Nuove tecnologie e terapie oculari

Retina 2011

Retina 2011Nuove tecnologie e terapie oculari Il 25 e il 26 marzo si è tenuto a Roma il corso di aggiornamento Retina 2011 28 marzo 2011 – Si è trattato di uno degli appuntamenti medico-scientifici più avveniristici dell’anno: a Roma si è svolto il corso di aggiornamento Retina 2011 dal 25 al 26 marzo, che in questa edizione ha avuto come minimo comun denominatore l’ high-tech nel campo oculistico. Sono stati presentati i vantaggi delle tecnologie per scansionare la retina in 3D, la chirurgia robotica, le terapie per trattare l’ AMD , gli interventi di cataratta con strumenti avanzati, i laser contro il diabete, ecc. Prof. Bruno Lumbroso Organizzato dal Prof. Lumbroso – già primario dell’ospedale oftalmico capitolino – e riservato agli specialisti in oftalmologia e agli oculisti, ha visto numerosi relatori italiani e stranieri. Sono stati, tra l’altro, affrontati temi quali le occlusioni venose retiniche (G. Coscas) e la riabilitazione degli ipovedenti (R. Crouzet-Barbati, P. Carelli). Si è parlato, inoltre, dell’importanza degli stili di vita corretti ( in primis l’alimentazione) ai fini della prevenzione della degenerazione maculare legata all’età: un tema che è stato trattato non solo da F. Bandello (S. Raffaele di Milano), ma anche dall’irlandese J. Nolan. Un altro argomento affrontato da più relatori è stato l’autofluorescenza: grazie a lampade speciali è possibile individuare precocemente eventuali degenerazioni retiniche. Tuttavia la strada maestra rimane quella della prevenzione: bisogna intervenire a livello oculare prima che si sia verificato un danno (a volte irreparabile) effettuando periodicamente visite oculistiche di controllo.

Fonte e programma: Progressinmedicina (Notizia pubblicata la prima volta il 22 febbraio 2011)

Ecco la nuova guida sulla disabilità

Ecco la nuova guida sulla disabilità L’ha pubblicata l’Istituto Superiore di Sanità: spiega come rendere esigibili i propri diritti per affrontare le malattie rare 28 marzo 2011 – La guida ha un carattere eminentemente giuridico e contiene le più recenti informazioni che possono aiutare ad affrontare le malattie rare (le patologie che colpiscono non più di 5 persone su 10.000: a livello oculistico le più frequenti sono la retinite pigmentosa e il glaucoma neovascolare). Dal diritto alla salute al riconoscimento dell’invalidità, dall’istruzione al lavoro, dall’esenzione ticket ai benefici fiscali, la nuova pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità presenta i diritti dei disabili e la normativa in vigore per renderli concretamente esigibili. Tra le novità e gli ampliamenti presenti nella guida di quest’anno ci sono non solo le normative riguardanti i disturbi specifici dell’apprendimento, ma anche le norme di riordino del Sistema Sanitario Nazionale , le nuove leggi sui permessi e sulla sede di lavoro , nonché i nuovi dati sulle pensioni . Il volume nasce dalla collaborazione tra il Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità e le Associazioni Crescere-Bologna e Prader Willi-Calabria. La guida “Dai diritti costituzionali ai diritti esigibili” è ora disponibile anche in lingua inglese. Per leggere la pubblicazione clicca qui .

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Staminali allo studio contro l’AMD

Retina colpita da AMD secca

Retina colpita da AMD seccaNegli Usa si possono riprogrammare le cellule: si sta tentando di impiantarle al centro della retina danneggiata24 marzo 2011 – Si tratta di una ‘lunga marcia’ contro la cecità centrale. Alcuni laboratori, tra i quali la Georgetown University (Usa), stanno tentando di trattare la degenerazione maculare legata all’età (AMD) con cellule staminali dette ‘riprogrammate’ (perché ottenute da cellule adulte).

