Giornata mondiale del prematuro, guardiamo ai rischi

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Si è celebrata il 17 novembre. Tra i fattori predisponenti ci sono l’età superiore ai 40 anni, l’attesa di gemelli e il fumo

prematuro-incubatrice-400pixel.jpgAvere più di 40 anni oppure meno di 18 espone maggiormente le donne al rischio di avere un parto prematuro. Così come fumare, fare sforzi fisici eccessivi oppure avere gravidanze gemellari (più frequenti se si ricorre alla procreazione assistita). Nascere prima della 37ª settimana invece che nella 40ª favorisce problemi di salute, tra cui una specifica forma di malattia retinica (ROP). Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica ogni anno si celebra il 17 novembre la Giornata mondiale del prematuro.

Dove si nasce troppo presto?

Si nasce prima del tempo soprattutto in India, Cina, Nigeria, Pakistan, Indonesia e Stati Uniti. Complessivamente nel mondo sono 15 milioni i bimbi che, ogni anno, nascono pretermine (ossia circa uno su dieci). Solo in Italia si stimano circa 40 mila prematuri l’anno.

bimbo-gestazione-ecografia-web.jpgSecondo l’OMS nei Paesi a basso reddito circa la metà dei bambini che nascono almeno due mesi prima purtroppo non riescono a sopravvivere. Nei Paesi benestanti, invece, quasi tutti questi prematuri riescono a rimanere in vita.

L’alimentazione della madre influisce sull’esito della gravidanza; dunque laddove si soffre di importanti carenze nutritive esistono maggiori rischi. Ad esempio bassi livelli di folato (acido folico), ferro o zinco durante la gravidanza pare siano associati a un aumento del rischio di nascita pretermine che, nel mondo, è ancora la prima causa di mortalità tra i bimbi con meno di cinque anni.

La ROP arretra, ma la battaglia non è ancora vinta

La retinopatia del prematuro (ROP) era un’importante causa di cecità nei Paesi occidentali 50-60 anni fa. Ciò avveniva perché nelle incubatrici veniva erogato ossigeno al 100%, che si è poi scoperto essere nocivo in concentrazioni così elevate per i vasi sanguigni, compresi quelli retinici (che proliferavano eccessivamente).

neonato_e_adulto-mani-2-photospip18ab36729ba73f6b347e30430fab43c7.jpgQuesto problema iatrogeno venne risolto in seguito e oggi i neonati pretermine possono, quindi, sviluppare anche buone capacità visive. Negli ultimi 10-15 anni la ROP quale causa di cecità si è ridotta anche in Paesi a medio reddito in America Latina, Europa orientale e Sud-Est asiatico (ad esempio in Vietnam). Permangono però ancora numerosi casi in India e Cina.

Leggi anche: Oms, linee guida su nascite premature

Link utile: “Nascita pretermine” (pubblicazione in pdf)

Fonti principali: WHO, IAPB International, Epicentro

Migliore sanità oggi, più salute domani

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani

Presentato il 14 novembre a Roma il XII Rapporto Meridiano Sanità: Italia al top nella classifica

Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Palazzo Rospigliosi, Roma: sala in cui è stato presentato il nuovo rapporto sulla salute degli italiani
Primi in Europa per aspettativa di vita alla nascita, secondi al mondo solo dopo il Giappone. I neonati del nostro Paese vivranno mediamente la bellezza di 82,8 anni. Tuttavia nell’ultimo decennio in Italia gli anni non trascorsi in buona salute sono aumentati, attestandosi attorno a 20 anni [[+4,2 anni dal 2006]]. Tante sono le cifre sono contenute nel Rapporto annuale Meridiano Sanità elaborato da The European House-Ambrosetti, presentato a Roma il 14 novembre 2017.

L’aspettativa di vita della popolazione italiana è tra le più alte al mondo, ma porta con sé il peso di patologie ad alto impatto che rendono necessari ulteriori interventi mirati di prevenzione e nuovi modelli di gestione. L’allungamento della vita ha contribuito all’aumento della popolazione anziana: in Italia oggi è pari al 22% della popolazione e si prevede che salirà a un terzo della popolazione entro la metà del secolo.

