Retinite pigmentosa, si guarda alla terapia genica

Elica del DNA

Elica del DNARetinite pigmentosa, si guarda alla terapia genica I ricercatori del Tigem cercano di ‘spegnere’ i geni malati e di bloccare la produzione di una proteina che nuoce alla vista 27 gennaio 2011 – Si tratta della più comune causa di cecità ereditaria e di ipovisione su cui si sta gettando nuova luce sul fronte terapeutico: è la retinite pigmentosa , malattia oculare che provoca un progressivo restringimento del campo visivo a partire dalla periferia della retina. In particolare, i ricercatori del Tigem di Napoli stanno cercando di perfezionare la terapia genica: la malattia ereditata da un genitore, detta autosomica dominante, è più complessa da curare perché richiede anche la disattivazione dei geni nocivi. Per bloccare la degenerazione dei fotorecettori (innanzitutto dei bastoncelli) si praticano sperimentalmente, almeno su cavie di laboratorio, iniezioni retiniche che contengono i geni sani, trasportati dal virus del raffreddore svuotato del suo contenuto genetico. Tuttavia, nel caso della forma di trasmissione autosomica dominante (35% dei casi), bisogna anche bloccare la produzione di una proteina tossica per l’organismo. “L’idea dei ricercatori del Tigem è stata quella di costruire un interruttore universale – scrive Le Scienze – per il gene della rodopsina, capace di spegnere sia quello sano sia quello alterato, indipendentemente dal tipo di errore genetico”. Infatti, i difetti che possono essere presenti nella sequenza genetica sono almeno 150 e provocano seri problemi alla funzionalità retinica. Particolarmente promettente, secondo il Tigem, sarebbe una proteina, detta ‘dominio a dito di zinco’ (zinc-finger), progettata dai ricercatori per rendere silenti i geni nocivi. Note proteina di membrana, che si trova principalmente nelle cellule allungate della retina (bastoncelli), i fotorecettori sensibili al movimento che consentono solo una visione monocromatica. La rodopsina, dopo aver interagito con un pigmento sensibile alla luce (11- cis -retinale), si trasforma in opsina: innesca una cascata di reazioni molecolari che prosegue sino alla trasmissione degli impulsi bioelettrici dai bastoncelli al nervo ottico e, quindi, alla corteccia cerebrale. Referenza originale: “Zinc-finger based transcriptional repression of rhodopsin in a model of dominant retinitis pigmentosa”, Enrico Maria Surace et al. , EMBO Molecular Medicine, 3, 1-11, DOI 10.1002/emmm.201000119

Fonti: Le Scienze , EMBO Molecular Medicine.

Verso la retina artificiale organica

I ricercatori stanno cercando di rendere la retina elettronica più compatibile con i tessuti biologici

I ricercatori stanno cercando di rendere la retina elettronica più compatibile con i tessuti biologiciVerso la retina artificiale organica Realizzata da un’équipe italiana una nuova interfaccia tra sensori artificiali e la rete di neuroni retinici 26 gennaio 2011 – La retina artificiale sarà organica, più compatibile con i tessuti biologici. Un altro significativo passo avanti in questa direzione è lo sviluppo di un nuovo tipo di protesi, con l’obiettivo di ridare la vista ai ciechi, ad opera di ricercatori italiani del Politecnico di Milano e dell’Istituto Italiano di Tecnologia genovese. Gli studiosi hanno messo a punto un’interfaccia raffinata che consente una migliore comunicazione delle informazioni visive tra i sensori artificiali sensibili alla luce e il tessuto retinico naturale. Infatti, uno dei problemi più spinosi da risolvere per realizzare protesi retiniche artificiali è una corretta trasmissione elettrica tra i recettori e le reti neurali in cui vengono elaborate le informazioni in cui le immagini sono tradotte. Secondo i ricercatori la strada è così spianata per lo sviluppo di retine artificiali basate su fotorilevatori organici. “Materiali organici morbidi – si legge su Nature – possono essere utilizzati per combinare i sensori artificiali con i tessuti neuronali. Noi abbiamo interfacciato una rete di neuroni primari con un mix organico. Abbiamo dimostrato come i neuroni primari possano essere coltivati con successo su una pellicola di un polimero senza interferire […] con la funzionalità biologica della rete dei neuroni”. Vedi anche: Occhio bionico , fotorecettori , retina . Referenza originale: “A hybrid bioorganic interface for neuronal photoactivation”, by Diego Ghezzi, Maria Rosa Antognazza, Marco Dal Maschio, Erica Lanzarini, Fabio Benfenati, Guglielmo Lanzani, Nature Communications 2, 166 (25 January 2011) doi:10.1038/ncomms1164 Article

