Un gel per ‘riparare' il cervello?Secondo una ricercatrice della Clemson University (Usa) si possono usare le staminali3 settembre 2009 - ‘Riparare' il cervello con un gel iniettabile. È questa l'ambizione di una ricercatrice, Ning Zhang, che lavora nella California meridionale (Clemson University, Usa), la quale ha ottenuto promettenti risultati sulle cavie di laboratorio. Ne ha dato oggi notizia la Bbc nel suo sito internet.Secondo la studiosa entro tre anni potrà essere pronto il gel ‘curativo' per iniziare test sugli esseri umani. Il meccanismo è semplice: grazie alle cellule staminali il cervello verrebbe aiutato a rigenerarsi. In caso di gravi incidenti, i medici hanno già tentato di trapiantare neuroni da un donatore; tuttavia, i risultati a livello cerebrale sono stati poco soddisfacenti, a differenza di quanto è avvenuto per malattie del sistema nervoso centrale.Il prof. James Fawcett, della Cambridge University, interpellato dalla Bbc ha espresso parere positivo con qualche riserva (si tratta di un “passo avanti significativo”, anche se “bisogna evitare di promettere cure miracolose”); infatti, per ora le ricerche sono state condotte unicamente sui topi. La scoperta ha una sua rilevanza anche a livello visivo: l'area della corteccia visiva si trova nella parte posteriore della testa (sopra la nuca, nella regione occipitale). Gli impulsi bioelettrici viaggiano attraverso le vie ottiche partendo dalla retina, percorrendo il cervello in tutta la sua lunghezza. “Ormai – ha commentato Marco, medico oculista della IAPB Italia onlus (800-068506) – è definita la direzione che la ricerca deve seguire per curare patologie e traumi, usando le staminali per rigenerare i tessuti: anche se ad oggi non è applicabile sul piano clinico e, quindi, il paziente non può disporre di una cura nell'immediato, queste scoperte rappresentano enormi passi avanti”.
Fonte: Bbc (Health)
Viaggio attraverso l’occhio Per i bambini a Roma una mostra per apprendere come funziona il più importante dei 5 sensi 1 settembre 2009 – Com’è fatto un occhio? Come si sviluppa? Come trasmette le immagini al cervello? A queste e ad altre domande i bambini (7-11 anni) potranno trovare una risposta ad Explora , museo di Roma attento agli aspetti didattici. Potranno imparare, tra l’altro, come vede un miope , un astigmatico o un ipermetrope . Avranno, infine, la possibilità di guardare il mondo dal punto di vista degli animali.
Riprogrammazione genetica, ecco le staminali 'rinnovabili'In Germania è stato usato un solo gene per ringiovanire cellule neurali 1 settembre 2009 - Cellule di ricambio… in vista! Le staminali neurali, opportunamente modificate riprogrammandone il Dna, possono essere ora ottenute dai ricercatori più facilmente partendo da cellule adulte. Per ora ci sono riusciti gli scienziati del Max Planck Institute (Germania): l'attivazione del ‘ringiovanimento' cellulare è avvenuta grazie a un solo gene attivatore (OCT4), che fa scattare una sorta di interruttore genetico, mentre in precedenza se ne usavano ben quattro. Le staminali riprogrammate sono cellule ‘gemelle' delle staminali embrionali. Si ottengono dalle cellule adulte del malato (già lo si è fatto con quelle della pelle, leggi news): esse funzionano come 'pezzetti di ricambio', consentendo di riparare i tessuti danneggiati senza che ci sia rigetto. Ad esempio, se in futuro la retina subirà dei danni per qualche ragione – in primis a causa delle malattie degenerative che colpiscono in età avanzata – si potranno impiegare cellule adulte dell'individuo stesso come
Fonte inesauribile di cellule giovani (stando però attenti perché si potrebbero sviluppare tumori).Dal canto suo anche l'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus sta finanziando la ricerca sulle staminali (vedi Polo Nazionale Ipovisione). Più nello specifico, il dott. Vania Broccoli , che dirige l'unità di cellule staminali del S. Raffaele di Milano, sta cercando di curare le distrofie retiniche ereditarie ricorrendo alle cellule riprogrammate, “da utilizzare come
Fonte rinnovabile a lungo termine come progenitrici dei fotorecettori” (cellule fotosensibili della retina, i coni e i bastoncelli). In conclusione, sarà fondamentale dedicare ulteriori ricerche alla riprogrammazione cellulare a scopi terapeutici anche per... salvare la vista in caso di malattie attualmente incurabili.Note: gruppo eterogeneo di malattie rare, che insorgono in età evolutiva, che generalmente tendono a peggiorare nel tempo. Colpiscono il tessuto fotosensibile dell'occhio e, pertanto, possono essere invalidanti (causare ipovisione e cecità).
