23 maggio 2016 – Un raddoppio dei ciechi e degli ipovedenti entro il 2050. Per gli Usa questa è la stima contenuta in un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology, scrupolosamente condotto da ricercatori delle Università della California meridionale e da un Ateneo dell’Illinois (Chicago). Sullo sfondo dell’analisi resta l’invecchiamento della popolazione e, come già avviene oggi, a essere più colpiti saranno i bianchi (non ispanici), le donne e gli adulti in età più avanzata.
I numeri sono destinati a lievitare: si prevede che, solo negli Stati Uniti, si passerà rispettivamente da un milione di ciechi e 11,4 milioni di ipovedenti (2015) a circa 2 milioni di non vedenti e oltre 23,3 milioni d’ipovedenti (alla metà di questo secolo). Soprattutto se non si correrà ai ripari effettuando più controlli oculistici che, grazie a una diagnosi precoce, possono consentire di evitare la disabilità visiva. Tra le malattie di cui si prevede un forte incremento si annoverano la degenerazione maculare legata all’età (AMD), il glaucoma, la retinopatia diabetica e la cataratta.
Negli Usa si calcola che, all’inizio del 2015, ci fosse il 2,14% della popolazione oltre i 40 anni a essere ipovedente e lo 0,68% non vedente. “Dato che, secondo le proiezioni, la prevalenza della disabilità visiva e della cecità – concludono i ricercatori – raddoppierà nei prossimi 35 anni, screening oculistici e interventi per correggere gli errori refrattivi e [trattare] precocemente le malattie oculari possono prevenire e/o ridurre la loro maggiore incidenza sulla popolazione, evitando che si sviluppino questi problemi oculari, migliorando la loro qualità della vita e riducendo potenzialmente i costi diretti e indiretti per l’economia americana”.
Fonti: Jama Ophthalmology, University of Southern California
20 maggio 2016 – L’aspettativa di vita nel mondo è aumentata di cinque anni in quindici anni (2000-2015). Soprattutto grazie alla riduzione della mortalità in Africa. Questa e altre statistiche sanitarie mondiali compaiono nel nuovo Rapporto OMS presentato il 19 maggio a Ginevra, in cui l’Italia è settima al mondo come anni che mediamente si vivono alla nascita (il nostro Paese è terzo in Europa con una media di 82,7 anni). Insomma, sono dati che fanno letteralmente aprire gli occhi. Se a livello mondiale una persona nata nel 2015 poteva mediamente contare di vivere 71,4 anni, l’aspettativa di vita in salute si attesta invece attorno ai 63,1 anni (64,6 per le donne, 61,5 per i maschi).
Ben 1,7 miliardi di persone sono colpite da malattie tropicali dimenticate (tra cui ci sono due patologie oculari: l’oncocercosi e il tracoma). Inoltre sono 1,1 miliardi le persone che, a livello mondiale, ancora fumano (con potenziali danni per la salute che vanno dai tumori ai polmoni a un maggiore rischio di cecità causato soprattutto dall’AMD, ndr). Molti non vivono in modo sano: sono 1,8 miliardi gli individui costretti a bere acqua contaminata (con annesso rischio, tra l’altro, di essere colpiti da tracoma). Inoltre permangono forti disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria.
“È manifesto – scrive l’OMS – che esistono forti differenze nell’indice di diseguaglianza relativa […] a livello di copertura [sanitaria] dei Paesi, in molti dei quali le differenze relative sono, tra i poveri e la media nazionale, inferiori al 10% della copertura, mentre in parecchi Paesi ci sono differenze di oltre il 40%”. Insomma, il modello universalista – che consenta l’accesso a visite, trattamenti e cure indipendentemente dal reddito – è ancora un obiettivo lontano a livello mondiale.
20 maggio 2016 – “L’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, accompagnato dall’adozione di stili di vita via via più salutari, dalla prevenzione e dai notevoli progressi in campo medico ha avuto un ruolo rilevante sulle condizioni di vita della popolazione anziana, con guadagni consistenti non solo nella vita media, ma anche nella qualità della sopravvivenza”. Lo afferma l’Istat nel suo Rapporto annuale 2016-La situazione del Paese presentato stamattina, venerdì 20 maggio, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
In Italia si vive più a lungo
“La salute – ricorda l’Istat – rappresenta uno dei pilastri della qualità della vita, in modo particolare nella fase anziana, quando si manifestano la gran parte delle patologie cronico-degenerative che possono comportare nel tempo riduzioni nell’autonomia personale. A fronte dell’allungamento della vita media, migliora anche la qualità della sopravvivenza: a 65 anni la speranza di vita senza limitazioni funzionali nel 1994 era pari a 12,7 anni per gli uomini anziani e 14,2 per le donne; nel 2013 raggiunge rispettivamente 15,5 anni per gli uomini e 16,2 per le donne”.
