Percorsi a colori, così si inseguono gli stimoli visivi

Percorsi a colori, così si inseguono gli stimoli visivi Si può osservare come si modificano i neuroni della retina e del cervello grazie a una nuova tecnica 23 settembre 2009 – Sono state colorate le vie visive attraverso le quali viaggiano le immagini. La retina, stimolata dalla luce, produce impulsi elettrici che arrivano al cervello, il cui percorso è stato messo in evidenza grazie a una ‘scia cromatica’. Negli Usa e in Svizzera si è condotto uno studio a cui Nature Neuroscience ha dedicato la copertina: i circuiti attivati dagli stimoli visivi sono stati ‘dipinti’ a livello molecolare come un arcobaleno, mostrando così le diverse connessioni tra i neuroni. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’aiuto di un virus che ‘salta’ da una cellula nervosa all’altra, producendo proteine cromaticamenteTopo geneticamente modificato diverse a seconda del grado di attivazione del neurone stesso. In questo modo i ricercatori possono individuare al microscopio il tipo di trasmissione delle informazioni attraverso le sinapsi (‘giunzioni’ tra neuroni). Esistono nella retina ben 50-60 tipi di cellule nervose differenti: alcune di esse vengono attivate solo quando si guardano certi colori, mentre altre solo se si osservano gli spigoli degli oggetti, i corpi in movimento, ecc. L’esperimento è stato condotto utilizzando topi transgenici: usando una sostanza fluorescente sono state evidenziate, ad esempio, le cellule adibite alla visione notturna. Ulteriori studi potranno essere condotti sulla corteccia cerebrale, in modo da ricostruire con più esattezza i percorsi neuronali, ossia il ‘dialogo’ elettrico tra cellule nervose (mediato dai neurotrasmettitori). Referenza originale: Siegert et al. (2009), “Genetic address book for retinal cell types”. Nature Neuroscience 12:1197-1204

Fonti: Nature ( abstract ), Friedrich Miescher Institute for Biomedical Research

Attenti al “ladro della vista”

Attenti al “ladro della vista” Identificata una variante genetica del glaucoma 22 settembre 2009 – Il “ladro della vista” potrebbe essere nascosto nel vostro Dna: il glaucoma , una delle principali cause di cecità al mondo, può avere una base genetica. È quanto si sospettava da tempo, ma ora ricercatori di un’équipe internazionale diretta dall’Università della California-San Diego e dall’Istituto nazionale oftalmologico statunitense (NEI) ne hanno avuto un’ulteriore e più precisa conferma. Infatti, la malattia oculare – dovuta generalmente a una pressione dell’occhio troppo elevata, che danneggia il nervo ottico – potrebbe essere correlata a una variante genetica comune, che aumenterebbe in modo sostanziale il rischio di contrarre la malattia. Come dei detective genetici, i ricercatori sono andati alla ricerca del gene ‘colpevole’ all’interno del genoma, identificandolo sul cromosoma 2 (sui 46 che possiede ogni essere umano); il tutto esaminando 249 pazienti con glaucoma e 128 soggetti sani. “Una volta capito – ha dichiarato il prof. Kang Zhang – il gene specifico ovvero la struttura proteica alterata nella malattia, si è un passo più vicini a terapie geniche o basate sulle cellule staminali per la cura del glaucoma”. Infine, identificare le varianti del gene può voler dire effettuare una diagnosi precoce e più accurata, consentendo così di seguire cure (il più delle volte a base di colliri) che possono rallentare o fermare la progressione del glaucoma.

