Lieve aumento farmaci ad uso oftalmico

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Rapporto AIFA 2018: il 70% del loro consumo consiste in trattamenti per il glaucoma. Per tutti i medicinali spesi 29,1 mld in un anno

farmaci_problemi_oculari-ffarmaci_in_italia-2018-aifa-p.270-500_pixel.jpgIn Italia i farmaci per il glaucoma – una patologia oculare che colpisce circa un milione di persone – si attestano, tra gli anziani, al 28° posto per prevalenza d’uso considerando tutte le categorie terapeutiche. È quanto si evince dall’ultimo Rapporto AIFA sul consumo dei medicinali nel nostro Paese, relativo al 2018, quando complessivamente si sono spesi per i farmaci 29,1 miliardi di euro.

I medicinali più usati dagli over 65

Gli ultrasessantacinquenni fanno uso più di tutti, in primo luogo, di trattamenti per l’ulcera gastrica, poi degli antitrombotici (anticoagulanti per ridurre il rischio d’infarto e d’ictus), quindi i medicinali per modificare i lipidi (colesterolo e trigliceridi); a seguire, al quarto posto, compaiono gli antinfiammatori e gli antireumatici non steroidei e, in quinta posizione, i betabloccanti (per il cuore).

Occhio agli occhi

rapporto_farmaci-aifa_2018-frontespizio-icona-web.jpgL’AIFA spiega che, per quanto riguarda i farmaci per i disturbi oculari, “i consumi si sono mantenuti pressoché stabili nel tempo, passando dalle 20 DDD (Defined Daily Dose, ndr[[Definita dall’OMS come la “dose di mantenimento giornaliera media di un farmaco utilizzato per la sua indicazione principale nell’adulto”]]) del 2013 alle 21 DDD del 2018”.

In sette casi su dieci tale consumo consiste in un trattamento (generalmente un collirio ipotensivo) per controllare la pressione oculare che, se troppo elevata, può danneggiare irreparabilmente il nervo ottico, compromettendo la comunicazione tra retina e cervello. Il glaucoma è infatti una malattia che, se non curata tempestivamente, può portare a cecità dopo il restringimento del campo visivo.

I trattamenti per il glaucoma e i miotici si attestano al 18° posto tra le prime venti categorie terapeutiche a maggior quota di spesa del 2018: sono i primi farmaci ad uso oftalmico in una top 20 in cui, sul podio, ci sono innanzitutto le sostanze modificatrici dei lipidi (farmaci per abbassare il colesterolo e i trigliceridi), mentre il secondo posto va ai medicinali per l’ulcera peptica e il terzo ai betabloccanti (per trattare aritmie e altre alterazioni cardiache).

Inoltre, prosegue l’Agenzia Italiana del Farmaco, “gli impianti intravitreali di cortisonici registrano la maggior variazione di consumo e spesa rispetto all’anno precedente (>100%)”, che consentono di rilasciare lentamente il farmaco all’interno del bulbo oculare. Anche i trattamenti anti-VEGF (somministrati mediante iniezioni intraviterali per bloccare la formazione di nuovi vasi retinici dannosi) per la degenerazione maculare legata all’età (AMD) hanno naturalmente un peso rilevante in questo ambito.

I numeri della spesa farmaceutica

Nel 2018 la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 29,1 miliardi di euro, di cui il 77% rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Secondo i dati OCSE in Italia lo stesso anno la spesa è stata del 17,5% delle uscite correnti nel campo della salute, mentre la media dei 34 Paesi industrializzati si attesta attorno al 16,3%.

Sempre nel 2018, secondo l’AIFA, la spesa territoriale è stata pari a 20.781 milioni di euro: è diminuita, rispetto al 2017, dell’1%. Questo si deve, da un lato, a una riduzione della spesa territoriale pubblica (-4%), mentre dall’altro la spesa a carico dei cittadini, comprendente la spesa per il ticket [[compartecipazione regionale e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto erogato al paziente e il prezzo di riferimento per i medicinali di classe A acquistati privatamente e quella dei farmaci di classe C]], ha avuto un incremento del 3,8% in un solo anno.

Fonti principali: AIFA, OCSE

Deceduto Camilleri, scrittore siciliano cieco

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Nel 2018 aveva ricevuto il Premio Braille alla carriera. È scomparso a Roma a 93 anni

andrea_camilleri-libro_e_occhiali-photospip9de418ee36b4d030e51758e64258e477.jpgCosa rimarrà di noi nella memoria di chi ci ha voluto bene? Come verrà raccontata la nostra vita ai nipoti che verranno? Se lo è chiesto Andrea Camilleri, scrittore siciliano, nel volume “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” che, uscito ad agosto 2018, era dedicato alla pronipotina. Riflessioni che paiono ora ancor più vive a fronte della morte del celebre scrittore che – da tempo divenuto cieco – è venuto a mancare il 17 luglio 2019 all’Ospedale Santo Spirito di Roma. Era nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925.

Il premio Braille alla carriera

Ha ricevuto il Premio Braille su proposta dell’avv. Giuseppe Castronovo, che l’aveva in precedenza incontrato, sottolineando come il braille fosse l’unica forma di linguaggio che si legge con le mani. libro_punzonato_braille-verticale-luce_morbida-web.jpg

Il Premio Braille alla carriera è stato consegnato nelle mani di Camilleri il 3 dicembre 2018 – trasmesso anche in differita da Rai Uno dall’Auditorium della Conciliazione di Roma [[il 27 dicembre 2018]] –, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Si è trattato dell’atto conclusivo della XXIII edizione del Premio, destinato dall’UICI a persone e istituzioni che si siano distinte nel “contribuire al miglioramento delle condizioni di vita, lavoro e studio dei ciechi e degli ipovedenti italiani”.

