Hai già deciso a chi devolvere il 5×1000? Puoi sostenere l’attività della IAPB Italia in difesa della salute oftalmica
Visite oculistiche gratuite negli studi oculistici aderenti (rilanciate in occasione della Giornata mondiale della vista e dalla Settimana mondiale del glaucoma), controlli a bordo di Unità mobili oftalmiche che girano l’Italia, oculisti a disposizione dell’utenza (chiamando l’800-068506, col Forum o via e-mail), campagne di sensibilizzazione e di prevenzione nelle scuole.
Sono tante le attività promosse dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus che potrai sostenere devolvendoci il tuo 5×1000. Tra l’altro la IAPB Italia onlus ha fondato e gestisce il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva di Roma, che si prende cura degli ipovedenti, compresi i bambini affetti da pluridisabilità.
Questo gesto non comporta per te alcuna spesa, ma aiuta concretamente a sconfiggere le malattie oculari che possono compromettere per sempre la vista.
Appunta sin d’ora il codice fiscale 80210310589 della Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB Italia onlus)! Guarda alla solidarietà, ama la vi(s)ta e cura la prevenzione.
Si è celebrata il 7 aprile ed è stata dedicata alla copertura sanitaria universale
Più cure per tutti a livello globale. Domenica 7 aprile 2019 si è celebrata la giornata mondiale della salute, una ricorrenza annuale che in questo caso l’OMS ha dedicato alla “copertura sanitaria universale”. Insomma, più cure per tutti ovvero il diritto di disporre dell’assistenza di cui ha bisogno, quando ne necessita, nel cuore della propria realtà locale (comunità).
Nonostante ci siano stati dei progressi significativi nel corso degli ultimi decenni, scrive l’Organizzazione Mondiale della Sanità, “milioni di persone ancora non hanno affatto accesso all’assistenza sanitaria. Ulteriori milioni sono obbligate a scegliere tra le cure sanitarie e altre spese quotidiane quali quelle per il cibo, il vestiario e persino per la casa”.
Anche a livello oftalmologico in molte zone del mondo non si riesce ad accedere a servizi essenziali quali una visita oculistica (ad esempio in molte zone dell’Africa subsahariana c’è carenza di medici specializzati) né, tanto meno, a un intervento importante come quello di cataratta. Il diritto di essere curati appartiene a tutti. Però non tutti ne hanno effettivamente diritto e la strada da percorrere appare ancora lunga.
Linee guida del Ministero della Salute: tre lesioni su quattro trattate in ospedale avvengono in casa, durante lo sport e il tempo libero
Casa, amara casa. La maggior parte dei traumi trattati al pronto soccorso si verificano – soprattutto tra i bambini – nell’ambiente domestico, quello che viene di solito considerato più sicuro. Se a questi aggiungiamo le lesioni che avvengono durante lo sport e il tempo libero si raggiunge una quota del 74% delle lesioni trattate in ospedale. Lo si legge nelle Linee guida intitolate “La prevenzione degli incidenti domestici in età infantile”, pubblicate nel sito del Ministero della Salute.
L’ambiente dove si verifica il maggior numero di incidenti tra i giovani fino a 14 anni è il salone, dove si concentrano il 28,5% degli incidenti nei maschi e il 38,4% nelle femmine. Nella stessa fascia di età gli incidenti sono legati in tre casi su quattro (74,6%) ad attività ludico-creative, mentre in un terzo dei casi non sono attribuibili a particolari comportamenti.
Occhio alla testa
Per quanto riguarda le regioni del corpo colpite, fino ai 5 anni di età il 57% degli incidenti causa danni alla testa. L’incidente più tipico per i bambini di questa fascia d’età è la caduta che, in più della metà dei casi, dà origine a un taglio o a una ferita e – in un caso su tre – ad altro tipo di trauma più o meno importante.
Le lesioni più frequenti sono contusioni, escoriazioni e lividi, localizzate soprattutto negli arti superiori e inferiori. Il 48,6% dei bambini infortunati è stato accompagnato in pronto soccorso, e per oltre il 22% di essi si è reso necessario un ricovero.
