La doppia vita dei neuroni

Neurone

NeuroneLa doppia vita dei neuroni I circuiti per la visione notturna hanno un ruolo anche nella visione diurna 29 settembre 2009 – I neuroni della retina possono condurre una doppia vita. Mentre fino a qualche tempo fa si pensava che le cellule nervose indispensabili per la vista fossero ultraspecializzate, poi si è scoperto che svolgono un doppio lavoro: circuiti biologici utilizzati principalmente per la visione con poca luce si possono attivare anche durante il giorno (in particolare, le cellule dette ‘amacriné). Dunque, l’elasticità dei compiti – anche a livello neurale – sembra essere una caratteristica importante dei mammiferi. In questo caso la ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience , è stata condotta sui topi; ma i risultati si possono estendere all’uomo. Referenza originale: “A night vision neuron gets a day job”, by Nicholas Oesch & Jeffrey Diamond, Nature Neuroscience 12, 1209 – 1211 (2009) doi:10.1038/nn1009-1209. Gli autori lavorano presso il National Institute of Neurological Disorders and Stroke, US National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA.

Fonte: Nature Neuroscience

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

‘Cura’ a base di web

‘Cura’ a base di web Circa 15 milioni di italiani cercano su internet la prima diagnosi, ma non può sostituire la visita di persona 28 settembre 2009 – Come se fosse un oracolo, sempre più italiani ricorrono a internet in caso di problemi di salute. Secondo una stima che emerge dagli studi del Censis presentati i giorni scorsi al Festival della Salute di Viareggio (24-27 settembre), ben 15 milioni di connazionali fanno ricerche sul web per una prima diagnosi, ricorrendo a una sorta di ‘fai-da-te elettronico’. Con i connessi rischi di errori, dato che il più delle volte chi naviga non ha una preparazione medica per valutare le informazioni. Neanche la consulenza on-line può sostituire la visita di persona, anche se il 47% degli italiani è favorevole a questa forma di raccolta delle informazioni. Secondo un altro studio presentato sempre dal Censis circa un anno fa, un internauta italiano su due (50,8%) ritiene utile ed equilibrata l’informazione trovata sul web. Eppure c’è una minoranza (pari al 6,3%) che non si fida di quello che legge in rete; ma l’11,5% si sente più preparato quando va dal medico in seguito a ricerche internettiane. “Il web è fondamentale, ma non bisogna mai fidarsi ‘ciecamente’ – ha affermato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus –. Bisogna sapere che su internet ci sono anche informazioni errate e consigli di pazienti che possono essere fuorvianti. Fondamentale è visitare esclusivamente i siti ufficiali di organizzazioni autorevoli. Inoltre, va detto – conclude lo specialista – che il consulto on-line non può sostituire assolutamente la visita di persona, anche se può dare preziose indicazioni“.

Fonti: City, Repubblica (su dati Censis)

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

Curato il daltonismo nelle scimmie

Scimmia (uistiti)

Scimmia (uistiti)Curato il daltonismo nelle scimmie Grazie alla terapia genica ricercatori Usa hanno reso i primati sensibili al rosso 25 settembre 2009 – Il daltonismo può essere curato: è stato fatto sulle scimmie (uistiti), intervenendo sul loro Dna, da ricercatori dell’Università di Washington e quella della Florida. Lo studio apre una strada promettente alla cura dell’alterata capacità cromatica (discromatopsia). Gettando così le premesse di una futura terapia genica sull’uomo. Si è fatto ricorso a una tecnica genetica che sfrutta il virus del raffreddore (adenovirus, che viene reso innocuo) per trasportare i geni che sintetizzano le proteine necessarie alla percezione di certi colori. In questo caso si è fatto in modo che la retina delle scimmie – affette da una malattia chiamata amaurosi congenita di Leber – producesse una sostanza chiamata opsina, che ha reso i primati sensibili al rosso e al verde dopo cinque settimane di trattamento. “Abbiamo aggiunto la sensibilità al rosso ai coni (cellule della retina grazie a cui si percepiscono i colori, ndr) in animali nati con una malattia identica al daltonismo – ha affermato il Prof. William W. Hauswirth, Università della Florida –”. In sostanza è stato dimostrato – ha proseguito il docente – che “possiamo curare in un primate, in modo del tutto sicuro per la salute, una malattia che colpisce i coni. Ciò è estremamente incoraggiante per lo sviluppo di terapie contro le malattie […] che portano effettivamente alla cecità”. La scoperta potrebbe rivelarsi utile anche nella cura di altre malattie che colpiscono i coni, come l’ AMD (principale causa di cecità in Occidente) e la retinopatia diabetica .