Il rapporto con la cecità

andrea_camilleri_pensieroso.jpgLa cecità, aveva dichiarato Camilleri in un’intervista concessa all’Espresso, “forse mi ha fatto più riflessivo, o leggermente meno impetuoso”. Tuttavia non pensava che la sua condizione di non vedente (acquisita) avesse influenzato la sua arte di scrittore.

L’artista, grande affabulatore dalla voce roca e profonda, era un narratore instancabile, capace di raccontare magistralmente anche la propria vita. Nella stessa intervista rilasciata a Roberto Andò, Camilleri ha spiegato:

Da quando sono cieco sto imparando l’umiltà della dipendenza dagli altri. Gli altri erano già importantissimi per me, ma ora hanno acquisito una importanza che non è valutabile. Sono completamente dipendente dalla cortesia e dalla gentilezza di chi mi circonda. Mi sono dovuto abituare a tutto questo. Ma questa lezione di umiltà è stata comunque salutare, e l’ho accettata di buon grado.

Montalbano, eroe anche in tv

Non solo scrittore, ma anche insegnante[E’ stato docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Inoltre ha avuto la cattedra di regia presso l’Accademia Nazionale di Arte drammatica “Silvio D’Amico”]], regista, poeta e drammaturgo. Per la televisione ha contribuito a portare sugli schermi il commissario Montalbano, le cui storie sono ambientate in Sicilia, scrivendo sceneggiature curate nei minimi dettagli. Le trame – articolate, ricche di suspense e di risvolti psicologici – contengono personaggi caratteristici, molti dei quali parlano un dialetto siciliano misto all’italiano (un [mélange), che rendono le sue opere comprensibili anche a chi siciliano non sia.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella (foto: Quirinale.it)
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella (foto: Quirinale.it)
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia in cui scrive che “Andrea Camilleri lascia un vuoto nella cultura italiana, e nei tanti che si sono appassionati nella lettura dei suoi racconti e sono stati attratti dai personaggi modellati dalla sua creatività”.

“Camilleri è stato un grande e moderno narratore, dotato di una scrittura coinvolgente e originale. Le traduzioni teatrali e televisive delle sue opere – prosegue il Capo dello Stato – hanno conferito ulteriori dimensioni al suo patrimonio letterario, avvicinando, inoltre, al mondo dei libri un grande numero di persone”.

I racconti e i romanzi tengono “incollato” il lettore alla pagina, avvincendolo con i suoi misteri, le sue riflessioni e le sue sottili ironie, facendolo immergere totalmente nelle storie come se entrasse su un grande palcoscenico ricco di personaggi. Un palcoscenico dal quale il maestro Camilleri è uscito; ma a 93 anni non si è trattato, ovviamente, di un colpo di scena.

Breve storia clinica

L’autore siciliano era stato ricoverato in codice rosso il 17 giugno 2019 a Roma. Secondo il bollettino medico del direttore di Cardiologia del Santo Spirito, Roberto Ricci, “Camilleri è arrivato con un arresto cardiocircolatorio. In pronto soccorso è stata praticata la rianimazione cardiorespiratoria che ha permesso il ripristino dell’attività cardiocircolatoria. Lo scrittore è [stato portato] in rianimazione con supporto respiratorio meccanico e supporto farmacologico”. Questo avveniva circa 7 ore dopo il ricovero. Insomma, è stato attaccato a un “polmone artificiale” per poter respirare ed era in prognosi riservata, ma da allora non è più uscito dall’Ospedale. Tra l’altro una ventina di giorni prima del ricovero lo scrittore era caduto in casa, fratturandosi il femore.

Come ha spiegato in una nota il 17 luglio l’ASL Roma 1 “le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali. Per volontà del Maestro e della famiglia le esequie saranno riservate”.

Fonti principali: Superando.it, L’Espresso, Gazzetta del Sud, Libro Parlato, ASL Roma 1, Quirinale.it

Come scegliere gli occhiali da sole “giusti”

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L’American Academy of Ophthalmology dà sette consigli utili per proteggere i nostri occhi dai raggi ultravioletti

occhiali-da-sole-180-pix.jpgNon è vero che più gli occhiali da sole sono scuri, più sono filtranti: è una fake news, almeno quando parliamo di raggi ultravioletti (UV”). Lo evidenzia chiaramente l’American Academy of Ophthalmology (AAO), una delle società scientifiche più autorevoli al mondo che, nel proprio sito ufficiale, elargisce sette consigli per chi voglia proteggere i propri occhi dai potenti raggi solari estivi.

“Un’esposizione di lungo periodo al sole, senza le giuste protezioni, può aumentare il rischio di patologie oculari, tra cui cataratta, pterigio e tumore oculare”, avverte l’American Academy.