Tra gli adulti l’occhio è la terza parte del corpo (dopo mani e piedi) a subire traumi, di solito non gravi (approfondisci); tuttavia prevenirli non è affatto difficile, poiché bisogna solitamente far uso di occhiali o mascherine protettive il cui impiego è di solito sottovalutato.
Prevenire si può
L’Accademia Oftalmologica Americana (AAO) stima che, in particolare tra i bambini e i ragazzini, oltre il 90 per cento dei traumi oculari siano prevenibili facendo loro indossare occhiali protettivi adatti.
In uno studio specifico – in riferimento alle esposizioni ad agenti chimici – sono stati esaminati 46.303 casi di esposizione umana [[Settimi 2013]]. Per il 78% dei casi la circostanza è stata di tipo accidentale, principalmente legata a un accesso incontrollato da parte di un bambino o di un incapace (45%), compresa un’eventuale ingestione di farmaci.
Testate speciali lenti arricchite di un antistaminico: potrebbero aiutare a controllare i sintomi della congiuntivite allergica
La congiuntivite allergica potrebbe essere contrastata in modo nuovo grazie a lenti a contatto speciali testate negli Stati Uniti. Infatti ne sono state sperimentate di arricchite con un antistaminico – il ketotifene –, riducendo i fastidi oculari in maniera comparabile a quella dell’impiego di un classico collirio, ma con un rilascio più costante nel tempo.
Come si è svolta la sperimentazione
Le persone che hanno partecipato alla sperimentazione (244 in tutto) [[promossa da una multinazionale che non a caso produce lenti a contatto]] sono state divise in tre gruppi: al primo è stata applicata la lente a un solo occhio e una lente a contatto di controllo all’altro occhio (non contenente il principio attivo). Il secondo gruppo ha portato le lenti sperimentali a entrambi gli occhi (rilasciando antistaminico) e il terzo gruppo ha messo due lenti normali per lo stesso periodo.
I primi controlli oculistici sull’allergia sono stati effettuati in due momenti: a un quarto d’ora dall’applicazione delle lenti e a distanza di 12 ore. Il prurito oculare è stato valutato su una scala da 1 a 4. Rispetto alla somministrazione del collirio ci sarebbe il vantaggio che l’antistaminico verrebbe rilasciato nell’occhio in modo più diretto e costante.
Possibili effetti avversi
Tra gli aspetti negativi c’è il fatto che anche le lenti a contatto ordinarie, se portate troppo a lungo, essendo sempre un corpo estraneo possono causare esse stesse irritazione oculare, ragion per cui in una serie di casi gli oculisti tendono a consigliare gli occhiali (soprattutto in caso di congiuntivite allergica).
Si tratterebbe della prima dimostrazione dell’efficacia della somministrazione locale attraverso lenti a contatto terapeutiche per trattare l’allergia oculare.
“I risultati – scrivono online i ricercatori sulla rivista Cornea – sono comparabili con la somministrazione diretta topica del farmaco [ossia del collirio] e una combinazione lenti/ketotifene può offrire uno strumento simultaneo di correzione della vista e di trattamento per portatori di lenti a contatto affetti da allergie oculari”.
Messa a punto negli Usa una “colla” sperimentale biocompatibile con cui si mira a
trattare le lesioni corneali
Idrogel sperimentale per la rigenerazione cornealeSi potranno evitare, in futuro, molti trapianti di cornea? Questa possibilità sembra oggi più vicina: scienziati del Massachusetts Eye and Ear (Boston) e dell’Università della California (Los Angeles) sono riusciti a mettere a punto un gel che favorisce la rigenerazione corneale, una sorta di colla biocompatibile. Le molecole che lo compongono – una volta attivate dalla luce ambientale – favoriscono il rimarginarsi di tagli e ulcere della superficie oculare. Quindi si mira a ridurre il numero gli interventi chirurgici necessari per la cornea.
Cos’è
Si tratta di un idrogel adesivo che può rigenerare uno strato chiamato “stroma” ed essere potenzialmente utile anche in situazioni d’emergenza. Supponiamo, ad esempio, che un gatto ci abbia graffiato in profondità la superficie dell’occhio… “Attualmente – scrivono gli autori dello studio pubblicato su Science Advances da Reza Dana e colleghi – non è disponibile alcun prodotto adesivo progettato per essere integrato nella cornea a lungo termine, sebbene importanti ricerche siano state dedicate allo sviluppo di materiali adesivi che potessero riparare le ferite corneali”.
