Visione cristallina

Visione cristallinaLa calotta trasparente è la cornea La cornea è tornata trasparente dopo iniezioni di cellule endoteliali nei bulbi delle cavie 14 giugno 2012 – Una visione limpida richiede anche la trasparenza della nostra cornea. Tuttavia ci sono malattie che la danneggiano facendola diventare opaca. Per questo équipe di ricercatori sono alla ricerca di nuove soluzioni che potrebbero consentire di evitare il classico trapianto. Ricercatori giapponesi dell’Università di Doshisha hanno iniettato, nella parte anteriore del bulbo oculare, cellule corneali coltivate in laboratorio assieme a un speciale molecola, riuscendo a farle attecchire più facilmente: dopo 48 ore i conigli – su cui venivano sperimentate le cellule endoteliali – hanno riguadagnato una buona vista. Si tratta, tuttavia, di un procedimento sperimentale che per ora non ha applicazioni cliniche sull’uomo, ma che fa ben sperare riguardo a nuove chance di cura. Esiste, infine, una possibilità d’impiego di cellule staminali appartenenti alla persona stessa, prelevate da una zona della superficie oculare chiamata limbus e usate per rigenerare la cornea, ad esempio in caso di causticazione della superficie oculare ( clicca qui per approfondire ). Nota zona di transizione tra la cornea e la sclera (il cosiddetto bianco dell’occhio).

Riferimento bibliografico originale: Okumura N, Koizumi N, Ueno M, Sakamoto Y, Takahashi H, Tsuchiya H, Hamuro J, Kinoshita S., “ROCK Inhibitor Converts Corneal Endothelial Cells into a Phenotype Capable of Regenerating In Vivo Endothelial Tissue”, Am J Pathol. 2012 Jul;181(1):268-77. Epub 2012 Jun 14.

Fonte: Elsevier Health Sciences

Ultima modifica: 6 luglio 2012.

L’occhio della mente

Aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco, Germania)

Aree del cervello deputate alla visione (Fonte: Università di Monaco, Germania)L’occhio della mente Una nuova ricerca fa sperare i ciechi: si potrebbe stimolare direttamente la loro corteccia visiva 11 giugno 2012 – Chiudi gli occhi e immagina di vedere un viso. In futuro i ciechi potrebbero vedere così, ma non con la loro immaginazione. Infatti potrà essere stimolata direttamente la loro corteccia visiva: è il tentativo avveniristico che stanno portando avanti i ricercatori del Texas Medical Center (Usa) . Questi scienziati sognano così di aiutare potenzialmente milioni di non vedenti. Il cieco potrebbe in futuro indossare occhiali muniti di una microtelecamera connessa a internet. Essa trasmetterebbe le informazioni visive a un chip impiantato nel cervello del cieco che attiverebbe, per così dire, l’“occhio della mente”. Nel caso specifico i ricercatori sono riusciti a creare l’illusione di un flash. Ci vorrà però molto tempo perché venga indotta la visualizzazione di immagini definite. In futuro i ricercatori cercheranno di far visualizzare delle lettere nella mente dei volontari (sino ad oggi epilettici in cura presso il St. Luke Episcopal Hospital ). “Anche se molto lavoro resta da fare le possibilità sono entusiasmanti – ha commentato Micael S. Beauchamp, direttore dello studio pubblicato su Nature Neuroscience –. Se avrà successo il tentativo sarebbe quello di bypassare gli occhi che non funzionano più stimolando il cervello a generare immagini mentali”. Va detto, tuttavia, che esperimenti analoghi che prevedevano l’uso di elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale sono sino ad oggi sostanzialmente falliti. Viceversa solo per nei malati di retinite pigmentosa e coroideremia ha avuto un parziale successo l’impianto di una protesi retinica ( occhio bionico ) fermo restando che era rimasto un piccolo grado di attività delle cellule nervose della retina e che il nervo ottico era integro. Si tratta, in questo caso, non di uno stimolatore diretto dell’attività cerebrale bensì di uno stimolatore dell’attività retinica residua mediante impulsi elettrici. Per leggere l’abstract dello studio originale su Nature Neuroscience clicca qui .

