Oltre metà del mondo senza trapianto di cornea

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Usa, Sri Lanka e Italia tra i Paesi esportatori di cornee. Il 19 settembre Premio Bietti presso il Ministero della Salute

cornea_trapiantata-web-photospipffeaf1bfbb6e4acfe8ed33d293aa7a3e.jpgNel mondo solo una cornea su 70 è disponibile nonostante ce ne sia bisogno. Il 53% della popolazione planetaria non può accedere a un trapianto di cornea: resta senza un intervento importante per ripristinare le proprie capacità visive, ad esempio in caso di grave causticazione e di una serie di malattie oculari che abbiano danneggiato irreversibilmente la superficie oculare.

Secondo uno studio pubblicato da Jama Ophthalmology a febbraio 2016, su 184 .576 trapianti di cornea effettuati in 116 Paesi le cause più frequenti per cui serve l’intervento chirurgico sono la distrofia di Fuchs (39%), il cheratocono (27%) e la cheratite infettiva (20%). premio_bietti_ministero_salute_19_settembre_2016-web.jpg

Proprio per premiare una legge ancora vigente in Italia, che ha promosso la donazione delle cornee e, quindi, facilitato il loro trapianto, lunedì 19 settembre è stato conferito a un ex ministro del Lavoro, l’On.le Franco Marini, il Premio G. B. Bietti presso l’Auditorium del Dicastero della Salute. Tra le varie autorità presente anche il Ministro Beatrice Lorenzin.

Fonti: Jama Ophthalmology, Fondazione Bietti

Il virus Zika colpisce ancora

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Studio Usa su cavie: malformazioni del feto ed effetti oculari. Trovato nelle lacrime

zika-zanzare_aedes.jpgIl virus Zika – che suscita preoccupazione per le malformazioni che può provocare nel feto – ha effetti anche a livello oculare; generalmente si manifesta, comunque, con una forte influenza senza gravi conseguenze (fanno eccezione le donne incinte per le possibili conseguenze sul nascituro). Ricercatori americani hanno pubblicato sull’argomento una ricerca su Cell Reports.

Se Zika “tocca” gli occhi

A livello oculare Zika si manifesta con congiuntiviti e uveiti negli adulti. Invece nei neonati sono state osservate gravi malattie oculari (neurite ottica, atrofia corioretinica) che possono causare persino cecità. I neonati possono nascere con malformazioni cerebrali e, in particolare, con cranio piccolo se la madre ha contratto il virus durante la gravidanza.

Lacrime di topolino con virus

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I ricercatori della Washington University di Saint Louis (Missouri, Usa) hanno iniettato il virus Zika nelle cavie animali per studiare meglio la malattia: i topolini sono stati colpiti da congiuntivite, panuveite, infezioni oculari varie (a cornea, iride, nervo ottico e cellule retiniche). Il virus è stato trovato anche nelle lacrime delle cavie animali (topolini di laboratorio).

Questa ricerca fornisce un modello per stabilire i meccanismi di persistenza del virus, contribuendo così a sviluppare nuovi approcci terapeutici.

Si può prevenire con antizanzare

Il virus Zika in genere dà sintomi per una settimana al massimo: oltre agli effetti oculari, si possono presentare febbre, sfoghi cutanei, dolori muscolari e articolari, mal di testa. Al momento in cui scriviamo le zone del mondo maggiormente colpite si trovano nell’America centro-meridionale, in Africa e nel Sud-Est asiatico (consulta gli aggiornamenti dell’ECDC).

