Verso un nuovo piano mondiale per la prevenzione della disabilità visiva

Edificio dell'Oms a Ginevra

Edificio dell'Oms a GinevraVerso un nuovo piano mondiale per la prevenzione della disabilità visiva Il documento sarà approvato quest’anno dall’Oms e riguarderà il periodo 2014-2019 4 febbraio 2013 – L’ok a un nuovo piano mondiale per la prevenzione della cecità si avvicina a grandi passi. Infatti l’Oms ha stabilito che quest’anno dovrà essere approvato il nuovo documento che riguarda la salute oculare e le strategie politico-sanitarie planetarie. A farlo dovrà essere l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità che si terrà dal 20 al 28 maggio 2013. Il futuro documento avrà validità quinquennale (2014-2019). Attualmente esiste una bozza di documento dell’Oms, in cui sono elencate le finalità, le azioni e gli strumenti per combattere la cecità e l’ipovisione nel mondo (attualmente si stima che ci siano 39 milioni di non vedenti e 246 milioni di ipovedenti). Complessivamente si mira ad ampliare l’azione da parte degli Stati: i programmi di prevenzione che hanno già avuto successo devono essere incorporati stabilmente entro i rispettivi sistemi sanitari nazionali (specialmente nei Paesi in via di sviluppo). Per far questo c’è bisogno però di investire più risorse ed eventualmente di chiedere anche l’eventuale coinvolgimento del settore privato. Si mira, insomma, ad adottare un approccio su vasta scala proprio per ottenere grandi risultati, necessari soprattutto in aree meno sviluppate del mondo, concentrate in Africa e in Sud America (soprattutto per il controllo dell’oncocercosi e per debellare il tracoma entro il 2020). Bisogna avere, quindi, uno sguardo ampio… per salvare gli sguardi degli altri!

Fonte principale: Oms

Riprogrammato il Dna per prevenire la degenerazione retinica

Strati retinici di cavie oggetto di manipolazione genetica (Foto: Joseph Corbo, Usa)

Strati retinici di cavie oggetto di manipolazione genetica (Foto: Joseph Corbo, Usa)Riprogrammato il Dna per prevenire la degenerazione retinica Trasformati i bastoncelli in coni in cavie neonate con retinite pigmentosa 31 gennaio 2013 – I bastoncelli possono essere trasformati in fotorecettori simili ai coni: si ricorre alla riprogrammazione genetica per salvarli dalla degenerazione. È ciò che hanno fatto ricercatori della Washington University (a St. Louis, Usa), che hanno condotto degli esperimenti agendo sul codice genetico delle cellule retiniche di cavie neonate affette da retinite pigmentosa, malattia che distrugge innanzitutto i bastoncelli. Gli scienziati hanno inibito il gene retinico NRL (neural retina leucine zipper), responsabile durante lo sviluppo della retina del “destino” dei fotorecettori, di cui “decide“ l’identità. Infatti, se nelle cellule fotorecettrici il gene è attivo esse diventano bastoncelli (abbondanti nella periferia retinica), altrimenti diventeranno coni (abbondanti al centro della retina e sensibili ai colori). Questo potenziale di trasformazione, tuttavia, si riduce molto dopo la prima settimana di vita. Il problema è, inoltre, che la retinite pigmentosa coinvolge almeno una cinquantina di geni e complessivamente oltre 200 geni sono stati individuati come causa di diverse forme di cecità. Se si esclude l’amaurosi congenita di Leber – per cui è stata sperimentata con successo una terapia genica –, le altre malattie oculari genetiche sono ancora considerate incurabili. Tuttavia il Prof. Corbo e i suoi colleghi, con queste nuove ricerche, stanno cercando di adottare un approccio efficace su diverse patologie degenerative.

