Nanoparticelle contro le degenerazioni retiniche

A sinistra: danno retinico (zona rosa). A destra: le nanoparticelle avrebbero protetto la retina dai danni (Credit: Image courtesy of Rajendra Kumar-Singh, Tufts University School of Medicine)

A sinistra: danno retinico (zona rosa). A destra: le nanoparticelle avrebbero protetto la retina dai danni (Credit: Image courtesy of Rajendra Kumar-Singh, Tufts University School of Medicine)Nanoparticelle contro le degenerazioni retiniche Sperimentata su cavie di laboratorio una nuova terapia genica per ‘riparare’ i geni difettosi 1 settembre 2010 – Nanoparticelle per bloccare la morte delle cellule retiniche. Le hanno messe a punto ricercatori che lavorano negli Usa, i quali le hanno sperimentate su cavie di laboratorio col fine di bloccare l’evoluzione di alcune malattie oculari e di preservare la vista. Grazie a questa terapia genica sono stati, quindi, messi a punto dei ‘contenitori molecolari’ in grado di trasportare i geni sani, con l’obiettivo di sostituire le zone malate del Dna. Topo mutante con Dna I ricercatori hanno trattato le cavie (topi di laboratorio) con nanoparticelle che trasportavano una proteina chiamata GDNF, nota per i suoi effetti protettivi sui fotorecettori. Tali effetti sono stati dimostrati confrontando le cavie trattate con quelle non trattate; ciò si è tradotto in una miglior vista a una settimana di distanza dalla cura. Infatti, negli animali esposti a luce blu in cui erano state iniettate le nanoparticelle si è avuta una morte di cellule retiniche significativamente inferiore (23,6%-39,3%) rispetto al gruppo di controllo. “Le nanoparticelle sono capaci di prevenire la morte cellulare retinica e di preservare la visione – spiega il direttore della ricerca Rajendra Kumar-Singh, professore associato di oftalmologia presso la Tufts University School of Medicine (Boston, Usa) –: sono sufficientemente piccole da penetrare nelle cellule e sufficientemente stabili da proteggere il Dna”. Tuttavia questi effetti benefici – una migliore funzionalità retinica del 27-39% misurata con l’elettroretinogramma – non si sono mantenuti fino al quattordicesimo giorno. Dunque “il prossimo passo di questa ricerca è di prolungare questa protezione aggiungendo degli elementi al Dna [introdotto], consentendone la ritenzione all’interno della cellula”. Visione di malato di AMD Con questo metodo si intende fare a meno dei classici vettori virali, ossia dei virus preventivamente svuotati del loro contenuto genetico, che funzionano come ‘cavallo di Troia’ per penetrare nel codice genetico umano e animale. “Anche se i virus – osserva ancora Kumar-Singh – sono vettori molto efficienti, possono scatenare risposte immunitarie che possono portare a infiammazioni, cancro e persino alla morte. I metodi non virali offrono un’alternativa sicura, ma sino ad ora la loro mancanza d’efficienza è stato un ostacolo significativo”. Tra le malattie potenzialmente trattabili con la terapia genica con nanoparticelle sono da annoverare l’AMD (la cui forma secca è attualmente incurabile), che provoca la perdita della visione centrale dopo i 55-60 anni, e la retinite pigmentosa, che causa la perdita della visione periferica e cecità notturna.

Fonti: Tufts University , Molecular Therapy .

