Sviluppo retinico da gene

Dna

Dna Sviluppo retinico da gene Secondo ricercatori dell’Università della California per far crescere i vasi negli strati più profondi serve l’LRP5 27 luglio 2010 – Ha una sigla da agente segreto, ma invece è un gene che ha la ‘missione speciale’ di far sviluppare i vasi sanguigni degli strati più profondi della retina. Il gene LRP5 torna così alla ribalta in uno studio condotto sui topi transgenici presso l’Università della California. Non a caso già in uno studio pubblicato ad ottobre dello scorso anno era apparso chiaro come un suo difetto (così come dell’Fz4 e dell’Ndp) potesse provocare una vascolarizzazione insufficiente della retina: mancando il ‘carburante’ al fine tessuto fotosensibile, la vista può essere gravemente danneggiata perché ovviamente i fotorecettori non alimentati muoiono.Gene Dunque, i ricercatori si sono mossi sulle tracce del gene LRP5 investigandone le specifiche funzioni molecolari e cellulari: per studiare il suo ruolo di regolatore si sono utilizzati dei marcatori cellulari specifici e una proteina verde fluorescente ottenuta da una medusa (chiamata GFP). I topi mutanti hanno avuto peggiori prestazioni visive rispetto a quelli normali, dimostrando quindi il ruolo-chiave ricoperto dall’LRP. Quest’ultimo, se è sano, ha almeno due funzioni: quella di far crescere e migrare le cellule verso la retina interna per formare la normale rete vascolare retinica; e quella di garantire il corretto funzionamento delle cellule di Müller – che usano un sistema di segnali chimici mediati proprio dall’LRP – e dei cosiddetti interneuroni retinici. Referenza originale: “LRP5 Is Required for Vascular Development in Deeper Layers of the Retina”, by Xia CH, Yablonka-Reuveni Z, Gong X, PLoS One. 2010 Jul 20;5(7):e11676.

Fonte: Pubmed

Più pesce, miglior vista

Pesci

PesciPiù pesce, miglior vista Consumarlo con regolarità aiuta a combattere lo stadio avanzato dell’AMD 26 luglio 2010 – Mangiare pesce e frutti di mare protegge dallo stadio avanzato dell’AMD (degenerazione maculare legata all’età), una malattia che può colpire il centro della retina dopo i 55 anni d’età. È la conclusione a cui perviene uno studio condotto da ricercatori della Hopkins University di Baltimora (Usa).Fondo oculare di malato di AMD (forma secca, considerata non trattabile) Sono i cosiddetti acidi grassi – ossia i celebri Omega-3 – ad avere un effetto protettivo della macula, la zona centrale e più sensibile della retina che ci consente la visione ad ‘alta definizione’ e a colori. Lo studio è stato condotto su un campione di 2520 cittadini di età compresa tra i 65 e gli 84 anni; è stato basato su questionari volti a valutare il consumo ittico e su fotografie del fondo oculare . I ricercatori hanno concluso che l’incidenza di AMD tra chi mangiava settimanalmente pesce e Praticare regolarmente sport aiuta anche la vistachi non lo faceva era sostanzialmente la stessa, mentre i casi più gravi era nettamente meno probabile che mangiassero frutti di mare o pesce (quelli ‘grassi’ sono più indicati, quali salmone o tonno). Anche le vitamine hanno un effetto protettivo nei confronti della retina (soprattutto la A, C ed E), oltre alla luteina, allo zinco e alla zeaxantina. Per questa ragione è fondamentale seguire una dieta varia e ricca di frutta e verdura a foglia verde. Attualmente la forma secca della malattia, quella più diffusa, è considerata incurabile, mentre per la forma umida (più grave e meno diffusa) esistono dei trattamenti farmacologici (iniezioni nel bulbo oculare dette intravitreali) che potrebbero bloccare o rallentare l’evoluzione della malattia inibendo la proliferazione incontrollata dei vasi sanguigni retinici indesiderati. Anche se è stato dimostrato che esiste una componente genetica, un corretto stile di vita è fondamentale per contrastare l’AMD: oltre a una dieta corretta bisogna evitare di fumare e praticare regolarmente l’esercizio fisico. Referenza originale: “The Impact of Fish and Shellfish Consumption on Age-Related Macular Degeneration, by Swenor BK, Bressler S, Caulfield L, West SK (Wilmer Eye Institute, Johns Hopkins University, Baltimore, Maryland, Usa), Ophthalmology. 2010 Jul 12. [Epub ahead of print]

