S“ del Senato a riserva posti lavoro disabili

Aula del Senato

Aula del SenatoSì del Senato a riserva posti lavoro disabili La Commissione Lavoro ha confermato la settimana scorsa la quota del 7% oltre i 50 dipendenti 1 marzo 2011 – Sì del Senato alla quota riservata ai disabili: spetta loro il 7% dei posti di lavoro ove ci siano più di 50 dipendenti, mentre tra i 35 e i 50 lavoratori il numero scende a due e a uno solo tra i 15 e i 35 dipendenti. Dopo la battaglia di diverse associazioni, tra cui la Federazione italiana per superamento dell’handicap (Fish), la Commissione Lavoro è tornata sui suoi passi esattamente una settimana fa. Infatti, mentre in un primo momento l’intenzione era quella di far rientrare nel 7% anche i familiari delle vittime di atti di terrorismo, questa volontà è poi venuta meno.Non vedente Dopo l’approvazione alla Camera, dunque, è arrivata quella definitiva del Senato per la proposta di legge che sostanzialmente riconferma la normativa precedente. Vi si ribadisce espressamente che le assunzioni obbligatorie per la chiamata diretta dei familiari di vittime di atti di terrorismo non possono superare e occupare la quota di riserva spettante ai lavoratori disoccupati invalidi. Si tratta di un risultato importante poiché erano a rischio migliaia di assunzioni di persone disabili sia nel privato che nella Pubblica amministrazione, ottenuto grazie all’ampia mobilitazione delle associazioni e all’iniziativa di alcuni parlamentari, incontrando infine ampio consenso nelle Camere . “Un’altra quota di riserva – pari ad un punto percentuale per i datori che occupino più di 150 dipendenti e ad un’unità per quelli che occupino da 51 a 150 dipendenti – è stabilita, ha scritto il Senato della Repubblica, in favore di orfani e coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause, coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro, nonché profughi italiani rimpatriati; di soggetti ‘vittime del terrorismo e della criminalità organizzata’ e categorie equiparate, nonché dei loro coniugi e figli, ovvero fratelli conviventi e a carico, qualora siano gli unici familiari”.

Fonti: Fish, Superando, Senato della Repubblica

‘Ritratto molecolaré per i pigmenti retinici

Molecola della rodopsina, pigmento su cui è basato il funzionamento dei bastoncelli

Molecola della rodopsina, pigmento su cui è basato il funzionamento dei bastoncelli‘Ritratto molecolare’ per i pigmenti retinici A Berlino i ricercatori hanno studiato a fondo la funzionalità visiva in condizioni di bassa luminosità 1 marzo 2011 – I meccanismi biochimici che consentono alla retina di funzionare vengono messi sempre più a fuoco. Nella retina un’interazione tra proteine contribuisce alle straordinarie potenzialità della sensibilità visiva. Le ‘danze’ molecolari che sono alla base della visione in condizioni di bassa luminosità sono state studiate con particolare solerzia da un’équipe di ricercatori che lavorano a Berlino. L’interazione proteica può costituire un modello di funzionamento anche degli altri sensi e di altre innumerevoli funzioni fisiologiche. Retina (fondo oculare) “Nel corpo umano sono presenti quasi un migliaio di tipi diversi di queste proteine, di cui quasi la metà sono obiettivo di trattamenti farmacologici”, spiega Marta E. Sommer, ricercatrice presso l’Istituto di Fisica Medica e Biofisica della Charité Medical School. Fotorecettori retiniciLa retina può essere considerata, data la sua struttura neuronale, un’estensione del cervello e, di conseguenza, parte del sistema nervoso centrale. ‘Incastonati’ nella retina ci sono circa 150 milioni di fotorecettori detti bastoncelli, che funzionano grazie a un pigmento chiamato rodopsina. Se quest’ultimo viene attivato da un minimo bagliore (persino da un singolo fotone), la molecola si lega a un’altra proteina e avvia una cascata di reazioni biochimiche che consentono di vedere; in questo caso si tratta della visione periferica e di quella che si ha in condizioni di bassa luminosità. “Dopo questo evento di segnalazione – spiega Sommer – l’attività della rodopsina deve essere interrotta. Questo compito viene assolto da una terza molecola chiamata arrestina, che lega la rodopsina che è stata attivata dalla luce, bloccando ulteriori segnalazioni”. Quando questa attività non viene del tutto inibita, un ‘sovraccarico’ bioelettrico può avere come effetto una diminuzione della sensibilità alla luce fino alla morte di cellule retiniche. Le persone che difettano di arrestina sono, infatti, colpite da una forma di cecità notturna chiamata malattia di Ogushi. Questi individui, conclude la ricercatrice, “sono ciechi in condizioni di bassa luminosità e col tempo possono soffrire di degenerazione retinica”. Comprendendo a fondo questi meccanismi un giorno si potranno probabilmente mettere a punto nuovi farmaci per combattere l’ipovisione e la cecità.

