Più prevenzione sanitaria per i migranti

Da sinistra John Dalli (Commissario Ue per la Salute), Ferruccio Fazio (Ministro della Salute) e Zsuzsanna Jakab (Oms Europa)

Da sinistra John Dalli (Commissario Ue per la Salute), Ferruccio Fazio (Ministro della Salute) e Zsuzsanna Jakab (Oms Europa)Più prevenzione sanitaria per i migranti Bisogna provvedere alla loro salute, ma secondo la Commissione Ue bisogna ridimensionare gli allarmismi 14 aprile 2011 – “Dobbiamo attuare la prevenzione in casi come l’attuale circostanza migratoria: dobbiamo adottare approcci per seguire i migranti, per provvedere alla loro sicurezza, incolumità, salute e per far sì anche che noi offriamo una completa protezione ai nostri cittadini”. Lo ha affermato il Commissario per la Salute dell’Unione europea, John Dalli, intervenuto il 13 aprile a Roma presso il Dicastero della Salute in una conferenza stampa congiunta con Zsuzsanna Jakab dell’Oms (Europa) e al Ministro della Salute Ferruccio Fazio. L’evento, organizzato dal Ministero della Salute italiano, in collaborazione con la Commissione Europea Direzione Generale Salute e Protezione dei Consumatori e con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Ufficio Regionale per l’Europa, ha riunito Ministri, Segretari di Stato e funzionari di alto livello provenienti da Italia, Cipro, Francia, Grecia, Malta, Spagna e Ungheria, insieme ai rappresentanti dell’OMS Ufficio Regionale per il Mediterraneo Orientale, dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), e del Centro Europeo per Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC). “Non siamo qui riuniti perché c’è una crisi – ha rassicurato il Commissario Ue per la salute Dalli – ma per prevenirla”, sottolineando come la Commissione europea abbia tutti gli strumenti per affrontare il problema sanitario e umanitario. Dal canto suo il Ministro Fazio ha sostenuto che il fenomeno dei migranti per motivi legati alle condizioni nei Paesi d’origine, in questo periodo prevalentemente africani, è unMinistero della Salute (sede di Roma Eur) “problema molto vissuto, cronico, e non solo acuto (che si presume possa terminare a breve)”. Però bisogna agire tempestivamente, ha ricordato Fazio, “per rafforzare la preparazione dell’Europa per un aumento possibile della domanda di assistenza”. Se da un lato, quindi, bisogna aumentare la capacità di sorveglianza sanitaria attraverso un maggiore coordinamento tra Paesi, dall’altro lato occorre un sostegno economico più sostanzioso; ma è indispensabile anche sottolineare la necessità del rispetto dei diritti umani. A livello sanitario esiste sia un problema di malattie croniche (i profughi, se già si curano, spesso smettono di farlo) e sia quello di patologie contagiose tipo la tubercolosi (in Tunisia ha colpito il 23% della popolazione nel 2009 mentre in Italia il 9%). Va detto, inoltre, che il fenomeno è divenuto più grave per un indebolimento del sistema ospedaliero in atto nei Paesi Nord-africani (soprattutto in Libia). “Gli sviluppi della crisi nord africana aggiungono una dimensione di urgenza sanitaria alle sfide presentate dai movimenti di popolazioni – ha dichiarato il Direttore Regionale OMS per l’Europa Zsuzsanna Jakab –. Dobbiamo assicurare che i nostri sistemi sanitari siano in grado di fronteggiare le esigenze poste dall’aumento dei fenomeni di migrazione. Ogni migrante o richiedente asilo, e in particolare quelli più vulnerabili, fisicamente feriti o affetti da patologie croniche, o provati da un ambiente sovraffollato e da un viaggio impegnativo, dovrebbero poter avere un accesso tempestivo a cure sanitarie di qualità”. “Comunque – ha aggiunto Jakab – la maggior parte dei migranti sono persone sane”. Dal gennaio 2011, 27 000 migranti, l’80% dei quali di origine tunisina, hanno raggiunto le coste europee. “Anche se in questa fase, le migrazioni – si legge nelle Raccomandazioni Conclusive dell’incontro – non hanno causato problemi alla salute del tipo e delle dimensioni che potrebbero costituire un rischio per i sistemi sanitari dei paesi mediterranei dell’Unione europea (UE), e dell’Europa in generale, è importante essere consapevoli delle esigenze sanitarie delle popolazioni migranti costituite da gruppi eterogenei [e] adottare misure adeguate per far fronte ad eventuali necessità, che possono includere sistemi di sorveglianza per le malattie infettive, tra cui malattie emergenti e o ri-emergenti”. I migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, dovrebbero ricevere un tempestivo accesso ai servizi sanitari essenziali (si tratta anche di un prerequisito per proteggere la salute della popolazione dei Paesi ospitanti). In particolare, i partecipanti hanno concordato i seguenti principi principali:Migranti – garantire a tutti i migranti il ​​il diritto alla salute ed evitare di puntare il dito contro lo stranieri in base a pregiudizi secondo cui le popolazioni che arrivano dal Nord Africa rappresenterebbero una minaccia per la salute pubblica (il rischio di un’epidemia di malattie tropicali importate come la malaria, il colera, la tubercolosi, o le febbri emorragiche virali è molto improbabile); – rafforzare la preparazione e la risposta nei paesi dell’Unione europea per fronteggiare un eventuale aumento del fabbisogno di cure sanitarie per malattie croniche (per prevenire le epidemie di malattie infettive, e per affrontare le criticità ambientali, con il supporto tecnico dell’ECDC e dell’OMS); – rafforzare la cooperazione e la solidarietà internazionali sugli aspetti di sanità pubblica della crisi – col sostegno della Commissione Europea, degli Uffici Regionali dell’OMS e con il coordinamento delle Nazioni Unite –, coinvolgendo anche la società civile;migliorare la raccolta e la condivisione di informazioni attraverso strumenti esistenti (Regolamento Sanitario Internazionale) così come la ricerca, l’analisi e la formazione sugli impatti delle migrazioni sulla salute;valutare l’assegnazione delle risorse finanziarie a livello europeo alla preparazione e alla risposta dei sistemi sanitari sulle conseguenze delle migrazioni su larga scala (punto da discutere alla prossima riunione del Consiglio dei Ministri della Salute della UE che si terrà il 6 giugno 2011 a Lussemburgo). Ultimo aggionamento: 15 aprile 2011.

