L’AIMO guarda alle patologie oculari L’Associazione Italiana Medici Oculisti ha tenuto a Roma il 3° Congresso Nazionale lo scorso 26 ottobre Dalla diagnostica delle malattie oculari fino alla loro cura. In occasione del 3° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO) – che si è svolto a Roma il 26 ottobre – si è parlato di numerose patologie: glaucoma , affezioni della cornea, malattie retiniche ereditarie e maculopatie (esistono anche dei test genetici per una diagnosi precoce). Un intervento di chirurgia oculare è stato trasmesso in diretta dall’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro. Esso ha coronato i corsi sulla chirurgia della cataratta, sull’impianto nell’occhio di lenti per la correzione dell’astigmatismo e di lenti multifocali nonché sulla chirurgia refrattiva (ad esempio sul laser per correggere la miopia).L’appuntamento è stato articolato in corsi della durata di quattro ore ciascuno, rivolti principalmente a medici oculisti. ____ Ad esempio retinite pigmentosa, amaurosi congenita di Leber, malattia di Best, ecc. Clicca qui per consultare il programma completo
Fonte principale: AIMO Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2012. Pagina pubblicata per la prima volta il 13 settembre 2012
Blefaroplastica, il rischio dell’occhio seccoStudio Usa: l’operazione alle palpebre provoca secchezza oculare in oltre un quarto dei casi 24 ottobre 2012 – Il rischio di occhio secco è dietro l’angolo in oltre un quarto dei casi se ci si sottopone a un intervento alle palpebre. La blefaroplastica è un’operazione chirurgica generalmente a carattere estetico, ma in alcuni casi può essere necessaria per ripristinare la corretta funzionalità delle palpebre. Su 892 casi presi in considerazione dai ricercatori per dieci anni, circa il 26,5% delle persone sottoposte a intervento alle palpebre ha dichiarato di soffrire di problemi di secchezza oculare.Tuttavia sono disponibili gel umettanti e lacrime artificiali per evitare fastidi oculari in caso di occhio secco. Inoltre molte volte i benefici superano quello che potrebbe essere un comune fastidio che si potrebbe presentare dopo l’intervento.L’occhio secco è una sindrome che può colpire anche dopo altri interventi chirurgici che riguardano la superficie oculare, quali il laser per la miopia o altri difetti refrattivi. Vedi anche: Malattie delle palpebre
Non più ciechi (forse) con l’occhio bionico Solo poco più della metà dei malati di retinite pigmentosa vede qualcosa con la retina elettronica23 ottobre 2012 – Che l’occhio bionico ridia la vista a tutti i ciechi è un mito scientifico postmoderno da sfatare. Solo alcuni non vedenti, quasi esclusivamente malati di retinite pigmentosa, possono ricevere un impianto di retina artificiale. Una volta impiantata questa protesi elettronica, solo poco più della metà dei malati – il 54% ossia 15 ciechi su 28 – vede qualcosa e riesce a rilevare oggetti in movimento. A queste conclusioni è pervenuto un recente studio sull’occhio bionico condotto sulla protesi da 60 elettrodi (ne esiste però un’altra con una definizione più elevata da 1500 pixel). Il meccanismo su cui si basa l’occhio bionico è l’amplificazione dei segnali bioelettrici che la retina naturale, seppur malata, ancora riesce ad emettere; le sue cellule devono aver preservato, dunque, un minimo di vitalità. Va inoltre detto che – ammesso che la sperimentazione vada a buon fine e che gli effetti collaterali siano accettabili – la visione è esclusivamente in bianco e nero, per flash successivi e limitata al centro del campo visivo (con un’ampizza di circa 11 gradi). Insomma, si tratta dei primi passi della “visione artificiale”. Una visione che un uomo di Prato, a cui è stata impiantata la protesi retinica lo scorso anno, ha assimilato a parvenze: egli ha dichiarato di sentirsi come l’uomo della caverna di Platone descritto nel dialogo “La Repubblica“ (clicca qui per approfondire).
