
I dati raccolti sono basati sulle dichiarazioni di dirigenti delle 151 strutture sanitarie che hanno partecipato all’indagine sulla percezione del reato, realizzata nell’ambito del progetto “Curiamo la corruzione”, portato avanti da Transparency International Italia, Censis, Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità (ISPE) e dal Rissc (Progetto Corruzione e Sprechi in Sanità). Complessivamente hanno risposto il 45,3% delle strutture sanitarie contattate.
Gli àmbiti più corrotti
Per i dirigenti delle strutture sanitarie gli àmbiti a maggior rischio di corruzione sono gli acquisti di beni e servizi (82,7%) e la realizzazione di opere (66,0%). La corruzione è percepita dall’87,2% degli intervistati come un problema grave, mentre per il 98,7% è uno dei maggiori problemi del Paese. Due terzi dei dirigenti sanitari contattati (il 67,6% del totale) ritengono che l’Autorità nazionale Anticorruzione sia utile per prevenire e combattere il fenomeno.
L’89,3% pensa che la corruzione pervada le pubbliche amministrazioni a prescindere dalla loro attività, anche se risulta particolarmente diffusa nel comparto della sanità. Circa la metà degli intervistati ritiene che sia diffusa tanto nel settore pubblico quanto nel settore privato, e che sia ugualmente diffusa nei diversi paesi europei.
Le regioni più coinvolte
Campania, Calabria e Molise sono le regioni più colpite dalla malapianta della corruzione sanitaria a livello di bandi pubblici in sanità (manchevoli persino a livello di meri adempimenti formali). Anche la Sicilia è tra le Regioni più arretrate. Le più trasparenti si trovano, invece, nel Nord Italia: l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia.
I possibili rimedi
Al primo posto tra le misure ritenute più efficaci per contrastare la corruzione i dirigenti segnalano la formazione e la sensibilizzazione del personale (51,8%), seguite dai maggiori controlli sulle procedure d’appalto (42,%).
“Su tutte le risposte – si legge nelle conclusioni del Rapporto – aleggia la certezza che la corruzione sia resa possibile e agevolata dal malfunzionamento della Pubblica Amministrazione, che crea pericoli interstizi all’interno dei quali possono insinuarsi le attività illecite, e che non siano sufficienti leggi e autorità di controllo per arginare e, soprattutto, per prevenire il fenomeno, ma che sia invece necessario procedere ad un’azione di semplificazione e informatizzazione delle procedure che limitino al massimo gli spazi di intervento”.
Infine una nota positiva di segno diverso: l’Italia si assesta comunque ai primi posti delle classifiche mondiali per la qualità del sistema sanitario, offrendo un servizio ad un costo pro capite relativamente contenuto.
Più trasparenza e informatizzazione secondo il Ministro della Salute
“Grazie al vigente Patto per la salute e al programma di revisione della spesa, riusciremo – rassicura il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – ad avere nuovi strumenti contro la corruzione e recuperare ampi spazi di efficienza e di razionalizzazione dell’offerta. Sono convinta che il grande strumento contro la corruzione sia la circolazione, la condivisione e dunque la trasparenza dei dati. Per questo nel Patto per la salute 2014-2016 sono stati previsti non soltanto il rafforzamento dei controlli nelle aziende sanitarie, ma anche un Patto per la sanità digitale e un piano di evoluzione dei flussi informativi del Nuovo sistema informatico sanitario. Nella Legge di stabilità 2016 è stato introdotto l’obbligo per tutte le aziende sanitarie di effettuare acquisti in modo accentrato”.
Link utile: Report “Curiamo la corruzione”
Fonti: curiamolacorruzione.it, Ministero della Salute



“Il diabete – ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità – è una malattia cronica metabolica caratterizzata da livelli elevati di glucosio nel sanguePrevalenza dei diabetici sulla popolazione italiana (Fonte Epicentro-Istituto superiore di sanità su dati Istat 2014), che col tempo possono provocare seri danni al cuore, ai vasi sanguigni, agli occhi, ai reni e ai nervi”, senza parlare degli arti inferiori (in particolare dei piedi). L’Oms evidenzia, poi, i danni economici provocati da questa malattia cronica non trasmissibile, con un impatto elevato sui sistemi sanitari e sulle economie nazionali (spese mediche, perdite sul piano lavorativo e reddituale). Fondamentali sono l’esercizio fisico regolare, mangiare sano, evitare di fumare, controllare regolarmente la pressione arteriosa, la glicemia e il livello di lipidi nel sangue (trigliceridi e colesterolo; quest’ultimo contiene anche proteine).
Circa 20 milioni di persone in Italia sono in sovrappeso e l’obesità è in crescita (circa 640 milioni di obesi nel mondo secondo The Lancet, un fenomeno che ha assunto le dimensioni di una “piaga sociale”). Lo si è sottolineato a Roma il 19 aprile durante la presentazione del nuovo 


Lo studio – pubblicato su 







non superiore alle 6-8 ore. 








. Si stima che la mancanza d’esercizio (purtroppo diffusa anche tra i giovani italiani) provochi globalmente il 6 per cento dei decessi proprio a causa di quelle malattie. “Si stima – spiega l’Agenzia delle Nazioni Unite – che il 23% degli adulti e l’81% degli adolescenti globalmente siano poco attivi, il che significa che praticano meno di 150 minuti di attività moderato-intensa ogni settimana”.</p>
<p>L’inquinamento domestico, ad esempio quando per cucinare non si usano combustibili puliti, può contribuire allo sviluppo della cataratta così come lo fa l’esposizione ai raggi ultravioletti senza occhiali scuri a norma: “Globalmente – scrive l’Organizzane mondiale della sanità – la cataratta è responsabile del 51% della cecità ossia si stima che 20 milioni di persone soffrano di questa patologia oculare degenerativa”. Anche se il più delle volte la cecità è reversibile, si tenga conto che l’operazione di cataratta non è ancora <span ><a title=)
una prassi molto diffusa nei Paesi in via di sviluppo.


Cataratta, cristallino rigenerato con le staminali