Quindi la “colla” biologica sperimentale crea nuovi legami tra le fibre corneali mediante crosslinking: la superficie oculare può essere così “riparata” in seguito all’esposizione alla luce visibile, che reagisce chimicamente con i componenti del farmaco in fase di test.
Gli esperimenti
Per ora la sperimentazione è stata effettuata unicamente su cavie (conigli) e sembra aver dato buoni risultati nei 14 giorni successivi all’incisione della cornea, che è stata poi rigenerata grazie all’idrogel.
I test, molto approfonditi, hanno riguardato lo studio della struttura del tessuto rigenerato, la sua integrazione col resto della superficie oculare, la resistenza meccanica, ecc. Ora però bisognerà attendere i risultati della sperimentazione umana.
È la legge 284/97 a stabilire l’esistenza e il funzionamento di specifici Centri di prevenzione e riabilitazione visiva che devono erogare prestazioni specialistiche in ambito di riabilitazione visiva e sostiene il lavoro dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità e del suo Polo Nazionale; ciò rappresenta una garanzia nel nostro Paese per la tutela dei diritti delle persone con disabilità visiva.
Il numero dei casi assistiti nei centri di riabilitazione visiva è passato da 22.091 nel 2016 a 26.900 nel 2017, con un incremento che sfiora il 22%. Ciò segnala un aumento significativo della domanda, in particolare tra gli ultrasessantacinquenni. Infine i centri per la riabilitazione visiva degli adulti sono risultati essere in percentuale maggiore (46,6%) rispetto alla fascia di età compresa tra 0 e i 18 anni (23,3%).
I media danno risalto alle visite gratuite offerte a partire dal 10 marzo prenotabili telefonicamente mediante un sito dedicato
Misurazione della pressione oculare (tonometria)Da Repubblica.it al Corriere.it, passando per Sanità-Il Sole 24 Ore. Sono tanti gli articoli reperibili in Rete sulla settimana mondiale del glaucoma che si è celebrata dal 10 al 16 marzo 2019: grazie alla Società Oftalmologica Italiana (SOI), all’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e alla Società Italiana Glaucoma (SIGLA) si possono prenotare migliaia di prime visite oculistiche gratuite se non si è già seguiti da uno specialista e se già non si è ricevuta una diagnosi di glaucoma. Anche il Policlinico A. Gemelli ha aderito all’iniziativa lo scorso 15 marzo.
Come prenotare una visita gratuita
Consultando il sito si può procedere autonomamente alla prenotazione di una visita oculistica contattando lo specialista scelto nella mappa interattiva presente sulla pagina web.
Il glaucoma è una malattia oculare che mette seriamente a rischio la nostra vista: in otto casi su dieci le persone a rischio non vanno dall’oculista (chi ha più di 40 anni, in particolare se ha altri glaucomatosi in famiglia) e, anche se ricevono una diagnosi, solo in un caso su tre seguono la terapia.
Invece è fondamentale instillare regolarmente i colliri specifici prescritti (detti “ipotonizzanti”); se necessario ci si può sottoporre a un intervento laser oppure a un’operazione chirurgica. Solo un oculista potrà fare una corretta diagnosi di una malattia che, nelle fasi iniziali, solitamente non dà alcun sintomo. In genere questa patologia oftalmica è caratterizzata da una pressione oculare troppo alta (tono elevato).
I topi, dopo iniezioni di nanoparticelle sotto la retina, riescono a percepire i raggi infrarossi per un periodo limitato
Cavie con una “supervista” nata in laboratorio. È stato da poco superato un nuovo traguardo: dare ai topolini una visione “potenziata”. Scienziati cinesi – parte dei quali lavora anche negli Stati Uniti – sono riusciti a far vedere i raggi infrarossi ai roditori che, per natura, non hanno questa possibilità.
Quest’abilità apparteneva prima solo ad altri esseri viventi, ad esempio ad alcuni serpenti, grazie al loro DNA. Invece, in seguito a una sola iniezione sottoretinica di speciali nanoparticelle, topolini ordinari hanno acquisito questo “superpotere” sensoriale che è durato sino a 10 settimane, consentendo loro di vedere anche al buio i corpi che emettono calore.