Si può fare più prevenzione
Sono possibili, tra l’altro, più interventi nel campo della prevenzione primaria e secondaria, sia a livello europeo che nazionale. Tuttavia, per contrastare le patologie cronico-degenerative, che insorgono soprattutto tra gli anziani, occorre adottare precocemente comportamenti e stili di vita salutari duraturi. Si va da un’attività fisica regolare, al controllo del peso, passando per l’abbandono del fumo e per un consumo dannoso di alcol.
È ovviamente sugli svantaggiati socio-economici che si cumulano maggiormente i disagi sanitari, anche per comportamenti poco sani, scarsa prevenzione e difficoltà di accesso alle cure (rinuncia a prestazioni sanitarie soprattutto per lunghe liste d’attesa e per motivi economici).
Meno spesa ospedaliera, tagliate prestazioni sanitarie
La spesa pubblica che nell’ultimo periodo è diminuita maggiormente, almeno nel campo sanitario, è stata quella ospedaliera: dal 2009 al 2014 si è ridotta di quasi l’1 per cento l’anno. Il suo andamento non è però proceduto di pari passo con quello dei ricoveri: il ritmo della contrazione è quadruplicato nello stesso lasso di tempo, con un tasso medio di riduzione annua di circa il 4 per cento. “Pertanto, alla diminuzione dei ricoveri ospedalieri – nota l’Istat nel Rapporto 2016 – non è corrisposta una comparabile riduzione della spesa per questa funzione. Questa evidenza conferma la difficoltà che incontra il sistema a fronteggiare i problemi legati ai vincoli di finanza pubblica: gli interventi effettuati provocano infatti tagli alle prestazioni senza avere una corrispondenza in termini di risparmi di spesa”.
Meno fumatori entro il 2018
Per quanto attiene il fumo, prosegue l’Istat nel documento di circa 300 pagine, “numerose evidenze scientifiche documentano i danni alla salute provocati dal fumo. In Italia, a partire dagli anni Ottanta si assiste a una progressiva riduzione del consumo di tabacco grazie anche agli interventi di carattere legislativo a tutela dei non fumatori. Il Piano nazionale di prevenzione – avverte l’Istituto Nazionale di Statistica – si propone di ridurre del dieci per cento la prevalenza dei fumatori entro il 2018”.
Il Capo dello Stato alla presentazione del Rapporto
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla presentazione del Rapporto Istat 2016, a cui ha partecipato anche la Presidente della Camera Laura Boldrini. Dopo il saluto del Vicepresidente della Camera Simone Baldelli, il Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica Giorgio Alleva ha tenuto la sua relazione.
Uno sguardo rivolto alla prevenzione a livello oftalmico e un altro alle patologie oculari. Si svolge a Milano, dal 18 al 21 maggio 2016, il 14° Congresso internazionale della Società Oftalmologica Italiana.
Dal glaucoma alle uveiti, passando per la cataratta e le malattie retiniche. Si spazia a 360° tra le malattie che colpiscono la vista – da quelle più comuni alle più rare – facendo il punto sugli ultimi trattamenti.
Tra gli argomenti affrontati c’è “Lo sviluppo visivo nel bambino e la prevenzione delle malattie oculari: oftalmologo pediatra e pediatra a confronto”, che si è tenuto la prima giornata (simposio dell’Associazione italiana oculisti pediatri e pediatri). Anche il 19 maggio si è svolta una sessione dedicata all’oculistica pediatrica, dedicata principalmente allo strabismo. Il 20 maggio si tiene, inoltre, una sessione dedicata alle malattie oculari pediatriche di origine genetica.
Manifestazione scientifica unica in Italia, si articola nei 4 giorni meneghini in oltre 60 eventi, tra simposi e corsi monotematici, con la presentazione di lavori scientifici di ogni genere. Tra le novità ci sono anche i simposi SOI sulla chirurgia dell’orbita, sulle infezioni in oftalmologia e la sessione sulle malattie rare dell’apparato visivo. Diverse sono le sessioni di chirurgia oftalmica in diretta. Numerosi i relatori, principalmente medici oculisti, e i poster scientifici presentati.