Link utile e

Fonte di riferimento: Ministero della Salute

Giornata europea dei diritti del malato

18 aprile 2011: giornata europea dei malati

18 aprile 2011: giornata europea dei malatiGiornata europea dei diritti del malato Si celebra il 18 aprile. Intanto a Bruxelles si sono incontrate una cinquantina di associazioni di pazienti I malati non solo rivendicano il loro diritto ad avere maggiori informazioni sulla propria salute, a prevenire le patologie e a un trattamento personalizzato, ma anche alla privacy, ad adeguati standard di qualità e al reclamo: sono questi alcuni dei punti contenuti nella Carta europea dei diritti del malato. In vista della Giornata Ue dedicata proprio ai pazienti, che si celebrerà per la quinta volta il prossimo 18 aprile, torna sulla scena il desiderio di sapere, di conoscere e di essere tutelati anche nelle proprie patologie. John Dalli, Commissario Ue alla saluteNell’anno europeo del volontariato l’11 e il 12 aprile si sono riunite a Bruxelles una cinquantina di associazioni che hanno dialogato col Commissario Ue alla Salute John Dalli. I principali obiettivi dell’appuntamento sono stati quelli di accrescere la consapevolezza dei diritti delle persone colpite da malattie in tutti i Paesi europei, presentando al contempo un rapporto sulla situazione attuale in 20 Stati Ue, frutto di audizioni dei pazienti stessi. Inoltre è stato conferito un premio per le buone pratiche della politica sanitaria. Infine si è parlato della nuova direttiva sulle cure transfrontaliere . “I diritti dei pazienti – scrive Cittadinanzattiva – stanno diventando una preoccupazione sempre maggiore delle istituzioni europee”. La stessa associazione, insieme a un gruppo di organizzazioni civiche europee, diede vita nel 2002 alla Carta europea per i diritti del malato, frutto di un lavoro congiunto tra il Tribunale per i Diritti del Malato e di 15 organizzazioni civiche partner della rete europea di Cittadinanzattiva (Active citizenship network). Infine, ricordiamo che, a livello oculistico, è stata redatta dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e da AMD Alliance International una carta dei diritti del paziente colpito da maculopatia ( clicca qui per leggerla). Per il programma della Giornata europea dei diritti del malato a Bruxelles clicca qui .