Miopia, un laser per vedere meglio

Foto: apparecchio laser

Foto: apparecchio laserMiopia, un laser per vedere meglio Uno studio ha confrontato due tecniche chiamate LASEK e PRK 31 agosto 2010 – Un ‘duello’ a suon di laser. Il confronto, che sa di sfida, è quello tra due tecniche usate per ridurre o eliminare la miopia : si tratta della PRK e della LASEK (vedi scheda), con cui la cornea viene plasmata per far arrivare i raggi luminosi a fuoco sulla retina. Il laser infatti, modificando la curvatura corneale, è come se ‘scolpisse’ con la sua luce una lente a contatto naturale sulla superficie dell’occhio. La ricerca è stata effettuata su 12 studi che hanno preso in considerazione oltre mille occhi; è stata pubblicata su Ophthalmology, rivista dall’Accademia americana di oftalmologia(AAO). Tuttavia non ha considerato una tecnica, molto diffusa in Italia, chiamata LASIK. Gli studiosi hanno concluso che la LASEK e la PRK sostanzialmente si equivalgono come esiti clinici a sei mesi dall’intervento, con la differenza che, con la prima, si osservano meno opacità corneali a breve termine (a uno e a tre mesi dall’intervento). In ogni caso, con entrambe è stata generalmente ottenuta una buona acuità visiva.

Fonte: Ophthalmology Scheda Tre tecniche laser di chirurgia refrattiva PRK (PhotoRefractive Keratectomy =cheratectomia fotorefrattiva): con questa tecnica si agisce col laser dopo aver asportato l’epitelio corneale (strato più esterno della cornea) modificando la curvatura. Al termine dell’intervento si utilizza una lente a contatto morbida senza potere refrattivo, che ha unicamente lo scopo di proteggere l’occhio durante la ricostituzione dello strato corneale esterno (la riepitelizzazione avviene in 4-5 giorni). Vantaggi : è una procedura tecnicamente facile da eseguire. L’assenza del lembo riduce la possibilità di complicanze a lungo termine. Svantaggi : dolore post-operatorio, maggiore rischio di avere opacità corneali legate all’intervento (haze). La visione risulta appannata subito dopo l’intervento e nei giorni successivi. Lasek : questa tecnica è sostanzialmente paragonabile alla PRK: l’epitelio viene sollevato completamente, ma in questo caso verrà riposizionato sull’occhio dopo il trattamento laser (al contrario nella PRK l’epitelio veniva eliminato). Con questa tecnica, quindi, si solleva l’epitelio corneale, il laser modella la cornea per ottenere il risultato refrattivo sperato e, alla fine dell’intervento, si riposiziona il lembo di epitelio (che viene poi protetto attraverso una lente a contatto). L’epitelio riposizionato protegge la formazione del nuovo epitelio, ma il suo eventuale spostamento non pregiudica il risultato dell’intervento. Vantaggi : dà meno dolore post-operatorio rispetto alla PRK e si corrono meno rischi, almeno a breve termine, di avere opacità corneali legate all’intervento. Svantaggi : più dolore dopo l’operazione rispetto alla LASIK. La visione risulta appannata subito dopo l’intervento e nei giorni successivi. Lasik : si taglia la cornea creando una sorta di ‘sportellino’ (detto anche lembo o flap) ossia si pratica una sezione orizzontale della superficie oculare trasparente. Questa azione si può compiere con una sorta di bisturi di precisione chiamato microcheratomo oppure con un altro laser (chiamato femtolaser). Il lembo viene sollevato e, grazie al laser ad eccimeri, la cornea viene assottigliata; successivamente il lembo viene richiuso ‘richiude’. Vantaggi: con la lasik il paziente solitamente non soffre e dopo l’intervento il recupero visivo è immediato. Svantaggi : la creazione dello sportello (flap) è una procedura più rischiosa e il suo successo dipende molto dall’abilità manuale del chirurgo. Il flap può risultare ancora sollevato a distanza di un anno, non arrivando mai ad una completa adesione con lo stroma sottostante; questo può comportare la possibilità di uno spostamento accidentale in caso di trauma. Inoltre, sono possibili le contaminazioni infettive sotto il flap.

