Molti medici, meno posti letto

Camice bianco

Camice biancoMolti medici, meno posti letto Presentato dall’Istat il nuovo Rapporto “Noi Italia” 20 gennaio 2011 – Molti medici, riduzione dei posti letto, contenimento della spesa sanitaria pubblica. È questo, in sintesi, lo scenario presentato a livello sanitario dall’Istat nel suo nuovo rapporto pubblicato il 19 gennaio (“Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”). L’Italia è il terzo Paese Ue, dopo Grecia e Austria, con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione residente: quasi 410 ogni centomila abitanti (2009). Eppure i numeri variano molto a seconda delle diverse regioni italiane: si va da un massimo della Liguria (806 per centomila), a cui segue a distanza il Lazio (513), passando per la Lombardia (364) fino ad arrivare ai minimi della Basilicata (286) e del Friuli-Venezia Giulia (261). In tutte le regioni – ad eccezione del Molise – si sono ridotti i posti letto ospedalieri (passata da 4,3 per mille abitanti del 2002 a 3,7 del 2007); va detto, tuttavia, che è sempre più frequente il ricorso al day hospital. Questa riduzione sarà compensata dall’assistenza domiciliare, in particolare per gli anziani? “In alcune regioni – ha dichiarato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio – è già compensata: pensiamo all’Emilia Romagna, al Veneto, alla Lombardia. Bisogna fare in modo che queste buone pratiche si estendano alle altre regioni”. Nel complesso le regioni sono interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti e da oltre 570 mila ricoveri di pazienti provenienti da fuori regione (2008). La spesa sanitaria pubblica supera i 110 miliardi di euro, pari al 7,3 per cento del Pil e ad oltre 1.800 euro annui per abitante (nel 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è, secondo l’Istat, “molto inferiore a quella di altri importanti Paesi europei”. Tuttavia, allo stato attuale il nostro Paese si colloca al decimo posto sui venti Paesi dell’Unione europea considerati. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008). Vietato fumare I fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, mentre i consumatori di alcol a rischio sono il 16,1 per cento; le persone obese il 10,3 per cento della popolazione adulta (2009), in aumento negli ultimi dieci anni. “Il fumo di sigaretta rappresenta – si legge sui Quaderni pubblicati dal Ministero della Salute – un fattore di rischio per la degenerazione maculare senile, la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati”. Il Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni dell’Oms, mira a contrastare la diffusione dei principali fattori di rischio per la salute, quali fumo, alcol e obesità, legati anche all’alimentazione scorretta e alla scarsa attività fisica. Note: L’offerta di personale medico è pari a 390,5 per centomila nel Nord-Est, a 417,2 nel Nord-Ovest, a 444,2 nel Centro e a 395,4 nel Mezzogiorno. Il 18 gennaio 2011 presso la Sede dell’Eur del Ministero della Salute. Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza all’anziano , Quaderni del Ministero della Salute (n. 6, novembre-dicembre 2010), p. 31.

Fonti: Istat, Ministero della Salute.

Ultima modifica di questa pagina: 28 gennaio 2011 Nota bene: la spesa pubblica per abitante nei Paesi Ue riportati è espressa in dollari. (Fonte: http://noi-italia.istat.it )

Disabilità… in vista

Alunni con problemi di disabilità

Alunni con problemi di disabilitàDisabilità… in vista Secondo l’Istat circa il 5% degli alunni disabili è composto da ciechi e ipovedenti 20 gennaio 2011 – Circa il 5% dei giovani studenti disabili ha problemi di tipo visivo nelle scuole elementari e medie. L’Istat, nel suo Rapporto “Noi Italia“ presentato il 19 gennaio, ha raccolto i questionari compilati in oltre ventimila istituti statali e privati. Solo gli alunni ipovedenti oscillano in Italia tra il 3,6% (scuola secondaria di primo grado) e il 4,6% (scuola primaria), mentre i ciechi sono lo 0,7-0,8%.Bambino sottoposto a visita oculistica, accompagnato dalla madre Nella scuola dell’obbligo, negli ultimi 20 anni, si è assistito a una crescita progressiva della presenza di alunni con disabilità. Nell’anno scolastico 2009-10 sono poco più di 130 mila; di questi, circa 73 mila sono studenti della scuola primaria e 59 mila della scuola secondaria di primo grado. Mentre la disabilità uditiva colpisce all’incirca tanti alunni quanti i disabili visivi, quella motoria incide quasi per il triplo (14,3%). Tuttavia, i problemi più comuni sono a carattere psichico (ritardo mentale per il 40% circa dei disabili), legati all’apprendimento, all’attenzione e al linguaggio (tutti al 26% circa) e di natura relazionale (quasi il 24%). L’Istat, per calcolare l’incidenza delle varie disabilità, ha utilizzato come parametro il numero di giovani studenti che usufruiscono dell’insegnante di sostegno. Dunque, si suppone che il numero dei giovani ciechi e ipovedenti sia addirittura superiore, così come anche le cifre assolute degli altri tipi di disabilità. Note: Si parla di ipovisione quando: a) il residuo visivo è compreso tra 1/20 e i 3/10 (da ipovisione grave a lieve) nell’occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) il residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60% ma superiore al 10%. Si parla di cecità totale nel caso in cui ci sia: a) una mancanza totale della vista in entrambi gli occhi; b) la mera percezione dell’ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore; c) un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%. La cecità è, invece, considerata parziale nel caso in cui ci sia: a) un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore, anche con eventuale correzione; b) un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10% (per approfondire clicca qui).