Fonte: University of California-San Diego

Attenti al “ladro della vista”

Attenti al “ladro della vista” Identificata una variante genetica del glaucoma 22 settembre 2009 – Il “ladro della vista” potrebbe essere nascosto nel vostro Dna: il glaucoma , una delle principali cause di cecità al mondo, può avere una base genetica. È quanto si sospettava da tempo, ma ora ricercatori di un’équipe internazionale diretta dall’Università della California-San Diego e dall’Istituto nazionale oftalmologico statunitense (NEI) ne hanno avuto un’ulteriore e più precisa conferma. Infatti, la malattia oculare – dovuta generalmente a una pressione dell’occhio troppo elevata, che danneggia il nervo ottico – potrebbe essere correlata a una variante genetica comune, che aumenterebbe in modo sostanziale il rischio di contrarre la malattia. Come dei detective genetici, i ricercatori sono andati alla ricerca del gene ‘colpevole’ all’interno del genoma, identificandolo sul cromosoma 2 (sui 46 che possiede ogni essere umano); il tutto esaminando 249 pazienti con glaucoma e 128 soggetti sani. “Una volta capito – ha dichiarato il prof. Kang Zhang – il gene specifico ovvero la struttura proteica alterata nella malattia, si è un passo più vicini a terapie geniche o basate sulle cellule staminali per la cura del glaucoma”. Infine, identificare le varianti del gene può voler dire effettuare una diagnosi precoce e più accurata, consentendo così di seguire cure (il più delle volte a base di colliri) che possono rallentare o fermare la progressione del glaucoma.

Fonte: University of California-San Diego

Ciechi, miglior orientamento con realtà virtuale sonora

Ciechi, miglior orientamento con realtà virtuale sonora Le nuove tecnologie possono essere utilizzate per migliorare le capacità cognitive dei non vedenti 21 settembre 2009 – Navigare nella realtà virtuale sonora stimola il cervello dei ciechi e può aiutare a orientarsi nella vita reale. Grazie a speciali giochi al computer, in assenza di capacità visive, la mobilità nello spazio può essere migliorata. Lo sostiene un nuovo studio condotto dalla Harvard Medical School di Boston e dall’Università del Cile di Santiago. “Per gli individui ciechi – scrivono Lotfi B. Merabet e Jaime Sánchez, autori dello studio – lo spostamento richiede la costruzione di una mappa spaziale cognitiva del proprio ambiente circostante”. Quindi si stanno sviluppando nuove tecnologie per aiutare i disabili visivi, migliorandone le capacità cognitive. Secondo i ricercatori la navigazione virtuale sonora, almeno nei non vedenti, consente di promuovere la creatività e la capacità di risoluzione dei problemi: immergendosi nella realtà virtuale uditiva si possono stimolare le rappresentazioni mentali. I corsi di orientamento e mobilità restano – secondo Merabet e Sánchez – “un punto di forza della riabilitazione dei ciechi”; infatti, gli “individui colpiti da disabilità visiva possono guadagnare un’indipendenza funzionale”. Tuttavia, al contempo è fondamentale stimolare la flessibilità e le capacità di adattamento: in questo può aiutare il ricorso alla realtà virtuale sonora con cui, ad esempio, si può insegnare più facilmente ad orientarsi nelle metropolitane. Pubblicato su AER Journal: Research and Practice in Visual Impairment and Blindness, vol. 2, n. 3, Summer 2009, pp. 128-136.

Ciechi, miglior orientamento con realtà virtuale sonora

Ciechi, miglior orientamento con realtà virtuale sonora Le nuove tecnologie possono essere utilizzate per migliorare le capacità cognitive dei non vedenti 21 settembre 2009 – Navigare nella realtà virtuale sonora stimola il cervello dei ciechi e può aiutare a orientarsi nella vita reale. Grazie a speciali giochi al computer, in assenza di capacità visive, la mobilità nello spazio può essere migliorata. Lo sostiene un nuovo studio condotto dalla Harvard Medical School di Boston e dall’Università del Cile di Santiago. “Per gli individui ciechi – scrivono Lotfi B. Merabet e Jaime Sánchez, autori dello studio – lo spostamento richiede la costruzione di una mappa spaziale cognitiva del proprio ambiente circostante”. Quindi si stanno sviluppando nuove tecnologie per aiutare i disabili visivi, migliorandone le capacità cognitive. Secondo i ricercatori la navigazione virtuale sonora, almeno nei non vedenti, consente di promuovere la creatività e la capacità di risoluzione dei problemi: immergendosi nella realtà virtuale uditiva si possono stimolare le rappresentazioni mentali. I corsi di orientamento e mobilità restano – secondo Merabet e Sánchez – “un punto di forza della riabilitazione dei ciechi”; infatti, gli “individui colpiti da disabilità visiva possono guadagnare un’indipendenza funzionale”. Tuttavia, al contempo è fondamentale stimolare la flessibilità e le capacità di adattamento: in questo può aiutare il ricorso alla realtà virtuale sonora con cui, ad esempio, si può insegnare più facilmente ad orientarsi nelle metropolitane. Pubblicato su AER Journal: Research and Practice in Visual Impairment and Blindness, vol. 2, n. 3, Summer 2009, pp. 128-136.

