Mangiare sano sin dalla scuola

Ministero della Salute

Ministero della SaluteMangiare sano sin dalla scuola Le raccomandazioni del Ministero della Salute per combattere le malattie cronico-degenerative attraverso l’alimentazione 2 agosto 2010 – Prevenire le malattie cronico-degenerative sin da piccoli. Lo si può fare anche attraverso l’alimentazione: lo sostiene il Ministero della Salute, che vuole ridurre il rischio di sviluppare queste patologie in età più avanzata (tra quelle a carattere oculare possiamo annoverare, ad esempio, la degenerazione maculare senile o AMD ). In quest’ottica il Dicastero della Salute ha predisposto delle Linee guida allo scopo di fornire, a livello nazionale, indicazioni per migliorare la qualità dei pasti soprattutto dal punto di vista nutrizionale. L’importante è che la dieta sia varia e che si raggiungano le celebri razioni giornaliere raccomandate. Frutta colorata e verdura giovano alla vista“I cibi – spiega l’ Istituto Superiore di Sanità nel suo sito internet – si dividono in macronutrienti e micronutrienti. I primi sono rappresentati da carboidrati proteine, i e grassi. Un’alimentazione bilanciata prevede in genere che i carboidrati dovrebbero fornire il 60 % dell’energia giornaliera, in massima parte assunta come amidi e per il 10-15% come zuccheri semplici. È consigliabile inoltre un apporto di fibra di circa 30grammi/die. I lipidi (grassi) dovrebbero rappresentare il 30% delle calorie con un equilibrato rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi che privilegi soprattutto gli omega3 e gli omega 6 (importanti anche per proteggere il centro della retina, chiamato macula, ndr). Il rimanente 10% di calorie dovrebbe essere fornito dalle proteine di origine animale e vegetali, che hanno compiti plastici e regolativi. Le calorie devono essere accompagnate inoltre da un sufficiente ed equilibrato apporto di micronutrienti: vitamine e sali minerali, presenti soprattutto nella frutta e verdura, ed inoltre assicurarsi un apporto di sostanze protettive come gli antiossidanti” (tra cui sono da annoverare gli amminoacidi essenziali). Tutti i micronutrienti sono fondamentali anche per salvaguardare la salute oculare. Tra i punti cardine delle Linee guida pensate per la scuola (rivolte in primis agli addetti ai lavori), “l’elaborazione di menù – scrive il Ministero della Salute in una nota – secondo i principi di un’alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale, ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi utilizzando proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni”. Di seguito riportiamo due tabelle, con le indicazioni per un’alimentazione equilibrata per i più giovani, così come compilate dal Dicastero della Salute. Tabella 1 – Apporti raccomandati di energia, nutrienti e fibra riferiti al pranzo nelle diverse fasce scolastiche (Fonte: Ministero della Salute)

Apporti raccomandati Scuola dell’infanzia Scuola primaria Scuola secondaria di primo grado
Energia (kcal) relativa al 35% dell’energia giornaliera 440 – 640 520 – 810 700 – 830
Proteine (g) corrispondenti al 10-15% dell’energia del pasto 11 – 24 13 – 30 18 – 31
Rapporto tra proteine animali e vegetali 0,66 0,66 0,66
Grassi (g) corrispondenti al 30% dell’energia del pasto 15 – 21 18 – 27 23 – 28
di cui saturi (g) 5 – 7 6 – 9 8 – 9
Carboidrati (g) corrispondenti al 55 – 60% dell’energia del pasto 60 – 95 75 – 120 95 – 125
di cui zuccheri semplici (g) 11 – 24 13 – 30 18 – 31
Ferro (mg) Calcio (mg) Fibra (g) 5 280 5 6 350 6 9 420 7,5

Tabella 2 – Frequenze di consumo di alimenti e gruppi di alimenti riferiti al pranzo nell’arco della settimana scolastica (Fonte: Ministero della Salute)

Alimento/gruppo di alimenti Frequenza di consumo
Frutta e vegetali Una porzione di frutta e una di vegetali tutti i giorni
Cereali (pasta, riso, orzo, mais…) Una porzione tutti i giorni
Pane Una porzione tutti i giorni
Legumi (anche come piatto unico se associati a cereali) 1-2 volte a settimana
Patate 0 -1 volta a settimana
Carni 1-2 volte a settimana
Pesce 1-2 volte a settimana
Uova 1 uovo a settimana
Formaggi 1 volta a settimana
Salumi 2 volte al mese
Piatto unico (ad es. pizza, lasagne, ecc.) 1 volta a settimana

Fonti principali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità A causa delle ferie estive dei medici oculisti, il numero verde e il Forum sotto riportati saranno nuovamente attivi a partire da lunedì 23 agosto 2010 (ore 10-13).

