Retinopatia diabetica in aumento Secondo un nuovo studio, assieme alla cataratta e al glaucoma, è la malattia destinata ad aumentare maggiormente negli Usa 15 dicembre 2008 – La retinopatia diabetica colpirà in modo sempre più ‘pesante’: assieme al glaucoma e alla cataratta è la malattia oculare destinata ad aumentare in modo più significativo negli Stati Uniti, triplicando da qui al 2050. Lo si legge nel numero di dicembre di Archives of Ophthalmology.Tra la popolazione in età lavorativa si ritiene che la retinopatia diabetica sia la prima causa di cecità. “La perdita della vista – scrivono gli autori dello studio – dovuta alla malattia nei diabetici provoca una disabilità notevole che minaccia l’indipendenza e può far precipitare nella depressione, ridurre la mobilità e compromettere la qualità della vita”. Solo negli Usa si stima che le persone affette da retinopatia diabetica passeranno da 5,5 a 16 milioni. Gli over 65 colpiti dalla patologia sono destinati probabilmente a quadruplicare (da 2,5 a 9,9 milioni); le persone con cataratta aumenteranno, secondo le previsioni, del 235% tra chi soffre di diabete, mentre l’incidenza del glaucoma sarà moltiplicata per dodici.Visto che in Occidente è in corso un rapido invecchiamento demografico, un trend analogo si riscontrerà presumibilmente anche in Italia. Per combattere questa tendenza è fondamentale tenere d’occhio la glicemia (livello di zuccheri nel sangue); la prima arma per prevenire o curare tempestivamente la retinopatia diabetica è tenere sotto controllo questo valore e sottoporsi a visite oculistiche periodiche.
Uno sguardo sull’immigrazione Il 16 dicembre si terrà al S. Gallicano di Roma un convegno sulle malattie oculari e i flussi migratori
12 dicembre 2008 – Uno sguardo più attento alla salute degli immigrati. Il 16 dicembre si terrà, presso l’Ospedale S. Gallicano di Roma, un convegno sulle malattie oculari e i flussi migratori, considerando sia gli aspetti medici che quelli sociali. Un evento organizzato dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP), inaugurato ufficialmente il 9 gennaio di quest’anno. L’istituto è aperto a tutti coloro che vivono in una situazione di marginalità sociale, culturale ed economica; offre prestazioni mediche specialistiche, di laboratorio, oltre ad assistenza psicologica, antropologica, legale e sociale. Vanno considerate sia le malattie acute che quelle croniche, spesso misconosciute o diagnosticate con ritardo che possono comportare – se non trattate tempestivamente – gravi disabilità e un’ulteriore aggravamento del disagio sociale.
Un settore specifico, in questo senso, è rappresentato dalle malattie oculari, alcune delle quali possono provocare cecità (ad esempio glaucoma , retiniti – infiammazioni della retina come la retinite pigmentosa , uveiti e cheratiti ).Il convegno vuole principalmente mettere in risalto il fatto che nel contesto di tali flussi esistono patologie che potenzialmente creano un grave disagio umano e sociale.
Secondo un rapporto Istat riferito al 2005, nonostante gli immigrati si trovino spesso in condizioni difficili, tuttavia complessivamente si dichiarano in buona salute (nell’80,3% dei casi contro il 71,8% degli italiani). Il 22,8% degli immigrati ha affermato di avere avuto almeno una malattia nel mese precedente all’intervista (contro il 27,4% dei nostri connazionali). Anche se il tasso di ricovero è per loro più basso, ricorrono più spesso al Pronto Soccorso (per il 7% dei casi contro il 4,2% degli italiani nei tre mesi che hanno preceduto l’intervista). Attualmente si stima che nel mondo circa 200 milioni di persone siano in movimento in cerca di una vita più dignitosa. In Italia si calcola che vivano 4 milioni di immigrati su una popolazione complessiva pari a 60 milioni di abitanti.
Per consultare il programma del convegno INMP clicca qui.
