Accendere i “riflettori” su chi è colpito da più forme di disabilità. È stato l’obiettivo del convegno che si è tenuto nella mattinata di venerdì 8 luglio a Catanzaro, dal titolo “Pluriminorati: il lungo cammino sulla strada dell’integrazione, tra dovere dell’assistenza e diretta all’esistenza”. Un appuntamento, quindi, atto a sensibilizzare i cittadini e incentrato sui problemi di una delle fasce più deboli della società.
“Molti gli aspetti che verranno trattati: dalla situazione nazionale attuale, ai bisogni effettivi dei soggetti e delle loro famiglie”, ha evidenziato l’Uici della Calabria la cui Presidente è Luciana Loprete, che ha organizzato l’evento assieme al Comitato regionale dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, presso la sala verde della Cittadella regionale.
Sottolinea Michele Corcio, Vicepresidente della IAPB-Sezione italiana:
Questo convegno è senz’altro importante perché rilancia la Legge n. 284 del 1997 e, soprattutto, rilancia l’importanza della salute dei pluriminorati affinché ci sia un’attenzione particolare alla conservazione del loro residuo visivo.
Una sostanza studiata per prevenire il cancro contribuirebbe e combattere la degenerazione maculare
Broccoli
Chi l’avrebbe mai detto che i broccoli, assieme ai cavoli, potessero essere tra i migliori “alleati” della vista. Mangiarne di frequente contribuisce a proteggere la retina e, in particolare, lo fa un principio attivo in essi contenuto in abbondanza (l’indolo-3-carbinolo): difende la macula dallo stress ossidativo, che fa invecchiare e degenerare il tessuto nervoso fotosensibile.
Dunque quel principio attivo – già utilizzato per aiutare a prevenire alcune forme di cancro – potrebbe essere utile per combattere una serie di patologie degenerative che colpiscono il centro della retina (dall’AMD alla retinite pigmentosa). Almeno questo è quanto sostiene il Buck Institute for Research Ageing, un istituto di ricerca americano che ha appena pubblicato sull’argomentoIndolo-3-carbinolo (molecola) un articolo su Scientific Reports.
Lo studio è stato condotto su cavie animali (topi di laboratorio): l’indolo-3-carbinolo (I3C) aiuta a smaltire le tossine derivanti dagli stress ambientali attivando una proteina (AhR) che regola il processo chimico di “disintossicazione” e rende le cellule retiniche più resistenti alla luce. Infatti, com’è noto, con l’età l’organismo ha sempre più difficoltà a resistere alle sollecitazioni ambientali “negative”, ad esempio a una prolungata esposizione al sole senza occhiali scuri di protezione. (Naturalmente bisogna evitare di fumare, oltre a praticare regolarmente l’esercizio fisico).
Insomma, più broccoli nella dieta proteggono la retina, senza nulla togliere a carote o mirtilli né agli Omega-3 contenuti in abbondanza nel pesce. Una dieta sana (varia e ricca di frutta, verdura e pesce) contribuisce, ancora una volta, a mantenere sana la nostra vista.
Fonti: Buck Institute for Research Ageing; Gutierrez MA, Davis SS, Rosko A, Nguyen SM, Mitchell KP, Mateen S, Neves J, Garcia TY, Mooney S, Perdew GH, Hubbard TD, Lamba DA, Ramanathan A, ‘A novel AhR ligand, 2AI, protects the retina from environmental stress’,Sci. Rep. 2016 Jul 1;6:29025. doi: 10.1038/srep29025
Visita oculistica
È immancabile una visita oculistica periodica che consenta di mettere a fuoco i nostri problemi oculari. Il 58% di persone senza sintomi – su quasi 6400 pazienti – a distanza di un anno ha ricevuto, in uno studio effettuato in Canada, variazioni nella prescrizione (41%), una nuova diagnosi (16%) o nuove indicazioni nella gestione del disturbo o della malattia (31%).
Circa il 40% delle persone visitate non aveva disturbi specifici come, ad esempio, visione sfocata, mal di testa o sintomi oftalmici peculiari. Per gli anziani era più probabile che ci fossero dei cambiamenti dopo un anno: per i bambini sotto i 4 anni si è registrato un +8% mentre dopo i 65 anni un +78%.