Fonte principale: Ophthalmology (abstract PubMed)

Sole e mare, attenzione ai rischi

Sole e mare, occhio ai rischi Le minacce per la vista sono ‘in agguato’ anche in spiaggia; ma basta seguire alcuni semplici consigli per scongiurare i più comuni problemi oculari Occhi rossi, abrasione della cornea provocata dalla sabbia e infezioni oculari. Sono alcuni dei rischi più comuni che corrono i bagnanti: se quest’estate si è scelto il mare è opportuno seguire alcuni semplici consigli. Se si sta a lungo in un luogo dove il riverbero è forte si può essere, infatti, colpiti da infiammazioni della cornea ( cheratiti ) e della congiuntiva . L’esposizione prolungata al sole senza protezione aumenta, inoltre, il rischio di contrarre la cataratta e la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), almeno se si hanno più di 55 anni. Tuttavia, si possono prevenire danni o disturbi oculari attraverso le seguenti misure precauzionali: 1)Proteggere gli occhi con occhiali dotati di filtri a norma di legge soprattutto quando il sole è forte (e quando c’è riverbero). 2)Non portare le lenti a contatto mentre si fa il bagno o si prende il sole. 3)Se la sabbia entra negli occhi risciacquare abbondantemente con acqua senza strofinarsi gli occhi. Se i sintomi persistono contattare un oculista o recarsi al pronto soccorso. 4)Indossare la maschera o gli occhialini se si soffre di irritazioni oculari. 5)Applicare con cura la crema solare protettiva attorno agli occhi. Se però cola negli occhi stessi bisogna risciacquarli abbondantemente con acqua dolce. 6)Bere abbondantemente non solo per evitare la disidratazione dell’intero organismo, ma anche per proteggere il corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare). 7)Seguire una dieta ricca di vitamine (contenute nella frutta e nella verdura) e di omega-3 (che si trovano soprattutto nel pesce). Così si difende la zona centrale della retina, la macula, che è anche quella più sensibile: consente la visione ad ‘alta definizioné e a colori. 8)Non toccarsi gli occhi senza essersi lavati le mani. 9)Evitare l’esposizione al sole e i bagni al mare o in piscina in presenza di infezioni o infiammazioni oculari (come le congiuntiviti). 10)Se si assumono farmaci consultare il medico prima di esporsi al sole. Alcune medicine (antibiotici) possono provocare reazioni indesiderate alla luce del sole o rendere la cute più sensibile ai raggi solari.Sole ai raggi ultravioletti “Non bisogna assolutamente fissare il sole – afferma il Prof. Filippo Cruciani, medico oculista dell’Università Sapienza di Roma e coordinatore scientifico del Polo Nazionale Ipovisione – perché c’è il rischio di maculopatia fototraumatica, che può compromettere la visione centrale (vedi Proteggere gli occhi dal sole, ndr ). L’occhiale da sole naturalmente è consigliato, ma se si vuole proteggere maggiormente gli occhi si può ricorrere anche a una visiera. Il rischio maggiore lo corrono però coloro che si sono operati di cataratta che, non avendo più il cristallino naturale, sono più esposti alle radiazioni se non è stata loro impiantata una lentina che filtra, almeno parzialmente, le radiazioni ultraviolette. Infine, al mare i portatori di lenti a contatto devono usare più frequentemente le lacrime artificiali”. Si pensi che, secondo un sondaggio condotto negli Usa, solo il 35% delle persone è conscio dei rischi che corrono i propri occhi se non vengono protetti con occhiali dotati di filtri a norma di legge. Nota: Si tratta di un danno irrimediabile della vista perché, in seguito all’azione nociva e prolungata dei raggi ultravioletti, si crea una cicatrice nella zona centrale della retina (detta macula). Le conseguenze possono essere gravi, con perdita o riduzione della visione centrale (si può creare una macchia scura al centro del campo visivo detta ‘scotoma’). Notizia pubblicata il 23 luglio 2010.