Si è alla ricerca di un vaccino contro il virus Zika che può essere trasmesso, seppur più raramente, anche per via sessuale o con trasfusioni ematiche. Ad essere esposte a rischi di malformazione dei figli sarebbero soprattutto le donne nei primi tre mesi di gravidanza. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità:

La protezione dalle punture di zanzara è una misura chiave per prevenire le infezioni provocate dal virus Zika. Questo si può fare indossando vestiti (possibilmente di colore chiaro) per coprire il più possibile il corpo; usando barriere fisiche come le reti alle finestre, porte e finestre chiuse; dormire protetti da reti antizanzare; usare repellenti contro gli insetti […]. Un’attenzione specifica e un aiuto dovrebbe essere fornito a coloro che non sono in grado di proteggersi da soli, come i bambini, i malati o gli anziani. I viaggiatori e coloro che vivono nelle aree colpite dovrebbero adottare le precauzioni di base sopra descritte per proteggersi dalle punture di zanzara.

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(Fonte della mappa: ECDC, 29 agosto 2017. Le zone in rosso sono quelle in cui si sono osservati i maggiori casi di contagio del virus Zika negli ultimi tre mesi considerati)

Link utile: Viaggiare sicuri (virus Zika)

Fonti: Cell Reports, OMS

Prudenza con i puntatori laser

Laser verde

L’allarme lanciato da un’università australiana: i dispositivi illegali a luce verde sono pericolosi

laser_spettacolo_con_raggi-photospip2dd0c5767832ac7fda263be6bbca4bd0.jpgI puntatori laser illegali possono rappresentare un pericolo per la vista, in particolare quelli a luce verde. A denunciarlo con forza è un’Università australiana (RMIT University), la quale ha verificato che i dispositivi in vendita avevano una potenza dalle 51 alle 127 volte superiore al limite di un milliwatt previsto dalla legge australiana. Col valore più alto (127 milliwatt), scrive l’Ateneo australiano, “il fascio provocherebbe un danno retinico catastrofico” (lesioni retiniche e, in particolare, una maculopatia fototraumatica che può compromettere la visione centrale).

Le verifiche effettuate

Durante questa ricerca sono stati verificati i potenziali danni causati da 4 tipi diversi di laser a luce verde (fuorilegge), mentre tra i tipi a luce rossa esaminati 3 dispositivi su 4 rientravano nei limiti normativi.

I ricercatori hanno scoperto che i puntatori laser importati in Australia erano spesso scadenti: i produttori hanno cercato, in molti casi, di evitare l’istallazione di filtri che bloccano i raggi infrarossi (in modo da mantenere bassi i costi). puntatore_laser_web.jpg

Se la vista è a rischio

Anche nel caso dei laser rossi, ha dichiarato il Professor Marc Sarossy, “ci può essere qualche rischio, ma la nostra reazione normale alla luce visibile di chiudere gli occhi e di girare la testa è in genere sufficiente a evitare danni permanenti” alla retina.

Tuttavia, prosegue il docente universitario, “i laser verdi producono più radiazione infrarossa”, che non provoca tali reazioni istintive. Inoltre i dispositivi a luce verde hanno di solito un fascio più concentrato rispetto a quelli a luce rossa. Su questo tema “scottante” si è tenuto anche un intervento in Florida (Orlando, Usa) lo scorso 19 agosto, con tanto di esperti in ingegneria, medicina e biologia.

I pediatri americani: occhio all’uso improprio, soprattutto tra i bambini

Anche la rivista Pediatrics mette in guardia dall’uso improprio dei puntatori laser, specialmente tra i bambini. Infatti un loro uso appropriato

deve essere sottolineato a causa di una lesione retinica potenziale irreversibile. I professionisti della sanità, gli insegnanti e i genitori dovrebbero contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a questo tema emergente di sanità pubblica, informando i bambini sui rischi dei puntatori laser.

Dunque, conclude la rivista, l’impiego di questi strumenti tra i giovanissimi “dovrebbe essere scoraggiato e limitato a causa della possibilità di danni permanenti arrecati a se stessi e agli altri”.

N.B. Secondo la normativa armonizzata vigente nell’Unione europea e, in particolare, in Italia i laser sono classificati in sette classi. Più è alta la classe e più aumentano i rischi, soprattutto per gli occhi. Le procedure di classificazione dei laser in Europa e nel Nord America, tuttavia, sono differenti. Bisogna comunque assicurarsi che il puntatore riporti la dicitura CE e che ci sia garanzia di qualità.

