Non più ciechi dopo operazione di cataratta congenita

Cataratta congenita

Cataratta congenita Non più ciechi dopo operazione di cataratta congenita Grazie alla plasticità cerebrale durante la giovinezza si può recuperare la vista anche tardivamente 28 gennaio 2014 – La corteccia cerebrale può “rimodellarsi”, consentendo a giovani ciechi di riuscire a vedere il mondo più tardi del previsto. Se infatti i bambini nascono con una cataratta congenita a entrambi gli occhi, una volta operati possono imparare a vedere bene anche oltre l’età limite (tradizionalmente 7-8 anni). Una nuova ricerca americana dimostra, infatti, che “l’apparato visivo umano può mantenere la plasticità oltre i periodi critici, persino dopo una cecità precoce e duratura”. Simulazione di cataratta (immagine: per gentile concessione di Luis Lesmes, Michael Dorr, Peter Bex, Amy Kalia e Pawan Sinha)Questo avviene perché il cervello è capace di adattarsi ai nuovi stimoli, compresi gli input visivi, meglio di quanto si pensasse. Dai test effettuati si è constatato, infatti, che si può ottenere un recupero visivo persino dopo 15 anni di cecità infantile (dovuta a cristallini opachi). Si può, quindi, confidare maggiormente nelle capacità di recupero del nostro organismo anche se un intervento precoce dà, ovviamente, risultati migliori. Ricercatori del MIT (Usa) hanno condotto l’esperimento su 11 persone che erano cieche da meno di un anno d’età fino a 8-17 anni. Mediamente la rimozione della cataratta a entrambi gli occhi è avvenuta intorno ai 13 anni. “Questi pazienti hanno dimostrato – scrivono gli studiosi sui Proceedings of the National Academy of Sciences – miglioramenti sorprendenti nella sensibilità al contrasto e nel test di visione spaziale”. I ricercatori hanno concluso che “lo sviluppo della sensibilità al contrasto è indipendente dall’età di recupero della visione e che i tassi di miglioramento individuale possono superare quelli mostrati dai bambini che si sviluppano normalmente”. Insomma, il cervello resta notevolmente plastico durante la giovinezza anche se si sono vissuti lunghi periodi di cecità.

Fonti: Massachusetts Eye and Ear Infirmary, Proc. Natl. Acad. Sci. (USA)

Usa, quasi dimezzato rischio cecità da glaucoma

Usa, quasi dimezzato rischio cecità da glaucoma I progressi della medicina e dei trattamenti consentono di salvare la vista se la diagnosi è tempestiva 27 gennaio 2014 – Il rischio di perdere la vista a causa del glaucoma è quasi dimezzato negli Usa. Il confronto è stato fatto su un campione significativo: si è passati dal 25,8 per cento di persone cieche a cui era stata diagnosticata la malattia oculare (anni 1965-’80) al 13,5 per cento di coloro che avevano ricevuto una diagnosi tra il 1981 e il 2000. Grazie ai progressi della medicina la possibilità di perdere la vista a causa del glaucoma è, quindi, nettamente più bassa che in passato. Infatti anche i non vedenti, secondo i dati Oms diffusi nel 2010, nel mondo sono passati da 45 a 39 milioni. Tuttavia gli ipovedenti sono sempre di più, sia a causa dell’invecchiamento demografico che per altre ragioni (ad esempio tenendo conto del mancato accesso agli occhiali). Misurazione della pressione intraoculare (tonometria) Secondo i dati citati dalla rivista Ophthalmology nel mondo i malati di glaucoma sono ormai 60,5 milioni (erano 55 milioni secondo l’Oms nel 2010); solo negli Stati Uniti la patologia riguarda 2,7 milioni di individui. Ricorrere alle cure – in genere basate su colliri specifici per abbassare la pressione dell’occhio – è certamente necessario, ma resta importante una diagnosi tempestiva. Più nello specifico i ricercatori di una clinica americana hanno considerato l’incidenza della forma più comune di glaucoma (detta ad angolo aperto) diagnosticata in una contea del Minnesota, uno dei pochi luoghi al mondo dove viene condotto uno studio epidemiologico a lungo termine sulla patologia oculare. L’incidenza della cecità nella popolazione campione è scesa dall’8,7 per centomila al 5,5 per centomila a 10 anni dalla diagnosi di glaucoma. Eppure, concludono i ricercatori, “il 15 per cento dei pazienti con diagnosi più recente ancora progrediva verso la cecità”.