L’AMD è una malattia retinica considerata incurabile nella sua forma più comune (detta secca): colpisce dopo i 55 anni ed è la prima causa di disabilità visiva nei Paesi di maggior benessere. Secondo l’Oms per questa ragione quattro ciechi (o ipovedenti) su dieci nel mondo hanno perso la capacità di vedere centralmente: non possono leggere, riconoscere i volti delle persone o guidare. Quindi in alcuni laboratori si sta tentando di rimpiazzare cellule retiniche perdute con cellule ‘giovani’, staminali riprogrammate che si ottengono attivando degli interruttori genetici nelle cellule adulte dell’individuo stesso, consentendo di evitare il rigetto.Un malato di AMD può osservare una deformazione delle linee rette al centro del campo visivo (fino alla perdita della visione centrale) Secondo ricercatori americani della Georgetown University le cellule riprogrammate hanno le medesime caratteristiche di quelle naturali contenute nell’epitelio pigmentato retinico (che tappezza la retina e ha la funzione fondamentale di nutrire i fotorecettori che, a causa dell’AMD, muoiono).

“Questo – sostiene Nady Golestaneh, che ha diretto la ricerca finanziata dai National Institutes of Health americani e pubblicata su Stem Cell – rende queste cellule delle candidate promettenti per le terapie mirate alla rigenerazione retinica nella degenerazione maculare legata all’età”. A raffreddare gli entusiasmi ricordiamo però problemi tecnici non indifferenti: l’uso dei vettori virali impiegati per trasportare i geni sani da sostituire può provocare delle complicanze. Inoltre le staminali possono non attecchire e persino provocare dei tumori. Infine ricordiamo l’importanza della prevenzione: tra i fattori di rischio dell’AMD ci sono il fumo di sigaretta, una vita sedentaria e una dieta povera perché priva dell’apporto di vitamine, antiossidanti e Omega-3 (contenuti in abbondanza nel pesce grasso) che hanno un effetto protettivo sulla retina.

Fonte principale: Georgetown University

Opere… da toccare

Una copia del Mercurio del Giambologna è esposta al Museo Omero di Ancona

Una copia del Mercurio del Giambologna è esposta al Museo Omero di AnconaOpere… da toccare Il museo Omero di Ancona ora ospita copie del Louvre ad uso di ciechi e ipovedenti 23 marzo 2011 – “Non toccare” è la classica scritta che campeggia di fronte a molte sculture. Esattamente l’opposto sono invitati a fare i visitatori del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, dove ora sono disponibili diciotto opere di una mostra itinerante del Museo del Louvre di Parigi. Venere di Milo Le opere sono copie (in gesso e resina) di una serie di celebri sculture realizzate tra il II secolo a. C. e il XIX secolo d.C.: mostrano cinque movimenti diversi del corpo: lo sforzo, la corsa, il ballo, il riposo e la caduta. I quali potranno essere apprezzati dai visitatori, specialmente ciechi e ipovedenti, almeno nei prossimi cinque anni. Anche il Museo Tattile Multimediale catanese dispone di copie di note opere d’arte conservate al Louvre come, ad esempio, la Venere di Milo; inoltre, la stessa struttura ha messo in mostra anche una copia della celebre testa del David di Michelangelo e modellini di diversi monumenti.

Fonti: Museo Omero di Ancona, Museo Tattile Multimediale di Catania

Ecco l’identikit ematico del futuro diabetico

retina di diabetico trattata col laser

Retina di diabetico trattata col laserEcco l’identikit ematico del futuro diabetico Basterà probabilmente un’analisi del sangue per capire se si rischia di sviluppare la forma meno grave di diabete 21 marzo 2011 – Non serve una palla di cristallo per prevedere un futuro da diabetico. Gli indizi, invece, si trovano nel sangue: in futuro potrebbe bastare una specifica analisi effettuata anche dieci anni prima per capire se c’è il rischio di contrarre la forma meno grave, detta di tipo 2, della malattia da eccesso di zuccheri in circolo. Il diabete può anche peggiorare (diventando di tipo 1) sino a causare seri danni alla retina che possono arrivare all’ipovisione e alla cecità (vedi retinopatia diabetica ). Dunque la prevenzione – che passa per una corretta alimentazione e un sano stile di vita – è la prima arma di difesa contro eventuali danni alla salute, che vanno da problemi al cuore al rischio di ictus, passando per l’insufficienza renale e i danni alla vista.Prelievo del sangue Un’équipe di ricercatori guidati dall’Università di Harvard hanno scoperto che basta studiare i livelli di tre amminoacidi (isoleucina, fenilalanina e tirosina) per ‘leggere’ il futuro sanitario di un individuo a livello di diabete. Il campione che è stato considerato è ragguardevole: 2.422 persone seguite per 12 anni, di cui 201 hanno sviluppato la malattia. I risultati sono stati replicati e confermati. Si è concluso così che un profilo individuale basato degli amminoacidi può aiutare a capire cosa avverrà anche dieci anni dopo. Un notevole passo avanti per la medicina predittiva.