Bisogna tenere a mente che le lenti devono essere di buona qualità perché, quando sono scure, le pupille si dilatano, per cui aumenta il rischio che penetrino negli occhi troppi raggi nocivi se non c’è un livello di protezione adeguato. Per questo è opportuno acquistare occhiali dotati di filtri a norma di legge (certificati dal produttore): occorre che sia presente il marchio CE nei Paesi dell’Unione europea, che deve essere impresso e non applicato. [[Normativa 89/686/CE]]

Occhio agli occhiali

Più nello specifico l’American Academy consiglia di:

  • scegliere occhiali da sole che bloccano sia la radiazione UVA che UVB tra il 99 e il 100 per cento.[[Ci può essere scritto sulla montatura UV100, UV400, ecc.]] Mentre i raggi UVB sono completamente bloccati dalla cornea, lo strato più superficiale che costituisce la prima barriera esterna per l’occhio, gli UVA possono arrivare in minima percentuale fino alla retina ed essere particolarmente nocivi;
  • se si dubita dell’autenticità delle etichette, è opportuno rivolgersi a un negozio affidabile (ad esempio un ottico), dove si potrebbe anche testare la capacità filtrante degli occhiali da sole;
  • prendere la montatura più grande possibile: più è avvolgente, più – spiega l’AAO – le lenti “possono aiutare a ridurre la quantità di UV che penetrano lateralmente nell’occhio”; occhiali_scuri-ragazza-foto_di_hamed_saber-web-low_res.jpg
  • non lasciarsi ingannare dal colore: le lenti più scure non bloccano maggiormente i raggi ultravioletti (casomai riducono la sensazione di abbagliamento);
  • non pensare che gli occhiali da sole economici non consentano una protezione adeguata;
  • non dimenticare di proteggere i bambini [[Su questo punto i pareri degli oculisti possono essere diversi. Mentre chi è favorevole all’uso degli occhiali scuri sin da piccoli sostiene spesso che, durante l’infanzia, l’occhio assorba circa l’80 per cento dei raggi solari che vengono assorbiti nel corso di tutta la vita, chi sostiene che non siano necessari sottolinea come i raggi solari siano importanti per il corretto sviluppo del bulbo oculare]];
  • considerare l’opportunità di prendere delle lenti polarizzate (dette anche “polarizzanti”): riducono il riflesso di superfici come l’acqua, la neve, i vetri, il parabrezza dell’auto o la pavimentazione lucida.

Come orientarsi?

occhiali_scuri-esposiz-photospipa4dbbe61cfd4c00e84f6d11063b53a2d.jpgDunque se manca una marcatura CE autentica gli occhiali non sono conformi alla normativa. Inoltre per legge gli occhiali da sole devono essere accompagnati da una nota informativa. Queste regole sono contenute nella direttiva comunitaria 89/686/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 475 del 1992.

Esistono ben quattro categorie di filtro solare, indipendente dal colore delle lenti (che risulta ininfluente rispetto al potere filtrante):

  • categoria 0-1: filtro trasparente, molto chiaro o chiaro, per locali chiusi e giornate con poca illuminazione;
  • categoria 2: filtro medio, per illuminazioni medie e giornate nuvolose;
  • categoria 3: filtro scuro per uso generale in pieno sole;
  • categoria 4, filtro molto scuro per forti illuminazioni, alta montagna, superfici riverberanti. “Le lenti di categoria 4 – precisa la Camera di Commercio di Ancona – non sono idonee alla guida”.

Oltre che di tipo “normale”, i filtri solari delle lenti possono essere:

  • fotocromatici: che si scuriscono al sole e schiariscono all’ombra, adattandosi così meglio a condizioni di luminosità variabile;
  • polarizzanti: che filtrano anche i riflessi e, oltre a proteggere gli occhi, migliorano la visibilità;
  • degradanti: sono “considerati particolarmente adatti alla guida – scrive ancora la Camera di Commercio di Ancona – perché permettono una notevole attenuazione della luce solare e una visibilità della strada ottimale” (approfondisci).

A qualsiasi tipo di lente può applicarsi il trattamento specchiatura, utile in condizioni di luce molto intensa, come sulla neve e sui ghiacciai.clip-on-con-filtro-colorato.jpg

Infine c’è anche la possibilità di prendere un copriocchiali (clip-on) dotato di filtri a norma di legge, possibilmente polarizzati, da applicare sui propri occhiali da vista prescritti da un oculista.

Leggi anche: “Proteggere gli occhi dal sole

Fonti: AAO, Camera Comm. Ancona

Un anziano su dieci soffre di difficoltà visive

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Non riesce a risolvere a risolvere i propri problemi neanche con gli occhiali: lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità

Una persona anziana su dieci in Italia ha un problema alla vista che non riesce a risolvere neanche con gli occhiali, condizionando lo svolgimento delle proprie attività quotidiane. È quanto emerge dallo studio Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato a Roma il 27 giugno 2019.

I dati 2016-2018 mostrano che 1 persona su 4 – di 65 anni o più – ha almeno un problema di tipo sensoriale (fra vista, udito o masticazione) che non risolve neppure con il ricorso ad ausili di qualche tipo.

Il 69% degli anziani intervistati telefonicamente ricorre agli occhiali e risolve, invece, il suo deficit visivo.

Quel cristallino che invecchia

Con l’età che avanza il cristallino perde di elasticità ed essendo più rigido non riesce a mettere a fuoco correttamente gli oggetti vicini. Compare quindi la presbiopia, un difetto di accomodazione dell’occhio inevitabile che inizia già fra i 40 e i 50 anni di età, ma che con l’uso degli occhiali può essere superato.

