Emissioni di lampadine e schermi a norma

schermo computer

Emissioni di lampadine e schermi a norma Non si superano i limiti internazionali d’esposizione alla luce blu, potenzialmente dannosa per la retina. Però l’uso dei dispositivi elettronici è sconsigliato prima di dormire Il dubbio può essere venuto a molti, ma i risultati di un nuovo studio suonano come uno scampato pericolo. La sua conclusione, pubblicata sulla rivista specialistica Eye , è che sia le lampadine a basso consumo che gli schermi non rappresentano un rischio per la vista. Infatti la loro emissione di luce blu è al di sotto dei limiti internazionali comunemente accettati. Unico rischio effettivamente accertato: l’insonnia dovuta al prolungato uso dello schermo, possibilmente da evitare prima di dormire. “L’introduzione di lampade a basso consumo e l’uso diffuso del computer e di dispositivi mobili hanno mutato il tipo d’esposizione degli occhi umani alla luce”. Dunque, proseguono i ricercatori di Cambridge, “sono state studiate una serie di fonti e le condizioni d’esposizione sono state confrontate con i limiti internazionali nonché con l’esposizione [alla luce blu] stimata nel fissare il cielo sereno. Nessuna delle sorgenti studiate si è avvicinata ai limiti, neanche per lunghi tempi d’esposizione”. Di segno differente è, invece, uno studio precedente dell’Istituto nazionale della salute e della ricerca medica francese ( INSERM ), che aveva concluso che la luce blu emessa dai LED (esposizione intensa e prolungata in condizioni di laboratorio) può potenzialmente provocare danni retinici nei ratti.

Fonti: Eye, Photochem. Photobiol.

Pagina pubblicata il 5 febbraio 2016.

Ultima modifica: 31 marzo

Vincere i tumori con la prevenzione

melanoma_oculare-fondo_retinico-web.jpg

melanoma oculareVincere i tumori con la prevenzione Il 4 febbraio si è celebrata la Giornata mondiale contro il cancro: in oltre il 30% dei casi i decessi sono evitabili Prevenire si può. Persino il cancro. Adottando uno stile di vita migliore. Non fumando, praticando sport, consumando almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, non assumendo troppi insaccati o carni rosse (soprattutto se bruciate) e proteggendosi adeguatamente dal sole (con creme solari ad alta protezione e occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge). Sono alcuni dei consigli riproposti in occasione della Giornata mondiale contro il cancro che si è celebrata il 4 febbraio. Sono diversi gli accorgimenti che riducono il rischio di tumori maligni, oggi in Italia una delle principali cause di decesso dopo le patologie cardiovascolari e quelle cerebrovascolari. “Si possono prevenire – assicura l’Oms – oltre il 30% dei decessi per cancro modificando o evitando fattori di rischio, tra cui il consumo di tabacco, il sovrappeso o l’obesità, seguendo diete non sane o per carenza di esercizio fisico”. Solo nel 2012 ci sono stati, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, 14 milioni nuovi casi di tumori al mondo. La Sezione del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare (CNSA), sollecitata dal Ministero della Salute, raccomanda di seguire costantemente un regime alimentare vario, ispirato al modello mediterraneo. In particolare si raccomanda una riduzione di grassi e proteine animali e un’assunzione costante di cibi ricchi di vitamine e fibre. “In conclusione, una sana alimentazione – scrive il CNSA – associata a uno stile di vita attivo rappresenta uno strumento valido per la prevenzione, la gestione e il trattamento di molte malattie“. Il tumore più comune a livello oculare è il melanoma della coroide .

Fonti principali: Lilt ; World Cancer Day ; Who ; Istat; Ministero della Salute

Pagina pubblicata il 4 febbraio 2016. Ultimo aggiornamento: 5 febbraio.