Ultima modifica: 25 agosto 2010. Vedi anche: Mare non a perdita d’occhio“.

Troppo peso, maggiori rischi di parto prematuro

Neonata prematura

Neonata prematuraTroppo peso, maggiori rischi di parto prematuro Un nuovo studio canadese dimostra come il neonato possa correre più rischi di salute 23 luglio 2010 – Il motivo non è chiaro ma il campanello d’allarme è suonato: le donne in sovrappeso e quelle obese sono più a rischio di partorire prematuramente in misura del 30%. Lo attesta una nuova ricerca condotta dalla prestigiosa università canadese McMaster. Soprattutto i piccoli nati prima della 32° settimana corrono maggiori rischi di avere una cattiva salute, compreso quello di sviluppare una retinopatia del prematuro (ROP), che può causare ipovisione e cecità. L’analisi, pubblicata sul British Medical Journal , ha preso in considerazione 84 studi precedenti in ci si sono confrontate le donne con chili di troppo con quelle in forma. Per le donne molto obese il rischio di partorire prematuramente sale addirittura al 70%.Lo jogging fa bene alla salute Quasi 11 milioni di prematuri su 13 milioni nascono in Africa e Asia, “dove molti – scrive l’Oms – non hanno accesso a cure efficaci”. A livello mondiale il 10% delle nascite avvengono prima della 37° settimana, mentre in Italia il tasso si aggira attorno al 6,5%. L’importante per le madri è seguire una dieta ricca di frutta e verdura (per le vitamine) oltre al pesce (che contiene Omega-3), ma anche praticare regolarmente l’esercizio fisico. Sempre più ricerche, infatti, dimostrano che un corretto stile di vita è fondamentale per la salute a tutti i livelli, compresa quella oculare. Tutte le persone in sovrappeso sono più a rischio di contrarre le patologie cardiovascolari (tra l’altro l’ipertensione può provocare retinopatia) e il diabete (vedi retinopatia diabetica), ma anche l’ictus e problemi alle ossa (osteoartriti), alcuni tipi di tumore (ad esempio all’utero o al colon) e malattie della cistifellea (colecisti).

Fonti: McMaster University (Canada), Oms, Ministero della Salute.

Usa, sperimentato trattamento contro retinite pigmentosa

La molecola dell'acido valproico (che contiene 5-8 atomi di carbonio)

La molecola dell'acido valproico (che contiene 5-8 atomi di carbonio)Usa, sperimentato trattamento contro retinite pigmentosa Si tratta dell’acido valproico, già approvato dall’FDA contro l’emicrania e come anticonvulsante 22 luglio 2010 – Una luce si è accesa per i malati di retinite pigmentosa , una grave malattia genetica rara che colpisce circa una persona su quattromila. L’acido valproico – il cui impiego è già approvato dall’FDA contro l’emicrania, gli attacchi epilettici e i disordini bipolari – sarebbe in grado di bloccare la morte dei fotorecettori e persino di migliorare il campo visivo dei malati. Lo sostiene un gruppo di ricercatori diretti da Shalesh Kaushal (Dipartimento di oftalmologia dell’Università del Massachusetts, Usa), che ha pubblicato un lavoro sul British Medical Journal of Ophthalmology on-line.Visione di malato di retinite pigmentosa (ultimo stadio) Sebbene i risultati siano per ora stati ottenuti solo su tredici occhi, i dati sono incoraggianti: in nove di essi si è avuto un miglioramento del campo visivo (mediamente dell’11%), mentre in due occhi è rimasto stabile e in altri due è peggiorato. Saranno però necessarie ulteriori sperimentazioni per valutare i reali benefici terapeutici dell’acido valproico: occorreranno soprattutto dei test clinici in cui venga confrontato con una sostanza inefficace (placebo). Un’altra strada terapeutica che viene perseguita è quella della terapia genica: un’équipe di ricercatori dell’Università dell’Oklahoma (Usa) sarebbe riuscita a prevenire la cecità nei topi di laboratorio in cui era stata indotta la retinite pigmentosa; sono state usate nanoparticelle veicolate attraverso capsule che hanno fatto effetto nel giro di un quarto d’ora. I risultati e gli effetti collaterali andranno verificati; ma a livello clinico la retinitie pigmentosa è ancora considerata una malattia incurabile.