Salviamo dalla cecità chi ha l’AMD umida Lanciata da Per Vedere Fatti Vedere onlus una campagna contro le limitazioni ai trattamenti offerti dal Sistema Sanitario Nazionale per i malati della forma più grave di degenerazione maculare legata all’età 23 ottobre 2012 – “Salviamo dalla cecità decine di migliaia di pazienti con degenerazione maculare senile” (AMD): è questo lo slogan della campagna lanciata questo mese da Per Vedere Fatti Vedere – onlus fondata dalla Società Oftalmologica Italiana (SOI) – con cui si chiede al Ministero della Salute e all’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) di abolire i limiti esistenti all’impiego delle iniezioni intravitreali. Si tratta di anti-VEGF (farmaci che inibiscono o rallentano la proliferazione di vasi dannosi per la retina), utili per trattare la forma umida dell’AMD, quella più grave perché ad evoluzione più rapida, che può colpire il centro della retina generalmente dopo i 55 anni. Pertanto la SOI chiede di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale una delibera AIFA (che risale a 14 luglio 2011) che riguarda l’abolizione del limite per cui la cura non può essere offerta anche a chi vede meno di 2/10 (poi tale pubblicazione sarebbe effettivamente avvenuta sulla Gazzetta del 6 dicembre 2012, ndr ). La stessa SOI chiede, inoltre, che venga immediatamente cancellato il limite del secondo occhio (per cui se una persona è già stata trattata a un occhio non ha diritto alla cura del secondo attraverso il Servizio Sanitario Nazionale): occorre allineare l’Italia agli altri Paesi occidentali, dove tali discriminazioni non esistono. “Al momento le iniezioni intravitreali – sottolinea la onlus Per Vedere Fatti Vedere – sono l’unica terapia disponibile per i pazienti con degenerazione maculare senile umida, una grave patologia oculare che colpisce soprattutto gli anziani e che porta alla perdita progressiva della vista, fino alla cecità. Con un calcolo prudenziale, nel nostro Paese si stima che colpisca almeno 110.000 persone. In Italia, unico caso tra i paesi occidentali, la cura della degenerazione maculare senile con le iniezioni intravitreali è garantita dal SSN con inaccettabili limitazioni”. Il trattamento non viene però erogato a chi ha meno di 2/10 di visus (con la migliore correzione ossia con lenti): “Questo limite – afferma Lidia Buccianti, direttore di Per Vedere Fatti Vedere onlus – impedisce di fatto a chi ne ha più bisogno di mantenere quella visione residua in grado di garantire l’autosufficienza e una vita dignitosa. Per un paziente con meno di 2/10, riacquistare anche solo 1/10 significa poter passare da una condizione di dipendenza ad una vita ancora autonoma, cosa fondamentale per molti anziani che oggi vivono soli”. “Attualmente – scrive ancora Per Vedere Fatti Vedere onlus – il trattamento viene erogato, incredibilmente, per un occhio solo. Chi è affetto da degenerazione maculare senile in tutte e due gli occhi deve poterli curare entrambi con la copertura del Servizio Sanitario Nazionale e mantenere in tutti e due gli occhi quella visione residua che può permettere di condurre una vita autosufficiente”. “L’età media degli italiani si sta alzando, la nostra società sta progressivamente invecchiando, e l’incidenza della degenerazione maculare legata all’età è destinata ad aumentare notevolmente – conclude Buccianti – si prevede un aumento di casi di DMS (ossia di AMD, ndr) del 31% nel decennio 2010-2020, con un conseguente aumento dei costi sociali per ipovisione e cecità”. La onlus Per Vedere Fatti Vedere conclude, quindi, considerando i costi elevatissimi della cura con le iniezioni intravitreali: “al momento attuale chi ha i soldi può permettersi di curarsi privatamente, chi non li ha va incontro alla perdita della vista”. L’accesso alle cure è considerato, tuttavia, un diritto che deve essere garantito a tutti i pazienti senza discriminazioni anche per questo motivo: i costi per le cure sarebbero nettamente inferiori ai costi che la società italiana dovrà sostenere per la cecità dei pazienti che non ha curato adeguatamente.
