Dossier… in vistaIl 21 ottobre sarà in edicola un inserto speciale di Famiglia Cristiana dedicato ai problemi oculari15 ottobre 2010 – Un dossier sulla vista sarà in edicola a partire dal prossimo 21 ottobre con Famiglia Cristiana (curato da Maurizio De Paoli e da Eugenio Arcidiacono). Lo ha annunciato la redazione del settimanale, che pubblicherà “A vista d’occhio”, un inserto speciale di otto pagine. Tra i temi trattati “La vista è un bene prezioso: proteggiamola fin da piccoli” (intervista al Prof. Filippo Cruciani, coordinatore scientifico del Polo Nazionale Ipovisione) e un articolo-intervista all’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus (“La vita è bella: non perdiamola mai di vista”). Grazie a una proficua collaborazione con la Sezione italiana della IAPB, saranno pubblicate anche le regole per proteggere il più prezioso dei cinque sensi, a partire dai bambini, a cui quest’anno è stata dedicata la Giornata mondiale della vista che è celebrata ieri.
‘Supervista’ per sordi Grazie alla plasticità cerebrale i neuroni possono essere utilizzati per compiti diversi da quelli ordinari13 ottobre 2010 – Chi è privo dell’udito potrebbe avere una supervista. Lo sostengono ricercatori dell’Università dell’Ontario Occidentale (Canada), della Medical University di Hannover (Germania) e della Virginia Commonwealth University (Usa). Il loro studio è stato condotto sui gatti; ma gli studiosi sostengono che i risultati potrebbero essere estesi agli esseri umani.Più nello specifico i felini nati sordi possiedono, rispetto ai gatti normali, una superiore capacità di localizzazione alla periferia del campo visivo e una maggiore sensibilità nella percezione di un corpo in movimento; queste capacità ‘superiori’ sono però scomparse disattivando la corteccia cerebrale uditiva, dove sorprendentemente è stato quindi possibile localizzare zone deputate alla visione.La corteccia cerebrale uditiva, infatti, può essere sfruttata in più modi in virtù della sua plasticità. Se è vero che un cieco utilizza la sua corteccia visiva per potenziare il tatto e l’udito, è probabilmente vero anche l’inverso: la vista può ‘potenziarsi’ se si è privi dell’udito. Tuttavia, ulteriori studi saranno necessari anche sugli esseri umani per confermare quest’ipotesi.
Alla ricerca della cura della retinite pigmentosaEsperimenti condotti sulle cavie di laboratorio fanno sperare: in futuro iniezioni o colliri per rallentare o bloccare la degenerazione retinica 12 ottobre 2010 – Colpisce i fotorecettori , soprattutto quelli della periferia retinica, facendoli morire: il campo visivo si restringe fino a diventare ‘a tubo’ e si può, infine, piombare nel buio. Parliamo della retinite pigmentosa , una malattia genetica che in futuro potrebbe trovare una cura bloccandone l’evoluzione o, almeno, rallentandola. Per ora gli studi sono stati condotti unicamente su un modello murino, ovvero su topi di laboratorio in cui è stata indotta geneticamente la malattia; dopodiché, grazie a un trattamento locale a base di miriocina, si riesce a ridurre – inibendo un enzima – la quantità della ceramide serina-palmitoil transferasi (SPT) nella retina, una sostanza che in quantità eccessive nuoce ai neuroni sensibili alla luce. La sperimentazione è in corso da molti anni, ma l’ultimo capitolo è stato firmato da ricercatori italiani che hanno appena pubblicato uno studio su PNAS . L’idea è quella di praticare iniezioni da negli occhi degli esseri umani oppure di ricorrere a un semplice collirio (contenente nanoparticelle che trasportano il principio attivo) ad uso di chi è affetto da retinite pigmentosa. Secondo i ricercatori un trattamento di 10-20 giorni sui topi ha prolungato la vita dei fotorecettori e, di conseguenza, ha incrementato la capacità della retina di rispondere agli stimoli luminosi (così come dimostrato dall’elettroretinogramma). Si è riaccesa così una speranza per chi è colpito da una malattia che, allo stato attuale, è ancora considerata incurabile.
