Il mondo della cecità al Quirinale

Incontro al Quirinale: stretta di mano tra Segretario Generale Donato Marra e lavv. Giuseppe Castronovo, presidente della IAPB Italia onlus

Incontro al Quirinale: stretta di mano tra Segretario Generale Donato Marra e lavv. Giuseppe Castronovo, presidente della IAPB Italia onlusIl mondo della
cecità al Quirinale
é stato espresso ufficialmente il sostegno alle attività di prevenzione della IAPB Italia onlus

9
ottobre 2008
– In
occasione della Giornata
mondiale della vista
che si è celebrata oggi, il Quirinale ha ricevuto una
delegazione dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB
Italia onlus,Quirinale (edificio) presieduta dall’avv. Giuseppe Castronovo.

Sono
stati il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, e
il Consigliere Diplomatico, Rocco Cangelosi, ad accogliere i rappresentanti
dell’Agenzia.

“Nel
corso dell’incontro – sottolinea una nota del Quirinale – è stato espresso il
sostegno della Presidenza della Repubblica alle iniziative in sede nazionale ed
internazionale per la prevenzione delle malattie che portano alla cecità”.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano In
passato il Quirinale ha dimostrato particolare attenzione nei confronti
del mondo della cecità; il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è
stato tra l’altro insignito del Premio Braille, che gli è stato consegnato lo
scorso 12 settembre da una delegazione dell’Unione italiana dei ciechi e degli
ipovedenti.

L’incontro
ufficiale è stato l’occasione per discutere di un tema importante: prevenire la
perdita della vista significa un grande risparmio di sofferenze umane ma anche
di risorse e, dunque, è di notevole interesse per lo Stato.

Fonte ufficiale: Quirinale

Alla ricerca delle radici genetiche dell’AMD

Retina colpita da AMD (forma secca)

Retina colpita da AMD (forma secca)Alla ricerca delle
radici genetiche dell’AMD
La malattia della retina può causare cecità e va prevenuta

7 ottobre 2008 – La ricerca delle ‘radici’ genetiche
dell’AMD continua. La malattia degenerativa
della retina, che colpisce soprattutto dopo i 50 anni, può insorgere chi è predisposto ossia coloro ha un determinato Dna. La degenerazione maculare legata all’età la principale causa di cecità e ipovisione nei Paesi sviluppati:
colpisce la zona centrale del campo visivo e va diagnosticata o curata per
tempo.

Nonostante ci siano dei fattori che favoriscono il suo insorgere se lo stile di vita non è sano (va evitato il fumo, la dieta deve essere ricca di pesce e vitamine), la base è genetica, per cui i
ricercatori stanno studiando rimedi per combatterla a livello di ‘codice della
vita’ che, come sappiamo, ‘programma’ anche il nostro organismo. Lo studio,
pubblicato sulla rivista The Lancet, è
stato condotto da ricercatori inglesi e americani su 479 pazienti malati di AMD
e su altrettante persone sane (gruppo di controllo).

“ù stato scoperto – spiega il medico oculista della linea
verde della IAPB Italia Gene: costituisce il Dnaonlus – che esiste un’associazione significativa tra
una mutazione di un gene (SERPING1) e la degenerazione maculare senile; in
questo studio sono stati esaminati anche altri 31 geni che – al contrario del
primo – non hanno alcun ruolo significativo nella malattia. Il SERPING1 è
implicato nel processo infiammatorio (in una fase detta “attivazione del
complemento”, che causa un effetto a cascata che culmina nell’infiammazione).
ciò conferma – conclude lo specialista – che l’AMD è causata da meccanismi
analoghi a quelli che determinano le infiammazioni in altre parti del corpo”.

Fonte: The Lancet Numero
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Evitare la cecità grazie alle staminali

Limbus corneale

Limbus cornealeEvitare la cecità
grazie alle staminali L’occhio le sfrutta naturalmente per riparare la
cornea, ma si possono anche innestare

6 ottobre 2008
Le cellule staminali consentono di riparare la
superficie dell’occhio. La cornea, il tessuto trasparente che riveste la
parte anteriore del bulbo oculare davanti all’iride – funzionando da lente
naturale (come il cristallino) – è in grado in una certa misura di
aggiustarsi da s_ attingendo a ‘cellule di ricambio’. però, mentre prima si
riteneva che ce ne fosse una riserva solo in una regione chiamata limbus, che
si trova vicino alla congiuntiva, si è capito che la cornea stessa ne contiene
in modo diffuso.