Fonti: Washington University, Pubmed , PNAS

Maggiori rischi di AMD umida con aspirina assunta regolarmente

Fondo oculare di malato di AMD neovascolare (immagine: JAMA)

Fondo oculare di malato di AMD neovascolare (immagine: JAMA)Maggiori rischi di AMD umida con aspirina assunta regolarmente Dopo 15 anni continuativi di farmaco la malattia retinica aumenterebbe la sua incidenza di 2,5 volte 22 gennaio 2013 – L’assunzione costante di aspirina potrebbe aumentare il rischio di contrarre la degenerazione maculare legata all’età (l’AMD nella sua forma umida), una malattia che può colpire il centro della retina soprattutto dopo i 55 anni. A sostenerlo sono cinque ricercatori che hanno pubblicato on-line un nuovo studio su Jama Internal Medicine. La ricerca si è basata su dati raccolti per 15 anni in Australia. I partecipanti hanno compilato un questionario; quindi sono state scattate foto del fondo oculare. Complessivamente sono state prese in considerazione 2389 persone. Tra queste 257 assumevano regolarmente l’aspirina, di cui 63 persone (ossia il 24,5%) hanno sviluppato l’AMD neovascolare (detta anche umida o essudativa, da distinguere dalla forma Deformazione del campo visivo centrale in un malato di AMD (griglia di Amsler deformata)secca o atrofica, meno grave ma più comune). Complessivamente i ricercatori hanno constatato che, dopo 15 anni, tra chi assumeva regolarmente aspirina l’incidenza di AMD neovascolare – la forma più grave della malattia retinica – era del 9,3% contro il 3,7% di chi non la prendeva (quindi 2,5 volte più frequente). Nel fare questo calcolo si è tenuto conto di età, sesso, essere fumatori, pressione sistolica, indice di massa corporea e storia di malattie cardiovascolari. L’assunzione costante di aspirina – il cui principio attivo è l’acido acetil-salicilico – è utile per fluidificare il sangue: si riducono così i rischi di trombi ed eventuali problemi di tipo cardio-vascolare. Trattandosi, quindi, di un impiego particolarmente importante per la salute, eventuali terapie alternative dovrebbero eventualmente essere valutate con la massima cautela. Infatti, affermano i ricercatori, “attualmente ci sono prove insufficienti per raccomandare un cambiamento della pratica clinica, ad eccezione forse dei pazienti con forti fattori di rischio di AMD neovascolare”. I ricercatori scrivono nelle conclusioni dello studio: “L’impiego regolare di aspirina è associato a un maggiore rischio di incidenza di AMD neovascolare, indipendentemente dal fatto di avere avuto malattie cardiovascolari e di fumare”. Questo risultato ricorda le conclusioni di una ricerca precedente, pubblicata on-line nel 2011, condotta su 4700 persone e pubblicata sulla rivista Ophthalmology (leggere “ Occhio all’aspirina ”).

Fonti: Liew G, Mitchell P, Wong T, Rochtchina E, Wang J., “The Association of Aspirin Use With Age-Related Macular Degeneration”, JAMA Internal Medicine 2013;():1-7, doi:10.1001/jamainternmed.2013.1583; JAMA and Archives Journals