Ciechi con sensi ‘potenziati’ Esiste una base neurologica delle migliori capacità uditive e tattili dei non vedenti: lo attesta un nuovo studio pubblicato su Neuron11 ottobre 2010 – Il cieco più dotato della norma non è una leggenda, ma ha una solida base neurologica. Infatti il suo tatto e il suo udito sono più affinati del solito non solo perché non è distratto da stimoli visivi, bensì soprattutto perché la sua corteccia cerebrale visiva viene sfruttata per potenziare gli altri sensi. Questa versatilità dei non vedenti dalla nascita è stata dimostrata da uno studio internazionale (americano, belga e finlandese) pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuron .Usando la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), che consente di monitorare l’attività cerebrale, i ricercatori hanno messo a confronto le performance di 12 vedenti e di 12 ciechi, impegnandoli in una serie di test uditivi e tattili. Ebbene, le aree deputate a diverse funzioni visive – come l’analisi dello spazio e del moto – si attivano anche nei ciechi, rivelando chiaramente che essi le sfruttano per elaborare gli stimoli sonori e tattili.In un test i volontari hanno indossato delle cuffie stereo mentre era in azione il macchinario per la risonanza: il loro compito era dire da quale punto spaziale provenissero i suoni. In un altro test, invece, sono stati fissati sulle mani piccoli dispositivi piezoelettrici capaci di produrre vibrazioni: i volontari doveva dire quale dito fosse stato stimolato. La corteccia visiva non rischia di andare totalmente sprecata, pur essendo una della parti più ampie e potenti del cervello, con circa – spiega il direttore della ricerca J. P. Rauschecker, docente di fisiologia e biofisica al Georgetown University Medical Center – “40 moduli specializzati”, mentre i centri cerebrali uditivi ne contano circa 20. “Il sistema visivo dei ciechi mantiene un’organizzazione funzionale stabilita anatomicamente dalla genetica, ma il cervello è sufficientemente plastico per sfruttare i moduli al fine di analizzare gli input provenienti dai diversi sensi”.“Abbiamo scoperto – prosegue Rauschecker – che la corteccia visiva dei ciechi veniva attivata in modo molto più intenso rispetto ai vedenti, in cui essa veniva in gran parte disattivata dai suoni e dal tocco. Inoltre, c’era una diretta correlazione tra l’attività cerebrale e la performance dei ciechi. Più precisi sono stati questi ultimi nel risolvere i compiti spaziali, con maggiore intensità si è attivato il modulo spaziale nella loro corteccia cerebrale”. Pertanto – conclude il docente americano – la plasticità del cervello “offre ai ciechi un’enorme risorsa”.
Fonti: Neuron , Georgetown University Medical Center (GUMC).Note: Neuron. 2010 Oct 6;68(1):138-48. “Preserved functional specialization for spatial processing in the middle occipital gyrus of the early blind”,Renier LA, Anurova I, De Volder AG, Carlson S, VanMeter J, Rauschecker JP.Laboratory for Integrative Neuroscience and Cognition, Department of Physiology and Biophysics, Georgetown University Medical Center, 3970 Reservoir Road, NW Washington, D.C. 20007, USAInstitute of Neuroscience, Université Catholique de Louvain, Avenue Hippocrate, 54, UCL-54.46, B-1200 Brussels, BelgiumNeuroscience Unit, Institute of Biomedicine/Physiology; University of Helsinki, 00014 Helsinki, FinlandBrain Research Unit, Low Temperature Laboratory, Aalto University School of Science and Technology, FI-00076 AALTO, FinlandMedical School, University of Tampere, 33014 Tampere, FinlandCenter for Functional and Molecular Imaging, Georgetown University Medical Center, USAMind and Brain Laboratory, Centre of Excellence in Computational Complex Systems Research, Aalto University School of Science and Technology, FI-00076 AALTO, Finland
Una famiglia su tre in difficoltà a causa dei costi di malattie gravi e condizioni di non autosufficienza o per perdita di reddito
6 ottobre 2010 – “La non autosufficienza e l’impossibilità di pagare le spese mediche rappresentano la prima paura degli italiani, più sentita della criminalità e della disoccupazione. A ciò si accompagna la richiesta di un welfare più protettivo, efficiente e responsabile, che dia risposte concrete a tutti i cittadini sui temi della sanità e della previdenza”. Lo sostiene il Censis in uno studio presentato il 5 ottobre 2010 a Roma, realizzato per il Forum Ania-Consumatori.
