Molto fumo, minore qualità visiva

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Nei forti fumatori si osserva una riduzione della sensibilità spaziale e della distinzione dei colori

sigaretta.jpgFumare più di 20 sigarette al giorno può alterare la visione o danneggiarla: lo sostiene uno studio scientifico appena pubblicato su Psychiatric Research. Il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle patologie stima che, solo negli Usa, ci siano 34,3 milioni di fumatori e che, tra questi, oltre 16 milioni di persone vivano con una patologia correlata al tabacco (spesso con problemi di natura cardiovascolare). Secondo l’Istat in Italia fuma una persona su cinque.[[“Nel 2016 il 19,8% della popolazione di 14 anni e più dichiara di essere fumatore (circa 10 milioni 400 mila persone), il 22,6% di aver fumato in passato e il 56,1% di non aver mai fumato”. Nelle tavole del Rapporto pubblicato a luglio del 2017 – intitolato “Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà” – si legge che a fumare oltre 20 sigarette al giorno è il 4,9% dei fumatori, mentre il numero medio di sigarette consumate in Italia è di 12,5.]]

Lo studio americano e brasiliano ha incluso 63 persone di età compresa tra i 25 e i 45 anni che fumavano almeno 20 sigarette al giorno [[con diagnosi di dipendenza dal tabacco e senza intenzione di smettere]], le cui performance visive sono state confrontate con quelle di 71 persone sane che fumavano quotidianamente meno di 15 sigarette.

I ricercatori hanno osservato i livelli di discriminazione del contrasto e delle sfumature dei colori mentre sedevano di fronte a un monitor con diversi tipi di stimoli: sono stati osservati nei forti fumatori “cambiamenti significativi della percezione cromatica rosso-verde e blu-giallo”, con una ridotta abilità a distinguere i diversi colori e i livelli di contrasto rispetto ai non fumatori.

I ricercatori scrivono:

Il gruppo dei forti fumatori aveva una sensibilità ridotta per tutte le frequenze spaziali (p <0,001) e una riduzione della discriminazione dei colori […]. Questo studio replica coerentemente ed estende scoperte precedenti, mostrando che l'elaborazione visiva può essere fortemente associata alla dipendenza da tabacco. Questi risultati indicano che l'uso eccessivo di sigarette o l'esposizione cronica ai loro composti incide sulla discriminazione visiva [...].

il_fumo_aumenta_il_rischio_di_cecita-pacchetto_sigarette-profilo-web-160pix.jpgA questo si aggiunge un’altra osservazione contenuta nello stesso articolo:

Il fumo di sigaretta consta di numerosi composti che nuocciono alla salute e sono stati correlati a una riduzione dello spessore corticale, coinvolgendo aree come quella mediale, laterale e frontale, con una riduzione dell’attività della corteccia occipitale. [[Tra l’altro deputata all’elaborazione degli input visivi, ndr]]

Infine si deve considerare che il tabacco può favorire lo sviluppo di malattie degenerative retiniche e potrebbe accelerare anche l’invecchiamento del cristallino (con la relativa opacizzazione).

Fonti: Rutgers University, Psychiatric Research, Istat

Malati cronici in crescita

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In Italia quattro persone su dieci hanno almeno una patologia cronica: ipertensione e diabete particolarmente insidiose per la vista

anziani-pubblico-web-photospip0a6ae699131bb9220a742fdf49edd794.jpgBen 24 milioni d’italiani ossia quattro persone su dieci nel Belpaese soffrono almeno di una malattia cronica e, tra questi, ne hanno più di una 12,5 milioni. Il secondo Paese più anziano al mondo dopo il Giappone appare destinato a veder crescere questi numeri: secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – che ha sede a Roma presso l’Università Cattolica [Policlinico A. Gemelli]] e ha appena pubblicato un Focus sul tema – la patologia cronica più frequente sarà l’ipertensione [[si legga la scheda sulla [retinopatia ipertensiva]], con quasi 12 milioni di persone affette nel 2028, mentre l’artrosi/artrite riguarderà 11 milioni di italiani: l’incremento sarà di circa un milione di persone per queste due malattie. Inoltre secondo le nuove stime gli italiani affetti da diabete saranno 3,6 milioni (con annessa retinopatia diabetica).