Retinite pigmentosa, promettente un approccio combinato

Retinite pigmentosa bambini

Retinite pigmentosa, promettente un approccio combinato Terapia genica e staminali retiniche potrebbero in futuro concorrere al trattamento di una malattia oculare ancora oggi incurabile 3 febbraio 2016 – Più geni sani, miglior vista. Sembra essere questa l’equazione che caratterizza potenziali trattamenti futuri per la retinite pigmentosa, la più comune malattia genetica rara tra quelle oculari. Infatti scienziati che lavorano negli Usa, utilizzando una nuova sofisticata tecnica genetica – chiamata CRISPR/Cas9 –, che consente loro di tagliare le sequenze malate e poi d’innestare le sequenze sane del DNA, hanno intrapreso una strada che potrebbe teoricamente consentire di curarla. Ancora oggi, tuttavia, non esistono ancora cure approvate per la retinite pigmentosa. I ricercatori della Colombia University e dell’ Università dell’Iowa hanno riprogrammato geneticamente delle cellule della pelle fino a farle regredire allo stadio di staminali, facendole poi sviluppare in cellule nervose retiniche. A questo è stata associata la terapia genica: è stato corretto uno dei principali geni difettosi che causano la retinite pigmentosa utilizzando come veicolo dei batteri. Tuttavia gli studiosi non hanno poi potuto impiantate le staminali col corredo genetico corretto perché la tecnica CRISPR/Cas9, persino negli Usa, non è ancora approvata per manipolazioni del DNA negli esseri umani. Eppure, potenzialmente si potrebbe ottenere, come già riscontrato in cavie animali, un miglioramento delle capacità visive. Negli esseri umani fino ad oggi si sono avuti risultati apprezzabili a livello genetico – a livello oculare – solo sull’amaurosi congenita di Leber. Dunque bisognerà attendere ulteriori sperimentazioni sugli esseri umani per essere certi di poter restituire almeno parzialmente la visione perduta (se esistono certe condizioni). Inoltre non si conosce ancora il beneficio reale di queste tecniche, neanche a livello sperimentale, sugli uomini, mentre diversi studi sono stati precedentemente condotti su cavie. Infine va detto che sono stati pubblicati i primi risultati ottenuti, invece, con un collirio contenente il fattore di crescita nervoso NGF ( Nerve Growth Factor ). Anche se si tratta di una sperimentazione, la strada sembra promettente ( approfondisci ).

Fonte principale: Scientific Reports (Nature)

Ultima modifica: 3 marzo 2016

Cataratta, almeno 60 milioni d’interventi l’anno entro il 2050

cataratta-indiana_operata-degenza-india-web.jpg

Cataratta, almeno 60 mln d’interventi l’anno entro il 2050 Anziani in aumento nel mondo: se ne prevedono due miliardi per la metà del secolo 1 febbraio 2016 – Orizzonte nebbioso previsto per la metà di questo secolo. La vista sarà sempre più offuscata se non si eseguirà un numero adeguato di operazioni di cataratta, soprattutto tenendo conto dell’invecchiamento demografico in atto. Sono le previsioni contenute in uno studio curato dalla IAPB internazionale, che si concentra in particolare su 27 Paesi (distribuiti soprattutto in America Latina, Asia ed Africa). “La cataratta – si legge nel rapporto Cataract Surgical Coverage – è una malattia che colpisce un ampio numero di persone. Si stima che il 73% della popolazione con più di 60 anni in India abbia qualche grado di cataratta e che dal 50% al 68% della popolazione americana ce l’abbia, rispettivamente nella fascia tra i 75 e i 79 anni e oltre gli 80 anni. La cataratta è un intervento chirurgico a basso costo, altamente efficace in rapporto alla spesa”. Nel 2010 risultavano esserci nel mondo 750 milioni di ultrasessantenni. Per il 2030 questo numero si prevede aumenti fino a 1,4 miliardi, toccando i 2 miliardi entro il 2050. Per quell’anno si prevedono almeno 60-70 milioni di operazioni di cataratta, data la stretta associazione tra l’invecchiamento e la sua incidenza. Tra l’altro il grado di copertura delle operazioni di cataratta è tra gli indicatori utilizzati dall’Oms per valutare la situazione sanitaria di un Paese.