Il merito della scoperta va a un’_quipe
svizzera del Politecnico federale di Losanna, che ha pubblicato un lavoro
scientifico sulla prestigiosa rivista
Nature beneficiando anche del sostegno
dell’Unione europea (programma
EuroStemCell). così si
sono aperte nuove prospettive terapeutiche perché si sono compresi meglio i
meccanismi che stanno alla base della capacità curative naturali dei nostri
occhi, che poi possono essere sfruttate anche dai medici oculisti.

CorneaSe la superficie oculare diventa opaca si riduce il visus fino a
diventare ipovedenti o, ancor peggio, ciechi. In condizioni di normalità
l’epitelio corneale si rinnova molto rapidamente (uno-due settimane). Se il
danno è molto limitato la superficie oculare ‘centralé riesce a ripararsi; ma
se il danno è di maggiore entità, allora interviene il limbus con la sua
‘scorta’ di staminali: le ‘cellulé giovanissime migrano verso il punto
danneggiato. Poi, se il danno è ancor più grave, bisogna intervenire in altro
modo, fino ad arrivare al trapianto di cornea; ma disponendo di staminali, si
potrebbe accelerare artificialmente il processo di guarigione senza dover
ricorrere a un intervento chirurgico vero e proprio.

La cornea – in particolare quella delle cavie da laboratorio e dei suini –
contiene per l’esattezza staminali ‘oligopotenti’, cellule ‘bambiné che una
volta cresciute possono trasformarsi in vari tipi di cellule oculari (non solo della
cornea, ma anche nella congiuntiva). Quindi in futuro si potranno creare delle
vere e proprie scorte di cellule oculari per riparazioni
organiche.

Fonti: Ecole Polytechnique F_d_rale de
Lausanne
, Nature. Numero
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Creato un modello genetico dei recettori retinici

Diabete: retina malata

Diabete: retina malataCreato un modello
genetico dei recettori retinici
Serve per studiare la retinopatia diabetica

2 ottobre 2008 – La battaglia contro la cecità non deve
finire in un vicolo cieco. Per questo vengono condotte ricerche che possono
dare risultati indispensabili per il progresso delle cure medico-oculistiche. ù
questo il caso di uno studio condotto dall’Università dell’Oklahoma (Usa), dove
è stato ricreato un modello della retina utilizzando tecniche genetiche.

Lo scopo è
quello di studiare come il diabete incida sulla salute oculare: si può
diventare ciechi aIl diabete va tenuto sotto controllo causa della retinopatia diabetica se la malattia non viene
diagnosticata e curata per tempo. I ricercatori sanno che i recettori
dell’insulina – sostanza che nei casi più gravi viene somministrata
artificialmente – funzionano male nei diabetici, ma non è chiaro il motivo per
cui questo avvenga.

I ricercatori stanno concentrando la loro attenzione sui recettori dell’insulina che
si trovano nei bastoncelli, fotorecettori retinici impiegati soprattutto nella visione con poca luce e in
quella laterale nonché per vedere oggetti in movimento.

“Speriamo –
ha affermato l’oculista
Raju Rajala dell’Università dell’Oklahoma – di condurre test su sostanze farmacologiche e terapeutiche per
verificare se possano allungare la vita dei recettori e, quindi, ritardare o
prevenire la cecità. Queste terapie possono comprendere l’assunzione di
compresse o una terapia genica per riattivare i recettori”.

Fonte:
Eureka su National Eye Institute e National
Institutes of HealthStudio
originale pubblicato su:
the Journal of Biological Chemistry

Numero
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Quando l’alcol va tenuto d’occhio