anziane-solidali-teste-web-photospip2a1629ff8e3b5d1f0067084612ec4791.jpgLa prevalenza di cronici è in costante e progressiva crescita, con conseguente impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali. L’aumento di questo fenomeno è connesso a differenti fattori: non solo l’invecchiamento della popolazione, ma anche al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, al mutamento delle condizioni economiche e sociali, agli stili di vita, all’ambiente e alle nuove terapie.

“L’aumento del numero delle persone affette da patologie croniche è anche un segno del successo del nostro SSN [Servizio Sanitario Nazionale], come testimonia il fatto che il tasso di mortalità precoce è diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10.000 persone”, ha dichiarato il Dott. Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane diretto dal Prof. Walter Ricciardi.

Fonte principale: Osservasalute

CUP, aspettando le visite oculistiche

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Rapporto del Ministero della Salute: Lazio e Sicilia al top delle lamentele telefoniche, segue a distanza la Lombardia

oculista-sagoma.gifGuardiamo alle liste d’attesa, soprattutto ai tempi per sottoporsi a una visita oculistica. Il Ministero della Salute ha pubblicato un rapporto sul livello di soddisfazione di chi chiama i Centri Unici di Prenotazione (CUP).

Su circa 6500 chiamate al numero 1500 [[Dati relativi al periodo 8 ottobre-31 dicembre 2018.]], le segnalazioni sui disservizi dei CUP in media sono pari al 6%, seppur con una forte disomogeneità: si va dal Lazio (24,1%) e la Sicilia (20,7%), per passare a Lombardia (12,1%), Sardegna (10,3%) e Toscana (6,9%) fino a Campania, Basilicata, Puglia e Marche (che si attestano al 5,2%).

La maggior parte dei cittadini – il 59% delle telefonate, età media 64 anni – si lamenta dei tempi. Le segnalazioni su un’attesa eccessiva rappresentano il 12% degli argomenti affrontati dai cittadini: Lazio 25,3%, Lombardia 10,5%, Campania 9,5%, Puglia 8,4%, Sicilia ed Emilia Romagna 7,4%.

Tra le prestazioni del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa risultano maggiormente problematiche le prenotazioni di una visita oculistica (11,35%), a cui segue l’ecografia dell’addome (7%), la mammografia e la colonscopia (6,8%), la visita cardiologica (5%) e quella neurologica (4,5%). telefono-cellulare-donna_sorridente-courtesy_freedigitalphotos-web.jpgSe invece si considerano solo le prime visite allora quella oculistica slitta al terzo posto (7,1%), dopo colonscopia (11,9%) ed ecografia dell’addome (8,7%).

In conclusione il Ministero scrive nel suo Report:
Ad una prima analisi del contenuto delle conversazioni risulta significativa la percentuale di lamentele. […] Solo una piccola percentuale di cittadini che ha chiamato il 1500, ha riferito di accedere ai siti istituzionali, regionali, aziendali per informarsi ed ha riferito che le informazioni presenti sui siti web delle ASL non risultano complete, chiare ed efficaci.

[…] Se vengono prese in considerazione le segnalazioni per l’eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso, si osserva che provengono dalla regione Lazio (22,4%), prevalentemente da Roma e riguardano le ASL RM 2, RM 1 e Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. […] La Lombardia con il 11,2% delle segnalazioni che provengono prevalentemente dalla ATS della città metropolitana di Milano segue al secondo posto; la Campania con il 10% delle segnalazioni si colloca al terzo posto. […] Agli ultimi posti, con 0,5% delle segnalazioni sull’eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso, risultano le regioni Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.