Ovviamente l’invecchiamento porta con sé il peso di patologie non trasmissibili e croniche, comprese quelle oculari degenerative. Dall’analisi dei vari indicatori [[i parametri sono: aspettativa di vita alla nascita, tasso di prevalenza per patologie croniche ad alto impatto, fattori di rischio per adulti, tasso di mortalità infantile e generale standardizzato per età]] che definiscono lo stato di salute della popolazione, l’Italia registra performance superiori alla media europea.

Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Copertina del Rapporto Meridiano Sanità 2017
Preoccupanti però i dati sui fattori di rischio per la salute dei bambini, l’aspettativa di vita in buona salute attorno ai 50 anni e i dati sulle disabilità.

Se oggi l’Italia presenta uno stato di salute complessivamente buono, superiore alla media europea, in futuro potrebbe invece non riuscire a garantire il mantenimento o il miglioramento delle performance registrate fino ad oggi. Almeno se la sanità pubblica verrà penalizzata da ulteriori “razionalizzazioni”.

Fonte principale: Meridiano Sanità

Ora mettiamoci in movimento

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Il 16 novembre al Ministero della Salute presentata una campagna per favorire lo sport. Italiani primi in Europa per sedentarietà

ciclismo-parco-web.jpgIl pallino del movimento fisico ancora non ha fatto breccia nel cuore degli italiani, ma in futuro si potrebbe prescrivere come già si fa con le visite o le medicine, una richiesta che in passato hanno avanzato i medici britannici. Per promuoverlo da noi ci devono pensare persino le istituzioni pubbliche, vista la pigrizia che colpisce i nostri connazionali, considerati oggi i più sedentari d’Europa: il 16 novembre 2017 il Ministero della Salute ha presentato una nuova campagna di comunicazione assieme al CONI e all’Istituto Superiore di Sanità.

Un italiano su tre è sedentario

Nonostante i numerosi benefici connessi allo svolgimento dell’attività fisica, più del 32% degli italiani è da considerare sedentario [[Fonte: dati del sistema PASSI 2017]]. Pensiamo poi anche che almeno un sedentario su cinque percepisce come sufficiente il proprio impegno quotidiano: non è affatto consapevole dei rischi che corre.

Nel mondo un adulto su quattro non si muove a sufficienza, nonostante sia fondamentale. Dunque lo slogan della nuova campagna sci-sole-disegno_stilizzato-freedigitalphotos_net-web.jpgè: “Il movimento è salute!” perché lo sport e, più in generale, l’attività fisica fanno bene al nostro organismo e alla nostra mente: sono uno strumento principe di medicina preventiva.

Facciamo più sport

La promozione dell’attività sportiva e del movimento – oltre a rappresentare un investimento per la prevenzione delle malattie croniche e per il miglioramento della salute – ha effetti positivi sull’intera società e sull’economia. L’inattività fisica, infatti, incide anche sui costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria, dovuti all’impatto negativo sulla produttività e sugli anni di vita che potrebbero essere trascorsi in buona salute.

Praticare regolarmente sport fa bene al nostro organismo, alla nostra mente e ai nostri organi, inclusi gli occhi: tarda l’insorgenza di cataratta, contribuisce a prevenire malattie retiniche degenerative, la retinopatia diabetica… Ciò si deve coniugare però con visite mediche regolari.

Quanto movimento?

jogging-mare-web-ok.jpgL’Italia è agli ultimi posti in assoluto per attività giovanile: il 91,8% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni non fa adeguato movimento fisico, mentre nel mondo tale percentuale si attesta a poco più dell’80%.

L’OMS spiega:

L’attività fisica costituisce una delle più basilari funzioni umane. La salute ne dipende in misura importante lungo l’intero arco della vita. Com’è risaputo, i benefici per la salute derivanti dall’attività fisica comprendono un minor rischio di contrarre malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e alcune tipologie di tumore; essa svolge anche un ruolo importante nella gestione di talune affezioni croniche. Inoltre, l’attività fisica produce effetti positivi sulla salute mentale riducendo le reazioni da stress, l’ansia, la depressione e forse anche ritardando gli effetti della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza.