Fonte: American Academy of Ophthalmology

Più equità nella sanità Ue

Più equità nella sanità Ue A Bruxelles incontro tra Stati membri: 1300 miliardi di euro l’anno i costi evitabili correlati al mancato accesso a terapie e trattamenti 23 gennaio 2014 – Nell’Unione europea permangono consistenti iniquità nell’accesso ai servizi sanitari. Oltre a rappresentare un’ingiustizia di per sé, il fenomeno ha un impatto elevato sulle casse pubbliche: un nuovo studio presentato a Bruxelles stima intorno a 1300 miliardi di euro l’anno i costi evitabili, una cifra più elevata del Prodotto interno lordo della maggior parte dei Paesi europei. Queste disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria sono spesso connesse a fenomeni di emarginazione sociale e povertà. Grazie a una diagnosi e un intervento precoce si evitano maggiori oneri per i Sistemi sanitari nazionali e si possono risparmiare molte sofferenze alle persone.

Fonte: Ue

Ultima modifica: 28 gennaio 2014

Livelli essenziali di assistenza, vince l’Emilia Romagna

Riabilitazione visiva

Riabilitazione visiva Livelli essenziali di assistenza, vince l’Emilia Romagna Seconde il Veneto e la Toscana, mentre la Campania è l’unica regione inadempiente 22 gennaio 2014 – è l’Emilia Romagna a conquistare ancora la medaglia d’oro per il 2012 nei livelli essenziali di assistenza (LEA), a cui seguono Veneto e Toscana (a pari merito) e la Lombardia. Invece la Campania si conferma maglia nera, nonostante un piccolo miglioramento rispetto al 2011. La classifica è stata stilata grazie a un punteggio assegnato ogni anno dal Ministero della Salute alle regioni italiane: è basata, scrive Federsanità Anci, “su una serie di calcoli legati all’adempimento nei confronti di 21 indicatori di performance nei vari livelli di assistenza (prevenzione, ospedaliera, farmaceutica, di base, ecc.)”. Indicativamente l’Italia risulta divisa in tre: ad eccezione della Basilicata, le regioni “adempienti” si trovano tutte al Centro-Nord (tra cui Marche, Liguria, Umbria e Piemonte). Invece altre sei regioni sono “adempienti con impegno” ossia con riserva (Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio e Sicilia). La Campania, infine, è l’unica regione ancora considerata ufficialmente “inadempiente”. Il Ministero della Salute ha anticipato, inoltre, il risultato di un’altra verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, quella legata agli aspetti organizzativi e funzionali, aggiornando una serie di aspetti critici del 2012. Il rapporto indica che solo il Veneto risulta totalmente adempiente rispetto a quest’altro tipo di indicatori più legati, appunto, a compiti organizzativi e burocratici. Nota: servizi e prestazioni sanitarie essenziali per la salute, a cui si cerca di dare omogeneità su tutto il territorio nazionale.
le Regioni e Province autonome non sono comprese nella graduatoria, mentre Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Lombardia sono le più virtuose.