Fonti principali: Cittadinanzattiva , Euclidnetwork. Pagina pubblicata l’11 aprile 2011. Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2011.

Sguardo globale

Edificio Oms a Ginevra

Edificio OMS a GinevraSguardo globale La Giornata mondiale della salute si è celebrata il 7 aprile: è stata dedicata alla farmaco-resistenza è stata dedicata alla resistenza ai trattamenti (che i microbi possono sviluppare) la Giornata mondiale della salute che si è celebrata il 7 aprile assieme all’Oms. Le malattie infettive, infatti, vanno affrontate nel mondo più appropriato, non utilizzando impropriamente gli antibiotici: sia che si tratti di malaria , di tubercolosi oppure – a livello oculare – di patologie quali la congiuntivite o la cheratite . Logo Oms Secondo l’Oms la resistenza antimicrobica rappresenta un problema globale perché è causa di morte, ostacola il controllo delle malattie infettive, rischia di farci tornare a un’era precedente all’uso degli antibiotici, fa aumentare i costi dell’assistenza sanitaria, danneggia il commercio e le economie. Per questo è stata sottolineata l’importanza di combattere la resistenza ai farmaci. “Dunque, l’uso inappropriato degli antibiotici – precisa l’Istituto Superiore di Sanità italiano – offre condizioni favorevoli per l’emergere, il diffondersi e il persistere di microrganismi resistenti”. Un aspetto su cui il nostro Ministero della Salute ha insistito spesso. Quindi la campagna dell’Oms è stata improntata alla sensibilizzazione dei cittadini nei confronti di patologie quali l’Aids (che ha persino complicanze oculari), la malaria e la tubercolosi. Solo per quest’ultima malattia lo scorso anno sono stati riscontrati 440mila casi di resistenza a più medicinali che, fino ad oggi, è stata osservata in 69 Paesi. L’Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a mettere in atto più politiche e a migliorare le pratiche che servono “per prevenire e affrontare l’emergenza di ceppi ultra-resistenti e ad offrire una cura appropriata a coloro che sono gravemente colpiti da questi microbi”. Nota: può provocare retinopatia.

Fonti principali: OMS , ISS (Notizia pubblicata il 31 marzo . Ultimo aggiornamento: 8 aprile 2011)

Sviluppate staminali retiniche in una struttura 3D

Sviluppate staminali retiniche in una struttura 3D Ricercatori giapponesi hanno riprodotto in laboratorio i primi stadi di formazione del bulbo oculare partendo da cellule embrionali di topo Una struttura simile alla retina di un embrione di topo è stata sviluppata partendo da cellule staminali. Sono riusciti a ottenerla ricercatori giapponesi dell’ Istituto Riken a Kobe. Per ora, tuttavia, la sua funzionalità non è stata dimostrata. L’obiettivo a lungo termine dei ricercatori è quello di creare in laboratorio un occhio vero e proprio da cui prelevare il tessuto retinico.Calice ottico formato partendo da cellule staminali embrionali di topo (Foto: Istituto Riken, Giappone) I ricercatori giapponesi hanno dimostrato che anche in vitro si attua il programma genetico contenuto nelle staminali embrionali murine, consentendo loro di strutturarsi progressivamente mediante una serie di meccanismi regolatori propri della formazione del bulbo oculare. Le staminali, infatti, sono come i componenti di una grande orchestra che, quando suona bene, dà luogo a una bella sinfonia. Analogamente la generazione di un organo completo richiede – si legge nel sito di Nature – “l’orchestrazione di tante interazioni cellulari per ingenerare comportamenti cellulari collettivi che servono a modellare i tessuti che si sviluppano”. Per ora, scrivono i ricercatori, “abbiamo dimostrato la formazione dinamica e autonoma della struttura del calice ottico (retina primitiva) da aggregati di cellule staminali embrionali di topo in Formazione in quattro fasi del calice ottico da cellule staminali di topo (Immagine originale: Istituto Riken, Giappone)una coltura tridimensionale”. Ciò significa che Yoshiki Sasai e i suoi colleghi hanno emulato lo sviluppo embrionale degli occhi dei topi: le cellule staminali, poste in una coltura adatta assieme a una serie di fattori di crescita, si sono organizzate in una struttura che somiglia a un occhio rudimentale: nella coltura 3D il calice ottico ha formato un tessuto retinico stratificato. “Questo approccio – aggiunge Nature, che ha dedicato la copertina alla scoperta – potrebbe avere importanti applicazioni per la terapia basata su staminali per la riparazione della retina”. Un tessuto retinico realizzato in laboratorio “potrebbe aprire la strada a trattamenti per le malattie oculari umane, incluse alcune forme di cecità” (in particolare per l’impiego di cellule che potenzialmente potrebbero essere sfruttate per ‘ripararé la retina danneggiata). Nonostante i molti commenti entusiasti va sottolineato però come, allo stato attuale, la scienza medica non consenta ancora il trapianto di retina. Ancora più lontano è l’obiettivo dello sviluppo di una retina funzionante in vitro realizzata con cellule proprie. Però altri ricercatori sono riusciti a innestare cellule staminali in retine danneggiate di cavie di laboratorio e a farle sviluppare fino a un corretto inserimento nel tessuto retinico ricevente. In conclusione, nonostante la ricerca guardi lontano, ancora lontano appare l’obiettivo della creazione di una retina funzionante in laboratorio e, tanto meno, la formazione di un occhio intero. Referenza originale : “Self-organizing optic-cup morphogenesis in three-dimensional culture“, Mototsugu Eiraku, Nozomu Takata, Hiroki Ishibashi, Masako Kawada, Eriko Sakakura,Satoru Okuda, Kiyotoshi Sekiguchi, Taiji Adachi & Yoshiki Sasai, Nature, Volume 472, Pages: 51–56, 7 April 2011, doi:10.1038/nature09941 Notizia pubblicata il 7 aprile 2011.