Staminali salva-vista da liquido amniotico

Topo mutante con Dna

Staminali salva-vista da liquido amniotico Siglato un accordo Italia-Usa per curare la retinite pigmentosa e le degenerazioni maculari 11 settembre 2009 – Serve a proteggere l’embrione durante il suo sviluppo, ma in futuro potrebbe essere una risorsa preziosa per i malati di retinite pigmentosa e di diverse forme di degenerazioni maculari (che comportano una perdita di funzionalità del centro del campo visivo). Stiamo parlando del liquido amniotico, dove si trovano cellule staminali con cui, in futuro, si potrebbe rigenerare la retina : effettuare dei test sulle cavie di laboratorio è l’obiettivo di un accordo siglato tra la Harvard Medical School, il Biocell Center di Busto Arsizio (Mi), la Fondazione Irccs, l’Ospedale Maggiore, il Policlinico Mangiagalli e il Regina Elena di Milano. Più nello specifico si cercherà di far sviluppare le staminali dallo stadio indifferenziato fino a cellule retiniche (epitelio pigmentato e fotorecettori), iniettando poi queste cellule ‘salva-vista’ nei topi. Si prevede che il progetto durerà da uno a due anni: si tratta del preludio a una possibile sperimentazione sugli esseri umani che potrà partire al Massachusetts General Hospital (Boston, Usa).Cellule retiniche ottenute da staminali “Siamo entusiasti di collaborare con i nostri colleghi italiani allo sviluppo di terapie per patologie degenerative che possono portare alla cecità – ha dichiarato la professoressa Joan W. Miller, direttrice del dipartimento di Oftalmologia della Harvard Medical School (Massachusetts Eye and Ear Infirmary) –. Crediamo che le cellule staminali amniotiche rappresentino un approccio molto innovativo che in futuro, speriamo, potrà portare a nuovi trattamenti, e forse anche a cure per patologie dell’occhio”. “A seguito di recenti scoperte scientifiche – scrive il Biocell Center nel proprio sito ufficiale – è dimostrato che nel liquido amniotico è presente una quantità considerevole di cellule staminali multipotenti, in grado cioè di differenziarsi in vari tessuti del futuro individuo e pertanto utili […] per applicazioni sull’uomo”.

Fonti: Biocell Center, Varese News

Staminali salva-vista da liquido amniotico

Topo mutante con Dna

Staminali salva-vista da liquido amniotico Siglato un accordo Italia-Usa per curare la retinite pigmentosa e le degenerazioni maculari 11 settembre 2009 – Serve a proteggere l’embrione durante il suo sviluppo, ma in futuro potrebbe essere una risorsa preziosa per i malati di retinite pigmentosa e di diverse forme di degenerazioni maculari (che comportano una perdita di funzionalità del centro del campo visivo). Stiamo parlando del liquido amniotico, dove si trovano cellule staminali con cui, in futuro, si potrebbe rigenerare la retina : effettuare dei test sulle cavie di laboratorio è l’obiettivo di un accordo siglato tra la Harvard Medical School, il Biocell Center di Busto Arsizio (Mi), la Fondazione Irccs, l’Ospedale Maggiore, il Policlinico Mangiagalli e il Regina Elena di Milano. Più nello specifico si cercherà di far sviluppare le staminali dallo stadio indifferenziato fino a cellule retiniche (epitelio pigmentato e fotorecettori), iniettando poi queste cellule ‘salva-vista’ nei topi. Si prevede che il progetto durerà da uno a due anni: si tratta del preludio a una possibile sperimentazione sugli esseri umani che potrà partire al Massachusetts General Hospital (Boston, Usa).Cellule retiniche ottenute da staminali “Siamo entusiasti di collaborare con i nostri colleghi italiani allo sviluppo di terapie per patologie degenerative che possono portare alla cecità – ha dichiarato la professoressa Joan W. Miller, direttrice del dipartimento di Oftalmologia della Harvard Medical School (Massachusetts Eye and Ear Infirmary) –. Crediamo che le cellule staminali amniotiche rappresentino un approccio molto innovativo che in futuro, speriamo, potrà portare a nuovi trattamenti, e forse anche a cure per patologie dell’occhio”. “A seguito di recenti scoperte scientifiche – scrive il Biocell Center nel proprio sito ufficiale – è dimostrato che nel liquido amniotico è presente una quantità considerevole di cellule staminali multipotenti, in grado cioè di differenziarsi in vari tessuti del futuro individuo e pertanto utili […] per applicazioni sull’uomo”.