Fonte: University of Florida

AMD, attenzione ai fattori di rischio

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentale

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentaleAMD, attenzione ai fattori di rischio Età, intervento di cataratta e ipertensione accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età 24 settembre 2009 – Più verdura e frutta nella dieta aiutano a scongiurare l’ AMD , prima causa di cecità in Occidente, soprattutto se si beve poco alcol; fanno bene anche gli acidi grassi polinsaturi, ossia i celebri Omega-3 (contenuti, ad esempio, nel pesce). Viceversa, l’avvenuta operazione di cataratta e la pressione alta sono dei fattori di rischio: accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età. È quanto attesta il “Montelparo Study”, ricerca condotta dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in collaborazione col Dipartimento di Oftalmologia dell’Università Sapienza di Roma. è stata studiata una popolazione omogenea di 210 pazienti anziani (65 anni o più) a Montelparo, un piccolo comune collinare marchigiano dove non si sono verificati fenomeni d’immigrazione e dove, dall’analisi dei cognomi, si è riscontrata una certa omogeneità.Prof. Filippo Cruciani “è emerso che, tra tutti i fattori di rischio dell’AMD, una dieta ricca di frutta e verdura – ha affermato il Prof. Filippo Cruciani della Sapienza – costituisce un fattore protettivo statisticamente significativo. Invece, l’intervento di cataratta, l’età e l’ipertensione sono fattori di rischio che favoriscono la maculopatia. Al contrario, non hanno mostrato un’associazione il fumo e l’indice di massa corporea”. Tuttavia, in altri studi il consumo di tabacco è emerso come importante fattore di rischio della degenerazione maculare legata all’età. Referenza originale: “Montelparo Study: Risk factors for Age-Related Macular. Degeneration in a little rural community in Italy” di C. Carresi, F. Cruciani, F. Paolucci, T. Curto, L. Mazzeo, G. Cuozzo, A. Moramarco, M. Gharbiya, Clin Ter 2009; 160 (3):e43-e51 Note: Peso diviso il quadrato dell’altezza: secondo l’Oms è considerato regolare per valori compresi tra 18,5 e 24,9. Invece, si è in sovrappeso con un valore tra 25 e 29,9, oltre il quale si è obesi.

AMD, attenzione ai fattori di rischio

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentale

Forma secca di AMD, attualmente incurabile. La prevenzione di questa malattia retinica, che può colpire dopo i 55 anni, è fondamentaleAMD, attenzione ai fattori di rischio Età, intervento di cataratta e ipertensione accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età 24 settembre 2009 – Più verdura e frutta nella dieta aiutano a scongiurare l’ AMD , prima causa di cecità in Occidente, soprattutto se si beve poco alcol; fanno bene anche gli acidi grassi polinsaturi, ossia i celebri Omega-3 (contenuti, ad esempio, nel pesce). Viceversa, l’avvenuta operazione di cataratta e la pressione alta sono dei fattori di rischio: accrescono la possibilità di contrarre la degenerazione maculare legata all’età. È quanto attesta il “Montelparo Study”, ricerca condotta dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in collaborazione col Dipartimento di Oftalmologia dell’Università Sapienza di Roma. è stata studiata una popolazione omogenea di 210 pazienti anziani (65 anni o più) a Montelparo, un piccolo comune collinare marchigiano dove non si sono verificati fenomeni d’immigrazione e dove, dall’analisi dei cognomi, si è riscontrata una certa omogeneità.Prof. Filippo Cruciani “è emerso che, tra tutti i fattori di rischio dell’AMD, una dieta ricca di frutta e verdura – ha affermato il Prof. Filippo Cruciani della Sapienza – costituisce un fattore protettivo statisticamente significativo. Invece, l’intervento di cataratta, l’età e l’ipertensione sono fattori di rischio che favoriscono la maculopatia. Al contrario, non hanno mostrato un’associazione il fumo e l’indice di massa corporea”. Tuttavia, in altri studi il consumo di tabacco è emerso come importante fattore di rischio della degenerazione maculare legata all’età. Referenza originale: “Montelparo Study: Risk factors for Age-Related Macular. Degeneration in a little rural community in Italy” di C. Carresi, F. Cruciani, F. Paolucci, T. Curto, L. Mazzeo, G. Cuozzo, A. Moramarco, M. Gharbiya, Clin Ter 2009; 160 (3):e43-e51 Note: Peso diviso il quadrato dell’altezza: secondo l’Oms è considerato regolare per valori compresi tra 18,5 e 24,9. Invece, si è in sovrappeso con un valore tra 25 e 29,9, oltre il quale si è obesi.

Percorsi a colori, così si inseguono gli stimoli visivi

Percorsi a colori, così si inseguono gli stimoli visivi Si può osservare come si modificano i neuroni della retina e del cervello grazie a una nuova tecnica 23 settembre 2009 – Sono state colorate le vie visive attraverso le quali viaggiano le immagini. La retina, stimolata dalla luce, produce impulsi elettrici che arrivano al cervello, il cui percorso è stato messo in evidenza grazie a una ‘scia cromatica’. Negli Usa e in Svizzera si è condotto uno studio a cui Nature Neuroscience ha dedicato la copertina: i circuiti attivati dagli stimoli visivi sono stati ‘dipinti’ a livello molecolare come un arcobaleno, mostrando così le diverse connessioni tra i neuroni. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’aiuto di un virus che ‘salta’ da una cellula nervosa all’altra, producendo proteine cromaticamenteTopo geneticamente modificato diverse a seconda del grado di attivazione del neurone stesso. In questo modo i ricercatori possono individuare al microscopio il tipo di trasmissione delle informazioni attraverso le sinapsi (‘giunzioni’ tra neuroni). Esistono nella retina ben 50-60 tipi di cellule nervose differenti: alcune di esse vengono attivate solo quando si guardano certi colori, mentre altre solo se si osservano gli spigoli degli oggetti, i corpi in movimento, ecc. L’esperimento è stato condotto utilizzando topi transgenici: usando una sostanza fluorescente sono state evidenziate, ad esempio, le cellule adibite alla visione notturna. Ulteriori studi potranno essere condotti sulla corteccia cerebrale, in modo da ricostruire con più esattezza i percorsi neuronali, ossia il ‘dialogo’ elettrico tra cellule nervose (mediato dai neurotrasmettitori). Referenza originale: Siegert et al. (2009), “Genetic address book for retinal cell types”. Nature Neuroscience 12:1197-1204

Fonti: Nature ( abstract ), Friedrich Miescher Institute for Biomedical Research