Cataratta senza età

Operazione di cataratta

Operazione di catarattaCataratta senza età Operato in Trentino a 101 anni, potrà recuperare sino a 6/10 all’occhio funzionante 30 luglio 2010 – L’operazione di cataratta è… senza età. Almeno se le condizioni del paziente lo consentono. A 101 anni una persona è stata operata all’occhio sinistro presso l’ospedale di Rovereto (Trento): recupererà sino a 6/10. L’altro occhio, invece, lo ha perso a sette anni a causa dello scoppio di una bomba durante la prima guerra mondiale. La cataratta aveva ridotto le sue capacità visive a un decimo. L’intervento è stato breve e per ora non ha avuto complicazioni. Secondo l’Istat in Italia l’opacizzazione del cristallino colpisce l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Stando all’Oms è la prima causa al mondo di cecità e di ipovisione, ma fortunatamente è quasi sempre reversibile: consiste nella sostituzione del cristallino naturale divenuto opaco con un cristallino artificiale. Secondo gli ultimi dati disponibili è responsabile del 39,1% dei casi di disabilità visiva (su 314 milioni di persone colpite da cecità e ipovisione), principalmente concentrati nei Paesi in via di sviluppo, i quali spesso non hanno le risorse necessarie per effettuare l’operazione.

Fonti: Corriere del Trentino, Istat, Oms. A causa delle ferie estive dei medici oculisti, il numero verde e il Forum sotto riportati saranno nuovamente attivi a partire da lunedì 23 agosto 2010 (ore 10-13).

Cataratta, quando operarsi?

Operazione di cataratta

Operazione di catarattaCataratta, quando operarsi? La valutazione spetta sia al medico oculista che al paziente. Negli Usa agosto è il mese dedicato alla patologia 29 luglio 2010 – Operarsi o non operarsi di cataratta ? Questo è il problema oculare tra i più diffusi, almeno tra la popolazione anziana. L’Accademia americana di oftalmologia (AAO) ricorda che agosto, almeno negli Usa, è un mese dedicato alla patologia oculare dovuta all’opacizzazione del cristallino . Tra i fattori di rischio sono da annoverare il diabete (che causa anche retinopatia ), il fumo di sigaretta e altri casi in famiglia di cataratta (fattori genetici). Per ridurre i rischi è consigliabile portare gli occhiali scuri con filtri per i raggi ultravioletti quando la giornata è soleggiata. Inoltre, è opportuno controllare periodicamente il livello di zuccheri nel sangue (glicemia) e praticare regolarmente l’esercizio fisico. Soprattutto grazie allungamento della vita la questione si pone sempre più di frequente: quanto tollerare un offuscamento della vista? Quanto si possono sopportare i fastidi che si hanno quando si guida di notte e i fari arrivano in senso contrario? Nonostante sia fondamentale consultare uno o più medici oculisti, solo il singolo soggetto può valutare se attività quotidiane come guidare o leggere sono diventate difficili o impossibili, se si hanno sintomi fastidiosi quali offuscamento, aloni, sensazione d’abbagliamento e si vedono i colori spenti.Opuscolo sulla cataratta “L’operazione di cataratta – ha dichiarato Jeffrey Whitman del Key Whitman Eye Center di Dallas – è una procedura molto comune, con un tasso di successo superiore al 95%. La lente naturale dell’occhio con la cataratta viene rimossa e sostituita con lentine intraoculari (IOL)”. Ciò avviene grazie a un apparecchio a ultrasuoni (facoemulsificatore): una volta frantumato il cristallino viene aspirato e sostituito. La cataratta è l’operazione chirurgica più effettuata al mondo, ma è anche la prima causa di cecità e ipovisione al mondo (è generalmente reversibile, ma colpisce il 39% dei disabili visivi – su 314 milioni al mondo –, molti dei quali non possono permettersi l’operazione per mancanza di risorse proprie o del Sistema sanitario). Secondo dati ufficiali Istat diffusi lo scorso anno, solo in Italia, nel 2006 sono stati effettuati 64.890 interventi: si tratta della 29° operazione più comune nel nostro Paese.

