










Leggi anche: “Il fumo raddoppia il rischio di cecità“ Referenza originale: Arch Ophthalmol. 2009;127[5]:656-665, 674-680.
Fonte: JAMA and Archives Journals











Leggi anche: “Il fumo raddoppia il rischio di cecità“ Referenza originale: Arch Ophthalmol. 2009;127[5]:656-665, 674-680.
Fonte: JAMA and Archives Journals











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Fonte: JAMA and Archives Journals



12 maggio 2009 – Il ‘libro’ della vita, ossia il Dna, può contenere dentro di s_ anche ‘parolé che significano cecità. Dunque, esistono geni responsabili della perdita della vista nel caso in cui si sia colpiti da una serie di malattie ereditarie, tra cui la retinite pigmentosa. Ora, grazie a un lavoro di un’_quipe internazionale – destinato alla pubblicazione su Nature Genetics – se ne sa ancora di più.
Secondo questo studio una variante di un gene dal nome complicato (RPGRIP1L), muta almeno nel caso di due patologie genetiche (le sindromi di Meckel-Gruber e quella di Joubert) che colpiscono le ciglia delle cellule: si tratta di mezzi naturali che aiutano a trasportare le molecole all’interno della cellula stessa oppure contribuiscono alla sua attività sensoriale e motoria.
Il fatto interessante, però, è che i risultati si possano estendere: quando si hanno malattie simili causate da 


“Quando si considerano malattie come la sindrome di Bardet-Biedl, con i suoi molteplici segni (dita in più, retinite pigmentosa, asma, obesità e problemi ai reni), ci si chiede come un singolo gene possa interagire o influenzare l’espressione di altri 25.000 geni circa che possiedono gli esseri umani”, ha affermato il professor Richard Lewis, del Baylor College of Medicine, uno degli autori dello studio. Questo avviene perché il gene corrisponde evidentemente all’espressione cellulare delle ciglia: “Qualunque cosa rompa questo ‘ascensoré che trasporta le sostanze da una parte all’altra della cellula ha un effetto sulla gravità della malattia”. E senza questo ‘ascensoré non si arriva al piano da cui si può ammirare il mondo.
Fonte:
_________________________________________________
Si tratta di una malattia genetica rara che può avere un esito letale. Colpisce precocemente le ciglia delle cellule, compromettendo il funzionamento del sistema nervoso centrale e provocando uno sviluppo alterato del fegato e dei reni. Una malattia genetica rara che colpisce il cervelletto sin dalla tenera età: il suo sviluppo alterato provoca seri disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria.












12 maggio 2009 – Il ‘libro’ della vita, ossia il Dna, può contenere dentro di s_ anche ‘parolé che significano cecità. Dunque, esistono geni responsabili della perdita della vista nel caso in cui si sia colpiti da una serie di malattie ereditarie, tra cui la retinite pigmentosa. Ora, grazie a un lavoro di un’_quipe internazionale – destinato alla pubblicazione su Nature Genetics – se ne sa ancora di più.
Secondo questo studio una variante di un gene dal nome complicato (RPGRIP1L), muta almeno nel caso di due patologie genetiche (le sindromi di Meckel-Gruber e quella di Joubert) che colpiscono le ciglia delle cellule: si tratta di mezzi naturali che aiutano a trasportare le molecole all’interno della cellula stessa oppure contribuiscono alla sua attività sensoriale e motoria.
Il fatto interessante, però, è che i risultati si possano estendere: quando si hanno malattie simili causate da 


“Quando si considerano malattie come la sindrome di Bardet-Biedl, con i suoi molteplici segni (dita in più, retinite pigmentosa, asma, obesità e problemi ai reni), ci si chiede come un singolo gene possa interagire o influenzare l’espressione di altri 25.000 geni circa che possiedono gli esseri umani”, ha affermato il professor Richard Lewis, del Baylor College of Medicine, uno degli autori dello studio. Questo avviene perché il gene corrisponde evidentemente all’espressione cellulare delle ciglia: “Qualunque cosa rompa questo ‘ascensoré che trasporta le sostanze da una parte all’altra della cellula ha un effetto sulla gravità della malattia”. E senza questo ‘ascensoré non si arriva al piano da cui si può ammirare il mondo.
Fonte:
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Si tratta di una malattia genetica rara che può avere un esito letale. Colpisce precocemente le ciglia delle cellule, compromettendo il funzionamento del sistema nervoso centrale e provocando uno sviluppo alterato del fegato e dei reni. Una malattia genetica rara che colpisce il cervelletto sin dalla tenera età: il suo sviluppo alterato provoca seri disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria.