Fonte di riferimento: Ministero della Salute

AMD, individuati nuovi geni che la favoriscono

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34 loci del DNA avrebbero mostrato una correlazione significativa con la degenerazione maculare legata all’età, tra cui 6 sarebbero determinanti

dna-animazione.gifIl campo si restringe: la ricerca dei geni “colpevoli” dell’AMD è sempre più avanzata. La degenerazione maculare legata all’età – la principale causa di cecità centrale e d’ipovisione nei Paesi sviluppati – non è solo favorita da cause modificabili (fumo, protratta esposizione al sole, cattivo stile di vita), ma presenta anche familiarità e, pertanto, ci sono intere squadre di scienziati a caccia di geni potenzialmente “correggibili”. Avvalendosi di sistemi d’analisi molto sofisticati, ricercatori del National Eye Institute [Istituto di oftalmologia americano]] hanno pubblicato su [Nature Genetics uno studio su questo argomento l’11 febbraio 2019.

È trattabile solo la forma meno comune della malattia retinica (quella umida o essudativa: 10-15% dei casi), mentre la forma secca dell’AMD (atrofica) attualmente non ha nessuna cura. Dunque la terapia genica potrà forse diventare, in futuro, una delle opzioni di trattamento. Occorre però capire bene quali siano i geni “difettosi”.

Pertanto i ricercatori americani hanno ora individuato 34 le piccole “regioni” genetiche (loci) che hanno mostrato una correlazione significativa tra l’AMD e 52 varianti genetiche. L’analisi è stata molto accurata: hanno analizzato i profili genetici di retine provenienti da 453 persone defunte, tra cui c’erano sia individui con la retina sana che persone affette da AMD (vari stadi della patologia). [[Studiando 13.662 geni codificanti per proteine e 1.462 non codificanti]]

L’analisi è stata effettuata sequenziando l’RNA di ciascuna retina: si tratta della molecola messaggero che, tra l’altro, trasporta le istruzioni provenienti dal DNA per “fabbricare” nuove proteine e, quindi, ha un ruolo biologico essenziale (è una sorta di “libretto d’istruzioni” per produrre i “mattoni della vita”).

Per questa ricerca si è fatto ricorso a un’analisi molto sofisticata (chiamata eQTL). Con l’aiuto dei computer i ricercatori hanno individuato i tratti comuni tra i geni delle retine malate all’interno di un gruppo di 9 milioni di varianti genetiche precedentemente identificate. L’analisi si è, infine, concentrata su un gruppo ristretto di 6 loci genetici tra i 34 precedentemente identificati. Tra i geni “bersaglio” di eventuali terapie ne sono stati individuati, in particolare, due: si chiamano B3GLCT e BLOC1S1.

Il gene B3GLCTsi trova sul tredicesimo cromosoma. Fornisce istruzioni per produrre un enzima coinvolto nell'aggiunta di molecole di glucosio alle proteine. Normalmente questo gene è “acceso” (attivo) nella maggior parte delle cellule del nostro corpo: l’enzima B3Glc-T gioca un ruolo importante in diversi tipi cellulari. (Fonte:NIH - US National Library of Medicine, https://ghr.nlm.nih.gov/gene/B3GLCT)
Il gene B3GLCTsi trova sul tredicesimo cromosoma. Fornisce istruzioni per produrre un enzima coinvolto nell’aggiunta di molecole di glucosio alle proteine. Normalmente questo gene è “acceso” (attivo) nella maggior parte delle cellule del nostro corpo: l’enzima B3Glc-T gioca un ruolo importante in diversi tipi cellulari. (Fonte:NIH – US National Library of Medicine, https://ghr.nlm.nih.gov/gene/B3GLCT)

Fonti principali: National Eye Institute, Nature Genetics

Come vedrò dopo l’intervento di cataratta?