Ultima modifica: 5 maggio.

Fonte: Nature

Quell’occhio che non ‘respira’

Retina di diabetico

Retina di diabeticoQuell’occhio che non ‘respira’ I diabetici affetti da dispnea notturna corrono maggiori rischi di contrarre retinopatia diabetica e neuropatia 6 aprile 2011 – Respirare male fa male alla vista, almeno se si è diabetici. Un nuovo studio condotto presso l’Università di Birmingham (Uk) su 231 persone, di cui 149 colpite dal tipo due (che possono controllare con la dieta l’eccesso di zuccheri nel sangue), ha dimostrato che in chi è diabetico la dispnea notturna causa più facilmente retinopatia . I ricercatori inglesi hanno scoperto che la retina era gravemente malata due volte più spesso nei diabetici che respiravano male la notte (48% contro il 20% che respirava bene). Non solo, ma con la dispnea notturna è aumentato anche il rischio di neuropatia (60% contro 22%). La retinopatia diabetica è considerata, nei Paesi di maggior benessere, la principale causa di cecità in età lavorativa. Secondo l’Oms il diabete colpisce a livello mondiale oltre 220 milioni di persone nel mondo: può essere considerata una sorta di ‘epidemia’ silenziosa. Per l’Istat solo in Italia i diabetici rappresentano il 4,8% della popolazione: sono poco meno di tre milioni, che dovrebbero eseguire controlli periodici del fondo oculare . Il problema è rappresentato non solo dal grado di scompenso del diabete (valore della glicemia), ma anche dalla differenza tra massimo e minimo del livello di zuccheri nel sangue. Controllare la glicemia aiuta anche a proteggere la retina! Nota: Si tratta di una malattia cronica non contagiosa. Tra i fattori di rischio ci sono, oltre a una dieta scorretta e alla sedentarietà, anche la familiarità.

Fonte principale: Diabetes UK

Più cervello coi colori

Più cervello coi colori Imparare i loro nomi aumenta la materia grigia nell’area deputata al riconoscimento cromatico 5 aprile 2011 – Il cervello aumenta di volume e di densità quando si imparano i nomi dei colori. Lo rileva un nuovo studio sino-americano pubblicato nel sito ufficiale della rivista scientifica PNAS. Grazie a una risonanza magnetica del cervello si sono scattate delle ‘fotografie’ durante l’apprendimento di nuovi termini. Simulando il modo in cui imparano i bambini si è visto come questa attività ‘plasmi’ efficacemente delle aree della corteccia cerebrale sinistra. Il cervello è ancora più plastico di quanto si ritenesse in precedenza: imparando intensivamente i nomi delle sfumature del verde e del blu l’équipe di ricercatori ha rilevato un suo accrescimento e un aumento della sua densità in sole due ore. Referenza originale: “Learning new color names produces rapid increase in gray matter in the intact adult human cortex”, Veronica Kwok, Zhendong Niu, Paul Kay, Ke Zhou, Lei Mo, Zhen Jin, Kwok-Fai So, and Li Hai Tan, PNAS 2011 ; published ahead of print April 4, 2011, doi:10.1073/pnas.1103217108