“Gli esami oculistici regolari – notano i ricercatori canadesi dell’Università di Waterloo (Ontario) – si ritiene generalmente che giochino un ruolo importante nella prevenzione della perdita della vista e nell’individuazione delle malattie oftalmiche asintomatiche. Tuttavia, è ignota la frequenza ideale di tali esami per pazienti senza alcun problema visivo ovvero senza sintomi a livello oculare. Le raccomandazioni correnti variano”.
Tuttavia, in linea di massima si potrebbe consigliare una visita oculistica ogni uno-due anni fino ai sessant’anni, annuale dopo quell’età e almeno semestrale per chi avesse patologie oculari diagnosticate (ad esempio retinopatia diabetica, glaucoma o degenerazione maculare). La frequenza esatta potrà però essere indicata dal singolo specialista a seconda del quadro clinico riscontrato dopo una prima visita oculistica. Inoltre va detto che l’American Academy of Ophthalmology raccomanda una visita oculistica alla nascita e una a tre anni, mentre dai 6 ai 17 anni sarebbe sufficiente un controllo ogni uno-due anni in assenza di problemi oculari specifici.
Fonti: Irving EL, Harris JD, Machan CM, Robinson BE, Hrynchak PK, Leat SJ, Lillakas L., “Value of Routine Eye Examinations in Asymptomatic Patients”, Optom Vis Sci. 2016 Jul;93(7):660-6. doi: 10.1097/OPX.0000000000000863; Wolters Kluwer Health
28 giugno 2016 – Milioni di vite salvate grazie al Global Fund (fondo globale): è questo un obiettivo a cui l’Italia concorrerà in maggior misura anche attraverso un accresciuto impegno economico. Lo ha annunciato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno internazionale tenutosi a Roma il 27 giugno presso l’Istituto Superiore di Sanità, parlando dell’importanza strategica della costruzione di sistemi sanitari forti a livello mondiale. D’altronde il Belpaese è un esempio virtuoso di sanità col suo modello universalistico.
Nel prossimo triennio 130 mln dall’Italia
Per l’esattezza il contributo italiano al Global Fund per il triennio 2017-2019, ha spiegato il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Benedetto Della Vedova, è di 130 milioni di euro: si tratta di 30 milioni in più rispetto al triennio precedente.
OMS, più salute ed equità
La tutela della salute globale e l’equità dell’accesso alle cure sono un imperativo etico imprescindibile per il futuro del Pianeta. Come ha sottolineato Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, che ha individuato nel modello del sistema sanitario universalistico italiano una garanzia per l’uguaglianza nell’accesso alle cure e ha chiesto una collaborazione tra le istituzioni e, più in generale, internazionale per costruire sistemi sanitari capaci di sconfiggere le pandemie in tutto il mondo.
Serve solidarietà anche nel campo sanitario
“È stato un onore in un momento così complesso per l’Europa e il mondo intero – ha dichiarato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità –confermare concretamente il sostegno a un progetto che incarna un messaggio di solidarietà e di pace tra i popoli. Ogni giorno, nel nostro ruolo, ci impegniamo a migliorare il nostro sistema sanitario perché sia più equo, più efficiente e più efficace ma questa rete che tutti insieme, in Europa e nel mondo, vogliamo costruire intorno alla salute globale è qualcosa che ci aggrega tutti intorno a un valore speciale: umano e universale”.
Il “padre” di Windows: superare la povertà
A concludere il simposio internazionale dell’Istituto Superiore di Sanità la partecipazione di Bill Gates, partner chiave del Global Fund attraverso la Bill & Melinda Gates Foundation.
“Come Paese in prima linea sul fronte dell’immigrazione – ha dichiarato il ‘padre’ di Windows – l’Italia comprende che stiamo vivendo in un mondo interconnesso e che ognuno ha la responsabilità di aiutare le persone più svantaggiate ad accedere a un sistema sanitario migliore, a superare la povertà e a vivere più sicure nel proprio Paese. Ci sono molti segni incoraggianti del rinnovato impegno dell’Italia nelle relazioni internazionali, non ultimo quello nello sviluppo e nella salute globale”.
