Più sigarette, maggior rischio di cecità

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Uno studio condotto negli Usa fa luce sulla degenerazione della retina centrale

fumo_causa_cecit-pacchetto_australiano-verticale-web-photospip9ef913ad0b9490ff082669c6bb5520fe.jpgIl fumo di sigaretta si può considerare come il principale fattore di rischio di AMD nell’ambiente ed è una delle cause maggiori di cecità. È quanto si legge in uno studio condotto negli Usa [presso il College of Medicine, Central Michigan University, e il Department of Pediatrics and Pulmonary Medicine, The Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore, Maryland]] pubblicato da [PLOS ONE. Il consumo di tabacco provoca senescenza cellulare e può essere associato a danni retinici che causano riduzione o perdita della visione centrale.

Ciò sarebbe dovuto principalmente a un’alterazione della sintesi proteica [[in particolare della proteostasi: controlla il ricambio proteico e la qualità delle proteine sintetizzate, ndr]] e dei meccanismi di autofagia cellulare, che consentono di rimuovere le parti delle cellule nervose danneggiate; l’accumulo di materiale indesiderato “soffocherebbe” invece l’attività delle cellule della retina.

Rendendo più efficienti i meccanismi di smaltimento degli accumuli di scarto [[in particolare quelli lipidici e proteici, ndr]] si potrebbe rallentare l’evoluzione di una malattia che attualmente è trattabile solo nella sua forma meno comune (detta umida o essudativa), a evoluzione più rapida e devastante.

amd-simulazione-scotoma_centrale-orologio-photospip335b0e4798a0d23cefa3b512b5facf99.jpgNelle prime fasi della degenerazione maculare legata all’età – che colpisce a partire dai 55 anni e ha un’origine genetica – si verifica una distorsione delle immagini. Le linee rette divengono curvilinee in prossimità del centro del campo visivo, mentre quando la patologia è avanzata non si riconoscono più i volti, non si riesce più a leggere normalmente né, tanto meno, si può guidare. Tuttavia la visione periferica resta intatta.

Per cercare di prevenire l’AMD – che colpisce particolarmente la popolazione anziana [[la degenerazione maculare legata all’età è considerata la prima causa di perdita della vista nei Paesi economicamente più avanzati, ndr]] – bisogna agire su tutte le cause evitabili ossia proteggersi adeguatamente dal sole (usando lenti scure a norma di legge), alimentarsi in modo sano e vario (mangiando in abbondanza cibi quali pesce, verdure a foglia verde, mandorle), praticare esercizio fisico regolare e non fumare. Non a caso una delle avvertenze che si leggono sui pacchetti di sigarette è: “Il fumo provoca cecità”.

Leggi anche: Il fumo raddoppia il rischio di cecità

Fonte: PLOS ONE

Occhio secco, più rischi d’estate

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Al computer importanti le pause. Le lenti a contatto aumentano il rischio se usate troppo a lungo, ma si possono usare le lacrime artificiali

cornea_sana-profilo_oculare-web-photospipf51e90d1f48c45d6ab71d2a0ce3177b2.jpgRischio occhio secco in aumento d’estate a causa delle alte temperature e dell’impiego dell’aria condizionata. Quest’ultima, secondo il Ministero della Salute, deve essere mantenuta tra i 24 e i 26 gradi.

La naturale lubrificazione della superficie oculare può non essere sufficiente: per migliorare la sua salute potrebbero servire delle lacrime artificiali (ossia i sostituti lacrimali). Si tratta, tra l’altro, di un facile rimedio sia per chi trascorre molto tempo di fronte agli schermi sia per chi passa del tempo in luoghi assolati e ventosi.

monitor-occhio-web.jpg In uno studio retrospettivo pubblicato su The Ocular Surface si legge:

A livello clinico la sindrome dell’occhio secco è caratterizzata dalla perdita del volume delle lacrime, da un tempo di rottura inferiore del film lacrimale e da una maggiore evaporazione delle lacrime dalla superficie oculare. Il film lacrimale è composto da molte sostanze, tra cui lipidi, proteine, mucine ed elettroliti. Tutte queste sostanze contribuiscono alla sua integrità ma la loro esatta interazione è ancora oggetto di ricerca. [[Willcox MDP et al., “TFOS DEWS II Tear Film Report”, Ocul Surf. 2017 Jul;15(3):366-403. doi: 10.1016/j.jtos.2017.03.006, Epub 2017 Jul 20, Review]]