Rischio solitudine e depressione

anziane-solidali-teste-web-photospip4289f4bb5e2a1cefbf02489d8cd10bd8.jpgLe disabilità percettive legate a vista e udito condizionano le capacità di comunicazione delle persone con 65 anni e più, peggiorando notevolmente la loro qualità di vita e inducendo problemi connessi all’isolamento e alla depressione.

Fra gli ultra 65enni con un problema di vista è più alta la prevalenza di coloro che restano socialmente isolati e riferiscono che in una settimana normale non incontrano né parlano con qualcuno (50% contro il 19% nel campione totale); è più elevata la prevalenza di sintomi depressivi (37% contro il 13% nel campione totale) ed è più alta la quota di chi è caduto nei 30 giorni precedenti l’intervista (14% contro il 9%, con annessi maggiori rischi di frattura del femore).

I problemi della vista sono indagati – in Passi d’Argento – con una semplice domanda telefonica che non fa riferimento ad alcuna diagnosi medica, ma semplicemente da conto della percezione del singolo di avere un deficit della vista tale da rendere difficoltose diverse attività quotidiane (come leggere il giornale, cucire, leggere l’ora o fare piccoli lavori domestici). Quest’ultima risposta induce a pensare che il deficit visivo non sia legato alla sola presbiopia (correggibile con le lenti), ma ad altre degenerazioni senili dell’occhio (per esempio cataratta, maculopatia retinica, ecc.), difficilmente superabili con l’uso di occhiali e tali da compromettere potenzialmente la qualità della vita di tutti i giorni.

Diamo i numeri

Nel 2016-2018 circa il 10% degli intervistati ultra 65enni riferisce di avere problemi di vista (con correggibili neppure con l’uso di occhiali), che condiziona lo svolgimento di attività quotidiane. Questa quota cresce con l’età (a 65-74 anni è del 5% ma sale al 27% dopo gli 85 anni) ed è mediamente più alta fra le donne.

Il gradiente sociale è ampio e significativo: la quota di persone con problemi di vista è maggiore fra persone con bassa istruzione (il 15% contro il 6% delle persone con alta istruzione) e tra coloro che hanno molte difficoltà economiche (20% versus 6% fra chi non ne riferisce). Nelle Regioni meridionali, infine, c’è una quota quasi 3 volte più alta di persone con problemi della vista rispetto a quanto si osserva fra i residenti nelle Regioni settentrionali.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità (Passi d’Argento)

Check-up oculistici e giochi educativi in Piemonte

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Tre appuntamenti gratuiti per tre domeniche nell’astigiano con “Estate in vista”: il 14 luglio a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 a Buttigliera

estate_in_vista-asti-comitato_iapb-400pix.jpgTre giornate per far brillare gli occhi dei cittadini, promuovere la prevenzione oftalmica e farli divertire in modo intelligente. Approda in Piemonte la campagna “Estate in vista”: nell’astigiano, a partire dalla metà di luglio, per tre domeniche consecutive si effettueranno check-up oculistici gratuiti a bordo di un’Unità mobile oftalmica dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, un camper hi-tech attrezzato ad ambulatorio oculistico.

Tre paesi per tre domeniche

Gli appuntamenti piemontesi in calendario – che rientrano nell’ambito del progetto “La prevenzione non va in vacanza” – sono i seguenti: il 14 luglio 2019 a Castagnole Lanze, il 21 a Castell’Alfero e il 28 luglio a Buttigliera.

Ci si potrà immergere in una dimensione ludica: oltre ai check-up oftalmici il Comitato provinciale della IAPB proporrà un esperimento di simulazione della cecità e dell’ipovisione sotto forma di gioco durante il quale i partecipanti – indossando appositi occhiali in grado di riprodurre i difetti della vista – dovranno individuare e riconoscere alcuni oggetti attraverso la sola percezione tattile e muoversi nello spazio circostante aiutandosi con il bastone bianco.

Il tutto è reso possibile grazie al Comitato IAPB di Asti, con il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e della Croce Rossa Italiana e il prezioso supporto dei volontari dell’UNIVoC.

Gli obiettivi di prevenzione e sensibilizzazione

Adriano Capitolo, presidente del Comitato IAPB di Asti, spiega:
Il nostro obiettivo è quello di offrire occasioni di incontro e di sensibilizzazione sulle patologie della vista, in un periodo particolare come quello estivo, in cui aumenta l’esposizione ai raggi solari e crescono i rischi per la salute dei nostri occhi, soprattutto nei soggetti giovani. Con incontri informativi e recandoci con l’Unità mobile oftalmica nelle piazze di alcuni paesi della provincia, attuiamo ormai da anni uno screening di prevenzione delle malattie degli occhi…

Quando siamo in vacanza la nostra attenzione è tutta rivolta alla pelle, ma occorre sapere che anche gli occhi corrono dei rischi. Da qui la necessità di sensibilizzare i cittadini, informandoli correttamente sui danni che possono derivare da un’eccessiva esposizione ad agenti irritanti come i raggi ultravioletti, la polvere, la sabbia, le impurità dell’acqua, ecc.

Tutto gratis per tutti

Anche durante le due tappe successive – a Castell’Alfero (21 luglio) e a Buttigliera d’Asti (28 luglio) – grazie ai volontari sarà distribuito un opuscolo (“Estate in vista”) che spiega come proteggere gli occhi e prevenire danni e malattie della vista.

