‘Illuminati’ nuovi meccanismi della visione

Full-size image‘Illuminati’ nuovi meccanismi della visione I geni ‘in rete’ regolano l’espressione di una proteina fotosensibile 10 giugno 2011 – Una nuova luce è stata gettata sui meccanismi genetici che regolano la visione. Il modo in cui i vari geni interagiscono è ora un po’ meno misterioso grazie a un’équipe internazionale di ricercatori che hanno lavorato sia negli Usa che in Giappone e in Germania. Il lavoro – finanziato tra l’altro dal National Eye Institute americano – è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell. Per comprendere come vengano regolati geneticamente i meccanismi della visione gli scienziati hanno studiato il moscerino della frutta (drosophila) evidenziando come diversi geni lavorino assieme mettendosi ‘in rete’ tra loro. Nell’occhio della drosophila le modalità d’espressione delle rodopsine – proteine sensibili alla luce – determinano almeno otto diversi sottotipi di fotorecettori . Si è scoperto che l’espressione delle rodopsine è regolata da un fattore di trascrizione genetico chiamato defective proventriculus (dve). “Sappiamo che i geni operano in combinazione – ha affermato Robert Johnston, uno degli autori dello studio, che lavora presso l’Università di New York –, ma la coerenza dell’interazione tra i tipi cellulari non è ben compresa. Noi abbiamo dimostrato come queste reti funzionino collegando diversi tipi cellulari, con un meccanismo che fa sì che le rodopsine siano presenti nelle cellule giuste”.

Fonti: Cell , New York University.

Oms, oltre un miliardo i disabili nel mondo

Rapporto pubblicato con la Banca Mondiale: i governi intervengano contro le barriere architettoniche

Più di un miliardo. A tanto ammontano i disabili calcolati su una popolazione pari a circa sei miliardi e mezzo di persone. La stima ci arriva da una fonte autorevole qual è l’OMS che, assieme alla Banca Mondiale, nel 2011 ha pubblicato il suo primo rapporto sulla disabilità nel mondo. Sollecitando al contempo i governi a prendere provvedimenti per migliorare i servizi e i programmi per liberare il potenziale delle persone che, in quindici casi su cento, soffrono di qualche menomazione (tra cui quella visiva).

Tra i problemi proposti ci sono anche le ormai celebri barriere architettoniche che, in qualche modo, rappresentano una forma di discriminazione. Mediamente i disabili hanno non solo una salute peggiore, ma sono anche meno istruiti, hanno meno opportunità lavorative e un tasso più elevato di povertà.

“La disabilità – ha puntualizzato l’ex Direttrice Generale dell’Oms Margaret Chan – fa parte della condizione umana. Quasi ognuno di noi, in qualche momento della vita, diverrà permanentemente o temporaneamente disabile. Dobbiamo fare di più per spezzare le barriere che segregano i disabili, che vengono spinti forzatamente ai margini della società”.

Nella maggior parte dei casi la cecità e l’ipovisione sono evitabili. Secondo i dati pubblicati nel 2010 i disabili visivi erano 285 milioni, una cifra che si è ridotta a 253 milioni in occasione della pubblicazione del più recente Rapporto OMS del 2017.

Per leggere il Rapporto mondiale sulla disabilità 2011 clicca qui.

Pagina pubblicata il 10 giugno 2011. Ultima modifica: 12 ottobre 2018

Fonte: Oms

Battaglia genetica contro le degenerazioni retiniche

Battaglia genetica contro le degenerazioni retiniche Bloccando due molecole di microRNA si potrebbe prevenire la degenerazione maculare legata all’età 7 giugno 2011 – Bloccare la crescita anomala di vasi sanguigni che infestano la retina. È lo scopo di una ricerca condotta presso il Southwestern Medical Center, che ha consentito di individuare due piccole molecole di Rna – chimicamente ‘cugine’ del Dna – in grado di sopprimere lo sviluppo incontrollato di vasi in malattie oculari come la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). Durante lo studio, condotto negli Stati Uniti, i ricercatori sono riusciti a rendere ‘silenti’ due membri della famiglia dell’Rna (miR-23 e miR-27), che possono causare neovascolarizzazione coroideale, provocando la perdita della visione centrale in seguito a emorragie locali (ad esempio nel caso della cosiddetta forma essudativa dell’AMD, considerata quella più grave perché a più rapida evoluzione). Generalmente il corpo è capace di bilanciare i fattori di accrescimento dei vasi sanguigni (VEGF) con quelli inibitori (anti-VEGF). Quando si crea uno squilibrio, tuttavia, si possono presentare una serie di patologie debilitanti. L’inibizione della proteina che stimola la formazione dei capillari è una delle strade a cui si ricorre per combattere le malattie vascolari retiniche: “Vogliamo vedere – ha affermato Shusheng Wang, coautore dello studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences – se una combinazione di microRNA e di farmaci antiangiogenici (normalmente impiegati contro la forma umida dell’AMD, ndr) possano avere un effetto sinergico sulla progressione della degenerazione maculare”.