Fonte: Nature

Oms, prevenire malattie e traumi

Oms, prevenire malattie e traumi Dal 17 al 25 gennaio si è riunito il Consiglio Direttivo dell’Agenzia Onu per la salute 25 gennaio 2011 – Dai sistemi per evitare i traumi ai bambini alla prevenzione delle malattie non trasmissibili, passando per la battaglia planetaria contro la malaria, la promozione delle vaccinazioni e una migliore sicurezza stradale. Sono stati molti i temi che il Consiglio Direttivo dell’Oms ha affrontato a Ginevra dal 17 al 25 gennaio. La 128° sessione del Consiglio – composto da 34 membri con incarico triennale – si è aperta con un intervento della Direttrice Generale dell’Oms, Margaret Chan, la quale ha fatto il punto su Margaret Chan, Direttrice generale OMSvaccini, test clinici, strategie di riduzione della povertà per migliorare la salute e la prevenzione delle malattie. Le patologie croniche correlate allo stile di vita – ha ammonito – “dipende oggigiorno da azioni che vanno oltre l’influenza diretta del settore sanitario […]”. Vale a dire: occorrono più politiche e normative che garantiscano una tutela della salute individuale. “Globalmente – scrive l’Oms – circa l’85% di tutta la disabilità visiva e il 75% della cecità potrebbe essere prevenuto o curato”. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che “la prevenzione della cecità e della disabilità visiva fa parte dei piani di sviluppo nazionali nel campo della salute e della collaborazione tecnica dell’Oms con gli Stati membri”. Mentre la maggior parte dei Paesi a medio e basso reddito ha adottato piani nazionali a carattere oculistico per la prevenzione della cecità, ancora incerta e insufficiente è l’attuazione dei piani stessi. Edificio dell'OMS a GinevraNegli ultimi anni, tuttavia – grazie a una serie di partnership internazionali –, nel mondo si è ridotta la disabilità visiva. Tra l’altro è in corso un progetto per eliminare il tracoma , una malattia oculare tropicale, portato avanti dall’Oms assieme alla IAPB: è il programma Vision2020, the Right to Sight, che mira a eliminare la cecità evitabile entro l’inizio del prossimo decennio. Altri piani, invece, puntano a combattere l’ oncocerchiasi , la cosiddetta cecità dei fiumi, una malattia oculare trasmissibile che affligge sia l’Africa che l’America Latina. Secondo l’Oms le principali patologie e i problemi oculari più comuni a livello mondiale sono i seguenti: – cataratta ; -vizi refrattivi non corretti ( miopia , ipermetropia o astigmatismo ); – glaucoma (con annessi rischi di danni al nervo ottico ); -degenerazione maculare legata all’età ( AMD , che compromette la visione centrale). Altre cause includono le opacità della cornea , la retinopatia diabetica e, nei bambini, soprattutto la retinopatia del prematuro ( ROP ), la cataratta congenita e la deficienza di vitamina A (vedi xeroftalmia ). Nota: attualmente i non vedenti sono circa 40 milioni e gli ipovedenti 245 milioni (stime preliminari Oms 2010), mentre stime precedenti della stessa Organizzazione mondiale della sanità riferivano di 45 milioni di ciechi e di 269 milioni d’ipovedenti. Notizia pubblicata per la prima volta il 21 gennaio 2011.