Fonte: Cataract Surgical Coverage (IAPB)

Quando la vitamina E “allontana” la cataratta

Broccoli

Quando la vitamina E “allontana” la cataratta Un’assunzione di oli vegetali, frutta secca, olive e verdure a foglia verde alla lunga è associata a un minore rischio di opacizzazione del cristallino Molte verdure, se assunte con frequenza, sono un toccasana per la vista. Si va dagli spinaci ai broccoli; ma anche gli oli vegetali, le olive, le mandorle e altra frutta secca sono di beneficio. Insomma, tutto ciò che contenga vitamina E contribuisce alla prevenzione della cataratta, la prima causa di cecità al mondo (reversibile perché operabile). è quanto attesta un metastudio cinese pubblicato su Public Health Nutrition , secondo il quale chi l’assume corre un rischio fino al 27% inferiore di essere colpito dall’annebbiamento visivo tipico della terza età, causato da addensamenti proteici. Se da un lato è fisiologico che, con l’età, il nostro cristallino tenda a opacizzarsi, dall’altro una corretta alimentazione ne contrasta l’insorgenza. Secondo precedenti studi è consigliabile anche praticare l’esercizio fisico regolare e proteggersi dal sole troppo forte perché, alla lunga, contribuisce all’invecchiamento oculare (non solo i raggi solari diretti, ma anche il riverbero del mare o della neve, da cui bisogna difendersi con occhiali scuri a norma di legge). Insomma, prestando maggiore attenzione al nostro stile di vita possiamo riuscire a mantenere la nostra salute visiva, effettuando ovviamente anche controlli oculistici periodici.

Fonti: Public Health Nutrition, Salute24, Epicentro

Pagina pubblicata il 29 gennaio 2016.

Ultima modifica: 3 marzo

Quel virus Zika che si può “dribblare”

virus zika

Può provocare febbre, sfoghi cutanei, congiuntivite, danni retinici e microcefalia fetale. Bisogna evitare di essere punti da zanzare infette

Devono stare attente le donne incinte, proteggendosi adeguatamente da alcune zanzare, che possono veicolare un virus potenzialmente letale per il feto: può provocare uno scarso sviluppo cerebrale (microcefalia). Si chiama Zika e colpisce soprattutto Paesi del Centro e del Sud America, oltre all’Africa subsahariana così come parte del Sud-Est asiatico. Si sono registrati persino casi sporadici in Europa (in particolare in persone che tornavano da Paesi a rischio).

Si può prevenire con repellenti

In condizioni di salute “normali” nell’essere umano il virus Zika dà sintomi lievi per 2-7 giorni, quali febbre, sfoghi cutanei, congiuntivite, dolori muscolari e articolari o mal di testa. Se una madre viene colpita durante la gravidanza provoca, invece, nei nascituri – in oltre un terzo dei casi – problemi a livello oculare: si va dai danni a livello retinico, in particolare con la formazione di zone atrofiche (dunque non più sensibili alla luce), fino allo strabismo e al nistagmo, passando per alterazioni del nervo ottico (papilla pallida) [Verçosa I, Carneiro P, Verçosa R, Girão R, Ribeiro EM, Pessoa A, Almeida NG, Verçosa P, Tartarella MB, “[The visual system in infants with microcephaly related to presumed congenital Zika syndrome“, J AAPOS. 2017 Aug;21(4):300-304.e1. doi: 10.1016/j.jaapos.2017.05.024. Epub 2017 Jun 23.]].