Fonte: UT Southwestern Medical Center

Ultima modifica: 9 giugno 2011

I rischi del fumo secondo l’Istituto Superiore di Sanità

Campagna contro il fumo passivo (Oms)

Campagna contro il fumo passivo (Oms)I rischi del fumo secondo l’Istituto Superiore di Sanità Tracciato l’identikit del fumatore italiano: giovani più consapevoli, ma il vizio non tramonta 7 giugno 2011 – Il nuovo allarme si chiama polonio ed è contenuto nelle sigarette: lo ha denunciato la settimana scorsa l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il quale ha evidenziato che si tratta di una sostanza cancerogena, una delle più potenti contenute nel fumo. “I valori ottenuti dalle analisi – scrive l’ISS – sul tabacco… hanno rivelato che il rischio biologico per un fumatore di 20 sigarette al giorno per un anno sarebbe paragonabile a circa 25 radiografie al torace”. Il polonio, una sostanza radioattiva, è contenuto nei fertilizzanti usati nelle piantagioni di tabacco (ricchi di polifosfati contenenti radio e piombo). “Con la combustione delle sigarette – puntualizza l’Istituto Superiore di Sanità – il fumo diventa radioattivo e piombo e polonio raggiungono l’apparato broncopolmonare”. Inoltre secondo l’AMD Alliance il tabacco accresce anche il rischio di provocare una malattia oculare quale la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ). L’amante delle “bionde” in Italia ha iniziato a fumare a 17 anni influenzato dagli amici e fuma mentre guida. Il problema è che generalmente non conosce i centri antifumo ed è contrario a estendere il divieto nelle aree pubbliche aperte. La salute... può andare in fumo Nel Belpaese la percentuale dei fumatori che ha iniziato prima dei 15 anni è diminuita costantemente negli ultimi tre anni: 19,8% nel 2009, 17,8% nel 2010 e 15,7% nel 2011. A fronte degli 11,8 milioni di tabagisti, pari al 22,7% della popolazione, si collocano 7,8 milioni, pari al 15% della popolazione, che hanno smesso di fumare da più 6 anni (per motivi di salute o per una maggiore consapevolezza dei danni). Secondo l’ISS in Italia l’80,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non ha mai fumato. È la percentuale nettamente maggiore rispetto a tutte le altre fasce di età. Il 72,8% dei giovani fumatori tra 15-24 anni fuma meno di 15 sigarette al giorno. I giovani tra i 15-24 anni rappresentano l’unica fascia di età in cui in Italia il numero dei fumatori è diminuito tra il 2010 e il 2011 (dal 21,9% al 18,8%). L’Oms ha sottolineato, in occasione della Giornata mondiale contro il tabacco che si è celebrata lo scorso 31 maggio, che quest’anno il fumo ucciderà nel mondo quasi 6 milioni di persone, compresi 600mila non fumatori (a causa del fumo passivo). Se non si correrrà ai ripari entro il 2030 le vittime potrebbero salire, sempre stando all’Oms, a 8 milioni.

Fonti principali: ISS, AMD Alliance, Oms.