Fonti: Journal of Biological Chemistry , American Society for Biochemistry and Molecular Biology.

Statine contro la retinopatia diabetica?

retina di diabetico trattata col laser

Retina di diabetico trattata col laserStatine contro la retinopatia diabetica? In un nuovo studio si sostiene che possono aiutare a prevenire la cecità nei diabetici 24 febbraio 2011 – Gli zuccheri nel sangue fanno male alla vista. Per questa ragione i diabetici devono proteggere la loro retina controllando con particolare attenzione il valore della glicemia. Un nuovo studio rilancia l’efficacia delle statine, una classe di farmaci che – in uno studio condotto sulle cavie di laboratorio – impedirebbe la morte delle cellule retiniche causata dai radicali liberi. Dopo 10-15 anni di diabete la vista è decisamente a rischio. Basti pensare che, secondo l’Oms, la retinopatia diabetica ha causato cecità e ipovisione nel 14% dei casi nei Paesi ad alto reddito. Secondo la FDA attualmente negli Stati Uniti (ma neanche in Italia) non sono stati approvati farmaci specifici contro la retinopatia diabetica, sebbene ne siano disponibili molti per controllare la glicemia. Tuttavia, va detto che, in alcune forme di retinopatia diabetica, si ricorre all’impiego del laser. Eccessivi livelli di glucosio nel sangue, spiega il Prof. Azza El-Remessy dell’Università della Georgia (che ha diretto lo studio pubblicato sulla rivista Diabetologia ), provocano un aumento dei radicali liberi, che bloccano la maturazione di una proteina (proNGF) che, in condizioni normali, si trasforma in un fattore di accrescimento neuronale (l’NGF, scoperto dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini).

Fonte principale: New University of Georgia

Leggere col cervello

Aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco)

Aree del cervello deputate alla visione ( Fonte: Università di Monaco)Leggere col cervello I ciechi che leggono testi braille impiegano le stesse aree della corteccia dei vedenti 23 febbraio 2011 – Ciechi o vedenti? La distinzione, come si suol dire, balza agli occhi. La loro attività cerebrale non è però diversa quando leggono, sia che questo avvenga con i polpastrelli delle dita (testo in braille) oppure con la vista. A sostenerlo, andando contro il senso comune, sono ricercatori dell’università di Gerusalemme, di Parigi e Gif-sur-Yvette (Francia). I quali sostengono che, di fatto, il cervello si comporta nello stesso modo indipendentemente dalle modalità di input.lettura di un testo in Braille Lo studio si è basato sulla risonanza magnetica funzionale, che consente di visualizzare le diverse aree di attività cerebrale durante varie mansioni. “Le persone che leggono parole in Braille – ha scritto l’Università ebraica di Gerusalemme – hanno mostrato un’attività esattamente nella stessa zona del cervello che si attiva quando i vedenti leggono. Queste scoperte sfidano la nozione scolastica secondo la quale il cervello è diviso in zone specializzate nell’elaborazione delle informazioni, utilizzate a seconda che queste giungano da un senso oppure da un altro”. “Il cervello non è una macchina sensoriale, sebbene spesso sembri tale; è una macchina funzionale”, ha concluso Amir Amedi dell’Università ebraica, a capo dell’équipe di ricercatori il cui lavoro è stato pubblicato sull’ultimo numero di Current Biology.