Tumore oculare, la cecità si può prevenire

Raro ma devastante, richiede spesso il trattamento con radiazioni; l’occhio viene protetto meglio se si è preventivamente iniettato olio di silicone

E’ raro ma può avere conseguenze devastanti per la vista. Parliamo del tumore oculare, che può essere trattato con la radioterapia. Senonché i raggi emessi dalle apposite placche radioattive terapeutiche a cui si può fare ricorso possono danneggiare la retina e le altre strutture vitali dell’occhio; ma poi ci si è resi conto che può essere sufficiente iniettare nell’occhio olio di silicone (al posto del corpo vitreo) per bloccare la radiazioni fino al 55%, limitandone così gli effetti dannosi.

A sostenerlo è un professore dell’Università del Colorado, Scott Oliver, il quale ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista Archives of Ophthalmology: ritiene che questo approccio possa rivoluzionare il modo in cui vengono trattati i tumori oculari. In più la procedura di svuotamento del liquido contenuto nell’occhio e il suo riempimento con silicone già esiste in oculistica e viene impiegata, ad esempio, contro il distacco di retina: la “vitrectomia” consente alla retina di mantenere la sua aderenza alla parete posteriore e interna del bulbo oculare.

Il medico americano Oliver si è concentrato sul melanoma della coroide o tumore uveale, la forma più frequente della malattia, che colpisce ogni anno più di duemila persone (lo studio è stato condotto negli Usa). Il problema è che, pur essendo raro, si può espandere rapidamente fino a colpire il fegato e i polmoni. Tra le cause principali di questo melanoma c’è l’esposizione al sole senza protezione. Il problema è che, in un caso su due, in seguito a radioterapia oculare si rischia di diventare ciechi legali entro tre anni. Quindi si è cercato di rendere l’occhio più tollerante alle basse dosi di radiazione: essendo un organo delicato, è importante proteggerlo il più possibile. Presto potrebbero iniziare i test clinici in vivo sugli uomini, con l’impiego di olio di silicone usato come ‘schermo’ interno.

Link utile per approfondire: “La brachiterapia contro i tumori oculari“. Referenza originale: Scott C. N. Oliver; Min Y. Leu; John J. DeMarco; Philip E. Chow; Steve P. Lee; Tara A. McCannel, “Attenuation of Iodine 125 Radiation With Vitreous Substitutes in the Treatment of Uveal Melanoma“, Arch. Ophthalmol., Jul 2010; 128: 888 – 893.

Pagina pubblicata il 30 agosto 2010. Ultima modifica contenutistica: 17 settembre 2010

Fonte: Archives of Ophthalmology

Cornee biosintetiche contro la cecità

Cornea artificiale (visualizzata al computer)

Cornea artificiale (visualizzata al computer)Cornee biosintetiche contro la cecità Dopo due anni si sono integrate correttamente nella superficie oculare 26 agosto 2010 – Contro la cecità scendono in campo le cornee artificiali. L’alternativa biosintetica alle cornee naturali sembra funzionare: dopo due anni che è stato effettuatoCornea artificiale l’impianto, il materiale hi-tech utilizzato si è integrato stabilmente nella superficie oculare, migliorando la vista dei pazienti a cui si era ridotta significativamente. Lo affermano ricercatori svedesi e americani che hanno pubblicato uno studio su Science Translational Medicine condotto su 10 pazienti. Il vantaggio di questo approccio avveniristico è evidente soprattutto in quei Paesi in cui c’è carenza di cornee naturali; inoltre, l’uso di cornee biosintetiche non richiede l’impiego di immunosoppressori. “Con ulteriore ottimizzazione, gli impianti corneali biosintetici – hanno scritto gli studiosi –potrebbero offrire una sicura ed efficace alternativa all’impianto di tessuto umano per aiutare ad affrontare l’attuale carenza di donatori di cornea”. Però va detto che in Italia attualmente la loro disponibilità è considerata perlopiù sufficiente per affrontare le esigenze di trapianto corneale .