Alla ricerca delle cause dell’occhio secco

Alla ricerca delle cause dell’occhio secco Scienziati dell’Università di Harvard hanno individuato cellule che promuovono l’infiammazione oculare 6 giugno 2011 – Sistema immunitario sotto controllo per combattere l’ occhio secco . Ricercatori dell’Università di Harvard hanno capito il ruolo di cellule chiamate natural killer (NK) a livello oculare; mentre normalmente forniscono un sistema di protezione naturale, possono diventare un boomerang perché capaci di promuovere l’infiammazione degli occhi. L’esperimento è stato condotto su due gruppi di cavie di laboratorio. Il primo di essi era normale, mentre nel secondo le cellule NK erano state artificialmente ridotte. Quando in entrambi i gruppi è stato indotto l’occhio secco si è constatato che la patologia si è manifestata meno gravemente nelle cavie in cui le cellule NK erano diminuite. “Di occhio secco soffrono milioni di persone negli Stati Uniti – ha affermato Yihe Chen dello Schepens Eye Research Institute, che lavora presso il Massachusetts Eye and Ear Infirmary del dipartimento di oftalmologia della Harvard Medical School di Boston –. Il nostro studio ha promosso un’ulteriore comprensione della patogenesi dell’occhio secco, il che è fondamentale per sviluppare nuovi trattamenti e migliorare la qualità della vita di persone affette dalla patologia”.

Fonte: Federation of American Societies for Experimental Biology

Zone retiniche rigenerate con le staminali

Cavia di laboratorio

Cavia di laboratorioZone retiniche rigenerate con le staminali Ottenute nuove cellule ‘di ricambio’ dalla pelle di cavie di laboratorio. Però sono ancora lontane le prospettive di cura per gli esseri umani 20 maggio 2011 – Miglior vista… ma da topo. Negli Stati Uniti si è riusciti a migliorare le capacità visive di cavie di laboratorio utilizzando cellule staminali per riparare la retina danneggiata. Però gli embrioni questa volta non c’entrano: sono state usate cellule adulte della pelle che, mediante un intervento genetico, sono state ringiovanite ‘artificialmente’ per poi essere innestate laddove il tessuto retinico era compromesso. Nell’impresa – che gli scienziati in futuro puntano a replicare sugli esseri umani – è riuscito un prestigioso istituto di ricerca americano che fa capo all’Università di Harvard, lo Schepens Eye Research Institute . Lo studio, in cui si parla di ampie aree retiniche rigenerate, è stato pubblicato sulla rivista PLOS One e, sebbene ancora sperimentale, promette sviluppi per trattare malattie come la degenerazione maculare legata all’età (la cui forma secca è incurabile), la retinite pigmentosa, la retinopatia diabetica e altre patologie della retina più o meno comuni. Staminali ripogrammate si trasformano in neuroni “Mentre altri ricercatori – sottolinea Budd A. Tucker, il direttore dello studio, dell’Università dello Iowa – hanno avuto successo nel convertire le cellule cutanee in cellule pluripotenti indotte (iPSCs) e, di conseguenza, in neuroni retinici, riteniamo che sia la prima volta che questo livello di ricostruzione e di ripristino della funzione retinica sia stato rilevato”. Scoperte dai giapponesi nel 2006, le staminali ottenute da cellule adulte mediante riprogrammazione genetica danno speranza a milioni di persone colpite da malattie degenerative. Tuttavia, bisogna tenere conto del rischio di tumore: se lo sviluppo delle staminali non è I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra), (Fonte: Summagallicana) correttamente indirizzato si può verificare un ‘impazzimento’ cellulare che può essere dannoso per la salute. Le cellule staminali da trapiantare sono state introdotte negli occhi di topi colpiti da degenerazione retinica causata da una mutazione genetica. L’équipe di ricercatori ha poi effettuato un esame dell’attività elettrica della retina (ERG) e ha constatato un suo aumento significativo nel tessuto retinico appena ricostruito. Di fatto il livello di attività elettrica è stata all’incirca la metà di quella di una retina sana. I ricercatori hanno visto che, stimolando con la luce le cellule fotorecettrici integrate nella retina, si rilevava nei neuroni un segnale bioelettrico assente nell’occhio non trattato. I passi successivi saranno quelli di ripetere l’esperimento su un numero più ampio di animali colpiti da degenerazione retinica per poi, infine, possibilmente sottoporre gli esseri umani ad esperimenti analoghi. Però le prospettive di cura sugli esseri umani restano ancora lontane perché i tempi di sperimentazione e di verifica dei risultati – che si spera vengano confermati – sono decisamente lunghi.

