Alla ricerca della neuroprotezione retinica

Cavia di laboratorio

Cavia di laboratorioAlla ricerca della neuroprotezione retinica Il sistema immunitario ha un ruolo importante nella riparazione dei danni retinici delle cavie di laboratorio 15 febbraio 2011 – Una retina parzialmente danneggiata può essere riparata in modo limitato anche grazie all’azione del sistema immunitario. L’hanno osservato ricercatori israeliani e tedeschi sulle cavie di laboratorio, evidenziando il ruolo dei macrofagi – cellule capaci di inglobare il materiale estraneo, prodotte all’origine dal midollo osseo –, noti per il loro ruolo nella cura dei tessuti periferici. La protezione dei neuroni e il ricambio cellulare sono vitali per l’integrità del sistema visivo; le possibilità di recupero sono però scarse in caso di danni retinici nei mammiferi adulti. I ricercatori hanno scoperto tuttavia che, in seguito a un’intossicazione dell’occhio provocata dal glutammato, i macrofagi si infiltrano nella retina danneggiata dei topi. Retina Se però si arresta l’intervento dei macrofagi riparatori – derivati dai monociti – non solo si riduce la sopravvivenza di cellule retiniche (dette ganglionari), ma diminuisce persino il numero dei progenitori retinici, ossia delle cellule neonate che generano i fotorecettori a partire dalle staminali. Viceversa, aumentando il numero dei monociti in circolo si riesce a far sopravvivere le cellule della retina, tessuto che aumenta anche la sua capacità rigenerativa. Come effetto finale si riduce l’infiammazione e si proteggono i neuroni fotosensibili. Dunque si punta sull’azione dei macrofagi per migliorare la (limitata) capacità rigeneratrice della retina, con ampie implicazioni per la cura delle neuropatie retiniche e di altri disordini a carattere neurodegenerativo. Vedi anche: “ Staminali per rigenerare gli occhi ”

Fonte: Journal of Experimental Medicine

Omega-3 contro la retinopatia

Quando i vasi della retina proliferano in modo incontrollato possono essere dannosi per la vista

Quando i vasi della retina proliferano in modo incontrollato possono essere dannosi per la vistaOmega-3 contro la retinopatia Nelle cavie di laboratorio aiutano a prevenire la proliferazione indesiderata dei vasi retinici dannosi 11 febbraio 2011 – I vasi retinici, se si moltiplicano eccessivamente, provocano seri problemi alla vista. Proprio nel tentativo di bloccare questa proliferazione incontrollata di capillari sulla retina un’équipe internazionale di ricercatori diretta dal Children’s Hospital di Boston (Università di Harvard) ha studiato gli effetti degli omega-3 su cavie di laboratorio. Gli omega-3 sono acidi grassi polinsaturi che si trovano in abbondanza nell’olio di pesce e nei pesci grassi (tonno, salmone, ecc.). È stata confermata la loro efficacia a livello di protezione della retina, dato che limitano i danni provocati dai vasi che, nelle cavie di laboratorio, sono stati artificialmente indotti da un’esposizione eccessiva all’ossigeno: la crescita di vasi tortuosi e fragili può avere come conseguenza le emorragie retiniche e persino il distacco di retina . Dunque, può essere opportuno seguire una dieta ricca di pesce (grassi) ed eventualmente integrarla con complementi alimentari.Cavia di laboratorio La retinopatia è un’importante causa di cecità: solo negli Usa colpisce 4,1 milioni di diabetici e molti nati prematuri (vedi ROP ). Altre 7 milioni di persone sono affette da degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), che può colpire la popolazione dopo i 55 anni d’età ed è considerata la prima ragione di riduzione o perdita della vista nei Paesi benestanti. Una rapida crescita anormale di vasi retinici può danneggiare anche il centro della retina, come avviene nella forma umida di AMD (che attualmente viene trattata generalmente con iniezioni di anti-VEGF praticate nel bulbo oculare). In uno studio precedente condotto da L. Smith e collaboratori i topi alimentati con diete ricche di omega-3 hanno manifestato una minor crescita dei vasi sanguigni in misura prossima al 50% rispetto a quelli nutriti con omega-6. La ragione alla base di questo fenomeno è una riduzione dei messaggi che scatenano l’infiammazione nell’occhio. Infine, la crescita di vasi sanguigni sani può inibire la proliferazione abnorme dei vasi dannosi.