Gestazione con… illuminazione

Gestazione con… illuminazione Già nel feto i fotoni preparano l’occhio alla visione: la melanopsina ha un ruolo importante nello sviluppo dei vasi della retina 17 gennaio 2013 – Prima di venire alla luce… la luce ha già una sua importanza. I fotoni fanno bene anche al feto: aiutano i vasi della retina a svilupparsi correttamente. Ora è stata fatta luce su una dinamica che può aiutare a prevenire alcune malattie oculari neonatali come la retinopatia del prematuro. È stato, infatti, constatato su cavie di laboratorio che – scrive su Nature un’équipe di ricercatori americani guidati da R. Lang e D. Copenhagen – “la luce (che stimola il funzionamento dell’occhio maturo) ha anche un ruolo critico nel preparare l’occhio alla visione, regolando il numero di neuroni retinici e iniziando una serie di eventi che, in definitiva, disegnano i vasi sanguigni oculari”. I ricercatori dell’Università della California (a San Francisco) e dell’Università di Cincinnati, assieme ai colleghi dell’Ospedale pediatrico della stessa città americana, hanno constatato che i fotoni attivano direttamente nel feto una proteina chiamata melanopsina , contribuendo al normale sviluppo dei vasi della retina. Questi vasi sanguigni sono fondamentali per nutrire le cellule nervose retiniche, le quali per formarsi e funzionare correttamente hanno bisogno di elevate quantità di ossigeno. L’accrescimento incontrollato dei vasi retinici mette a rischio la retina durante il suo sviluppo e, in casi estremi, può provocare ipovisione e cecità; è quello che può avvenire, ad esempio, con la retinopatia del prematuro (ROP). Le cavie di laboratorio (topolini) sono state sottoposte a diversi esperimenti. I ricercatori hanno, ad esempio, mutato un gene (chiamato Opn4) che consente la produzione di melanopsina, impedendo così la sintesi di questo pigmento proteico fotosensibile. Sia i topolini tenuti al buio durante l’ultima fase della gestazione sia quelli a cui era stato mutato il gene Opn4 hanno, quindi, manifestato un accrescimento anormale dei vasi retinici (stimolato da un fattore proteico di crescita chiamato VEGF-A). Al contrario, gli stimoli luminosi innescano una serie di reazioni molecolari che modulano questo fattore di crescita, prevenendo quindi un accrescimento vascolare abnorme e dannoso per la retina. Feto umano In conclusione, poiché la melanopsina è presente sia nei topi che negli esseri umani durante la gestazione, lo studio della risposta precoce alla luce può consentire di capire la predisposizione alla retinopatia del prematuro e quale sia il ruolo dell’assenza di esposizione luminosa in altre malattie oculari. Il piccolo nella pancia potrebbe trarre giovamento dall’esposizione della madre alla luce negli ultimi mesi di gravidanza: gli occhi del neonato potranno un giorno ‘ringraziaré.

Fonti: Nature , Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, University of California (San Francisco)

Ultima modifica: 6 febbraio 2013

Trapianto di fotorecettori contro la cecità

Trapianto di fotorecettori contro la cecità La sperimentazione è stata effettuata su cavie utilizzando precursori dei bastoncelli 11 gennaio 2013 – Un trapianto di fotorecettori potrà rappresentare, in futuro, una soluzione terapeutica per chi ha perso i fotorecettori a causa di una degenerazione retinica. In particolare ci riferiamo a chi soffre di retinite pigmentosa o altre degenerazioni che coinvolgono prevalentemente i bastoncelli. Ora una notizia incoraggiante arriva dagli Stati Uniti: topolini ciechi geneticamente modificati hanno potuto recuperare almeno parzialmente la vista dopo un trapianto di precursori dei bastoncelli prelevati da embrioni murini. Dunque ricercatori inglesi dell’Università di Oxford e del Moorfields Eye Hospital di Londra sperano che, chi è soggetto a certe forme di degenerazione retinica, possa beneficiare di un metodo analogo. Se il “terreno” di neuroni retinici è ancora buono (ossia la retina è ancora vitale), trapiantando nuovi recettori si potrebbe recuperare la vista in una certa misura. Naturalmente è necessario però che i nuovi fotorecettori impiantati, in questo caso bastoncelli, attecchiscano bene e si connettano correttamente al resto del circuito retinico. “I dati dimostrano – scrivono i ricercatori sulla rivista scientifica PNAS – che uno strato di fotorecettori funzionanti (di bastoncelli) può essere ricreato ex novo mediante il trapianto di cellule precursori dei bastoncelli”. Uno studio precedente, che risale ad aprile 2012, era pervenuto a risultati analoghi (vedi “Alle cavie torna la vista con nuovi fotorecettori”). Per avere una conferma della validità di questi risultati bisognerà però attendere nuovi studi e, soprattutto, ulteriori test sugli esseri umani che sono stati, ad esempio, condotti nel 2008 (vedi “Trapiantate con successo cellule della retina”). In quest’ultimo caso si era avuto un miglioramento della sensibilità retinica in sette casi su dieci; nonostante questo successo parziale, le persone erano rimaste legalmente cieche. I ricercatori puntano oggi a ottenere risultati più significativi: bisognerà attendere ulteriori sperimentazioni. Articoli originali: Barber AC, Hippert C, Duran Y, West EL, Bainbridge JW, Warre-Cornish K, Luhmann UF, Lakowski J, Sowden JC, Ali RR, Pearson RA, “ Repair of the degenerate retina by photoreceptor transplantation ”, Proc Natl Acad Sci U S A. 2013 Jan 2;110(1):354-9. doi: 10.1073/pnas.1212677110. Epub 2012 Dec 17 (Department of Genetics, University College London Institute of Ophthalmology, London) Singh MS, Charbel Issa P, Butler R, Martin C, Lipinski DM, Sekaran S, Barnard AR, Maclaren RE, “ Reversal of end-stage retinal degeneration and restoration of visual function by photoreceptor transplantation “, Proc Natl Acad Sci U S A. 2013 Jan 3 (Nuffield Laboratory of Ophthalmology, Nuffield Department of Clinical Neurosciences, University of Oxford)