Fonti: INMP, Istat. Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Servizio sanitario nazionale, gli italiani lo apprezzano Per il 56,6% degli intervistati è migliorato, l’84,7% non vuole un sistema diverso 11 dicembre 2008 – Il Servizio sanitario nazionale è stato ‘assolto’ dagli italiani. Il verdetto è incoraggiante: a 30 anni dalla sua introduzione il 56,6% degli intervistati ha dichiarato che il Ssn è migliorato e l’84,7% non vuole un sistema diverso dall’attuale. I più soddisfatti vivono nel Nord Italia.In sintesi sono questi i risultati ottenuti sulla base di mille interviste: i risultati sono stati commissionati da Repubblica e pubblicati oggi sull’inserto Salute. Più nello specifico: una persona su due (49,7%) ritiene che il Servizio sanitario nazionale sia migliorato abbastanza, il 6,9% che lo sia molto, mentre i senza opinione sono il 13,1%. I più critici si dividono tra coloro che pensano che il Ssn sia peggiorato molto (9,6%) oppure abbastanza (20,7%). Solo il 12,9% pensa che debba essere lasciato più spazio alla sanità privata. Eppure, secondo quanto percepito dal campione intervistato, ci sono anche degli aspetti ‘oscuri’: per il 74,5% i tempi di attesa si sono allungati e l’accesso ai servizi è più difficoltoso che in passato (per il 60,2%). A conferma di questa percezione è stato presentato ieri un rapporto della Regione Lazio, realizzato con i fondi del Ministero dello Sviluppo Economico, chiamato “Da paziente ad impaziente”. Le interviste sono state condotte su oltre duemila utenti. Lo scenario che emerge è inquietante: molte prestazioni sono state erogate dalle Asl capitoline dopo il tempo massimo consentito dalla legge (si va dal 32,4% al 68,7%). Il primato negativo nel Lazio va a Frosinone, seguito da Latina; si sono, invece, comportate meglio le strutture di Viterbo e quelle di Rieti.Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che il sistema assistenziale italiano nel suo complesso sia, nel settore della sanità, secondo al mondo in rapporto alla spesa; tuttavia, non è altrettanto positiva la percezione dei pazienti se si fa un confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea: in un rapporto pubblicato lo scorso mese l’Italia compariva al 16° posto.
Fonti: Repubblica Salute, Codicisora , Oms, Healthpowerhouse.
Scoperta mutazione del Dna, causa il cancro oculare più comune
Pubblicata su Nature una ricerca sul melanoma della coroide, considerato il tumore più pericoloso che colpisce gli occhi
11 dicembre 2008 – I segreti delle malattie genetiche sono, da oggi, meno inesplorati. Il cancro oculare più comune, il melanoma dell’ùvea (o melanoma della coroide), è causato nel 45% dei casi da una mutazione del Dna. A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca che lavora negli Stati Uniti, principalmente all’Università della British Columbia. Il merito della scoperta, pubblicata sull’autorevole rivista Nature , è dell’_quipe diretta da Catherine Van Raamsdonk: si tratta di una mutazione che colpisce un gene dal nome calviniano, detto GNAQ. Questa scoperta consentirà anche a ricercatori del resto del mondo di sviluppare terapie mirate contro alcuni tipi di melanoma. “Abbiamo scoperto – spiega la Prof.ssa Raamsdonk – che lo GNAQ regola la sopravvivenza dei melanociti”, le cellule responsabili della colorazione della pelle (grazie ai quali ci abbronziamo al sole). Ebbene, la mutazione di questo gene provoca una loro proliferazione incontrollata: “poiché il cancro è una malattia che consiste in una crescita cellulare incontrollata, i nostri studi ci hanno portato a scoprire che una mutazione genetica dello GNAQ provoca il melanoma dell’uvea”. Quest’ultima è lo strato intermedio tra retina e sclera, particolarmente ricco di vasi sanguigni e di pigmenti. A sua volta consta di tre parti: iride, corpo ciliare e coroide. Questo tumore oculare purtroppo è molto aggressivo e, se non trattato, degenera in metastasi (si diffonde nel resto dell’organismo); in nove casi su dieci è considerato il responsabile delle morti dovute a tumori oculari. Indicativamente rappresenta il 5% di tutti i melanomi (tra cui vi sono anche quelli cutanei dovuti, ad esempio, a sovraesposizione ai raggi ultravioletti). L’intuizione dei ricercatori ha avuto ottimo esito, ma bisognerà attendere ulteriori ricerche per comprenderne gli sviluppi. In ogni caso si è trattato di una vera scoperta da… geni! Altri centri che hanno partecipato alla ricerca sono: Canadian Institute for Health Research, Centre for Molecular Medicine and Therapeutics at Children e il Family Research Institute in British Columbia, Stanford University e University of California di San Francisco.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.
