Quando le sigarette minano la salute

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Il 31 maggio si celebra con l’OMS la Giornata mondiale senza tabacco. Solo in Italia ancora fumano 11,6 milioni di persone

locandina-no-tabacco-day-may-2019-who-photospip07ad9887bd7cfe01a36f6c09e9111e77.jpgIl fumo “annebbia” i sensi, a partire dalla vista. Ma in primis nuoce ovviamente ai nostri polmoni: proprio su questo tasto batte l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che, il 31 maggio 2019, promuove nuovamente la Giornata mondiale senza tabacco.

Se la vita va in fumo

Oltre il 40% dei decessi correlati col tabacco sono riconducibili a malattie polmonari come il cancro, ad affezioni respiratorie croniche e alla tubercolosi. Dunque l’OMS lancia un nuovo appello agli Stati affinché prendano nuove misure per proteggere la salute delle persone e scrive:

Il consumo di tabacco è una delle minacce più gravi che abbiano mai pesato sulla salute pubblica mondiale. Uccide oltre 8 milioni di persone l’anno. Di queste più di 6 milioni ancora fumano oppure lo facevano e circa 890 mila sono non fumatori esposti involontariamente al fumo.

In particolare si ritiene che più di 60 mila bambini con meno di cinque anni soffrano d’infezioni alle vie respiratorie a causa del fumo passivo. Tra l’altro ciò li rende più esposti, una volta divenuti grandi, alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

“Una persona che fuma per tutta la vita – scrive Epicentro – ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni”.

Il consumo di tabacco è il maggiore fattore di rischio evitabile per la nostra salute. La buona notizia è che in Europa si stima che quasi la metà dei fumatori abbia perso il vizio tra il 1980 e il 2010 ossia, più precisamente, il 43,3 % degli oltre 50 mila fumatori presi in considerazione (età: 16-60 anni) in 17 Paesi del Vecchio Continente. Lo ha scritto recentemente la rivista PLOS ONE [Pesce G et al., “[Time and age trends in smoking cessation in Europe“, PLoS One. 2019 Feb 7;14(2):e0211976. doi: 10.1371/journal.pone.0211976. eCollection 2019]].

Inoltre attualmente 1,3 miliardi di persone (circa il 18% della popolazione mondiale) sono già protette da leggi nazionali che regolano il divieto di fumare.

Pure la vista è più a rischio

A livello oculare il fumo aumenta il rischio di AMD ossia di degenerazione maculare legata all’età e sembrerebbe favorire lo sviluppo della cataratta. Fumare potrebbe raddoppiare il rischio di cecità. Ovviamente c’è anche un’azione irritante diretta sulla congiuntiva che potrebbe provocare fastidi (arrossamento transitorio, lacrimazione eccessiva) anche in chi subisce il fumo passivamente.

Lo scenario italiano

il_fumo_aumenta_il_rischio_di_cecita-pacchetto_sigarette-profilo-web-160pix.jpgSecondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia più di una persona su cinque fuma (11,6 milioni di persone, di cui 7,1 milioni sono maschi): in Italia non accenna a diminuire significativamente il numero dei fumatori, anche se cala il numero di sigarette consumate al giorno in media.

Le fumatrici sono aumentate soprattutto nelle regioni del Sud Italia: sono quasi il doppio rispetto a quelle che vivono nelle regioni centrali e settentrionali (il 22,4% al Sud e isole contro il 12,1% al Centro e il 14% al Nord). Oltre la metà dei giovani fumatori tra i 15 e 24 anni fuma già più di 10 sigarette al giorno e oltre il 10% più di 20.

Inoltre, sempre secondo l’ISS, è in crescita tra i giovani l’abitudine a fumare e sorprendentemente, tra i forti fumatori under venti, gli sportivi sono la percentuale più alta. Inoltre e-cig e tabacco riscaldato si consumano generalmente insieme alle sigarette tradizionali e non in alternativa ad esse.

L’appuntamento

A Roma il 31 maggio 2019 si tiene, presso l’Istituto Superiore di Sanità, il XXI Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, dove si fa il punto soprattutto sulla situazione italiana.

In quest’occasione è stato presentato un nuovo Rapporto sul tabacco. Tra l’altro il cancro al polmone è il quarto tumore in termini di incidenza e la prima causa di morte a questo livello (ossia per neoplasia).