In futuro le lenti a contatto potrebbero ispirarsi al sistema ottico del rettile
11 maggio 2009 – Si muove con agilità sulle pareti verticali e ha una vista sensibilissima anche di notte. Non parliamo di un supereroe, ma del più modesto geco, il rettile che probabilmente suscita più simpatia. però in questo caso non si tratta della specie che vive nelle nostre città, bensì di quella che popola i deserti dell’Africa Nord-Occidentale: è lo straordinario geco dall’elmetto (Tarentola chazaliae), che potrà essere d’aiuto per mettere a punto lenti a contatto multifocali e macchine fotografiche di nuova generazione.
Questa volta gli scienziati non si sono concentrati sulle ventose delle zampette che gli consentono di arrampicarsi su superfici a novanta gradi, ma su come funzionano i suoi occhi: la sua visione è cromatica anche con pochissima luce e riesce a mettere a fuoco contemporaneamente oggetti posti a distanze diverse. Dunque, gli scienziati vorrebbero ispirarsi alle


A dispetto delle sue piccole dimensioni, il sistema ottico del piccolo rettile del deserto ha grandi prestazioni: la sua retina è 350 volte più sensibile ai colori rispetto a quella degli esseri umani. Le differenze cromatiche vengono percepite grazie a cellule fotorecettrici chiamate coni, che negli esseri umani si concentrano nella parte centrale della retina (in una zona detta macula), consentendo la visione frontale. Esistono tre tipi 


“Siamo interessati ai gechi perché, al pari degli altri rettili, sulla retina hanno solo i coni – ha affermato Lina Roth, responsabile del progetto di ricerca della Lund University (Svezia) -. Grazie alle conoscenze che ricaviamo dagli occhi dei gechi potremmo essere capaci di sviluppare macchine fotografiche migliori e forse utili lenti a contatto multifocali”.
Referenza originale: Roth, L. S. V., Lundstríĺő_m, L., Kelber, A., Kríĺő_ger, R. H. H., & Unsbo, P. (2009). The pupils and optical systems of gecko eyes.Journal of Vision,9(3):27, 1-11,http://journalofvision.org/9/3/27/,doi:10.1167/9.3.27.
Fonti: Association for Research in Vision and Ophthalmology, Journal of Vision.












In futuro le lenti a contatto potrebbero ispirarsi al sistema ottico del rettile
11 maggio 2009 – Si muove con agilità sulle pareti verticali e ha una vista sensibilissima anche di notte. Non parliamo di un supereroe, ma del più modesto geco, il rettile che probabilmente suscita più simpatia. però in questo caso non si tratta della specie che vive nelle nostre città, bensì di quella che popola i deserti dell’Africa Nord-Occidentale: è lo straordinario geco dall’elmetto (Tarentola chazaliae), che potrà essere d’aiuto per mettere a punto lenti a contatto multifocali e macchine fotografiche di nuova generazione.
Questa volta gli scienziati non si sono concentrati sulle ventose delle zampette che gli consentono di arrampicarsi su superfici a novanta gradi, ma su come funzionano i suoi occhi: la sua visione è cromatica anche con pochissima luce e riesce a mettere a fuoco contemporaneamente oggetti posti a distanze diverse. Dunque, gli scienziati vorrebbero ispirarsi alle


A dispetto delle sue piccole dimensioni, il sistema ottico del piccolo rettile del deserto ha grandi prestazioni: la sua retina è 350 volte più sensibile ai colori rispetto a quella degli esseri umani. Le differenze cromatiche vengono percepite grazie a cellule fotorecettrici chiamate coni, che negli esseri umani si concentrano nella parte centrale della retina (in una zona detta macula), consentendo la visione frontale. Esistono tre tipi 


“Siamo interessati ai gechi perché, al pari degli altri rettili, sulla retina hanno solo i coni – ha affermato Lina Roth, responsabile del progetto di ricerca della Lund University (Svezia) -. Grazie alle conoscenze che ricaviamo dagli occhi dei gechi potremmo essere capaci di sviluppare macchine fotografiche migliori e forse utili lenti a contatto multifocali”.
Referenza originale: Roth, L. S. V., Lundstríĺő_m, L., Kelber, A., Kríĺő_ger, R. H. H., & Unsbo, P. (2009). The pupils and optical systems of gecko eyes.Journal of Vision,9(3):27, 1-11,http://journalofvision.org/9/3/27/,doi:10.1167/9.3.27.
Fonti: Association for Research in Vision and Ophthalmology, Journal of Vision.