I risultati sono stati pubblicati su Cell. Nel comunicato si legge quindi:
Queste scoperte possono portare a progressi nelle tecnologie della visione infrarossa umana, comprese le applicazioni potenziali delle operazioni di crittografia civili e di sicurezza e le operazioni militari.
“La luce visibile che può essere percepita con la visione umana naturale occupando solo una piccola frazione dello spettro elettromagnetico”, ha affermato Tian Xue (Università della Scienza e della Tecnologia della Cina). Eppure “le onde elettromagnetiche più lunghe o quelle più corte della luce visibile trasportano una grande quantità d’informazione”.
L’intenzione sarebbe quella di dare la possibilità anche agli esseri umani di avere una visione “aumentata”. In questa direzione sta lavorando anche un’équipe multidisciplinare di ricercatori, oltre a Gang Han della University of Massachusetts Medical School, che ha sviluppato le nanotecnologie necessarie. L’équipe ha prodotto delle nanoparticelle che possono legarsi, grazie a delle proteine, ai fotorecettori: quando i raggi infrarossi colpiscono la retina, le nanoparticelle catturano le onde, emettendo al contempo luce visibile. Quindi i bastoncelli e i coni assorbono quest’ultima e inviano un segnale ordinario al cervello.
Tuttavia, si legge su Nature, “non tutti ritengono che questa tecnica possa essere utilizzata per migliorare la visione umana”. Infatti, sostiene Glen Jeffery – un neuroscienziato della visione che lavora presso lo University College London – “la retina umana non è abituata a percepire l’infrarosso. Non si sa assolutamente come la gente interpreterebbe le immagini: l’ambiente [circostante] apparirebbe molto più luminoso”, rendendo, ad esempio, non più tollerabile la percezione visiva. Dunque, nonostante la tecnica sia straordinaria, non è affatto chiaro che impatto avrà e, ha concluso, “sono l’ultima persona al mondo che vorrebbe vedere nell’infrarosso”.
È una malattia prevenibile che può causare anche cecità. È particolarmente diffusa in Africa e Sud America
Sapevi che la sifilide può essere trasmessa da madre a figlio? Lo domanda l’OMS, che ha pubblicato su PLOS ONE i nuovi dati su questa malattia, la quale, nonostante una sua minore diffusione, è la seconda causa globale di decesso neonatale, preceduta solamente dalla malaria [[si stimano oltre 200mila neonati l’anno deceduti per questa causa]]. Eppure l’infezione non solo è facilmente prevenibile ma è anche trattabile, in quest’ultimo caso con antibiotici, persino durante la gravidanza.
La sifilide – che dopo l’Aids è l’infezione sessualmente trasmissibile col più alto tasso di mortalità – è causata da un batterio chiamato Treponema pallidum che si riproduce facilmente sulle mucose dei genitali e della bocca: si stimano circa sei milioni di nuovi casi l’anno a livello planetario, concentrati soprattutto in Africa e Sud America.
L’OMS mira a eliminare la trasmissione madre-figlio della sifilide, che negli ultimi anni è stata debellata in 12 Paesi. Nonostante una sua diminuzione tra il 2012 e il 2016, il numero di donne e bambini colpiti rimane, nota l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ancora “inaccettabilmente elevato”. È quindi fondamentale che tutte le donne ricevano durante la gravidanza uno screening e garantire l’accesso alle cure o, nello specifico, il trattamento precoce della sifilide nell’ambito di un’assistenza prenatale di alta qualità.
In Italia la diffusione della sifilide è molto bassa: l’Istituto Superiore di Sanità riporta 9.968 casi di patologia latente tra il 1991 e il 2015. ll batterio viene trasmesso attraverso contatto diretto con le lesioni che si manifestano nel corso della malattia e spesso possono passare inosservate o essere sottovalutate, poiché sono spesso indolori. Tipicamente un neonato contagiato soffre di eruzione cutanea caratterizzata da bolle e vescicole, in particolare su palmo, ascelle e volto. Se non viene correttamente trattata la patologia può provocare, in secondo momento, persino atrofia ottica.