Leggi anche: Giornata Nazionale del Braille

Fonti: The Hebrew University of Jerusalem, Current Biology

In aereo una mappa 3D

In aereo una mappa 3D L’Enac e Alitalia annunciano: presto a bordo una carta per ciechi e ipovedenti in Braille e figure in rilievo 22 febbraio 2011 – A bordo di aerei Alitalia arriva la mappa 3D per i disabili visivi. È stato reso noto con un comunicato diffuso congiuntamente assieme all’Ente Nazionale per l’Aviazione civile (Enac). La carta, che presenta tutte le informazioni di sicurezza per il passeggero, è realizzata in caratteri braille, con figure in rilievo per non vedenti rispettando, per gli ipovedenti, i requisiti di leggibilità e contrasto. La nuova carta è stata sviluppata dall’Enac in collaborazione con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi. Alitalia sarà la prima compagnia a renderla disponibile a bordo dei circa 90 aeromobili della propria flotta Airbus di medio raggio. A bordo i passeggeri non vedenti ed ipovedenti, oltre a ricevere istruzioni personalizzate dal personale di cabina, potranno consultare la nuova carta che conterrà: 1) testi stampati con caratteri e colori adatti agli ipovedenti (e agli eventuali accompagnatori); 2) testi stampati in caratteri braille; 3) figure stampate in 3D che illustrano elementi quali la dislocazione delle uscite di sicurezza, il disegno e la configurazione della cabina, le modalità per allacciare e slacciare la cintura, le posizioni da assumere in caso di emergenza, l’utilizzo del salvagente e della maschera per l’ossigeno.

Fonte: Enac-Alitalia

Glaucoma, si rafforza l’ipotesi dell’origine genetica

Codice genetico (Dna)

Codice genetico (Dna)Glaucoma, si rafforza l’ipotesi dell’origine genetica La malattia è associata spesso a un eccesso di pressione oculare ed è la seconda patologia oftalmica più diffusa 21 febbraio 2011 – L’origine genetica del glaucoma si fa sempre più strada tra gli scienziati. Anche se era già nota la familiarità della malattia oculare, nel Dna si è scovato un altro gene che potrebbe essere alla radice della patologia, associata generalmente a un eccesso di pressione intraoculare. In particolare, ricercatori della Vanderbilt University e dell’Università della Florida hanno individuato nella doppia elica canina una variante di un gene chiamato ADAMTS10, che sarebbe il principale responsabile della forma patologica più diffusa, detta ad angolo aperto. “L’elevata pressione intraoculare – hanno scritto i ricercatori su Plos Genetics – è un forte fattore di rischio per lo sviluppo e la progressione del glaucoma”. Proprio per questo è fondamentale tenerla sotto controllo con check-up periodici (in Italia si effettueranno gratuitamente tra il 6 e il 12 marzo). Il glaucoma è, a livello mondiale, la seconda patologia più comune dopo la cataratta: secondo l’Oms colpisce circa 55 milioni di persone. Misurazione del tono dell'occhio Generalmente la terapia si basa su colliri che si instillano quotidianamente per abbassare la pressione che abbia superato un valore limite (di solito 21 millimetri di mercurio). Nei casi più gravi, invece, si ricorre all’intervento chirurgico, creando una sorta di sportellino nella sclera (il bianco dell’occhio), che funge da valvola di sfogo. Tuttavia, i ricercatori non demordono: stanno cercando di tirare fuori dal ‘cilindro’ un’opzione terapeutica più radicale: quella che consentirebbe di bloccare alla radice il meccanismo scatenante della malattia scritto nei geni. “Fino ad oggi, scrive la Vanderbilt University, tre geni sono stati associati al glaucoma umano, ma rendono conto solo di una piccola frazione di casi che non hanno gettato molta luce sul processo patologico”. Per questo gli studiosi si sono concentrati su un modello più semplice a livello genetico: quello dei cani; ma attualmente stanno considerando anche il ruolo di mutazioni del gene ADAMTS10 negli esseri umani. “Se questo gene giocasse – ha avvertito Rachel Kuchtey della Vanderbilt University – veramente un ruolo nella regolazione del deflusso dell’umor acqueo potremmo iniziarlo a considerare (assieme ai suoi analoghi molecolari) un bersaglio per i trattamenti”.