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In Spagna esiste un casco virtuale che consente di simulare il risultato dopo l’impianto delle lentine

casco_virtuale-simulatore_postcataratta-credit_foto_yaiza_gonzalez_csic_communication.jpgUn casco virtuale per simulare il risultato dopo l’intervento di cataratta: lo ha studiato il Centro nazionale di ricerche spagnolo (il CSIC), pubblicando poi un lavoro scientifico su Scientific Reports.

Uno degli interrogativi più frequenti tra chi si deve sottoporre alla chirurgia della cataratta è naturalmente: come ci vedrò dopo? In Spagna c’è la possibilità di simulare il risultato di un impianto di lentina trifocale, che offre tre punti di fuoco: da lontano, alla media distanza (ad esempio per lavorare al computer) e da vicino (come per la lettura di un libro).

Chi, ad esempio, fosse contemporaneamente miope e presbite avrebbe bisogno di ottimizzare la visione a varie distanze. Ora questo simulatore visivo binoculare è stato esaminato attentamente: gli autori della ricerca hanno confrontato le prestazioni del casco virtuale con i risultati reali dell’impianto dei cristallini artificiali. “In generale abbiamo riscontrato una buona corrispondenza tra le performance delle diverse messe a fuoco”, hanno concluso i ricercatori.

Fonti: Spanish National Research Council (CSIC), Scientific Reports

Primo webinar sulla prevenzione per insegnanti

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La campagna “Apri gli Occhi!” coinvolge le primarie e l’ultimo anno scuole dell’infanzia: il 5 febbraio il prof. Filippo Cruciani ha tenuto un corso online

apri_occhi-nuova_copertina-web-ok.jpgLa prevenzione entra nelle classi attraverso il web. Il progetto didattico gratuito “Apri gli Occhi!” dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus si svolge – all’insegna del divertimento intelligente – nelle scuole primarie e all’ultimo anno delle scuole dell’infanzia. Questa nuova edizione si avvale di una ricca piattaforma multimediale.

Martedì 5 febbraio 2019 gli insegnanti e i dirigenti didattici iscritti hanno seguito in diretta su internet il primo webinar a loro riservato: lo ha tenuto il prof. Filippo Cruciani, già Direttore facente funzione della Clinica Oculistica dell’Università Sapienza di Roma-Policlinico Umberto I nonché consulente del Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva.

Come gli insegnanti coinvolgono gli alunni

Gli allievi dai 5 agli 11 anni possono maturare una buona conoscenza dei problemi che possono insorgere, capendo l’importanza della visita oculistica nonché imparando le buone prassi igieniche e comportamentali.

Mediante un coinvolgente strumento multimediale, il Concorso Triva e divertenti giochi educativi adeguati, i bambini possono apprendere tramite la teoria e la pratica, cimentandosi per esempio in semplici test visivi, per poter riconoscere eventuali disturbi da segnalare in famiglia (è però sempre importante consultare periodicamente un oculista). Tra l’altro è stato messo a punto un Living Book: si può passare dagli esercizi d’illusione ottica alla partecipazione al concorso che scadrà il 30 aprile 2019. Il tutto è possibile per le classi dei docenti iscritti.

Link utile: progetto “Apri gli Occhi!

Fonte principale: CivicaMente

Usa, sperimentate staminali contro l’AMD secca

Fotorecettori collocati su cellule rigenerate dell'epitelio pigmentato retinico (staminali riprogrammate derivate da cellule amatiche) (Cortesia del National Eye Institute, Usa)

Prevenuta la cecità rigenerando l’epitelio pigmentato retinico di cavie animali, ora i test sull’uomo

Fotorecettori collocati su cellule rigenerate dell'epitelio pigmentato retinico (staminali riprogrammate derivate da cellule amatiche) (Cortesia del National Eye Institute, Usa)
Fotorecettori collocati su cellule rigenerate dell’epitelio pigmentato retinico (staminali riprogrammate derivate da cellule amatiche) (Cortesia del National Eye Institute, Usa)
Le staminali ottenute riprogrammando geneticamente le cellule del sangue potrebbero – in linea di principio – essere una soluzione contro l’AMD secca, malattia che colpisce il “cuore” della retina, causando cecità centrale. Un’ampia équipe americana – che fa capo al National Eye Institute – avrebbe testato con successo su cavie animali la rigenerazione dell’epitelio pigmentato retinico (EPR), tessuto oculare la cui integrità è essenziale per il buon funzionamento dei fotorecettori che supporta.