“A tutti i partecipanti – si annuncia in un comunicato – verranno offerti una merenda e un succo a base di frutta e verdure, alimenti amici della salute dei nostri occhi. Tutti potranno contribuire alla promozione social dell’evento postando foto e selfie della giornata con gli hashtag che verranno comunicati a bordo dell’unità oftalmica. Sarà inoltre effettuata la raccolta degli occhiali usati in collaborazione con i Lions”.

Fonte di riferimento: Comitato IAPB di Asti

La fotografia in bianco e nero dell’Italia

Presentazione del Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità (Roma, 4 luglio 2019) (Foto: pagina FB di Cittadinanzattiva)

Il XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle cronicità: ritardi nelle diagnosi, lunghe liste d’attesa e poca prevenzione secondo 47 associazioni

La prevenzione è trascurata dalle associazioni in Italia: soltanto una su tre certifica corsi in questo campo. Inoltre oltre l’80% delle 47 associazioni interpellate denuncia ritardi nelle diagnosi. Molto carente risulta l’integrazione tra assistenza primaria e specialistica (lo denuncia il 73%), così come la continuità tra ospedale e territorio (69%). Sono alcuni dei dati contenuti nel XVII Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità che, presentato a Roma il 4 luglio 2019, è intitolato Regione che vai, cura che trovi (forse).

Troppe le attese soprattutto nel Lazio, Campania e Calabria

Più di due associazioni su tre (68%) denunciano lunghe liste di attesa: ad esserne afflitti soprattutto i pazienti del Lazio, della Campania e della Calabria. Solo una su tre afferma che visite ed esami per la gestione della patologia sono prenotati direttamente dallo specialista, mentre la maggioranza dei cittadini deve provvedere autonomamente, attraverso il Centro Unico di Prenotazioni (CUP: 60%) o recandosi direttamente agli sportelli ospedalieri (28%). Le cure possono essere diseguali a seconda del luogo di residenza.

Quei camici che non ascoltano

sagoma_oculista.jpg“Per quanto riguarda l’umanizzazione delle cure, gli elementi sui quali bisognerebbe maggiormente agire sono – scrive Cittadinanzattiva – la mancanza di aiuto nella gestione della patologia, coniugata con la mancanza di ascolto da parte del personale sanitario (74%). Altri due aspetti che rendono particolarmente gravosa la vita delle persone affette da patologie croniche e rare sono le liste d’attesa (68%) e la burocrazia inutile (55%). Ad essere, poi, ancora oggi sottovalutato è il dolore, sia quello fisico che quello psicologico (53%)”.

Assistenza ospedaliera, troppi gli spostamenti

A livello di assistenza da parte degli ospedali, ben il 70% delle persone con malattie croniche e rare si lamentano di doversi spostare dalla città in cui risiedono. Il 53% denuncia la mancanza di personale specializzato, mentre uno su tre rileva lunghe liste di attesa per il ricovero. Non sono pochi i casi di chi è costretto a pagare una persona che l’assista durante il ricovero (lo denuncia il 23%) e ci sono persino persone che si trovano costrette a portarsi i farmaci da casa (17%).

Nel caso delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e lungodegenze, il primo problema è accedervi a causa delle lunghe liste di attesa (63%), segue la mancanza di specialisti (37%) e la necessità di pagare una persona per assistere il malato (26%). “La riabilitazione – precisa Cittadinanzattiva – non è totalmente garantita dal SSN, visto che per un’associazione su cinque il cittadino deve integrare a proprie spese per avere le ore sufficienti e uno su tre deve addirittura provvedere privatamente del tutto”.

Assistenza domiciliare? Solo in pochi casi

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgNon va meglio per l’assistenza domiciliare che, secondo l’82% delle associazioni, viene erogata solo in pochi casi; inoltre per il 70% le ore non sono comunque sufficienti, per il 53% mancano figure specialistiche, in particolar modo lo psicologo.

Nell’ambito dell’assistenza protesica ed integrativa, quasi il 60% lamenta tempi troppi lunghi per l’autorizzazione, mentre più della metà si ritrova a sostenere spese per l’acquisto di protesi, ausili e dispositivi non erogati dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Troppe spese e poco sostegno

cnamc_2019_disuguaglianze-cittadinattiva-web.jpgPer quanto riguarda l’assistenza farmaceutica, in cima ai problemi si trova la spesa economica per farmaci in fascia C (quelli non mutuabili) o a causa delle limitazioni di budget da parte delle ASL o aziende ospedaliere (41%); segue la limitazione di prescrizione da parte del medico di medicina generale e dei pediatri (28%).
Sempre a detta del 54% delle associazioni coinvolte, infine, i bisogni psicosociali non vengono presi in considerazione: in particolare, mancano le forme di sostegno psicologico e di tutela sul lavoro (65%) nonché le forme di sostegno economico (51%).

Le proposte di Cittadinanzattiva

Dunque Cittadinanzattiva, come proposte conclusive per migliorare il quadro socio-sanitario italiano, ha chiesto di: 1) ridurre le differenze nell’accesso alle cure; 2) recepire e attuare uniformemente il Piano nazionale delle cronicità; 3) semplificare le procedure burocratiche nel campo sanitario e renderle più omogenee.

L’Osservatorio nazionale liste d’attesa

Il 9 luglio 2019 al Dicastero della Salute – alla presenza del Ministro della Salute Giulia Grillo – si è insediato l’Osservatorio nazionale liste d’attesa e si è svolta la prima riunione.

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni, dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali (Agenas), dell’Istituto Superiore di Sanità, di Cittadinanzattiva e le Direzioni generali della Programmazione e dei Sistemi informativi del Ministero. Il tavolo è presieduto dal direttore della Programmazione, Andrea Urbani.