Fonte principale: PNAS

Ultima modifica: 21 febbraio 2013

Vizi refrattivi, i rischi del laser

La forma della cornea (superficie oculare trasparente che si trova davanti alla iride) può essere modificata col laser per mettere a fuoco i raggi sulla retina

La chirurgia lasik presenta complicanze che occorre conoscere: l’ammonimento della FDA

Troppi silenzi o informazioni fuorvianti sui potenziali effetti collaterali del laser prima di procedere alla correzione di miopia, astigmatismo o ipermetropia. Il richiamo ufficiale è arrivato dalla Food and Drug Administration (FDA) – massimo organismo governativo americano per la protezione e la promozione della salute dei cittadini – ed è stato indirizzato a cinque centri oftalmici statunitensi.

Però anche in altre nazioni l’informazione sui rischi della chirurgia refrattiva potrebbe essere carente e inadeguata.La forma della cornea (superficie oculare trasparente che si trova davanti alla iride) può essere modificata col laser per mettere a fuoco i raggi sulla retina
Chi intendesse sottoporsi a operazione di chirurgia refrattiva per correggere miopia, astigmatismo o ipermetropia dovrebbe sapere che la lasik – una tecnica molto diffusa per modificare la curvatura della cornea col laser – può provocare, secondo quanto sottolinea la FDA:

a) secchezza oculare (sindrome dell’occhio secco), “che può essere grave”; dopo l’intervento potrebbe essere necessario instillare frequentemente lacrime artificiali e fare ricorso a umettanti oculari. Se già si soffre di secchezza oculare è, comunque, fortemente sconsigliato sottoporsi all’intervento;

b) possibile bisogno di occhiali o di lenti a contatto dopo il laser. Infatti non sempre si riesce a eliminare del tutto il difetto. Inoltre, anche se con l’intervento si riuscisse a correggere tutta la miopia, l’astigmatismo o l’ipermetropia, tali difetti refrattivi potrebbero in futuro ripresentarsi (anche perché esiste già un peggioramento fisiologico). Dunque non è affatto certo che si possa fare a meno delle lenti;

c) rischio di sintomi visivi quali aloni, abbagliamento, starbursts (visione delle luci a forma di stella), visione doppia, “che possono essere debilitanti”;

d) in casi estremi si può persino arrivare alla “perdita della vista”. Quest’ultimo rischio, per quanto remoto, è comunque presente: in caso di errori o complicazioni (post)operatorie si potrebbero subire danni alla cornea e, in casi molto rari, persino alla retina.

Link utile: “Consenso informato sull’intervento di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri” della Società Oftalmologica Italiana (SOI)

Fonti: Food and Drug Administration (FDA), Review of Ophthalmology


Pagina pubblicata il 7 gennaio 2013. Ultima modifica: 30 agosto 2016

Vasi retinici ristretti, più rischi di glaucoma

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Se il calibro dell’arteriola della retina si riduce si è più soggetti alla malattia che può danneggiare il nervo ottico

tonometria_umo_iapb_italia_onlus-galleria-photospipc784de273100e8d49aeb80330a8c4b03.jpg2 gennaio 2013 – I vasi della retina vanno tenuti d’occhio. Se l’arteriola retinica si restringe aumenta, tra l’altro, il rischio di glaucoma. A questa conclusione sono pervenuti ricercatori americani che hanno esaminato 3654 persone, di cui il 67% (2461 persone) sono state controllate dopo 5 e/o 10 anni. A tutte è stata scattata una foto del fondo oculare.