Fonte: Oms

S“ al 3D, ma con riserva

sala cinematografica

Sala cinematograficaSì al 3D, ma con riserva L’ American Academy of Ophthalmology : in chi ha disturbi visivi la visione tridimensionale può causare mal di testa e affaticamento oculare. Sconsigliata la visione sotto i sei anni L’impiego del 3D è ancora controverso per quanto concerne i suoi effetti a livello oculare, almeno per i più piccoli. L’American Academy of Ophthalmology suggerisce una certa prudenza se si è affetti da disturbi oculari come l’ ambliopia e lo strabismo . “Se un bambino sano – scrive l’Accademia Usa – sviluppa costantemente mal di testa o affaticamento oculare o non può vedere chiaramente le immagini quando usa i prodotti digitali 3D, questo può essere indice di un disordine oculare o visivo. Se si presenta questo problema l’Academy raccomanda di sottoporre il bambino a una visiva oftalmologica completa”.Occhialini 3D Eppure al momento attuale – precisa l’Accademia americana di oftalmologia –, “non esistono studi conclusivi sugli effetti a breve e/o a lungo termine del prodotti digitali 3D sullo sviluppo oculare e visivo […] e non esistono neanche teorie convincenti e conclusive su come essi possano danneggiare la salute visiva in bambini con occhi sani”. In un documento reso noto lo scorso marzo il Consiglio superiore di sanità italiano ha precisato che gli occhialini per la visione tridimensionale vanno usati solo dopo i 6 anni e per un tempo limitato (nei cinema del tipo monouso). Il Ministero della Salute ha fatto proprie queste indicazioni, anche se ha sottolineato che, dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale, non si evince che “durante la visione stereoscopica di un filmato si costringerebbe l’occhio e il cervello ad elaborare Secondo la SOI gli occhiali 3D non fanno male alla vista (neanche dei bambini piccoli) se si fanno pause e si impiegano i monousoinformazioni in modo innaturale”. Ciò significa, ha scritto il Consiglio, “non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, purché condizionato a moderati periodi di tempo”. I più piccoli sono, ancora una volta, i soggetti che corrono i maggiori rischi. Per questo – ha avvertito il Consiglio superiore di sanità – “qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in soggetti di tenera età, sia perché ancora la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata, sia perché essi possono essere affetti da strabismo o da ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno)”. Recentemente persino una nota società di produzione di videogiochi ha avvertito i genitori che, per prevenire “un possibile danno allo sviluppo visivo”, bisogna “evitare che i bambini con meno di sei anni vedano a lungo le immagini digitali tridimensionali”.

Fonti: American Academy of Ophthalmology, Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità

Pagina pubblicata il 25 gennaio 2011.