Fonti: RMIT University, Pediatrics

AMD umida, se le intravitreali proteggono la retina

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Uno studio australiano fa il punto: +1 riga sull’ottotipo a un anno e -1,5 a tre anni

Difendersi da un rapido declino della visione: l’ipovisione o la cecità centrali non consentono più di riconoscere i volti delle persone care, di leggere né di guidare. La amd-avanzata-simulazione_visione-scotoma-photospip603b3f1091a4f8d68d4084b7ad65c917.pngforma umida o essudativa della degenerazione maculare legata all’età (AMD) ha un effetto “spietato” su chi ne è colpito, che tra l’altro rischia di cadere in depressione. Però questa malattia retinica – che colpisce soprattutto dopo i 55 anni – è considerata trattabile: le iniezioni praticate nel bulbo oculare (intravitreali contro la proliferazione incontrollata dei vasi retinici) possono rallentare la degenerazione retinica.

Secondo un nuovo studio australiano ci può essere persino un miglioramento nel amd-simulazione-scotoma_centrale-orologio-photospip40742ceeda0d6a85ac4b2ab06e53673d.jpgbreve periodo: +1 riga sul tabellone (ottotipo) a distanza di un anno. Invece dopo due anni d’iniezioni mediamente si è riscontrata una riduzione del visus di una riga e dopo tre anni di 1,5 righe.

“L’acutezza visiva – scrivono i ricercatori nelle loro conclusioni – si è ben mantenuta durante il periodo di studio. L’intervallo temporale più comune in cui si è avuta una prima riattivazione [del visus] è stato di otto settimane”. La maggior durata della sperimentazione è stata associata, invece, “con peggiori risultati nell’acutezza visiva e nella riattivazione della malattia precedente”.

Fonte: Ophthalmology

Lenti a contatto, no all’uso scorretto

Lente a contatto su computer

Studio Usa: quasi un caso d’infezione corneale su cinque culmina con danni oculari permanenti

lente_a_contatto_su_dito-r270.jpgSi utilizzano ormai comunemente e anche con eccessiva superficialità. Invece l’impiego delle lenti a contatto deve essere sempre accorto: non ci si deve addormentare con le lenti né bisogna portarle più del dovuto. Infatti si può essere colpiti da cheratiti, per cui bisogna prestare molta attenzione alle norme igieniche, ai tempi d’utilizzo e di disinfezione delle lenti stesse. Quasi in un caso su cinque d’infezione corneale – secondo un nuovo studio americano (CDC) – si hanno danni permanenti alla superficie oculare (19,8% dei casi).

I risultati

Negli Usa sono state studiate, dal 2005 al 2015, oltre mille persone a cui erano state diagnosticate infezioni corneali correlate all’impiego di lenti a contatto (generalmente errato).

Scrivono i Centers for Disease Control and Prevention:

In circa il 25% delle 1075 persone considerate sono stati descritti fattori [comportamentali] potenzialmente modificabili che potrebbero avere messo a rischio il paziente con infezioni corneali correlate all’impiego delle lenti a contatto, ad esempio dormire con le lenti oppure portarle più a lungo del periodo prescritto.

Occhio alla manutenzione

Lente a contatto su computer
Lente a contatto su computer
Chi fa uso delle lenti a contatto è avvisato: bisogna non solo evitare l’acqua corrente ma utilizzare il liquido di conservazione apposito, né bisogna nuotarci o dormirci. L’uso prolungato va assolutamente evitato. Occorre avere con sé un paio d’occhiali e, se si avverte una sensazione di fastidio, bisogna togliersi le lenti a contatto immediatamente.

I numeri americani

Complessivamente solo negli Stati Uniti si calcola che 41 milioni di persone facciano uso di lenti a contatto. Secondo un sondaggio del 2014 oltre il 99% dei portatori adottava comportamenti impropri, aumentando così il rischio d’infezione oculare.