Fonti: British Journal of Ophthalmology, University of Massachusetts Medical School, University of Oklahoma. Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2010.

UV, il 34% arriva anche sotto gli ombrelloni

Riverbero del sole sul mare e ombrellone (Fonte: freedigitalphotos.net)

Riverbero del sole sul mare e ombrellone (Fonte: freedigitalphotos.net)UV, il 34% arriva anche sotto gli ombrelloni Una ricerca dell’Università di Valencia ha dimostrato che i raggi ultravioletti entrano nel cono d’ombra 22 luglio 2010 – Al riparo dal sole, ma non del tutto: sotto gli ombrelloni mediamente arriva il 34% delle radiazioni ultraviolette. Lo ha dimostrato una ricerca dell’Università di Valencia (Spagna). Dunque, è consigliabile usare i mezzi di protezione anche se in spiaggia ci si ripara, ricorrendo comunque a occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge e alle consuete creme solari.Copertina della rivista Photochemistry and Photobiology La ricerca, pubblicata su Photochemistry and Photobiology, è stata basata sull’impiego di sensori: parte della radiazione arriva dal cielo non coperto dall’ombrellone. I risultati hanno dimostrato che, di per sé, un buon tessuto ha comunque un’alta capacità di schermare la radiazione, ma non impedisce che i raggi ultravioletti arrivino lateralmente (provenienti anche dal riverbero e dai riflessi sulla sabbia e sul mare). Un eccesso di radiazione ultravioletta è correlato non solo al melanoma e all’invecchiamento cutaneo, ma anche ad alcune malattie oculari ( cataratta , AMD ), all’indebolimento del sistema immunitario e a danni al Dna. Per questo motivo è sconsigliabile l’esposizione diretta nelle ore più calde. Tuttavia, in giuste dosi i raggi UV si sono dimostrati benefici per la salute umana, ad esempio per curare malattie dermatologiche e per formare la vitamina D3. Secondo alcuni studi internazionali un ‘bagno solare’ può contribuire a ridurre l’ipertensione (vedi anche retinopatia ipertensiva ) e può aiutare a combattere alcuni tumori interni quale quello alla prostata. Leggi: “Proteggere gli occhi dal sole Nota: vedi anche melanoma della coroide . Referenza originale: Utrillas, María P., Martínez-Lozano, José A. y Núñez, Manuel. “Ultraviolet Radiation Protection by a Beach Umbrella“. Photochemistry and Photobiology 86 (2): 449-456, 2010. Doi: 10.1111/j.1751-1097.2009.00677.x.