Fonti: Children’s Hospital Boston (C. Connolly), Science Translational Medicine .

Il fascicolo sanitario diventa elettronico

Fascicolo sanitario elettronico (Regione Lombardia)

Fascicolo sanitario elettronico (Regione Lombardia)Il fascicolo sanitario diventa elettronico Il Ministro Fazio: “Importante passo avanti per migliorare l’assistenza ai cittadini” dopo l’intesa Stato-Regioni 11 febbraio 2011 – La sanità si converte al digitale. Entro il 2012 potrà essere disponibile in Italia il “Fascicolo sanitario elettronico” (Fse) per gli assistiti. Il 10 febbraio la Conferenza Stato-Regioni ha approvato in proposito le Linee Guida nazionali proposte dal Ministero della Salute. “Il Fascicolo sanitario elettronico, che ogni italiano porterà con sé come una vera e propria carta d’identità sanitaria – ha dichiarato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio –, consentirà di migliorare enormementeIl Ministro Ferruccio Fazio l’assistenza sanitaria, permetterà di intervenire rapidamente ed efficacemente in caso di emergenze e farà risparmiare notevoli risorse al sistema sanitario”. Il Fascicolo sanitario elettronico verrà realizzato dalle Regioni una volta avuto il consenso dell’assistito. L’insieme dei dati e dei documenti digitali di tipo socio-sanitario verrà salvato sul chip contenuto in una carta, che si può portare sempre con sé come già si fa con la tessera sanitaria. Coprirà l’intera vita del paziente e sarà costantemente aggiornato da chi si farà carico delle cure dell’assistito. Nelle urgenze permetterà agli operatori di inquadrare immediatamente i pazienti; consentirà la continuità delle cure, permetterà di condividere tra gli operatori le informazioni amministrative (ad esempio prenotazioni di visite specialistiche, ricette, ecc.). Il suo accesso potrà avvenire mediante l’utilizzo della carta d’identità elettronica (Cie) e della carta nazionale dei servizi (Cns).

Fonte principale: Ministero della Salute

Malati cronici, meno assistenza negli ospedali

Il Ministro della Salute Fazio presso il suo Dicastero (Sede di Roma Eur)

Il Ministro della Salute Fazio presso il suo Dicastero (Sede di Roma Eur)Malati cronici, meno assistenza negli ospedali Il Ministro della Salute Fazio insiste anche sulla chiusura delle strutture ospedaliere marginali 10 febbraio 2011 – è uno dei leitmotiv del Ministro della Salute Fazio: chiusura degli ospedali marginali e assistenza dei malati cronici fuori dalle strutture ospedaliere. Oggi il professore è tornato sull’argomento durante il Question Time alla Camera dei Deputati, nel corso di un’interrogazione sul rientro dai disavanzi sanitari della regione siciliana. “I malati cronici – ha ammonito il Ministro – non si possono più curare in ospedale. Ecco perché il governo sta facendo uno sforzo importante per trasferire gran parte dell’attività attualmente svolta negli ospedali sul territorio”. “I problemi di molte regioni del Sud sono dovuti a un eccesso di ospedalizzazione”. Poiché nel 2050 si prevede che in Italia il 35% della popolazione avrà più di 65 anni e la metà di essa soffrirà di una o più malattie croniche, si cercano soluzioni alternative agli ospedali. Intanto, però, prosegue il taglio dei posti letto. “Oggi in ospedale – ha avvertito Fazio – si può andare solo per indicazioni stringenti; tutto il resto va curato sul territorio”. Il che, in termini più prosaici, significa generalmente più assistenza domiciliare e, nel migliore dei casi, nuove strutture dedicate alle malattie croniche. Secondo l’Istat questa tendenza dura già da diversi anni: negli ospedali si sono ridotti in tutte le regioni, ad eccezione del Molise, passando da 4,3 posti letto per mille abitanti (2002) a 3,7 (2007). Va detto, tuttavia, che è sempre più frequente il ricorso al day hospital. Questa riduzione sarà compensata dall’assistenza domiciliare, in particolare per gli anziani? “In alcune regioni è già compensata – aveva replicato lo scorso 18 gennaio il Ministro Fazio –: pensiamo all’Emilia Romagna, al Veneto, alla Lombardia. Bisogna fare in modo che queste buone pratiche si estendano alle altre regioni”. Nel complesso le regioni sono interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti e da oltre 570 mila ricoveri di pazienti provenienti da fuori regione (2008).