Fonti: Bbc , Nature .

Caro volto, ti riconosco

Fonte: Journal of Vision



Fonte: Journal of Vision”  class=”left” width=”96″ height=”96″ src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2011/03/Volti-sequenza-animaz.gif” />Caro volto, ti riconosco</span> <span > <strong>Nuovo studio sull’attività elettrica del cervello: facce diverse stimolano maggiormente la mente </strong></span>     <span ><em>18 marzo 2011</em> – Con quella faccia un po’ così… diceva una celebre canzone. Tutti sappiamo quanto il riconoscimento dei volti sia fondamentale nella nostra vita. Come esso funzioni è però ancora oggetto di studi: una nuova ricerca è stata recentemente pubblicata sul <em>Journal of Vision</em> da un’équipe universitaria belga<em>.</em></span>    <span >Ai partecipanti sono state presentate 90 serie di volti in rapida successione (3,5 al secondo) e si è studiato come rispondesse il cervello; si è, quindi, operato un confronto tra la risposta cerebrale alla stessa faccia e ad una serie di volti diversi. Si è constatato così che il segnale cerebrale ad una frequenza specifica era molto più ampio se le facce cambiavano. L’analisi ha cui si è fatto ricorso si chiama tecnica dei potenziali evocati stazionari visivi (SSVEP).<span class=

Fonte: Università di Lovanio (Belgio)”  class=”right” width=”300″ height=”46″ src=”https://iapb.it/wp-content/uploads/2011/03/Volti-lab-univ_Lovanio-animaz.gif” /></span></span>    <span >“Il riconoscimento dei volti comprende gli aspetti più complessi della percezione e della memoria e, per questa ragione, capire com’esso funzioni ha un’implicazione <img decoding=di ampia portata”, ha affermato Bruno Rossion, ricercatore presso il Dipartimento di psicologia dell’Istituto di neuroscienze dell’Università cattolica di Lovanio, in Belgio. “In ultima analisi, attraverso una migliore comprensione di questa funzione faremo straordinari progressi per capire come il cervello operi nel suo complesso, sviluppando strumenti per rilevare le sue disfunzioni che speriamo di poter contribuire a rimediare”. L’incapacità di riconoscere un volto può essere dovuta a varie cause, che possono persino essere locali, ad esempio retiniche: se muoiono le cellule della macula, ad esempio a causa della degenerazione maculare legata all’età, spesso si perde la visione centrale. Però la degenerazione può presentarsi persino a livello della corteccia cerebrale, in particolare nella zona posteriore del cervello: in questo caso si può essere affetti dalla malattia di Alzheimer o da altre patologie come l’autismo. Dunque questo test potrebbe essere impiegato anche nella diagnosi di malattie neurodegenerative cerebrali.

Fonti: ARVO , Journal of Vision .

Quando la dieta protegge la vista

Il pesce fa bene alla vista (specialmente quello grasso)

Gli acidi grassi contenuti nel pesce hanno un effetto protettivo sul centro della retina: lo conferma uno studio Usa condotto su oltre 38mila donne

Che rapporto c’è tra il consumo di pesce e una buona vista? Il legame c’è e si vede in quattro casi su dieci. Con uno studio condotto negli Stati Uniti dall’Università di Harvard (Boston) e da una struttura ospedaliera ad essa affiliata, pubblicato nel 2011 su Arch. Ophth., è più chiaro che chi assume molti acidi grassi [[contenuti, ad esempio, nel tonno e nel salmone]] protegge meglio l’area centrale della retina dai danni degenerativi. Riducendo, quindi, il rischio di essere colpiti da AMD (degenerazione maculare legata all’età), malattia oculare che può provocare la perdita della visione centrale soprattutto negli anziani.Il pesce fa bene alla vista (specialmente quello grasso)

Analizzando i dati relativi a oltre 38mila donne, i ricercatori – finanziati tra l’altro dai National Institutes of Health statunitensi – hanno constatato che, sulla base di questionari fatti compilare a distanza di 10 anni, il rischio di essere colpiti da AMD dimunuisce del 42% in chi mangia pesce una o più volte la settimana (in confronto a chi decide di mangiarlo al massimo una volta al mese).