Ultima modifica: 7 febbraio 2011

Molti medici, meno posti letto

Camice bianco

Camice biancoMolti medici, meno posti letto Presentato dall’Istat il nuovo Rapporto “Noi Italia” 20 gennaio 2011 – Molti medici, riduzione dei posti letto, contenimento della spesa sanitaria pubblica. È questo, in sintesi, lo scenario presentato a livello sanitario dall’Istat nel suo nuovo rapporto pubblicato il 19 gennaio (“Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”). L’Italia è il terzo Paese Ue, dopo Grecia e Austria, con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione residente: quasi 410 ogni centomila abitanti (2009). Eppure i numeri variano molto a seconda delle diverse regioni italiane: si va da un massimo della Liguria (806 per centomila), a cui segue a distanza il Lazio (513), passando per la Lombardia (364) fino ad arrivare ai minimi della Basilicata (286) e del Friuli-Venezia Giulia (261). In tutte le regioni – ad eccezione del Molise – si sono ridotti i posti letto ospedalieri (passata da 4,3 per mille abitanti del 2002 a 3,7 del 2007); va detto, tuttavia, che è sempre più frequente il ricorso al day hospital. Questa riduzione sarà compensata dall’assistenza domiciliare, in particolare per gli anziani? “In alcune regioni – ha dichiarato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio – è già compensata: pensiamo all’Emilia Romagna, al Veneto, alla Lombardia. Bisogna fare in modo che queste buone pratiche si estendano alle altre regioni”. Nel complesso le regioni sono interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti e da oltre 570 mila ricoveri di pazienti provenienti da fuori regione (2008). La spesa sanitaria pubblica supera i 110 miliardi di euro, pari al 7,3 per cento del Pil e ad oltre 1.800 euro annui per abitante (nel 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è, secondo l’Istat, “molto inferiore a quella di altri importanti Paesi europei”. Tuttavia, allo stato attuale il nostro Paese si colloca al decimo posto sui venti Paesi dell’Unione europea considerati. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008). Vietato fumare I fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, mentre i consumatori di alcol a rischio sono il 16,1 per cento; le persone obese il 10,3 per cento della popolazione adulta (2009), in aumento negli ultimi dieci anni. “Il fumo di sigaretta rappresenta – si legge sui Quaderni pubblicati dal Ministero della Salute – un fattore di rischio per la degenerazione maculare senile, la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati”. Il Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni dell’Oms, mira a contrastare la diffusione dei principali fattori di rischio per la salute, quali fumo, alcol e obesità, legati anche all’alimentazione scorretta e alla scarsa attività fisica. Note: L’offerta di personale medico è pari a 390,5 per centomila nel Nord-Est, a 417,2 nel Nord-Ovest, a 444,2 nel Centro e a 395,4 nel Mezzogiorno. Il 18 gennaio 2011 presso la Sede dell’Eur del Ministero della Salute. Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza all’anziano , Quaderni del Ministero della Salute (n. 6, novembre-dicembre 2010), p. 31.

Fonti: Istat, Ministero della Salute.

Ultima modifica di questa pagina: 28 gennaio 2011 Nota bene: la spesa pubblica per abitante nei Paesi Ue riportati è espressa in dollari. (Fonte: http://noi-italia.istat.it )

Disabilità… in vista

Alunni con problemi di disabilità

Alunni con problemi di disabilitàDisabilità… in vista Secondo l’Istat circa il 5% degli alunni disabili è composto da ciechi e ipovedenti 20 gennaio 2011 – Circa il 5% dei giovani studenti disabili ha problemi di tipo visivo nelle scuole elementari e medie. L’Istat, nel suo Rapporto “Noi Italia“ presentato il 19 gennaio, ha raccolto i questionari compilati in oltre ventimila istituti statali e privati. Solo gli alunni ipovedenti oscillano in Italia tra il 3,6% (scuola secondaria di primo grado) e il 4,6% (scuola primaria), mentre i ciechi sono lo 0,7-0,8%.Bambino sottoposto a visita oculistica, accompagnato dalla madre Nella scuola dell’obbligo, negli ultimi 20 anni, si è assistito a una crescita progressiva della presenza di alunni con disabilità. Nell’anno scolastico 2009-10 sono poco più di 130 mila; di questi, circa 73 mila sono studenti della scuola primaria e 59 mila della scuola secondaria di primo grado. Mentre la disabilità uditiva colpisce all’incirca tanti alunni quanti i disabili visivi, quella motoria incide quasi per il triplo (14,3%). Tuttavia, i problemi più comuni sono a carattere psichico (ritardo mentale per il 40% circa dei disabili), legati all’apprendimento, all’attenzione e al linguaggio (tutti al 26% circa) e di natura relazionale (quasi il 24%). L’Istat, per calcolare l’incidenza delle varie disabilità, ha utilizzato come parametro il numero di giovani studenti che usufruiscono dell’insegnante di sostegno. Dunque, si suppone che il numero dei giovani ciechi e ipovedenti sia addirittura superiore, così come anche le cifre assolute degli altri tipi di disabilità. Note: Si parla di ipovisione quando: a) il residuo visivo è compreso tra 1/20 e i 3/10 (da ipovisione grave a lieve) nell’occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) il residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60% ma superiore al 10%. Si parla di cecità totale nel caso in cui ci sia: a) una mancanza totale della vista in entrambi gli occhi; b) la mera percezione dell’ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore; c) un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%. La cecità è, invece, considerata parziale nel caso in cui ci sia: a) un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10% (per approfondire clicca qui).

Fonte: Istat

Ultima modifica: 28 gennaio 2011.