Fonti: Vanderbilt University Medical Center, Plos Genetics

Occhio di riguardo per i bambini

Controllo oculistico gratuito

Controllo oculistico gratuitoOcchio di riguardo per i bambini A partire dal 22 febbraio settimana di visite oculistiche gratuite in una scuola primaria in provincia di La Spezia 21 febbraio 2011 – Occhi puntati sulla prevenzione dei disturbi oculari dei giovani alunni in provincia di La Spezia. Dal 22 febbraio alla fine della settimana un Ambulatorio Oculistico Mobile si troverà presso l’Istituto Comprensivo di Ceparana/Bolano, nella scuola primaria, dove gli allievi saranno sottoposti a un check-up oculistico.Controllo oculistico gratuito Dopo la firma del protocollo d’intesa fra l’ASL 5, l’Ufficio Scolastico Provinciale e l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus – che prevede lo screening oftalmico per l’intera popolazione scolastica della Provincia della Spezia – si è passati all’azione nelle scuole. Questo progetto si avvale della supervisione del Primario dell’Unità Operativa di Oculistica dell’ASL 5 e di altri cinque medici oculisti della provincia di La Spezia, che ritengono che la prevenzione sia il passo più importante per la tutela della salute degli occhi dei bambini. L’iniziativa è stata promossa dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti onlus spezzina e dal Comitato provinciale di La Spezia della IAPB Italia onlus. Le visite sono totalmente gratuite grazie alla ASL 5 e al contributo del Lion’s Club Ceparana.

Fonte: UICI-La Spezia.

Quando squilla l’emergenza

Quando squilla l’emergenza Nell’UE esiste un numero unico per le urgenze sanitarie: è il 112, ma in Italia è ancora il 118 18 febbraio 2011 – è il numero d’emergenza dell’Unione europea, ma allarmante è soprattutto il fatto che non si conosca: il 112 è noto solo a sette italiani su cento. Chiaramente è importante memorizzarlo per le urgenze (anche sanitarie) per quando si andrà in un altro Paese Ue: non a caso è stato battezzato numero ‘salva-vita’ ed è un numero unico per incidenti, incendi, aggressioni e via dicendo. Nell’Europa a 27 Stati solo un cittadino su quattro lo conosce. Per aumentarne la notorietà, la Commissione europea ha rilanciato il messaggio, nella speranza che si segua l’esempio di Paesi più virtuosi come Lituania, Polonia o Slovacchia, dove circa sei cittadini su dieci già sono al corrente del servizio. Si tratta di una sequenza di tre cifre che – già attiva in molti Stati UE – consente di contattare l’ambulanza, i vigili del fuoco o la polizia. In un’Unione europea dove la mobilità è sempre più accentuata, sapere come comportarsi in caso d’emergenza è fondamentale. In alcuni Stati il sistema localizza il chiamante in automatico anche quando usa il cellulare (anche in Italia si può essere localizzati in un paio di secondi). “Potete chiamare gratuitamente il 112 – assicura la Commissione europea – per contattare i servizi di emergenza in tutta l’Unione europea, da rete fissa o mobile”. Si ricorda infine che, prima della partenza per altri Paesi europei, è fondamentale prendere con sé la tessera sanitaria rilasciata del Ministero della Salute, che non a caso reca a tergo la scritta “tessera europea di assicurazione malattia” (Leggi anche “Più diritti alle cure in altri Paesi Ue”). A febbraio del 2009 l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per il suo ritardo: quando si digita il 112, com’è noto, ora rispondono i carabinieri: per le emergenze sanitarie in Italia ancora bisogna comporre il 118.

Link utile: Domande e risposte: i diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria

Fonti: Commissione Ue, Europa.eu

Quegli zuccheri che minano la vista

L'integrità dei vasi della retina è a rischio se i valori della glicemia sono troppo alti per lungo tempo