Fonte principale della news: Nature ( abstract )Referenza originale: “Direct reprogramming of human neural stem cells by OCT4” di Kim JB, Greber B, Araúzo-Bravo MJ, Meyer J, Park KI, Zaehres H, Schöler HR., Max Planck Institute for Molecular Biomedicine, Department of Cell and Developmental Biology, Röntgenstrasse 20, 48149 Münster, NRW, Germany.
Sport… a perdita d'occhioGli incidenti durante il gioco sono una delle principali cause di cecità tra i bambini in età scolare28 agosto 2009 - Giochi… a perdita d'occhio. Tra i bambini che frequentano le scuole gli incidenti sportivi sono una delle cause principali di cecità. Per questo se si riceve un colpo sull'occhio (pallonata, gomitata, ecc.) è sempre meglio sottoporsi a un controllo oculistico, persino se non c'è sanguinamento o se non si prova dolore. Sono queste le raccomandazioni del Vision Center at Childrens Hospital di Los Angeles (Usa). Il quale consiglia vivamente di portare occhiali di protezione quando si praticano sport a rischio (dal basket al baseball, passando per il calcetto, il rugby, ecc.). Troppo spesso i bambini si rifiutano di portare occhiali di protezione; secondo una stima condotta dall'ospedale pediatrico di Los Angeles solo il 15% li indossa quando gioca (almeno in California). Il direttore del Vision Center, Mark Borchert, dà i seguenti consigli:1)Quando siete in dubbio consultate un medico oculista, specialmente se vedete sfocato o accusate mal di testa: alcuni incidenti, come un graffio sulla cornea, possono essere dolorosi, ma altri non lo sono. Ad esempio, un colpo all'occhio può persino causare un distacco di retina o un sanguinamento del fondo oculare.2)Scegliete con cura i giocattoli: non dovrebbero avere punti o spigoli; inoltre, bisogna sapere che molti incidenti oculari sono causati dall'uso improprio di armi giocattolo (in caso di rischi, comunque, fate sempre portare occhiali di protezione a vostro/a figlio/a).3)Assicuratevi che la vostra casa sia sicura.4)Tenete lontane e in sicurezza le sostanze chimiche (solventi, disinfettanti, ecc.). Se l'occhio entra in contatto con una sostanza causticante, è fondamentale risciacquarlo abbondantemente con acqua prima di correre al pronto soccorso. Generalmente gli spray per i capelli, le creme solari protettive e l'acqua ossigenata, così come una serie di detergenti, possono provocare irritazione oculare, ma spesso è sufficiente risciacquare l'occhio con acqua di rubinetto. (Se l'arrossamento persiste è opportuno però consultare un oculista).5)Tenete sempre in casa e in macchina un kit per il pronto soccorso, che dovrebbe anche includere una soluzione per il lavaggio oculare. Inoltre farmaci, colliri compresi, non devono essere scaduti e, talvolta, vanno conservati in frigo.
Fonte: VisionCenter at ChildrensHospitalLos Angeles.