“Al congresso partecipano – spiega Matteo Piovella, Presidente della SOI – i più autorevoli oftalmologi italiani e internazionali che arricchiscono, con la loro partecipazione, il nostro evento. Due le letture magistrali affidate, rispettivamente, a Lucio Buratto per la Benedetto Strampelli SOI Medal Lecture e a H. Burkhard Dick per l’Antonio Scarpa SOI Medal Lecture. Durante il congresso vengono anche conferiti i premi SOI Honorary Award in Ophthalmology. Vorrei ricordare, infine, che il Congresso Internazionale SOI è anche la più grande esposizione del settore oftalmologico, dove il medico può visionare, in anteprima, apparecchiature tecnologiche, farmaci, integratori, medical devices e tanto altro”.
Sono a colori, scioccanti e sono destinate a coprire i pacchetti di sigarette anche in Italia. L’Australia è stata un’anticipatrice in questo campo: “Il fumo causa cecità” si legge su una confezione su cui campeggia un occhio spalancato grazie al blefarostato [[strumento per mantenere aperte le palpebre]].
“Il fumo nuoce al nascituro”, ammonisce un altro pacchetto su cui è stato stampato un bambino che piange. Queste avvertenze illustrate sono un esempio virtuoso per dissuadere i fumatori (vedi l’anteprima di quelle italiane). Così la pensa l’Oms che, per la Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, ha chiesto la standardizzazione dei pacchetti di sigarette a livello planetario. Con l’occasione l’Istituto Superiore di Sanità ha organizzato un convegno a Roma, durante il quale sono stati presentati nuovi dati.
Consuma tabacco il 22% della popolazione
Aumenta leggermente il numero di fumatori in Italia. Sono complessivamente 11,5 milioni, circa il 22% della popolazione, rispetto ai 10,9 milioni del precedente rilevamento (il 20,8%). Riprende anche il consumo di sigarette elettroniche (si attesta attorno al 4% della popolazione che può fumare). Lo attesta l’Istituto Superiore di Sanità.
Fumatori più a rischio cataratta e AMD
Tra le patologie oculari la cui insorgenza è favorita dal fumo ci sono la cataratta e la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Ovviamente il tabacco può anche causare un’irritazione diretta a livello congiuntivale e corneale persino se il fumo è passivo.
Molte sostanze tossiche derivano dalla combustione della carta e del tabacco; inoltre, la nicotina provoca dipendenza. Ecco perché la California ha vietato la vendita ai minorenni persino delle sigarette elettroniche che, appunto, possono sfruttare ricariche alla nicotina.
Il fumo è la seconda causa di decesso al mondo
Dopo l’ipertensione – che, tra l’altro, può causare retinopatia – il tabacco è la seconda causa di decesso al mondo: al suo consumo, secondo l’Oms, è riconducibile una morte su dieci (fino a un fumatore su due). I fumatori potranno essere dissuasi dalle immagini shock a smettere o almeno a ridurre il consumo di sigarette. A dare manforte a questa possibilità sono una serie di recenti studi. Sperando che non si tratti di… fumo negli occhi!
Più si consuma tabacco, più si corre il rischio di cecità
Con la pubblicazione del Decreto legislativo del 12 gennaio 2016, n.6, la sanità pubblica italiana ha compiuto un altro passo avanti importante. E’ stata recepita una Direttiva del Parlamento europeo. L’obiettivo è assicurare un elevato livello di protezione della salute. Molte sono le novità previste dal Decreto, entrato in vigore il 20 maggio 2016.
Ad esempio il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza; l’utilizzo di avvertenze combinate relative alla salute (immagini, testo e numero verde contro il fumo 800 554 088), che copriranno il 65% dei pacchetti; l’inasprimento delle sanzioni per la vendita e somministrazione ai minorenni di prodotti del tabacco e delle sigarette elettroniche.
Tra le avvertenze testuali del Decreto legislativo compaiono le seguenti: “Il fumo aumenta il rischio di cecità“, “Il fumo causa il 90% dei casi di cancro ai polmoni”, “Il fumo causa il cancro alla bocca e alla gola”, “Il fumo danneggia i tuoi polmoni”, “Il fumo causa attacchi cardiaci”, “Il fumo causa ictus e disabilità”, “Il fumo è dannoso per i tuoi denti e le tue gengive”, “Il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno”, “Il fumo riduce la fertilità”.