L'integrità dei vasi della retina è a rischio se i valori della glicemia sono troppo alti per lungo tempoQuegli zuccheri che minano la vista A lungo andare una glicemia troppo alta può provocare danni alla retina anche se non si è diabetici 17 febbraio 2011 – Se i livelli di zuccheri nel sangue sono alti è anche la vista a pagarne il conto (salato). Infatti è ampiamente dimostrato che la glicemia, quando supera i livelli di guardia, a lungo andare danneggia le retina. Non c’è bisogno di essere diabetici perché questo avvenga: un nuovo studio che ha esaminato oltre 700 retine l’ha dimostrato chiaramente. Infatti, a distanza da dieci anni dal primo esame si è ripetuto il check-up su persone con un’età media di 52 anni. I risultati non lasciano molto spazio a dubbi: su 235 diabetici, 227 iperglicemici e 238 persone sane sono stati trovati 44 retinopatici, di cui solo 19 diabetici (vedi retinopatia diabetica ). Per questo i ricercatori – diretti da Pascale Massin dell’Hôpital Lariboisière di Parigi – propongono di abbassare il valore di guardia della glicemia (a 108 invece che a 120); ma anche l’emoglobina glicosilata, impiegata per monitorare l’andamento dei livelli di glucosio nel tempo, dovrebbe avere un valore massimo inferiore (il 6%) rispetto gli standard attuali. Insomma, chiudere un occhio sugli zuccheri può significare danneggiare gli occhi a lungo termine. A rischiare sono soprattutto i vasi sanguigni che, quando non sono in salute, diventano un vero e proprio boomerang. Invece di limitarsi ad apportare ossigeno e nutrimento alle cellule nervose della retina finiscono col danneggiarle: le complicazioni microvascolari vanno dalle piccole emorragie al rischio di trombi che occludono i vasi retinici.

Fonte principale: JAMA and Archives Journals

Guardiamo agli stili di vita

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecità

Ministero della Salute (sede di Roma Eur, dove si svolgono i lavori della Commissione nazionale per la prevenzione della cecitàGuardiamo agli stili di vita Insediata al Ministero della Salute la “Piattaforma Nazionale sull’alimentazione, l’attività fisica e il tabagismo” 16 febbraio 2011 – Un giusto stile di vita previene le malattie: alzatevi per fare esercizio fisico, non toccate le sigarette e seguite una dieta corretta. Su questi ‘antichi’ consigli si basa la nuova “Piattaforma nazionale” per guadagnare salute, insediata dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio. Il fine è quello di contrastare fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e l’inattività fisica: sono questi i fattori di rischio delle principali patologie croniche (comprese malattie oculari come la degenerazione maculare legata all’età). “L’adozione di stili di vita corretti – ha sostenuto il Prof. Fazio – consente di ridurre i fattori di rischio nei confronti di molte malattie e costituisce un determinante fondamentale per la tutela, la promozione e il recupero della salute. La Piattaforma renderà organiche le iniziative che abbiamo già assunto attraverso accordi con l’industria alimentare per la riduzione del sale, degli acidi grassi e degli zuccheri negli alimenti. Essa rappresenterà, la sede d’incontro fra tutte le istituzioni, le associazioni e gli organismi interessati, dove concertare e proporre interventi a favore del benessere e della salute di tutti i cittadini”. Vietato fumare I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Last but not least, si ricorda l’importanza della dieta mediterranea e della tradizione agro-alimentare italiana e di un maggiore consumo di frutta e verdura: è fondamentale tenerne conto anche per prevenire alcune malattie oculari che colpiscono la macula, la zona centrale della retina più ricca di fotorecettori (in questo caso coni). Solo qualche giorno fa l’Oms ha invitato a contrastare l’abuso di alcol (che però in quantità moderate fa bene, specialmente se accompagna i pasti principali). Infatti questo eccesso provoca, secondo l’Agenzia Onu che si occupa di salute, due milioni e mezzo di morti l’anno, oltre a svariate malattie e a danni di diverso tipo. Senza menzionare il fatto che, se si beve troppo, non solo si viola la legge quando ci si mette al volante, ma si possono persino avere delle allucinazioni visive. Sempre secondo l’Oms per ridurre il rischio dei tumori più comuni sono sufficienti due ore e mezza di attività fisica la settimana. Una buona prassi che riduce anche sia la frequenza della degenerazione maculare che della cataratta; quest’ultima è la malattia oculare più diffusa al mondo, mentre l’AMD è la prima causa di cecità e ipovisione nei Paesi industrializzati.

Fonti: Ministero della Salute, Oms