Riconoscere le allergie oculariLa congiuntivite allergica è spesso associata a rinite, starnuti e, naturalmente, a occhi arrossati 22 ottobre 2012 – Starnuti improvvisi, occhi arrossati e naso che cola. Sono tutti sintomi che potrebbero essere una spia di un’allergia oculare (ad esempio di una congiuntivite allergica), la cui diagnosi è importante per approntare eventuali terapie. In uno studio anticipato on-line dalla rivista Allergy si legge che “l’allergia oculare include parecchi quadri clinici differenti, che possono essere considerati disturbi da ipersensibilità della superficie oculare”. Tuttavia, proseguono i ricercatori, “i sintomi dell’allergia oculare sono spesso, ma non sempre, associati ad altre manifestazioni allergiche, il più delle volte alla rinite”.Se si sospetta un’allergia è importante sottoporsi a prove allergometriche o ad analisi del sangue specifiche. In genere vengono prescritti dall’oculista colliri e farmaci antistaminici, in grado di ridurre i sintomi. In caso di secchezza oculare al risveglio possono anche essere prescritti specifici gel oculari antistaminici. Contro la rinite allergica esistono spray specifici.Dietro consiglio dell’allergologo, infine, può essere opportuno fare ricorso ai cosiddetti vaccini (terapie desensibilizzanti specifiche) che, introducendo nell’organismo dosi crescenti di ciò a cui si è allergici, mira a ridurre la reazione eccessiva dell’organismo a pollini, alimenti, ecc. In alcuni casi, tuttavia, l’allergico non risponde al vaccino e, dunque, deve cercare di avere un adatto stile di vita, cercando di evitare gli ambienti dove è maggiormente presente l’allergene e facendo uso dei farmaci che consentono di contenere i sintomi.Negli ultimi anni c’è stato un aumento notevole delle allergie anche infantili. Tra le ipotesi che spiegano questo incremento c’è anche quella della nociva associazione di pollini e smog. Inoltre sembra che bambini cresciuti in ambienti eccessivamente antisettici possano in seguito manifestare ipersensibilità in ambienti ricchi di potenziali allergeni.
Malati cronici oltre la metà degli anziani Cittadinanzattiva: in Italia nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni almeno il 50% delle persone ha una o più malattie croniche19 ottobre 2012 – Almeno una persona su due tra i 65 e i 74 anni di età in Italia soffre di una o più patologie croniche (tra cui quelle oculari) e solo il 30% di esse dichiara di essere in buona salute. A far luce sulle problematiche dell’assistenza socio-sanitaria agli anziani malati cronici e sulle loro famiglie è l’XI Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità “Emergenza famiglie, l’insostenibile leggerezza del Welfare”, presentato questa settimana da Cittadinanzattiva. Ad occuparsi della cura ed assistenza all’anziano malato cronico è, in più della metà (56%) dei casi, un solo nucleo familiare. Ciascuna famiglia dedica mediamente all’assistenza del familiare anziano oltre 5 ore al giorno. Il 12,2% degli ultrasessantacinquenni vive uno stato di povertà relativa e il 5,4% di povertà assoluta.Il Rapporto – basato su dati Istat 2011 – nasce da informazioni acquisite da 28 delle 86 associazioni nazionali, rappresentative di oltre 100 mila cittadini affetti da patologie croniche.
Disabili, Italia tra gli ultimi come protezione socialeCensis: nel modello italiano molte responsabilità gravano sulle famiglie 18 ottobre 2012 – Italia tra gli ultimi Stati in Europa per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Lo attesta una ricerca realizzata dal Censis (promossa dalla Fondazione Cesare Serono) sui bisogni ignorati delle persone portatrici di handicap, basata sul confronto con gli altri Paesi europei dell’offerta di servizi per cronici e disabili da parte della sanità italiana.In Italia si spendono 438 euro pro-capite annui, meno della media europea (531 euro), decisamente lontani dal Regno Unito (754 euro). Indietro nell’inserimento lavorativo, poche risorse per la scuola. Il modello italiano rimane assistenzialistico e molte responsabilità sono “scaricate” sulle famiglie.Ancora più grande è la sproporzione tra le misure erogate sotto forma di prestazioni economiche e quelle sotto forma di beni e servizi. In quest’ultimo caso il valore pro-capite annuo in Italia non raggiunge i 23 euro, cioè meno di un quinto della spesa media europea (125 euro), un importo lontanissimo dai 251 euro della Germania e pari a meno della metà perfino della spesa rilevata in Spagna (55 euro). Tra i disabili sono stati considerati, naturalmente, anche quelli visivi.