Non esiste attualmente un vaccino e potrebbe essere trasmesso, seppur più raramente, anche per via sessuale o con trasfusioni ematiche. In ogni caso – sottolinea l’Oms – bisogna puntare alla prevenzione ricorrendo soprattutto a repellenti, zanzariere e coprendosi il corpo adeguatamente per evitare le punture nelle zone a rischio. Fondamentale è ovviamente informarsi prima di partire sulla situazione sanitaria locale (si veda il sito dell’ECDC). Ad essere esposte a rischi di malformazione dei figli sarebbero soprattutto le donne nei primi tre mesi di gravidanza.

Stato di allerta in Brasile e in altre zone dell’America centro-meridionale

“La regione Nord-Est del Brasile, in particolare lo Stato del Pernambuco, è attualmente interessata – scriveva nel 2016 il sito Viaggiare Sicuri – dall’infezione dello ‘Zika virus’, malattia virale trasmessa dalla zanzara Aedes aegypti, responsabile anche della dengue e della Chikungunya”. Il Ministero della Salute brasiliano già nel 2015 aveva emesso uno stato di allerta in quella regione. Il 2 gennaio 2016 erano stati identificati in tutto il Brasile 3.174 casi sospetti di microcefalia. Il 29 agosto 2017 il Paese latinoamericano era ancora considerato a rischio in una serie di aree. Tuttavia secondo gli esperti la diffusione di Zika è in diminuzione e c’è, quindi, una forte riduzione del numero di neonati affetti da sindrome congenita associata al virus.

Uno studio pubblicato su Jama Ophthalmology aveva riscontrato che anomalie oculari sono si osservano in oltre un terzo dei bambini affetti da microcefalia (solo in Brasile ci sarebbe stato un incremento di oltre venti 20 volte dell’incidenza di neonati con cranio troppo piccolo).

Aggiornamenti su Zika

Per trovare i Paesi colpiti da Zika negli ultimi nove mesi basta consultare il sito ufficiale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Si consiglia pertanto di fare delle verifiche solo attraverso i canali sanitari ufficiali prima di partire. In particolare è opportuno assicurarsi che la zona in cui si va non sia infestata da zanzare infette, presenti ad esempio in diverse zone del Centro e del Sud America.

Link utile: Focus sul virus Zika

Vedi anche: mappa delle zone colpite da Zika (aggiornata al 29 agosto 2017)

Fonti: OMS, Viaggiare Sicuri, PubMed, Il Post, Ministero della Salute, ECDC, PAHO, Jama Ophthalmology, Journal of Aapos (da Pubmed)

Più miopia anche tra i giovanissimi

bambini aria

Più miopia anche tra i giovanissimi

In Gran Bretagna, tra i 10 e i 16 anni, è più che raddoppiata negli ultimi 50 anni. Tra gli adulti il difetto refrattivo è sempre più diffuso. È quanto conclude una ricerca pubblicata su PLOS One: in Gran Bretagna i miopi tra i 10 e i 16 anni sono più che raddoppiati negli ultimi cinquant’anni. Inoltre i bambini diventano miopi prima e da adulti lo si tende a essere sempre più spesso.

Il mondo vede meno lontano

“C’è una mole crescente d’evidenza scientifica – scrivono i ricercatori dell’Università dell’Ulster (Irlanda del Nord) – secondo cui la miopia è sempre più diffusa durante l’infanzia in molte zone del mondo, tra cui Taiwan, Singapore, gli Stati Uniti e l’Australia, mentre le stime sulla prevalenza dell’ipermetropia restano relativamente stabili”.

UK, miopia stabile negli ultimi 10 anni

Nonostante l’aumento elevato nel corso di mezzo secolo, curiosamente in Gran Bretagna la miopia non risulta essere più diffusa nell’ultimo decennio. Il rischio di diventare miopi risulta comunque maggiore nell’età compresa tra i 6 e i 7 anni e tra i 12 e i 13 anni.