Fonte: Istat

Ultima modifica: 28 gennaio 2011.

Più diritti per le cure in altri Paesi Ue

Bandiere Ue

Bandiere UePiù diritti per le cure in altri Paesi Ue Approvata dal Parlamento europeo la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera 19 gennaio 2011 – Spazio ai diritti dei pazienti se ci si cura negli altri Paesi Ue. È stata approvata prima dal Parlamento europeo e poi dal Consiglio dell’Unione europea la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. Una volta recepita dalle singole nazioni entro i prossimi trenta mesi sarà più facile, ad esempio, farsi operare di cataratta da uno specialista in Spagna ed essere poi rimborsati dal Sistema sanitario del proprio Paese di provenienza. Un secondo esempio è quello di un tedesco anziano ammalato di diabete (con annessi rischi di retinopatia ): portando con sé in Italia le apposite prescrizioni, potrà ottenere dal farmacista di turno i medicinali per cui vige l’obbligo di ricetta. “I pazienti che si recano in un altro paese dell’Unione europea per cure mediche – spiega il sito ufficiale dell’Ue – avranno diritto allo stesso trattamento dei cittadini del Paese in cui ricevono le cure. Questa nuova legge andrà a vantaggio dei pazienti dell’Ue anche sotto diversi altri aspetti. Essa renderà più facile per le autorità sanitarie nazionali collaborare e scambiare informazioni sugli standard qualitativi e di sicurezza applicabili all’assistenza sanitaria”. Comunque i pazienti hanno il diritto di “accedere a un trattamento medico sicuro e di buona qualità e di venire rimborsati”.Tessera sanitaria: va sempre portata con sé anche quando si viaggia all'estero Questa normativa, prosegue la

Fonte ufficiale, “aiuterà i pazienti che hanno bisogno di un trattamento specializzato, ad esempio quelli che cercano una diagnosi o il trattamento per una malattia rara”. Fino ad oggi, tuttavia, i pazienti hanno preferito ricevere un’assistenza sanitaria nel loro proprio Paese: la domanda di assistenza sanitaria transfrontaliera rappresenta soltanto l’1% della spesa pubblica per la sanità. Quando ci si reca all’estero è, comunque, sempre opportuno portare con sé la Tessera Sanitaria rilasciata dal proprio Sistema Sanitario Nazionale. Operazione chirurgica di catarattaUna delle novità di maggior rilievo è che, “nei casi che non richiedono un ricovero ospedaliero i pazienti potranno chiedere assistenza sanitaria all’estero senza dover ottenere previamente un’autorizzazione o espletare formalità e potranno chiedere il rimborso dei costi una volta ritornati a casa. La direttiva riguarda non soltanto i prestatori pubblici di cure, ma anche quelli privati”. I richiedenti riceveranno quale rimborso lo stesso importo che avrebbero ricevuto nel loro Paese per lo stesso tipo di cure. Le autorità nazionali potrebbero però introdurre un sistema di “autorizzazione previa” in tre casi: 1) per le cure che comportano un ricovero ospedaliero di almeno una notte; 2) per un’assistenza sanitaria altamente specializzata e costosa; 3) in casi gravi e specifici correlati alla qualità o alla sicurezza delle cure prestate all’estero. Tuttavia, “se un trattamento non è disponibile in uno Stato membro le autorità sanitarie nazionali non possono rifiutare l’autorizzazione”. In tal caso, precisa ancora la