Onu, la Dichiarazione universale compie 60 anniTutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, compreso quello alla salute
10 dicembre 2008 – Oggi si celebra l’anniversario delle Dichiarazione universale dei diritti umani a 60 anni dalla sua adozione da parte dell’Onu, considerato essere attualmente il documento ufficiale più tradotto al mondo.
Tale dichiarazione venne adottata il 10 dicembre del 1948, due anni dopo la fondazione delle Nazioni Unite. La sua matrice illuministica è evidente sin dall’articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Essa, ha sottolineato oggi il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano in un messaggio, “ha affermato il valore essenziale della dignità umana, ovunque nel mondo, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione o opinione, cittadinanza o status sociale. Adottando quel documento, la comunità internazionale ha riconosciuto che il primato dei diritti della persona è condizione basilare per realizzare concretamente la pace, la libertà e la giustizia fra i popoli”.
Eppure tra il mondo ideale e quello reale ancora c’è ancora un divario troppo ampio: “Mentre in tante parti del mondo – ha proseguito Napolitano – antiche violazioni non sono scomparse, la tutela dei diritti deve infatti affrontare nuove minacce legate al terrorismo, alla tutela dell’ambiente ed ai cambiamenti climatici, alle lesioni della privacy, all’impatto delle crisi economiche sulle condizioni di vita dei singoli e delle collettività”. Per questo occorre un “rinnovato e più forte impegno da parte delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli per prevenire ogni ingiustificata violazione dei diritti e garantirne la loro tutela”.
Anche la possibilità di accedere alle cure ha un ruolo nella Dichiarazione universale dell’Onu. “Ogni individuo – recita poi l’articolo 25 – ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia , con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza – conclude l’articolo – per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Per leggere la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu clicca qui.
Circa 517 milioni di anziani hanno bisogno di occhiali ma non riescono ad ottenerli
10 dicembre 2008 – Il problema visivo degli anziani per antonomasia: si tratta della presbiopia, che secondo un nuovo studio pubblicato da ricercatori australiani sulla rivista Archives of Ophthalmology, colpisce all’incirca un miliardo di persone. Ben 410 milioni di individui non sarebbero in grado di svolgere mansioni che richiedono proprio una buona vista da vicino. Il dramma è che, secondo questa stima, 517 milioni di persone non hanno la possibilità di procurarsi occhiali.
Si tratta di cifre che riguardano il 2005; dato che si sta verificando un invecchiamento della popolazione mondiale (attualmente pari a 6,7 miliardi di persone), si stima che nel 2020 i presbiti saranno 1,4 miliardi e nel 2050 circa 1,8 miliardi.
Il motivo per cui, a partire dai 40 anni, bisogna ricorrere alle lenti per leggere e svolgere altri compiti è principalmente dovuto a un invecchiamento del cristallino: la lente contenuta nel nostro occhio perde la sua elasticità e, dunque, non consente più di mettere a fuoco le immagini sulla retina. Il prof. Brian A. Holden, dell’Università di New South Wales (Sydney) e i suoi collaboratori hanno passato in rassegna diversi studi e hanno usato anche le proiezioni dell’istituto demografico statunitense (US Census Bureau).
“Se deve essere raggiunto – osservano i ricercatori – l’obiettivo di Vision 2020 (un programma portato avanti dall’Oms e dalla IAPB, ndr), che è quello di eliminare la cecità evitabile e l’ipovisione – in questo caso dovute a un errore refrattivo non corretto -, i progetti dovranno comprendere la fornitura di risorse umane, di buoni occhiali e di sistemi per farli avere a questo mezzo miliardo di persone che ne hanno bisogno”.