Sempre più miopi anche tra gli adulti

Secondo una precedente ricerca pubblicata su Plos Genetics il vizio refrattivo è sempre più comune anche tra i maggiorenni. Solo negli Usa, negli ultimi 30 anni, la sua prevalenza è passata dal 25% al 44% tra gli adulti, mentre in alcune zone dell’Asia supera l’80%, complici gli stili di vita errati. Si consiglia, quindi, di far trascorrere ai bambini almeno due ore al giorno fuori casa, mentre una visione prolungata da vicino potrebbe favorire la miopia, soprattutto se non si fanno interruzioni, in particolare di fronte allo schermo. Secondo le previsioni gli adulti miopi saranno sempre di più.

La miopia è prevenibile?

Ci sono studi che attestano che una vita più sana – trascorsa anche al sole e all’aria aperta, possibilmente praticando uno sport – riduce il rischio di diventare miopi e, comunque, il difetto refrattivo si potrebbe manifestare più tardi e in misura meno accentuata. Se da un lato ci sono dei fattori modificabili, dall’altro c’è però anche una predisposizione genetica. Comunque uno stile di vita più sano è di beneficio a molti livelli, per cui è comunque consigliabile adottarlo.

Leggi anche: “Prevenire la miopia nei bambini”, “Giovani meno miopi all’aria aperta

Fonte principale: PLOS One

Pagina pubblicata il 26 gennaio 2016. Ultima modifica: 5 ottobre 2017

Riparare il nervo ottico danneggiato

Rigenerazione nervo ottico

Nelle cavie si è avuto un recupero parziale delle capacità visive in seguito a danni causati, ad esempio, dal glaucoma o da traumi

21 gennaio 2016 – Il sogno di una rigenerazione del nervo ottico danneggiato sembra trasformarsi in realtà. Un’équipe internazionale di ricercatori che lavora negli Usa è riuscita a ripristinare parzialmente il “cavetto biologico” che trasporta gli impulsi elettrici dalla retina alla corteccia cerebrale. Anche se, almeno per il momento, il risultato è stato ottenuto solo su cavie: i topolini da laboratorio, pur essendo ciechi, hanno recuperato in parte la loro vista.

La ricerca, condotta presso il Boston Children’s Hospital, fa sperare di restituire, almeno in parte, le capacità visive perdute in seguito a traumi o a danni al nervo ottico provocati dal glaucoma (che si stima colpiscano oltre quattro milioni di persone solo negli Stati Uniti). Per ottenere questo risultato si è fatto ricorso non solo all’osteopontina – veicolata nel DNA delle cellule nervose attraverso un virus per stimolarne la rigenerazione –, ma anche a un farmaco utilizzato per la sclerosi multipla.

Il “trucco” sta nell’indurre anche la formazione dello strato isolante esterno dei nervi (mielina), che consente agli impulsi elettrici di propagarsi lungo le vie ottiche, una volta indotta la ricrescita nervosa degli assoni (che restano comunque più deboli della norma). Oltre ad affidarsi alla terapia genetica, quindi, i ricercatori puntano a mettere a punto un farmaco che forse potrà consentire, in futuro, una parziale rigenerazione nervosa del nervo ottico. Tuttavia, allo stato attuale si è ancora nelle prime fasi di una sperimentazione i cui frutti saranno tutti da verificare.