Leggi anche: 12 consigli per l’uso corretto delle lenti a contatto

Fonte: Centers for Disease Control and Prevention (Agenzia governativa statunitense)


Diabete, rischi in vista

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Colpisce la retina e può causare anche disabilità visiva. È in crescita nel mondo

retinopatia_diabetica-fundus_oculi-photospipe58febebf380e9717223c34165fd3ef1.jpgUn cieco su 39 lo è a causa della retinopatia diabetica, mentre uno su 52 è diventato ipovedente per la stessa ragione. Sono i numeri forniti da un nuovo studio pubblicato su Diabetes Care (una metanalisi condotta da un’équipe internazionale di ricercatori).

Anziani e poveri più afflitti

Se il diabete colpisce in minor misura i Paesi con la popolazione più giovane (Asia orientale, Sud-Est asiatico e parte dell’Oceania), le zone del mondo a maggior reddito (Nord America, Europa occidentale, Australasia) hanno più anziani e più diabetici.

La retinopatia diabetica, tuttavia, causa più facilmente cecità nell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale spesso a causa di una scarsa consistenza dell’assistenza sanitaria. Eppure le sue conseguenze nefaste possono essere spesso evitate.

Retinopatia diabetica, problema crescente

Tra il 1990 e il 2010 c’è stato un aumento di non vedenti e ipovedenti -rispettivamente del 27% e del 64% – a causa dellaretinopatia_diabetica_visione_alterata-macchie-tablet-web-300pix.jpg retinopatia diabetica. Secondo le cifre fornite da Diabetes Care sarebbero 4,5 milioni le persone che, nel mondo, sono state colpite da disabilità visiva a causa del diabete. Così concludono il loro articolo i ricercatori:

Il numero di persone colpite da disabilità visiva provocata dalla retinopatia diabetica nel mondo è in crescita e rappresenta una quota crescente di tutte le cause di perdita della vista e d’ipovisione grave.

Quella diagnosi precoce che salva la vista

Il diabete può essere diagnosticato e trattato tempestivamente. Secondo le ultime cifre fornite dall’Oms questa malattia cronica colpisce 422 milioni di persone nel mondo (il dato precedente era di 347 milioni). Sono quindi in agguato possibili conseguenze negative su retina, reni, cuore, piedi, nervi periferici, ecc. Una ragione in più per sottoporsi periodicamente a visite mediche. Senza risparmiare nessuna cautela.

Leggi anche: Opuscolo sulla retinopatia diabetica (IAPB Italia onlus)

Fonte principale: Diabetes Care


Se l’olio di pesce difende la retina

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Il rischio di retinopatia diabetica è risultato dimezzato grazie agli omega-3

olio_pesce_capsule_disegno-photospip31547f3854abc3a73bfe6fc02a6eec16.jpgOcchio al pesce, proteggi i tuoi occhi. È già noto come le diete scorrette non premino la salute. Una dieta varia contribuisce, invece, a difendere la retina. Secondo una nuova ricerca spagnola assumendo l’olio di pesce due volte la settimana si riduce il rischio di retinopatia diabetica nelle persone affette dalla forma meno grave di diabete (tipo 2). Chiunque sia affetto da questa malattia cronica corre, infatti, più rischi anche sul piano visivo.

La ricerca

Durante la ricerca, condotta dal 2003 al 2009 – effettuata per studiare gli effetti dellasalmone-piatto-foto-di-rakratchada-torsap-freedigitalphotos_net.jpg dieta mediterranea –, sono state reclutate 3614 persone dai 55 agli 80 anni colpite da diabete alimentare. Infine sono stati resi disponibili i dati relativi a 3482 partecipanti, con un’età media di 67 anni, il 75 per cento dei quali ha dichiarato di assumere mediamente la quantità raccomandata di omega 3 (almeno 500 mg al dì per la prevenzione di disturbi cardiovascolari primari), di cui l’olio di pesce è particolarmente ricco. Si è quindi visto che tra questi virtuosi c’era stata una riduzione relativa dei rischi per la vista legati alla retinopatia diabetica del 48 per cento.