Secondo dati OMS del 2010 i ciechi e gli ipovedenti che hanno perduto la vista a causa dell’AMD sono circa il 6% (su 285 milioni), ma questa percentuale diventa circa sette volte più elevata nei Paesi di maggior benessere. Attualmente la malattia oculare è considerata incurabile nella sua forma secca (la più diffusa), mentre per la forma umida esistono dei trattamenti che possono rallentarne l’evoluzione.

Fonti: JAMA and Archives Journals/ Archives of Ophthalmology , Oms

Pagina pubblicata il 15 marzo 2011. Ultima modifica: 3 agosto ’18.

Visione 3D di reti neurali

Visione 3D di reti neurali Evidenziati i percorsi degli impulsi bioelettrici retinici grazie a una nuova tecnica di microscopia elettronica: i risultati pubblicati su Nature 11 marzo 2011 – Come abili detective sono riusciti a seguirne le tracce. Gli scienziati tedeschi dell’Istituto per la ricerca medica Max Planck hanno ‘inseguito’ attentamente gli impulsi bioelettrici che viaggiano attraverso la retina per capire come funzionino le reti neurali che ci consentono di vedere. Osservando che – come si legge sulla rivista Nature – il funzionamento della struttura delle connessioni retiniche è asimmetrico e, pertanto, consente di distinguere le diverse direzioni da cui provengono gli stimoli luminosi. Per sondare i segreti del fine tessuto nervoso che capta le immagini gli scienziati hanno combinato diverse tecniche: hanno usato un microscopio elettronico a fluorescenza per determinare la direzione preferita dalle cellule retinicheStruttura arborea di un neurone gangliari e, grazie a un colorante sensibile al calcio, hanno evidenziato l’attività cellulare ‘innescata’ dai fotoni. Per farlo hanno analizzato tutte le traiettorie colorate all’interno di ‘fettine’ di retina prelevate dalle cavie di laboratorio: usando un bisturi provvisto di una punta di diamante hanno ottenuto strati mille volte più piccoli del diametro di un capello. Quindi hanno ricostruito in 3D le connessioni cellulari (sinapsi) facendo scansioni ripetute dei tessuti retinici col microscopio elettronico. Hanno così potuto studiare il percorso esatto degli stimoli che viaggiano tra le cellule nervose, le quali hanno la forma di un piccolo albero. Insomma, è stato possibile esaminare e rappresentare accuratamente i dendriti (ramificazioni) delle cellule nervose gangliari e di quelle amacrine ad esse connesse. I ricercatori hanno notato come le cellule gangliari funzionino a ‘senso unico’: inviano l’impulso al cervello solo se lo stimolo luminoso arriva da sinistra oppure da destra [ clicca qui per vedere il video]. Questo avviene perché, secondo Nature, l’occhio deve selezionare alla

Fonte gli stimoli rilevanti prima che arrivino al cervello (probabilmente perché così evita di sovraccaricarlo). “Per la prima volta – ha concluso il ricercatore Winfired Denk, uno degli autori della ricerca – strutture cellulari minute possono essere ora osservate ad una risoluzione elevata in più ampie porzioni di tessuto. In futuro questa procedura giocherà anche un ruolo indispensabile nel chiarimento delle configurazioni dei tessuti di tutte le regioni del sistema nervoso”. Referenza originale: Kevin L Briggman, Moritz Helmstaedter, Winfried Denk, “Wiring specificity in the direction-selectivity circuit of the retina”, Nature , 10th March 2011

Fonti: Max-Planck-Gesellshaft , Nature

Ultima modifica: 3 maggio 2011.