In alcuni casi si potrebbe essere verificata una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, ma questo lo potrà stabilire solo un oculista. Ci sono invece una serie di fattori che aumentano la possibilità di soffrire di occhio secco, tra cui:

  • impiego prolungato di lenti a contatto [[secondo lo studio pubblicato su The Ocular Surface tale rischio aumenta all’incirca dalle due alle tre volte rispetto a coloro che portano occhiali. Si veda Willcox MDP et al., cit., p. 389]];
  • fattori ormonali (ad esempio menopausa); instillazione-lacrime-artificiali-occhi_azzurri-web.jpg
  • fattori ambientali (clima caldo e secco) e impiego prolungato degli schermi. [[si consigliano quindi frequenti pause, ammiccamento più frequente e consapevole, utilizzo dell’umidificatore in abbinamento al condizionatore.]].

A questi possiamo aggiungere, come maggiore fattore di rischio, l’età avanzata. Tuttavia anche chi soffre di patologie quali allergie o disfunzioni lacrimali tende ad accusare la sindrome dell’occhio secco. Infine può persino essere correlata a malattie autoimmuni quali l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia o la sindrome di Sjögren.

Fonte: The Ocular Surface (Pubmed)

Dispositivi elettronici, occhio alla luce blu

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Se utilizzati prima di andare a dormire tendono a peggiorare il sonno, a meno che gli schermi non vengano filtrati

schermo_tablet-luce_blu-ok-photospip23c6a4b0a40540a0af864e6c09bf22b5.jpgSe si resta esposti a troppa luce blu si rischia di trascorrere la notte in bianco. Gli schermi, soprattutto quelli a LED, ne emettono in abbondanza e il vostro sonno potrebbe esserne disturbato. Se i vostri dispositivi (cellulari, tablet, monitor dei computer) non prevedono la funzione specifica “filtro luce blu” [[generalmente tale funzione deve essere appositamente attivata dall’utente, che magari potrà scegliere anche la fascia oraria]], può essere sconsigliabile utilizzarli prima di andare a dormire.

Lo studio americano

Ricercatori americani dell’Università di Huston sostengono che “l’esposizione crescente alla luce artificiale durante la notte può contribuire all’alta prevalenza dei disturbi del sonno. Il rilascio di melatonina, l’ormone del sonno, è mediato dalle cellule ganglionari retiniche che sono intrinsecamente fotosensibili” [Citato da: Ostrin LA, Abbott KS, Queener HM, “[Attenuation of short wavelengths alters sleep and the ipRGC pupil response“, Ophthalmic. Physiol. Opt. 2017 Jul;37(4):440-450. doi: 10.1111/opo.12385]].

luce-blu-monitor-photospip3d60378f12d18605ce3dca219ef7f993.jpgDunque stimolare troppo la retina nelle ore serali non è molto salutare se si vogliono trascorrere notti tranquille. I ricercatori universitari sono arrivati a questa conclusione studiando 21 persone d’età compresa tra i 17 e i 42 anni. Se tre ore prima di andare a letto – nel proseguire le proprie abitudini digitali – avevano indossato occhiali dotati di filtri che bloccavano le lunghezze d’onda corte, i livelli notturni di melatonina [[le concentrazioni sono state misurate nella saliva]] salivano del 58% [[persino di più rispetto a quella di soggetti che hanno assunto complementi alimentari di melatonina]], agevolando il riposo.

Non solo i partecipanti che hanno usato lenti che filtravano la luce blu hanno dormito meglio, ma si sono anche addormentati prima e hanno dormito mediamente 24 minuti in più ogni notte.

Spiega l’Università di Huston (Usa):

La maggiore fonte di luce blu è quella solare, ma si trova anche nella maggior parte dei dispositivi [con schermi] a LED. La luce blu aumenta la prontezza e regola il nostro orologio biologico interno, ovvero il ritmo circadiano, che “dice” al nostro corpo quando addormentarsi. Questa luce artificiale attiva i fotorecettori […], sopprimendo la melatonina.

Secondo recenti studi la qualità del sonno delle persone è mediamente in peggioramento. Dunque anche un più intelligente impiego dei dispositivi digitali potrebbe dare un contributo positivo importante. Tra l’altro ci sono studi che, su cavie animali, hanno evidenziato una potenziale nocività della luce blu a livello retinico (fototossicità[[Experimental Eye Research, Free Radical Biology & Medicine]]). Questi risultati dovranno però essere confermati da ulteriori studi.