“La sifilide – scrive il Ministero della Salute – è una malattia complessa, che, se non curata, può portare a varie complicanze, come cardiopatie, demenza, cecità, paralisi e morte”.
Percentuale di persone in assistenza prenatale con diagnosi di sifilide (Fonte: WHO, dati 2008)
Ottenute in California nuove cellule in vitro, che producono insulina se trapiantate nel pancreas: si punta a una cura per diabetici di tipo 1, che consentirebbe di prevenire anche la retinopatia diabetica
Per la prima volta al mondo le staminali umane sono state fatte sviluppare in cellule mature che producono insulina: questo risultato, conseguito nei laboratori dell’Università di San Francisco (Usa), darà forse la possibilità di curare alla fonte il diabete di tipo 1, la forma più grave che causa anche retinopatia diabetica.
Erano molti anni che la medicina rigenerativa tentava di conseguire questo risultato senza successo. Ora, invece, gli scienziati potranno – dopo ulteriori sperimentazioni – puntare teoricamente allo sviluppo clinico del trattamento, sostituendo ciò che del pancreas è stato già perduto con nuove cellule funzionanti prodotte in laboratorio. I ricercatori hanno trapiantato queste “isole” ottenute in vitro in topi sani: nel giro di pochi giorni sono risultate funzionanti: hanno prodotto insulina in risposta ai maggiori livelli di glicemia, in modo molto simile a ciò che fanno le isole pancreatiche proprie delle cavie.
Il prof. Matthias Hebrok, direttore del Centro diabetologico dell’Università di San Francisco, ha dichiarato, in seguito alla pubblicazione del lavoro dei ricercatori da lui guidati su Nature Cell Biology:
Ora riusciamo a generare cellule produttrici d’insulina che sembrano funzionare analogamente alle cellule beta pancreatiche del nostro corpo. Questo è un passaggio critico verso l’obiettivo della creazione di cellule che potrebbero essere trapiantate nei pazienti con diabete.
Senza i corretti livelli d’insulina il nostro corpo non riesce a regolare la concentrazione di zuccheri nel sangue e possono verificarsi danni anche molto seri a livello retinico, dei piedi, del sistema cardiocircolatorio, dei reni, ecc.
I trapianti di pancreas sarebbero evitabili
Le persone che rischiano la vita in seguito a gravi complicanze del diabete di tipo 1 possono persino essere sottoposte a trapianto di pancreas, ma si tratta d’interventi rari per cui le liste d’attesa sono lunghe: negli Stati Uniti su 1,5 milioni di diabetici di tipo 1 solo un migliaio l’anno sono sottoposti a questo tipo di trapianto d’organo.
Tra l’altro il trapianto di pancreas dura molto e presenta riversi rischi: obbliga ad assumere tutta la vita farmaci immunosoppressori. Attualmente è in sperimentazione clinica il trapianto delle sole isole pancreatiche (aggregati di cellule tra cui ci sono quelle beta produttrici d’insulina). Questo è il motivo per cui – scrive l’ateneo di San Francisco – il prof. Hebrok e i suoi colleghi sperano di poter usare le staminali per far crescere in laboratorio cellule beta da trapiantare in pazienti senza dover trapiantare l’intero organo oppure parti di esso.
Le strade terapeutiche innovative
Ora – in collaborazione con bioingegneri, genetisti e altri colleghi dell’università californiana – il team di Hebrok sta lavorando per far diventare realtà le terapie rigenerative, ad esempio ricorrendo all’editing genetico CRISPR (che consente di sostituire anche singole basi del DNA) per poter rendere le cellule pancreatiche trapiantabili senza ricorrere agli immunosoppressori oppure ricercando farmaci che potrebbero ripristinare il corretto funzionamento della isole pancreatiche, proteggendo ed espandendo, le poche cellule beta rimaste vive in diabetici di tipo 1, al fine di aumentare la produzione pancreatica d’insulina.
“Le terapie attuali, come le iniezioni d’insulina, trattano solamente i sintomi del diabete”, ha affermato il prof. Hebrok, mentre “il nostro lavoro punta a percorrere diverse strade entusiasmanti per scoprire, infine, una cura”. “Queste possibilità – ha concluso il docente – appaiono infinite”.