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  1. Contatti utili: Numero verde antifumo dell’ISS: 800 554088 (orario: 10-16)
  2. Centri italiani per smettere di fumare (ISS)

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Fonti principali: WHO, ISTAT, ISS

Diabete, un nuovo Rapporto “sale” in Campidoglio

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E’ il “Roma Cities Changing Diabetes Report”: il 21 maggio si è parlato di stili di vita sani, obesità e diabete alimentare nella Sala della piccola Protomoteca

mappa-mondiale-diabete-2017.jpgFermare la diffusione del diabete, in particolare nella città metropolitana di Roma [[ex provincia della Capitale]], combattendo la sedentarietà e promuovendo un’alimentazione sana: sono questi due obiettivi dei curatori del Cities Changing Diabetes Report, preoccupati dagli stili di vita urbani. Ne hanno parlato il 21 maggio 2019 a Roma, nella Sala della piccola Protomoteca del Campidoglio.

Gli occhi sono puntati soprattutto sul “tipo 2” della patologia ovvero sul diabete alimentare, che si può prevenire o almeno controllare con stili di vita appropriati (corretta alimentazione, esercizio fisico), senza somministrare insulina.

diabete-retina_malata-web.jpgAd oggi nel progetto internazionale antidiabete sono stati coinvolti 140 esperti – che hanno permesso un’ampia raccolta di dati contenuti nel “Roma Cities Changing Diabetes Report” –, primo importante passo per la realizzazione di un piano d’azione triennale.

Secondo l’OMS i diabetici del mondo sono 422 milioni, quasi un terzo dei quali sono affetti da retinopatia diabetica; ma le complicanze della malattia includono problemi cardiovascolari, renali, ai nervi periferici, ecc.

Attualmente si stima che nell’area metropolitana di Roma vivano 286.500 persone con diabete già noto, mentre per la sola capitale si scende a 189.500. Per studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia, nel 2017 la capitale è entrata a far parte del programma internazionale Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk. Il programma coinvolge una ventina di metropoli, tra cui Buenos Aires, Città del Messico, Pechino, Vancouver.

Secondo quanto scrive il prof. Andrea Lenzi, Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri:

Oggi, più del 50% della popolazione mondiale vive nelle città. Se consideriamo che il 65% delle persone con diabete vive in aree urbane, è chiaro che la città è un punto determinante per contrastare la crescita del diabete. Questo fenomeno è stato definito: urban diabetes.
Le città sono chiamate nel contrastare il crescente aumento del numero di persone con diabete, attraverso politiche sui determinanti di salute, in collaborazione con Università, Autorità sanitarie locali ed enti di ricerca.

Anche il prof. Renato Lauro, Presidente della IBDO Foundation, spiega:

La storia ci insegna che alcuni eventi catastrofici accadono in pochi secondi, eventi improvvisi che provocano danni incalcolabili e che possono cambiare la storia di un territorio e il destino dei popoli. Ma esistono catastrofi che possono impiegare anni per svilupparsi senza che nessuno se ne accorga, e quando ci si rende conto di cosa sta accadendo, è troppo tardi per evitarle. La sfida globale del diabete fa parte di quest’ultima categoria…

In conclusione, i messaggi chiave del Rapporto sono:

  • I fattori di rischio per il diabete di tipo 2 (o non insulino-dipendente) sono il sovrappeso, l’obesità e la mancanza di attività fisica;
  • Riportare il peso corporeo nei limiti della normalità con un’alimentazione corretta e un’attività fisica giornaliera costante è quindi fondamentale: in questo modo si riduce la resistenza all’insulina e si migliora l’assorbimento del glucosio da parte dei muscoli;
  • Tutto questo interviene verso l’obiettivo di riduzione dell’obesità che può garantire una significativa riduzione della prevalenza del diabete di tipo 2 nel tempo, contestualmente alla creazione di risparmi crescenti in termini di spesa, creando un circolo virtuoso che potrà e dovrà consentire un reinvestimento delle risorse liberate per il mantenimento e miglioramento degli obiettivi di salute urbana;
  • L’organizzazione dei centri urbani può infatti condizionare e modificare gli stili di vita agendo in primis sui fattori di rischio legati allo sviluppo di queste patologie;
  • E’ necessario investire per promuovere una cultura alimentare appropriata, incoraggiare l’utilizzo di modalità attive di trasporto creando e mettendo a disposizione strade, piste ciclabili sicure e ben collegate ed un efficiente sistema di trasporto pubblico locale; incoraggiare la pratica dell’attività sportiva, creando e mettendo a disposizione infrastrutture pubbliche cui i cittadini possano avere accesso in modo equo e distribuito sul territorio;
  • In sintesi, in una Città Metropolitana come Roma, densamente popolata ed estesa, la parola d’ordine è “prevenzione”.