Fonte: PNAS

I check-up hanno guardato alle scuole

Controllo oculistico di bambino con madre

Controllo oculistico di bambino con madreI check-up hanno guardato alle scuole Nel frusinate si è svolta una campagna di prevenzione dei disturbi oculari Unità mobile oftalmica (camper attrezzato per i controlli oculistici gratuiti) 4 aprile 2011 – Ci prendiamo cura dei bambini partendo dai loro occhi. Ad Alatri si sono conclusi oggi i controlli oculistici gratuiti nelle scuole primarie. I check-up, iniziati lo scorso 21 marzo, sono stati effettuati da un medico oculista che ha lavorato a bordo di un’Unità mobile oftalmica messa a disposizione dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità, il cui Comitato locale ha organizzato l’iniziativa assieme all’Unione italiana ciechi di Frosinone. In particolare hanno aderito all’iniziativa due scuole elementari del comune di Alatri (primo e secondo circolo). La Croce Rossa Italiana di Frosinone ha fornito due volontari al giorno per supportare l’oculista durante le visite, a cui si è aggiunto un volontario del servizio civile dell’Unione. Notizia pubblicata il 21 marzo.

Ultima modifica: 7 aprile.

Fonte: Uici (Fr)

Liste d’attesa sul web a metà

internauta

internautaListe d’attesa sul web a metà I siti di regioni, pubbliche amministrazioni e strutture sanitarie riportano più spesso che in passato i tempi delle prestazioni 4 aprile 2011 – Più liste d’attesa sul web. Le riporta circa la metà dei siti web di regioni, pubbliche amministrazioni e strutture sanitarie, con un trend in crescita negli ultimi cinque anni. Lo scrive il Ministero della Salute presentando i risultati di una sua indagine condotta dalla Direzione generale della Programmazione sanitaria. Lo studio – effettuato a novembre dello scorso anno – mostra un miglioramento sostanziale rispetto ai risultati precedenti: secondo la ricerca condotta nel 2009, infatti, solo il 34% dei siti ufficiali riportava le liste d’attesa.Ministero della Salute (sede di Roma Eur) “La disponibilità delle nuove tecnologie di comunicazione, in particolare Internet e la rete, hanno modificato – scrive il Ministero della Salute – attitudini e prassi dell’informazione, trasformando l’accesso alle informazioni e facendolo divenire un diritto primario per tutti i cittadini”. Dunque, il Dicastero della Salute vuole ancora più trasparenza e affidabilità informativa per la gente e gli operatori sanitari. Ovviamente occorrerà un ulteriore incremento e aggiornamento delle notizie che riguardano le liste d’attesa presenti nei siti ufficiali di strutture sanitarie, pubbliche amministrazioni e regioni.

Fonte: Ministero della Salute

Quella tiroide che influenza la percezione dei colori

tiroide

Esame micrografico a fluorescenza della retina di topo sano (in alto evidenziati i coni) in confronto a retina di topo ipotiroideo (in basso). Foto: Martin Glossmann, Max Plack GesellshaftQuella tiroide che influenza la percezione dei colori Esperimenti condotti sulla cavie di laboratorio attestano che gli ormoni tiroidei controllano i pigmenti visivi 30 marzo 2011 – Un mondo meno a colori per chi soffre di seri problemi alla tiroide? Dai risultati di un nuovo studio sembrerebbe di sì, almeno potenzialmente. Infatti l’ormone prodotto dalla ghiandola ricopre un ruolo fondamentale nel controllare i pigmenti visivi prodotti nei coni, i fotorecettori retinici che consentono la visione cromatica: lo sostengono studiosi dell’Istituto di ricerca tedesco Max Planck, dell’università di Francoforte e di Vienna. Sebbene le conclusioni siano basate su studi condotti con cavie di laboratorio, i ricercatori ipotizzano che i risultati possano essere estesi anche agli esseri umani: una deficienza dell’ormone prodotto dalla tiroide inficerebbe la ricchezza della percezione cromatica del mondo.tiroide “Fino ad oggi – scrive l’Istituto di ricerca Max Planck – il controllo della produzione dell’opsina (proteina fotosensibile contenuta nei coni retinici, ndr) era considerato un fenomeno legato allo sviluppo. […] Questo studio dimostra come la produzione di opsina nei coni maturi continui a dipendere dai livelli di ormone tiroidei”. Insomma, regolando i livelli degli ormoni prodotti dalla tiroide è possibile, come se fosse una centralina di controllo, controllare “dinamicamente e reversibilmente” per tutta la vita i livelli di opsina contenuti nei coni. Una carenza degli ormoni tiroidei si può avere a causa di una carenza di iodio nella dieta, per fattori genetici oppure per l’asportazione chirurgica della tiroide. In questo caso potrebbe esserci un’alterazione dei livelli di opsina e, dunque, della visione dei colori. Il motivo per cui però quest’ipotesi non è stata ancora riscontrata negli esseri umani è – puntualizzano i ricercatori tedeschi –, presumibilmente, che “i sintomi generali delle deficienza dell’ormone tiroideo sono tanto gravi che la terapia viene instaurata prima che le alterazioni dei livelli di opsina nei coni si manifestino”.