L’indagine è stata presentata da Giuseppe De Rita, presidente del Censis e vicepresidente del Forum citato, per essere poi discussa da rappresentanti del mondo istituzionale, sindacale e accademico, da esponenti del mondo delle imprese, del terzo settore e delle associazioni dei consumatori. La convinzione diffusa è che il sistema attuale sia statico e non più adeguato a rispondere alle esigenze dei cittadini.
Dallo studio è emerso, in primo luogo, il problema delle ingenti spese per il sostentamento dei familiari che si trovano in una condizione critica. Nell’ultimo anno, infatti, il 32% delle famiglie italiane ha dovuto affrontare gravi situazioni di disagio legate alla necessità di assistere persone non autosufficienti o malati terminali, oppure portatori di handicap, di affrontare situazioni di dipendenza da alcol o droghe, di sopperire all’improvvisa perdita di reddito o alla disoccupazione di un loro congiunto. Si tratta di disagi gestiti dalle famiglie in totale autonomia (59%) o con il sostegno di amici o parenti (28%), in assenza o con uno scarso apporto del sistema di welfare, che in questi casi presenta delle vere e proprie falle, venendo meno alla sua funzione tradizionalmente universalistica. Questa sensazione di solitudine si ripercuote direttamente sui timori dichiarati dai cittadini.
A generare una forte angoscia nell’animo degli italiani sono, prima di tutto, la non autosufficienza (85,7%) e l’impossibilità di sostenere le spese mediche (82,5%). La pensione e i problemi connessi con la vecchiaia, invece, non fanno dormire sonni tranquilli al 67,6% degli intervistati. Considerati questi presupposti, non stupisce che la maggior parte degli intervistati richieda un welfare più efficiente e modulato sui nuovi bisogni di protezione. Tra le azioni possibili, la maggioranza degli italiani individua l’eliminazione degli sprechi e un maggiore coinvolgimento del privato nel sistema previdenziale e sanitario, stante il ruolo prevalente e di garanzia dello Stato: per il 57,4% il terzo settore e le imprese devono avere un ruolo maggiore nella gestione e nell’erogazione dei servizi sociali.
Gli intervistati richiedono un sistema più responsabile e vicino, anche geograficamente, alle loro esigenze: infatti, il 59% del campione dichiara di volere che le amministrazioni regionali si occupino di questi servizi con sempre maggiori responsabilità. [[Basato su un’indagine condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana e su testimonianze di amministratori locali e rappresentanti di imprese ed enti attivi nel campo dei servizi socio-sanitari]]
Riabilitare… ma non troppoPresentato dal Ministro della Salute Fazio e dal Sottosegretario Martini il nuovo piano d’indirizzo6 ottobre 2010 – Garantire la continuità assistenziale contenendo però i costi della riabilitazione. Se da un lato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Francesca Martini mostrano una rinnovata attenzione per chi ha bisogno di recuperare le proprie capacità funzionali, dall’altro invocano una “razionalizzazione”. Ciò si traduce concretamente in una riduzione dei fondi dedicati, anche se idealmente spesi con una maggiore efficienza. Una politica ‘equilibrista’ che ha fatto da sfondo alla presentazione di un documento – avvenuta oggi presso il Dicastero della Salute di Lungotevere – intitolato “Riabilitazione, i nuovi percorsi di cura”, un vero e proprio piano d’indirizzo nazionale.Occorre, ha sottolineato il Ministro Fazio, “un percorso riabilitativo individuale che tenga conto di un continuum che vada dall’ospedale al territorio. Credo che questo documento sia importante, in questa visione […] positiva della presa in carico del cittadino”. “L’altro aspetto importante – ha aggiunto Fazio – è la visione della riabilitazione impostata sulla centralità della persona, intesa come disabilità complessiva e non come riconduzione ad integrum di un’alterazione d’organo che ha causato la disabilità stessa: il paziente da riabilitare va visto nella sua interezza”. Dunque ci dovrebbe essere un team multidisciplinare per un buon percorso riabilitativo? “Interdisciplinarietà sicuramente – ha replicato il titolare del Dicastero a margine della conferenza stampa –, ma soprattutto continuità assistenziale e percorso personalizzato”.“Il primo obiettivo, senza dubbio – ha affermato dal canto suo il Sottosegretario Martini –, è quello di avere una strategia che guardi alle linee guida [della riabilitazione] del 1998, in un quadro epidemiologico che è quello del nostro Paese: in assoluta progressione per quel che riguarda l’allungamento della vita media e, quindi, la presunta o possibile riduzione dell’autonomia, in crescendo per una serie di traumi legati agli stili di vita odierni, che portano a richieste di alta specializzazione in riabilitazione”. Dunque, queste linee guida devono da un lato essere valutate, mentre dall’altro devono essere riviste (oltretutto, ha rilevato il Sottosegretario, senza essere mai state pienamente applicate). Uno dei problemi annosi è che, ha ricordato ancora l’On. Martini, “il nostro Paese dimostra grandissima disomogeneità in termini di servizi: è ancora un’emergenza la migrazione dei pazienti”. Tuttavia i tagli – o, più eufemisticamente, la “razionalizzazione” – non possono essere effettuati compiutamente in assenza di chiare linee guida per la riabilitazione, soprattutto – ha concluso il Sottosegretario – “in un momento difficile che vive il Servizio Sanitario del nostro Paese”.