Fonti: Sanità News, Istat, Ministero della Salute.

Caccia all’RNA che intossica la retina

Visione di malato di AMD: per semplificare è stata rappresentata con una macchia nera una zona di non visione (detta scotoma)

Visione di malato di AMD: per semplificare è stata rappresentata con una macchia nera una zona di non visione (detta scotoma)Caccia all’RNA che intossica la retina La morte delle cellule nella degenerazione maculare secca è dovuta all’accumulo di materiale genetico nocivo è in corso una battaglia contro il materiale genetico che intossica la retina. La sta portando avanti, in particolare, un’équipe internazionale di ricercatori che ha appena pubblicato un lavoro su Nature sulla forma più comune di AMD (degenerazione maculare legata all’età), detta secca. Parliamo della prima causa di cecità e ipovisione nei Paesi di maggior benessere: è una malattia che, dopo i 55 anni, può colpire il centro della retina (macula) e – nella sua forma secca o atrofica – è attualmente considerata incurabile. I ricercatori hanno ora compreso che la morte dei fotorecettori è imputabile – nel caso della cosiddetta atrofia geografica, stadio avanzato dell’AMD secca – principalmente all’accumulo RNA tossico (chiamato Alu RNA); l’auspicio è, quindi, che si riescaAtrofia geografica retinica (Fonte: Ambati Laboratory, University of Kentucky, Usa) a fermare questo fenomeno. Il ruolo del codice genetico è più importante di quanto non si sospettasse in passato e, in particolare, di quello che un tempo veniva chiamato ‘Dna spazzatura’. L’équipe di ricercatori – composta da americani, coreani, australiani e canadesi – ha scoperto che, tra questi ‘rifiuti’ genetici, c’è anche il tipo di RNA tossico che provoca proprio la morte delle cellule maculari dei pazienti colpiti da atrofia geografica. Nei pazienti con gli occhi sani, invece, un enzima chiamato Dicer riesce a degradare efficacemente questo RNA tossico. Quando viceversa nei malati diminuisce, “il sistema di controllo – ha affermato J. Ambati, docente presso l’Università del Kentucky, direttore dello studio – entra in corto circuito e si accumula troppo Alu RNA. Questo porta alla morte della retina”. Quindi ora si stanno tentando nuove strade terapeutiche: da un lato si aumentano i livelli retinici dell’enzima Dicer e, dall’altro, si cerca di bloccare l’azione degli Alu RNA, legandoli ad altre molecole e degradandoli. “Queste scoperte – ha concluso Paul Sieving, direttore del National Eye Institute statunitense – forniscono nuovi indizi importanti sulle basi biologiche dell’atrofia geografica e possono offrire opportunità d’intervento attraverso la prevenzione dell’abnorme accumulo tossico dei prodotti dell’RNA”. In futuro questa strategia potrebbe consentire di prevenire la cecità e l’ipovisione nei malati di AMD secca, attualmente numerosi anche in Italia. Intanto, però, ai fini della sua prevenzione è consigliabile prestare attenzione allo stile di vita: rinunciare al fumo, praticare regolarmente l’esercizio fisico moderato e seguire una dieta varia (ricca di vitamine, sali minerali e omega-3). Nota: Rappresentano una porzione straordinariamente elevata del genoma umano, costituendo circa l’11 per cento del suo peso e oltre un milione di sequenze. Referenza originale : “DICER1 deficit induces Alu RNA toxicity in age-related macular degeneration“,by Hiroki Kaneko, Sami Dridi, Valeria Tarallo, Bradley D. Gelfand, Benjamin J. Fowler, Won Gil Cho, Mark E. Kleinman, Steven L. Ponicsan, William W. Hauswirth, Vince A. Chiodo, et al., Nature (6 February 2011) doi:10.1038/nature09830 Article

Fonte principale: University of Kentucky

Pagina pubblicata il 9 febbraio 2011.

Ultima modifica: 3 maggio 2011.

