Quella salute che va in fumo

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Quasi un miliardo di fumatori nel mondo: il tabacco è la seconda causa di disabilità e mortalità

sigarette_in_digitale-fonte_freedigitalphotos.net-photospip7d4defc5de6c05efbefca886fa47194a.jpgIl fumo continua a mietere vittime nel mondo, dato che mina gravemente la salute. Secondo un nuovo studio scientifico pubblicato su The Lancet, nel 2015 fumavano 933 milioni di persone: il consumo di tabacco era la seconda causa di disabilità e di decesso planetaria. Dunque bisogna insegnare ai giovani a non iniziare affatto.

Il record negativo per numero di fumatori maschi spetta a Cina, India e Indonesia, mentre per le donne i tre Paesi sul podio sono Stati Uniti, Cina e India. Il Brasile ha registrato i progressi maggiori nella riduzione del vizio. Anche in Italia si è avuta complessivamente una riduzione dei consumatori nei 25 anni considerati, anche se sono in ripresa tra gli adolescenti.

Cos’è stato studiato

Sono stati presi in considerazione 195 Paesi del mondo in un periodo che va dal 1990 al 2015. Un vasto gruppo di studio internazionale [[GBD 2015 Tobacco Collaborators]] ha preso in considerazione molte variabili. Ne è emerso che la prevalenza dei fumatori è del 25%: un quarto della popolazione mondiale fuma. La fumo_causa_cecit-pacchetto_australiano-verticale-web-photospipa19627a6c93285034f4d1648666fbdeb.jpgmaggior parte dei Paesi studiati ha ridotto il vizio; tuttavia ce ne stanno alcuni in decisa controtendenza (Congo, Azerbaijan). Nel 2015 l’11,5% dei decessi mondiali sono stati attribuiti al fumo, oltre la metà dei quali in quattro Paesi popolosi: Cina, India, USA e Russia.

Più fumi, più sei a rischio AMD

Il fumo può mettere a repentaglio anche la salute visiva, tanto che può causare cecità. Ad esempio è uno dei fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia retinica che provoca cecità centrale soprattutto a partire dai 50 anni: è la principale causa di perdita della vista nei Paesi più sviluppati.

Uno studio pubblicato in precedenza sulla rivista Ophthalmology ha preso in considerazione 4439 persone, notando che nei fumatori c’era un’incidenza doppia rispetto a chi non fumava.

In una ricerca pubblicata quest’anno, condotta a Shanghai su 4190 persone, si è visto che le donne molto anziane (dagli 80 anni in su) avevano una probabilità significativamente superiore di essere cieche o ipovedenti se fumavano e non avevano alti livelli d’istruzione. Le principali cause di cecità sono risultate la cataratta (generalmente operabile), la maculopatia miopica e l’AMD.

Lo scenario italiano

I fumatori in Italia sono 11,5 milioni, il 22% della popolazione: 6,9 milioni di uomini (il 27,3%) e 4,6 milioni di donne (17,2%). Gli ex fumatori rappresentano il 13,5% della popolazione (7,1 milioni) i non fumatori sono invece 33,8 milioni (il 64,4% della popolazione). Lo attesta l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

fumo_campagna_contro_tabacco-who-fumo_passivo-particolare_locandina.jpgIn controtendenza rispetto ai precedenti otto anni, nel 2016 si è osservato un lieve incremento della prevalenza di fumatori. L’analisi delle abitudini ha mostrato che la percentuale di fumatori italiani è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età. Tra i 25 e 44 anni si è registrata la prevalenza maggiore di fumatori (24,1% delle donne e 31,9% degli uomini). Fumano di meno gli ultrasessantacinquenni: il 6,9% delle donne e il 18,2% degli uomini. In generale il consumo medio al giorno in Italia è intorno alle 13 sigarette.

Conclusioni

Nonostante più di 50 anni di sforzi antitabacco, il fumo rimane un fattore di rischio importante per la salute globale. Lo sostiene, in conclusione, la rivista The Lancet.