Grazie al computer si è potuto poi effettuare un accurato confronto del calibro dei vasi retinici: si è notata una correlazione tra il loro ridotto diametro e l’incremento dell’incidenza del glaucoma ad angolo aperto (la forma più comune della malattia).

Dopo 10 anni si è visto che in 104 occhi (82 persone) la pressione era aumentata, mettendo a rischio la salute del nervo ottico e l’ampiezza del campo visivo (che si può restringere fino ad avere una visione tubulare). Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato il loro studio sulla celebre rivista Ophthalmology, “le misurazioni effettuate col computer del calibro dei vasi retinici possono essere utili per identificare le persone che corrono un maggiore rischio di sviluppare il glaucoma”.

Riferimento bibliografico: Ryo Kawasaki, Jie Jin Wang, Elena Rochtchina, Anne J. Lee, Tien Yin Wong, Paul Mitchell et al., “Retinal Vessel Caliber Is Associated with the 10-year Incidence of Glaucoma: The Blue Mountains Eye Study”, January 2013, Ophthalmology (Vol. 120, Issue 1, Pages 84-90)

Fonti: Ophthalmology, American Academy of Ophthalmology

Guardare col cervello

Mappe semantiche (Immagine: A. Huth/Neuron)

Mappe semantiche (Immagine: A. Huth/Neuron)Guardare col cervello L’università di Berkeley ha mappato le aree della corteccia cerebrale attivate durante la proiezione di video 21 dicembre 2012 – Il cervello osserva il mondo attraverso i nostri occhi e senza sosta ordina concettualmente ciò che avviene attorno a noi. Scienziati californiani dell’Università di Berkeley sono riusciti a realizzare una mappa dettagliata dell’attività della corteccia cerebrale in funzione di ciò che vedevano i partecipanti all’esperimento. Infatti, mentre guardavano due ore di clip video, il flusso di sangue che arrivava alle diverse zone del cervello è stato monitorato mediante una risonanza magnetica funzionale molto accurata. Su questa base è stata costruita una “mappa semantica” per visualizzare il modo in cui la nostra corteccia cerebrale rappresenta e mette inAttivazione di diverse aree della corteccia cerebrale a seconda dell'oggetto o dell'azione vista (Immagine: A. Huth/Neuron) relazione 1705 oggetti ed azioni diversi. Vedere un’automobile o un’imbarcazione attiva, infatti, aree cerebrali affini e qualcosa di simile avviene se si guarda un edificio e una porta. Complessivamente i neuroni della nostra corteccia vengono attivati, quando si assiste ad azioni o si fissano cose, in misura pari al 20 per cento dell’intera superficie corticale (visiva e non visiva). Lo spazio semantico continuo rappresentato – basato non solo su ciò che viene visto ma anche sulla relazione esistente tra parole – è comune a tutti i soggetti esaminati. “La nostra scoperta – ha affermato Alexander Huth dell’Università di Berkeley, che ha firmato un importante lavoro su Neuron assieme a Shinji Nishimoto e Jack Gallant – suggerisce che le scansioni cerebrali potrebbero essere presto impiegate per classificare un’immagine che qualcuno sta vedendo e potrebbero aiutare a insegnare ai computer a riconoscere meglio le immagini”. “Il nostro metodo – ha concluso il giovane neuroscienziato Huth – apre una porta che porterà rapidamente a comprendere in modo più completo e dettagliato come sia organizzato il nostro cervello”. Bibliografia: Alexander G. Huth, Shinji Nishimoto, An T. Vu, Jack L. Gallant, “A Continuous Semantic Space Describes the Representation of Thousands of Object and Action Categories across the Human Brain”, Neuron, Volume 76, Issue 6, 20 December 2012, Pages 1210-1224, ISSN 0896-6273, 10.1016/j.neuron.2012.10.014

Fonti: Neuron , University of California (Berkeley)