Fonte principale: The University of Texas

Ultima modifica: 10 luglio 2012

Bulbi oculari allungati più resistenti al diabete

Bulbo oculare

Bulbo oculareBulbi oculari allungati più resistenti al diabete Minori rischi di retinopatia diabetica o di edema maculare nei miopi: lo attesta un nuovo studio internazionale 7 giugno 2012 – L’occhio allungato… allunga la resistenza oculare al diabete , malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue (glicemia elevata). È strano ma vero: i diabetici miopi sono meno esposti a danni alla retina (sia da retinopatia diabetica che da edema maculare). Lo dice una nuova ricerca internazionale condotta per oltre trent’anni su 630 occhi, un terzo dei quali con problemi retinici. I 367 diabetici adulti sono stati studiati presso il Royal Victorian Eye and Ear Hospital (Australia). Erano affetti dalla forma meno grave di diabete (il tipo 2), che può essere controllata con la dieta, oppure da quella più grave (il tipo 1), che necessita di iniezioni di insulina. È stato periodicamente esaminato e fotografato il loro fondo oculare . In caso di necessità è stato eseguito un esame al laser infrarosso (OCT) per controllare i diversi strati retinici. “In persone col diabete, occhi con una lunghezza assiale maggiore è meno probabile che abbiano la retinopatia diabetica e l’edema maculare diabetico” (quest’ultima nella forma lieve o di media entità): questa è la conclusione dei ricercatori sulla rivista Ophthalmology .

Fonte principale: Ophthalmology

Ultima modifica: 14 giugno 2012

Omega-3 contro la degenerazione maculare

Retina colpita dalla degenerazione maculare legata all'età (forma umida)

Retina colpita dalla degenerazione maculare legata all'età (forma umida)Omega-3 contro la degenerazione maculare Gli acidi grassi contenuti nel pesce aiutano a proteggere le cellule retiniche 31 maggio 2012 – Che legame esiste tra una dieta ricca di pesce e la prevenzione della cecità? Un consumo elevato di tonno, pesce azzurro o salmone può aiutare a combattere la degenerazione della zona centrale della retina (maculopatia), che colpisce principalmente gli anziani. I ricercatori dell’università di Alberta (Canada) hanno constatato che l’incremento dell’assunzione di un particolare tipo di Omega-3 – un acido grasso chiamato DHA – impedisce a una molecola tossica per le cellule retiniche di accumularsi sul fondo dell’occhio: si tratta della lipofuscina, un materiale di scarto deiCavia di laboratorio processi visivi dal colore bianco-giallastro. Il modello sperimentale dei ricercatori ha previsto l’uso di topi geneticamente modificati (anche se si punta a replicare questi risultati sugli esseri umani); per constatare risultati positivi gli Omega-3 sono stati somministrati per almeno sei mesi. “Mentre invecchiamo normalmente – hanno scritto i ricercatori canadesi su Investigative Ophthalmology & Visual Science – la quantità di questa tossina [la lipofuscina] raddoppia mentre nei test di laboratorio tale incremento non è stato affatto riscontrato [nelle cavie a cui veniva somministrato DHA]”.

Fonti: Università di Alberta, IOVS

Rigenerato il nervo ottico nelle cavie

Cavia di laboratorio

Cavia di laboratorioRigenerato il nervo ottico nelle cavie Recuperata parzialmente la vista grazie alla stimolazione delle cellule nervose e all’oncomodulina 25 maggio 2012 – Le cavie ci vedono di nuovo, anche se solo parzialmente. Nonostante il loro nervo ottico fosse gravemente danneggiato i ricercatori sono riusciti a rigenerarlo quel tanto che è bastato per restituire loro un po’ di vista. A ridare speranza anche alle persone che, a causa di traumi o di malattie, hanno perso la vista per danni al nervo ottico ci ha pensato una squadra d’Oltreoceano (statunitense e brasiliana), che ha condotto esperimenti su topi di laboratorio. Due sono stati i fattori che hanno consentito una parziale rigenerazione del nervo ottico: l’oncomodulina e una specifica stimolazione delle cellule nervose. “Abbiamo dimostrato – scrivono i ricercatori sulla rivista PNAS – che, con adeguata stimolazione, le cellule ganglionari retiniche possono rigenerare gli assoni (prolungamento delle cellule nervose, ndr) per l’intera lunghezza delle vie visive”. In questo caso la rigenerazione nervosa ripristina parzialmente i movimenti oculari in risposta agli stimoli e la percezione della profondità; così viene ricostruito il circuito centrale della visione in seguito a danni del nervo ottico. Altre équipe di ricercatori hanno fatto ricorso anche all’inibizione di un gene. In ogni caso, sempre grazie all’oncomodulina e ad altri fattori di crescita hanno ottenuto risultati durevoli nella rigenerazione di nervi ottici di cavie traumatizzate, con tanto di parziale reinnervazione, ottenendo un po’ di recupero del visus . Tuttavia questi metodi non sono stati ancora stati tentati sugli esseri umani.