Link utile: Rapporto sul diabete di tipo 2 e l’obesità dell’area metropolitana di Roma

Fonti: 24orenews, healthcitythinktank.org

Italiani cambiano poco gli stili di vita

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Rapporto Osservasalute 2018: troppi in sovrappeso e spesso non smettono di fumare. Aumentano i malati cronici, ma diminuisce la mortalità prematura

copertina-osservasalute-2018-web.jpgAssorbono l’80% della spesa sanitaria: le malattie croniche sono – secondo il XVI Rapporto Osservasalute curato dall’Università Cattolica di Roma – il grande problema per il presente e il futuro della sanità italiana. Inoltre appare destinata a impennarsi – nel prossimo decennio – la domanda di visite specialistiche, giornate di degenza ed assistenza domiciliare. Siamo tra i Paesi più longevi, ma anche con più anni da vivere con malattie croniche e disabilità: la speranza di vita in buona salute è peggiore che in altri Paesi europei.

Ancora troppi vizi

Gli italiani sono ancora lenti a cambiare abitudini nocive per la salute come fumo, sedentarietà e alimentazioni scorrette, ma da noi si muore sempre meno, grazie soprattutto ai miglioramenti nell’assistenza sanitaria e ai traguardi della medicina. Un dato rilevante è rappresentato dalla forte riduzione della mortalità prematura, diminuita – tra il 2004 e il 2016 – del 26,5% per gli uomini e del 17,3% per le donne.

La mortalità neonatale e infantile si è significativamente ridotta nel nostro Paese e ha raggiunto livelli tra i più bassi del mondo. Nel 2016 il nostro Paese si collocava al primo posto in Europa per la più elevata speranza di vita alla nascita per gli uomini (81 anni).

Occhio alle malattie non trasmissibili

Il Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (NCD [[acronimo che sta per Non-Communicable Diseases]]) comprende nove obiettivi globali. Ci sono anche target da raggiungere entro il 2025, da monitorare periodicamente attraverso una revisione degli indicatori – che verificano nel tempo i progressi registrati attraverso una road map – e una serie di opzioni che partono dalle politiche sanitarie.

Restano imprescindibili gli impegni per il raggiungimento dei nove obiettivi delineati dall’OMS, primo tra tutti la riduzione complessiva del 25% della mortalità prematura complessiva provocata da NCD (prevalentemente dei quattro principali gruppi di patologie: cardiovascolari, oncologiche, respiratorie croniche e diabete, il quale causa anche retinopatia diabetica).

Diffusione del diabete di tipo 2 (diabete alimentare) in Italia <a href=Fonte: Osservasalute 2018] ” title=”Diffusione del diabete di tipo 2 (diabete alimentare) in Italia [Fonte: Osservasalute 2018] ” class=”caption” align=”right” />Occorre, quindi, agire sui quattro fattori di rischio comportamentali maggiormente responsabili di morbilità, disabilità e mortalità: riduzione del 10% dell’uso rischioso di alcol (abuso), del 10% dell’inattività fisica, del 30% dell’assunzione di sale/sodio, del 30% del consumo di tabacco e del 25% per l’ipertensione (che può provocare anche [retinopatia ipertensiva) e il contrasto all’obesità.

Una “ricetta” per migliorare gli stili di vita

Il percorso italiano per il raggiungimento degli obiettivi nazionali prevede semplici passi che – nel loro insieme – possono fare una enorme differenza. Dunque, scrivono i curatori del Rapporto Osservasalute, “nel dettaglio, si possono, ad esempio, aumentare le tasse su tabacco e alcolici, ridurre la quantità di sale negli alimenti, migliorare l’accesso ai farmaci e alle cure rendendoli meno costosi e favorire gli screening precoci e la formazione specifica dei medici e degli operatori sanitari”.