Diabetici? Fate più attenzione

I diabetici devono sempre essere tenuti d’occhio costantemente: i controlli medici e gli esami del sangue devono essere più frequenti della norma ed effettuati da diversi specialisti (diabetologo, cardiologo, oculista, ecc.). Seguire una dieta sana è ancora più importante in questi casi.

Link utili: 1. L’EFSA valuta la sicurezza degli acidi grassi omega-3
2. Effetto di una dieta ricca di sardine sul controllo metabolico

Fonte: The Jama Network Journals (JAMA Ophthalmology)

Obbligatori più accertamenti diagnostici alla nascita

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OK a nuova legge per diagnosi precoce di una quarantina di malattie metaboliche ereditarie

neonato_e_adulto-mani-photospip0fabb059aa39e8163cc3cc4740dd1982.jpgFinalmente è legge un più ampio obbligo di accertamento diagnostico neonatale per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie: verranno ricercate già alla nascita una quarantina di patologie rare con una causa genetica che altera il metabolismo. In precedenza era invece obbligatorio cercarne solo tre: ipotiroidismo congenito, fenilchetonuria e fibrosi cistica.

Test specifici alla nascita

Affinché un programma di screening sia efficace bisogna, naturalmente, che i neonati vengano sottoposti a test specifici: un piccolissimo prelievo dovrà essere effettuato entro tre giorni dalla nascita (una goccia di sangue prelevata dal tallone). Saranno coinvolti in questa procedura i consultori familiari, i centri nascita, il centro di riferimento clinico, il pediatra, ecc.

Tempi d’attuazione

Il testo votato dalla Commissione deliberante del Senato prevede che le Regioni abbiano sei mesi per adeguarsi alla nuova normativa. Comunque il Decreto è entrato in vigore a livello nazionale il 16 novembre 2016, secondo quanto reso noto dal Ministero della Salute.

“La lista ufficiale delle patologie – avverte l’Osservatorio Malattie Rare – sarà inoltre contenuta in un provvedimento che dovrà essere emanato dal Ministero della Salute in coordinamento con l’Agenas” (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).bamb-strab-fonte_ministero_salute-photospipdcf9aba0f6de21f062d15662ae2f2488.jpg

Il funzionamento degli accertamenti diagnostici sarà sottoposto alla vigilanza di un “Centro di coordinamento sugli screening neonatali”: sarà un nuovo organismo in cui siederanno rappresentanti del Ministero della Salute, dell’Istituto superiore di sanità e di tre associazioni di malati rari.

La soddisfazione ministeriale

Il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo ha commentato così la novità:

Il beneficio non è solo legato al paziente e alla sua famiglia, ma rappresenta una razionalizzazione nell’impiego delle risorse del Sistema Sanitario, nel senso che avviare un percorso di cura prima dell’insorgenza dei sintomi è, senza dubbio, meno oneroso della gestione di un paziente con alto rischio di invalidità conseguente al ritardo diagnostico.

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato:

Lo screening neonatale esteso non rappresenta un costo ma un investimento per la salute. Proprio partendo da questi presupposti, sono evidenti le motivazioni per le quali, la legge è da considerarsi una misura sanitaria di notevole portata; grazie ad essa, infatti, si potranno effettuare sull’intero territorio nazionale gli screening allargati.

Fonti principali: Ministero della Salute, SIMMESN

Glaucoma, più rischi con l’apnea ostruttiva notturna

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Respirare male nel sonno espone alla malattia oculare circa 10 dieci volte di più

glaucoma-visione_tubulare_bus-web.jpgCi può essere una correlazione tra una cattiva respirazione notturna e il glaucoma, una malattia oculare che può ridurre il campo visivo. Lo hanno confermato scienziati giapponesi della Hokkaido University, i quali hanno misurato la pressione oculare a chi soffriva di apnea ostruttiva del sonno grazie a una lente a contatto speciale dotata di un sensore che consente di monitorare costantemente la pressione oculare anche mentre si dorme.

