Apnea notturna, maggior rischio di glaucoma Controllare la pressione oculare periodicamente è importante per prevenire eventuali danni al nervo ottico 9 agosto 2013 – Chi soffre di apnea notturna non dorme sonni tranquilli. Ne ha ora un motivo in più: si è scoperto che corre maggiori rischi di essere colpito/a dal glaucoma , una malattia oculare che potenzialmente può danneggiare il nervo ottico (se non è diagnosticata per tempo), di cui soffrono quasi 60 milioni di persone nel mondo. A sostenerlo è un’équipe di ricercatori di Taiwan, che ha pubblicato un articolo sulla rivista Ophthalmology . Esaminando i dati relativi a 1.012 pazienti di quarant’anni o più, a cui era stata diagnosticata un’apnea ostruttiva notturna, i ricercatori hanno constatato che dopo cinque anni la probabilità di soffrire della forma più comune di glaucoma, detta ad angolo aperto, era 1,67 volte più elevata rispetto al gruppo di controllo (6.072 pazienti sani). L’apnea notturna è una malattia cronica che blocca temporaneamente il respiro durante il sonno a oltre 100 milioni di persone nel mondo e può provocare forte russamento e sonnolenza persistente durante il giorno (a causa del deficit notturno nell’apporto di ossigeno). I check-up oculistici periodici sono, quindi, tanto più consigliati a queste persone perché il glaucoma è una malattia oculare subdola: può colpire senza sintomi e restringere il campo visivo (visione a cannocchiale o tubulare), provocando ipovisione e, nei casi estremi, cecità. Bisogna quindi farsi controllare periodicamente la pressione oculare: se è troppo alta è necessario ricorrere a una terapia, generalmente basata su colliri specifici. Abbassando la pressione intraoculare si impedisce, infatti, che la compressione del nervo ottico provochi la morte delle sue cellule nervose. Così come la pressione sanguigna troppo alta alla lunga provoca danni al sistema cardiocircolatorio, analogamente la pressione oculare eccessiva nuoce alla vista.
Fonti: Ophthalmology , AAO
Ultima modifica: 19 agosto 2013

indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità, non dando invece credito a pareri meno restrittivi espressi da altri esperti. Il Ministero della Salute già si era espresso tre anni fa, sconsigliando fortemente la visione dei film tridimensionali per chi ha meno di sei anni anche nelle sale cinematografiche. Infatti, “qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere

quest’ultima potrebbe essere prevenuta. Questo è l’ambizioso obiettivo cui mira un’équipe di scienziati americani dell’Università della California, che ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Nature Structural & Molecular Biology.




sottolinearlo è un’ampia rassegna retrospettiva di 26 studi precedenti. I ricercatori hanno concluso che gli sforzi per promuovere un invecchiamento in salute devono tenere conto di tutti questi rischi: bisogna ricorrere alla prevenzione, soprattutto attraverso controlli medici periodici, e a una corretta gestione del diabete. A livello oculare il maggiore rischio nei diabetici li corre la retina: può essere colpita da 
Per la prima volta al mondo i ricercatori giapponesi fanno uso di staminali ottenute da cellule adulte geneticamente riprogrammate (iPS) per tentare di migliorare la poca visione centrale residua (si mira a migliorare l’acuità visiva da 1/10 a 2/10 circa). Con questa tecnica si azzera il rischio di rigetto, poiché le cellule staminali impiantate sono ottenute ringiovanendo, con tecniche genetiche, altri tipi di cellula dell’individuo stesso (ad esempio cellule della pelle), che vengono successivamente fatte sviluppare mediante fattori di accrescimento e, infine, impiantate nella retina del malato (per funzionare si devono poi connettere correttamente al resto del ‘circuito’ retinico). Tra i rischi non va 

(la cosiddetta
“Noi siamo convinti che la prevenzione – ha affermato Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato – sia la chiave di sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale”. Infatti bisogna entrare in una “logica di sistema” non limitandosi a una logica emergenziale, facendo screening e sviluppando maggiormente l’assistenza territoriale per i malati cronici, degli anziani, ecc. Bisogna, infatti, far sì – ha proseguito Aceti – che l’ospedale ritorni a rispondere in modo appropriato alle esigenze dei cittadini, che ad esempio soffrono di una riduzione dei posti letto.