L’indicazione di quanto movimento fare varia a seconda dell’età e delle condizioni di vita. Tuttavia l’OMS sostiene che gli adulti debbano muoversi almeno due ore e mezzo la settimana praticando un’attività aerobica [[In alternativa si possono fare 75 minuti d’attività settimanale intensa. È comunque raccomandabile una passeggiata di mezz’ora al giorno, ndr]], mentre dai 5 ai 17 anni bisognerebbe fare almeno un’ora d’attività fisica quotidiana moderata o intensa.

L’appuntamento

L’obiettivo di fondo è coinvolgere la popolazione di tutte le età, rendendola responsabile del proprio benessere ed invitandola direttamente ad adottare uno stile di vita attivo, possibilmente praticando regolarmente uno sport.

Giovedì 16 novembre, presso il Dicastero della Salute (Auditorium “Cosimo Piccinno”), il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – insieme al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi e al Presidente del CONI Giovanni Malagò – ha presentato la campagna di comunicazione “Salute, sport e movimento fisico”.

“Noi – ha affermato il Ministro -, come Sistema sanitario, attraverso una valorizzazione e una cultura dello sport, abbiamo puntato a prevenire moltissime malattie”, in particolare l’obesità infantile. Lo sport è “un fattore importante nella nostra vita”, ha proseguito Lorenzin, che contribuisce anche a “combattere la depressione”.

Secondo Franco Di Mare, giornalista che ha moderato l’incontro, “nel prediabete, se uno si muove (senza farmaci), i valori tornano normali. Il movimento non è solo salute, ma è anche la prima ‘medicina’ da assumere”.

Dal canto suo il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, “le regioni del Sud sono svantaggiate, ma in maniera impressionante”. In Italia “tre bambini su quattro non dedicano neanche un’ora al giorno all’attività fisica”, complici i vari dispositivi elettronici. La situazione è particolarmente difficile anche perché nella scuola italiana, in rapporto ad altri Paesi più evoluti (ad esempio nel Nord Europa), si pratica pochissimo sport.

“Cosa possiamo fornire assieme al CONI? Le attività fisiche – ha proseguito Ricciardi -, che sono diverse a seconda delle diverse fasce d’età. Faremo delle raccomandazioni”.

“Chi fa sport è più incline alla socializzazione. E stando bene si hanno meno costi anche per il sistema sanitario: meno farmaci e meno ricoveri. Le stime basate sulle persone affette da patologie cardiovascolari, diabete e tumori consentono di affermare – ha dichiarato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità -che un aumento dell’attività fisica determinerebbe un minor costo per il SSN [[ossia il Sistema Sanitario Nazionale, ndr]] pari a 2.331.669.947 euro in termini di prestazioni
specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche”.

Leggi anche: “OMS, l’81% degli alunni adolescenti non fa sufficiente attività fisica”

Link utile: Strategia per l’attività fisica in Europa secondo l’OMS (pdf)

Fonti principali: Ministero della Salute, OMS, Quotidiano Sanità

Otto regole per prevenire le infezioni da lenti a contatto

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No all’uso dell’acqua corrente, non dormirci e non portarle troppo a lungo; ma in troppi ignorano le buone norme igieniche

possibili_effetti_collaterali_uso_erroneo_lac-aao-frame-web.jpgOcchio al corretto uso delle lenti a contatto (LAC), che negli Usa vengono utilizzate da un americano su dieci.

L’American Academy of Ophthalmology (AAO) dispensa otto consigli per un’attenta manutenzione e un’igiene accurata di questi dispositivi medici, su cui ha realizzato un clip animato. In particolare bisogna evitare che entrino in contatto con l’acqua, non bisogna dormirci né portarli per troppo tempo. Si tratta, in ogni caso, di lenti le cui buone norme di utilizzo non mai essere ignorate; anzi, è senz’altro opportuno un consulto oculistico prima di iniziare a metterle regolarmente.

“Se utilizzate male le lenti a contatto possono provocare infezioni oculari, alterazioni visive e persino cecità”, avverte l’Accademia americana di oftalmologia. Si può andare, ad esempio, incontro ad arrossamento oculare, alterata lacrimazione, fastidi lenti_contatto_applicazione_slv.jpgoculari, nei casi più seri, a ulcerazioni corneali.