Per eseguire i test è stato effettuato un prelievo di sangue umano e le cellule ematiche sono state “ringiovanite” sino allo stadio di staminali: sono diventate cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) che, opportunamente fatte sviluppare in cellule nervose, sono state poi collocate su una sorta di “cerotto” biodegradabile utilizzato per rigenerare la retina.

Immagine al microscopio elettronico del cerotto a supporto delle staminali riprogrammate (cortesia Dr. Kapil Bharti)
Immagine al microscopio elettronico del cerotto a supporto delle staminali riprogrammate (cortesia Dr. Kapil Bharti)
Gli studi d’imaging hanno confermato che queste cellule prodotte in laboratorio si erano integrate correttamente nella retina animale una decina di settimane dopo l’innesto e hanno consentito di evitare la cecità.

Sulla rivista Translational Medicine si legge online:

Il trapianto dei cerotti EPR in modelli di degenerazione retinica su roditori e maiali ha mostrato effetti terapeutici. Gli autori suggeriscono che il processo di produzione illustrato potrebbe accelerare lo sviluppo di terapie più sicure con cellule staminali derivate da iPSC.

L’AMD secca ovvero atrofica o a carta geografica è considerata oggi incurabile: è la forma più comune di degenerazione maculare legata all’età (80-85% dei casi) ed è la prima causa di perdita della vista nei Paesi sviluppati. Colpisce soprattutto gli anziani che hanno una predisposizione genetica e può essere favorita da una serie di fattori esterni (fumo, prolungata esposizione degli occhi ai raggi solari senza occhiali scuri, ecc.). I ricercatori l’hanno simulata nel modello animale ricorrendo a un laser per danneggiare l’epitelio pigmentato retinico degli animali, riuscendo poi a rigenerarlo.

Ora si attendo i risultati della sperimentazione umana. Tra i possibili rischi dell’impiego di staminali c’è, tuttavia, anche quello d’indurre potenzialmente un tumore. Però se i test sugli esseri umani avranno successo si sarà trovata per la prima volta una strada per prevenire la cecità nei malati di AMD secca.

Nel 2018 il Moorfields Eye Hospital di Londra ha ottenuto risultati incoraggianti su persone affette da AMD umida (essudativa) ricorrendo, invece, a cellule embrionali (sperimentazione clinica di fase 1 [[da Cruz L, Fynes K, Georgiadis O, Kerby J, Luo YH, Ahmado A, Vernon A, Daniels JT, Nommiste B, Hasan SM, Gooljar SB, Carr AF, Vugler A, Ramsden CM, Bictash M, Fenster M, Steer J, Harbinson T, Wilbrey A, Tufail A, Feng G, Whitlock M, Robson AG, Holder GE, Sagoo MS, Loudon PT, Whiting P, Coffey PJ, “Phase 1 clinical study of an embryonic stem cell-derived retinal pigment epithelium patch in age-related macular degeneration”, Nat Biotechnol. 2018 Apr;36(4):328-337. doi: 10.1038/nbt.4114. Epub 2018 Mar 19]]).

Fonti: Translational Medicine, National Eye Institute

Anno nuovo, dieta nuova

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I 5 consigli dell’OMS: uno stile alimentare sano è importante per la nostra salute

lettera_a-frutta_e_verdure.jpgMangiare in modo vario, poco salato, assumere meno grassi, ridurre il consumo di zuccheri e di alcol. Sono questi, in sintesi, i cinque consigli che l’OMS ha dispensato per il nuovo anno. Uno stile di vita sano, infatti, passa anche per una corretta alimentazione.