Fonti: Ophthalmic and Physiological Optics, University of Huston

Retina rigenerata nei topi

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Utilizzando una tecnica sperimentale che s’ispira alla fisiologia dei pesci zebra è stata attivata l’“autoriparazione neurale” anche nelle cavie

glia_e_neuroni-foto_universita_di_washington_credits_tom_reh_lab_-photospip9adc35ce72303314d12e3677275217b0.jpgLa rigenerazione della retina è una sorta di Sacro Graal dell’oculistica. Noi però siamo dotati di questa capacità spontanea solo in minima parte [si forma però tessuto cicatriziale che non è fotosensibile ed è, quindi, inutile]] così come avviene negli altri mammiferi; ma il [pesce zebra e le rane hanno invece capacità “superiori”. Infatti quando subiscono lesioni retiniche si generano localmente cellule staminali che riescono a “riparare” la retina. Dunque l’Università di Washington (Usa) ha pensato di attivare dei meccanismi genetici che sarebbero capaci di indurre queste capacità anche negli esseri umani. Nei topolini di laboratorio questa tecnica pare che abbia funzionato.

Cosa si è fatto?
staminali-genetica-was.university-frame.jpgSi è riusciti a far generare nuovi neuroni retinici nei topi, in particolare nella glia di Müller, in seguito a lesioni della retina. Per farlo i ricercatori dell’Università di Washington sono intervenuti su un gene (Ascl1) regolatorio della neurorigenerazione. [[Si è bloccata, in particolare, la deacitilasi degli istioni (in questo caso il metodo è di natura epigenetica)]]

Dunque, hanno concluso i ricercatori americani su Nature: “I nostri risultati offrono un nuovo approccio per il trattamento delle malattie retiniche che portano alla cecità”.

Fonti: Nature, Università di Washington

Editing genetico per prevenire danni retinici

(Fonte: Ospedale S. Raffaele, Mi)

Negli Usa inibita l’angiogenesi con un’iniezione intravitreale in cavie, ma il trattamento è sperimentale

nature-comm-studio-photospipd1998c68e127d623e284830922e015a3.jpgLe tecniche avanzate di correzione genetica fanno passi da gigante. Una nuova sperimentazione preclinica, condotta esclusivamente su cavie di laboratorio (topolini), apre prospettive promettenti per la prevenzione dei danni retinici associati a patologie degenerative come l’AMD.

In seguito a una sola iniezione nel bulbo oculare (intravitreale) ricercatori universitari americani del Massachusetts Eye and Ear Infirmary di Boston [Policlinico dell’Università di Harvard, Usa]] sono infatti riusciti a inibire la proliferazione incontrollata di vasi che danneggia irreparabilmente la retina (angiogenesi). Tale tecnica avrebbe, secondo lo studio appena pubblicato su [Nature Communications, un effetto analogo agli anti-VEGF [=farmaci antiangiogenici]] oggi già disponibili, ma un domani questa [terapia genica potrà eventualmente essere efficace anche sugli esseri umani che non dovessero rispondere a tali farmaci.

L’esperimento

dna-animazio6b00-176ce.gifL’angiogenesi [caratteristiche di malattie oculari quali la [retinopatia diabetica proliferativa, la retinopatia del prematuro (ROP) e la forma umida o essudativa della degenerazione maculare legata all’età (AMD)]] è stata indotta mediante laser, così come avvenuto in studi precedenti condotti sugli esseri umani, simulando una malattia degenerativa retinica.

Altre cavie neonate sono state invece esposte ad alte quantità d’ossigeno, il che ha indotto sempre una proliferazione indebita di vasi a livello retinico. In entrambi i casi si è poi proceduto a una singola iniezione praticata nel bulbo oculare (intravitreale): nel suo contenuto era presente il virus del raffreddore (adenovirus) preventivamente svuotato del suo contenuto genetico e riempito invece con molecole che hanno “riparato” una serie di sequenze del DNA.

Per l’esattezza la procedura, chiamata CRISPR-Cas9, funziona grazie a una sorta di “trova e sostituisci” delle sequenze genetiche errate. È come se in un testo una parola digitata male venisse rimpiazzata automaticamente col termine corretto. Si tratta tuttavia di una tecnica recente di cui non si conoscono ancora tutti i rischi [infatti non si può escludere la possibilità di sostituire anche una serie di sequenze genetiche corrette e, quindi, di provocare mutazioni involontarie che possono indurre tumori. Ad esempio, se in un testo si sostituisce sempre automaticamente “quele” con “quale” accade che anche “sequele” verrà involontariamente modificato in “sequale”. Dunque potrebbe talvolta avvenire qualcosa di analogo con la tecnica CRISP-Cas9: una correzione genetica potrebbe persino generare un nuovo errore nel DNA ([approfondisci). Invece secondo altre fonti la tecnica sarebbe già precisa e sostanzialmente sicura (approfondisci)]].

