Presentato libro bianco dal Ministero del Welfare

Ministro del Welfare Maurizio Sacconi (Sala stampa di Palazzo Chigi)“La vita buona nella società attiva”

Presentato a Palazzo Chigi dal Ministro del Welfare Sacconi il libro bianco sul ‘futuro del modello socialé

6 maggio 2009 – Si parla anche di disabilità nel libro bianco presentato oggi nella sala stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un documento intitolato “La vita buona nella società attiva” che spazia in lungo e in largo tra le varie competenze del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (e, in verità, si spinge anche oltre).

Il documento, approvato dal Consiglio dei Ministri, mette in evidenza che “il sistema sanitario italiano è considerato dall’Organizzazione Mondiale dellaSede centrale OMS (Ginevra) Sanità uno dei primi al mondo in base ai tre parametri di valutazione complessiva: miglioramento dello stato di salute della popolazione, risposta alle aspettative di salute e di assistenza sanitaria dei cittadini, assicurazione delle cure sanitarie a tutta la popolazione”. Tuttavia, si punta anche il dito contro gli sprechi e le inefficienze, riscontrate soprattutto al Sud. Dunque, è stata ribadita la liceità degli interventi straordinari in atto contro le Regioni col bilancio sanitario in rosso.

Com’è noto, uno dei problemi che vive l’Italia è l’invecchiamento demografico: si stima che nel 2045 gli over 65 saranno il 30 per cento della popolazione, per cui le malattie croniche peseranno sempre di più sul sistema Disabile motoriadel Welfare; ma già oggi colpiscono il 25 per cento della popolazione e comportano il 70 per cento della spesa. Anche a livello oculare – aggiungiamo noi – a diventare ciechi sono soprattutto gli anziani, colpiti principalmente dall’ AMD (la degenerazione maculare legata all’età provoca in Occidente perdita della vista nel 41% dei casi); dunque, prevenire la perdita della vista è un risparmio di risorse statali così come anche di sofferenze umane.

Il documento del Ministero sottolinea e teme come, di fronte a un allungamento dell’aspettativa di vita, non corrisponda necessariamente un allungamento della vita attiva. “Per gli ultrasettantacinquenni è di quasi dieci anni la prospettiva di vita in condizioni di disabilità. Dei 2,5 milioni di disabili presenti in Italia, ben novecentomila – si sottolinea ancora nel libro Bianco – sono di fatto confinati in casa, vivendo in strutture che, per le barriere architettoniche esistenti, non consentono il loro agevole spostamento”. La soluzione prospettata dal Ministro Sacconi? Quella di ridurre il numero degli ospedali perché “quanto più sono concentrati i servizi ospedalieri, tanto più c’è spazio per l’assistenza domiciliare”.

L’intento complessivo del libro bianco è, comunque, quello di presentare un rinnovato modello sociale orientato a promuovere l’autosufficienza di ciascuno e a ricostruire la fiducia nel futuro. Per questo è stata più volte sottolineata l’importanza del dialogo sociale, della condizione e dell’equa distribuzione, così come anche della famiglia e della comunità in quanto forme di relazione con l’altro della singola persona.

Si tratta – ha osservato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, affiancato dai sottosegretari Ferruccio Fazio, Eugenia Roccella e Francesca Martini – “di un libro bianco nazional-popolare”, basato sul “senso comune” oltre che sul dialogo che già si è tenuto con oltre mille soggetti, di cui cento attori collettivi (raccolti in un libro verde).

Il volume presta il fianco ad osservazioni di varia natura; ad esempio, è un lavoro che non si limita a presentare un mero quadro d’insieme, ma – come dichiara lo stesso Sacconi – “è un documento di valori e di visione”, una cornice entro la quale si colloca la vita buona intesa come salute, regolazione degli affetti, ecc. Insomma, si intende presentare un modello sociale per il futuro, che ha l’“ambizione di spezzare ogni tentativo nichilista”. Vuole essere però anche una raccolta di “sentimento del popolo”, con la pretesa di indicare una strada per “ricercare la felicità”.

Presentato libro bianco dal Ministero del Welfare

Ministro del Welfare Maurizio Sacconi (Sala stampa di Palazzo Chigi)“La vita buona nella società attiva”

Presentato a Palazzo Chigi dal Ministro del Welfare Sacconi il libro bianco sul ‘futuro del modello socialé

6 maggio 2009 – Si parla anche di disabilità nel libro bianco presentato oggi nella sala stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un documento intitolato “La vita buona nella società attiva” che spazia in lungo e in largo tra le varie competenze del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (e, in verità, si spinge anche oltre).

Il documento, approvato dal Consiglio dei Ministri, mette in evidenza che “il sistema sanitario italiano è considerato dall’Organizzazione Mondiale dellaSede centrale OMS (Ginevra) Sanità uno dei primi al mondo in base ai tre parametri di valutazione complessiva: miglioramento dello stato di salute della popolazione, risposta alle aspettative di salute e di assistenza sanitaria dei cittadini, assicurazione delle cure sanitarie a tutta la popolazione”. Tuttavia, si punta anche il dito contro gli sprechi e le inefficienze, riscontrate soprattutto al Sud. Dunque, è stata ribadita la liceità degli interventi straordinari in atto contro le Regioni col bilancio sanitario in rosso.