Calice di vino

Calice di vino Quando l’alcol va tenuto d’occhio é uno dei principali rischi per la guida: riduce il campo visivo e la capacità di percepire oggetti in movimento 1 ottobre 2008 – I livelli di alcol vanno sempre tenuti d’occhio: un bicchiere in più o in meno può fare la differenza tra un incidente automobilistico e una guida in condizioni di sicurezza (per i consigli utili clicca qui). Lo sapevate, ad esempio, che può essere sufficiente mezzo calice di vino rosso per superare i limiti di legge? Oppure che se si beve in eccesso si restringe il campo visivo oltre e si annebbia la vista? Che è meglio assumere alcol durante i pasti? è noto che la tolleranza all’alcol varia a seconda del peso, del sesso e dell’assunzione a stomaco pieno o vuoto: dal mese scorso è obbligatorio esporre nei locali le tabelle ministeriali. Tra gli 0,5 e gli 0,8 grammi di alcol per litro di sangue il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture segnala che si verifica una pericolosa “riduzione della capacità di individuare oggetti in movimento e della visione laterale ”. Questo avviene perché, quando ci si sente brilli o addirittura ubriachi non si è verificato solo uno ‘scombussolamento’ dei neuroni del cervello, ma anche di quelli del nervo ottico e della retina. In linea di massima l’alterazione provocata dallo stato di ebbrezza è reversibile; però gli effetti possono essere molto pericolosi se ci si mette alla guida, col rischio – tra l’altro – di incorrere in sanzioni pecuniarie e penali. Indicativamente il limite di mezzo grammo di etanolo per litro di sangue è equivalente a 330 cc di birra (una bottiglia), a mezzo calice di vino (125 cc), a 80cc di vini liquorosi e aperitivi e a mezzo bicchiere di digestivi o superalcolici (40cc), mentre se si superano i 2/3 di bicchiere di spumante o champagne si può infrangere il codice. Per farsi un’idea se Galleriasi è a digiuno può essere sufficiente una sola birra per superare il tasso alcolemico consentito. Un uomo che pesi 70 chili, ad esempio, non deve bere una doppio malto senza aver mangiato e poi mettersi al volante; stesso discorso vale per una donna di 45 chili che, sempre a stomaco vuoto, voglia guidare dopo aver bevuto una birra normale. Visto però che gli effetti dell’alcol sull’organismo cambiano a seconda delle condizioni e delle caratteristiche fisiche, per essere sicuri di non superare la fatidica soglia si può ricorrere a un etilometro. Oppure si può impiegare un metodo più drastico, come si fa da tempo in Paesi come la Germania: se si è in gruppo chi si metterà alla guida non tocca il bicchiere con l’alcol.

Link utili: Tabelle del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: A e B

Guardiamo al futuro con occhiali intelligenti

Cieco con accompagnatore

Cieco con accompagnatoreGuardiamo al futuro con occhiali intelligenti Ciechi e ipovedenti potranno esplorare gli ambienti grazie a microtelecamere e a un guanto speciale

30
settembre 2008

In un futuro più o meno lontano ciechi ed ipovedenti potranno portare ‘occhiali
intelligenti’. Grazie a due microtelecamere applicate sulla montatura le
immagini saranno trasformate in informazioni di tipo tattile per mezzo di un
guanto speciale. In questo modo si potrà avere una percezione dell’ambiente circostante, toccandolo letteralmente con mano.
Il dispositivo è stato messo a punto dall’Iit con
l’Université Pierre et Marie Curie di Parigi. Le telecamere registrano il
posizionamento 3D degli oggetti, mentre un mouse permette di determinare le
coordinate degli elementi tattili sulla superficie di esplorazione. Da
segnalare che un protocollo d’intesa è stato firmato l’estate scorsa tra l’Istituto
Italiano di Tecnologia (Iit) e l’Istituto David Chiossone di Genova.
L’iniziativa rientra nel programma dell’Impact Day Iit, giornata dedicata
all’impegno sociale.

Fonti:
Televideo e Oggi. Numero
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Quell’arteria della retina… con un ben calibro

Retina di diabetico

Retina di diabeticoQuell’arteria retinica… con un bel calibro Nei giovani diabetici è il segno di un rischio maggiore di contrarre una retinopatia

29
settembre 2008
– Attenzione alle dimensioni dell’arteria della retina dei
giovani: se si dilata può essere un indice di principio di una malattia retinica dovuta alla forma più grave di diabete (il tipo 1). Un nuovo studio è stato condotto da
ricercatori dell’Università di Melbourne che, grazie all’uso di un
computer, sono riusciti a calcolare l’aumento del rischio di contrarre la retinopatia
diabetica.

Durante la ricerca sono state scattate una
serie di fotografie in 3D della retina di 645 pazienti (conVasi della retina occhi sani), di età
compresa tra i 12 e i 20 anni. Con un software speciale è stata calcolata la
variazione del calibro dell’arteria retinica: un suo incremento significa un
aumento del 46% del rischio di ammalarsi di retinopatia diabetica. Mediamente dopo
due anni e mezzo 274 volontari sono stati colpiti dalla malattia oculare.

Questa tecnica potrebbe essere usata, nel
prossimo futuro, come strumento clinico per prevedere il rischio di retinopatia
nei pazienti diabetici.