Fonti: American Academy of Ophthalmology, Istat.

Usa, troppi casi di danni da lenti a contatto tra gli adolescenti

applicazione di lente a contatto

applicazione di lente a contattoUsa, troppi casi di danni da lenti a contatto tra gli adolescenti Più frequenti i danni corneali e le congiuntiviti, il 23% di quasi 145mila casi al pronto soccorso 28 luglio 2010 – Più rischi per l’occhio con le lenti a contatto, soprattutto se a usarle sono gli adolescenti. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista americana Pediatrics sono la prima causa di problemi dovuti a dispositivi medici nei giovanissimi che arrivano nei pronto soccorso statunitensi. A sostenerlo sono ricercatori della Food and Drug Administration (ente governativo), della Johns Hopkins University e dell’ Office of Surveillance and Biometrics , che hanno studiato per due anni quasi 145mila casi di bambini e adolescenti fino a 21 anni d’età, considerando tredici diverse specialità. Danni da lenti a contatto – presumibilmente in seguito al loro impiego non corretto (leggi buone norme per il loro uso ) – hanno rappresentato il 23% del campione. Hannolente a contatto provocato abrasione/ ulcerazione corneale e congiuntivite in 33.779 casi (su 45.791 al pronto soccorso oftalmico), concentrati soprattutto tra i 16 e i 21 anni e, in minor misura, tra gli 11 e i 15 anni. Molto più sicuri sono gli occhiali: si sono avute lacerazioni dell’occhio oppure del viso, nel 2004 e il 2005, solo in poco più di ottomila casi (per oltre la metà concentrati tra i 6 e i 15 anni). Più in generale le ferite e i danni più frequenti sono stati contusioni o abrasioni, corpi estranei, punture, lacerazioni e infezioni. Gli organi o le zone del corpo più colpite sono , oltre al bulbo oculare, la regione pelvica, le dita, il viso e le orecchie. Nella maggior parte dei casi i giovani hanno corso un rischio moderato. Mentre le bambine hanno avuto più frequentemente problemi tra i 16 e i 21 anni, i maschi sono più ‘spericolati’ e si fanno male maggiormente quando sono più piccoli (soprattutto sotto i 10 anni). Lo studio, concludono i ricercatori, invita naturalmente a “sviluppare interventi per prevenire danni causati da dispositivi” in bambini e adolescenti.

Fonte: Pediatrics (per l’abstract in inglese clicca qui )

Sviluppo retinico da gene

Dna

Dna Sviluppo retinico da gene Secondo ricercatori dell’Università della California per far crescere i vasi negli strati più profondi serve l’LRP5 27 luglio 2010 – Ha una sigla da agente segreto, ma invece è un gene che ha la ‘missione speciale’ di far sviluppare i vasi sanguigni degli strati più profondi della retina. Il gene LRP5 torna così alla ribalta in uno studio condotto sui topi transgenici presso l’Università della California. Non a caso già in uno studio pubblicato ad ottobre dello scorso anno era apparso chiaro come un suo difetto (così come dell’Fz4 e dell’Ndp) potesse provocare una vascolarizzazione insufficiente della retina: mancando il ‘carburante’ al fine tessuto fotosensibile, la vista può essere gravemente danneggiata perché ovviamente i fotorecettori non alimentati muoiono.Gene Dunque, i ricercatori si sono mossi sulle tracce del gene LRP5 investigandone le specifiche funzioni molecolari e cellulari: per studiare il suo ruolo di regolatore si sono utilizzati dei marcatori cellulari specifici e una proteina verde fluorescente ottenuta da una medusa (chiamata GFP). I topi mutanti hanno avuto peggiori prestazioni visive rispetto a quelli normali, dimostrando quindi il ruolo-chiave ricoperto dall’LRP. Quest’ultimo, se è sano, ha almeno due funzioni: quella di far crescere e migrare le cellule verso la retina interna per formare la normale rete vascolare retinica; e quella di garantire il corretto funzionamento delle cellule di Müller – che usano un sistema di segnali chimici mediati proprio dall’LRP – e dei cosiddetti interneuroni retinici. Referenza originale: “LRP5 Is Required for Vascular Development in Deeper Layers of the Retina”, by Xia CH, Yablonka-Reuveni Z, Gong X, PLoS One. 2010 Jul 20;5(7):e11676.