Fonte: Max-Planck-Gesellschaft

Alla ricerca delle cause genetiche della cataratta giovanile

CopertinaAlla ricerca delle cause genetiche della cataratta giovanile Esistono meccanismi in comune col glaucoma giovanile: lo sostengono ricercatori su Science 29 marzo 2011 – Scrutare a fondo il codice genetico per rintracciare le cause della cataratta giovanile: lo ha fatto un’équipe internazionale di ricercatori, che ha da poco pubblicato un lavoro su Science. Tutti gli scienziati hanno unito i loro sforzi con un unico intento: dimostrare come, qualora manchi un gene all’RNA o questo sia difettoso, possa insorgere la cataratta giovanile sia negli esseri umani che nelle cavie di laboratorio. Il gene si chiama Tdrd7: senza di esso lo sviluppo del cristallino risulta compromesso perché non viene sintetizzata una proteina essenziale alla sua costituzione. Inoltre – per motivi ancora da chiarire – sale la pressione dell’occhio, con conseguente danno al nervo ottico. Questo può avvenire durante lo sviluppo oculare anche se il gene è solamente difettoso. La ricerca ha messo in luce, inoltre, che un meccanismo genetico simile provoca il glaucoma giovanile. Una mancanza del gene Tdrd7 riduce notevolmente il numero di granuli dell’RNA, i quali fungono da regolatori dell’attività dell’RNA messaggero contenuto all’interno della cellula, il cui compito primario è trasportare informazioni dal DNA del nucleo al citoplasma per produrre la proteine. Se questa catena s’interrompe non viene più prodotta la proteina fondamentale per il corretto sviluppo oculare e per proteggere le cellule dallo stress (ossidativo). Col passare degli anni, quindi, il quadro clinico può peggiorare: la pressione dell’occhio sale e può compromettere la vista per danni irreparabili al nervo ottico. In conclusione i ricercatori stanno cercando di capire meglio il ‘linguaggio’ dei geni per prevenire l’insorgenza di malattie oculari come il glaucoma giovanile o la cataratta giovanile, intervenendo precocemente sui geni malfunzionanti oppure inserendo i geni mancanti. Anche se l’obiettivo terapeutico appare lontano dal punto di vista della concreta applicazione clinica, è stato fatto un altro passo avanti nella direzione di un approccio terapeutico avveniristico. Note: alcuni di assi lavorano alla Harvard Medical School di Boston, al Brigham and Women’s Hopital e al Jackson Laboratory. Referenza originale: “Mutations in the RNA Granule Component TDRD7 Cause Cataract and Glaucoma”, Salil A. Lachke, Fowzan S. Alkuraya, Stephen C. Kneeland, Takbum Ohn, Anton Aboukhalil, Gareth R. Howell, Irfan Saadi, Resy Cavallesco, Yingzi Yue, Anne C-H. Tsai, K. Saidas Nair, Mihai I. Cosma, Richard S. Smith, Emily Hodges, Suad M. AlFadhli, Amal Al-Hajeri, Hanan E. Shamseldin, AbdulMutalib Behbehani, Gregory J. Hannon, Martha L. Bulyk, Arlene V. Drack, Paul J. Anderson, Simon W. M. John, and Richard L. Maas, Science 25 March 2011: 1571-1576.

Fonti: Science , Jackson Laboratory .