Fonte: Osservasalute

Il punto sull’edema maculare diabetico

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Il 15 maggio a Napoli un convegno sulle terapie, sui percorsi terapeutici e sulla qualità della vita e della vista dei diabetici

edema-maculare-diabetico-frontespizio.jpgIl 15 maggio 2019 a Napoli si è tenuto un convegno sull’edema maculare diabetico: si tratta di una malattia oculare degenerativa, correlata alla retinopatia diabetica, causa principale di menomazione visiva in chi soffre di diabete (il quale, secondo l’OMS, colpisce 422 milioni di persone nel mondo). Durante i lavori si è parlato, in particolare, della gestione della malattia cronica diabetica e delle sue complicanze, con l’obiettivo di garantire una migliore presa in carico dei malati, ricorrendo a un approccio multidisciplinare integrato. Infatti ci sono varie figure professionale che devono entrare in gioco in modo coordinato: dal diabetologo all’oculista, passando per gli altri specialisti a seconda degli organi coinvolti. edema_maculare_diabetico-15_maggio_2019-160pix.jpgSono stati invitati a parlare, tra gli altri, Francesca Simonelli – Professoressa di Oftalmologia all’Università Federico II e Presidente Società Italiana Oftalmologia Genetica –, Michele Corcio – Vicepresidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus – e Concetta Suraci, Presidente di Diabete Italia. L’evento è stato organizzato da MA Provider ed è patrocinato, tra gli altri, dalla IAPB Italia onlus e dal Ministero della Salute. Guarda anche: videoclip SOI sulla retinopatia diabetica e l’edema maculare Fonte di riferimento: MA Provider

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Visite oculistiche gratuite effettuate in Togo

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Dal 6 al 10 maggio screening di massa per la popolazione: la campagna di FON.T.ES. è sostenuta dalla IAPB Italia onlus

togo-maggio-2019-small-visite_oculistiche_in_togo-14-ok-ottotipo-albero-600pix.jpgVisite oculistiche gratuite accompagnate da una donazione di occhiali e di medicinali: è un’ampia campagna di screening per le malattie oculari quella effettuata nella zona settentrionale del Togo, piccola nazione dell’Africa occidentale. A organizzarle è l’Associazione senza scopo di lucro “FON.T.ES.-SO.T.ES.-TOGO”: da 6 maggio a venerdì 10 maggio 2019 si sono tenute grazie a un progetto fortemente sostenuto dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Si è conclusa, quindi, la seconda fase del progetto.

In collaborazione col Ministero della Salute del Paese africano e il Programma nazionale per la lotta contro la cecità, l’Associazione Fondation-Solidaire Terre d’Esperance Togo mira a migliorare le condizioni di vita di persone povere e vulnerabili.

togo-maggio-2019-small-visita_oculistica_in_togo-ragazzo-con-oculista_lente-1-web.jpgIn virtù del passaparola è stato possibile visitare anche le molte persone che si sono spostate a piedi per chilometri e chilometri. In questo modo l’intera area settentrionale del Togo ha beneficiato delle visite oculistiche e non solo la popolazione del Grand Bassar.

Infatti già nel 2018, sempre all’inizio di maggio, 1500 persone erano state sottoposte a controlli oculistici gratuiti. Questa prima attività era stata accompagnata dalla consegna di 407 paia di occhiali da vista e da lettura. Complessivamente sono stati calendarizzati 130 interventi chirurgici.

Dopo la misurazione dell’acuità visiva, seguita dalla visita al fondo oculare e dal controllo con la lampada a fessura, chi aveva i problemi più seri è stato inviato ai centri oculistici delle città della zona, come Kara e Sokodé, poiché il Bassar non ha un servizio oculistico adeguato.

togo-maggio-2019-small-visite_oculistiche_in_togo-11-verticale.jpg“Abbiamo altri progetti in programma – scrive l’Associazione FON.T.ES – e vorremmo in particolare estendere in altre zone del Togo delle campagne di visite oculistiche di massa gratuite come quelle che abbiamo organizzato in questi giorni. In tanti ce lo chiedono e, soprattutto, in tanti ne avrebbero bisogno”.