Il Ministro Grillo ha spiegato:

Siamo qui non solo per attivare un osservatorio operativo che possa il_ministro_della_salute_giulia_grillo_col_premier_giuseppe_conte-fonte_twitter-web-photospip819cb023210d7c7317d89d97599faf8a.jpgconcretamente vigilare sull’efficienza delle liste d’attesa, ma per lavorare insieme affinché sia restituito ai cittadini un diritto a lungo negato: quello dei tempi certi per le cure e per le diagnosi nella sanità pubblica. Tutte le risposte che questo gruppo di lavoro riuscirà a trovare, saranno risposte date ai cittadini che negli anni hanno perso fiducia e ai tanti che hanno smesso di curarsi… L’obiettivo comune è restituire al Paese un modello più efficiente di sanità pubblica.

Fonti: Cittadinanzattiva, Ministero della Salute

OMS: vittoria contro il tracoma

Pozzo realizzato grazie alla IAPB Italia onlus in una regione rurale dell'Etiopia per prevenire il tracoma (2008)

Le persone a rischio si sono ridotte da 2 miliardi a 142 milioni, con una diminuzione del 91% tra il 2002 e il 2019. Però la malattia oculare tropicale è ancora endemica in 44 Paesi

Foto OMS-RTI International-by Nabin Baral (WHO)
Foto OMS-RTI International-by Nabin Baral (WHO)

L’OMS canta vittoria contro il tracoma, una malattia infettiva oculare che può causare perdita della vista, facendo riferimento a una riduzione del 91% delle persone a rischio in quasi 20 anni: sono passate da 2 miliardi nel 2002 a 142 milioni nel 2019. Questi numeri sono stati citati il 27 giugno 2019 a Maputo (Mozambico) in occasione del 22° meeting internazionale dedicato all’eliminazione di questa patologia tropicale (Global Elimination of Trachoma by 2020-GET2020).

A Maputo si sono riuniti circa 180 specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Si è detto che il numero di persone che necessitano d’intervento chirurgico per l’ultimo stadio del tracoma (trachomata trichiasis) si è ridotto significativamente, passando da 7,6 milioni del 2002 a 2,5 milioni del 2019 (-68%).

180 specialisti al meeting dell’OMS (Maputo, 27 giugno 2019) (Foto WHO)
180 specialisti al meeting dell’OMS (Maputo, 27 giugno 2019) (Foto WHO)

Il tracoma è una malattia che – precisa l’Organizzazione Mondiale della Sanità –, nonostante i progressi registrati, resta endemica in 44 Paesi: si stima che abbia causato cecità o ipovisione a circa 1,9 milioni di persone nel periodo considerato.

Lo studio della sua distribuzione è stato completato, in modo tale da poterlo controllare meglio grazie ai seguenti mezzi: 1) chirurgia per la trichiasi (le palpebre si rigirano verso l’interno e le ciglia finiscono col graffiare la cornea, causando infezioni); 2) impiego di antibiotici per combattere l’infezione; 3) pulizia del viso; 4) miglioramento delle condizioni ambientali per ridurre il rischio di contagio (acqua potabile, ecc.).

Il tracoma è causato da un’infezione veicolata da un batterio (Chlamydia trachomatis) che coinvolge la congiuntiva e la cornea. Solo nel 2018 sono stati trattati 146.112 casi di trichiasi e sono stati somministrati antibiotici contro questa malattia oculare a oltre 90 milioni di persone.

Anche la IAPB Italia onlus ha dato un suo contributo, realizzando 113 pozzi d’acqua potabile in una zona povera rurale dell’Etiopia chiamata Amhara (approfondisci).

“Eliminare il tracoma contribuisce alla salute oculare e alla qualità della vita delle persone più povere e svantaggiate in tutto il mondo e ci avvicina di più alla copertura sanitaria universale”, ha affermato il dott. Mwelecele Ntuli Malecela, direttore del Dipartimento dell’OMS per il controllo delle malattie tropicali dimenticate. “Liberare il mondo da questa malattia dolorosa e debilitante è reso possibile grazie a generose donazioni di un antibiotico come l’azitromicina”.

Scott McPherson, presidente della Coalizione internazionale per il controllo del tracoma, ha affermato invece:

Eliminare il tracoma dà un beneficio immediato nel preservare la vista delle persone a rischio. Però il lavoro per combattere il tracoma ha richiesto la creazione di partnership innovative, che contribuiranno a garantire che le persone più lontane ed emarginate non vengano lasciate indietro man mano che vengono rafforzati i servizi sanitari, [che divengono sempre] più completi.

Fonti principali: WHO, IAPB

Centri urbani meno sani

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Il 2 luglio 2019 si è celebrata la seconda Giornata nazionale per la salute e il benessere in città, laddove è maggiore il rischio di diabete e obesità

benessere-city-grafica-2019.jpgNei centri urbani ci sono più opportunità, ma la qualità della vita è tendenzialmente peggiore. Il 2 luglio 2019 si è celebrata la Giornata nazionale per la salute e il benessere in città istituita l’anno precedente. Suo obiettivo è contrastare la crescita delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, importanti problemi di salute del nostro tempo (vedi anche retinopatia diabetica).