Si chiama chinasi JNK1 e ha un ruolo nello sviluppo della ROP
7 maggio 2009 – Una proteina minaccia la salute dei neonati prematuri: si chiama chinasi JNK1 e può essere un ‘killer’ della vista. Infatti, chi nasce prima del tempo è particolarmente esposto al rischio di contrarre una malattia della retina chiamata ROP, che può provocare cecità.
Ricercatori californiani dell’Università di San Diego – che hanno condotto uno studio su cavie da laboratorio – stanno pensando a una terapia che possa bloccare la produzione della proteina chinasi, salvando così la vista dei piccoli nati prima
del tempo. Il punto è che esiste la necessità di erogare ossigeno per garantire lo sviluppo dei polmoni e degli altri organi; tuttavia, la vista può subire danni irreversibili perché, quando il neonato torna a respirare l’aria normale, la sua retina reagisce al ridotto apporto di ossigeno producendo più vasi sanguigni che ne danneggiano la funzionalità (angiogenesi provocata da fattori di accrescimento chiamati VEGF). però i ricercatori sperano nella messa a punto di una terapia efficace: si sono resi conto che, nelle cavie in cui era stata inibita la proteina JNK1, i livelli di VEGF risultavano dimezzati e, dunque, la loro retina funzionava in modo normale.



Fonte: Università della California, San Diego (Usa).












Presentato ieri a Roma il XII Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
7 maggio 2009 – Liste d’attesa ridotte e un migliore rapporto umano con i medici: è quanto chiedono a gran voce gli oltre 25.000 cittadini che nel 2008 si sono rivolti a Cittadinanzattiva. Un movimento di associazione civica nato nel 1978 che ieri ha presentato a Roma il XII Rapporto PIT Salute, dal quale emerge un panorama della sanità italiana piuttosto sconfortante. Dagli errori medici ai ritardi nella procedura di riconoscimento dell’invalidità civile, passando per i tempi eccessivi riscontrati per alcune prestazioni sanitarie fino alla sensazione di essere abbandonati a se stessi, in bal“a della propria malattia.
Sono questi alcuni degli argomenti nodali di un documento di oltre 200 pagine che fornisce numeri e aspetti critici significativi, facendosi vessillo di un disagio che serpeggia (e talvolta esplode) tra i pazienti che si rivolgono al Servizio sanitario nazionale. Il quale sarà anche secondo l’Oms il secondo al mondo dopo![]()
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Quello che emerge con forza è che i cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati e lasciati a loro stessi. Ai primi posti gli italiani segnalano – sempre secondo Cittadinanzattiva -, come “carenza di umanizzazione”, i pediatri (31,87%), a cui seguono i camici bianchi di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%). Seguono l’assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%). L’esigenza di una maggiore educazione e di una crescita d’interesse nei confronti dei pazienti è sentita da 10 regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto.
Malpractice (18%). In quasi un caso su cinque le segnalazioni giunte riguardano presunti errori medici o


Invalidità civile (9,9%). Risulta essere uno degli aspetti con il maggiore tasso di crescita rispetto al 2007 (+1,7%) . I cittadini che denunciano problemi e ritardi nella procedura di riconoscimento(40%) sono, in particolare, malati oncologici (40%), a cui seguono coloro che sono affetti da una patologia cronica e degenerativa (anziani, disabili e malati rari). Il forte senso di smarrimento, dovuto alla carenza di punti di riferimento, è il vissuto dei cittadini alle prese con le procedure amministrative di invalidità, che raccoglie il 41,7% del totale dei problemi 


Liste di attesa (6,7%). Circa il 74% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, questo problema è percepito in molte regioni meridionali (Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata). Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e – per il Nord – la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.
“Questi aspetti saranno sicuramente veri – commenta Silvia, medico oculista -, ma bisogna anche considerare che il problema dei tagli e della carenza di personale si fa sentire: i medici hanno sempre meno tempo di ascoltare i pazienti. Evidentemente, al di là di eventuali carenze individuali, ci sono problemi organizzativi e gestionali a livello del Sistema sanitario nazionale. Fare meno assunzioni significa offrire un servizio meno soddisfacente per il paziente”.
Fonte: Cittadinanzattiva