Più nello specifico l’AAO dice che bisogna:

  • sostituire il contenitore portalenti ogni tre mesi;
  • pulire il portalenti all’interno prima di riempirlo nuovamente con la soluzione di conservazione apposita;
  • evitare assolutamente di utilizzare l’acqua corrente per conservare le lenti!
  • evitare qualunque tipo di immersione (ad esempio in piscina) mentre si portano le lenti a contatto;
  • disinfettare le lenti versando sopra di esse il liquido di conservazione prima di applicarle;
  • levare le lenti a contatto prima di coricarsi;
  • far riposare gli occhi mettendo di tanto in tanto gli occhiali anche se si è portatori di LAC;
  • seguire attentamente le istruzioni delle lenti a contatto, rispettando anche i tempi massimi di utilizzo.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) tra il 40 e il 90% dei portatori di lenti a contatto – i quali complessivamente sono circa 30 milioni solo negli USA – non segue come dovrebbe le istruzioni per un loro uso corretto.

lente_a_contatto_su_dito-r270.jpgNaturalmente non bisogna impiegarle in caso di patologie oculari che coinvolgono la superficie oculare (come cheratiti, congiuntiviti, ecc.) e gettare le lenti già utilizzare assieme al loro contenitore, in modo da evitare possibili contaminazioni. Soprattutto in questo caso è indispensabile farsi visitare e seguire da un oculista di fiducia. [[Se si accusa secchezza oculare bisogna ricorrere a lacrime artificiali compatibili con l’uso di LAC; se tuttavia il fastidio persistesse è opportuno levarle e indossare gli occhiali, che non bisognerebbe mai trascurare di avere neanche in macchina quando si guida con lenti a contatto]]

Infine non bisogna dimenticare di portare con sé un paio di occhiali di riserva qualora si dovesse essere costretti a togliere le lenti a contatto perché si prova fastidio, bruciore o dolore (specialmente per chi guida questo è molto importante).

Leggi anche: 12 consigli per l’uso corretto delle lenti a contatto

Fonti: AAO, CDC

USA, ciechi e ipovedenti verso il raddoppio

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Entro il 2050 le menomazioni visive aumenteranno sensibilmente, complice l’invecchiamento demografico

ipovedente_con_tablet-web.jpgIn poco più di 30 anni i ciechi e gli ipovedenti negli Stati Uniti potranno raddoppiare, passando da 8,8 milioni a oltre 15 milioni. Lo prevede un nuovo studio pubblicato su JAMA Ophthalmology da un team di ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine (Baltimora).

Occorrerà quindi un incremento dei servizi di riabilitazione per gli ipovedenti dato che la popolazione invecchia, e non solo negli USA. Ad esempio l’Italia è uno dei Paesi al mondo col maggiore tasso d’invecchiamento demografico, insieme a Giappone, Germania e Portogallo.

Calo visivo a stelle e strisce

La forte riduzione della vista fino alla cecità colpisce una parte importante della popolazione americana, soprattutto durante la terza età.

riabilitazione_visiva_signora_ipovedente-chiaroscuro-web-small.jpgDurante la ricerca sono stati esaminati i dati relativi a 6016 persone, di cui 1714 minorenni (28,4% del campione), 2358 (39,1%) con un’età compresa tra i 18 e i 44 anni e 1944 individui dai 45 anni in su (il 32,3%).

Secondo i ricercatori negli Usa vivono – considerando l’acuità visiva con miglior correzione (BCVA [[Best Corrected Visual Acuity, ndr]]) in persone dai 45 anni in su – 3 894 406 persone che vedono meno di 5/10, 1 483 703 persone con meno di 3/10 circa e 1 082 790 che vedono 1/10 o anche meno, in tutti i casi usando lenti.

In conclusione, va ricordato come siano in aumento le malattie degenerative croniche, tra cui la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che può causare cecità centrale. Attualmente essa è considerata la prima causa di menomazione visiva nei Paesi sviluppati tra gli anziani, mentre la retinopatia diabetica è la prima causa di perdita della vista in età lavorativa.

Fonte principale: JAMA Ophthalmology

Giornata mondiale del diabete, occhio agli stili di vita

Giornata mondiale del diabete: banner di Diabete Italia onlus

Si celebra il 14 novembre ed è dedicata alle donne. Per l’OMS ci sono 422 milioni di diabetici nel mondo

giornata_mondiale_diabete_immagine-web-300-pixel.jpgOggi nel mondo un adulto su tre è in sovrappeso e uno su dieci è obeso. Segno evidente che bisogna prestare più attenzione allo stile di vita. In particolare per le donne c’è il rischio di essere colpite da diabete gestazionale.