Sondaggio condotto su oltre 5000 persone: durante l’invecchiamento la perdita della vista è il problema di salute più sentito dopo la perdita della memoria
Il timore di piombare nell’oscurità si aggira per l’Europa. Oltre 5000 persone sono state intervistate in cinque Paesi dell’Unione europea: la paura di perdere la vista preoccupa oltre il doppio delle persone rispetto ai problemi cardiaci, respiratori o al diabete (che, per inciso, può provocare anche retinopatia diabetica ). È questa la conclusione di un sondaggio effettuato dal Forum europeo contro la cecità (E-FAB).La perdita della vista è risultata la principale preoccupazione, negli anziani, dopo la perdita della memoria a livello di salute. Oltre la metà degli intervistati (53%) hanno dichiarato di essere preoccupati per la grave riduzione della vista e dalla cecità durante l’invecchiamento; inoltre, hanno affermato chi sistemi sanitari nazionali dovrebbero dedicare più risorse alla prevenzione della perdita della funzionalità visiva.“I risultati di questo sondaggio – ha affermato N. Sharma di AMD Alliance International – confermano che molte persone classificano la perdita della vista e la cecità prevenibile (per l’Oms l’80% dei casi a livello mondiale, ndr) come un grande problema personale di salute ed è ragionevole pensare che, per quanto ne sappiamo, il rischio di cecità dovuto alle malattie retiniche stia aumentando. Quasi i due terzi delle persone interpellate hanno dichiarato che una diagnosi tardiva e la mancanza di check-up oculistici regolari sono grandi ostacoli alla diagnosi, il che suggerisce che abbiamo bisogno di maggiori investimenti nei servizi oculistici per vincere la sfida della prevenzione della cecità in Europa”.
Sondaggio condotto su oltre 5000 persone: durante l’invecchiamento la perdita della vista è il problema di salute più sentito dopo la perdita della memoria
Il timore di piombare nell’oscurità si aggira per l’Europa. Oltre 5000 persone sono state intervistate in cinque Paesi dell’Unione europea: la paura di perdere la vista preoccupa oltre il doppio delle persone rispetto ai problemi cardiaci, respiratori o al diabete (che, per inciso, può provocare anche retinopatia diabetica ). È questa la conclusione di un sondaggio effettuato dal Forum europeo contro la cecità (E-FAB).La perdita della vista è risultata la principale preoccupazione, negli anziani, dopo la perdita della memoria a livello di salute. Oltre la metà degli intervistati (53%) hanno dichiarato di essere preoccupati per la grave riduzione della vista e dalla cecità durante l’invecchiamento; inoltre, hanno affermato chi sistemi sanitari nazionali dovrebbero dedicare più risorse alla prevenzione della perdita della funzionalità visiva.“I risultati di questo sondaggio – ha affermato N. Sharma di AMD Alliance International – confermano che molte persone classificano la perdita della vista e la cecità prevenibile (per l’Oms l’80% dei casi a livello mondiale, ndr) come un grande problema personale di salute ed è ragionevole pensare che, per quanto ne sappiamo, il rischio di cecità dovuto alle malattie retiniche stia aumentando. Quasi i due terzi delle persone interpellate hanno dichiarato che una diagnosi tardiva e la mancanza di check-up oculistici regolari sono grandi ostacoli alla diagnosi, il che suggerisce che abbiamo bisogno di maggiori investimenti nei servizi oculistici per vincere la sfida della prevenzione della cecità in Europa”.
Il consumo di sigarette negli anziani tende a far opacizzare il cristallino
Il cristallino tende a diventare opaco non solo con l’età, ma anche a causa del fumo. Che esista una relazione tra il consumo di sigarette e la cataratta era già stato ipotizzato, ma un’équipe di ricercatori cinesi ha esaminato molti studi scientifici già pubblicati, facendone una puntuale rassegna.
Nonostante la cataratta possa essere rimossa chirurgicamente sostituendo il cristallino divenuto opaco con un cristallino artificiale, dove l’intervento non è a carico dello Stato – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – ci sono molte persone che non possono permettersi l’intervento chirurgico e, quindi, diventano ipovedenti o cieche (in questo caso, tuttavia, la loro condizione è reversibile).
Durante la ricerca è stata confrontata la prevalenza della cataratta nei fumatori con persone che non avevano mai fumato. Non solo persone che prima fumavano correvano rischi più elevati di incorrere nella cataratta, ma l’incidenza più elevata si è osservata negli anziani che ancora fumavano. In particolare si è constatato soprattutto un incremento dei casi di cataratta nucleare (opacizzazione del nucleo centrale del cristallino) e di cataratta subcapsulare posteriore (l’opacizzazione ha colpito la parte retrostante della capsula che contiene la lente) mentre, invece, un terzo tipo non si è manifestato con una frequenza più elevata (detto “corticale“ perché superficiale). E’ importante smettere di fumare anche per prevenire un’altra malattia oculare, che colpisce il centro della retina: la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Precedenti studi hanno dimostrato, infine, che l’esercizio fisico regolare è importante sia per ridurre il rischio di contrarre la cataratta che la degenerazione maculare, oltre che per mantenere in salute l’organismo nel suo complesso (clicca qui per approfondire).