Combattere la retinopatia diabetica bloccando i vasi

Il diabete va tenuto sempre sotto controllo: è un nemico della vista

Il diabete va tenuto sempre sotto controllo: è un nemico della vistaCombattere la retinopatia diabetica bloccando i vasi Il 9 febbraio a Milano si parla dello stato dell’arte e delle prospettive di cura delle malattie retiniche 8 febbraio 2011 – Se si è diabetici bisogna tenere particolarmente d’occhio i vasi retinici. Il nemico numero uno, in questi casi, è infatti la moltiplicazione indesiderata di capillari che nuocciono alla retina: la retinopatia diabetica proliferante è la prima causa di grave riduzione della vista. In chi è affetto dalla forma più grave di diabete, detta di tipo 1, tale proliferazione si sviluppa nel 31% dei casi e può portare anche a emorragie vitreali e al distacco di retina. Retina colpita da diabete Ci sono diverse strade per trattare la retinopatia diabetica: quella più recente prevede l’uso dei cosiddetti antiangiogenici (anti-VEGF), iniezioni che si vanno ad affiancare al più tradizionale trattamento laser . Il 9 febbraio a Milano si parlerà, in particolare, del ranibizumab per trattare l’ èdema maculare diabetico, una delle complicazioni più temute del diabete. Il suo impiego a questo scopo fa seguito all’opinione positiva espressa dal Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) lo scorso 21 ottobre. Nella cura della degenerazione maculare legata all’età (AMD) la sua peculiarità è stata confermata anche dai recenti dati di utilizzo sul territorio nazionale. I benefici aggiuntivi del farmaco, il livello di accesso dei farmaci anti VEGF nel nostro Paese e l’analisi del loro costo-efficacia sono alcuni dei temi di discussione dell’incontro. Ai lavori interverrà, tra gli altri, l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Tra i limiti dei trattamenti anti-VEGF – hanno scritto pochi giorni fa Salam A., Mathew R. e Sivaprasad S. su Acta Ophthalmology in una rassegna di studi precedenti – ci sono un’efficacia “limitata dagli effetti di breve periodo e dall’assenza di protocolli uniformi”. Però il vantaggio del loro impiego è, viceversa, che sono ampiamente disponibili e, comunque, possono coadiuvare efficacemente altri tipi di trattamenti. Per approfondire si veda: “ Treatment of proliferative diabetic retinopathy with anti-VEGF agents ”, Salam A, Mathew R, Sivaprasad S., Acta Ophthalmol. 2011 Feb 5. doi: 10.1111/j.1755-3768.2010.02079.x. [Epub ahead of print]; Diabetes

Più movimento per prevenire il cancro

L'esercizio fisico regolare e moderato fa bene alla salute ed aiuta a prevenire il cancro

L'esercizio fisico regolare e moderato fa bene alla salute ed aiuta a prevenire il cancroPiù movimento per prevenire il cancro Lo sostiene l’Oms: due ore e mezza d’attività fisica moderata ogni settimana per gli adulti Prevenire il cancro con l’attività fisica. Se fino a qualche tempo fa sembrava solo un consiglio azzardato, oggi a sostenerlo è l’Organizzazione mondiale della sanità sulla base di solidi studi scientifici. Dopo i 18 anni bastano due ore e mezza di attività fisica moderata ogni settimana per ridurre il rischio di contrarre non solo le due forme tumorali più comuni (al seno e all’intestino), ma anche per aiutare a prevenire il diabete (che può causare retinopatia ) e le malattie cardiache. Ai giovani dai 5 ai 17 anni, invece, viene consigliata almeno un’ora di attività fisica moderata o intensa. Per prevenire i tumori oculari, inoltre, è importante soprattutto non esporsi a lungo e senza protezioni alle radiazioni solari ( vedi consigli utili per chi scia ). L’Organizzazione mondiale della sanità ha celebrato venerdì scorso la Giornata mondiale contro il cancro pubblicando le raccomandazioni per un corretto stile di vita improntato al movimento. “L’inattività fisica – ha affermato Ala Alwan – è il quarto fattore di rischio dei decessi globali”: il 31% delle persone non pratica alcun esercizio fisico. Il cancro è la seconda causa di decesso globale dopo le malattie cardiovascolari. Tra i fattori di rischio sono da annoverare – sempre secondo l’Oms – anche il consumo di tabacco (che favorisce l’insorgenza dell’AMD), le infezioni croniche provocate da alcuni virus (cancro al fegato e alla cervice), il sovrappeso o l’obesità, l’esposizione a radiazioni, una cattiva dieta, l’abuso di alcol e l’esposizione ad agenti chimici nocivi. La campagna per evitare questi fattori rientra nel piano d’azione globale per prevenire e controllare le malattie non trasmissibili (2008-2013 Who Action Plan). Insomma, bisogna riservare più attenzione allo stile di vita per… allungare la vita e proteggere persino la vista.