Usa, la retinopatia diabetica minaccia la vista

Usa, la retinopatia diabetica minaccia la vista I gravi problemi visivi causati da malattie sono aumentati tra gli adulti americani 20 dicembre 2012 – Tra le principali cause di riduzione delle capacità visive conta sempre di più la retinopatia diabetica. Lo sostengono ricercatori americani per quanto concerne gli Stati Uniti, non considerando però i difetti refrattivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia). Il diabete che, secondo l’Oms, colpisce oltre 346 milioni di persone nel mondo, è una delle ragioni principali per cui – dopo una decina d’anni – si presenta una considerevole riduzione dell’acuità visiva (soprattutto nella sua forma più grave, detta ‘tipo 1’). Tra gli adulti americani i casi di gravi problemi visivi, escludendo i classici vizi refrattivi, sono cresciuti: la loro prevalenza è aumentata del 21% mettendo a confronto il periodo 2005-8 con gli anni che vanno dal 1999 al 2002. Nello studio, pubblicato sulla rivista dell’Associazione dei medici americani (JAMA), sono stati considerati una serie di fattori di rischio: non solo il diabete, ma anche l’età, la povertà, il livello di istruzione, ecc. Ovviamente con più si è anziani più crescono i rischi di avere problemi alla vista. Anche per questo è consigliabile sottoporsi periodicamente a controlli oculistici.

Fonti principali: JAMA , Epicentro (ISS)

Anziani italiani, oltre l’86% lamenta malattie croniche

Anziani italiani, oltre l’86% lamenta malattie croniche Però secondo l’Istat lo stato complessivo della salute della popolazione resta buono La popolazione italiana invecchia, ma nella nostra penisola lo stato di salute è complessivamente buono. Ciò avviene nonostante le malattie croniche che colpiscono il 38,6% degli italiani, una percentuale che arriva all’86,1% tra chi ha più di 65 anni. Lo rileva l’Istat, che il 18 dicembre ha presentato ufficialmente l’Annuario statistico italiano 2012, in cui un intero capitolo è dedicato alla sanità e alla salute. Il 71,1% della popolazione italiana ha dichiarato di stare bene, ma non tutti sono così fortunati. Ad esempio, secondo l’Istat le malattie croniche più diffuse in Italia sono l’artrosi/artrite (16,7%), l’ipertensione (16,4%), le malattie allergiche (10,6%), l’osteoporosi (7,7%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,1%) e il diabete (5,5%). Tre di queste patologie hanno conseguenze anche a livello oculare: provocano la retinopatia ipertensiva, la congiuntivite allergica e la retinopatia diabetica.Anziane in forma. L'esercizio fisico regolare è consigliabile a ogni età Per quanto riguarda le abitudini negative, a fumare sono ancora soprattutto gli uomini (27,9% della popolazione) rispetto alle donne (16,3%), ma la quota di persone che consumano sigari e sigarette è nettamente più elevata fra i giovani (il 35,9% tra i 25-34enni). I non fumatori costituiscono, comunque, la maggioranza della popolazione con 14 anni o più (54,2%) e le più virtuose sono le donne (il 66,3% non tocca sigaretta). C’è anche un’altra buona notizia: in un anno la quota di popolazione adulta che non fuma si è ridotta di un punto e mezzo percentuale (corre quindi meno rischi di contrarre la degenerazione maculare legata all’età , malattia retinica che può causare ipovisione e cecità centrali, ndr). Sul nostro territorio nazionale ogni 100 mila abitanti operano circa 16 ambulatori e laboratori pubblici e privati convenzionati (in lieve calo negli ultimi tre anni) e 4,9 servizi di guardia medica (anch’essi in calo). Il progressivo invecchiamento della popolazione spiega, invece, la crescita progressiva, da 475 mila nel 2007 a 533 mila nel 2009, dei pazienti assistiti al proprio domicilio, l’84% dei quali ha più di 65 anni. Eppure questo numero non sembra ancora adeguato alle aspettative e alle esigenze reali della popolazione.

Fonte di riferimento: Istat (Annuario statistico italiano 2012)

Pagina pubblicata il 19 dicembre 2012