I fumatori sono invitati a contattare il numero verde contro il fumo dell’Istituto Superiore di Sanità: 800-554088 (lun-ven, 10-16).
Le cellule staminali per cercare di rigenerare i tessuti oculari sono la grande speranza di cui si è parlato all’ARVO (Association for Research in Vision and Ophthalmology), che si è svolto dal primo al cinque maggio 2016 a Seattle (Usa). Si tratta del più grande evento mondiale annuale dedicato alla ricerca oftalmologica, che ogniProtesi retinica Argus II (foto: ARVO 2016) anno vede la partecipazione di migliaia di esperti.
In Quest’ultima edizione ha visto partecipanti provenire da 75 Paesi diversi (l’Europa si è attestata seconda dopo gli Stati Uniti).
Le malattie oculari si è discusso di più, in particolare sul piano della ricerca scientifica, sono il glaucoma e la cataratta, mentre le parti dell’occhio “analizzate” maggiormente durante i lavori sono state la retina e la superficie oculare (cornea).
La novità principale è stata probabilmente quella legata all’occhio bionico: in Gran Bretagna è stata testata una protesi retinica su quattro persone affette da Ray, prima persona al mondo affetta da AMD secca con impianto Argus II (Foto web: Manchester Royal Eye Hospital)degenerazione maculare legata all’età, in particolare nella sua forma secca o atrofica (attualmente considerata incurabile). Uno di questi pazienti, hanno raccontato i ricercatori all’ARVO, ora è
“in grado di riconoscere i lineamenti dei visi e alcune caratteristiche del volto, ad esempio se la persona di fronte tenga la bocca aperta o chiusa”.
Il primo intervento e la relativa riabilitazione visiva erano in realtà già stati presentati lo scorso luglio dalla stessa struttura ospedaliera britannica (il Manchester Royal Eye Hospital), che per la prima volta al mondo ha impiantato l’occhio bionico – dopo un intervento chirurgico durato quattro ore – in un paziente affetto da AMD secca, un ottantenne di nome Ray.
I test consistono inizialmente nel guardare lo schermo di un computer e distinguere griglie a righe alterne (bianche e nere) orientate in modo diverso. “La capacità del paziente di identificare correttamente la direzione delle linee e la differenza – scrive l’ospedale oftalmico britannico – tra le linee diagonali e orizzontali dimostra che la protesi [retinica] Argus II offre una funzionalità visiva centrale che non esisteva prima dell’impianto”.
3 maggio 2016 – Chi soffre di degenerazione maculare legata all’età (AMD), nella sua forma umida ovvero essudativa, può perdere rapidamente la visione centrale. Inizialmente le linee rette appaiono distorte al centro del campo visivo. Poi si può finire col non riconoscere più i volti, non si può più guidare né tantomeno leggere. Insomma, la vita quotidiana può diventare molto difficile e si ha, quindi, bisogno di molto sostegno (ad esempio di riabilitazione visiva e supporto psicologico).
Tuttavia da diverso tempo sono disponibili iniezioni intravitreali per rallentare o bloccare l’evoluzione della malattia retinica (anti-VEGF contro la proliferazione dei vasi retinici anomali) per un periodo più o meno lungo. Al momento non esistono altri trattamenti efficaci contro l’AMD umida.
Uno studio condotto negli Stati Uniti e finanziato dal National Eye Institute – pubblicato online su Ophthalmology – è stato condotto su 647 persone (77,5 anni di media), che sono state visitate mediamente a distanza di due anni e di circa un lustro dall’inizio della terapia, essendo state casualmente assegnate alla somministrazione di una delle due molecole anti-VEGF iniettate ciclicamente nel bulbo oculare (ranibizumab o bevacizumab).
“I miglioramenti visivi ottenuti durante i primi 2 anni non sono stati mantenuti dopo 5 anni. Tuttavia [dopo un lustro], il 50% degli occhi aveva almeno un’acuità visiva di 5/10, confermando – scrivono i ricercatori nelle loro conclusioni – che la terapia a base di fattore di crescita vascolare endoteliale è un grande progresso”.
