Nei forti fumatori si osserva una riduzione della sensibilità spaziale e della distinzione dei colori
Fumare più di 20 sigarette al giorno può alterare la visione o danneggiarla: lo sostiene uno studio scientifico appena pubblicato su Psychiatric Research. Il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle patologie stima che, solo negli Usa, ci siano 34,3 milioni di fumatori e che, tra questi, oltre 16 milioni di persone vivano con una patologia correlata al tabacco (spesso con problemi di natura cardiovascolare). Secondo l’Istat in Italia fuma una persona su cinque.[[“Nel 2016 il 19,8% della popolazione di 14 anni e più dichiara di essere fumatore (circa 10 milioni 400 mila persone), il 22,6% di aver fumato in passato e il 56,1% di non aver mai fumato”. Nelle tavole del Rapporto pubblicato a luglio del 2017 – intitolato “Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà” – si legge che a fumare oltre 20 sigarette al giorno è il 4,9% dei fumatori, mentre il numero medio di sigarette consumate in Italia è di 12,5.]]
Lo studio americano e brasiliano ha incluso 63 persone di età compresa tra i 25 e i 45 anni che fumavano almeno 20 sigarette al giorno [[con diagnosi di dipendenza dal tabacco e senza intenzione di smettere]], le cui performance visive sono state confrontate con quelle di 71 persone sane che fumavano quotidianamente meno di 15 sigarette.
I ricercatori hanno osservato i livelli di discriminazione del contrasto e delle sfumature dei colori mentre sedevano di fronte a un monitor con diversi tipi di stimoli: sono stati osservati nei forti fumatori “cambiamenti significativi della percezione cromatica rosso-verde e blu-giallo”, con una ridotta abilità a distinguere i diversi colori e i livelli di contrasto rispetto ai non fumatori.
I ricercatori scrivono:
Il gruppo dei forti fumatori aveva una sensibilità ridotta per tutte le frequenze spaziali (p <0,001) e una riduzione della discriminazione dei colori […]. Questo studio replica coerentemente ed estende scoperte precedenti, mostrando che l'elaborazione visiva può essere fortemente associata alla dipendenza da tabacco. Questi risultati indicano che l'uso eccessivo di sigarette o l'esposizione cronica ai loro composti incide sulla discriminazione visiva [...].
A questo si aggiunge un’altra osservazione contenuta nello stesso articolo:
Il fumo di sigaretta consta di numerosi composti che nuocciono alla salute e sono stati correlati a una riduzione dello spessore corticale, coinvolgendo aree come quella mediale, laterale e frontale, con una riduzione dell’attività della corteccia occipitale. [[Tra l’altro deputata all’elaborazione degli input visivi, ndr]]
Infine si deve considerare che il tabacco può favorire lo sviluppo di malattie degenerative retiniche e potrebbe accelerare anche l’invecchiamento del cristallino (con la relativa opacizzazione).
Fonti: Rutgers University, Psychiatric Research, Istat



La prevalenza di cronici è in costante e progressiva crescita, con conseguente impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali. L’aumento di questo fenomeno è connesso a differenti fattori: non solo l’invecchiamento della popolazione, ma anche al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, al mutamento delle condizioni economiche e sociali, agli stili di vita, all’ambiente e alle nuove terapie.


Se invece si considerano solo le prime visite allora quella oculistica slitta al terzo posto (7,1%), dopo colonscopia (11,9%) ed ecografia dell’addome (8,7%). 


Il campo si restringe: la ricerca dei geni “colpevoli” dell’












Mangiare in modo vario, poco salato, assumere meno grassi, ridurre il consumo di zuccheri e di alcol. Sono questi, in sintesi, i cinque consigli che l’OMS ha dispensato per il nuovo anno. Uno stile di vita sano, infatti, passa anche per una corretta alimentazione.
Quindi viene consigliato di sostituire il burro e il lardo con i più salutari oli di soia, colza, mais, cartamo, girasole, ecc. Inoltre viene suggerito di cucinare al vapore o di bollire i cibi invece di friggerli.



Se da un lato un consumo continuativo ed elevato di analcolici non zuccherati si è rivelato associato in modo indipendente alla maggiore probabilità che i diabetici fossero colpiti da retinopatia diabetica proliferante, per un altro verso “il consumo regolare di soft drinks non è risultato associato a RD [=retinopatia diabetica] o a EMD [=edema maculare diabetico]”.