Fonte ufficiale dell’Unione, “i pazienti però riceveranno il rimborso per tale trattamento a patto che esso corrisponda al ‘pacchetto’ nazionale di prestazioni sanitarie”. Infine l’Unione europea ricorda che: – una prescrizione rilasciata in un Paese dell’Ue sarà riconosciuta nello Stato di residenza del paziente e viceversa. Ciò assicura che l’assistenza sanitaria fornita in un altro paese dell’Ue abbia un proseguimento adeguato quando il paziente ritorna a casa; – il paziente ha il diritto di ottenere il medicinale prescritto sulla ricetta a patto che tale medicinale sia autorizzato per la vendita e disponibile nel Paese in cui il paziente desidera ricevere il prodotto; – le prescrizioni dovrebbero già essere riconosciute, in linea di principio, su scala Ue. Nella pratica, però, ciò non avviene sempre: questa nuova direttiva darà ai farmacisti gli strumenti necessari per capire le prescrizioni transfrontaliere, in modo da meglio identificare il medicinale prescritto, i medici e i pazienti in questione.

Fonti: Europa.eu , Consilium . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 11 aprile 2011.

Occhio di riguardo per gli anziani

Ministero della Salute (sede di Roma Eur)

Ministero della Salute (sede di Roma Eur)Occhio di riguardo per gli anziani In Italia venti persone su cento hanno più di 65 anni, di cui il 18% è disabile. Presentati a Roma dal Ministro Fazio i nuovi Quaderni del Dicastero della Salute Più considerazione per le esigenze sanitarie e sociali degli anziani. In occasione della presentazione degli ultimi Quaderni del Ministero della Salute, avvenuta martedì 18 gennaio 2011 a Roma, si è parlato di strategie per prevenire la disabilità e gestire le malattie croniche. Ha aperto i lavori il Ministro Ferruccio Fazio. Secondo i dati Istat (2007) nel nostro Paese si contano 11,8 milioni di persone over 65anni, pari al 19,9% della popolazione totale (su 59,1 milioni). Il 40% di essi è affetto da almeno una malattia cronica, mentre il 18% è disabile. Per prevenire, ad esempio, la cecità bisogna però puntare anche a migliorare gli stili di vita. Nei Quaderni si evidenziano, tra l’altro, i rischi connessi col fumo di tabacco, che “comporta una riduzione della sopravvivenza nei soggetti di mezza età (45-54 anni) e di età più avanzata (65-74 anni). Il fumo di sigaretta rappresenta, inoltre, un fattore di rischio per la degenerazione maculare senile , la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati ”. La malattia oculare più diffusa al mondo resta però la cataratta, che colpisce principalmente gli anziani e, in un caso su due, è causa di cecità e ipovisione (il più delle volte sono reversibili con un semplice intervento chirurgico che molti Paesi non si possono permettere). “Gli ultrasessantacinquenni – si legge in una nota del Ministero della Salute in riferimento alla situazione italiana – risultano dunque essere i maggiori utilizzatori delle risorse sanitarie; condizione che ha indotto il Servizio Sanitario ad un’attenta riflessione circa la necessità di ripensare culturalmente e riconsiderare strutturalmente le prestazioni erogabili”. Il Ministro della Salute Ferruccio FazioIl Ministro della Salute Fazio ha sintetizzato, presso la sede dell’Eur del Dicastero della Salute, alcuni aspetti dello studio: 1) il problema demografico (invecchiamento della popolazione italiana); 2) l’esigenza di una maggiore considerazione sociale dell’anziano (che può “dare un contributo importante” nonostante il problema del “declino delle funzioni del corpo”); 3) la necessità di un passaggio progressivo degli ammalati, soprattutto cronici, dall’ospedale al territorio (la cosiddetta “deospedalizzazione”); 4) l’invecchiamento attivo ( active ageing ): invecchiare bene è possibile adottando corretti stili di vita, ma contemporaneamente sarebbe necessaria una maggiore considerazione sociale (“non contano solo i fattori biologici e genetici”, ma soprattutto le relazioni umane e professionali). A quest’ultimo proposito il Ministro Fazio ha citato un’iniziativa di livello europeo, una “Partnership per l’innovazione sull’invecchiamento attivo” (che guarda al 2020). L’idea è quella di catalizzare le competenze degli esperti e di mobilitare enti pubblici e privati, con la finalità di consentire di vivere una terza età qualitativamente migliore. Note: Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (2005) in Italia i non vedenti sono 362mila e, stando ad altre

Fonti, si stima che gli ipovedenti siano circa un milione. Da Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza all’anziano , Quaderni del Ministero della Salute (n. 6, novembre-dicembre 2010), p. 31, nostro il grassetto.