Infatti scrivono gli autori dello studio:

La guerra contro il tabacco è ben lungi dall’essere vinta, in particolare nei Paesi con il più alto numero di fumatori. Il tributo impressionante del fumo ai danni della salute riecheggia ben al di là dell’individuo […]. Una rinnovata e costante attenzione è necessaria per le politiche di controllo onnicomprensive del tabacco nel mondo. Il successo è possibile, ma richiede politiche e leggi più incisive e più forti. Occorre davvero intensificare gli sforzi per mantenere bassi i tassi di prevalenza dei fumatori nella gente che non l’ha ancora sperimentato, [evitando] un’epidemia devastante e per evitare che i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti inizino a fumare.

Link utili: Telefono Verde contro il fumo: 800 554 088, Fondazione Veronesi

Fonti: The Lancet, Ophthalmology, Int. J. Ophthalmol., Istituto Superiore di Sanità

Assistenza domiciliare: tre Regioni bocciate dalla Corte dei Conti

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Sono Campania, Lazio e Calabria: l’assistenza integrata agli anziani è ancora considerata insufficiente

anziani-pubb8f92-64640.jpgL’assistenza domiciliare viene bocciata dalla Corte dei Conti in tre regioni italiane: Campania, Lazio e Calabria [[in Campania si raggiunge appena lo 0,87 per mille rispetto al valore soglia di 1,8 per mille abitanti, nel Lazio 1,32 per mille e in Calabria 1,43 per mille]]. Ci può essere una tendenza al miglioramento, ma comunque l’invecchiamento demografico italiano imporrebbe che questo servizio venga garantito oggi già ovunque in Italia attraverso il Sistema sanitario nazionale.

Un Paese per vecchi

Secondo dati Istat, infatti, nel Belpaese 22 persone residenti su 100 hanno almeno 65 anni. Naturalmente le persone anziane tendono essere colpite maggiormente da malattie croniche e a soffrire di diverse patologie contemporaneamente (comorbidità). Si pensi che lo scorso anno l’età media registrata nel nostro Paese sfiorava i 45 anni.

anziane-solidali-teste-web-photospip4289f4bb5e2a1cefbf02489d8cd10bd8.jpgLa speranza di vita in buona salute alla nascita si attesta intorno a 58,2 anni (dati Istat 2015). Gli anni trascorsi in salute a partire dai 65 anni – ossia senza gravi malattie e/o disabilità – sarebbero però inferiori alla media europea.

Scrive la Corte dei Conti:

L’assistenza domiciliare agli anziani risulta ancora insufficiente, anche se in recupero, in alcune Regioni in Piano (Campania, Lazio, Calabria). Insufficiente anche l’offerta di posti equivalenti in strutture residenziali per anziani non autosufficienti […], con punte minime dello 0,63 in Campania e 0,72 Molise rispetto ad un valore soglia del 9,8 per mille. Il monitoraggio evidenzia carenza nella dotazione di posti equivalenti nelle strutture residenziali e semiresidenziali per disabili, nonché nella dotazione di posti letto in strutture hospice.

Permangono forti differenze regionali

Mondi sanitari diversi coesistono nella stessa nazione. Non solo – come precedentemente sottolineato dallo stesso Ministero della Salute – si configura uno scenario a macchia di leopardo, ma permane l’ormai assodato divario tra Nord e Sud.

La Corte dei Conti osserva che sono quattro le Regioni considerate migliori sul piano dei servizi del Servizio sanitario nazionale: Trentino, Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Però in queste stesse aree si ha il livello di spesa privata per abitante più alta, all’incirca doppia rispetto a quelle con minore capacità di spesa privata [[Campania, Sardegna, Calabria]]. Insomma, nelle stesse quattro Regioni del Nord Italia l’economia della salute sembra essere più sana sia nell’ambito pubblico che in quello privato.

Fonti: Panorama della Sanità, Corte dei Conti, Istat

Diabete, troppi zuccheri “ammazza-vista”

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Alla Camera presentato un nuovo Rapporto: circa 60 milioni i diabetici in Europa. In Italia molta sedentarietà

diabete-rapporto-presentazione-camera-4_aprile_2017-web.jpgL’alta concentrazione di zuccheri nel sangue “mangia” la nostra salute. Solo in Europa vivono 59,8 milioni di diabetici, dei quali 3,27 milioni in Italia (dove un altro milione si stima abbia il diabete senza diagnosi). Sono alcuni dei numeri contenuti nel Rapporto presentato il 4 aprile 2017 alla Camera: è il nuovo Italian Diabetes & Obesity Barometer Report curato dalla IBDO Foundation.