Fonti: Biocell Center, Varese News

Nigeria, +40% di ciechi entro il 2020

Nigeria, +40% di ciechi entro il 2020 Eppure l’84% delle cause di cecità sono prevenibili o trattabili 9 settembre 2009 – La previsione è a tinte fosche: se non si prenderanno provvedimenti adeguati in Nigeria si prevede che i ciechi aumenteranno del 40% entro il 2020. Stiamo parlando di 1,4 milioni di persone con più di 40 anni; ma la perdita della vista si può prevenire o trattare nell’84% dei casi. Sono queste le conclusioni di una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Investigative Ophthalmology and Visual Science (IOVS). L’obiettivo è stato quello di preparare il Paese nordafricano all’appuntamento di Vision2020, iniziativa mondiale dell’OMS e della IAPB che mira a eliminare la cecità evitabile entro la fine del prossimo decennio. Un gruppo di studio che in Nigeria si occupa di cecità e disabilità visiva ha esaminato quasi 15.000 nigeriani per Operazione di catarattadue anni (2005-7). Circa il 23% delle persone visitate è risultato soffrire di problemi visivi, mentre il 4,2% era cieco. La cataratta è la prima causa di cecità (operabile), mentre il glaucoma è la seconda. Gli errori refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo) sono spesso invalidanti in minor misura. Altre cause prevenibili di cecità includono complicazioni del diabete (vedi retinopatia diabetica), tracoma (infezione oculare batterica) e l’oncocercosi (cecità dei fiumi), malattia causata da un parassita presente in Africa. Lo studio conclude che, ovviamente, le persone che hanno un più difficoltoso accesso all’assistenza sanitaria sono particolarmente vulnerabili ai problemi visivi. Per questa ragione “gli autori hanno raccomandato dei piani di assistenza visiva mirati alle donne, ai residenti nelle aree rurali e ai meno istruiti”.

Referenza originale: di Mohammed M. Abdull, Selvaraj Sivasubramaniam, Gudlavalleti V. S. Murthy, Clare Gilbert, Tafida Abubakar, Christian Ezelum, Mansur M. Rabiu on behalf of Nigeria National Blindness and Visual Impairment Study Group, 2009 50: 4114-4120. First Published on April 22 2009 as doi:10.1167/iovs.09-3507.

Fonte : Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO)