Circa 1000 iniziative in tutta Italia

Il 14 novembre 2017 si celebra la Giornata mondiale del diabete, dedicata soprattutto alle donne: ai fini di una sua prevenzione o di una diagnosi precoce si tengono – dal 6 al 18 novembre – tante iniziative gratuite con Diabete Italia onlus. In tutto sono circa 1000 gli appuntamenti nelle piazze, presso i Centri di diabetologia (dove si potranno verificare eventuali complicanze), presso i medici di medicina generale e in una serie di farmacie (ad esempio nel Lazio hanno aderito le farmacie comunali). [[In quest’edizione sarà presente un’Unità mobile oftalmica della IAPB Italia onlus a Civitavecchia, dove i controlli oculistici (esame della retina) si terranno sabato 18 novembre 2017, ndr]]

Allarme diabete… in vista

L’incremento dei diabetici nel mondo è uno principali allarmi a risuonare sul piano della salute mondiale. Secondo gli ultimi dati OMS ve ne sono 422 milioni nel mondo [415 milioni secondo altre fonti, tra cui la Federazione internazionale diabetici, ndr]], di cui circa 147 milioni sono affetti da [retinopatia diabetica, una delle principali complicanze. Nei Paesi sviluppati è la prima causa di cecità in età lavorativa (20-65 anni); tuttavia l’aumento più forte si registra nelle nazioni a medio e basso reddito. I tempi impongono, quindi, un miglioramento degli stili di vita: più attività fisica, miglioramento della dieta, ecc.

Occhio alla retinopatia diabetica
Occhio alla retinopatia diabetica
La prevalenza del diabete è in aumento soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, mentre in precedenza ciò avveniva principalmente nei Paesi benestanti. “Le cause – spiega l’OMS – sono complesse, ma in parte si deve all’aumento delle persone in sovrappeso, compreso l’incremento dell’obesità, e a una carenza diffusa d’esercizio fisico”. Le diverse forme di diabete possono provocare gravi complicanze che colpiscono parti del corpo come occhi, reni, piedi, nervi, cuore (rischio più elevato d’infarto) ed encefalo (maggiore rischio d’ictus).

Diabete Italia onlus scrive:

Quest’anno la Giornata mondiale del diabete ha inteso sottolineare in modo particolare l’importanza di un equo accesso alle cure per le donne con diabete o a rischio di svilupparlo. Accesso alle cure significa ai farmaci, alle tecnologie, alle informazioni e ai supporti necessari per essere il più possibile autonome e protagoniste nella gestione e nella prevenzione del diabete ottenendo così i migliori risultati.

Un problema serio sono le ineguaglianze di genere: esse, conclude Diabete Italia, “espongono in modo particolare le femmine ai principali fattori di rischio: alimentazione poco sana, sedentarietà, fumo e abuso di alcolici”.

Quest’iniziativa ha ricevuto, tra l’altro, il patrocinio dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che fornisce opuscoli sulla retinopatia diabetica a ospedali e aziende sanitarie aderenti all’iniziativa.

Fondamentale la prevenzione

Il 6 novembre si è tenuta a Roma una conferenza stampa per presentare le iniziative della Giornata mondiale del diabete. Il Presidente di Diabete Italia, l’ing. Gianni Lamenza, ha affermato:

Al centro c’è ancora il paziente con la sua capacità di curarsi una volta diagnosticato… Il diabete è il nemico numero uno. Per questo è importante la prevenzione.

Tuttavia laddove non fosse possibile prevenire il diabete sarà necessaria almeno una diagnosi tempestiva, che invece in circa il 30% dei bambini avviene in ritardo. Sono particolarmente a rischio i bimbi obesi, che in Italia sono presenti in numero elevato.