Problema obesità in crescita

Oltre la metà dei casi di diabete – 422 milioni nel mondo – è attribuibile, secondo l’OMS, all’obesità (58%). In tutta Europa più di una persona su due è in sovrappeso e lo scenario è preoccupante soprattutto in Irlanda. In Italia è particolarmente sentito il problema dell’obesità infantile, ma la maggior parte della popolazione non si muove a sufficienza (pratica spesso poco sport). La sedentarietà aumenta, a parità di altri fattori, di circa il 60% il rischio di diabete rispetto a chi pratica attività fisica regolare.

copertina-rapporto-ibdo-aprile-2017-web.jpgSe gli stili di vita non sono corretti si è decisamente più a rischio: in Italia la prevalenza del diabete è solo dell’1,7% tra chi pratica abitualmente un’attività sportiva, mentre questa percentuale sale al 15,1% tra gli obesi.

“Possiamo definire diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze”, ha dichiarato Renato Lauro, Presidente della Fondazione IBDO (l’Italian Barometer Diabetes Observatory che ha collaborato con l’università di Tor Vergata e l’Istat). I numeri sono in crescita e ormai da emergenza, soprattutto in città. Si è a rischio se si è sedentari, se non ci si alimenta in modo sano e si sono superati i 45 anni. Inoltre, oltre a fattori genetici ci sono anche fattori socio-culturali: in Italia la prevalenza della malattia cronica da eccesso di zuccheri nel sangue è circa tre volte maggiore in chi ha una bassa scolarità (licenza elementare rispetto ai laureati). Si tenga conto, tra l’altro, che l’Italia è il Paese Ocse in cui c’è il maggior tasso di ricoveri per diabete scompensato.

Occhio alle complicanze

La retinopatia diabetica è una complicanza che colpisce circa un terzo dei diabetici ossia circa 147 milioni di persone nel mondo. E’ considerata la prima causa di cecità in età lavorativa e, si legge nel Rapporto, è responsabile di circa il 13% dei casi di handicap visivo. Per prevenire i danni retinici è indispensabile controllare periodicamente la glicemia e sottoporsi a visite oculistiche con controllo del fondo oculare. Altre complicanze possono essere problemi cardiaci, vascolari (soprattutto alla circolazione dei piedi), renali, dei nervi (riduzione della sensibilità periferica).

retinopatia_diabetica-fundus_oculi-photospipe58febebf380e9717223c34165fd3ef1.jpgLa maggior parte dei costi del diabete (considerata una patologia sociale) è proprio legata alle sue complicanze, dato che spesso non c’è consapevolezza della malattia: è silente fino a quando non è già troppo tardi per evitare danni organici. Anche per questo bisogna avere sempre lo sguardo puntato sulla prevenzione. Però nel mondo quasi una persona su due (46,5%) ancora non sa di soffrire di diabete (pur essendone affetta, ndr). [[Fonte: IDF Diabetes Atlas 2015]]

“Bisogna prevenire per rendere sostenibile” il Sistema sanitario nazionale italiano nei prossimi anni, ha concluso Federico Spandonaro, Professore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Presidente di CREA Sanità). Tanto più che la spesa privata per le cure è in aumento e sempre più italiani rinunciano, soprattutto al Sud, a visite specialistiche e ad esami diagnostici.

Link utile: Rapporto sul diabete

Fonte di riferimento: IBDO

La vista che rischia se non si torna dall’oculista

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UK, studio su oltre 145 mila pazienti con malattie oculari: il glaucoma è risultato il più pericoloso

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Le malattie oculari sono in “agguato”: se non si torna regolarmente dall’oculista per i controlli la nostra vista può correre seri rischi. E’ stato pubblicato dall’autorevole rivista Eye uno studio scientifico che riassume i dati raccolti su 145.234 persone le quali – presso il Moorfields Eye Hospital di Londra – avevano già ricevuto una diagnosi, ma avevano commesso il peccato di non presentarsi o di non prenotare gli appuntamenti successivi. A rischiare la vista sono state soprattutto le persone con glaucoma (14 casi gravi sui 16 identificati).

moorfields-hospital-_londra-2.jpgLe diagnosi formulate erano state le più varie: dai problemi retinici allo strabismo, passando per la cataratta. Il glaucoma è, tuttavia, è la patologia che necessita maggiormente di controlli regolari della pressione oculare (tonometria) e del fondo dell’occhio. Se non è tenuto sotto controllo – in genere con farmaci che abbassano la pressione oculare (colliri ipotonizzanti) – si rischiano gravi danni al nervo ottico: è la seconda causa di cecità irreversibile al mondo e attualmente colpisce, secondo l’OMS, 55 milioni di persone nel mondo. Si è più a rischio se si hanno altri casi in famiglia e si hanno più di 40 anni.