Fonte principale: Oms

Pagina pubblicata il 7 febbraio 2011.

Ultima modifica: 8 febbraio.

La Commissione nazionale punta alla prevenzione della cecità

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecità

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecitàLa Commissione nazionale punta alla prevenzione della cecità Si è tenuta una nuova riunione presso il Ministero della Salute 1 febbraio 2011 – Dai risultati scientifici presentati in occasione del Simposio internazionale per la riabilitazione visiva agli aggiornamenti oftalmologici in campo nazionale e internazionale. Se n’è parlato il 31 gennaio presso la sede dell’Eur del Ministero della Salute, dove si svolgono periodicamente le riunioni della Commissione nazionale per la prevenzione della cecità. All’appuntamento si è discusso anche del monitoraggio delle azioni di prevenzione in Italia e all’estero. C’è, tra l’altro, l’intenzione di portare avanti uno studio di fattibilità a livello epidemiologico. Infine si è trattata la questione dei farmaci per la degenerazione maculare. La Commissione nazionale per la prevenzione della cecità è presieduta dal Prof. Mario Stirpe ( Fondazione G. Bietti ). Prende parte ai lavori anche la Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, che ha sollecitato l’istituzione della Commissione stessa assieme all’Oms. Un documento del Ministero della Salute stabilisce che i suoi compiti ufficiali sono i seguenti: a) la raccolta e la pubblicazione dei dati sulle menomazioni della vista (cecità e ipovisione), con particolare attenzione rivolta alle patologie curabili e prevenibili; b) lo sviluppo di linee guida per la prevenzione delle menomazioni visive; c) il monitoraggio delle attività dei vari enti e soggetti attivi in questo ambito; d) il monitoraggio delle iniziative di cooperazione internazionale svolte dagli enti e dalle associazioni italiane nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree povere, in armonia con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità che riguardano la prevenzione della cecità.

Fonte principale: Ministero della Salute

Italiani meno soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale

Italiani meno soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale Lo sostiene l’Eurispes nel suo nuovo Rapporto. Cittadini critici verso le strutture ospedaliere, ma è ancora apprezzato il personale sanitario 31 gennaio 2011 – Cresce l’insoddisfazione degli italiani nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), soprattutto per le liste d’attesa. Nonostante le critiche rivolte alle strutture ospedaliere, vengono però ancora apprezzate le professionalità di medici e infermieri. Lo sostiene l’Eurispes nel suo nuovo Rapporto Italia 2011. A essere soddisfatti del SSN sono solo il 35,8% degli italiani, il 44,3% lo è invece poco e il 17,1% non lo è affatto. Quindi a essere scontenti del nostro Servizio sanitario sarebbero – stando allo studio Eurispes – il 61,4% delle persone. Queste conclusioni sono di fatto di segno opposto rispetto a dati diffusi ad aprile 2010 dal Ministero della Salute-Censis, secondo cui sarebbe pari al 64,4% la quota di italiani che ritengono che i servizi amministrativi della propria Asl siano efficienti e ben organizzati, un parere che sarebbe diffuso soprattutto al Nord. L’Eurispes tratteggia, invece, uno scenario nettamente più fosco e, comunque, con una differente distribuzione territoriale: maggiore soddisfazione registra al Centro (41,3%), seguito da Nord-Ovest (39,1%), Nord-Est (38,6%), mentre un livello inferiore di apprezzamento si osserva al Sud (26,3%) e nelle Isole (26,4%), dove evidentemente prevale il malcontento. Secondo il giudizio dei cittadini, prosegue l’Eurispes, “l’assistenza ospedaliera peggiora”. Infatti si reputa poco o affatto soddisfatto il 40,9% e il 15,1% delle persone rispettivamente (per un totale del 56%), contro il 37,2% e il 4,8% di chi si dice abbastanza e molto soddisfatto (per un totale del 42%). Il confronto con l’anno 2010 mostra un aumento del grado di insoddisfazione dell’8,1%”. Per quanto riguarda i tempi di attesa, il giudizio è lapidario: sono “intollerabili”. Totalmente insoddisfatti sono il 44,9% degli intervistati, seguiti da un 34,5% che si dice essere poco soddisfatto: a esprimere un giudizio negativo sono i quattro quinti degli italiani (79,4%). Le strutture ospedaliere sono giudicate, stando all’Eurispes, “carenti per due terzi dei cittadini”. Soprattutto per questo le preferenze accordate alle strutture sanitarie pubbliche sono in drastico calo rispetto alla private (con un meno 10,1%). Eppure è ancora largamente apprezzata la competenza di medici e infermieri che lavorano nel pubblico. L’opinione sulla competenza del personale medico fa registrare un dato positivo: sono infatti il 64,2% i cittadini che si dichiarano abbastanza (52,1%) e molto soddisfatti della preparazione dei medici (12,1%). Il dato, pur essendo ancora ampiamente positivo, ha fatto però registrare un dato del 7,4% rispetto al 2010. Anche se il Servizio sanitario italiano è stato considerato tradizionalmente dall’Oms uno dei migliori al mondo in rapporto alla spesa, a giudizio dei cittadini l’aspetto dell’attenzione al paziente, del contenimento delle liste d’attesa e degli investimenti nelle strutture ospedaliere per migliorare i servizi sono evidentemente stati trascurati.