Com’è noto, uno dei problemi che vive l’Italia è l’invecchiamento demografico: si stima che nel 2045 gli over 65 saranno il 30 per cento della popolazione, per cui le malattie croniche peseranno sempre di più sul sistema Disabile motoriadel Welfare; ma già oggi colpiscono il 25 per cento della popolazione e comportano il 70 per cento della spesa. Anche a livello oculare – aggiungiamo noi – a diventare ciechi sono soprattutto gli anziani, colpiti principalmente dall’ AMD (la degenerazione maculare legata all’età provoca in Occidente perdita della vista nel 41% dei casi); dunque, prevenire la perdita della vista è un risparmio di risorse statali così come anche di sofferenze umane.

Il documento del Ministero sottolinea e teme come, di fronte a un allungamento dell’aspettativa di vita, non corrisponda necessariamente un allungamento della vita attiva. “Per gli ultrasettantacinquenni è di quasi dieci anni la prospettiva di vita in condizioni di disabilità. Dei 2,5 milioni di disabili presenti in Italia, ben novecentomila – si sottolinea ancora nel libro Bianco – sono di fatto confinati in casa, vivendo in strutture che, per le barriere architettoniche esistenti, non consentono il loro agevole spostamento”. La soluzione prospettata dal Ministro Sacconi? Quella di ridurre il numero degli ospedali perché “quanto più sono concentrati i servizi ospedalieri, tanto più c’è spazio per l’assistenza domiciliare”.

L’intento complessivo del libro bianco è, comunque, quello di presentare un rinnovato modello sociale orientato a promuovere l’autosufficienza di ciascuno e a ricostruire la fiducia nel futuro. Per questo è stata più volte sottolineata l’importanza del dialogo sociale, della condizione e dell’equa distribuzione, così come anche della famiglia e della comunità in quanto forme di relazione con l’altro della singola persona.

Si tratta – ha osservato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, affiancato dai sottosegretari Ferruccio Fazio, Eugenia Roccella e Francesca Martini – “di un libro bianco nazional-popolare”, basato sul “senso comune” oltre che sul dialogo che già si è tenuto con oltre mille soggetti, di cui cento attori collettivi (raccolti in un libro verde).

Il volume presta il fianco ad osservazioni di varia natura; ad esempio, è un lavoro che non si limita a presentare un mero quadro d’insieme, ma – come dichiara lo stesso Sacconi – “è un documento di valori e di visione”, una cornice entro la quale si colloca la vita buona intesa come salute, regolazione degli affetti, ecc. Insomma, si intende presentare un modello sociale per il futuro, che ha l’“ambizione di spezzare ogni tentativo nichilista”. Vuole essere però anche una raccolta di “sentimento del popolo”, con la pretesa di indicare una strada per “ricercare la felicità”.

Oculisti a congresso negli Usa

Oculisti a congresso negli Usa
Fino al 7 maggio si tiene l’Arvo, il principale evento mondiale del settore

4 maggio 2009 – Questa volta sono gli oculisti a guardarsi negli occhi. ù in corso, infatti, il principale congresso internazionale del settore che, iniziato ieri in Florida (a Fort Lauderdale), proseguirà sino al 7 maggio.

Dalla chirurgia refrattiva laser per correggere i vizi di refrazione alla cataratta, dal glaucoma all’ AMD . Sono solo alcuni dei temi che vengono trattati durante l’evento di grandi proporzioni organizzato dall’Association for Research in Vision and Ophthalmology (Arvo), a cui partecipano le università e gli esperti più importanti del mondo.

A Fort Lauderdale si tengono non solo conferenze e dibattiti, ma si mettono anche in mostra i poster su cui vengono sintetizzate le attività e i lavori scientifici di gruppi di ricerca di tutto il mondo (tra cui quelli dei medici oculisti della IAPB Italia onlus).

Un’occasione preziosa di confronto e di progresso anche per i pazienti, che potranno beneficiare delle nuove tecniche presentate, una volta che siano state testate adeguatamente. Un modo, quindi, per colmare il divario ancora esistente tra esigenze di cura e terapie oftalmiche effettivamente disponibili.

Fonti: Arvo, Paginemediche.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Oculisti a congresso negli Usa

Oculisti a congresso negli Usa
Fino al 7 maggio si tiene l’Arvo, il principale evento mondiale del settore

4 maggio 2009 – Questa volta sono gli oculisti a guardarsi negli occhi. ù in corso, infatti, il principale congresso internazionale del settore che, iniziato ieri in Florida (a Fort Lauderdale), proseguirà sino al 7 maggio.

Dalla chirurgia refrattiva laser per correggere i vizi di refrazione alla cataratta, dal glaucoma all’ AMD . Sono solo alcuni dei temi che vengono trattati durante l’evento di grandi proporzioni organizzato dall’Association for Research in Vision and Ophthalmology (Arvo), a cui partecipano le università e gli esperti più importanti del mondo.

A Fort Lauderdale si tengono non solo conferenze e dibattiti, ma si mettono anche in mostra i poster su cui vengono sintetizzate le attività e i lavori scientifici di gruppi di ricerca di tutto il mondo (tra cui quelli dei medici oculisti della IAPB Italia onlus).

Un’occasione preziosa di confronto e di progresso anche per i pazienti, che potranno beneficiare delle nuove tecniche presentate, una volta che siano state testate adeguatamente. Un modo, quindi, per colmare il divario ancora esistente tra esigenze di cura e terapie oftalmiche effettivamente disponibili.

Fonti: Arvo, Paginemediche.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.