Fonte: Pubmed

Più pesce, miglior vista

Pesci

PesciPiù pesce, miglior vista Consumarlo con regolarità aiuta a combattere lo stadio avanzato dell’AMD 26 luglio 2010 – Mangiare pesce e frutti di mare protegge dallo stadio avanzato dell’AMD (degenerazione maculare legata all’età), una malattia che può colpire il centro della retina dopo i 55 anni d’età. È la conclusione a cui perviene uno studio condotto da ricercatori della Hopkins University di Baltimora (Usa).Fondo oculare di malato di AMD (forma secca, considerata non trattabile) Sono i cosiddetti acidi grassi – ossia i celebri Omega-3 – ad avere un effetto protettivo della macula, la zona centrale e più sensibile della retina che ci consente la visione ad ‘alta definizione’ e a colori. Lo studio è stato condotto su un campione di 2520 cittadini di età compresa tra i 65 e gli 84 anni; è stato basato su questionari volti a valutare il consumo ittico e su fotografie del fondo oculare . I ricercatori hanno concluso che l’incidenza di AMD tra chi mangiava settimanalmente pesce e Praticare regolarmente sport aiuta anche la vistachi non lo faceva era sostanzialmente la stessa, mentre i casi più gravi era nettamente meno probabile che mangiassero frutti di mare o pesce (quelli ‘grassi’ sono più indicati, quali salmone o tonno). Anche le vitamine hanno un effetto protettivo nei confronti della retina (soprattutto la A, C ed E), oltre alla luteina, allo zinco e alla zeaxantina. Per questa ragione è fondamentale seguire una dieta varia e ricca di frutta e verdura a foglia verde. Attualmente la forma secca della malattia, quella più diffusa, è considerata incurabile, mentre per la forma umida (più grave e meno diffusa) esistono dei trattamenti farmacologici (iniezioni nel bulbo oculare dette intravitreali) che potrebbero bloccare o rallentare l’evoluzione della malattia inibendo la proliferazione incontrollata dei vasi sanguigni retinici indesiderati. Anche se è stato dimostrato che esiste una componente genetica, un corretto stile di vita è fondamentale per contrastare l’AMD: oltre a una dieta corretta bisogna evitare di fumare e praticare regolarmente l’esercizio fisico. Referenza originale: “The Impact of Fish and Shellfish Consumption on Age-Related Macular Degeneration, by Swenor BK, Bressler S, Caulfield L, West SK (Wilmer Eye Institute, Johns Hopkins University, Baltimore, Maryland, Usa), Ophthalmology. 2010 Jul 12. [Epub ahead of print]

Fonte principale: Ophthalmology (abstract PubMed)