“Spero di vedere l’Italia diventare, ancora una volta, uno dei maggiori sostenitori della lotta contro le tre malattie mortali che stanno ancora uccidendo – ha concluso Bill Gates a Roma – tre milioni di persone ogni anno”: la tubercolosi, l’Aids e la malaria (che possono avere anche complicanze oculari).
bandiera sfocata lente occhiale 23 giugno 2016 – I nostri tempi “accorciano” le distanze visive. Sarà uno sforzo oculare eccessivo da vicino, sarà che ricorriamo meno alla luce naturale e raramente facciamo crescere i nostri figli all’aria aperta, sta di fatto che la miopia tende sempre più a prevalere, con annessi maggiori rischi per la retina.
Un nuovo studio pubblicato su Ophthalmology stima che, solo negli Stati Uniti, ci siano quasi 10 milioni di miopi elevati (almeno -6 diottrie). Tra questi quasi 820 mila persone soffrono di una forma di miopia degenerativa e oltre 41 mila di una complicanza come la neovascolarizzazione coroideale miopica che, scrive l’American Academy of Ophthalmology, “può causare la perdita della vista nel lungo periodo, con le donne che sono a maggior rischio”. Dunque ipovisione e cecità sono in “agguato”.
Solo in Italia abbiamo almeno 15 milioni di miopi. Complessivamente nel mondo si stima che, entro i prossimi dieci anni, le persone miopi toccheranno quota 2,5 miliardi.
Fonti: American Academy Of Ophthalmology, Jama Ophthalmology
21 giugno 2016 – Una dieta ‘verde’ difende da diversi problemi di salute. Mangiare regolarmente verdure può proteggere dalla forma meno grave di diabete (il tipo 2) in misura compresa tra il 16 e il 34%. Infatti se c’è una predisposizione e si mangia male, ad esempio zuccheri in eccesso e molte carni rosse, si sarebbe più esposti a una malattia sempre più diffusa (422 milioni secondo l’OMS), che alla lunga può causare problemi alla retina, al cuore, al sistema circolatorio, ai reni, ai piedi, ecc.
Dunque la salute dei nostri occhi passa anche attraverso la nostra alimentazione. È già noto che carote e mirtilli possono aiutare la visione, ma non si sapeva che una dieta vegetariana o, comunque, con poca carne (bianca) potesse contribuire a evitare il diabete di tipo 2, che a differenza del tipo 1 non richiede somministrazione d’insulina. Ora, invece, lo attesta una ricerca basata su tre studi precedenti, per un totale di oltre 200 mila persone seguite per un ventennio. La quale conclude, in sostanza, che le verdure sono amiche della nostra salute.
Secondo il Censis 11 milioni di italiani avrebbero rinunciato a prestazioni sanitarie oppure le avrebbero rinviate
Si allungano le liste d’attesa, aumenta la spesa sanitaria privata e 11 milioni di italiani avrebbero rinunciato alle prestazioni sanitarie oppure le avrebbero rinviate [Secondo altre fonti, invece, tale numero è compreso tra i 4 e i 6 milioni ([approfondisci)]]. Ha toccato ormai i 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata, che ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% tra il 2013 e il 2015: il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). È quanto si trova scritto nella ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute presentata l’8 giugno 2016 a Roma in occasione del VI Welfare Day.
Sono inoltre lievitati i ticket nel pubblico, visto che il 45,4% nel privato ha pagato tariffe uguali o poco superiori rispetto alla quota di compartecipazione che avrebbe pagato nel pubblico (+5,6% rispetto al 2013).
Complessivamente sarebbero 7,1 milioni gli italiani che, nel 2015, hanno fatto ricorso all’intramoenia (visite private in strutture pubbliche o convenzionate), il più delle volte per evitare le lunghe liste d’attesa (66,4% del campione). Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché ci sono laboratori, ambulatori e studi medici aperti non solo al pomeriggio, ma anche la sera e nei weekend.
Undici milioni d’italiani procrastinano le cure
Se nel 2012 erano 9 milioni, mentre tre anni dopo sarebbero diventati 11 milioni gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a una o più prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. A “meno sanità pubblica, più sanità privata” si aggiunge, sempre secondo il Censis, il fenomeno della “sanità negata” che riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani.