Fonti: Cell, Boston Children’s Hospital

Sperimentata tecnica genetica contro la retinite pigmentosa

Retinite pigmentosa

Retina di cavie manipolate geneticamente (da Molecular Therapy, 19 gennaio 2016)Sperimentata tecnica genetica contro la retinite pigmentosa Lo studio condotto negli Usa su cavie: sarebbe stata bloccata la loro degenerazione retinica 20 gennaio 2016 – Grazie a una nuova tecnica di correzione dei difetti genetici è stato possibile, probabilmente per la prima volta, bloccare la degenerazione retinica di cavie affette da retinite pigmentosa. Lo sostengono ricercatori del Dipartimento di scienze biomediche del Centro del Cedars-Sinai (Los Angeles, California). Se ciò fosse confermato da ulteriori studi, si aprirebbero nuovi orizzonti per persone colpite da questa malattia, almeno nella terapia genica della forma detta “autosomica dominante”. Lo studio, pubblicato su Molecular Therapy , pur essendo stato condotto sui ratti, in linea di principio potrà essere esteso agli esseri umani. Trattare la retinite pigmentosa – la malattia rara più comune a livello oculare – è però estremamente difficile perché occorrerebbe sostituire decine di sequenze ‘errate’ del DNA. I ricercatori americani hanno praticato una sola iniezione sotto la retina delle cavie malate, assicurando però che ciò ha prevenuto l’evoluzione della degenerazione retinica e ha migliorato la funzione visiva”. “Abbiamo dimostrato – concludono i ricercatori – che CRISPR/Cas9 [tecnica di correzione dei difetti genetici, ndr ] può essere utilizzata in vivo per cancellare selettivamente il gene della rodopsina che trasporta la mutazione dominante S334ter”.

Fonti: Molecular Therapy (Nature), Cedars-Sinai Medical Center

Più verdure verdi, meno casi di glaucoma

Misurazione della pressione oculare (tonometria)

Secondo una ricerca americana una dieta ricca di nitrati ridurrebbe il rischio tra il 20 e il 30%

Le verdure a foglia verde aiuterebbero a prevenire il glaucoma, una malattia che può causare il restringimento del campo visivo fino alla cecità. Lo ha concluso, sulla rivista Jama Ophthalmology, un’équipe di ricercatori che lavorano principalmente presso la Harvard School of Public Health [[inoltre sono stati coinvolti anche il Massachusetts Eye and Ear Infirmary e il Brigham and Women’s Hospital]].

Anche se il glaucoma è una patologia che ha una base genetica, uno stile di vita corretto consentirebbe di ridurre il rischio di esserne colpiti e i relativi danni al nervo ottico, spesso correlati a una pressione oculare eccessiva (che comunque va misurata regolarmente e controllata, il più delle volte con colliri specifici).

L’importanza di una dieta verde

Questa ricerca, condotta negli Usa, giunge alla conclusione che la dieta – valutata con questionari – deve contenere una quantità adeguata di nitrati: mangiando quotidianamente verdure verdi in abbondanza, la probabilità di essere colpiti dal glaucoma diminuirebbe in misura compresa tra il 20 e il 30 per cento. I benefici si sono però già notati mangiando una porzione e mezza di verdure a foglia verde al giorno.Cavolo (Foto: cortesia di draban per freedigitalphotos.net) I nitrati sono contenuti principalmente nelle verdure come gli spinaci, la lattuga e la rucola, ma anche nelle barbabietole e nelle carote. Il loro apporto è importante.

Com’è stato condotto lo studio

Lo studio è stato condotto su oltre centomila persone di almeno 40 anni, che inizialmente non avevano la patologia oculare. Negli anni successivi si sono riscontrati 1483 casi di glaucoma ad angolo aperto (la forma più comune della malattia): questo gruppo di persone – quasi 67 anni d’età media – è stato poi diviso in cinque sottogruppi a seconda della quantità di nitrati assunti nella loro dieta quotidiana (da 80 mg a 240 al dì). Poi si è stabilita la correlazione positiva tra gli alimenti vegetali e i minori casi di glaucoma. Le persone sono state mediamente monitorate per 25 anni.

Tutti i… però

Questi risultati, se confermati da ulteriori studi, potrebbero avere – concludono gli autori della ricerca – “implicazioni importanti per la salute pubblica”. Tuttavia altri studiosi hanno espresso riserve circa la validità di questi risultati, che non sarebbero sufficientemente suffragati da dati rigorosi. Infatti il nesso causale tra maggiore assunzione di verdure a foglia verde e minor rischio di glaucoma è ancora lungi dall’essere dimostrato in modo certo. Resta assodato che il miglior modo per prevenire danni al nervo ottico resta, soprattutto a partire dai 40 anni, sottoporsi a visite oculistiche regolari.

Fonte: Jama Ophthalmology