Fonti: 1) Proc Natl Acad Sci USA; 2) Int Rev Neurobiol.

Ultima modifica: 25 febbraio 2015

Oms, riconfermata la direttrice generale

Margaret Chan, Direttrice generale OMS

Margaret Chan, Direttrice generale OMSOms, riconfermata la direttrice generale Margaret Chan è stata eletta per altri cinque anni alla guida dell’Agenzia Onu per la salute 24 maggio 2012 – Alla guida dell’Organizzazione mondiale della sanità è stata riconfermata ieri la direttrice generale Margaret Chan. Guiderà l’Agenzia Onu che si occupa di salute per altri cinque anni. Nel suo discorso tenuto a Ginevra durante la 65° assemblea generale dell’Oms (21-26 maggio), rivolto anche ai ministri della salute presenti, ha chiesto di proseguire l’impegno per migliorare la salute dei più vulnerabili. “A mio giudizio – ha affermato Chan, che rimarrà in carica fino al 30 giugno 2017 – la copertura [sanitaria] universale è l’unico concetto potente che la salute pubblica abbia da offrire. È un riequilibratore formidabile ed è il miglior sistema per consolidare i progressi fatti nel decennio passato”.

Fonte: WHO

Usa, scoperto un virus dell’herpes associato all’AMD

Usa, scoperto un virus dell’herpes associato all’AMD La degenerazione maculare è importante causa di cecità tra gli over 55. Una possibile concausa virale nella forma umida era stata sottovalutata 22 maggio 2012 – Un virus dell’herpes potrebbe essere associato, almeno in alcuni casi, alla forma umida della degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia degenerativa grave della retina che può colpire gli ultracinquantacinquenni. È quanto è stato scoperto da una squadra di ricercatori della George State University (Usa) in un esperimento condotto su cavie di laboratorio. Gli scienziati americani hanno riscontrato che questo virus provoca un aumento del VEGF, una proteina che regola la produzione di nuovi vasi retinici (in questo caso indesiderati e dannosi), che se non contrastato può provocare ipovisione e cecità centrali. “Prima di questo lavoro i cofattori per lo sviluppo dell’AMD comprendevano cause genetiche, una dieta con troppi grassi e il fumo. Ora abbiamo aggiunto un agente infettivo”, ha dichiarato Richard D. Dix, docente presso il centro di virologia oculare dell’università americana. Questa scoperta dovrà però essere approfondita con ulteriori ricerche.

Fonte: Georgia State University Abstract dello studio originale: PubMed

Ultima modifica: 25 maggio 2012

Ipertensione e diabete affliggono il mondo

OMS (quartieri generali di Ginevra)

OMS (quartieri generali di Ginevra)Ipertensione e diabete affliggono il mondo
Secondo un nuovo rapporto dell’Oms sono sempre più diffuse le malattie non trasmissibili. A rischio anche la vista

Un adulto su tre è iperteso e uno su dieci è diabetico. A dirlo è un nuovo rapporto dell’Oms che contiene le statistiche aggiornate sulla salute mondiale. Dunque è in crescita il problema deSfigmomanometro: misurare periodicamente la pressione arteriosa è importante per prevenire gravi problemi di salutelle malattie non trasmissibili riconducibili anche a stili di vita sbagliati.

Il problema è soprattutto che queste due malattie possono non essere diagnosticate; questo avviene principalmente nei Paesi in via di sviluppo, specialmente in un continente quale l’Africa (dove circa metà della popolazione sarebbe ipertesa). Se la pressione è troppo alta si rischia più frequentemente l’ictus e l’infarto.

I diabetici, se non si curano con attenzione, corrono seri rischi alla vista a causa della retinopatia. Lo stesso avviene per persone che soffrono di pressione alta: anche la loro salute retinica è più a rischio della norma (si veda la retinopatia ipertensiva). Tanto che può persino accadere che, controllando il fondo oculare, l’oculista si accorga di anomalie dei vasi sanguigni retinici, consigliando quindi di sottoporsi ad opportuni controlli diagnostici.