Più nel dettaglio l’Organizzazione Mondiale della Sanità scrive nel suo sito ufficiale:
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  • bisogna assumere diversi tipi di alimenti come, ad esempio, grano, mais, riso e patate assieme a legumi; mangiare molta frutta fresca e verdure nonché prodotti animali e i loro derivati (latte, pesce, ecc.). Cercare, laddove possibile, di mangiare integrale (il consumo di fibre può allungare la vita). Per merenda assumere preferibilmente frutta e verdure non lavorate piuttosto che alimenti zuccherini, grassi o ricchi di sale;
  • un eccesso di sale può aumentare la pressione arteriosa, un fattore di rischio di molte malattie. La maggior parte delle persone nel mondo consuma mediamente il doppio del limite indicato dall’OMS ossia 5 grammi al dì (un cucchiaino al giorno).
  • abbiamo bisogno dei grassi ma, specialmente se sono del tipo sbagliato (ad esempio quelli animali), possono accrescere il rischio d’obesità, di malattie cardiache e ictus. L’OMS scrive in proposito:

I grassi trans prodotti industrialmente sono i più rischiosi per la salute. Si è visto che una dieta con un alto contenuto di questo tipo di grassi aumenta il rischio di patologie cardiache di quasi il 30%.

olio_oliva-160pix.jpgQuindi viene consigliato di sostituire il burro e il lardo con i più salutari oli di soia, colza, mais, cartamo, girasole, ecc. Inoltre viene suggerito di cucinare al vapore o di bollire i cibi invece di friggerli.

  • Un eccesso di zuccheri nella dieta non nuoce solo ai denti, ma può favorire anche l’aumento di peso fino all’obesità, che a sua volta può provocare gravi problemi di salute compresi quelli cronici. Su questo punto l’OMS consiglia di

    limitare l’assunzione di dolci e bevande zuccherate come bibite gassate, succhi di frutta, acque con aggiunta di aromi, bevande energetiche e per lo sport, tè e caffè pronti e bevande al latte aromatizzate.

Si consiglia sempre di privilegiare l’assunzione di cibi freschi rispetto a quelli elaborati.

  • l’abuso di alcol va sempre evitato; ma l’OMS va oltre, scrivendo che “consumare meno alcol è sempre meglio per la salute e non berne affatto va perfettamente bene”.

Inoltre, l’Agenzia ONU per la salute spiega:

Non dovresti bere alcolici se sei incinta o stai allattando; se guidi, utilizzi macchinari o intraprendi altre attività che comportano rischi connessi; se hai problemi di salute che possono essere peggiorati dall’alcol; se stai assumendo medicinali che interagiscono direttamente con l’alcol; se hai difficoltà a controllarti quando bevi.

Fonte: WHO

Diabetici, occhio alle bibite dietetiche

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Secondo un recente studio gli analcolici con edulcoranti potrebbero favorire, nelle persone con diabete, la retinopatia diabetica proliferante

lattine-no_logo-wb.jpg“Consumare oltre quattro lattine (più di 1,5 litri) di bibite analcoliche dietetiche la settimana è associato, nei diabetici, a un rischio oltre due volte più alto di avere una RDP” ossia una retinopatia diabetica proliferante: è la conclusione a cui è pervenuto uno studio scientifico pubblicato su Clinical and Experimental Ophthalmology[[ Fenwick EK, Gan AT, Man RE, Sabanayagam C, Gupta P, Khoo K, Aravindhan A, Wong TY, Lamoureux EL, “Diet soft drink is associated with increased odds of proliferative diabetic retinopathy”, Clin Exp Ophthalmol. 2018 Sep;46(7):767-776. doi: 10.1111/ceo.13154. Epub 2018 Feb 23]].