Fonte principale: Federsanità Anci

Ultima modifica: 7 febbraio 2014

Puntatori laser, potenziali rischi per la vista

Danni retinici temporanei a carico di un bambino di 9 anni

Puntatori laser sempre più potenti si possono reperire anche su internet. Tuttavia, i bambini non devono maneggiarli liberamente, ma devono essere sempre controllati; meglio che i genitori si assicurino che non siano affatto accessibili. Il caso di un ragazzino di 9 anni che ha rischiato di diventare ipovedente è stato trattato in un articolo scientifico pubblicato da Jama Ophthalmology nel 2014.

Anche gli adulti devono essere consapevoli circa i rischi di un eventuale puntamento accidentale con laser di elevata potenza. Dopo una prima visita il bambino aveva un’acutezza visiva molto ridotta.

L’esame del fondo oculare aveva rivelato emorragie superficiali nella zona centrale della retina di entrambi gli occhi. “Fortunatamente la vista del paziente – scrivono i ricercatori del Duke University Medical Center (Nord Carolina) – è ritornata gradualmente, dopo una settimana, ai 10/10 all’occhio sinistro e, dopo due mesi, a 8/10 all’occhio destro”.

Esiste una normativa europea stringente sui puntatori laser, ma la loro potenza effettiva dichiarata potrebbe non essere stata verificata. Questi puntatori luminosi sono certamente uno strumento utile; però devono essere usati in modo appropriato e con determinate cautele (nel caso specifico si trattava di un laser che veniva usato per proiezioni domestiche ed è stato rivenduto sul web).

Innanzitutto i puntatori non vanno mai indirizzati contro gli occhi propri o altrui (questo vale come principio di precauzione, anche se solo i laser più potenti usati impropriamente possono provocare lesioni permanenti alla retina). Comunque è opportuno non osservare direttamente il fascio e, se dovesse capitare accidentalmente, ovviamente bisogna distogliere immediatamente lo sguardo.

Leggi anche: “Pericolo puntatori laser”; “Is Your Laser Pointer Dangerous Enough to Cause Eye Injury?(American Academy of Ophthalmology)

Fonte: Jama Ophthalmology

Pagina pubblicata il 21 gennaio 2014. Ultima modifica: 23 ottobre 2018

Day Hospital, interventi di cataratta sul podio

Operazione di cataratta

Operazione di cataratta

Pubblicato il rapporto sulle schede di dimissione ospedaliera del Ministero della Salute per il 2012

17 gennaio 2014 – Le persone dimesse dal Day Hospital in seguito a intervento di cataratta sono al terzo posto in Italia per numero (90.957). Al primo posto si trovano, invece, i trattamenti contro il cancro [[chemioterapia e radioterapia: 180.380 dimissioni]], mentre al secondo posto c’è l’aborto indotto [[93.320 interventi]].

Questi sono alcuni dei dati contenuti in un rapporto pubblicato dal Ministero della Salute relativamente al 2012. Un numero consistente di individui sono stati dimessi, inoltre, dopo intervento chirurgico dovuto a distacco o rottura della retina, occlusione vascolare, retinopatia [[complessivamente 48.560 dimissioni]] oppure, genericamente, per altri disturbi agli occhi (29.977).

A livello oculare balzano agli occhi, più nello specifico, gli interventi sulle strutture intraoculari (38.569 dimissioni), interventi su strutture extraoculari eccetto l’orbita (20.197), quelli sulla retina (15.954) e per altre malattie dell’occhio (12.814).

Il tutto eseguito sempre in Day Hospital (attività per acuti). Sono, invece, circa 90 mila (per l’esattezza 89.653) le dimissioni in regime ordinario (con un ricovero di 3,1 giorni in media): le giornate di degenza sono state, nel 2012, ben 277.244 considerando le malattie e i disturbi dell’occhio. Nel documento spicca, infine, il fenomeno della migrazione sanitaria dal Centro-Sud: quando si cambia regione, per le cure ci si reca soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.