Fonte: Schepens Eye Resarch Institute

Oms, occhio alle due minacce

OMS, edificio del quartiere generale di Ginevra

OMS, edificio del quartiere generale di GinevraOms, occhio alle due minacce Malattie infettive e patologie croniche i due problemi fondamentali per la salute mondiale 18 aprile 2011 – Il mondo è stretto in una morsa tra i rischi di malattie infettive e quelle croniche. Lo scenario presentato dall’Oms – in occasione della pubblicazione, venerdì 13 maggio, delle statistiche sulla salute mondiale 2011 – non è roseo. Infatti le malattie non trasmissibili rappresentano una piaga planetaria: si va dal diabete al cancro, passando per l’ictus e le patologie cardiache che, nel loro complesso, causano i due terzi dei decessi sulla Terra. L’invecchiamento della popolazione mondiale – che vede l’Italia nel gruppo di testa con 20 anziani su 100 – e la diffusione dei fattori di rischio delle patologie sono associati principalmente alla globalizzazione e all’urbanizzazione. Il controllo di questi fattori è essenziale anche per la salute visiva: bisogna contrastare soprattutto il vizio del fumo, la vitaIl fumo fa male anche alla salute visiva: smetti di fumare! sedentaria e le diete sbagliate così come l’abuso di alcol. Questi sono, a giudizio dell’Oms, tra gli aspetti più critici che – aggiungiamo noi – aumentano anche il rischio di contrarre la degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia degenerativa della retina che può causare cecità centrale: provoca una perdita delle capacità visive a partire dai 55 anni. Attualmente, sottolinea ancora l’Oms, quattro uomini su dieci e una donna su undici ancora fumano, mentre una persona su otto è obesa. Il sovrappeso e l’obesità, che possono essere associate a molte patologie, sono troppo diffuse anche nei Paesi benestanti. I quali devono guardare con maggiore incisività al miglioramento dei loro stili di vita anche per… tutelare la vista.

Fonte principale: OMS

Ultima modifica: 6 giugno 2011

Più sicurezza on-the-road

L’Oms rilancia: fondamentale salvare vite, promuoviamo la guida sicura

Cerchiamo di viaggiare più sicuri sulle strade. Sia che si guidi la macchina o che si preferisca andare a piedi, l’Oms invita a prestare maggiore attenzione alla vita on-the-road. Tanto più che l’11 maggio 2011 è partito il “Decennio d’iniziative per la sicurezza stradale 2011-2020”. Un modo per invitare i governi ad un maggiore impegno per la prevenzione degli incidenti e una maniera per invitare l’opinione pubblica a prestare più attenzione alla guida senza rischi che, tra l’altro, passa anche per i controlli oculistici periodici.

Gli incidenti automobilistici, avverte l’Oms, sono diventati la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Quasi 1,3 milioni di persone perdono la vita ogni anno per questa ragione, cifra che potrebbe salire a 1,9 milioni entro il 2020. Inoltre, questi incidenti causano ogni anno tra i 20 e i 50 milioni di feriti senza esito fatale. “Si stima – puntualizza il Ministero della Salute italiano nel suo sito ufficiale – che nel 2030 gli incidenti stradali saranno la 5° causa di morte nel mondo se non si pianificheranno azioni preventive”.

L’Oms giocherà un ruolo nel coordinare gli sforzi globali in questo decennio e controllerà i progressi fatti nel raggiungere gli obiettivi per ridurre i rischi sulla strada. L’Agenzia dell’Onu per la salute continuerà a sostenere le iniziative che mirano a ridurre la cattiva pratica di bere e poi mettersi alla guida; inoltre punta a far moderare la velocità, invita a mettere il casco, le cinture e a rispettare le norme di protezione dei bambini. Ovvio che ovunque sia fondamentale il buon funzionamento del pronto soccorso.

“I Paesi e le comunità odierne stanno prendendo provvedimenti essenziali per salvare vite sulle nostre strade e sulle autostrade”, ha affermato la direttrice generale dell’Oms Margaret Chan. “Gli incidenti automobilistici – ha concluso – sono una preoccupazione crescente per la salute e per lo sviluppo che riguarda tutte le nazioni”.