Rischio diabete gestazionale

Secondo Diabete Italia un bambino su sette nasce da una madre a cui è stato diagnosticato un diabete gestazionale, che potrebbe poi restare come diabete di tipo 2 dopo la fine della gravidanza (quello meno grave, controllabile generalmente con un’alimentazione accorta [[in particolare è opportuno evitare i grassi saturi, quelli che troviamo in formaggi grassi, salumi, carni, ndr]]). In conclusione, per combattere il diabete ci sono tre chiavi: 1) una dieta corretta; 2) un’attività fisica regolare; 3) autocontrollo della glicemia (oppure suo controllo dal medico almeno una volta l’anno salvo diversa indicazione dello specialista).

Relatori della conferenza stampa organizzata da Diabete Italia onlus (Roma, 6 novembre 2017)
Relatori della conferenza stampa organizzata da Diabete Italia onlus (Roma, 6 novembre 2017)

Leggi anche: “Retinopatia diabetica: una lotta possibile”

Link utile: Giornata mondiale diabete

Fonti di riferimento: Diabete Italia onlus, WHO

Fattori socioeconomici da tenere d’occhio

Non vedente con accompagnatore

La cecità è la terza disabilità al mondo: India e Cina in testa alla classifica per non vedenti

Non vedente con accompagnatore
Non vedente con accompagnatore
La cecità è la terza disabilità nel mondo, mentre al primo posto si trova quella motoria. Se complessivamente i disabili sono circa un miliardo, l’OMS stima che i non vedenti siano 36 milioni e gli ipovedenti 217 milioni [Si veda il [sito dell’OMS la cataratta e gli errori refrattivi sono i problemi visivi principali, nell’80 per cento dei casi la cecità può essere prevenuta o curata; in otto casi su dieci le persone hanno più di 50 anni]]. Dunque prevenire la perdita del senso generalmente più amato dall’uomo è un dovere morale primario per i sistemi sanitari nazionali. A partire dell’India e dalla Cina, dove il numero di ciechi è molto elevato [secondo [l’Atlante internazionale della IAPB in India ci sono oltre 8,8 milioni di non vedenti mentre in Cina più di 6 milioni]].

Un gruppo di ricercatori australiani e cinesi ha messo in relazione la disabilità con la situazione sociale ed economica di 190 Paesi del mondo, pubblicando queste stime in un articolo su Jama Ophthalmology, dov’è scritto:

In questo studio intersettoriale i fattori socioeconomici rendono conto del 69,4% delle variazioni globali della disabilità visiva da moderata a grave e del 76,3% delle variazioni globali nella prevalenza della cecità.

non_vedente_notturna-web-photospipe8ef0a988a9d256c1dae865e09cb0cc5.jpgDunque lo sviluppo di un Paese condiziona fortemente la presenza di ciechi o ipovedenti. I ricercatori dell’Università di Melbourne e colleghi concludono quindi sempre su Jama Ophthalmology:

Quando si attuano strategie per la prevenzione della cecità bisognerebbe tener conto dei fattori socioeconomici […]. [Serve quindi] identificare i Paesi con i bisogni più rilevanti, dov’è particolarmente importante stabilire priorità e attuare strategie appropriate in base alle risorse, avendo come riferimento i dati relativi allo sviluppo socioeconomico di altri Paesi del mondo.

Fonti: Jama Ophthalmology, WHO

Investire in salute

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A Roma il 6° Healthcare Summit organizzato da Sanità 24-Il Sole24Ore: esperti e dirigenti a confronto

Internet in mano
Internet in mano
Più innovazione tecnologica applicata, più investimenti, efficienza e sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (compresa quella dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza). Se n’è parlato a Roma il 25 ottobre 2017, in occasione del 6° Healthcare Summit organizzato dalla rivista Sanità24-Il Sole24Ore. Un appuntamento dove è stata sottolineata l’importanza della telemedicina come prospettiva d’assistenza domiciliare e della cartella sanitaria elettronica, strumenti che ancora stentano a decollare nonostante le loro enormi potenzialità.

Esistono diverse esigenze di sistema sul piano sanitario: quella di contenere alcuni costi, ma anche d’incrementare l’efficienza e l’impiego delle tecnologie per liberare risorse. Al contempo occorre migliorare l’aderenza terapeutica anche nel caso delle malattie croniche, che colpiscono una popolazione sempre più anziana.

