Occhio alla ‘cecità’… da distrazione Se si è concentrati su un’altra attività come parlare al cellulare la consapevolezza percettiva si riduce 8 settembre 2010 – Esiste la ‘cecità da distrazione’ oltre a quella fisiologica? La riposta è affermativa per Ira E. Hyman, docente di psicologia presso la Western Washington University (Usa). Se, ad esempio, mentre si passeggia si sta parlando al cellulare mediamente ci si accorge solo nel 25% dei casi che c’è in strada un clown (l’esperimento è stato fatto sul serio) mentre la percentuale sale a oltre il 70% se si cammina in coppia. “Abbiamo scoperto – ha scritto il prof. Hyman – che gli utilizzatori del cellulare camminavano più lentamente, cambiavano direzione più frequentemente ed era meno probabile che si rendessero conto di altre persone rispetto a individui che svolgevano altre attività”.
Quando si è prodotta artificialmente una situazione anomala (un clown che pedalava su una ruota) solo un quarto delle persone impegnata in una conversazione telefonica se n’è reso conto. Pertanto gli studiosi hanno concluso sulla rivista Applied Cognitive Psychology che “l’impiego del cellulare può causare cecità da disattenzione persino durante una semplice attività che dovrebbe richiedere poche risorse cognitive (in questo caso passeggiare, ndr)”. Secondo precedenti studi condotti in Inghilterra anche parlare al cellulare mentre si guida può ridurre il grado di attenzione. Note luglio 2010 (vol.24, Issue 5, pp. 597-697)
Fonti principali: psycologytoday, Wiley.




Con questo metodo si intende fare a meno dei classici vettori virali, ossia dei virus preventivamente svuotati del loro contenuto genetico, che funzionano come ‘cavallo di Troia’ per penetrare nel codice genetico umano e animale. “Anche se i virus – osserva ancora Kumar-Singh – sono vettori molto efficienti, possono scatenare risposte immunitarie che possono portare a infiammazioni, cancro e persino alla morte. I metodi non virali offrono un’alternativa sicura, ma sino ad ora la loro mancanza d’efficienza è stato un ostacolo significativo”.



l’impianto, il materiale hi-tech utilizzato si è integrato stabilmente nella superficie oculare, migliorando la vista dei pazienti a cui si era ridotta significativamente. Lo affermano ricercatori svedesi e americani che hanno pubblicato uno studio su Science Translational Medicine condotto su 10 pazienti. Il vantaggio di questo approccio avveniristico è evidente soprattutto in quei Paesi in cui c’è carenza di cornee naturali; inoltre, l’uso di cornee biosintetiche non richiede l’impiego di immunosoppressori.