Il prof. Hetian Lei, direttore della ricerca e assistente della cattedra di oftalmologia presso la Harvard Medical School, spiega i punti di forza del nuovo studio:

Sappiamo che il fattore di crescita endoteliale (VEGF) […] gioca un ruolo essenziale nell’angiogenesi… Il sistema CRISPR-Cas9 può essere utilizzato per editare il gene VEGFR2, prevenendo l’angiogenesi intraoculare patologica.

Poiché l’editing genomico guadagna terreno virtualmente in tutti i campi della medicina, noi siamo cautamente ottimisti nel sostenere che questo strumento potente potrebbe rappresentare una nuova terapia per prevenire la perdita della vista in una malattia oculare caratterizzata dall’angiogenesi patologica intraoculare…

Mentre ulteriori studi occorreranno per determinare la sicurezza e l’efficacia di quest’approccio, il nostro lavoro dimostra che la tecnica CRISPR-Cas9 è uno strumento preciso ed efficiente, che potenzialmente può consentire di] trattare le patologie associate all’angiogenesi. [[Citato da: [Massachusetts Eye and Ear Infirmary (press release)]]

Fonti: Nature Communications, Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Tracoma, 85 milioni di persone trattate

OMS: migliorato l’accesso agli antibiotici per curare una malattia oculare che colpisce 41 Paesi nel mondo

tracoma-diffusione-mappa-who.bmpSecondo l’OMS è la principale malattia infettiva causa di cecità a livello planetario: parliamo del tracoma, una patologia oculare responsabile di circa 1,8 milioni di casi di disabilità visiva. Infatti, in seguito all’azione di un batterio (Chlamydia Tracomatis) 450 mila persone hanno già perso la vista irreversibilmente. Però si sono registrati progressi importanti: in un triennio (2014-2016) l’accesso ai trattamenti antibiotici per il tracoma è aumentato del 63%. Lo ha scritto recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La malattia oculare è oggi presente in 41 nazioni: sono spesso Paesi poveri, in particolare comunità emarginate, che si trovano in Africa, Asia, Centro e Sud America nonché in Australia e Medio Oriente. Scrive l’OMS:
Il numero stimato di persone che vivono in zone endemiche, a rischio di cecità da tracoma, è diminuito, passando da 317 milioni nel 2010 a 190 milioni nel 2016, grazie a un insieme di migliori informazioni e all’implementazione della strategia SAFE [[l’acronimo sta per Surgery=chirurgia [palpebrale]; Antibiotics=antibiotici; Facial cleanness=pulizia del viso; Environment=ambiente]].
Solo lo scorso anno 85 milioni di persone sono state trattate con azitromicina (erano 52 milioni nel 2014). Tra i Paesi in cui il tracoma è stato debellato negli ultimi anni compaiono il Messico e il Marocco. E’ tra l’altro importante seguire norme igieniche scrupolose (come lavarsi bene il viso) che, assieme ad altre misure, consentono di prevenire un’ampia diffusione della patologia. Fonte: WHO

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Cecità infantile in riduzione nel mondo

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Secondo l’OMS sono 1,4 milioni i bimbi non vedenti, 19 milioni quelli ipovedenti. Spesso le cause sono prevenibili

6-2.jpgSono 13,4 milioni i disabili visivi con meno di 15 anni, mentre in totale ammontano a 253 milioni i ciechi (36 mln) e gli ipovedenti (217 mln) di tutte le età [[WHO 2017]]. Tuttavia secondo l’OMS la cecità infantile, che colpisce circa 1,4 milioni di piccoli, è in diminuzione.

12 milioni di bimbi ipovedenti ma senza occhiali

Nel mondo ancora troppi bambini non hanno accesso a visite oculistiche e, tanto meno, agli occhiali. Ben 12 milioni di giovani con meno di 15 anni sono considerati bambini_ciechi_e_ipovedenti_sui_banchi.jpgipovedenti a causa degli errori refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo), che potrebbero essere facilmente diagnosticati e corretti. Sempre secondo l’OMS circa 1,4 milioni sono irreversibilmente ciechi: “Hanno bisogno – scrive il WHO – di interventi riabilitativi per un pieno sviluppo psicologico e personale”.