Fonte: SINC FECYT – Spanish Foundation for Science and Technology

Sacconi: “Gli ospedali marginali sono dei ‘pericoli’ pubblici”

Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio (a destra) e il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi

Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio (a destra) e il Ministro del Lavoro Maurizio SacconiSacconi: “Gli ospedali marginali sono dei ‘pericoli’ pubblici” Presentazione del Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia col Ministro della Salute Fazio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 21 luglio 2010 – Chiudere gli ospedali marginali. È questa la ‘parola d’ordine’ pronunciata oggi Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi. Il quale presso il suo dicastero – in una conferenza stampa congiunta col Ministro della Salute Ferruccio Fazio – ha affermato che “gli ospedali marginali sono dei ‘pericoli’ pubblici” durante la Presentazione del Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia. In nome di una razionalizzazione ovvero, per dirla esplicitamente, dei risparmi voluti dall’esecutivo si progetta di chiudere le strutture sanitarie più Posto lettopiccole e meno importanti e ovviamente di tagliare anche i posti letto. Questo nonostante il Ministro Fazio abbia messo in evidenza che la popolazione italiana, già anziana, è destinata a invecchiare: già oggi una persona su cinque in Italia ha più di 60 anni (su una popolazione di oltre 60 milioni di persone). In Italia quasi 20 persone su cento con più di 65 anni sono considerate non autosufficienti contro una media di quasi 17 su cento dell’Unione europea (a 25 Paesi). “Una sanità con un’organizzazione territoriale e una continuità delle cure, una continuità e un’organizzazione per gli anziani basata non autosufficienti basata fondamentalmente sul territorio – ha annunciato il Ministro Fazio –, com’è realizzata in molte regioni del Nord, è la sanità che costruiremo”. Durante la conferenza stampa è stata rilevata anche la necessità di una maggiore assistenza domiciliare (in Italia ancora carente) e di più strutture dedicate all’assistenza ai malati cronici. Secondo la Ragioneria dello Stato la spesa pubblica per l’assistenza continuativa a persone non autosufficienti ammonta a 17,3 miliardi di euro (1,13% del PIL nel 2007). “I pazienti cronici anziani – si legge nel Rapporto – che beneficiano dei servizi ospedalieri, spesso con uso inappropriato, interessano tra il 20-25% dei ricoveri”. Dunque, “si può giungere alla conclusione che un quarto della spesa sanitaria e socio-sanitaria-assistenziale sia legata alla cronicità e alla non autosufficienza”.

Link utili: Ministro della Salute, Istat (disabilità in cifre)

Il 6,5% di nati prematuri in Italia

Prematuro

PrematuroIl 6,5% di nati prematuri in Italia Più elevati i rischi di problemi per la salute (anche oculare). Ieri se ne è discusso presso il Senato 21 luglio 2010 – Sono un piccolo ‘esercito’: il 6,5% dei neonati italiani nasce prima del tempo. Con conseguenze sulla loro salute: i prematuri sono più esposti al rischio di retinopatia ( ROP ) e, quindi, all’ipovisione, alla cecità e ad altre menomazioni sensoriaNeonata prematurali, disabilità motorie, patologie respiratorie, disturbi del comportamento e dell’apprendimento. Se ne è discusso ieri al Senato in una tavola rotonda. Attualmente la prematurità è la principale causa di mortalità e di malattie infantile nei Paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo; però secondo l’Oms esistono forti disuguaglianze tra i due gruppi di Stati a livello di possibilità di sopravvivenza dei prematuri. Quasi 11 milioni di prematuri su 13 milioni nascono in Africa e Asia, “dove molti – scrive l’Oms – non hanno accesso a cure efficaci”. A livello mondiale il 10% delle nascite avvengono prima della 37° settimana di gestazione (sono premature) e sono più a rischio se il peso alla nascita è basso. Secondo lo European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI), che ha curato un Rapporto dedicato ai prematuri, sono circa un milione e mezzo i decessi che avvengono nel mondo ogni anno.

Leggi anche: “ ROP, trattamento precoce nella forma grave ”, “ Prematuri, non perdeteli di vista

Fonti: sordionline, OMS .

Quando la vista è… depressa

Secondo un nuovo studio tedesco chi è di umor nero ha una ridotta percezione del contrasto

Se vi capita di “vedere nero” non si tratta solo di una metafora: potreste avere una ridotta percezione del contrasto. A dimostrarlo ci hanno pensato ricercatori dell’Università di Friburgo (Germania), usando l’elettroretinogramma da pattern (PERG), un esame oggettivo che serve a misurare l’attività retinica, in modo da valutare gli effetti della depressione clinica sulla visione.