Pagina pubblicata il 18 gennaio 2011.

Ultima modifica: 19 novembre 2012.

Link utile: Ministero della Salute

L’UE ha ratificato la Convenzione ONU sulla disabilità

L’UE ha ratificato la Convenzione ONU sulla disabilità Pari diritti anche per ciechi e ipovedenti: è il primo trattato sui diritti umani firmato dai 27 Stati membri 17 gennaio 2011 – Favorire l’accesso all’istruzione, all’occupazione, ai trasporti, alle infrastrutture e agli edifici aperti al pubblico; garantire il diritto di voto e migliorare la partecipazione alla vita politica, assicurando la piena capacità giuridica di tutti i disabili. Sono gli impegni che hanno preso i Paesi che hanno formalmente approvato la convenzione delle Nazioni Unite (ONU) sui diritti delle persone con disabilità, tra cui ciechi e ipovedenti. Lo scorso 5 gennaio è stata resa nota la formale ratifica dell’Unione europea: si tratta del primo trattato generale sui diritti umani firmato da tutti e 27 gli Stati membri, di cui 16 l’hanno già ratificato (Italia compresa). Non vedente Il fine principale della convenzione è quello di costruire, entro il 2020, un’Europa senza barriere per i disabili. Nell’Unione europea una persona su sei – circa 80 milioni di cittadini – è affetta da una disabilità, mentre più di un terzo dei cittadini disabile motoriaoltre i 75 anni sono portatori di handicap. Queste cifre sono destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione. La maggior parte di queste persone troppo spesso non riesce a partecipare pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere fisiche o di altro tipo, ma anche a causa di discriminazioni. Il Vecchio Continente – sostiene il Prof. Volker Klauss (già docente presso il Dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Monaco) –, di cui l’UE fa parte, ha una popolazione di 874,6 milioni di persone, di cui 2,7 milioni ciechi e 15,5 milioni affetti da gravi problemi visivi. Secondo le stime preliminari OMS (2010), gli ipovedenti nel mondo sono 245 milioni, mentre i non vedenti sono circa 40 milioni.

Fonti principali: europa.eu, Oms.

AMD, ecco le nuove stime targate Usa

AMD secca

AMD seccaAMD, ecco le nuove stime targate Usa Colpisce il 6,5% degli americani con più di 40 anni, confermata prima causa di cecità legale 12 gennaio 2011 – Il 6,5% degli americani con più di 40 anni ne è affetto: parliamo della degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), la prima causa di cecità e ipovisione nei Paesi industrializzati. La sua diffusione – che il più delle volte causa la perdita irreversibile della visione centrale – resta quindi elevata; ma la percentuale è stata ridimensionata rispetto a una stima precedente (1988-1994), pari al 9,4%. “Nonostante i nuovi interventi medici e chirurgici – scrivono gli autori della ricerca pubblicata su Archives of Ophthalmology – la degenerazione maculare legata all’età (AMD) resta un’importante causa di perdita della vista negli Stati Uniti”. La malattia,Deformazione del campo visivo in un malato di AMD (griglia di Amsler) che il più delle volte colpisce a partire dai 55 anni, è fortemente invalidante e considerata non trattabile nella forma più diffusa, detta ‘secca’ o essudativa. Con la morte dei fotorecettori della macula, zona al centro della retina , si crea uno scotoma, una zona di non visione al centro del campo visivo . Per prevenire o rallentare questa degenerazione, che ha una base genetica, è importante smettere di fumare, praticare regolarmente l’esercizio fisico e seguire una dieta varia e ricca di antiossidanti, omega-3, vitamine e minerali (per approfondire leggi qui ). Secondo Oms (stime preliminari 2010), l’AMD è responsabile – a livello planetario – del 6% dei casi di cecità e ipovisione nel mondo (su 285 milioni di persone, di cui 40 milioni cieche). Mentre la cataratta non operata rappresenta il principale problema oculistico a livello mondiale (53% dei casi di disabilità visiva, il più delle volte reversibile), la degenerazione maculare rimane la prima minaccia per la vista degli abitanti dei Paesi di maggior benessere.

Fonti: JAMA and Archives Journals, Oms.