In Italia il glaucoma colpisce circa un milione di persone, ma una persona su due ancora non lo sa. In genere è associato a una pressione dell’occhio troppo alta: è fondamentale quindi, accanto al controllo dello stato della retina e della testa del nervo ottico, eseguire periodicamente una tonometria.

Fonte originale: Eye

Gli italiani hanno problemi a curarsi

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Uno su quattro rinuncia a visite specialistiche, uno su due ai medicinali

oculista-lampada_fessura-oculari-web.jpgLa crisi economica continua a colpire anche sul piano della salute. Nell’ultimo anno quasi un italiano su due (45%) ha rinunciato all’acquisto di un farmaco. Uno su quattro (26%), invece, ha rinunciato almeno a una visita medica (soprattutto a terapie riabilitative e a visite odontoiatriche).

È quanto emerge dall’indagine Doxa intitolata “Nuove povertà e bisogni sanitari”. Il Rapporto – presentato a Roma recentemente dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus – analizza lo stato di salute degli italiani e le loro difficoltà ad accedere alle cure, evidenziando i profili delle categorie più a rischio.

Malattia rilevante in famiglia per quasi metà degli italiani

Il 45% degli italiani dichiara di avere in famiglia almeno un caso di patologia rilevante. Se aumenta il numero delle malattie presenti, aumenta la difficoltà di accedere ai farmaci. Dove è presente almeno una patologia rilevante hanno rinunciato ad acquistarne nel 54% dei casi, con 2-3 patologie rilevanti nel 57% dei casi e con quattro patologie o più nel 64%.

glaucoma-tonometria-marzo_2011-rm-sgr_rss-galleria-photospip5a95b26d16d6fa4ea2b1eb25151ec1ad.jpgCon l’aumentare del numero delle patologie aumentano anche le difficoltà ad effettuare visite o esami. Le famiglie in cui ne è presente almeno una hanno rinunciato ad una visita medica o a un esame nel 35% dei casi. Quelle con almeno 2-3 patologie rilevanti hanno rinunciato nel 37% dei casi, mentre con quattro malattie o più nel 56%.

I punti principali del Rapporto

Il sondaggio della Doxa può essere sintetizzato nei seguenti punti:

  • il 45% degli italiani ha in famiglia almeno un caso di patologia rilevante;
  • le difficoltà ad acquistare farmaci aumentano con l’aumentare del numero di patologie rilevanti;
  • circa un italiano su due ha dovuto rinunciare ad acquistare farmaci negli ultimi 12 mesi;
  • un italiano su quattro rinuncia almeno una volta all’anno ad effettuare visite mediche o esami specialistici;
  • per una famiglia su tre anche gli esami del sangue rappresentano un sacrificio;
  • un italiano su cinque è in contatto con persone in difficoltà.

Fonti: Bancofarmaceutico.org, Salutenews

OMS, depressione prima causa di disabilità

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Il 7 aprile si celebra la Giornata mondiale della salute: in dieci anni i depressi saliti a 322 milioni

depresso-persona-who_p_virot-photospip6268f21f3fc0478ba063e3ab716d27b8.jpgSi celebra il 7 aprile con l’OMS: la Giornata mondiale della salute del 2017 è dedicata alla depressione con lo slogan “Parliamone”. Si tratta di una malattia da non sottovalutare: ne sono affette 322 milioni di persone e può avere diverse conseguenze.

Le persone depresse sono, secondo una recente stima dell’OMS, aumentate del 18% tra il 2005 e il 2015. La patologia dell’umor nero è, quindi, la prima causa di disabilità planetaria.