Crescere educando Iniziativa per 300 giovani detenuti di Palermo, Messina e Caltanissetta assieme all’UICI e al Ministero della Giustizia5 ottobre 2010 – “Crescere educando”: è questo il nome di un programma di istruzione e formazione presentato oggi a Palermo, rivolto a 300 giovani appartenenti al circuito penale minorile palermitano, messinese e nisseno.Bisogna intervenire, infatti, non solo alla salute fisica dei ragazzi (ovviamente anche con controlli oculistici) detenuti, ma bisogna avere riguardo anche per la loro salute psichica: la Costituzione italiana vuole la loro rieducazione e riabilitazione.“Bisogna avere una particolare attenzione – ha sottolineato l’avv. Giuseppe Castronovo, presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti siciliana – per i ragazzi che commettono errore. È giusto che la società intervenga per non farli sbagliare più, curando la loro salute fisica e morale, per preparare dei cittadini diversi”.Il progetto prevede due anni di attività con decine di laboratori professionali che si articoleranno su quattro piani (dall’educazione alla legalità, alla salute, alla multiculturalità sino alla formazione per futuri impieghi). Alcuni laboratori riguarderanno, più nello specifico, la costruzione di due barche a vela, ma anche di una web radio, la stesura di una scenografia e la realizzazione di un cortometraggio. Il tutto al fine di favorire il reinserimento dei giovani nella società.Questa iniziativa è stata voluta non solo dall’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI), ma anche dalla cooperativa sociale Azzurra di Palermo (ente capofila del progetto) e da altre cooperative. Finanziata dall’Assessorato famiglia e politiche sociali della Regione Sicilia, ha come partner il Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia e i Centri di prima accoglienza di Palermo, Caltanissetta e Messina.
Assegnato il Nobel per la medicinaL’Accademia di Stoccolma ha premiato Robert Edward per la fecondazione umana in vitro4 ottobre 2010 – Un Nobel… in provetta. Quest’anno l’ambìto premio è stato assegnato a Robert Edward per lo sviluppo della fecondazione umana in vitro : “le sue scoperte – scrive l’Accademia di Stoccolma – hanno reso possibile il trattamento dell’infertilità, una condizione medica che affligge […] oltre il 10% delle coppie nel mondo”.Fino ad oggi circa quattro milioni di individui sono nati con la tecnica messa a punto dal nuovo premio Nobel, attualmente professore emerito all’Università di Cambridge: “i suoi contributi – scrive ancora l’Accademia – rappresentano una pietra miliare nello sviluppo della medicina moderna”.