Prevenzione da Nobel Il Prof. Luc Montagnier è intervenuto ieri a Roma su radicali liberi, salute e stile di vita 27 agosto 2009 – I radicali liberi sono nemici giurati dell’organismo: contrastare lo stress ossidativo adottando un giusto stile di vita è essenziale per preservare una buona salute. È questo il senso generale dell’intervento tenuto ieri a Roma dal Premio Nobel per la medicina Luc Montagnier in apertura del congresso SFFR-Europe (organizzato dall’Università degli Studi Foro Italico). Il luminare francese –premiato lo scorso anno dall’Accademia Reale delle Scienze di Stoccolma per la scoperta del virus dell’Hiv –, nella sua relazione intitolata “Radicali liberi, salute e stile di vita: dai segnali cellulari alla prevenzione delle malattie”, non ha mancato di sottolineare l’enorme rilevanza delle malattie cronico-degenerative (come cancro, aterosclerosi e malattie cardiovascolari, Alzheimer, ecc). La scienza non ha ancora trovato risposta certa alla crescente incidenza di queste malattie (tra cui si annoverano patologie degenerative oculari). Anche se da un lato essa è un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, esistono vie per contrastarla e vivere in salute fino ai limiti geneticamente imposti alla nostra specie: “lo credo che questo sia possibile – ha affermato Montagnier – se il concetto di medicina preventiva entra nelle nostre menti e se noi agiamo in maniera conseguente”.Ma per essere efficace la medicina preventiva si deve basare su una ricerca che individui l’origine di queste malattie degenerative. Lo stress ossidativo sembra essere il comune denominatore che somma i fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita. Strettamente connesso ad esso ci sono le disfunzioni del sistema immunitario.Secondo Montagnier queste due linee di ricerca dovrebbero portare ad un’unica soluzione: ristabilire un normale equilibrio tra fattori ossidanti e antiossidanti, soprattutto mediante l’attenzione allo stile di vita, e ridurre il ruolo delle infezioni croniche sostenute da microorganismi.Dal canto suo l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus ha ripetutamente sottolineato che, per contrastare l’azione ossidante dei radicali liberi (che provocano un invecchiamento dei tessuti), bisogna assumere sia vitamine che acidi grassi (omega-3 e omega-6, presenti soprattutto nel mondo ittico). Seguire una dieta ricca di frutta, pesce, noci e verdura (particolarmente quelle a foglia verde) fa bene alla vista: aiuta, ad esempio, a prevenire una malattia oculare molto diffusa, che può colpire dopo i 50 anni: la degenerazione maculare senile (indicata con l’acronimo di AMD, la cui forma più comune – detta secca – è attualmente incurabile). Un’altra azione preziosa è svolta dalla luteina e dalla zeaxantina, due carotenoidi (derivati della vitamina A), la cui presenza a livello oculare svolge una funzione protettiva fondamentale: la retina diventa più resistente agli effetti nocivi dei raggi ultravioletti presenti nella luce solare (in virtù dei pigmenti maculari). Infatti, i fotoni – anche se essenziali per lo sviluppo dell’organismo e per la visione – possono essere molto nocivi soprattutto se dotati di molta energia (raggi ultravioletti o frequenze superiori). Un’altra abitudine salutare è quella di mettere occhiali scuri con filtri a norma di legge soprattutto in condizioni di elevata luminosità (ad esempio al mare o sui campi da sci): consentono di preservare maggiormente la funzionalità della macula, la zona centrale più sensibile della retina. Infine, è consigliabile smettere di fumare: l’impiego del tabacco può nuocere gravemente anche alla vista.
Fonti notizia: Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, IAPB Italia onlus.
Teniamo d'occhio l'arginasi
Si tratta di un enzima che, in quantità eccessive, può essere un segno della retinopatia diabetica26 agosto 2009 - Teniamo d'occhio l'arginasi: questo enzima, se presente in quantità eccessive nell'organismo, può contribuire a danneggiare i vasi sanguigni dell'occhio. Dunque, secondo ricercatori del Medical College of Georgia (Usa), è essenziale monitorarlo perché - approntando eventuali terapie per ridurne i livelli nel sangue - si potrebbe fermare la progressione di malattie che possono provocare la cecità come, ad esempio, la retinopatia diabetica.Questa ricerca - pubblicata sul numero di agosto di The American Journal of Pathology - è interessante perché i livelli di arginasi potrebbero essere considerati una spia per eventuali malattie oculari silenti. Più in generale, il modo in cui l'enzima regola le infiammazioni potrebbe portare in futuro a terapie per curare malattie che colpiscono non solo gli occhi, ma anche altri organi.“Sappiamo che nei diabetici - ha concluso R. William Caldwell - c'è una maggiore incidenza di attacchi cardiaci e sappiamo che la vista è un senso che soffre molto col diabete. Abbiamo scoperto che l'arginasi è un minimo comun denominatore”.