Fonte principale: Science Translational Medicine

Glaucoma a tutto campo (visivo)

Misurazione della pressione oculare con tonometro

Misurazione della pressione oculare con tonometroGlaucoma a tutto campo (visivo) La riduzione della pressione dell’occhio è spesso fondamentale per preservare una buona vista 25 agosto 2010 – Il campo visivo può restringersi sempre più fino a quando le immagini si dileguano. Questa riduzione, che parte dalla periferia per procedere verso la zona centrale, è tipica dei malati di glaucoma che non tengono sotto controllo la pressione oculare. Proprio il ‘restringimento’ del campo visivo è stato esaminato nel corso di uno studio pubblicato on-line dalla rivista Archives of Ophthalmology . I pazienti glaucomatosi con una pressione oculare eccessiva subiscono una diminuzione delle capacità visive che è tanto più rapida quanto più sono anziani e hanno livelli anormali di certi anticorpi (detti anti-cardiolipina).Visione di glaucomatoso (stadio avanzato della malattia) La visione ‘a tubo’ è tipica del malato di glaucoma allo stadio avanzato: la pressione dell’occhio, generalmente troppo elevata, a lungo andare danneggia infatti i neuroni del nervo ottico, il ‘cavetto’ biologico che trasporta informazioni dalla retina alla corteccia visiva. Un gruppo di ricercatori canadesi ha studiato l’evoluzione del glaucoma in 216 pazienti (con un’età media di circa 65 anni) affetti dalla forma più comune della malattia oculare, detta ad “angolo aperto”. Il fine è stato quello di valutare gli effetti positivi della riduzione della pressione intraoculare, con l’obiettivo di diminuirla del 30 per cento; il gruppo è stato esaminato ogni quattro mesi. Si è constatato che persino una diminuzione contenuta dei valori pressori alla lunga ha effetti positivi nel mantenimento delle capacità visive. Il 70,8% (ossia 153 pazienti) non ha raggiunto una soglia di deterioramento visivo significativa; comunque, è stato confermato che maggiore è la diminuzione della pressione dell’occhio e più lenta è la variazione del campo visivo.

Fonte: JAMA and Archive Journals.

Più retinopatia diabetica negli Usa

Più retinopatia diabetica negli Usa Colpisce quasi il 30 per cento degli ultra 40enni diabetici 24 agosto 2010 – La retinopatia diabetica colpisce più spesso che in passato. Il campanello d’allarme è suonato in seguito a uno studio americano condotto negli Usa tra il 2005 e il 2008 per studiare la salute e l’alimentazione di oltre mille individui. Per ogni occhio è stata scattata una foto del fondo oculare . Si è concluso che, tra gli adulti diabetici americani over 40, la prevalenza della retinopatia è del 28,5%, mentre circa il 4% corre seri rischi alla vista. La retinopatia diabetica, infatti, può causare ipovisione e cecità danneggiando i vasi sanguigni retinici. Tuttavia, una diagnosi tempestiva e un trattamento corretto possono evitare le complicazioni più tipiche. La forma più lieve (detta di tipo 1) si può trattare con un’alimentazione corretta e farmaci ipoglicemizzanti, mentre la forma più grave (il tipo 2) si cura con iniezioni d’insulina, un ormone secreto dal pancreas che consente di abbassare il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) perché ‘ordina’ al fegato di immagazzinare questi ultimi. Retina di diabetico Tra i fattori di rischio della retinopatia diabetica ci sono il genere (colpisce i maschi in misura del 38,1 contro il 27,1% delle donne), più alti livelli di un parametro sanguigno chiamato emoglobina glicosilata, durata del diabete, pressione sanguigna più elevata e uso d’insulina. Secondo l’Istat solo in Italia il diabete colpisce il 4,8% della popolazione. Referenza originale: “Prevalence of Diabetic Retinopathy in the United States, 2005-2008”, by Xinzhi Zhang, MD, PhD; Jinan B. Saaddine, MD, MPH; Chiu-Fang Chou, DrPH; Mary Frances Cotch, PhD; Yiling J. Cheng, MD, PhD; Linda S. Geiss, MA; Edward W. Gregg, PhD; Ann L. Albright, PhD, RD; Barbara E. K. Klein, MD, MPH; Ronald Klein, MD, MPH, JAMA. 2010;304(6):649-656. doi:10.1001/jama.2010.1111