Moïse A. Tchapo, Presidente di FON.T.ES., nel concludere la settimana di screening di massa à Kpatchilé, aveva dichiarato:

Cogliamo l’occasione per esprimere un grande e sincero ringraziamento ai nostri generosi partner: l’Associazione Gruppo San Francesco di Assisi Onlus e al suo Presidente che ci hanno sostenuto per due anni, l’Unità Pastorale di Barbarano e Mossano e IAPB ITALIA ONLUS, che hanno finanziato questa campagna di massa. È grazie a loro che è stato possibile organizzare questa campagna, assieme a tutte le singole persone e le associazioni che ci hanno aiutato inviandoci occhiali e medicine.

Link utile: galleria fotografica

Fonte: FON.T.ES – SO.T.ES – TOGO

Miopia non corretta, impatto mondiale

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Continua a crescere nel mondo ma mancano gli occhiali, con conseguente perdita della produttività. I dati del Brien Holden Vision Institute

montatura_occhiali-controluce-400pixel.jpgCorreggere la miopia con lenti sarebbe molto più conveniente rispetto al mancato intervento: senza occhiali la qualità della vita diminuisce e la produttività si riduce, provocando anche un danno economico. È quanto si legge in un articolo pubblicato su Ophthalmology.

I ricercatori del Brien Holden Vision Institute australiano stimano che la mancata correzione della miopia riguardi 538 milioni di persone, concentrate soprattutto in Asia, in particolare in Cina, dove si registra la maggiore perdita di produttività.

miopia-confronto_2010-2050-fonte_iapb.org-grafico_anulare-web-photospip71f0a690e43463ae9df1390c26a8b985.jpg“Il deficit visivo causato dalla miopia non corretta è costato all’economia globale, nel 2015, circa 244 miliardi di dollari in perdita di produttività”, pari indicativamente a 218 miliardi di euro. Eppure basterebbe un investimento di circa 20 miliardi di dollari (ossia circa 17,5 miliardi di euro) per erogare, secondo gli autori, i servizi necessari a fornire la correzione necessaria a chi ne ha bisogno, portando a un “risparmio annuale significativo sul piano della produttività”.

In conclusione, “un intenso lavoro da vicino e uno scarso tempo trascorso all’aria aperta sembrano aumentare la prevalenza della miopia, compresa quella elevata”. Insomma, uno stile di vita poco sano potrebbe influire almeno sull’evoluzione di questo comune vizio refrattivo che, solo in Italia, colpisce almeno 15 milioni di persone e il cui trend è in crescita.

Fonti: Ophthalmology, Brien Holden Vision Institute

Ipovisione, possibili miglioramenti visivi con lieve corrente

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Coinvolti finora una quarantina di pazienti: lo rivela una ricerca del Gemelli, secondo cui bastano 20 minuti al giorno di elettrostimolazione per due settimane

stimolazione_cerebrale-500_pixel.jpgCon una piccola stimolazione elettrica diretta dall’esterno alla retina e al nervo ottico si possono ottenere, in modo assolutamente non invasivo, miglioramenti visivi in una serie di casi d’ipovisione più o meno grave [almeno per un periodo, nei casi in cui ci sia risposta positiva al trattamento, ndr]]. Lo ha reso noto il Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, dopo la pubblicazione di un articolo sulla rivista scientifica [“Brain Stimulation”.

È il risultato di uno studio effettuato su circa quaranta pazienti dal dottor Giuseppe Granata – neurologo presso il celebre Policlinico Universitario – e coordinato dal professor Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di Neuroscienze del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS nonché Ordinario di Neurologia all’Università Cattolica-sede di Roma.

La stimolazione elettrica transcranica accende la speranza

Gli esperti si sono avvalsi della stimolazione elettrica transcranica (una tecnica già in uso clinico per malattie quali la depressione maggiore) per trattare persone colpite da atrofia ottica avanzata.

“Si tratta – spiega Granata – di una stimolazione elettrica non invasiva con corrente alternata che si applica vicino agli occhi mediante degli elettrodi a coppetta che il paziente percepisce al massimo come un piccolo formicolio o una leggerissima scossa elettrica”. “Secondo studi recenti – continua l’esperto – la stimolazione sarebbe in grado di eccitare la retina e in parte anche il nervo ottico”.