Guardiamo al futuro

All’Healthcare Summit si sono susseguiti interventi di dirigenti d’industria e di vari esperti in sanità. Tra le voci più critiche quella della onlus Cittadinanzattiva: Tonino Aceti – coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato – ha chiesto di garantire l’“effettività dei nuovi LEA, di abolire i superticket [[in particolare sulle visite specialistiche, ndr]] e l’assunzione del personale” in sanità. Infatti “I LEA si erogano attraverso il personale fino a prova contraria”. Sono stati complessivamente giudicati buoni gli effetti dell’innovazione tecnologica. “La richiesta – per Cittadinanzattiva – è quella di una manovra che sia più coraggiosa verso le esigenze di salute dei cittadini”.

Un momento del convegno organizzato a Roma da Sanità24-Il Sole24Ore
Un momento del convegno organizzato a Roma da Sanità24-Il Sole24Ore
Però la nuova manovra è stata giudicata essere “di contenimento”. “È indubbio che il nostro Sistema Sanitario Nazionale sta attraversando un periodo di grandi sfide”, ha scritto il Ministro Beatrice Lorenzin, che non è potuta essere presente, evidenziando nel suo messaggio l’importanza dell’appropriatezza (dunque una migliore aderenza terapeutica), della riduzione dei costi dell’assistenza e della necessità di garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale, invitando ciascuno a fare la propria parte.

In conclusione dei lavori si è parlato anche di cybersicurezza (necessaria a tutelare i nostri dati sanitari), di ricerca e, en passant, di responsabilità medica.

Link utile: Programma del Convegno

Fonte di riferimento: Sanità24-Il Sole24 Ore

Se il Vecchio Continente non ci vede bene

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Secondo l’Istat in Italia oltre un terzo degli anziani soffre di limitazioni visive gravi o moderate

cieco-giardino-percorso-sensoriale-web.jpgCecità e ipovisione “annebbiano” la salute del Vecchio Continente. Nell’Unione europea le gravi limitazioni visive colpiscono mediamente il 2,1% della popolazione dai 15 anni in su, mentre a partire dai 65 anni si arriva al 5,6% e dai 75 anni all’8,7% [[la popolazione Ue complessiva era di oltre 508,5 milioni nel 2015]]. Nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani soffre di limitazioni visive almeno moderate, il che significa circa 4,5 milioni di persone.

Cosa accade nel Belpaese

L’Istat ha pubblicato, il 19 ottobre 2017, un nuovo Rapporto sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione europea”: in Italia le cifre sono indicativamente in linea con l’intera Ue a 28 Stati. Infatti nel nostro Paese due persone su cento, dai 15 anni in su, soffrono di gravi limitazioni sul piano visivo [[nel 2015 nel nostro Paese le persone con un’età uguale o superiore a 15 anni erano complessivamente 52.412.490 su un popolazione di oltre 60 milioni di abitanti]], percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all’8,6% per chi ha almeno 75 anni.

Lo scenario diventa più preoccupante se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi: in questo caso dai 75 anni in poi ne soffrono 43 persone su 100, il 33,4% a partire dai 65 anni e il 17,6% dai 15 anni in su.

Quell’Italia che non si muove

Per preservarsi in salute contano anche gli stili di vita. La sedentarietà è invece un “virus” che ancora colpisce gli italiani: secondo Eurostat (2015) in Italia 65 persone su cento con almeno 15 anni non dedicano neanche un minuto la settimana al movimento fisico contro il 48,8% dell’intera Unione europea. Tale forma di pigrizia sembra risparmiare, tra le nostre Regioni, solo il Trentino Alto Adige; il Veneto e l’Emilia Romagna si attestano invece attorno alla media europea, mentre tutte le altre fanno decisamente peggio.

jogging-mare-web-ok.jpgNel Belpaese complessivamente fa movimento regolarmente solo il 16,8% della popolazione over 15 (contro il 20,4% della media Ue) per un tempo fino a 149 minuti (circa due ore e mezzo la settimana), che si riduce al 9,4% (il 14,2% nell’Ue) se si considerano dalle due e mezzo alle cinque ore d’esercizio; infine ci attestiamo a circa la metà della media Ue quando si va oltre le cinque ore settimanali d’esercizio (8,9% dell’Italia contro il 16,6% dell’Unione europea).