Più diritti per le cure in altri Paesi Ue

Bandiere Ue

Bandiere UePiù diritti per le cure in altri Paesi Ue Approvata dal Parlamento europeo la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera 19 gennaio 2011 – Spazio ai diritti dei pazienti se ci si cura negli altri Paesi Ue. È stata approvata prima dal Parlamento europeo e poi dal Consiglio dell’Unione europea la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. Una volta recepita dalle singole nazioni entro i prossimi trenta mesi sarà più facile, ad esempio, farsi operare di cataratta da uno specialista in Spagna ed essere poi rimborsati dal Sistema sanitario del proprio Paese di provenienza. Un secondo esempio è quello di un tedesco anziano ammalato di diabete (con annessi rischi di retinopatia ): portando con sé in Italia le apposite prescrizioni, potrà ottenere dal farmacista di turno i medicinali per cui vige l’obbligo di ricetta. “I pazienti che si recano in un altro paese dell’Unione europea per cure mediche – spiega il sito ufficiale dell’Ue – avranno diritto allo stesso trattamento dei cittadini del Paese in cui ricevono le cure. Questa nuova legge andrà a vantaggio dei pazienti dell’Ue anche sotto diversi altri aspetti. Essa renderà più facile per le autorità sanitarie nazionali collaborare e scambiare informazioni sugli standard qualitativi e di sicurezza applicabili all’assistenza sanitaria”. Comunque i pazienti hanno il diritto di “accedere a un trattamento medico sicuro e di buona qualità e di venire rimborsati”.Tessera sanitaria: va sempre portata con sé anche quando si viaggia all'estero Questa normativa, prosegue la

Fonte ufficiale, “aiuterà i pazienti che hanno bisogno di un trattamento specializzato, ad esempio quelli che cercano una diagnosi o il trattamento per una malattia rara”. Fino ad oggi, tuttavia, i pazienti hanno preferito ricevere un’assistenza sanitaria nel loro proprio Paese: la domanda di assistenza sanitaria transfrontaliera rappresenta soltanto l’1% della spesa pubblica per la sanità. Quando ci si reca all’estero è, comunque, sempre opportuno portare con sé la Tessera Sanitaria rilasciata dal proprio Sistema Sanitario Nazionale. Operazione chirurgica di catarattaUna delle novità di maggior rilievo è che, “nei casi che non richiedono un ricovero ospedaliero i pazienti potranno chiedere assistenza sanitaria all’estero senza dover ottenere previamente un’autorizzazione o espletare formalità e potranno chiedere il rimborso dei costi una volta ritornati a casa. La direttiva riguarda non soltanto i prestatori pubblici di cure, ma anche quelli privati”. I richiedenti riceveranno quale rimborso lo stesso importo che avrebbero ricevuto nel loro Paese per lo stesso tipo di cure. Le autorità nazionali potrebbero però introdurre un sistema di “autorizzazione previa” in tre casi: 1) per le cure che comportano un ricovero ospedaliero di almeno una notte; 2) per un’assistenza sanitaria altamente specializzata e costosa; 3) in casi gravi e specifici correlati alla qualità o alla sicurezza delle cure prestate all’estero. Tuttavia, “se un trattamento non è disponibile in uno Stato membro le autorità sanitarie nazionali non possono rifiutare l’autorizzazione”. In tal caso, precisa ancora la

Fonte ufficiale dell’Unione, “i pazienti però riceveranno il rimborso per tale trattamento a patto che esso corrisponda al ‘pacchetto’ nazionale di prestazioni sanitarie”. Infine l’Unione europea ricorda che: – una prescrizione rilasciata in un Paese dell’Ue sarà riconosciuta nello Stato di residenza del paziente e viceversa. Ciò assicura che l’assistenza sanitaria fornita in un altro paese dell’Ue abbia un proseguimento adeguato quando il paziente ritorna a casa; – il paziente ha il diritto di ottenere il medicinale prescritto sulla ricetta a patto che tale medicinale sia autorizzato per la vendita e disponibile nel Paese in cui il paziente desidera ricevere il prodotto; – le prescrizioni dovrebbero già essere riconosciute, in linea di principio, su scala Ue. Nella pratica, però, ciò non avviene sempre: questa nuova direttiva darà ai farmacisti gli strumenti necessari per capire le prescrizioni transfrontaliere, in modo da meglio identificare il medicinale prescritto, i medici e i pazienti in questione.