Fonte: MedicalCollege of Georgia (T. Baker)
Una proteina consente ai neuroni di crescere e potrebbe bloccare lo sviluppo dei
tumori cerebrali
26 agosto 2009 – Se da un lato si fanno
ringiovanire le cellule adulte fino a farle tornare staminali (mediante la
riprogrammazione genetica), dall’altro si cerca di farle sviluppare
correttamente evitando che insorga un tumore. Ebbene, i medici ‘stregoni’ del
Columbia University Medical Center (Usa) hanno capito l’importanza di un gene
chiamato Huwe1 che produce una proteina fondamentale per lo sviluppo cellulare:
non solo attiva le staminali, le cellule ‘bambiné, facendole diventare in
questo caso neuroni adulti (cellule nervose che costituiscono il cervello e
parte della retina), ma può aiutare anche a combattere il cancro al
cervello.
La ricerca, che ha conquistato la
copertina di Development Cell lo
scorso 18 agosto, è stata diretta da due ‘cervelli’ emigrati negli Stati Uniti:
Antonio Iavarone e Anna Lasorella. L’Huwe1 consente, da un lato, alle cellule
staminali di crescere e di proliferare; dall’altro, agisce come uno ‘spazzino’
cellulare, eliminando le proteine inutili o dannose.
Per questo Lasorella ritiene che la
proteina Huwe1 possa essere sfruttata per mettere a punto nuove terapie
anticancro. Le ricerche – assicura Iavarone – proseguiranno: “Il nostro prossimo
passo sarà analizzare i mutamenti strutturali dell’Huwe1, cercando modi per
ripristinare questo gene nei malati di tumore al cervello”. Per ora risultati
incoraggianti sono stati ottenuti solo sulle cavie: “Nei topi, ripristinando il [gene] Huwe1,
si blocca la capacità delle staminali normali di proliferare e di sviluppare
tumori”. Dunque, restituendo alle cellule questo prezioso gene si potrebbe
fermare la crescita tumorale nel cervello degli esseri umani, dovuta a una sorta di ‘impazzimento delle cellulé
che provoca una loro moltiplicazione incontrollata fino a possibili esiti
fatali.
Ottenute staminali retiniche dalla pelle In futuro le cellule della retina si potranno riparare usando le cellule del paziente stesso 25 agosto 2009 – Sono state ottenute le staminali salva-occhio: le cellule adulte della pelle, se opportunamente riprogrammate (ringiovanite geneticamente), possono essere trasformate in cellule della retina. È quanto ha fatto una squadra di ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison (Usa), che ha pubblicato il 24 agosto i risultati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). Un sistema analogo è stato impiegato per ricavare cellule cerebrali.Dunque, in futuro si potrà riparare direttamente il tessuto retinico, il quale ad esempio subisce danni in seguito a malattie degenerative (come l’AMD o la retinite pigmentosa). Impiegando le staminali riprogrammate si evitano i rischi di rigetto: appartenendo all’organismo del paziente stesso non c’è bisogno di assumere farmaci per contenere la risposta immunitaria. Tra i rischi, tuttavia, c’è quello di sviluppare un cancro; un problema serio che può essere evitato se si indirizza correttamente lo sviluppo delle cellule ringiovanite (innescato da quattro geni attivatori, che fanno scattare degli ‘interruttori’ genetici). Le cellule riprogrammate (iPS), secondo il professore di oftalmologia e scienze visive David Gamm, si comportano in modo sorprendentemente simile a quelle che si sviluppano naturalmente all’interno dell’occhio. Quindi, la lotta contro la cecità ‘guarda’ sempre di più anche alle cellule bambine. La retina è ricca già naturalmente di staminali: in uno studio condotto sui neonati, pubblicato nel 2004 sempre su PNAS dall’Università di Harvard, è stato stimato che ogni occhio ne contenga circa 10.000 dotate di caratteristiche tipiche come la proliferazione, la capacità di rinnovarsi e la multipotenzialità (cioè la capacità di diventare cellule di tipo diverso). Ciò che si fa riprogrammando le cellule adulte è di riportarle ‘indietro’ nel tempo fino a farle tornare indifferenziate. A questo punto è possibile indirizzarne lo sviluppo, in modo da far sì che diventino non solo cellule oculari e cerebrali, ma anche dei tessuti del resto dell’organismo. Ciò è possibile in virtù del fatto che ogni singola cellula contiene le istruzioni relative all’intero organismo (ovvero tutto il Dna). Leggi l’intervista a V. Broccoli, capo dell’Unità di cellule staminali del S. Raffaele di Milano, cliccando qui.