Meno qualità nel pubblico?
Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni, mentre per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli abitanti dello Stivale considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione. “La lunghezza delle liste d’attesa – nota ancora il Censis – è il paradigma delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento”.
Esistono esami inutili, ma non puniamo i medici
Sono 5,4 milioni gli italiani che, nell’ultimo anno considerato, hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, il 51,3% dei nostri connazionali si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni non utili (inappropriatezza).
Aspettando una visita oculistica
Tra le più frequenti difficoltà che gli italiani sperimentano ci sono i tempi di attesa eccessivi per le visite specialistiche e gli esami diagnostici. Fra le persone che le hanno richieste – ha scritto il Censis nel 49° Rapporto sulla situazione sociale del Paese diffuso a dicembre 2015 – l’attesa media è stata di 55,1 giorni per le visite e di 46,1 giorni per un accertamento. Per una prima visita oculistica si sarebbero attesi mediamente 69,5 giorni nel pubblico contro i 6,4 giorni nel privato: una differenza che sembra decisamente inaccettabile.
8 giugno 2016 – Che legame c’è tra i nostri occhi e il nostro cuore? Ad esempio i vasi sanguigni. Proprio per questo tramite (deficit del microcircolo) chi è diabetico può essere colpito con maggiore frequenza da problemi retinici, cardiaci, ictus così come malattie renali e ai piedi. Non manca neanche un’eventuale riduzione della sensibilità dei nervi periferici.
Un nuovo studio – condotto in Gran Bretagna su oltre 49 mila persone per cinque anni e mezzo – giunge alla conclusione che le persone con la forma meno grave di diabete (il tipo 2, che non necessita d’insulina) corrono un rischio doppio di essere colpite da problemi cardiovascolari.
Una vita pigra con troppi zuccheri e grassi saturi
Tenendo conto che, secondo l’OMS, nel mondo ci sono 422 milioni di diabetici e che “il diabete è un’importante causa di cecità, d’insufficienza renale, infarto, ictus e amputazione del piede”, bisogna prestare la massima attenzione allo stile di vita.
I consigli dell’OMS
“Una dieta sana, un’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso forma ed evitare il consumo di tabacco – scrive l’OMS – sono i modi per prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2” (è quello più diffuso e rappresenta il 90-95% dei casi di diabete).
Per quanto riguarda il movimento si raccomandano “almeno 30 minuti di regolare attività da moderata a intensa”. Inoltre per prevenire il diabete di tipo 2 bisogna evitare eccessi nell’assunzione di zuccheri e di grassi saturi nonché di fumare. Il tipo 1, la forma più grave, richiede inoltre la costante somministrazione d’insulina.
Diagnosi e trattamento
A tutti i diabetici si raccomanda non solo di tenere sotto controllo la glicemia (concentrazione di zuccheri nel sangue), ma anche di sottoporsi, d’intesa col diabetologo, ad altre visite specialistiche periodiche (oculistiche, cardiologiche, ecc.).
Dunque una diagnosi precoce di una malattie cronica quale il diabete è semplice: bisogna sottoporsi al test della glicemia (ad esempio al prick test). Nel caso del diabete di tipo 2 ci si può affidare ai farmaci ipoglicemizzanti, ma soprattutto bisogna seguire una dieta attenta. Insomma si potrebbe consigliare ai diabetici: “vita riguardata, vista salvata”.
Una malata di retinite pigmentosa riesce a riconoscere grandi lettere e a individuare fonti luminose
Ha rivisto per la prima volta grandi lettere bianche su sfondo nero dopo una decina d’anni trascorsi nell’oscurità a causa della retinite pigmentosa, una malattia retinica ereditaria. Il brivido di una rinnovata percezione di luce e ombre ha “contagiato” l’oculista e gli ortottisti che la stanno aiutando a (re)imparare a vedere la realtà in digitale. Al Polo Nazionale la riabilitazione è sempre più hi-tech: una persona prima cieca assoluta, grazie al cosiddetto “occhio bionico”, sta imparando a esplorare visivamente la realtà circostante. Oscillando continuamente la testa riesce a individuare grandi linee parallele (strisce bianche), a riconoscere alcune grandi sagome e a localizzare le fonti luminose. È riuscita a leggere persino una breve parola (“IO”).