La direttrice generale dell’OMS Margaret Chan ha dichiarato: “Queste nuove cifre sono un campanello d’allarme per tutti i Paesi, in modo tale che essi ripensino l’approccio alla salute mentale, trattandola con l’urgenza che merita”. Dunque il fine di questa campagna internazionale è far sì che, ovunque nel mondo, più gente affetta depressione cerchi aiuto e lo trovi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità spiega:

La depressione è diversa dalle consuete oscillazioni dell’umore e dalle risposte emotive di breve durata alle sfide della vita quotidiana. Soprattutto se di lunga durata e d’intensità moderata o acuta, può diventare uno stato di salute grave. Può causare alla persona interessata grande sofferenza e farle andare male il lavoro, la scuola e la famiglia.

Meno della metà dei depressi assume medicine (nei Paesi più poveri meno del 10%). I più comuni impedimenti a cure efficaci sono la mancanza di risorse economiche, la carenza di operatori sanitari qualificati e lo stigma sociale associato ai disturbi mentali.

Butta giù, ma si può vincere

La depressione, secondo l’OMS, è il risultato di una “complessa interazione di fattori sociali, psicologici e biologici”. Ci sono una serie di eventi che, nella vita, predispongono alla malattia come, ad esempio, la disoccupazione, i traumi e i lutti. La india-galleria2-photospip64b385ebe3f212c003f6241b9b7ccdb1.jpgdepressione può provocare stress e disfunzioni, facendo entrare l’individuo in un circolo vizioso: la vita del depresso peggiora e, quindi, la patologia si aggrava a sua volta. Tuttavia esistono una serie di strategie per prevenire questa spirale negativa. Scrive infatti l’OMS:

I programmi di prevenzione hanno dimostrato di ridurre la depressione. Approcci comunitari efficaci comprendono programmi scolastici per migliorare, nei bambini e negli adolescenti, la tendenza al pensiero positivo. Interventi sui genitori dei bambini con problemi comportamentali possono ridurre i sintomi depressivi dei genitori e, di conseguenza, migliorare i risultati sui loro figli. Anche programmi con esercizi per gli anziani possono essere efficaci nella prevenzione della depressione.

Naturalmente è ormai dimostrato che esiste un’interazione tra il male oscuro e la salute fisica. Ad esempio le patologie cardiovascolari possono indurre uno stato depressivo e viceversa.

Quali le complicanze oculari

instillazione-lacrime-artificiali-occhi_azzurri-web.jpgOcchio secco e ridotta percezione al contrasto. L’umor nero durevole può avere anche effetti negativi a livello oculare. La sindrome dell’occhio secco sembra essere l’associazione più evidente: i depressi corrono un rischio superiore di soffrirne. Questa notizia non è comunque allarmante, visto che possono far ricorso tranquillamente a sostituti lacrimali [[come lacrime artificiali e gel oftalmici]].

Maculopatici più a rischio

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è spesso associata ad ansia e depressione [soprattutto se la sua evoluzione causa la perdita della visione centrale]]. Lo ha stabilito un recente studio condotto negli Stati Uniti ([approfondisci). Più in generale, coloro che subiscono una forte riduzione visiva (fino all’ipovisione) sono particolarmente esposti a questi problemi psicologici.

Il commento del Ministro della Salute

“La depressione è una patologia sempre più globale e che colpisce particolarmente le donne e le persone più fragili, con gravi risvolti in termini di salute e di compromissione della qualità della vita, con conseguenze economiche sul carico assistenziale che richiede”. Questo è stato il commento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in occasione della Giornata Mondiale della Salute.

“È scientificamente comprovato – ha osservato – che la depressione è un disturbo prevenibile e perciò diventa estremamente importante implementare azioni integrate fra diversi settori e a diversi livelli per favorire l’inclusione sociale e garantire il coinvolgimento dell’intera comunità. Nessuno dev’essere lasciato solo”.

“Come Ministero della Salute – ha concluso – abbiamo messo in campo nel corso degli anni uno specifico impegno sul tema, per promuovere le conoscenze, approfondire la diffusione di questi disturbi, le loro caratteristiche, gli aspetti preventivi, la razionalizzazione dei percorsi diagnostici, clinici ed assistenziali, per migliorare le azioni e aiutare chi ne soffre”.