Lo studio è stato condotto per un anno dall’università australiana di Melbourne (Centre for Eye Research Australia, Royal Victorian Eye and Ear Hospital) e da altri centri di ricerca a Singapore [[Singapore Eye Research Institute (SERI), Singapore National Eye Centre,3Duke-National University of Singapore Medical School and National University of Singapore, Yong Loo Lin School of Medicine, Singapore]]. In tutto hanno partecipato 609 persone, la cui età media era di 64,6 anni, con diabete di tipo 2 (87,5%) ossia quello alimentare e in maggioranza donne (65,5% circa). [[230 persone (37,8%) non avevano retinopatia diabetica, mentre 36 persone (5,9%), 154 (25,3%) e 28 (4,6%) soffrivano rispettivamente di una forma lieve non proliferante (RDNP), moderata o grave e, infine, 146 (il 24%) presentavano retinopatia diabetica proliferante.]]

I consumi delle bevande sono stati valutati esclusivamente mediante questionari compilati dai partecipanti, mentre i prelievi di sangue per studiare l’andamento della glicemia e gli altri esami clinici sono stati effettuati presso i centri specializzati che hanno condotto lo studio.

bottiglie_bibite_analcoliche-part.-160_pxls.jpgSe da un lato un consumo continuativo ed elevato di analcolici non zuccherati si è rivelato associato in modo indipendente alla maggiore probabilità che i diabetici fossero colpiti da retinopatia diabetica proliferante, per un altro verso “il consumo regolare di soft drinks non è risultato associato a RD [=retinopatia diabetica] o a EMD [=edema maculare diabetico]”.

Comunque sia, se i risultati saranno confermati da ulteriori ricerche i diabetici dovranno prestare più attenzione non solo alle bibite analcoliche zuccherate, ma anche a quelle in cui sono contenuti edulcoranti.

Il rischio più che doppio di essere colpiti da una retinopatia diabetica proliferante curiosamente è risultato indipendente dalla durata del diabete e da altri fattori di rischio tradizionalmente indicati per questa malattia.

Fonte: Clinical and Experimental Ophthalmology

Individuati 261 nuovi geni della cecità

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Utilizzati topolini transgenici in cui sono stati disattivati selettivamente singoli geni

cavia_laboratorio_topolino_web.jpgSe un tempo c’erano i cercatori d’oro, oggi esistono i cercatori di geni. C’è, infatti, un grande consorzio internazionale – a cui partecipa anche il CNR italiano – che si dedica a comprendere la correlazione tra il genoma e le malattie ereditarie. Per ora ha individuato nei topi di laboratorio 261 “nuovi” geni – sui 347 considerati – come concausa di patologie oculari che provocano cecità.

I ricercatori hanno provato a spegnere diversi “interruttori” del codice della vita per constatarne gli effetti: nei topolini geneticamente modificati sono stati selettivamente disattivati una serie di geni osservando poi come la salute di questi mammiferi mutasse.

I risultati di questa vasta ricerca, pubblicata su Communications Biology (Nature), sono interessanti soprattutto in prospettiva: mirando a stabilire con esattezza la funzione di ciascun gene delle cavie animali, in futuro si potranno trattare più efficacemente una serie di patologie genetiche che oggi non hanno ancora una cura, andando a “correggere” in modo mirato anche negli esseri umani i geni “difettosi”.

Gli autori spiegano:

Questa scoperta aumenta notevolmente il numero attuale di geni noti che contribuiscono alle malattie oculari ed è probabile che, per molti di questi geni, verrà in seguito dimostrata l’importanza per lo sviluppo oculare e le patologie oftalmiche. [[International Mouse Phenotyping Consortium et al., “Identification of genes required for eye development by high-throughput screening of mouse knockouts”, Commun Biol. 2018 Dec 21;1:236. doi: 10.1038/s42003-018-0226-0. eCollection 2018]].

Fonte: Communications Biology