Gli italiani promuovono gli ospedali

posto letto

posto lettoGli italiani promuovono gli ospedali Indagine condotta dall’ Osservatorio con l’Istat su 54mila persone. Però per Cittadinanzattiva permane il problema delle liste d’attesa eccessive 10 marzo 2011 – Complessivamente soddisfatti degli ospedali, lamentano però liste d’attesa sovente troppo lunghe: sono gli italiani che vengono ‘dipinti’ sulla base sia del nuovo Rapporto Osservasalute (2010) che del precedente Rapporto di Cittadinanzattiva ( Pit Salute 2010 ). Secondo quest’ultimo l’oculistica si è piazzata quarta tra le specialità con tempi d’attesa troppo lunghi per quanto concerne gli interventi chirurgici (a partire dalla cataratta). Secondo Osservasalute il giudizio degli italiani è complessivamente positivo sull’assistenza ricevuta in ospedale durante il ricovero (e le giornate di degenza si sono ridotte rispetto al passato). L’indagine, relativa al biennio 2007-9, è stata eseguita assieme all’Istat su un campione di circa 24 mila famiglie – per un totale di circa 54mila individui – distribuite in circa 850 Comuni italiani di diversa ampiezza demografica. “C’è una quota molto contenuta di giudizi negativi (cittadini poco o per niente soddisfatti) sull’assistenza durante il ricovero, riferibile all’assistenza medica e infermieristica, mentre un po’ più insoddisfacente è stata giudicata la qualità del vitto”, ha spiegato Antonio Giulio de Belvis, Ricercatore Segretario Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane. A livello nazionale ben il 36,1% delle persone reduci da un ricovero si dichiara molto soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta e il 52,8% abbastanza soddisfatto; invece i cittadini dichiaratisi “molto insoddisfatti” non raggiungono il 4% e quelli dichiaratisi “poco soddisfatti” sono il 7,8%. Però al Sud i livelli di soddisfazione sono sempre più bassi della media nazionale. Negli ospedali italiani i ricoveri continuano a diminuire e parallelamente si riducono le giornate di degenza. Dal 2001 al 2008 il tasso grezzo di ospedalizzazione complessivo del livello nazionale si è ridotto di circa 22 punti percentuali (da 214,6 a 192,8 per mille abitanti). Questo è dovuto sia a una precisa politica portata avanti dagli esecutivi e sia alla tendenza, ormai consolidata, al ricorso al day hospital .

Fonti: Osservasalute , Cittadinanzattiva.

Il glaucoma si ‘guarda’ nei geni

Dna rotante

Dna rotanteIl glaucoma si ‘guarda’ nei geni C’è una componente ereditaria della malattia oculare che non va mai trascurata. Fondamentale il trattamento precoce 9 marzo 2011 – Se hai un familiare affetto dalla seconda malattia oculare più diffusa al mondo, il glaucoma, non bisogna perdere tempo: è consigliabile sottoporsi a controlli oculistici periodici con una certa frequenza. Che la sua ‘firma’ sia genetica è stato confermato ora da una nuova ricerca condotta presso il Jackson Laboratory a Bar Harbor (Maine, Usa). Tra i cambiamenti biochimici rilevati nelle cavie di laboratorio colpite da glaucoma senile c’è un’alterazione della cosiddetta ‘cascata del complemento’, attivata dal sistema immunitario, che implica l’alterazione dei livelli di una proteina chiamata endotelina 2. I ricercatori hanno scoperto che, agendo a livello genetico su questi cambiamenti con un’opportuna terapia farmacologica, si può impedire che le cavie stesse sviluppino il glaucoma. Dunque, la strategia dei ricercatori è quella di inibire l’espressione patologica di un gruppo di geni per poter bloccare alla

Fonte l’evoluzione della malattia. Tuttavia, va detto che queste ricerche sono per ora sperimentali e, almeno ai giorni nostri, si può operare solo sugli effetti: si prescrivono colliri per abbassare la pressione oculare oppure si pratica un intervento chirurgico per creare una valvola di sfogo dell’umore acqueo, facilitandone il deflusso. Il glaucoma, se diagnosticato per tempo, è considerato curabile nel senso: si può rallentare moltissimo la sua evoluzione ed evitare o limitare i danni al nervo ottico causati generalmente da una pressione dell’occhio eccessiva. Se invece, le cellule nervose iniziano a morire il campo visivo si restringe progressivamente (visione tubulare) fino all’ipovisione e alla cecità. Il glaucoma senile colpisce in età avanzata. Più in generale parliamo però di una patologia oculare che diventa sempre più frequente col passare del tempo, soprattutto a partire dai 40 anni. Il rischio di subire danni alla vista è sempre in agguato: un check-up che preveda la misurazione della pressione oculare (tono) è sempre consigliabile.

Leggi anche: “Una settimana per salvare la vista

Fonte: Jackson Laboratory