Il Ministro del Welfare Sacconi: si deve fare più prevenzione
10 dicembre 2008 – Più reparti e ambulatori rinnovati all’Umberto I di Roma. Sono stati inaugurati stamattina, presso il Dipartimento di Scienze Oftalmologiche dell’Università Sapienza diretto dal Prof. Corrado Balacco Gabrieli, alla presenza del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e del Magnifico Rettore Luigi Frati.
I locali completamente ristrutturati sono dedicati alla degenza, ai day hospital nonché ai centri che si occupano della retina, di cornea e lenti a contatto e, infine, del glaucoma e del cheratocono.
“Abbiamo 400-500 pazienti al giorno. Siamo primi in Italia per dimensioni – ha dichiarato con orgoglio il Prof. Balacco – e secondi in Europa dopo il Moorfields Eye Hospital di Londra. Non abbiamo praticamente più liste d’attesa. La presenza dei pazienti fuori Regione (Lazio) è di oltre il 25% e il nostro dipartimento è in attivo”.
Tale situazione si inscrive, tuttavia, in un panorama più ampio che è segnato da una crisi economica e da sostanziali riduzioni negli investimenti per la salute in molti settori. Lo scenario nazionale, tuttavia, è stato descritto in termini più prosaici dal Ministro Sacconi, che ha sottolineato “la necessità di tenere sotto controllo la spesa sanitaria”. In ogni caso, “ogni crisi ha in s_ le potenzialità di stimolare il cambiamento, facendo di necessità virtù”.
Infine il titolare del dicastero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha evidenziato, in margine all’inaugurazione, la necessità di “sviluppare la politica della prevenzione”. Eppure questa linea sembra contrastare con i tagli stabiliti dall’ultima finanziaria, dunque qual è la strada? “Ciò si realizza se si spostano risorse dall’ospedalità marginale (inappropriata) verso le attività di prevenzione che diffusamente, nel territorio, devono essere realizzate”. Inoltre bisognerà puntare di più, quando possibile, sull’assistenza domiciliare e su investimenti in nuove tecnologie. Questa inaugurazione, naturalmente, – ha concluso Sacconi – “va nella giusta direzione”.
Oms e Unicef: salviamo i bambini dagli infortuniOltre 2.000 piccoli muoiono ogni giorno per incidenti, nella metà dei casi sono prevenibili 10 dicembre 2008 – Salvare i bambini dagli infortuni non è solo questione di… fortuna: nella metà dei casi può essere risparmiato loro un dramma. A sostenerlo sono l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Unicef che oggi hanno presentato congiuntamente ad Hanoi, in Vietnam, due rapporti sulla situazione mondiale e su quella europea. Le due Agenzie dell’Onu hanno sfornato numeri agghiaccianti: sono oltre 2.000 i bambini che ogni giorno perdono la vita a seguito di infortuni “accidentali” e decine di milioni coloro che ogni anno finiscono in ospedale e spesso rimangono disabili per tutta la vita. Parte di essi subiscono danni permanenti anche all’apparato cerebrale (e/o visivo) nonché ossei (in particolare alla spina dorsale). Gli infortuni, a partire da quelli automobilistici, sono la prima causa di morte dei bambini oltre i 9 anni. Ogni anno uccidono 260.000 bambini nel mondo (il 95% dei quali si trova nei Paesi a basso e medio reddito) e 16.400 in Europa. Rappresentano la prima causa di morte e infermità in bambini ed adolescenti. Ad essi seguono gli annegamenti, le ustioni, le cadute e gli avvelenamenti. “Gli infortuni nei bambini costituiscono un problema serio di sanità pubblica. Oltre agli 830.000 che muoiono ogni anno, milioni di altri bambini sono vittima di infortuni che spesso richiedono lunghi tempi di ricovero e riabilitazione” afferma Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS. “Il costo di queste cure può impoverire un’intera famiglia”. Il primo Rapporto mondiale sulla prevenzione degli infortuni nei bambini, integrato dal rapporto europeo, è stato presentato oggi anche a Roma. In tutta Europa (53 Paesi e oltre 900 milioni di persone) gli infortuni sono la prima causa di disuguaglianza nei tassi di mortalità. Si tratta di circa 42.000 morti annuali di bambini ed adolescenti e i 70 milioni di ricoveri e visite di pronto soccorso. “I Paesi della Federazione Russa – ha spiegato Francesca Racioppi, responsabile dell’ufficio Oms Europa con sede a Roma – sono quelli che hanno i più alti tassi di mortalità infantile rispetto agli altri Stati”. E in Italia? “La situazione è ‘mista’. Noi calcoliamo che circa mille bambini perdano la vita all’anno. Di questi circa 800 muoiono a causa di incidenti stradali. Il dato importante, positivo, è che l’Italia sia tra i Paesi europei che riportano il minore tasso di mortalità per annegamento e ustioni”.