Leggi anche: “Quando la vista è… depressa”; “Occhio secco, correlazione con ansia e depressione”; “Occhio secco e depressione”

Link utili: Rapporto OMS (in pdf), Slide WHO, Questionario per la depressione

Fonti principali: WHO, Ministero della Salute

Se i diabetici si trascurano

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Secondo uno studio americano i giovani si sottopongono a una visita oculistica solo dopo sei anni

rd-foto_fondo_-_web.jpgL’allarme non è da sottovalutare. Molti giovani americani a cui è stato già diagnosticato il diabete si sottopongono a una visita oculistica mediamente solo dopo sei anni. Mettendo a rischio la loro vista. Si tenga conto che, in età lavorativa, la retinopatia diabetica è la prima causa di perdita della vista nei Paesi più sviluppati.

Diamo un’occhiata allo studio

Durante lo studio universitario pubblicato su JAMA Ophthalmology sono stati seguiti 12.686 giovani fino a 21 anni d’età a cui era stato appena diagnosticato il diabete (in misura pari al 65% il diabete di tipo 1, che richiede insulina, e del 42% di tipo 2 ovvero il diabete alimentare). Anche con la forma meno grave, bisognerebbe comunque sottoporsi periodicamente a un controllo oculistico. Uno screening oftalmico consente di preservare la salute retinica, oltre naturalmente a un corretto controllo della concentrazione degli zuccheri nel sangue (glicemia).

Abbiamo i numeri

Secondo l’OMS i diabetici nel mondo sono 422 milioni (in aumento). Tra questi circa 147 milioni di persone sono affette da retinopatia diabetica che, in Italia, colpisce circa un milione di persone.

Nel suo ultimo Rapporto sul diabete l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che “la retinopatia diabetica è un’importante causa di cecità e si verifica come risultato di un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina”. Infine, scrive l’OMS, “studi suggeriscono che la prevalenza di ogni tipo di retinopatia in persone con diabete sia del 35%, mentre quella della retinopatia proliferativa (pericolosa per la vista) sia del 7%”.

Fonti principali: JAMA Network, WHO

Fumatori ed ex fumatori: +50% rischio di AMD umida

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L’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età è correlata anche a uno stile di vita sbagliato

sigarette_in_digitale-fonte_freedigitalphotos.net-photospip7d4defc5de6c05efbefca886fa47194a.jpgSiete fumatori o lo siete stati? Purtroppo siete a rischio di essere colpiti dalla degenerazione maculare legata all’età (AMD) in misura maggiore del 50% rispetto ai non fumatori. Parliamo però della forma umida o essudativa dell’AMD, meno frequente rispetto a quella secca o atrofica, ma che comunque può compromettere la visione centrale ed è a rapida evoluzione. Lo evidenzia una ricerca condotta da ricercatori sudcoreani e singaporeani pubblicata sul British Journal of Ophthalmology.

Studiate persone di mezza età e anziani

jogging-mare-web.jpgA pesare di più sul rischio di AMD sono i seguenti fattori: da quanto si fuma, con quale frequenza e il numero di sigarette consumate. Lo studio è stato effettuato su un enorme database di maschi coreani d’età compresa tra i 45 e i 79 anni, considerando i dati relativi a un decennio.

La retina che corre più rischi è ovviamente quella dei fumatori, mentre gli ex fumatori sono meno esposti alla malattia degenerativa e chi non ha mai fumato lo è decisamente meno.

Se l’AMD umida non viene diagnosticata tempestivamente e trattata con successo amd-avanzata-simulazione_visione-scotoma-photospipd02c442b4735b046ba2cdd901535c9e3.pngprovoca danni maculari che, a livello visivo, si traducono inizialmente in distorsione di linee fino alla comparsa di aree centrali di non visione (scotomi).

Altri fattori di rischio

Oltre alla componente genetica, tra i fattori di rischio modificabili ci sono un’esposizione prolungata al sole (senza occhiali con filtri protettivi), l’assenza di movimento fisico regolare e una dieta non salutare (povera di frutta e verdura, pesce, con troppo alcol).

La dieta mediterranea è invece considerata un “toccasana” anche per la salute retinica: contribuirebbe – stando a studio precedentemente pubblicato – a ridurre il rischio di essere colpiti da AMD di oltre un terzo (approfondisci).

Leggi anche: “Puntare agli stili di vita sani”, “Più dieta mediterranea, minor rischio di AMD”

Fonte: BJO

Visione con… vizio refrattivo

occhiali da vista

Il 23 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’optometria. Occhi puntati su miopia, ipermetropia e astigmatismo

visita-polo-occhialini-prova-1-web.jpgIl 23 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’optometria. I vizi refrattivi più comuni [generalmente non sono patologie in senso stretto]] sono la [miopia (“visione corta”), l’ipermetropia (“visione lunga”) e l’astigmatismo (visione sdoppiata e poco definita).