Prevenire l’AMD con una vita più sana

Jogging

Prevenire l’AMD con una vita più sana Il rischio di contrarre la malattia si riduce di tre volte: lo attesta una ricerca americana Proteggi la vista con una vita più sana. Il rischio di contrarre la degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima causa di cecità legale nei Paesi benestanti, si può ridurre di tre volte rinunciando al fumo, praticando regolarmente l’esercizio fisico e seguendo una dieta corretta. A sostenerlo sono i ricercatori di uno studio pubblicato nel sito della rivista Archives of Ophthalmology.Zona centrale di non visione (scotoma) e deformazione delle linee rette tipica di un malato di AMD (test di Amsler) La ricerca è stata condotta su 1313 donne di età compresa tra i 55 e i 74 anni che avevano partecipato a uno studio precedente. A sei anni di distanza dai primi esami oculistici sono state scattate fotografie 3D del fondo oculare per verificare la presenza e la gravità dell’AMD, malattia riscontrata in 202 persone (il 94% era stato colpito da una forma iniziale). La patologia oculare può provocare la perdita della visione centrale, rendendo difficoltose o impossibili attività come il riconoscimento dei volti, la lettura o la guida. Mediante la riabilitazione visiva si può però imparare a utilizzare la zona della retina non ancora compromessa dalla degenerazione. Tre comportamenti sani – una dieta salutare, l’attività fisica e il non fumare – hanno ridotto di tre volte il rischio di contrarre l’AMD, con evidenti benefici personali e sociali. La dieta che giova maggiormente al centro della retina, detta macula, è quella ricca di omega 3, contenuti soprattutto nel pesce grasso (tonno, salmone, sgombro), ma anche in cereali, legumi, noci e olio di lino. L’alimentazione deve essere povera di grassi ma contemporaneamente ricca di vitamine, sali minerali e antiossidanti. Tra l’altro è importante assumere regolarmente verdure a foglia verde. La forma secca della degenerazione maculare legata all’età (detta atrofica) – più comune e ad evoluzione più lenta – è ritenuta incurabile, mentre è considerata trattabile la forma a più rapida evoluzione (definita umida o essudativa).

Fonte principale: Archives of Ophthalmology . Pagina pubblicata l’11 gennaio 2011. Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2011. Nota “Healthy Lifestyles Related to Subsequent Prevalence of Age-Related Macular Degeneration”, Julie A. Mares, PhD; Rick P. Voland, PhD; Sherie A. Sondel, MEd; Amy E. Millen, PhD; Tara LaRowe, PhD; Suzen M. Moeller, PhD; Mike L. Klein, MD; Barbara A. Blodi, MD; Richard J. Chappell, PhD; Lesley Tinker, PhD; Cheryl Ritenbaugh, PhD, MPH; Karen M. Gehrs, MD; Gloria E. Sarto, MD, PhD; Elizabeth Johnson, PhD; D. Max Snodderly, PhD; Robert B. Wallace, MD, Arch Ophthalmol. Published online December 13, 2010. doi:10.1001/archophthalmol.2010.314. Lo studio, pubblicato su internet, anticipa l’uscita sull’edizione cartacea della rivista.

Glaucoma, una minaccia silenziosa per la vista

Controllo gratuito della pressione oculare (effettuato dalla IAPB Italia onlus in occasione di una campagna di prevenzione)

Controllo gratuito della pressione oculare (effettuato dalla IAPB Italia onlus in occasione di una campagna di prevenzione)Glaucoma, una minaccia silenziosa per la vista Negli Usa gennaio è considerato il mese della prevenzione dall’Accademia Americana di Oftalmologia 10 gennaio 2011 – è una minaccia spesso silenziosa per la vista: si può essere affetti da glaucoma senza saperlo. Una pressione dell’occhio troppo alta può, se non diagnosticata per tempo, danneggiare irrimediabilmente il nervo ottico . Per questo negli Stati Uniti gennaio viene considerato, dall’American Academy of Ophthalmology, il mese dedicato alla prevenzione del glaucoma. “Il glaucoma può essere una malattia ‘silenziosa e ladra’ [delle capacità visive] e attualmente – ha affermato Kuldev Singh, professore di oftalmologia presso l’Università di Stanford (Usa) – non esiste alcun trattamento che consenta di recuperare la vista persa. “Però – ha rassicurato il Prof. Singh – quando diagnostichiamo precocemente il glaucoma e monitoriamo attentamente e trattiamo le persone possiamo rallentare significativamente la sua progressione e minimizzare la riduzione della vista”. Generalmente si ricorre a colliri da instillare quotidianamente, che riducono la pressione dell’occhio. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità colpisce circa 55 milioni di persone sulla Terra ed è una delle principali cause di disabilità visiva dopo la cataratta; in Italia si stima che quasi un milione di persone ne siano affette, ma si calcola che circa la metà di esse non ne sia a conoscenza. Secondo l’Oms il glaucoma ha già causato, nel mondo, cecità e ipovisione a oltre 25 milioni di persone (dati preliminari 2010). Solo negli Stati Uniti ci sarebbero 2,3 milioni di malati conclamati dai 40 anni in su, ma si calcola che altre 2 milioni di persone non lo sappiano.