In conclusione tenere d’occhio la pressione arteriosa e il livello di zuccheri nel sangue può salvare la vita e anche… la vista!

Fonte principale: Oms

Pagina pubblicata il 16 maggio 2012.

Ultima modifica: 22 maggio.

Nuova luce con la terapia genica

Nuova luce con la terapia genica Le speranze dei malati di retinite pigmentosa. La rivista Human Gene Therapy fa il punto sullo stato dell’arte medica 15 maggio 2012 – Nuovi orizzonti di cura si dischiudono per chi è affetto da malattie retiniche incurabili. Se la loro causa è genetica gli scienziati possono, in linea di principio, andare alla radice del problema “riparando” direttamente il DNA. A fare il punto sullo stato dell’arte medica oculistica dal punto di vista genetico ci ha pensato l’ultimo numero di Human Gene Therapy, rivista della Società europea di terapia genica e cellulare. Se risultati incoraggianti sono stati ottenuti sull’amaurosi congenita di Leber, non altrettanto si può già dire con la retinite pigmentosa , una malattia genetica ancora più complessa perché causata da una cinquantina di geni. Astra Dinculescu dell’Università della Florida e i suoi colleghi dell’Università della Pennsylvania e di altre università hanno dimostrato teoricamente l’efficacia di una terapia genica che consentirebbe di guarire almeno da un tipo di retinite pigmentosa rimpiazzando uno o più geni mutanti (come già fatto su cavie di laboratorio). Dopo una ventina d’anni di ricerche promettenti e di test – condotti prevalentemente su animali ma ultimamente anche su esseri umani – il Prof. Robin Ali del London Institute of Ophthalmology si dice “ottimista riguardo alle prospettive future della terapia genica retinica”. Questo principalmente perché è stato dimostrato che il tessuto nervoso della retina è accessibile all’innesto di geni sani sfruttando come vettori dei virus preventivamente svuotati del loro contenuto genico e in cui sono state introdotte le sequenze genetiche corrette.

Fonti principali: Human Gene Therapy , Oftalmologia Sociale.

UK, accesi nuovi occhi bionici

Chip sottoretinico fotosensibile del tipo impiantato dall'università di Tubinga (Germania), lo stesso utilizzato dall'Università di Oxford (Gran Bretagna)

Chip sottoretinico fotosensibile del tipo impiantato dall'università di Tubinga (Germania), lo stesso utilizzato dall'Università di Oxford (Gran Bretagna) UK, accesi nuovi occhi bionici L’Università di Oxford ha impiantato chip sottoretinici in due malati di retinite pigmentosa 9 maggio 2012 – Sagome indefinite sono emerse dall’oscurità, ma per flash successivi e visibili solo per una decina di gradi al centro del campo visivo. Questo è ciò che è avvenuto a due malati di retinite pigmentosa a cui sono stati recentemente accesi gli occhi bionici presso la celebre Università di Oxford (UK). Questa volta – come già avvenuto in Germania e in Italia – niente telecamera esterna inserita in una montatura degli occhiali: un chip da 1500 elettrodi impiantato sotto la retina che capta direttamente la luce stimolando le cellule retiniche ancora vive. Grazie al nervo ottico integro (cosa che avviene per poche malattie degenerative retiniche) i segnali arrivano al cervello, il quale però si dovrà abituare alla nuova modalità visiva.Chip-sensore collocato sotto la retina (Fonte: Proceedings of the Royal Society) Ammesso che l’operazione abbia successo (a Tubinga, in Germania, solo tre pazienti su undici hanno recuperato parzialmente la vista) è poi necessario un training per ‘imparare a vedere’. Le persone operate con successo riescono a riconoscere grandi lettere o a seguire una grande riga bianca tracciata sul pavimento. Seppur sperimentale, attualmente si tratta dell’unico sistema per consentire ai malati di retinite pigmentosa (una patologia oculare di origine genetica) di vedere qualcosa, ma solamente in bianco e nero e con una risoluzione ancora bassa (38X40 pixel).

Link utile: Oftalmologia Sociale (si legga l’articolo “Un chip sottoretinico contro la cecità“)

Fonti principali: Oxford University , Università di Tubinga

Ultima modifica: 22 maggio 2012