Scrive l’Ateneo nipponico:

Il glaucoma si ritiene che sia una malattia in cui il nervo ottico sopporta un danno correlato a una maggiore pressione oculare, il che provoca la riduzione del campo visivo (eventualmente fino a una visione tubulare, ndr). Oltre a malattie come l’ictus e le malattie cardiovascolari quali gli infarti, le persone che soffrono di sindrome di apnea ostruttiva del sonno (OSAS) sono predisposte a soffrire di glaucoma con un’incidenza circa 10 volte superiore rispetto a coloro che non ne soffrono.

sonno-coppia_lei_insonne-web-vert.jpgRespirando male l’apporto di ossigeno si riduce (ipossia); questo può provocare anche danni a livello del nervo ottico. Insomma, il glaucoma è sempre una malattia da tenere d’occhio da tutti… i punti di vista.

Fonte: Hokkaido University (Giappone)

Occhi aperti su diabete e obesità

Locandina forum salute 2016

Alla ricerca della salute anche in città

Scommettiamo su una migliore salute nelle nostre città già infuocate dal caldo estivo. Se ne è parlato a Roma l’11 e il 12 luglio 2016, in occasione del primo Health City Forum, con una particolare attenzione rivolta all’obesità e al diabete (compresa una complicanza tanto importante quanto la retinopatia diabetica). Un tempo appannaggio delle nazioni industrializzate, negli ultimi anni decenni queste malattie colpiscono più che in passato anche i Paesi in via di sviluppo (il massimo della prevalenza la sia ha nella Regione del Mediterraneo orientale). Con un risultato eclatante: 422 milioni di persone diabetiche nel mondo secondo l’ultimo Rapporto OMS pubblicato quest’anno.

Anche per questo – si legge nel manifesto La salute nelle città: bene comune presentato l’11 luglio al Tempio di Adriano dagli esperti dell’Health City Think Tank – “ogni cittadino ha diritto ad una vita sana ed integrata nel proprio contesto urbano. Bisogna rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane”. Inoltre, sottolinea un altro punto, occorre “incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunità e nelle famiglie”.

In Italia il 40% della popolazione nelle città metropolitane

Solo in Italia quasi quattro cittadini su dieci risiedono in quattordici città metropolitane. Già oggi 250 milioni di persone colpite da diabete vivono nelle città stando all’IDF-International Diabetes Federation.
Nell’Unione europea, eccettuata la Francia, i Paesi sono caratterizzati dagli aumenti della popolazione più elevati nelle città a causa delle migrazioni interne: l’urbanizzazione si conferma essere un fenomeno tipico del nostro tempo. Un secolo fa solo un quinto della popolazione mondiale viveva nelle città. Per la metà del XXI secolo, invece, arriveremo probabilmente al 70% di residenti nelle aree urbane. L’aumento si stima che sia di circa 60 milioni di persone – una popolazione all’incirca pari a quella italiana – che ogni anno vanno a vivere in città. A dispetto di ogni “mitologia” bucolica postmoderna.

I promotori del manifesto

Il manifesto è stato proposto in occasione del primo Health City Forum organizzato a Roma da Italian barometer diabetes observatory (IBDO) Foundation, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, Health City Think Tank, Istituto per la Competitività (I-Com), con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, che ha anche conferito all’Ibdo Forum la medaglia del Presidente della Repubblica per il suo alto valore culturale e scientifico, e il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della salute e Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Tra gli aderenti all’iniziativa c’è l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus.

Link utile: Manifesto per la salute nelle città

Fonti di riferimento: Aboutpharma, IBDO, Panorama della Sanità