Con i potenziali evocati visivi (PEV) e l’elettroretinogramma da pattern si effettua una registrazione computerizzata dell’attività elettrica nella corteccia cerebrale. La retina viene stimolata con flash luminosi e si osserva come risponde il cervello che evidentemente nei depressi ha un’attività meno vivace. Infatti, sia nei venti pazienti trattati con farmaci che in altre venti persone che non erano ancora in cura i ricercatori hanno notato una sensibilità al contrasto nettamente inferiore rispetto ai soggetti normali.

“Abbiamo scoperto – hanno scritto i ricercatori su Biological Psychiatry – una correlazione forte e significativa tra il livello di contrasto e la gravità della depressione”. Gli studiosi concludono che, poiché non si tratta di una valutazione soggettiva ma oggettiva, questo parametro possa essere utile nella diagnosi e nella ricerca sul “male oscuro”.

Riferimento bibliografico: “Seeing Gray When Feeling Blue? Depression Can Be Measured in the Eye of the Diseased”, by Emanuel Bubla, Elena Kerna, Dieter Eberta, Michael Bachab, Ludger Tebartz van Elsta, Biological Psychiatry, Volume 68, Issue 2, Pages 205-208 (15 July 2010), DOI: 10.1016/j.biopsych.2010.02.009

Fonte: Biological Psychiatry

Notizia pubblicata: 20 luglio 2010. Ultima modifica: 24 febbraio 2017

Deficienza di vitamina A, un rischio per la vista

Effetti oculari di una carenza di vitamina A (Fonte: The Lancet)

Effetti oculari di una carenza di vitamina A (Fonte: The Lancet)Deficienza di vitamina A, un rischio per la vista Una 24enne incinta di New York si è ammalata di cheratite e la retina ha iniziato a funzionare male 20 luglio 2010 – Ha sofferto di una riduzione progressiva della vista, soprattutto di quella notturna, ma l’ha recuperata in seguito all’assunzione di complementi alimentari a base di vitamina A. Una ragazza 24enne (unaMangiare frutta aiuta a mantenersi in salute donna incinta di New York) si era ammalata di cheratite , una malattia infiammatoria che colpisce la superficie oculare. Anche se la sua retina appariva pressoché normale all’esame del fondo oculare, si è riscontrato un malfunzionamento generalizzato dei fotorecettori , ossia dei coni e dei bastoncelli, grazie all’ elettroretinogramma (esame che consente di misurare l’attività elettrica dei neuroni retinici). La riduzione della vista è durata circa sette settimane ed è stata dovuta probabilmente al fatto che il feto di 26 settimane, avendo necessità di vitamina A, ne ha ridotto ulteriormente la disponibilità per la madre. Alla donna è stata diagnosticata l’ipovitaminosi con un esame del sangue: da sette anni era anoressica e si nutriva solo di cipolle, patate e carne rossa. Su questo caso ricercatori del Columbia University Medical Center (New York) hanno scritto un articolo per la rivista The Lancet. Il betacarotene è un precursore della vitamina A ed è fondamentale anche per la vista: è contenuto, tra l’altro, in carote, pomodori, albicocche, meloni, zucca gialla, arance, peperoni rossi, spinaci, broccoli, rape e cicoria (però non vanno fritti e la cottura non deve essere prolungata). Anche per difendere la salute oculare è consigliabile seguire una dieta varia, ricca di vitamine e di omega-3 (contenuti principalmente nel pesce). Una buona alimentazione riduce anche il rischio di ammalarsi di degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia degenerativa che può colpire il centro della retina dopo i 55 anni. Infine, è consigliabile praticare regolarmente un’attività sportiva.

Fonti: The Lancet , Corsera.