Si chiama chinasi JNK1 e ha un ruolo nello sviluppo della ROP
7 maggio 2009 – Una proteina minaccia la salute dei neonati prematuri: si chiama chinasi JNK1 e può essere un ‘killer’ della vista. Infatti, chi nasce prima del tempo è particolarmente esposto al rischio di contrarre una malattia della retina chiamata ROP, che può provocare cecità.
Ricercatori californiani dell’Università di San Diego – che hanno condotto uno studio su cavie da laboratorio – stanno pensando a una terapia che possa bloccare la produzione della proteina chinasi, salvando così la vista dei piccoli nati prima
del tempo. Il punto è che esiste la necessità di erogare ossigeno per garantire lo sviluppo dei polmoni e degli altri organi; tuttavia, la vista può subire danni irreversibili perché, quando il neonato torna a respirare l’aria normale, la sua retina reagisce al ridotto apporto di ossigeno producendo più vasi sanguigni che ne danneggiano la funzionalità (angiogenesi provocata da fattori di accrescimento chiamati VEGF). però i ricercatori sperano nella messa a punto di una terapia efficace: si sono resi conto che, nelle cavie in cui era stata inibita la proteina JNK1, i livelli di VEGF risultavano dimezzati e, dunque, la loro retina funzionava in modo normale.



Fonte: Università della California, San Diego (Usa).












Presentato ieri a Roma il XII Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
7 maggio 2009 – Liste d’attesa ridotte e un migliore rapporto umano con i medici: è quanto chiedono a gran voce gli oltre 25.000 cittadini che nel 2008 si sono rivolti a Cittadinanzattiva. Un movimento di associazione civica nato nel 1978 che ieri ha presentato a Roma il XII Rapporto PIT Salute, dal quale emerge un panorama della sanità italiana piuttosto sconfortante. Dagli errori medici ai ritardi nella procedura di riconoscimento dell’invalidità civile, passando per i tempi eccessivi riscontrati per alcune prestazioni sanitarie fino alla sensazione di essere abbandonati a se stessi, in bal“a della propria malattia.
Sono questi alcuni degli argomenti nodali di un documento di oltre 200 pagine che fornisce numeri e aspetti critici significativi, facendosi vessillo di un disagio che serpeggia (e talvolta esplode) tra i pazienti che si rivolgono al Servizio sanitario nazionale. Il quale sarà anche secondo l’Oms il secondo al mondo dopo![]()
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Quello che emerge con forza è che i cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati e lasciati a loro stessi. Ai primi posti gli italiani segnalano – sempre secondo Cittadinanzattiva -, come “carenza di umanizzazione”, i pediatri (31,87%), a cui seguono i camici bianchi di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%). Seguono l’assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%). L’esigenza di una maggiore educazione e di una crescita d’interesse nei confronti dei pazienti è sentita da 10 regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto.
Malpractice (18%). In quasi un caso su cinque le segnalazioni giunte riguardano presunti errori medici o


Invalidità civile (9,9%). Risulta essere uno degli aspetti con il maggiore tasso di crescita rispetto al 2007 (+1,7%) . I cittadini che denunciano problemi e ritardi nella procedura di riconoscimento(40%) sono, in particolare, malati oncologici (40%), a cui seguono coloro che sono affetti da una patologia cronica e degenerativa (anziani, disabili e malati rari). Il forte senso di smarrimento, dovuto alla carenza di punti di riferimento, è il vissuto dei cittadini alle prese con le procedure amministrative di invalidità, che raccoglie il 41,7% del totale dei problemi 


Liste di attesa (6,7%). Circa il 74% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, questo problema è percepito in molte regioni meridionali (Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata). Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e – per il Nord – la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.
“Questi aspetti saranno sicuramente veri – commenta Silvia, medico oculista -, ma bisogna anche considerare che il problema dei tagli e della carenza di personale si fa sentire: i medici hanno sempre meno tempo di ascoltare i pazienti. Evidentemente, al di là di eventuali carenze individuali, ci sono problemi organizzativi e gestionali a livello del Sistema sanitario nazionale. Fare meno assunzioni significa offrire un servizio meno soddisfacente per il paziente”.
Fonte: Cittadinanzattiva