Fonti principali: WHO , Ministero della Salute
Pagina pubblicata il 6 maggio 2011

Persona… in riabilitazione

Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Martini

Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario MartiniPersona… in riabilitazione Presentato a Roma il nuovo Quaderno del Ministero della Salute 4 maggio 2011 – La riabilitazione deve avere al centro delle sue attenzioni la persona nel suo complesso. Con questa impostazione di fondo è stato presentato ieri a Roma il nuovo Quaderno del Ministero della Salute. “Per sviluppare al meglio le potenzialità di salute della Persona in una presa in carico globale e unitaria – scrive il Ministro della Salute Ferruccio Fazio nella prefazione al volume –, la riabilitazione, storicamente considerata il terzo elemento del percorso sanitario insieme alla prevenzione e alla terapia”, deve contribuire a realizzare la piena “valorizzazione dell’attività fisico-motoria, cognitiva e motivazionale, nella tempestività della presa in cura fin dalla fase acuta, nell’integrazione tra le cure”. L’obiettivo numero uno resta sempre quello del recupero dell’autonomia.Ministero della Salute La pubblicazione – presentata dal Ministro della Salute congiuntamente al Sottosegretario Martini – ha l’obiettivo di fornire indicazioni sui modelli organizzativi ed operativi efficaci: è necessario un buon coordinamento per dare seguito alla domanda di salute delle persone con disabilità. Tra le tematiche trattate: l’analisi della riabilitazione in Italia, l’esigenza di un continuum assistenziale, un modello organizzativo a rete, il futuro della ricerca sulla riabilitazione. “Nel corso degli ultimi decenni – è scritto nel volume – la percentuale della popolazione con disabilità è andata via via crescendo”: l’incremento è da attribuire principalmente all’invecchiamento della popolazione generale. Il Quaderno si conclude, quindi, sottolineando l’importanza della capacità di ascolto, la necessità di una maggiore responsabilizzazione dei pazienti ai fini di una buona riabilitazione nonché il bisogno di condividerla maggiormente. Insomma, è utile che nell’ambiente (o, meglio, nella famiglia e nella comunità) tutti contribuiscano al successo di uno stesso progetto riabilitativo.

Link utile: Ministero della Salute

Ultima modifica: 6 maggio 2011.

Invecchiare in salute

L'attività fisica fa bene alla salute anche se si è anziani

L'attività fisica fa bene alla salute anche se si è anzianiInvecchiare in salute Un aumento del 45% degli over 65: è previsto dall’Ue tra il 2008 e il 2030 in Europa. Sempre più comuni le malattie degenerative La vecchiaia avanza a grandi passi tra la popolazione europea e mondiale. Tra il 2008 e il 2030 l’Ue prevede un aumento del 45% degli over 65. Lo si è sottolineato il 2 maggio a Bruxelles, in occasione di un incontro mirato a discutere le strategie per migliorare la salute e la qualità della vita della terza età. “L’attività e l’invecchiamento ­in salute – ha spiegato John Dalli, Commissario europeo per la Salute – è centrale per i nostri cittadini. Il nostro obiettivo comune è quello di aumentare di due anni la Il Commissario per la Salute Ue John Dallimedia degli anni in salute entro l’anno 2020”. Ovviamente sono e saranno sempre più diffuse malattie tipiche della terza età, quali le malattie cronico-degenerative: a livello oculare parliamo, in particolare, di AMD , cataratta, retinopatia diabetica e retinopatia ipertensiva . Il boom della terza età, quindi, prosegue a livello planetario. Questo è tanto più vero per il Vecchio Continente, che si conferma tale non solo di nome ma anche di fatto. “Secondo le stime più recenti a livello mondiale – hanno scritto De Luca d’Alessandro, Bonacci e Giraldi, dell’Università Sapienza di Roma, su Clinica Terapeutica – il numero di persone con più di 60 anni raddoppierà dal numero attuale di 756 milioni a 1400 milioni entro il 2030. In Italia, entro il 2050, il 34,6% della popolazione avrà più di 65 anni. Questo avrà implicazioni importanti per la salute”. Inoltre, osservano ancora i ricercatori della Sapienza, “non ci sono solo fattori fisici, ma anche psicologici, cognitivi e sociali”: nella diagnosi e nel trattamento medico tutti questi fattori dovrebbero essere considerati assieme.

Fonti: Ue , Università Sapienza .

Pagina pubblicata il 3 maggio 2011.

Ultima modifica: 4 maggio.