Sole e mare, attenzione ai rischi

Sole e mare, occhio ai rischi Le minacce per la vista sono ‘in agguato’ anche in spiaggia; ma basta seguire alcuni semplici consigli per scongiurare i più comuni problemi oculari Occhi rossi, abrasione della cornea provocata dalla sabbia e infezioni oculari. Sono alcuni dei rischi più comuni che corrono i bagnanti: se quest’estate si è scelto il mare è opportuno seguire alcuni semplici consigli. Se si sta a lungo in un luogo dove il riverbero è forte si può essere, infatti, colpiti da infiammazioni della cornea ( cheratiti ) e della congiuntiva . L’esposizione prolungata al sole senza protezione aumenta, inoltre, il rischio di contrarre la cataratta e la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), almeno se si hanno più di 55 anni. Tuttavia, si possono prevenire danni o disturbi oculari attraverso le seguenti misure precauzionali: 1)Proteggere gli occhi con occhiali dotati di filtri a norma di legge soprattutto quando il sole è forte (e quando c’è riverbero). 2)Non portare le lenti a contatto mentre si fa il bagno o si prende il sole. 3)Se la sabbia entra negli occhi risciacquare abbondantemente con acqua senza strofinarsi gli occhi. Se i sintomi persistono contattare un oculista o recarsi al pronto soccorso. 4)Indossare la maschera o gli occhialini se si soffre di irritazioni oculari. 5)Applicare con cura la crema solare protettiva attorno agli occhi. Se però cola negli occhi stessi bisogna risciacquarli abbondantemente con acqua dolce. 6)Bere abbondantemente non solo per evitare la disidratazione dell’intero organismo, ma anche per proteggere il corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare). 7)Seguire una dieta ricca di vitamine (contenute nella frutta e nella verdura) e di omega-3 (che si trovano soprattutto nel pesce). Così si difende la zona centrale della retina, la macula, che è anche quella più sensibile: consente la visione ad ‘alta definizioné e a colori. 8)Non toccarsi gli occhi senza essersi lavati le mani. 9)Evitare l’esposizione al sole e i bagni al mare o in piscina in presenza di infezioni o infiammazioni oculari (come le congiuntiviti). 10)Se si assumono farmaci consultare il medico prima di esporsi al sole. Alcune medicine (antibiotici) possono provocare reazioni indesiderate alla luce del sole o rendere la cute più sensibile ai raggi solari.Sole ai raggi ultravioletti “Non bisogna assolutamente fissare il sole – afferma il Prof. Filippo Cruciani, medico oculista dell’Università Sapienza di Roma e coordinatore scientifico del Polo Nazionale Ipovisione – perché c’è il rischio di maculopatia fototraumatica, che può compromettere la visione centrale (vedi Proteggere gli occhi dal sole, ndr ). L’occhiale da sole naturalmente è consigliato, ma se si vuole proteggere maggiormente gli occhi si può ricorrere anche a una visiera. Il rischio maggiore lo corrono però coloro che si sono operati di cataratta che, non avendo più il cristallino naturale, sono più esposti alle radiazioni se non è stata loro impiantata una lentina che filtra, almeno parzialmente, le radiazioni ultraviolette. Infine, al mare i portatori di lenti a contatto devono usare più frequentemente le lacrime artificiali”. Si pensi che, secondo un sondaggio condotto negli Usa, solo il 35% delle persone è conscio dei rischi che corrono i propri occhi se non vengono protetti con occhiali dotati di filtri a norma di legge. Nota: Si tratta di un danno irrimediabile della vista perché, in seguito all’azione nociva e prolungata dei raggi ultravioletti, si crea una cicatrice nella zona centrale della retina (detta macula). Le conseguenze possono essere gravi, con perdita o riduzione della visione centrale (si può creare una macchia scura al centro del campo visivo detta ‘scotoma’). Notizia pubblicata il 23 luglio 2010.

Ultima modifica: 25 agosto 2010. Vedi anche: “Mare non a perdita d’occhio“.

Troppo peso, maggiori rischi di parto prematuro

Neonata prematura

Neonata prematuraTroppo peso, maggiori rischi di parto prematuro Un nuovo studio canadese dimostra come il neonato possa correre più rischi di salute 23 luglio 2010 – Il motivo non è chiaro ma il campanello d’allarme è suonato: le donne in sovrappeso e quelle obese sono più a rischio di partorire prematuramente in misura del 30%. Lo attesta una nuova ricerca condotta dalla prestigiosa università canadese McMaster. Soprattutto i piccoli nati prima della 32° settimana corrono maggiori rischi di avere una cattiva salute, compreso quello di sviluppare una retinopatia del prematuro (ROP), che può causare ipovisione e cecità. L’analisi, pubblicata sul British Medical Journal , ha preso in considerazione 84 studi precedenti in ci si sono confrontate le donne con chili di troppo con quelle in forma. Per le donne molto obese il rischio di partorire prematuramente sale addirittura al 70%.Lo jogging fa bene alla salute Quasi 11 milioni di prematuri su 13 milioni nascono in Africa e Asia, “dove molti – scrive l’Oms – non hanno accesso a cure efficaci”. A livello mondiale il 10% delle nascite avvengono prima della 37° settimana, mentre in Italia il tasso si aggira attorno al 6,5%. L’importante per le madri è seguire una dieta ricca di frutta e verdura (per le vitamine) oltre al pesce (che contiene Omega-3), ma anche praticare regolarmente l’esercizio fisico. Sempre più ricerche, infatti, dimostrano che un corretto stile di vita è fondamentale per la salute a tutti i livelli, compresa quella oculare. Tutte le persone in sovrappeso sono più a rischio di contrarre le patologie cardiovascolari (tra l’altro l’ipertensione può provocare retinopatia) e il diabete (vedi retinopatia diabetica), ma anche l’ictus e problemi alle ossa (osteoartriti), alcuni tipi di tumore (ad esempio all’utero o al colon) e malattie della cistifellea (colecisti).

Fonti: McMaster University (Canada), Oms, Ministero della Salute.