“Noi l’abbiamo testato su pazienti ipovedenti di varia gravità (da marcata riduzione del campo visivo alla cecità praticamente completa), colpiti sia da lesioni retiniche che del nervo ottico e cerebrali – aggiunge Granata – coinvolgendo a oggi circa quaranta pazienti”.

Se bastano 20 minuti al dì

Campo visivo danneggiato a causa della retinopatia diabetica e parzialmente ripristinato dopo trattamento con lieve corrente elettrica (Fonte: B. A. Sabela et al.,
Campo visivo danneggiato a causa della retinopatia diabetica e parzialmente ripristinato dopo trattamento con lieve corrente elettrica (Fonte: B. A. Sabela et al.,
Si è visto che un ciclo di stimolazioni effettuate per due settimane (cinque giorni su sette), per 20 minuti al giorno, può generare in alcuni pazienti ipovedenti un miglioramento della funzione visiva residua. Undici adulti affetti da varie patologie e conseguenti danni al nervo ottico avrebbero beneficiato della terapia almeno per un certo tempo.

Nello studio scientifico – pubblicato col supporto del professor Benedetto Falsini, docente di Oftalmologia all’Università Cattolica sede di Roma – è stato dimostrato che in un gruppo di persone, dopo ciascun ciclo di stimolazione, vi è un miglioramento oggettivo dell’ampiezza dei potenziali evocati visivi (PEV), ovvero della risposta cerebrale a stimoli luminosi.

“Molti dei pazienti trattati hanno riferito anche dei miglioramenti soggettivi più o meno significativi – continua il dottor Granata –. I miglioramenti ottenuti in genere perdurano nel tempo anche se non è noto quanto a lungo (in media almeno un paio di mesi)”. “Al momento – conclude il dottor Granata – dato che la prestazione non può essere effettuata attraverso il Servizio Sanitario Nazionale stiamo creando un percorso per effettuarla in attività privata presso il Policlinico Gemelli”.

Fonti: Policlinico A. Gemelli, Brain Stimulation

Al Gemelli nasce un ambulatorio per l’adroterapia

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Per i melanomi oculari si potrà far ricorso più facilmente a protoni e ioni carbonio grazie a un accordo del Policlinico col Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia

melanoma_oculare-fondo_retinico-web.jpgCi sono tumori non operabili e resistenti alla radioterapia ai raggi X. Per questo è stata ideata l’adroterapia, che sfrutta i protoni e gli ioni carbonio come se fossero dei piccolissimi “proiettili” per “uccidere” i tumori, compresi i melanomi oculari, con maggiore risparmio dei tessuti sani circostanti e una riduzione notevole degli effetti collaterali.

Al Policlinico Gemelli di Roma aprirà entro giugno 2019 un ambulatorio – denominato “CNAO-Gemelli ART” (Advanced Radiation Therapy) – dedicato proprio a persone colpite da forme tumorali particolarmente aggressive… (Leggi tutto)

I cinque miti sull’occhio secco

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È più a rischio chi fa uso di lenti a contatto, chi sta molto tempo di fronte agli schermi e chi si è sottoposto a chirurgia refrattiva. Può essere associato a diabete e artrite

instillazione-lacrime-artificiali-occhi_azzurri-web.jpgL’occhio secco non dovrebbe essere liquidato come un semplice fastidio oculare da trattare instillando esclusivamente lacrime artificiali. Lo scrive il sito americano Medscape, il quale spiega che “in realtà è una condizione straordinariamente complessa che influisce in modo significativo sulla qualità della vita”. Quindi vengono elencati i cinque falsi miti sulla secchezza oculare.

Mito 1: la sindrome dell’occhio secco è dovuta a una sola causa
Invece si tratta di una condizione dovuta a più fattori, caratterizzata da un’alterazione del film lacrimale (iperosmolarità).

Mito 2: per una diagnosi si avverte necessariamente secchezza oculare
In realtà non è così. Si può avvertire, ad esempio, una sensazione di corpo estraneo a entrambi gli occhi (tipo sabbia negli occhi) e/o prurito oculare.