Fonte: Jama and Archives Journals

Mangiare sano sin dalla scuola

Ministero della Salute

Ministero della SaluteMangiare sano sin dalla scuola Le raccomandazioni del Ministero della Salute per combattere le malattie cronico-degenerative attraverso l’alimentazione 2 agosto 2010 – Prevenire le malattie cronico-degenerative sin da piccoli. Lo si può fare anche attraverso l’alimentazione: lo sostiene il Ministero della Salute, che vuole ridurre il rischio di sviluppare queste patologie in età più avanzata (tra quelle a carattere oculare possiamo annoverare, ad esempio, la degenerazione maculare senile o AMD ). In quest’ottica il Dicastero della Salute ha predisposto delle Linee guida allo scopo di fornire, a livello nazionale, indicazioni per migliorare la qualità dei pasti soprattutto dal punto di vista nutrizionale. L’importante è che la dieta sia varia e che si raggiungano le celebri razioni giornaliere raccomandate. Frutta colorata e verdura giovano alla vista“I cibi – spiega l’ Istituto Superiore di Sanità nel suo sito internet – si dividono in macronutrienti e micronutrienti. I primi sono rappresentati da carboidrati proteine, i e grassi. Un’alimentazione bilanciata prevede in genere che i carboidrati dovrebbero fornire il 60 % dell’energia giornaliera, in massima parte assunta come amidi e per il 10-15% come zuccheri semplici. È consigliabile inoltre un apporto di fibra di circa 30grammi/die. I lipidi (grassi) dovrebbero rappresentare il 30% delle calorie con un equilibrato rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi che privilegi soprattutto gli omega3 e gli omega 6 (importanti anche per proteggere il centro della retina, chiamato macula, ndr). Il rimanente 10% di calorie dovrebbe essere fornito dalle proteine di origine animale e vegetali, che hanno compiti plastici e regolativi. Le calorie devono essere accompagnate inoltre da un sufficiente ed equilibrato apporto di micronutrienti: vitamine e sali minerali, presenti soprattutto nella frutta e verdura, ed inoltre assicurarsi un apporto di sostanze protettive come gli antiossidanti” (tra cui sono da annoverare gli amminoacidi essenziali). Tutti i micronutrienti sono fondamentali anche per salvaguardare la salute oculare. Tra i punti cardine delle Linee guida pensate per la scuola (rivolte in primis agli addetti ai lavori), “l’elaborazione di menù – scrive il Ministero della Salute in una nota – secondo i principi di un’alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale, ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi utilizzando proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni”. Di seguito riportiamo due tabelle, con le indicazioni per un’alimentazione equilibrata per i più giovani, così come compilate dal Dicastero della Salute. Tabella 1 – Apporti raccomandati di energia, nutrienti e fibra riferiti al pranzo nelle diverse fasce scolastiche (Fonte: Ministero della Salute)

Apporti raccomandati Scuola dell’infanzia Scuola primaria Scuola secondaria di primo grado
Energia (kcal) relativa al 35% dell’energia giornaliera 440 – 640 520 – 810 700 – 830
Proteine (g) corrispondenti al 10-15% dell’energia del pasto 11 – 24 13 – 30 18 – 31
Rapporto tra proteine animali e vegetali 0,66 0,66 0,66
Grassi (g) corrispondenti al 30% dell’energia del pasto 15 – 21 18 – 27 23 – 28
di cui saturi (g) 5 – 7 6 – 9 8 – 9
Carboidrati (g) corrispondenti al 55 – 60% dell’energia del pasto 60 – 95 75 – 120 95 – 125
di cui zuccheri semplici (g) 11 – 24 13 – 30 18 – 31
Ferro (mg) Calcio (mg) Fibra (g) 5 280 5 6 350 6 9 420 7,5