Troppe disuguaglianze sociali in sanità

Si confermano, secondo l’Istat, le disuguaglianze sociali nelle condizioni di salute. Il 55,7% degli anziani del primo quinto di reddito sono colpiti da più di una malattia cronica contro il 40,6% dell’ultimo quinto. Analogamente accade per chi soffre di almeno una malattia cronica grave (46,4% contro 39,0%), vive una seria riduzione di autonomia nelle attività di cura della persona (13,2% contro 8,8%) e in quelle quotidiane di tipo domestico (35,7% contro 22,0%) oppure per chi ha gravi limitazioni motorie.

Nel Mezzogiorno si stima una prevalenza del 56,4% di persone con almeno due patologie croniche (contro il 42,7% del Nord) e una presenza di anziani affette da malattie croniche gravi del 49,4% (contro il 39,4% del Settentrione), oltre che colpite da gravi limitazioni motorie (il 27,7% contro il 17%) o sensoriali (il 16,5% contro il 12,8%).

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgTra gli anziani con grave riduzione di autonomia nelle attività di cura della persona il 58,1% dichiara di aver bisogno di aiuto o di averne in misura insufficiente. La quota di aiuto non soddisfatto appare superiore al Sud (67,5%) e, sempre nella terza età, tra i meno abbienti (64,2%).

Oltre un anziano su quattro (25,9%) dichiara di poter contare su una solida rete di sostegno sociale, il 18% su una debole assistenza e uno su due si colloca invece in una situazione intermedia. Gli anziani soli più frequentemente riferiscono uno scarso supporto, in particolare i maschi (24,7%) e gli over65 che vivono in aree popolate (20,2%) sia nel Nord-ovest che nel Sud.

Fonti: Istat, Quotidiano Sanità, Eurostat

OMS, nuova luce su cecità e ipovisione

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Secondo le nuove stime nel mondo sono 36 milioni i non vedenti e 217 milioni le persone che vedono pochissimo

ipovedente_con_tablet-web.jpgL’OMS ha pubblicato le nuove cifre nel suo sito ufficiale sui ciechi e gli ipovedenti. Attualmente si stimano 36 milioni non vedenti nel mondo, mentre gli ipovedenti moderati o gravi sarebbero 217 milioni circa (su una popolazione di 7,3 miliardi di persone). Nel lungo periodo il trend del numero dei ciechi e degli ipovedenti è, secondo la rivista The Lancet [Bourne RRA, Flaxman SR, Braithwaite T, Cicinelli MV, Das A, Jonas JB et al.; Vision Loss Expert Group., “[Magnitude, temporal trends, and projections of the global prevalence of blindness and distance and near vision impairment: a systematic review and meta-analysis“, Lancet Glob Health, 2017 Sep;5(9):e888–97]], in aumento.

Scrive l’OMS:

Globalmente le malattie oculari croniche sono la causa principale di perdita della vista [nell’84% dei casi, ndr]]. Gli errori refrattivi non corretti [[il riferimento è, in questo caso, a miopia, ipermetropia e astigmatismo elevati, ndr]] e la cataratta non operata sono le due principali cause di menomazione visiva. Il mancato intervento di cataratta resta la prima causa di cecità nei Paesi e basso e medio reddito. [[Cit. da [“Vision impairment and blindness”, WHO, Fact Sheet, October 2017]]

Perché la vista si riduce o si perde

ipovedente-giapponese-lettura-web.jpgNel mondo la vista si riduce fino all’ipovisione per i seguenti motivi: vizi refrattivi non corretti (53%), cataratta non operata (25%), degenerazione maculare legata all’età (4%), glaucoma (2%), retinopatia diabetica (1%). Inoltre le principali cause di cecità – reversibile o irreversibile – sono le seguenti: cataratta non operata (35%), difetti refrattivi non corretti (21%) e glaucoma (8%).

Con l’occasione ricordiamo che, nei Paesi più avanzati, la prima causa di perdita della vista in età lavorativa resta la retinopatia diabetica (20-65 anni), mentre se si considera l’intera durata della vita la prima responsabile è la degenerazione maculare legata all’età (può causare la perdita della visione centrale). Anche le persone colpite da glaucoma (con rischio di riduzione della visione periferica) e i loro familiari vanno sempre seguiti con particolare attenzione.

Fonte: WHO