Fonti: Europa.eu , Consilium . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 11 aprile 2011.

Occhio di riguardo per gli anziani

Ministero della Salute (sede di Roma Eur)

Ministero della Salute (sede di Roma Eur)Occhio di riguardo per gli anziani In Italia venti persone su cento hanno più di 65 anni, di cui il 18% è disabile. Presentati a Roma dal Ministro Fazio i nuovi Quaderni del Dicastero della Salute Più considerazione per le esigenze sanitarie e sociali degli anziani. In occasione della presentazione degli ultimi Quaderni del Ministero della Salute, avvenuta martedì 18 gennaio 2011 a Roma, si è parlato di strategie per prevenire la disabilità e gestire le malattie croniche. Ha aperto i lavori il Ministro Ferruccio Fazio. Secondo i dati Istat (2007) nel nostro Paese si contano 11,8 milioni di persone over 65anni, pari al 19,9% della popolazione totale (su 59,1 milioni). Il 40% di essi è affetto da almeno una malattia cronica, mentre il 18% è disabile. Per prevenire, ad esempio, la cecità bisogna però puntare anche a migliorare gli stili di vita. Nei Quaderni si evidenziano, tra l’altro, i rischi connessi col fumo di tabacco, che “comporta una riduzione della sopravvivenza nei soggetti di mezza età (45-54 anni) e di età più avanzata (65-74 anni). Il fumo di sigaretta rappresenta, inoltre, un fattore di rischio per la degenerazione maculare senile , la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati ”. La malattia oculare più diffusa al mondo resta però la cataratta, che colpisce principalmente gli anziani e, in un caso su due, è causa di cecità e ipovisione (il più delle volte sono reversibili con un semplice intervento chirurgico che molti Paesi non si possono permettere). “Gli ultrasessantacinquenni – si legge in una nota del Ministero della Salute in riferimento alla situazione italiana – risultano dunque essere i maggiori utilizzatori delle risorse sanitarie; condizione che ha indotto il Servizio Sanitario ad un’attenta riflessione circa la necessità di ripensare culturalmente e riconsiderare strutturalmente le prestazioni erogabili”. Il Ministro della Salute Ferruccio FazioIl Ministro della Salute Fazio ha sintetizzato, presso la sede dell’Eur del Dicastero della Salute, alcuni aspetti dello studio: 1) il problema demografico (invecchiamento della popolazione italiana); 2) l’esigenza di una maggiore considerazione sociale dell’anziano (che può “dare un contributo importante” nonostante il problema del “declino delle funzioni del corpo”); 3) la necessità di un passaggio progressivo degli ammalati, soprattutto cronici, dall’ospedale al territorio (la cosiddetta “deospedalizzazione”); 4) l’invecchiamento attivo ( active ageing ): invecchiare bene è possibile adottando corretti stili di vita, ma contemporaneamente sarebbe necessaria una maggiore considerazione sociale (“non contano solo i fattori biologici e genetici”, ma soprattutto le relazioni umane e professionali). A quest’ultimo proposito il Ministro Fazio ha citato un’iniziativa di livello europeo, una “Partnership per l’innovazione sull’invecchiamento attivo” (che guarda al 2020). L’idea è quella di catalizzare le competenze degli esperti e di mobilitare enti pubblici e privati, con la finalità di consentire di vivere una terza età qualitativamente migliore. Note: Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (2005) in Italia i non vedenti sono 362mila e, stando ad altre

Fonti, si stima che gli ipovedenti siano circa un milione. Da Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza all’anziano , Quaderni del Ministero della Salute (n. 6, novembre-dicembre 2010), p. 31, nostro il grassetto.

Pagina pubblicata il 18 gennaio 2011.