Nel 2010 si stimava che, nel mondo, 123 milioni di persone soffrissero d’ipovisione a causa di errori refrattivi non corretti nella visione da lontano, tra cui almeno otto milioni affette da cecità. Inoltre si calcola che, nel lontano 2005, oltre mezzo miliardo di persone non avessero gli occhiali da presbite.

Il sito internazionale della IAPB scrive:
La validità economica di un intervento per eliminare l’errore refrattivo non corretto impallidisce di fronte all’imperativo umanitario che guida gli sforzi per offrire un’assistenza oftalmica di qualità a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Continuiamo a vedere vite trasformate, nelle comunità in via di sviluppo, dalla costruzione di sistemi d’assistenza oculistica sostenibile, grazie alla collaborazione dei professionisti della salute oftalmica, le organizzazioni non governative, i governi nazionali, i sistemi sanitari assistenziali, le comunità e i singoli. Tuttavia resta l’immane compito di dover soddisfare i bisogni di tutte le persone con un errore refrattivo non corretto.

occhiali-montatura-freedigitalphotos_net-web-ok-photospipdcba350684f18e8e7ca91e7ceac8be57.jpgUn importante passo avanti è stato fatto con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU ratificati il 25 settembre 2015. Con 17 punti si mira a eliminare la povertà, a proteggere il nostro Pianeta e ad assicurare la prosperità globale entro il 2030. In particolare, il terzo obiettivo consiste nel “garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età”.

Infine a settembre 2013, in India, durante l’Assemblea generale della IAPB è stato creato un gruppo di lavoro che si occupa di vizi refrattivi, con l’obiettivo di dare loro priorità nelle politiche sanitarie mondiali. La popolazione planetaria ha urgente bisogno di accesso alle visite mediche, in particolare oculistiche, in modo da… vederci chiaro!

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Fonti principali: IAPB.org, UN

Salute, l’Italia è al top

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Il nostro Paese è primo in classifica tra 163 nazioni grazie alla dieta mediterranea e al Sistema sanitario

dieta-scritta-ort-photospip5f9d2e45d794d86969d898906a80759a.jpgItalia prima al mondo nel campo della salute. A consegnarci la medaglia d’oro tra i 163 Paesi considerati è il Bloomberg Healthiest Country Index 2017. L’argento va, invece, all’Islanda e il bronzo alla Svizzera. La Spagna è sesta, seguono il Giappone e la Svezia. Troviamo, invece, al quattordicesimo posto la Francia (col suo ottimo Sistema sanitario), la Gran Bretagna al 23° (subito dopo l’Irlanda) e gli Usa in 34ª posizione.

Viva la longevità

frutta-donna-occhi_azz-verticale-foto_di_freedigitalphotos.net-photospip34830dfe108389f868c47c771511d0c4.jpgL’Italia non è solo il Paese della cultura e del sole, ma è anche quello dove si vive molto a lungo. Un bambino nato oggi ha buone speranze di arrivare agli 80 anni, mentre in Sierra Leone mediamente morirà a 52 anni. Tra l’altro la nostra dieta mediterranea non sovraccarica il sistema cardiovascolare, a differenza di quanto avviene soprattutto nei Paesi anglofoni.

Troppi medici?

Il Belpaese ha anche molti dottori, tanto da essere considerati “in eccesso” dal Rapporto. Nonostante il perdurare della crisi economica, quasi il 40% di giovani disoccupati e l’enorme debito pubblico, “gli italiani – scrive Bloomberg – sono in qualche modo in forma migliore degli americani, dei canadesi e degli inglesi, che soffrono tutti di alta pressione sanguigna, [alti livelli] colesterolo e sono meno sani mentalmente”.

Lunga vita a chi nasce nel Belpaese

Secondo l’Istat l’età media degli italiani è di quasi 50 anni e la speranza di vita alla nascita è di 82,3 anni (dato riferito al 2015), più alta per le femmine (84,6) che per i maschi (80,1). Secondo le stime preliminari relative al 2016, le donne italiane vivono mediamente 4,5 anni più a lungo rispetto agli uomini.

Fonti: Bloomberg,