Uno o due bicchieri di vino rosso al giorno possono aiutare a prevenire l’AMD
9 dicembre 2008 – Il vino rosso? Che non ve la diano a bere: fa senz’altro bene se assunto in quantità moderate e se non siete malati di fegato. Infatti contiene i celebri Omega-3, che aiutano a proteggere non solo il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni, ma anche la nostra retina.
Uno o due bicchieri di vino rosso, che vanno bevuti durante i pasti, aumentano i livelli di acidi grassi nel sangue, con numerosi effetti benefici. Si tratta di sostanze che – presenti in abbondanza nel pesce – aiutano a prevenire anche la degenerazione maculare senile (AMD), una malattia che può compromettere la visione centrale.
Un nuovo studio, che si è concentrato sugli aspetti cardio-vascolari, è stato condotto su oltre 1600 pazienti di tre Paesi (Italia, Belgio e Inghilterra). Dunque, il vino può offuscare la mente… ma può anche fare bene alla vista se bevuto con moderazione. Questa ricerca è stata, tra gli altri, finanziata per l’Italia dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Vi ha preso parte l’Università Cattolica (sede di Campobasso).
Quando il cervello si ‘riprogramma’ Si possono anche usare zone periferiche della retina se si è persa la visione centrale “őĺ 5 dicembre 2008 – Il nostro cervello è in grado di riorganizzarsi anche una volta divenuto adulto. Quindi l’estrema plasticità che si ha da bambini viene parzialmente conservata. Un recente studio condotto negli Usa ha confermato questa verità scientifica. “őĺ Infatti, se si perde la visione centrale in seguito a danni irreversibili alla zona più sensibile della retina (macula), comunque l’individuo può imparare a usare le aree retiniche decentrate: ricorrendo alla riabilitazione visiva questa ricerca spontanea dell’individuo viene guidata e potenziata. Simultaneamente, però, il cervello non sta a guardare: modifica le sue connessioni tra i neuroni (sinapsi), le cellule nervose che lo costituiscono. “őĺ I ricercatori del dipartimento di psicologia della Georgia Tech’s School hanno verificato, grazie a una serie di test condotti su 13 volontari, cosa accadeva quando venivano stimolate le regioni periferiche della retina; contemporaneamente è stata effettuata una risonanza magnetica del cervello (concentrando la propria attenzione sull’area deputata alla visione che si trova dietro alla testa ossia sulla zona occipitale).
“őĺ “Le parti della corteccia visiva che elaborano le informazioni ottenute dalla zona centrale del campo visivo nei pazienti normali – recita una nota diffusa dall’istituto di ricerca – sono state riprogrammate per elaborare informazioni ottenute con altre zone della retina, a cui ricorrono i pazienti colpiti da degenerazione maculare”. “őĺ Ovviamente, tuttavia, è fondamentale curare tempestivamente malattie come l’ Amd che rischiano di compromettere la visione centrale. Dunque, occhio alla prevenzione: sono fondamentali visite oculistiche periodiche che possono scongiurare eventuali rischi per la vostra salute. “őĺ Numero
Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10
alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel“őĺ forum “őĺdel sito
della“őĺ IAPB Italia
onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri
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mentre si tiene premuto Ctrl.