Referenza
bibliografica: Diabetes Care. 2008 Sep;31(9):1842-6

Fonti: NCBI,
Doctornews Numero
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Combattere la cecità a colpi di geni

Dna rotante

Dna rotanteCombattere la
cecità a colpi di geni Un’_quipe americana ha sperimentato
una terapia contro l’amaurosi congenita di Leber, malattia ereditaria
della retina
26 settembre 2008 – ù stato compiuto un salto di qualità
nella lotta contro la cecità grazie alla terapia genica: negli Stati Uniti sono
stati riscontrati incoraggianti miglioramenti della vista in tre persone colpite
dall’ amaurosi congenita di Leber , una malattia ereditaria
della retina
prima considerata incurabile. Alcuni medici-‘stregoni’ sono riusciti ad
intervenire su parti del codice della vita responsabili delle nostre capacità
visive, migliorando il visus in persone che rischiano la
cecità.

Si tratta dell’ultimo atto di una
storia medico-scientifica avvincente: si riparano pezzi di Dna sostituendoli con
sequenze sane trasportate dal virus del raffreddore (adenovirus), che viene
preventivamente disattivato. Il tutto avviene in seguito a un’iniezione sotto la
retina , il fine tessuto nervoso paragonabile alla
tradizionale pellicola fotografica.

L’_quipe americana – composta da
ricercatori delle Università della Pennsylvania, della Florida e della
Massachusetts Medical School – è riuscita a sostituire il gene malato RPE65 con
un gene sano. L’adenovirus è stato impiegato come ‘cavallo di Troia’ per
trasportare la sequenza corretta di basi (le lettere dell’‘alfabeto’ della
vita); solo così è stata ripristinata la produzione di una proteina essenziale
per la visione, curando alla radice la malattia genetica.

Questa tecnica, inizialmente
sperimentata su cavie da laboratorio, è stata recentemente condotta su persone
di età compresa tra i 21 e i 24 anni: dopo tre mesi non si sono riscontrati
rilevanti effetti collaterali e sono stati osservati significativi progressi. I
ricercatori ritengono che la funzione dei coni (recettori retinici a cui
facciamo ricorso soprattutto per vedere frontalmente e percepire i colori) possa
aumentare fino a 50 volte.

Non solo è stata misurata l’acuità
visiva, ma anche la visione notturna; inoltre sono stati analizzati i
cambiamenti strutturali della retina mediante uno strumento chiamato OCT (che
consente di scattare una serie di ‘fotografié dei diversi strati). “Tutti i
pazienti – scrivono gli scienziati – hanno riscontrato un miglioramento della
sensibilità Medico oculista (sagoma)visiva” specialmente in ambienti poco illuminati: il confronto è
stato fatto tra i due occhi, dato che solo in uno di essi era stata fatta
l’iniezione.

La strada è foriera di prospettive
nella cura della nostra salute (ad esempio anche nel campo oncologico). “Se
questa terapia troverà un riscontro clinico – osserva un medico oculista della
IAPB Italia onlus – la stessa tecnica potrà essere utilizzata per curare altre
malattie genetiche che causano cecità, quali la retinite pigmentosa. Si tratta
di uno studio promettente, anche se – conclude l’oculista – saranno necessarie
ulteriori ricerche per appurare che le modifiche al genoma umano siano esenti da
rischi”.

Nota: Questo studio è stato
supervisionato dalla Food and Drug
Administration
statunitense e dai National
Institutes of Health Recombinant DNA
.

(Vedi anche ‘Cecità infantile, si sperimenta la terapia genica sull’uomo’ cliccando qui. Per l’articolo ‘Cecità ereditaria,
il futuro è nella terapia genica’ clicca qui).

Per leggere l’anteprima dell’articolo in inglese clicca
qui
.

Fonti: Blindness.org, Pnas, Bbc. Numero
Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10
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Tecnostress, colpisce circa tre milioni di italiani

Attenzione al tecnostress. Fare delle pause e rimanere almeno a mezzo metro di distanza dallo schermo aiuta a non affaticare gli occhi