Mito 3: la diagnosi dell’occhio secco è semplice
cornea_per_glossario-ok-2.jpgInvece la diagnosi della sindrome non è affatto facile: non esiste alcun esame dirimente in assoluto. Vanno comunque considerati una serie di segni clinici valutabili mediante tempo di rottura del film lacrimale dopo colorazione con fluoresceina (tear breakup time). Ricordiamo, inoltre, che per una valutazione della secchezza oculare si utilizza anche il test di Schirmer.

Mito 4: l’occhio secco colpisce solo gli anziani
Il rischio di secchezza oculare aumenta con l’età (+8-10% ogni decade), ma non si tratta di una sindrome rara neanche tra i giovani. Esistono alcune malattie sistemiche associate, come il diabete e l’artrite, il cui rischio è maggiore quanto più l’età è avanzata. Tuttavia ci sono anche altri fattori di rischio a cui sono esposti maggiormente i giovani o le persone di mezza età: non solo chi si è sottoposto a chirurgia refrattiva (ad esempio il laser per “togliere” la miopia), ma anche chi fa uso di lenti a contatto o chi trascorre molto tempo di fronte agli schermi (leggi i consigli utili).

Mito 5: per l’occhio secco tutti hanno bisogno degli stessi rimedi
cornea-sana-160pixel.jpgInvece non esiste un trattamento universalmente valido per l’occhio secco. Oltre all’utilizzo di lubrificanti oculari esistono altre opzioni terapeutiche disponibili, tra cui, ad esempio, l’impiego di colliri a base di steroidi che possono aiutare temporaneamente a curare l’infiammazione [[sebbene ci sia il rischio di un aumento della pressione oculare]]. Un’altra classe di farmaci disponibili è quella degli immunomodulatori. Tuttavia eventuali terapie andranno sempre prescritte da un medico oculista, da cui ci si dovrà anche recare per successivi controlli periodici.

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Link utile: Videochat sull’occhio secco della IAPB Italia onlus. Livia Azzariti intervista il prof. Alessandro Lambiase, Ordinario di Oftalmologia presso l’Università Sapienza di Roma

Leggi anche: “I dieci falsi miti sulla salute degli occhi

Fonte: medscape.com

I rischi della terapia cellulare

Danni retinici provocati da iniezioni intravitreali di cellule staminali (Fonte: NEJM, 2017)

Secondo Ophthalmology negli Usa ci sono siti che propongono trattamenti a base di staminali spesso senza una solida base scientifica

Danni retinici provocati da iniezioni intravitreali di cellule staminali (Fonte: NEJM, 2017)
Danni retinici provocati da iniezioni intravitreali di cellule staminali (Fonte: NEJM, 2017)
La rivista ufficiale dell’Accademia Americana di Oftalmologia fa il punto sull’offerta commerciale di staminali negli Stati Uniti e mette in guardia i pazienti. A Ophthalmology risultano – in base a una ricerca condotta su internet – 76 cliniche statunitensi che propongono terapie cellulari (effettuate da 40 aziende), magari prospettando miracoli terapeutici che poco sembrano avere a che fare con la scienza rigorosa e molto col marketing selvaggio.

Più nello specifico, quando si parla di staminali, negli Usa le malattie oculari oggetto più comunemente di proposte commerciali sono: la degenerazione maculare legata all’età (35 risultati), la neurite ottica (18), la retinite pigmentosa (17) nonché la retinopatia diabetica (16).

La modalità di somministrazione più comune di staminali consiste in iniezioni endovena (22), modalità non meglio specificate (12) così come metodi più specifici come le iniezioni nel bulbo oculare ovvero le intravitreali (2), passando per quelle retrobulbari (2) fino all’impiego di un collirio contenente le “cellule bambine” (1). I costi della terapia cellulare variavano, a 16 settembre 2017, dai 4000 ai 10.500 dollari.

Fonte: Ophthalmology


Ricordiamo che attualmente non esiste al mondo alcuna terapia ad uso clinico approvata dalle autorità sanitarie per rigenerare efficacemente, mediante l’impiego di staminali, il nervo ottico o la retina (in particolare per la macula). Si possono invece impiegare, ad esempio in Italia, le staminali per rigenerare la superficie oculare (staminali corneali) e per alcune malattie del sangue (staminali emopoietiche).