Guardiamo le cause

Infezioni della cornea od opacità corneali oltre alle anomalie congenite sono le principali cause di cecità nei bambini dei Paesi in via di sviluppo. In quelli sviluppati, invece, sono la retinopatia del prematuro (ROP) [[può colpire la retina dei nati prima del tempo]] e la cataratta congenita sono le più frequenti cause evitabili; quelle non evitabili sono principalmente le anomalie del nervo ottico e lesioni della corteccia visiva.

Più vitamina A per i bambini dei Paesi più poveri

bambini_aria2b24-092e6-photospipbf0b40bd078aa9f714f0c97386c8858f.jpgLa prima causa di perdita della vista tra i bambini dei Paesi più poveri è la carenza di vitamina A (vedi xeroftalmia): una seria deficienza nell’alimentazione può provocare ulcerazioni corneali [[il deficit di vitamina A può essere anche associato al morbillo]]. Dunque si tratta di un problema prevenibile: l’ipovitaminosi è trattabile[[in questo caso mediante somministrazione di vitamina A]].

Miglioramenti della salute materna e neonatale, nonché investimenti nelle infrastrutture nazionali di assistenza sanitaria e nel loro mantenimento sono essenziali per ridurre il peso della cecità evitabile.

Secondo alcuni studi il 70% dei casi di cecità infantile si presenta nei Paesi in via di sviluppo e quasi la metà dei casi nel mondo è prevenibile. L’incidenza della perdita della vista tra i bambini delle nazioni molto povere è circa quadrupla rispetto a quella dei Paesi benestanti.

Fonti principali: ICOPH, WHO, IAPB.org

Il Molise strizza l’occhio alla prevenzione

Dal 26 al 28 luglio check-up oculistici gratuiti in tre comuni della provincia di Campobasso

molise-tappe-umo-mappa.jpgLa prevenzione della cecità e la diagnosi precoce delle malattie oculari non conoscono soste. Ogni momento è buono anche d’estate. Per questo la sezione di Campobasso dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti ha organizzato nella sua provincia, in collaborazione con la IAPB Italia onlus, tre giorni di controlli oculistici gratuiti. umo-iapb_italia_onlus-rinnovata-cielo-verticale-web-160_pixel.jpg

In Molise si partirà dunque il 26 luglio 2017 presso il comune di Jelsi (CB) a bordo di un’Unità mobile oftalmica; si proseguirà il giorno dopo a San Giacomo degli Schiavoni; si concluderà il 28 luglio a Petacciato, nei pressi della costa molisana. In tutti i casi si rispetterà sempre l’orario 8:30-12:30.

Fonte a cui rivolgersi per ulteriori informazioni: Uici-Sezione provinciale di Campobasso

Il Molise strizza l’occhio alla prevenzione

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Dal 26 al 28 luglio check-up oculistici gratuiti in tre comuni della provincia di Campobasso

molise-tappe-umo-mappa.jpgLa prevenzione della cecità e la diagnosi precoce delle malattie oculari non conoscono soste. Ogni momento è buono anche d’estate. Per questo la sezione di Campobasso dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti ha organizzato nella sua provincia, in collaborazione con la IAPB Italia onlus, tre giorni di controlli oculistici gratuiti. umo-iapb_italia_onlus-rinnovata-cielo-verticale-web-160_pixel.jpg

In Molise si partirà dunque il 26 luglio 2017 presso il comune di Jelsi (CB) a bordo di un’Unità mobile oftalmica; si proseguirà il giorno dopo a San Giacomo degli Schiavoni; si concluderà il 28 luglio a Petacciato, nei pressi della costa molisana. In tutti i casi si rispetterà sempre l’orario 8:30-12:30.

Fonte a cui rivolgersi per ulteriori informazioni: Uici-Sezione provinciale di Campobasso

Politiche antifumo, Italia virtuosa

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Però oltre 10 milioni di persone ancora consumano tabacco e il vizio è in ripresa tra i giovani

vietato_fumare3d-freedigitalphotosnet.jpgIn Italia circa un adulto su cinque fuma quotidianamente; eppure è uno dei Paesi più virtuosi al mondo sul piano delle campagne pubbliche contro il fumo. È quanto si legge in un nuovo Rapporto pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità [ [Who Report On The Global Tobacco Epidemic, 2017 ]].