Prematuri in Italia, primo identikit dell’Istituto Superiore di SanitàPresi in esame oltre la metà dei centri nazionali di Terapia Intensiva Neonatale30 settembre 2010 – Le nascite premature comportano più rischi per la salute del neonato. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha scattato una ‘fotografia’ del modo in cui vengono seguiti i piccoli nati prima del tempo. Oggi, presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si tiene il convegno “Network Neonatale Italiano: cure, esiti e ricerca per i neonati pretermine”: è stata monitorata l’attività di oltre la metà dei centri di Terapia Intensiva Neonatale in Italia (56 su 120) con lo scopo di promuovere la sorveglianza degli esiti delle nascite che si verificano prima della 32esima settimana di gestazione. Tra i rischi segnaliamo i problemi oculari, in particolare la retinopatia del prematuro ( ROP ), che se non individuata precocemente può condurre alla cecità; per questo è consigliabile sottoporre i nati prima del tempo a un controllo oculistico (un nuovo studio consiglia tra l’altro di allattare il piccolo un’oretta prima della visita per evitare problemi legati allo stress gastro-intestinale). Le malattie più frequenti segnalate dall’ISS sono però a carattere polmonare e circolatorio oltre alle infezioni. In Italia circa il 6,5% dei neonati nasce prematuramente. “Relationship between feeding schedules and gastric distress during retinopathy of prematurity screening eye examinations” by Yi Ning J. Strube, MD, FRCSC, Jeffrey A. Bakal, PhD PStat, and Brian W. Arthur, MD, FRCSC. It appears in the Journal of AAPOS, Volume 14, Issue 4 (August 2010) published by Elsevier membrane ialine (72%), la pervietà del dotto arterioso (36%), la bronco displasia (26%) e le infezioni dopo i 3 giorni dalla nascita (14%).
Quando la celebrazione fa novanta Presso la Camera dei Deputati si è festeggiato uno storico anniversario dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti29 settembre 2010 – Ha novant’anni ma non li dimostra. L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI) ha celebrato oggi – nella cornice storica della Sala della Lupa (Camera dei Deputati) – il suo novantesimo ‘compleanno’ all’insegna della battaglia contro l’esclusione sociale dei disabili visivi e per la solidarietà. Tra i partecipanti il Presidente dell’UICI Tommaso Daniele, il Prof. Luigi D’Alonzo dell’Università Cattolica di Milano e l’On. Enzo Bianco. L’incontro è stato moderato da Carmen Lasorella, che in apertura ha letto un messaggio del Presidente della Camera Gianfranco Fini.“Il concetto di Stato sociale e la solidarietà – ha affermato il Presidente dell’Unione Daniele – sembrano cose di altri tempi”; Daniele ha quindi invitato i disabili visivi a innalzare la “bandiera della resistenza” per una società più giusta. Se da un lato si è compiaciuto per i risultati raggiunti (“finalmente possiamo andare a testa alta dentro la società”), dall’altro ha denunciato le “montagne del pregiudizio” e “l’incubo dell’esclusione sociale”; pur avendo l’obbligo dell’ottimismo bisogna ammettere che “questo tempo grigio, senza ideali, è prigioniero della logica del profitto”. Contro questo virus occorre, dunque, costruire un mondo a dimensione umana.Dal canto suo l’On. Bianco – promotore della legge con cui si è istituzionalizzata la Giornata Nazionale del Cieco – ha fatto presente che troppo spesso gli egoismi diventano ideologia e che i tagli economici rischiano di colpire anche i disabili visivi i quali, però, hanno ad esempio diritto all’accompagnatore.Il Prof. D’Alonzo, che insegna Pedagogia all’Università Cattolica di Milano, si è prodigato in un lungo discorso in cui ha elogiato l’UICI. Se da un lato esiste in Italia “una normalità delle persone con disabilità sensoriale” e dell’integrazione, dall’altra non si può nascondere che “viviamo in un mondo complesso” fatto di problemi e in cui conta troppo la fortuna, ma anche di straordinarie opportunità offerte, ad esempio, dalle nuove tecnologie. Inoltre, non ha mancato di sottolineare l’importanza della prevenzione della cecità.Tra gli intervenuti segnaliamo anche il delegato del Sindaco di Roma, del Sottosegretario per l’economia Giuseppe Vegas e dell’economista Andrea Monorchio. L’evento si è concluso con diverse testimonianze di non vedenti ‘vincenti’ del mondo dello sport, della scienza e della cultura.“Novant’anni sono molti, ma sono pienissimi e ricchissimi di storia sociale – ha commentato dopo il convegno l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus –, fatta di immensi sacrifici, grandi soddisfazioni, grandi conquiste culturali e sociali. L’unità dei ciechi italiani è stata concepita e voluta dal cieco di guerra Aurelio Nicolodi (fondatore dell’UICI nel 1920), il quale capì che i ciechi potevano aiutare i ciechi stessi. Questo fu il principio vincente di questa sua illuminata intuizione. Da quel momento – ha concluso l’avv. Castronovo – nacque il diritto allo studio, al lavoro, alla sicurezza sociale, mentre prima i ciechi non potevano neanche firmare gli atti pubblici”.