Devono vedere almeno un decimo, essere maschi maggiorenni, avere ricevuto una diagnosi di coroideremia (una malattia oculare rara che colpisce lo strato del bulbo che nutre la retina); ma per il resto devono godere di buona salute. È questa la “carta d’identità” dei volontari che, per due anni, in Gran Bretagna ricevono un trattamento sperimentale che consiste in una terapia genica. Ciò significa che viene praticata loro un’iniezione sotto la retina (in prossimità della zona centrale), nella speranza che i geni sani iniettati vadano a sostituire correttamente quelli malati grazie a un prezioso “alleato”: il virus del raffreddore (usato come vettore e preventivamente svuotato del suo contenuto), una sorta di cavallo di Troia che apre le porte del DNA per “curarlo”.
Gli scienziati, diretti dall’Università di Oxford, hanno pubblicato una lettera sul New England Journal of Medicine il 29 aprile 2016. “Abbiamo constatato – scrivono i ricercatori – che i precoci miglioramenti osservati in due pazienti su sei studiati sono rimasti per 3,5 anni dopo il trattamento, nonostante una degenerazione progressiva negli altri occhi (di controllo)”. Su questi ultimi “non sono stati effettuati interventi e la loro acuità visiva era inizialmente migliore”. Tuttavia, gli occhi non trattati sono peggiorati in cinque casi su sei, mentre quelli sottoposti a trattamento “solo” nella metà dei casi.
La strada da percorrere non è breve, ma questi nuovi risultati fanno ben sperare. La sperimentazione – intitolata “Terapia genica contro la cecità causata dalla coroideremia” – dovrebbe coinvolgere complessivamente dodici pazienti e durerà almeno fino a febbraio 2017.
Stati generali Roma aprile 2016
Il punto sulla ricerca in sanità. Lo si è fatto – a livello istituzionale – il 27 e il 28 aprile mattina a Roma, in occasione degli Stati generali organizzati dal Ministero della Salute su questo tema.
Più sprint per la ricerca scientifica italiana
La situazione della ricerca scientifica in Italia (che, com’è noto, non gode di buona salute), i settori d’eccellenza in campo scientifico e il futuro dei giovani. Sono alcuni dei punti salienti affrontati nei due giorni di workshop, con 145 relatori e 1200 invitati. Un’attenzione particolare è dedicata alla ricerca biomedica, ai brevetti e alla dimensione internazionale, che in Italia andrebbe incentivata. I ricercatori dovrebbero avere un migliore riconoscimento a livello giuridico e professionale, così come annunciato dal governo.Il Ministro Lorenzin alla conclusione dei lavori con giovani studenti e ricercatori (Roma, 28 aprile 2016)
Lorenzin: strategia di sistema per l’Italia
In apertura dei lavori il 27 aprile, nella sala gremita dell’Auditorium Massimo (Eur), è intervenuto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Abbiamo bisogno di una condivisione”, “in modo tale che tutto il Paese capisca che questo [della ricerca biomedica] sia un asset per lo sviluppo”. Il vulnus c’è soprattutto quando bisogna tradurre le scoperte in prodotti e applicazioni pratiche. Insomma, c’è un gap che andrebbe colmato con un’ottica di sistema.
“Abbiamo personale sanitario altamente formato”, ha sottolineato la Lorenzin, “eppure l’Italia non riesce ad attrarre investimenti”. Essere “inseriti nei network è la chiave”, soprattutto a livello internazionale. Il Belpaese dovrebbe essere più attrattivo anche per i ricercatori stranieri. Il problema non è tanto che i ‘cervelli’ vadano all’estero, quanto che questi non tornino o che non vengano affatto nel nostro Paese.
“Questo grande capitolo va rilanciato in una strategia di sistema”: l’Italia dovrà diventare più accattivante e attraente. La ricerca indipendente “crediamo cha vada sostenuta dallo Stato”, trovando però delle sinergie. “Bisogna continuare a investire in ricerca” a livello pubblico; tuttavia, ha auspicato il Ministro della Salute, mi piacerebbe dire che “tutto ciò che viene brevettato diventi occasione di sviluppo”.
L’Italia deve, quindi, fare sistema e aprirsi di più alla ricerca mondiale. Occorre, ha avvertito Lorenzin, “costruire un contesto giusto” anche per “garantire ai cittadini l’accesso ai farmaci innovativi”.
Giannini: verso un “ecosistema” avanzato
La ricerca è andata avanti con qualche difficoltà per via degli steccati disciplinari; insomma, “è necessaria una maggiore osmosi” tra i vari àmbiti. Lo ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) Stefania Giannini, intervenuta il 27 aprile durante l’apertura degli Stati generali.