Nigeria, +40% di ciechi entro il 2020

Nigeria, +40% di ciechi entro il 2020 Eppure l’84% delle cause di cecità sono prevenibili o trattabili 9 settembre 2009 – La previsione è a tinte fosche: se non si prenderanno provvedimenti adeguati in Nigeria si prevede che i ciechi aumenteranno del 40% entro il 2020. Stiamo parlando di 1,4 milioni di persone con più di 40 anni; ma la perdita della vista si può prevenire o trattare nell’84% dei casi. Sono queste le conclusioni di una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Investigative Ophthalmology and Visual Science (IOVS). L’obiettivo è stato quello di preparare il Paese nordafricano all’appuntamento di Vision2020, iniziativa mondiale dell’OMS e della IAPB che mira a eliminare la cecità evitabile entro la fine del prossimo decennio. Un gruppo di studio che in Nigeria si occupa di cecità e disabilità visiva ha esaminato quasi 15.000 nigeriani per Operazione di catarattadue anni (2005-7). Circa il 23% delle persone visitate è risultato soffrire di problemi visivi, mentre il 4,2% era cieco. La cataratta è la prima causa di cecità (operabile), mentre il glaucoma è la seconda. Gli errori refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo) sono spesso invalidanti in minor misura. Altre cause prevenibili di cecità includono complicazioni del diabete (vedi retinopatia diabetica), tracoma (infezione oculare batterica) e l’oncocercosi (cecità dei fiumi), malattia causata da un parassita presente in Africa. Lo studio conclude che, ovviamente, le persone che hanno un più difficoltoso accesso all’assistenza sanitaria sono particolarmente vulnerabili ai problemi visivi. Per questa ragione “gli autori hanno raccomandato dei piani di assistenza visiva mirati alle donne, ai residenti nelle aree rurali e ai meno istruiti”.

Referenza originale: di Mohammed M. Abdull, Selvaraj Sivasubramaniam, Gudlavalleti V. S. Murthy, Clare Gilbert, Tafida Abubakar, Christian Ezelum, Mansur M. Rabiu on behalf of Nigeria National Blindness and Visual Impairment Study Group, 2009 50: 4114-4120. First Published on April 22 2009 as doi:10.1167/iovs.09-3507.

Fonte : Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO)

Staminali ottenute dal grasso

Cellule retiniche in coltura ottenute da staminali. (Fonte PLoS Biology, Aug.2009, vol.7, iss.8, p.10)

Cellule retiniche in coltura ottenute da staminali. (Fonte PLoS Biology, Aug.2009, vol.7, iss.8, p.10) Staminali ottenute dal grasso Secondo una ricerca californiana così è più facile ringiovanire le cellule per rigenerare i tessuti 9 settembre - Il grasso umano contiene una

Fonte di cellule che possono essere ringiovanite con più facilità e usate per riparare i tessuti danneggiati. La scoperta è stata fatta in California: i ricercatori sono riusciti a riprogrammare geneticamente le cellule adipose adulte, più facili da moltiplicare e da mantenere in coltura: rappresentano una sorgente ideale di staminali autologhe (ossia dell'individuo stesso, che permettono di evitare il rigetto). Se in precedenza sono state utilizzate cellule adulte della pelle (clicca qui), il Prof. Joseph Wu e i suoi collaboratori dell'Università di Stanford (Usa) si sono resi conto che il grasso consente di ricavare staminali quasi al doppio della velocità e in modo circa 20 volte più efficiente. Una sorta di ‘miniera' ricavata dal grasso in eccesso di persone di età compresa tra i 40 e i 65 anni; sono poi stati usati quattro ‘interruttori' genetici per riportare le cellule adulte allo stadio indifferenziato, usando come vettore un virus svuotato del suo contenuto: una volta tornate staminali, possono essere guidate in modo da generare diversi tessuti dell'organismo (muscoli, tendini, ossa, neuroni, retina, ecc.). Inoltre, non è stato necessario alimentare artificialmente le cellule, riducendo così alcuni effetti collaterali.Staminali riprogrammate (ringiovanite intervenendo sul Dna di cellule adipose adulte) si trasformano in neuroni In conclusione, in futuro con questo metodo “si potrebbe – scrivono i ricercatori – ridurre significativamente il tempo di attesa richiesto ai pazienti per le cure rigenerative”. Grazie alla liposuzione, quindi, si potrà contare su cellule di ricambio. Insomma, non tutto il grasso… vien per nuocere! Referenza originale: “Feeder-free derivation of induced pluripotent stem cells from adult human adipose stem cells,“ by Ning Sun, Nicholas J. Panetta, Deepak M. Gupta, Kitchener D. Wilson, Andrew Lee, Fangjun Jia, Shijun Hu, Athena M. Cherry, Robert C. Robbins, Michael T. Longaker, and Joseph C. Wu (clicca qui per l'articolo integrale)

Fonti: Stanford University, PNAS