Solo i diabetici in Italia si stima che siano oltre tre milioni mentre i maggiorenni obesi sono oltre uno su dieci; il 40% degli italiani non pratica né sport né altra attività fisica (dati Istat). [[“Affrontare i problemi di salute pubblica, a partire dalla promozione di stili di vita sani, di una corretta alimentazione, dell’attività fisica costante per creare consapevolezza che siamo tutti chiamati all’azione”. È quanto ha auspicato una lettera aperta indirizzata alle autorità nazionali in particolare ai membri del Governo, a senatori e deputati, ai presidenti di Regioni e Province, ai sindaci dei Comuni e ai rettori delle università italiane e ai presidenti dei centri di ricerca nazionali, presentata il 7 maggio 2019 presso la Camera dei Deputati.]]

I numeri del diabete e dell’obesità

Secondo quanto scrive la Federazione Internazionale del Diabete (IDF) circa 425 milioni di adulti (20-79 anni) hanno il diabete ed, entro il 2045, questa cifra arriverà a 629 milioni di persone. A livello mondiale la maggior parte dei diabetici hanno oggi tra i 40 e i 59 anni, ma in un caso su due non sono stati diagnosticati (212 milioni). Ben 352 milioni di persone sono a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 che comunque resta quello più diffuso. Talvolta questa forma si può aggravare e, in questo caso, potrebbe diventare necessaria l’insulina.

I dati epidemiologici nazionali – secondo la Società Italiana di Diabetologia (SID) – suggeriscono circa 250.000 nuove diagnosi di diabete tipo 2 e circa 25.000 nuove diagnosi di diabete tipo 1 ogni anno.
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Secondo l’OMS l’obesità, rispetto al 1975, è quasi triplicata a livello mondiale. Tanto che nel 2016 già si contavano oltre 650 milioni di adulti obesi. Anche l’obesità infantile risulta in crescita, in particolar modo in Italia, dove – scrive l’ISTAT – tra gli adulti il 35,5% è in sovrappeso e il 10,4% è obeso.

Stili di vita sani più in vista

Dunque bisogna correre ai ripari perché, se lo scenario è preoccupante, le prospettive rischiano di essere peggiori. Dunque tutti cittadini e gli amministratori pubblici sono chiamati ad essere parte attiva, mentre associazioni ed istituzioni potranno organizzare autonomamente azioni di sensibilizzazione culturali, sociali, sportive, sanitarie collegate al tema della salute e del benessere urbano. Tutto ciò caratterizza la Giornata promossa da Health City Institute, Cittadinanzattiva, CIA-Agricoltori Italiani, rete delle Città per il cammino e della salute della FIDAL-Federazione Italiana Atletica Leggera e rete Cities Changing Diabetes [[con il patrocinio di Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, ANCI-Associazione Nazionale Comuni d’Italia, Intergruppo parlamentare Qualità di vita nelle città, Unione Provincie Italiane, Coni e Rete Città Sane dell’Organizzazione Mondiale della Sanità]].
Per la seconda Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città del 2 luglio Enzo Bianco, Vicepresidente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, ha spiegato che l’Italia si è fatta parte attiva “per portare la proposta di istituire la Giornata per la salute e il benessere nelle città a livello europeo presso il Comitato delle Regioni dell’UE”.

Il Prof. Andrea Lenzi
Il Prof. Andrea Lenzi

Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha ricordato – riferendosi alla crescita di malattie croniche quali diabete e obesità – “che si tratta di un fenomeno strettamente legato all’aumento della popolazione nelle città e che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo”.

Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato:

Nell’ultimo decennio, la popolazione mondiale risiedente negli ambiti urbani ha superato il 50 per cento e questo trend è in costante crescita, tanto che le stime dicono che rappresenterà circa il 70 per cento da qui a trent’anni… Questo imponente sviluppo urbano ha modificato profondamente lo stile di vita e trasforma il contesto sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute. Per contrastare questo fenomeno è necessario promuovere politiche che rendano i cittadini partecipi e consapevoli dell’importanza di avere comportamenti più virtuosi, come praticare attività fisica o seguire un’alimentazione corretta.

Fonti principali: Cittadinanza Attiva, IDF, SID, Istat

Prevenire gli effetti del caldo

Il Ministero della Salute pubblica i bollettini sulle ondate di calore. La Croce Rossa ha attivato il numero verde 800-065510

termometro-temperatura_40o-freedigitalphotos.jpgIl caldo attanaglia l’Italia e può mettere a rischio la nostra salute. Cosa si può fare per prevenirne gli effetti negativi? Innanzitutto leggere i bollettini sulle ondate di calore pubblicati dal Ministero della Salute e adottare una serie di accorgimenti (vedi oltre). Inoltre la Croce Rossa Italiana (CRI) mette ora a disposizione un numero verde.

Occhio ai numeri utili

cri_per_le_persone-web-2.jpgNel 2019 la CRI ha attivato un nuovo servizio telefonico per tutte le persone, l’800-065510 (disponibile 24 ore su 24), per l’emergenza caldo e i consigli quotidiani relativi alla salute.

Inoltre per ottenere informazioni esiste anche il numero verde di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16.[[Salvo eventuale potenziamento]]

Naturalmente resta sempre valido e utile il numero unico europeo 112 per tutte le emergenze.

Rischio alte temperature, c’è la app

caldo-e-salute-app-360pix.jpgIl sistema ministeriale di monitoraggio delle temperature funziona già in 27 città italiane [[Le città monitorate sono: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo.]]: consente d’individuare le condizioni meteo-climatiche a rischio per la salute, soprattutto nelle persone più vulnerabili (anziani, malati cronici, bambini, donne in gravidanza).