Ultima modifica: 19 novembre 2012.

Link utile: Ministero della Salute

L’UE ha ratificato la Convenzione ONU sulla disabilità

L’UE ha ratificato la Convenzione ONU sulla disabilità Pari diritti anche per ciechi e ipovedenti: è il primo trattato sui diritti umani firmato dai 27 Stati membri 17 gennaio 2011 – Favorire l’accesso all’istruzione, all’occupazione, ai trasporti, alle infrastrutture e agli edifici aperti al pubblico; garantire il diritto di voto e migliorare la partecipazione alla vita politica, assicurando la piena capacità giuridica di tutti i disabili. Sono gli impegni che hanno preso i Paesi che hanno formalmente approvato la convenzione delle Nazioni Unite (ONU) sui diritti delle persone con disabilità, tra cui ciechi e ipovedenti. Lo scorso 5 gennaio è stata resa nota la formale ratifica dell’Unione europea: si tratta del primo trattato generale sui diritti umani firmato da tutti e 27 gli Stati membri, di cui 16 l’hanno già ratificato (Italia compresa). Non vedente Il fine principale della convenzione è quello di costruire, entro il 2020, un’Europa senza barriere per i disabili. Nell’Unione europea una persona su sei – circa 80 milioni di cittadini – è affetta da una disabilità, mentre più di un terzo dei cittadini disabile motoriaoltre i 75 anni sono portatori di handicap. Queste cifre sono destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione. La maggior parte di queste persone troppo spesso non riesce a partecipare pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere fisiche o di altro tipo, ma anche a causa di discriminazioni. Il Vecchio Continente – sostiene il Prof. Volker Klauss (già docente presso il Dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Monaco) –, di cui l’UE fa parte, ha una popolazione di 874,6 milioni di persone, di cui 2,7 milioni ciechi e 15,5 milioni affetti da gravi problemi visivi. Secondo le stime preliminari OMS (2010), gli ipovedenti nel mondo sono 245 milioni, mentre i non vedenti sono circa 40 milioni.

Fonti principali: europa.eu, Oms.

AMD, ecco le nuove stime targate Usa

AMD secca

AMD seccaAMD, ecco le nuove stime targate Usa Colpisce il 6,5% degli americani con più di 40 anni, confermata prima causa di cecità legale 12 gennaio 2011 – Il 6,5% degli americani con più di 40 anni ne è affetto: parliamo della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), la prima causa di cecità e ipovisione nei Paesi industrializzati. La sua diffusione – che il più delle volte causa la perdita irreversibile della visione centrale – resta quindi elevata; ma la percentuale è stata ridimensionata rispetto a una stima precedente (1988-1994), pari al 9,4%. “Nonostante i nuovi interventi medici e chirurgici – scrivono gli autori della ricerca pubblicata su Archives of Ophthalmology – la degenerazione maculare legata all’età (AMD) resta un’importante causa di perdita della vista negli Stati Uniti”. La malattia,Deformazione del campo visivo in un malato di AMD (griglia di Amsler) che il più delle volte colpisce a partire dai 55 anni, è fortemente invalidante e considerata non trattabile nella forma più diffusa, detta ‘secca’ o essudativa. Con la morte dei fotorecettori della macula, zona al centro della retina , si crea uno scotoma, una zona di non visione al centro del campo visivo . Per prevenire o rallentare questa degenerazione, che ha una base genetica, è importante smettere di fumare, praticare regolarmente l’esercizio fisico e seguire una dieta varia e ricca di antiossidanti, omega-3, vitamine e minerali (per approfondire leggi qui ). Secondo Oms (stime preliminari 2010), l’AMD è responsabile – a livello planetario – del 6% dei casi di cecità e ipovisione nel mondo (su 285 milioni di persone, di cui 40 milioni cieche). Mentre la cataratta non operata rappresenta il principale problema oculistico a livello mondiale (53% dei casi di disabilità visiva, il più delle volte reversibile), la degenerazione maculare rimane la prima minaccia per la vista degli abitanti dei Paesi di maggior benessere.

Fonti: JAMA and Archives Journals, Oms.