Iniezioni di geni contro la cecità La terapia per l’amaurosi congenita ha festeggiato un anno, migliorata la visione in tre pazienti
24 agosto 2009 – Iniezioni sotto la retina a base di geni sani migliorano la vista se si è affetti da una malattia ereditaria come l’amaurosi congenita di Leber. Questa terapia, sebbene ancora sperimentale, ha dato risultati incoraggianti negli Usa: è stata parzialmente curata geneticamente la cecità, tanto che si è festeggiato un anno di miglioramento visivo. Ad essersi sottoposti alla terapia sono tre pazienti (di 22, 24 e 25 anni) nei quali era assente una proteina essenziale per la vista, prodotta grazie a un gene chiamato RPE65 (che in loro era mutato). Senza tale sostanza la visione è impossibile perché i fotorecettori della retina – le cellule sensibili alla luce – non possono nutrirsi di vitamina A. Spiega in una nota l’Università della Pennsylvania, che ha condotto la ricerca assieme all’Università della Florida e alla Massachusetts Medical School: “Per correggere questo difetto genetico, i ricercatori hanno individuato le regioni retiniche con i fotorecettori, difettosi ma intatti, e hanno iniettato copie sane del gene RPE65 sotto la retina. Un anno dopo una sola iniezione, i geni sani continuano a produrre questa proteina cruciale, aumentando la sensibilità retinica alla luce”. Mentre inizialmente si pensava che il miglioramento visivo diurno e notturno si esaurisse entro alcune settimane, in realtà si è rivelato più duraturo del previsto.
Leggi anche: “Combattere la cecità a colpi di geni“. Referenza originale: “Human RPE65 Gene Therapy for Leber Congenital Amaurosis: Persistence of Early Visual Improvements and Safety at 1 Year” di Cideciyan AV, Hauswirth WW, Aleman TS, Kaushal S, Schwartz SB, Boye SL, Windsor EA, Conlon TJ, Sumaroka A, Pang JJ, Roman AJ, Byrne BJ, Jacobson SG., Hum Gene Ther. 2009 Jul 7. [abstract]. Lo studio è stato condotto grazie al sostegno del National Eye Institute (l’istituto governativo statunitense NEI).
Fonte: University of PennsylvaniaSchool of Medicine
Secondo uno studio presentato negli
Usa almeno un adolescente su cinque non vede bene la lavagna
21 agosto 2009 - Almeno un adolescente su cinque
ha problemi di vista a scuola: è la conclusione a cui perviene uno studio
condotto negli Usa su quasi 1.500 giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
Desta preoccupazione non solo il fatto che troppi ragazzi non vedano bene la
lavagna, ma anche che disturbi o patologie oculari vengano troppo spesso
trascurati dai loro genitori persino quando sono piccoli.
Infatti, secondo la ricerca - presentata da Prevent Blindness America,
un'organizzazione di volontariato statunitense che si occupa di prevenzione
della cecità -il 66% dei bambini con
meno di sei anni non sono mai stati sottoposti a una visita oculistica. Va tra
l'altro detto che l'incidenza dei disturbi oculari aumenta con l'età dei giovani,
ma la diagnosi tempestiva è sempre essenziale per preservare il più prezioso
dei cinque sensi.
I problemi oculari più comuni nei bambini (l'ipermetropia e,
in quelli più grandi, la miopia) possono essere efficacemente corretti; ma un
controllo oculistico è sempre importante, così che possano essere prescritte lenti
adatte e si possano curare eventuali malattie oculari.