Gli aggiornamenti sono consultabili anche attraverso la app “Caldo e Salute”, realizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio-ASL Roma.[[Disponibile per dispositivi Android su Google Play e per iOS su App Store]]

Consigli utili

Ecco alcuni consigli del Ministero della Salute [[Dispensati già nel 2018]] sui comportamenti da adottare d’estate per proteggersi dal caldo:

  • Non uscire nelle ore più calde: durante le giornate in cui viene previsto un rischio elevato, deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 18.00.
  • Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro: la misura più semplice è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. Efficace è naturalmente l’impiego dell’aria condizionata che tuttavia va impiegata con attenzione, evitando di regolare la temperatura a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. Una temperatura tra 25-27°C con un basso tasso di umidità è sufficiente a garantire il benessere e non espone a bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno. Sono da impiegare con cautela anche i ventilatori meccanici. Accelerano il movimento dell’aria, ma non abbassano la temperatura ambientale. Per questo il corpo continua a sudare: è perciò importante continuare ad assumere grandi quantità di liquidi. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso del ventilatore è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo.frutta-donna-sorriso-web.jpg
  • Bere molti liquidi: bere molta acqua e mangiare frutta fresca è una misura essenziale per contrastare gli effetti del caldo. Soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. È necessario consultare il medico anche se si sta seguendo una cura che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’espulsione.
  • Non bere bevande alcoliche o bevande contenenti caffeina.
  • Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo.
  • Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto.
  • In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio, anche se la vettura è dotata di un impianto di ventilazione. In questo caso, regolare la temperatura su valori di circa 5 gradi inferiori alla temperatura esterna evitando di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata (specie se l’auto non è climatizzata) e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi.
  • Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori.
  • Occuparsi delle persone a rischio, facendo visita almeno due volte al giorno e anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpg controllando che non mostrino sintomi di disturbi dovuti al caldo. Controllare neonati e bambini piccoli più spesso.
  • Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarla in una zona ombreggiata.

Link utile: opuscoli del Ministero della Salute

Fonti: Ministero della Salute, Cri

ISTAT: migliorano gli indicatori della salute

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Presentato alla Camera il 20 giugno il 27° Rapporto sulla situazione del Paese. Il Presidente dell’ISTAT Blangiardo: c’è “malessere demografico”

immagine-rapporto-annuale-istat-2019-2.jpgMigliora la salute in Italia, ma c’è ancora un problema demografico. Sono due punti importanti contenuti nella 27ª edizione del “Rapporto annuale ISTAT 2019-La situazione del Paese”, presentato a Roma il 20 giugno 2019 alla Camera dei Deputati.

A proposito di longevità nel volume si legge che in Italia:

Un uomo può godere di buona salute in media 59,7 anni, mentre una donna 57,8 anni. Queste ultime, sebbene più longeve degli uomini, vivono un maggior numero di anni in condizioni di salute via via più precarie. Le donne sono infatti maggiormente colpite da patologie croniche meno letali, che insorgono più precocemente e diventano progressivamente invalidanti con l’avanzare degli anni. Rispetto al 2009 gli uomini hanno però guadagnato solo due anni di vita in buona salute, mentre le donne ne hanno conquistati quasi tre.

Nel confronto internazionale si sottolinea, sempre nel Rapporto ISTAT, come “l’Italia sia tra i paesi in Europa con i minori differenziali sociali nella salute” in relazione al livello d’istruzione. Insomma, il nostro Sistema Sanitario Nazionale nel complesso sembra funzionare efficacemente come “livellatore” sociale.

Progressi su diversi fronti

Secondo l’ISTAT gli ambiti nei quali oltre due terzi degli indicatori in Italia migliorano sono sei: salute, benessere soggettivo, politica e istituzioni, sicurezza, ambiente, innovazione ricerca e creatività.

Ciò sintetizza progressi per buona parte degli indicatori che riguardano la salute: la speranza di vita alla nascita, indicatori relativi agli stili di vita, con diminuzioni nella quota di fumatori, nel comportamento a rischio nel consumo di alcol e nella sedentarietà, ecc. Per quanto riguarda il benessere soggettivo, è aumentata la quota di persone che ritengono che la loro situazione migliorerà nei prossimi cinque anni [[passando dal 24,6 per cento nel 2012 al 29 per cento nel 2018]].

presidente_dell_istat_gian_carlo_blangiardo-2019-2-photospip786a3d59e17934a853a52caa81ec26ea.jpgIl Presidente dell’ISTAT, Gian Carlo Blangiardo, ha illustrato a grandi linee i contenuti del Rapporto nella cornice istituzionale della Camera. “Gli ultra 90enni – oggi 800.000 – sono destinati ad aumentare di altri 500.000 nei prossimi 20 anni”. Allungamento della vita e diminuzione della natalità sono già in atto da tempo e sono fenomeni che non mostrano un’inversione di rotta, anzi s’aggravano in Italia, testimoniando un “malessere demografico del Paese” (il numero di nascite si è ulteriormente ridotto a poco più di un figlio per donna).

Dal canto suo il Presidente della Camera Roberto Fico ha auspicato, nel suo intervento, una “ridefinizione di una strategia di sviluppo sostenibile e duratura, senza lasciare indietro nessuna delle categorie più fragili”.

Fonti: ISTAT, Camera dei Deputati