Fonti: AAO, OMS.

Informazioni sulla salute sul web per otto italiani connessi su dieci

Informazioni sulla salute sul web per otto italiani connessi su dieci Però solo una persona su quattro verifica l’affidabilità della

Fonte. Rischiose le autodiagnosi 7 gennaio 2011 – Le informazioni mediche viaggiano sempre più spesso a ritmo di bit. L’81% degli italiani connessi a internet usa la rete per raccogliere notizie relative alla salute, ma il 47% pratica l’autodiagnosi (spesso azzardata perché fatta senza l’aiuto di uno specialista). Solo una persona su quattro, tuttavia, verifica l’attendibilità della

Fonte. Sono le conclusioni a cui è pervenuta una ricerca commissionata dalla London School of Economics . A due terzi degli italiani piacerebbe poter richiedere col computer una prescrizione identica a una precedente e il 64% degli intervistati vorrebbe avere accesso ai risultati degli esami medici telematicamente e ricevere nuove prescrizioni in questo modo. Più in generale il sondaggio si è basato su interviste effettuate a oltre 12mila persone in dodici Paesi diversi, tra cui Usa, Spagna, Germania e Australia. A ricercare più spesso sul web informazioni sulla salute sono i russi (96%), a cui seguono i cinesi (92%) e gli indiani (90%). Tra i dodici Paesi considerati la Francia è quello che si affida con minore frequenza alla rete per questioni di salute (59%), mentre gli inglesi sono più assidui (col 73%). Più inclini all’autodiagnosi sono gli statunitensi e gli inglesi (58%), seguiti, a pari merito, da cinesi e russi (56%).

Fonte: Bupa

Ultima modifica di questa pagina: 27 gennaio 2011

Staminali embrionali, ok a sperimentazione su AMD secca

staminali embrionali

staminali embrionaliStaminali embrionali, ok a sperimentazione su AMD secca Nuova luce verde dell’FDA per tentare la rigenerazione del centro della retina 7 gennaio 2011 – Nuova luce verde all’uso delle staminali embrionali per curare il centro della retina: è arrivata negli Usa dalla Food and Drug Administration (FDA) con l’obiettivo di trattare la forma più comune di degenerazione maculare legata all’età (detta AMD secca, la prima causa di cecità nei Paesi di maggior benessere). Lo ha reso noto una società privata che ha ottenuto ufficialmente l’autorizzazione ad effettuare dei test. Questo nuovo sì arriva dopo che l’ente governativo statunitense che si occupa di farmaci e alimentazione ne aveva già approvato l’uso contro una malattia genetica rara, chiamata maculopatia di Stargardt . La morte dei fotorecettori deputati alla visione distinta (chiamati coni), indispensabili per la visione centrale ad alta definizione, potrebbe essere compensata così dalla rigenerazione dei tessuti ottenuta attraverso staminali embrionali fatte sviluppare in modo opportuno. Tuttavia, il loro impiego in molti Stati del mondo è vietato per motivi etici. Le difficoltà principali delle staminali sono però legate a un loro corretto sviluppo, che da pluripotente deve specializzarsi: ci sono casi in cui sorge un tumore, per cui il loro impiego, anche se promettente, è rischioso e deve essere monitorato molto attentamente. L’uso delle staminali – che si sta tentando anche nella forma di cellule adulte riprogrammate (ringiovanite mediante un intervento genetico) – ha però anche numerosi vantaggi: non causa rigetto e consente di disporre di innumerevoli cellule di ricambio per i tessuti più disparati. Se le ricerche avranno buon esito si sarà fatto un nuovo passo avanti in direzione della cura della forma secca di AMD , attualmente considerata incurabile. I malati che, dopo i 55 anni, ne sono affetti finiscono per non riuscire più a svolgere compiti quotidiani come leggere, guidare o riconoscere i volti.

Fonte principale: Advanced Cell Technology.