Usa, sperimentato trattamento contro retinite pigmentosa

La molecola dell'acido valproico (che contiene 5-8 atomi di carbonio)

La molecola dell'acido valproico (che contiene 5-8 atomi di carbonio)Usa, sperimentato trattamento contro retinite pigmentosa Si tratta dell’acido valproico, già approvato dall’FDA contro l’emicrania e come anticonvulsante 22 luglio 2010 – Una luce si è accesa per i malati di retinite pigmentosa , una grave malattia genetica rara che colpisce circa una persona su quattromila. L’acido valproico – il cui impiego è già approvato dall’FDA contro l’emicrania, gli attacchi epilettici e i disordini bipolari – sarebbe in grado di bloccare la morte dei fotorecettori e persino di migliorare il campo visivo dei malati. Lo sostiene un gruppo di ricercatori diretti da Shalesh Kaushal (Dipartimento di oftalmologia dell’Università del Massachusetts, Usa), che ha pubblicato un lavoro sul British Medical Journal of Ophthalmology on-line.Visione di malato di retinite pigmentosa (ultimo stadio) Sebbene i risultati siano per ora stati ottenuti solo su tredici occhi, i dati sono incoraggianti: in nove di essi si è avuto un miglioramento del campo visivo (mediamente dell’11%), mentre in due occhi è rimasto stabile e in altri due è peggiorato. Saranno però necessarie ulteriori sperimentazioni per valutare i reali benefici terapeutici dell’acido valproico: occorreranno soprattutto dei test clinici in cui venga confrontato con una sostanza inefficace (placebo). Un’altra strada terapeutica che viene perseguita è quella della terapia genica: un’équipe di ricercatori dell’Università dell’Oklahoma (Usa) sarebbe riuscita a prevenire la cecità nei topi di laboratorio in cui era stata indotta la retinite pigmentosa; sono state usate nanoparticelle veicolate attraverso capsule che hanno fatto effetto nel giro di un quarto d’ora. I risultati e gli effetti collaterali andranno verificati; ma a livello clinico la retinitie pigmentosa è ancora considerata una malattia incurabile.

Fonti: British Journal of Ophthalmology, University of Massachusetts Medical School, University of Oklahoma. Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2010.

UV, il 34% arriva anche sotto gli ombrelloni

Riverbero del sole sul mare e ombrellone (Fonte: freedigitalphotos.net)

Riverbero del sole sul mare e ombrellone (Fonte: freedigitalphotos.net)UV, il 34% arriva anche sotto gli ombrelloni Una ricerca dell’Università di Valencia ha dimostrato che i raggi ultravioletti entrano nel cono d’ombra 22 luglio 2010 – Al riparo dal sole, ma non del tutto: sotto gli ombrelloni mediamente arriva il 34% delle radiazioni ultraviolette. Lo ha dimostrato una ricerca dell’Università di Valencia (Spagna). Dunque, è consigliabile usare i mezzi di protezione anche se in spiaggia ci si ripara, ricorrendo comunque a occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge e alle consuete creme solari.Copertina della rivista Photochemistry and Photobiology La ricerca, pubblicata su Photochemistry and Photobiology, è stata basata sull’impiego di sensori: parte della radiazione arriva dal cielo non coperto dall’ombrellone. I risultati hanno dimostrato che, di per sé, un buon tessuto ha comunque un’alta capacità di schermare la radiazione, ma non impedisce che i raggi ultravioletti arrivino lateralmente (provenienti anche dal riverbero e dai riflessi sulla sabbia e sul mare). Un eccesso di radiazione ultravioletta è correlato non solo al melanoma e all’invecchiamento cutaneo, ma anche ad alcune malattie oculari ( cataratta , AMD ), all’indebolimento del sistema immunitario e a danni al Dna. Per questo motivo è sconsigliabile l’esposizione diretta nelle ore più calde. Tuttavia, in giuste dosi i raggi UV si sono dimostrati benefici per la salute umana, ad esempio per curare malattie dermatologiche e per formare la vitamina D3. Secondo alcuni studi internazionali un ‘bagno solare’ può contribuire a ridurre l’ipertensione (vedi anche retinopatia ipertensiva ) e può aiutare a combattere alcuni tumori interni quale quello alla prostata. Leggi: “Proteggere gli occhi dal sole“ Nota: vedi anche melanoma della coroide . Referenza originale: Utrillas, María P., Martínez-Lozano, José A. y Núñez, Manuel. “Ultraviolet Radiation Protection by a Beach Umbrella“. Photochemistry and Photobiology 86 (2): 449-456, 2010. Doi: 10.1111/j.1751-1097.2009.00677.x.

Fonte: SINC FECYT – Spanish Foundation for Science and Technology