Dunque il Belpaese è in buona compagnia assieme a Usa, Cina, Svizzera, Australia, Gran Bretagna, ecc. Nonostante la solerzia con cui vengono riproposte periodicamente le campagne antifumo – curate a livello statale dal Ministero della Salute e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri -, secondo l’Istituto Superiore di Sanità il consumo di sigarette è indicativamente stabile nel suo complesso, ma è in ripresa tra i giovani [[che sempre più spesso fanno sigarette a mano comprando tabacco]]. fumo_campagna_contro_tabacco-who-fumo_passivo-particolare_locandina.jpgAnche se le immagini “shock” introdotte nel nostro Paese hanno funzionato per qualche tempo da deterrente, il vizio è quindi ancora lungi dal tramontare. Mediamente in Europa ancora fuma un adulto su quattro.

Com’è noto, mentre in Italia esiste un espresso divieto nei luoghi pubblici al chiuso (ad eccezione di aree appositamente dedicate), ancora non è vietato fumare negli spazi aperti, fatta eccezione per le aree antistanti gli ospedali, le scuole e le pertinenze di altri edifici pubblici [vedi [sito del Ministero della Salute]].

Oltre dieci mln di fumatori nello Stivale

Il 19,8% della popolazione dai 14 anni in su, nel 2016, ha dichiarato di essere fumatore (circa 10 milioni 400 mila persone), il 22,6% di aver fumato in passato e il 56,1% di non averlo mai fatto. Mediamente in Italia si fumano 12,5 sigarette al dì. La fascia dei più accaniti va dai 25 ai 44 anni. Lo riporta l’Istat nell’ultima indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” [ Consulta il [sito ufficiale dell’Istat]].

I rischi per la vista

sigarette_in_digitale-fonte_freedigitalphotos.net-photospip7d4defc5de6c05efbefca886fa47194a.jpgScrive l’OMS: “Ci sono oltre 4000 sostanze chimiche nel fumo di tabacco, delle quali almeno 250 sono considerate dannose e più di 50 sono note per essere cancerogene”.

Oltre al noto rischio di tumore ai polmoni, all’aumento dei problemi cardiovascolari, pochi sanno che il fumo può causare cecità: è uno dei fattori che aumentano, ad esempio, il rischio di degenerazione maculare legata all’età (che può provocare la perdita della visione centrale) e di cataratta (che invece può essere facilmente operata).

Inoltre, è stato dimostrato che anche il fumo passivo è nocivo, tanto che in Italia esiste una legge che vieta di fumare anche nei luoghi chiusi anche se privati (ad esempio in macchina) se sono presenti minorenni o donne incinte [Vedi [D. Lgs. 12 gennaio 2016, n.6]]. Persino l’eventuale alternativo impiego delle sigarette elettroniche deve essere attentamente considerato.

Tabacco primo fattore di rischio evitabile per la salute

Ogni anno il fumo uccide quasi 700 mila persone solo in Europa (equivalente alla popolazione della città di Francoforte), il che rende il consumo di tabacco il principale rischio evitabile per la salute. Scrive infatti la Commissione europea:

Milioni di cittadini UE soffrono di malattie correlate al fumo, tra cui cancro, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie. Circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima e chi fuma è affetto per più anni da condizioni precarie di salute nel corso della vita. [ [Commissione europea ]]

il_fumo_passivo_nuoce_alla_salute_sin_da_bambini-web.jpgPer quanto riguarda il livello mondiale secondo l’OMS:

  1. il tabacco uccide fino a metà dei sui consumatori;
  2. miete ogni anno circa 7 milioni di vittime. Tra queste oltre 6 milioni di questi decessi sono l’effetto diretto del consumo di tabacco, mentre circa 890 mila sono l’effetto secondario sui non fumatori esposti al fumo passivo;
  3. quasi l’80 per cento dei fumatori nel mondo (oltre un miliardo) vive in Paesi a medio e basso reddito. [[WHO]]

Tuttavia circa 4,7 miliardi di persone (circa il 63% della popolazione mondiale) sono raggiunte, secondo l’OMS, da almeno una misura di controllo del consumo di tabacco.

Un numero verde per chi vuole smettere

donna_bionda_e_occhi_azzurri_al_cellulare-freedigitalphotos.net-web.jpgIl Telefono verde contro il fumo 800 554 088 gestito dall’Istituto Superiore di Sanità è anonimo e gratuito: svolge attività di consulenza sulle problematiche legate al tabagismo. Tale servizio è attivo al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, è un collegamento tra Istituzione e cittadino-utente, un punto d’ascolto e di monitoraggio. Uno strumento utile per combattere un vizio che può nuocere gravemente alla vostra salute.

Fonti: Who, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Fondazione Veronesi