Dal Careggi al Gemelli
L’Ospedale Careggi di Firenze le ha impiantato un chip sulla retina all’inizio del 2016: l’occhio bionico è di fatto uno “stimolatore” dell’attività retinica residua, dato che ci devono essere cellule nervose ancora vitali. Se il nervo ottico è integro i segnali retinici possono giungere alla corteccia cerebrale. Insomma, in qualche modo si è “resuscitata” la capacità di percezione visiva.
L’impianto retinico è possibile solo in alcuni casi, in particolare se si è colpiti da retinite pigmentosa oppure da coroideremia e si hanno almeno 25 anni d’età.
Lo stato dell’arte in Italia
In Italia l’impianto della protesi retinica è stato effettuato in pochi centri al momento in cui scriviamo: in Toscana (Pisa e Firenze), Lombardia (S. Paolo di Milano) e in Veneto (a Camposampiero, in provincia di Padova, il primo ospedale non universitario a tentare questa strada). Dal canto suo il Polo Nazionale riabiliterà alcune persone, in particolare quelle che vivono nel Lazio a cui è stato già impiantato l’occhio bionico.
Come si vede nei casi migliori
Grazie alla protesi retinica si può avere una visione “tubulare” (al centro del campo visivo si vede per un massimo di 20°), si percepiscono scale di grigio e a scacchi attraverso una “feritoia”, si riescono a distinguere forme grandi e molto contrastate. L’occhio bionico può consentire, inoltre, di individuare una fonte luminosa (una finestra) in un ambiente in cui non ci sia una luce troppo forte. Oppure può consentire di seguire un percorso luminoso posto a terra. Gli occhiali speciali sono dotati di una piccola videocamera al centro della montatura, che capta le immagini e le trasmette a un chip attualmente provvisto di 60 elettrodi, almeno nella versione approvata sia dagli Usa che dall’Unione europea.
Visione elettronica, un nuovo futuro?
Questa nuova impresa umana suona come una sorta di “miracolo” tecnologico, capace di emozionare anche gli scienziati più impassibili. Ci sono grandi aspettative, nonostante non sia semplice imparare a vedere in bassa risoluzione. Occorrono indicativamente una decina di sedute di addestramento che durano un paio d’ore ciascuna. Bisogna essere molto motivati e tenaci. Si tratta di percorrere una strada che, in un certo senso, porta al futuro: probabilmente se non si riusciranno a prevenire o a trattare malattie oculari oggi ritenute incurabili sempre più persone potranno recuperare parzialmente la loro vista per via tecnologica.
– Fonti di riferimento: Polo Nazionale, Ophthalmology
7 giugno 2016 – Se si è colpiti da glaucoma e almeno un occhio non risponde più alle cure (colliri ipotonizzanti) si potrebbe optare per un intervento chirurgico il cui scopo è ridurre la pressione oculare: si crea uno “sportellino sclerale” esterno da cui far defluire l’umore acqueo (l’intervento chirurgico è chiamato trabeculectomia). Riducendo la pressione intraoculare si prevengono così danni al nervo ottico: si evita che il campo visivo si restringa fino a una visione “a cannocchiale” (tubulare).
Cosa avviene all’occhio non operato quando ci si sottopone alla trabeculectomia? “Abbiamo scoperto che si verifica un aumento uniforme della pressione intraoculare nell’occhio controlaterale in tutte le categorie di pazienti”, spiegano i ricercatori in un recente studio pubblicato sul Journal of Glaucoma.
Questo innalzamento pressorio si può verificare non solo se l’occhio non operato è anch’esso affetto da glaucoma, ma sorprendentemente anche quando è sano. Non è tuttavia ancora chiaro perché ciò avvenga. Sta di fatto che questo effetto collaterale non deve essere mai sottovalutato perché si potrebbe superare il valore soglia (20 millimetri di mercurio).
È evidente, tuttavia, che il più delle volte intervenire sull’occhio malato per ridurre una pressione molto elevata è indispensabile: i rischi per l’altro occhio possono essere trascurabili. Semplicemente bisognerà monitorare con maggiore frequenza entrambi gli occhi.