Attenzione al tecnostress. Fare delle pause e rimanere almeno a mezzo metro di distanza dallo schermo aiuta a non affaticare gli occhi Tecnostress, colpisce circa tre milioni di italiani La dipendenza dal video può provocare affaticamento oculare e deficit dell’attenzione 26 settembre 2008 – Gli occhi possono diventare sempre più asciutti e un po’ vitrei, finendo per assomigliare vagamente allo schermo che fissano. La sindrome dell’occhio secco, a cui si può rimediare con l’instillazione di lacrime artificiali, è solo uno dei tanti disturbi che possono colpire i tecnostressati. Chi è sempre connesso può soffrire di carenza nella concentrazione, ridotte capacità sociali e ansia. L’overdose elettronica dell’homo tecnologicus colpisce circa l’80% delle persone che fanno uso frequente di nuove tecnologie, pari indicativamente a tre milioni di italiani. Per quanto riguarda lo schermo, tra i rischi ci sono – oltre all’affaticamento oculare – il mal di testa e il senso di stordimento, mal di schiena, alterazione dell’umore, riduzione del desiderio d’interazione sociale, disturbi comportamentali (come gli attacchi di panico) e depressione. Inoltre, si può verificare una riduzione dell’efficienza e un senso di stanchezza continua. Talvolta si manifesta con un’aggressività eccessiva. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto operatori delle telecomunicazioni (progettisti di reti, con 12,5 ore alTastiera del computer (freedigitalphotos) giorno davanti al computer), giornalisti (12,1 ore) e operatori finanziari (11 ore). Uscire dall’ufficio non basta e il cervello rischia di ‘impallarsi’; per sbloccarlo non si possono premere i tasti ctrl+alt+canc, ma bisogna correre e camminare. È questo, secondo gli specialisti, l’unico modo per ‘riavviare’ gli esseri umani. Per prevenire o curare questi disturbi è consigliabile – come indicato dalle linee guida per l’uso dei videoterminali, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale italiana – fare pause (circa un quarto d’ora ogni due ore), ma anche illuminare correttamente il posto di lavoro, possibilmente con luce naturale. è importante, per preservare la vista di chi vede o è ipovedente, eliminare per quanto possibile riflessi sullo schermo, ma anche mantenersi ad una distanza di 50-70 centimetri. Per ridurre l’affaticamento oculare è consigliabile distogliere periodicamente lo sguardo dallo schermo. Sembra ovvia la raccomandazione dell’uso di occhiali o di altri mezzi di correzione dei difetti visivi.

Leggi anche: “ Come usare i videoterminali

Fonti: Metro, La Stampa, Gazzetta Ufficiale ( clicca qui), Netdipendenza onlus

Identificati i geni che causano la cecità da edema corneale

Dna rotante

Dna rotanteIdentificati i geni
che causano la cecità da edema corneale Un’_quipe spagnola di Granada punta a una nuova terapia 19 settembre 2008 – La terapia genica è una delle
strade maestre per gli sviluppi futuri della medicina. Intervenire direttamente
sul nostro Dna, il codice della vita, può essere risolutivo per diverse
patologie, per cui gli scienziati stanno progressivamente affinando le loro
tecniche terapeutiche. Ricercatori spagnoli dell’Università di Granada e
dell’Ospedale San Cecilio sono riusciti a capire quale sia la base genetica
della cecità causata da un edema corneale: la superficie dell’occhio diventa
opaca, provocando una forte riduzione visiva.

L’edema è un’opacizzazione della cornea dovuta
all’accumulo di liquidi nei tessuti corporei. Si è individuato, infatti, il
meccanismo che impedisce di mantenere la trasparenza della superficie oculare e –
agendo a livello genetico – si potrebbe un giorno riuscire a bloccarlo. Il fine
della ricerca è stato quello di studiare i meccanismi genetici della barriera
endoteliale, ossia di quello strato interno della cornea che apporta nutrimento
ai livelli più esterni dell’occhio.

Se tale barriera si danneggia – ad esempio a causa di
traumi, invecchiamento o interventi di cataratta – le cellule disperse si
ingigantiscono e aumentano il loro contenuto di ioni, potassio eCornea cloro. Dunque
il fine della ricerca è stato “riparare la barriera endoteliale, prevenire
l’edema corneale e, perciò, impedire la perdita di trasparenza che ha come
conseguenza la cecità”. L’_quipe spagnola è riuscita ad individuare i geni
responsabili di questo processo.

Queste scoperte potrebbero portare a nuovi trattamenti
efficaci contro l’edema corneale. Gli scienziati spiegano che potrebbe non
essere troppo lontano il giorno in cui si potranno utilizzare dei colliri che
potrebbero avere un effetto a livello genetico, il che potrà significare poter
rimediare tempestivamente o attenuare le alterazioni patologiche.

Fonte: University
of Granada
(Science News)
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