Fonti principali: Eurispes , Ministero della Salute-Censis.

Ultima modifica: 3 luglio 2014

Ok al Piano Sanitario Nazionale, ora più prevenzione

Ministero della Salute (sede centrale)

Ministero della Salute (sede centrale)Ok al Piano Sanitario Nazionale, ora più prevenzione Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri si guarda all’esecuzione del Piano Nazionale per prevenire anche le malattie oculari 28 gennaio 2011 – Dopo il sì al Piano Sanitario Nazionale (2011-13) – approvato dal Consiglio dei Ministri il 21 gennaio su proposta del Ministro della Salute Ferruccio Fazio – si guarda ora all’esecuzione del Piano Nazionale per la Prevenzione (2010-12). Quest’ultimo documento consta complessivamente di 55 pagine e, pur avendo come minimo comun denominatore la prevenzione delle patologie e dei disturbi, ha un approccio di ampio respiro: si parla, ad esempio, di prevenzione come cultura e integrazione, di abitudini, comportamenti e stili di vita non salutari. Oltre ad affrontare la prevenzione della disabilità e, per la prima volta, della cecità e dell’ipovisione (così come dell’ipoacusia e della sordità), il Dicastero della Salute ha dedicato spazio alle strategie per scongiurare il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori.Cataratta congenita (Fonte: missionforvisionusa.org) “ L’impatto psicosociale della cecità e dell’ipovisione – si legge nel Piano Nazionale della Prevenzione – è molto rilevante . Tali condizioni, specie se compaiono alla nascita o precocemente nell’infanzia, creano situazioni complesse perché, oltre a determinare una disabilità settoriale, interferiscono con numerose aree dello sviluppo e dell’apprendimento. A prescindere dagli aspetti più squisitamente umani, riguardo al dramma di un bambino non vedente, esistono i problemi economici legati alla sua assistenza e alla sua formazione che incidono pesantemente sulla famiglia e sulla società. I difetti oculari congeniti [ cataratta , glaucoma , retinoblastoma , retinopatia del prematuro (la cui prevenzione deve seguire protocolli nazionali specifici)] rappresentano oltre l’80% delle cause di cecità e ipovisione nei bambini fino a cinque anni di età e più del 60% sino al decimo anno”. Proprio per affrontare queste tematiche si riunisce periodicamente, presso il Ministero della Salute, la Commissione nazionale per la prevenzione della cecità , della quale fa parte anche la IAPB Italia onlus (Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per prevenzione della cecità). Le regioni hanno, infine, chiesto espressamente che il Dicastero della Salute individui le priorità entro il 28 febbraio 2011 sulla base dell’esame dei Piani regionali di prevenzione presentati entro la fine dello scorso anno. Note vedi retinopatia diabetica . grassetto nostro.

Fonti: Gazzetta Ufficiale (n.12 del 17-01-2011), Governo.it, Ministero della Salute, Oftalmologia Sociale Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2011.