Tabella 2 – Frequenze di consumo di alimenti e gruppi di alimenti riferiti al pranzo nell’arco della settimana scolastica (Fonte: Ministero della Salute)

Alimento/gruppo di alimenti Frequenza di consumo
Frutta e vegetali Una porzione di frutta e una di vegetali tutti i giorni
Cereali (pasta, riso, orzo, mais…) Una porzione tutti i giorni
Pane Una porzione tutti i giorni
Legumi (anche come piatto unico se associati a cereali) 1-2 volte a settimana
Patate 0 -1 volta a settimana
Carni 1-2 volte a settimana
Pesce 1-2 volte a settimana
Uova 1 uovo a settimana
Formaggi 1 volta a settimana
Salumi 2 volte al mese
Piatto unico (ad es. pizza, lasagne, ecc.) 1 volta a settimana

Fonti principali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità A causa delle ferie estive dei medici oculisti, il numero verde e il Forum sotto riportati saranno nuovamente attivi a partire da lunedì 23 agosto 2010 (ore 10-13).

Cataratta senza età

Operazione di cataratta

Operazione di catarattaCataratta senza età Operato in Trentino a 101 anni, potrà recuperare sino a 6/10 all’occhio funzionante 30 luglio 2010 – L’operazione di cataratta è… senza età. Almeno se le condizioni del paziente lo consentono. A 101 anni una persona è stata operata all’occhio sinistro presso l’ospedale di Rovereto (Trento): recupererà sino a 6/10. L’altro occhio, invece, lo ha perso a sette anni a causa dello scoppio di una bomba durante la prima guerra mondiale. La cataratta aveva ridotto le sue capacità visive a un decimo. L’intervento è stato breve e per ora non ha avuto complicazioni. Secondo l’Istat in Italia l’opacizzazione del cristallino colpisce l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Stando all’Oms è la prima causa al mondo di cecità e di ipovisione, ma fortunatamente è quasi sempre reversibile: consiste nella sostituzione del cristallino naturale divenuto opaco con un cristallino artificiale. Secondo gli ultimi dati disponibili è responsabile del 39,1% dei casi di disabilità visiva (su 314 milioni di persone colpite da cecità e ipovisione), principalmente concentrati nei Paesi in via di sviluppo, i quali spesso non hanno le risorse necessarie per effettuare l’operazione.

Fonti: Corriere del Trentino, Istat, Oms. A causa delle ferie estive dei medici oculisti, il numero verde e il Forum sotto riportati saranno nuovamente attivi a partire da lunedì 23 agosto 2010 (ore 10-13).

Cataratta, quando operarsi?