“Dal Miur arrivano circa il 73% dei fondi per la ricerca”, ma c’è bisogno – ha puntualizzato il Ministro – di un “ecosistema della ricerca avanzato”, a livello degli standard internazionali richiesti.
Il Piano nazionale della ricerca che verrà presentato da questo governo, ha annunciato Giannini, consente di assegnare priorità a quattro settori:
Questo è forse l’obiettivo (condiviso) più importante, non i fondi a pioggia. Ci vogliono sia le risorse economiche che i team di ricercatori, che eventualmente possono essere riportati in Italia. Tuttavia occorre soprattutto, ha sintetizzato la titolare del Dicastero dell’Istruzione, un’“internazionalizzazione del sistema”.
Martina: un Paese forte è capace di programmazione
Più strategie e un’alleanza pubblico-privato anche a livello di ricerca. Ne ha sottolineato la centralità il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina: “Abbiamo l’occasione di sviluppare un progetto nazionale di ricerca con la sinergia pubblico-privato. Ci siamo presi la responsabilità di costruire un percorso”. L’Italia è un Paese che spinge più di altri nella direzione dell’alimentazione sana, della dieta mediterranea, degli stili di vita corretti… però questo non basta. Infatti, ha proseguito il Ministro, “un Paese forte è un Paese che programma”. “Credo che ci siano tutte le condizioni per fare un lavoro utile da qui ai prossimi anni”.
“Lo scenario del post-Expo era una pagina bianca, nel giro di qualche mese abbiamo impostato una strategia”, una “grande visione Paese”. Questa della pianificazione, ha concluso Martina, è una “questione di metodo”; non vale, quindi, solo il merito ma anche la visione d’insieme.
De Biasi: trasparenza, meno burocrazia e più dignità ai ricercatori
Regole chiare e più semplici, più tutele per i ricercatori. Un’esigenza evidenziata con forza da Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Regole sì, con trasparenza, ma meno burocrazia”; infatti “non è pensabile che l’Italia perda i bandi sulla ricerca”.
Noi possiamo far diventare l’idea un prodotto. Bisogna mettere a sistema le diverse parti, mantenendo ciascuna parte la sua autonomia. “Bisogna far sì – ha concluso De Biasi – che venga riconosciuta una dignità al mondo della ricerca”.
“Appare evidente – aveva già sottolineato il Ministero della Salute – la necessità di trovare una nuova governance che veda i ricercatori protagonisti attivi e che faccia convergere le risorse disponibili in direzioni chiare e condivise”.
Il futuro della ricerca passa anche per l’università e le giovani promesse, a cui il Ministro Lorenzin ha dato spazio in chiusura dei lavori. Il governo in carica, infatti, intende migliorare lo status dei ricercatori.
Insomma, il futuro a tinte fosche della ricerca italiana sembra dissiparsi e una nuova luce si intravede all’orizzonte. Almeno se si troverà la strada per portare l’Italia all’altezza delle altre potenze industriali sul piano delle opportunità, in un’ottica sinergica di sistema che non sia preda di particolarismi e venga privilegiato, al contrario, il pubblico interesse. La ricerca scientifica può essere, in conclusione, un forte volano per la crescita di un Paese se viene integrata con le altre componenti del sistema nazionale e internazionale.
congiuntiviteChe lo smog non fosse affatto un toccasana era già chiaro, soprattutto per i nostri polmoni. Ora però è stata evidenziata una correlazione tra le congiuntiviti apparentemente senza causa e la presenza di polveri sottili nell’aria (PM10 e 2,5). Lo studio, firmato da ricercatori italiani e pubblicato su Seminars in Ophthalmology, conclude che – nei giovanissimi con meno di 14 anni – le congiuntiviti di cui non si conosce l’origine “possono essere più frequenti nelle zone più inquinate”. Ad esempio ciò avviene nelle zone di Milano con più smog.
Durante lo studio osservativo sono stati studiati 132 bambini (su 251), dei quali 48 accusavano una forma di congiuntivite pediatrica di cui non si capiva l’origine. Tra i sintomi più comuni c’erano sensazione di corpo estraneo nell’occhio (77%) e l’arrossamento della congiuntiva (quasi 94%). Lo studio conclude che l’esposizione a valori elevati di PM10 è significativamente più elevata nei bambini in cui l’origine della congiuntivite non è nota rispetto agli altri gruppi.