occhio all’alimentazione

Una dieta sana contribuisce alla nostra salute. L’Oms raccomanda una frequente assunzione di frutta e verdura
“Una dieta scorretta e la mancanza di esercizio fisico rappresentano uno dei principali rischi globali per la salute”. Così si è espressa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la quale sottolinea che gli stili di vita sono fondamentali per mantenersi in salute.
Si tratta di uno dei punti chiave elencati dall’Agenzia ONU, a cui vanno aggiunti i seguenti: 1) una dieta sana protegge dalle malattie non trasmissibili (tra cui obesità, diabete (vedi retinopatia causata da questa patologia), malattie cardiache, ictus e tumori);
2) pratiche dietetiche sane devono iniziare presto nella vita (meglio privilegiare l’allattamento al seno e ridurre il rischio di sovrappeso o di obesità sin dall’infanzia e dall’adolescenza); 3) l’assunzione calorica dovrebbe essere compensata dal dispendio energetico. I grassi totali non dovrebbero eccedere il 30% dell’assunzione calorica. Inoltre bisognerebbe privilegiare i grassi insaturi [ad esempio quelli contenuti nel pesce] rispetto a quelli saturi [ad esempio delle carni animali]; 4) limitare l’assunzione di zuccheri a meno del 10% dell’apporto calorico complessivo, meglio se inferiore al 5%; 5) consumare meno di 5 grammi di sale al giorno previene l’ipertensione [e, di conseguenza, la retinopatia ipertensiva] e riduce, nella popolazione adulta, il rischio di malattie cardiache e di ictus.
L’Oms sottolinea come gli Stati abbiano concordato una riduzione dell’assunzione di sale della popolazione mondiale del 30% per fermare, entro il 2025, l’aumento del numero di diabetici e l’obesità.
L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di mangiare almeno 400 grammi di frutta e verdura al giorno, in modo da ridurre il rischio di essere colpiti da malattie non trasmissibili e assicurare un adeguato apporto di fibre quotidiane. A tale scopo consiglia di: a) mangiare verdura a ogni pasto; b) assumere frutta e verdura cruda come snack (a merenda); c) consumare verdura fresca di stagione; d) variare tipo di frutta e verdura.
Tra l’altro una dieta corretta può contribuire a prevenire la degenerazione maculare legata all’età (AMD), la principale causa di cecità e ipovisione nei Paesi sviluppati.
Fonte principale: Who (Oms)
Pagina pubblicata il 3 febbraio 2015. Ultima modifica: 11 aprile 2018
Cellule retiniche e interazioni genetiche
Cellule retiniche e interazioni genetiche La vita o la morte delle cellule può essere decisa dai rapporti tra singoli geni e la neuroprotectina D1 2 febbraio 2015 – Cos’hanno in comune una malattia degenerativa retinica come l’ AMD e l’ictus? Alle spalle hanno simili interazioni genetiche, che possono decidere il fato delle cellule nervose, sia che si trovino nel fondo dell’occhio che nella corteccia cerebrale. Un’équipe di ricercatori della Louisiana State University (Usa) ha mostrato, in particolare, che la morte o la vita di queste cellule nervose è correlata soprattutto all’interazione tra geni e al mediatore neuroprotectina (NPD1). Secondo i ricercatori americani quest’ultima molecola viene prodotta, su richiesta, nel cervello e nella retina: attiva una rete di segnali indispensabili al benessere visivo e alla cognizione. È stato dimostrato che la loro attività regola le interazioni genetiche decisive per la sopravvivenza delle cellule nervose minacciate da una malattia o da traumi. Si è constatato che non solo l’NPD1 protegge i fotorecettori , ma promuove anche il recupero neurologico. Studiando a fondo questi meccanismi molecolari si potrà dare un nuovo contributo alla prevenzione della cecità e migliorare persino il recupero dagli ictus.
Fonti: Louisiana State University Health Sciences Center , Cell Death & Differentiation ( Nature )
Allergie a tutto campo
Il 10% dei bambini nel mondo ha reazioni allergiche. Anche le congiuntiviti sono in aumento
30 gennaio 2015 – Il 10 per cento dei bambini nel mondo soffre di allergie e tale incidenza sale fino al 20-30 per cento tra chi ha almeno un genitore allergico. Sono le percentuali fornite dalla World Allergology Organization (WAO) che il 30 e il 31 gennaio 2015 – in occasione del Congresso internazionale promosso a Roma in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – ha esposto le nuove linee guida mondiali sulle allergie pediatriche, con novità riguardanti le strategie di prevenzione.
Una serie di starnuti, gli occhi rossi, le palpebre ingrossate, una lacrimazione intensa, prurito oculare e naso che gocciola. Possono essere i segni di un’allergia. Però il sospetto deve essere eventualmente confermato da una visita allergologica e da specifici test.
Più allergici tra i bambini
L’aumento delle allergie nella popolazione, a partire dai bambini, è un fenomeno crescente soprattutto dagli anni ’80 e ’90, comprese le congiuntiviti allergiche. L’Organizzazione Mondiale per le Allergie (WAO) raccomanda l’uso dei probiotici come strumento di prevenzione. La somministrazione dovrebbe avvenire durante la gravidanza, l’allattamento e direttamente al bambino: esse ridurrebbe il rischio di sviluppare allergie, soprattutto l’eczema cutaneo (“raccomandazione condizionata, scarse evidenze qualitative”).
Possibile miglioramento con i probiotici
Infatti “i probiotici si è visto che modulano le risposte immunitarie e la loro integrazione è stata proposta come intervento preventivo”. Tale utilità nell’uso dei probiotici a scopo preventivo delle allergie non trova, tuttavia, gli studiosi concordi, tanto che è stata smentita da diverse ricerche precedenti. L’assenza di evidenze certe e la mancanza di successo in azioni efficaci di prevenzione delle allergie risiede nella complessità delle interazioni ambientali, genetiche ed epigenetiche dei meccanismi allergici.
Fonti: WAO Journal, Ospedale Bambino Gesù di Roma, Int Arch Allergy Immunol., Allergy Asthma Proc., Chin Med Sci J., Pediatr Allergy Immunol.; Osborn DA, Sinn JKH. – “Prebiotics in infants for prevention of allergy”, Cochrane Database of Systematic Reviews 2013 (Issue)