Operazione di cataratta

Operazione di catarattaCataratta, quando operarsi? La valutazione spetta sia al medico oculista che al paziente. Negli Usa agosto è il mese dedicato alla patologia 29 luglio 2010 – Operarsi o non operarsi di cataratta ? Questo è il problema oculare tra i più diffusi, almeno tra la popolazione anziana. L’Accademia americana di oftalmologia (AAO) ricorda che agosto, almeno negli Usa, è un mese dedicato alla patologia oculare dovuta all’opacizzazione del cristallino . Tra i fattori di rischio sono da annoverare il diabete (che causa anche retinopatia ), il fumo di sigaretta e altri casi in famiglia di cataratta (fattori genetici). Per ridurre i rischi è consigliabile portare gli occhiali scuri con filtri per i raggi ultravioletti quando la giornata è soleggiata. Inoltre, è opportuno controllare periodicamente il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) e praticare regolarmente l’esercizio fisico. Soprattutto grazie allungamento della vita la questione si pone sempre più di frequente: quanto tollerare un offuscamento della vista? Quanto si possono sopportare i fastidi che si hanno quando si guida di notte e i fari arrivano in senso contrario? Nonostante sia fondamentale consultare uno o più medici oculisti, solo il singolo soggetto può valutare se attività quotidiane come guidare o leggere sono diventate difficili o impossibili, se si hanno sintomi fastidiosi quali offuscamento, aloni, sensazione d’abbagliamento e si vedono i colori spenti.Opuscolo sulla cataratta “L’operazione di cataratta – ha dichiarato Jeffrey Whitman del Key Whitman Eye Center di Dallas – è una procedura molto comune, con un tasso di successo superiore al 95%. La lente naturale dell’occhio con la cataratta viene rimossa e sostituita con lentine intraoculari (IOL)”. Ciò avviene grazie a un apparecchio a ultrasuoni (facoemulsificatore): una volta frantumato il cristallino viene aspirato e sostituito. La cataratta è l’operazione chirurgica più effettuata al mondo, ma è anche la prima causa di cecità e ipovisione al mondo (è generalmente reversibile, ma colpisce il 39% dei disabili visivi – su 314 milioni al mondo –, molti dei quali non possono permettersi l’operazione per mancanza di risorse proprie o del Sistema sanitario). Secondo dati ufficiali Istat diffusi lo scorso anno, solo in Italia, nel 2006 sono stati effettuati 64.890 interventi: si tratta della 29° operazione più comune nel nostro Paese.

Fonti: American Academy of Ophthalmology, Istat.

Usa, troppi casi di danni da lenti a contatto tra gli adolescenti

applicazione di lente a contatto

applicazione di lente a contattoUsa, troppi casi di danni da lenti a contatto tra gli adolescenti Più frequenti i danni corneali e le congiuntiviti, il 23% di quasi 145mila casi al pronto soccorso 28 luglio 2010 – Più rischi per l’occhio con le lenti a contatto, soprattutto se a usarle sono gli adolescenti. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista americana Pediatrics sono la prima causa di problemi dovuti a dispositivi medici nei giovanissimi che arrivano nei pronto soccorso statunitensi. A sostenerlo sono ricercatori della Food and Drug Administration (ente governativo), della Johns Hopkins University e dell’ Office of Surveillance and Biometrics , che hanno studiato per due anni quasi 145mila casi di bambini e adolescenti fino a 21 anni d’età, considerando tredici diverse specialità. Danni da lenti a contatto – presumibilmente in seguito al loro impiego non corretto (leggi buone norme per il loro uso ) – hanno rappresentato il 23% del campione. Hannolente a contatto provocato abrasione/ ulcerazione corneale e congiuntivite in 33.779 casi (su 45.791 al pronto soccorso oftalmico), concentrati soprattutto tra i 16 e i 21 anni e, in minor misura, tra gli 11 e i 15 anni. Molto più sicuri sono gli occhiali: si sono avute lacerazioni dell’occhio oppure del viso, nel 2004 e il 2005, solo in poco più di ottomila casi (per oltre la metà concentrati tra i 6 e i 15 anni). Più in generale le ferite e i danni più frequenti sono stati contusioni o abrasioni, corpi estranei, punture, lacerazioni e infezioni. Gli organi o le zone del corpo più colpite sono , oltre al bulbo oculare, la regione pelvica, le dita, il viso e le orecchie. Nella maggior parte dei casi i giovani hanno corso un rischio moderato. Mentre le bambine hanno avuto più frequentemente problemi tra i 16 e i 21 anni, i maschi sono più ‘spericolati’ e si fanno male maggiormente quando sono più piccoli (soprattutto sotto i 10 anni). Lo studio, concludono i ricercatori, invita naturalmente a “sviluppare interventi per prevenire danni causati da dispositivi” in bambini e adolescenti.

Fonte: Pediatrics (per l’abstract in inglese clicca qui )