Fonte di riferimento: Ministero della salute

La vitamina A ha compiuto cent’anni

La vitamina A ha compiuto cent’anni Nei bambini consente un corretto sviluppo oculare e una crescita adeguata del resto dell’organismo 16 gennaio 2014 – Ha festeggiato il suo centenario ed è fondamentale per la vista dei più piccoli. Parliamo della vitamina A, che venne individuata da McCollum nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo e nel burro (ma è presente anche in spinaci, pomodori, carote e mais). A livello visivo tale vitamina è particolarmente importante per il corretto sviluppo oculare dei bambini e contro la cecità notturna. Secondo Alfred Sommer – docente di oftalmologia alla Johns Hopkins School of Medicine americana è stato riconosciuto che “la vitamina A è fondamentale perché gli occhi diventino normali, per la crescita e la sopravvivenza”. Una sua forte carenza durante lo sviluppo, infatti, può provocare, oltre al rachitismo, grave secchezza della superficie oculare (xeroftalmia), ulcerazioni della cornea (cheratomalacia) e perdita della vista.

Fonti: Jama Ophthalmology, Treccani

Oms, ridurre i deficit visivi evitabili

Ridurre i deficit visivi evitabili: bisognerà passare da una prevalenza del 3,18% al 2,37% in cinque anni. È questa una delle priorità indicate dall’OMS nel Piano d’azione globale per il periodo 2014-2019. L’Organizzazione mondiale della sanità punta, in particolare, a ridurre del 25% i problemi visivi più diffusi tra chi ha più di cinquant’anni, principalmente la cataratta e gli errori refrattivi non corretti (ad esempio una forte miopia).

Secondo le stime dell’Oms senza interventi decisi, l’84% di tutti i casi di cecità e ipovisione riguarderà gli ultracinquantenni. Quindi bisognerà ampliare la copertura di servizi per la salute oculare completi e integrati in grado di contrastare le principali cause di gravi deficit visivi (correlate, tra l’altro, all’invecchiamento demografico).Edificio Oms a Ginevra Tenendo conto che cecità e ipovisione colpiscono soprattutto le popolazioni più povere, che in otto casi su dieci la cecità e l’ipovisione sono evitabili e che nel 2010 c’erano nel mondo 285 milioni di disabili visivi (dei quali 39 milioni non vedenti[[nel 2017 sono state diffuse nuove cifre: secondo queste stime più recenti i ciechi sarebbero scesi a 36 milioni e gli ipovedenti a 217 mln]]), l’Oms ha proposto di perseguire tre finalità principali: 1) obiettivo 1: raccogliere prove scientifiche sull’entità e sulle cause dei deficit visivi e sui servizi oculistici, e utilizzarle per sensibilizzare gli Stati a un maggior impegno politico e finanziario; 2) obiettivo 2: incoraggiare l’elaborazione e l’attuazione di politiche, piani e programmi nazionali al fine di migliorare la salute oculare universale; 3) obiettivo 3: promuovere l’impegno in più settori e partenariati efficaci per il miglioramento della salute visiva.

Vedi anche: “OMS, approvato piano mondiale contro la cecità“. Documento di riferimento: “Salute oculare universale: piano d’azione globale dell’Oms (2014-2019)

Fonti: Oms, Ministero della Salute

Pagina pubblicata il 13 gennaio 2014. Ultima modifica:3 agosto 2018

Scoperti i meccanismi di interazione tra fotorecettori della retina

I fotorecettori si distinguono in bastoncelli (a sinistra) e coni (a destra). (Fonte: Summagallicana) Scoperti i meccanismi di interazione tra fotorecettori della retina L’Università di Pisa: un progresso verso la cura di malattie come la retinite pigmentosa 9 gennaio 2014 – Un nuovo studio dell’Università di Pisa getta una nuova luce sull’interazione tra coni e bastoncelli, ossia fra i fotorecettori della retina che servono per la visione diurna e notturna. La ricerca – appena pubblicata sulla rivista eLife (edita dal premio Nobel 2013 per la fisiologia Randy Schekman) – è stata condotta da Sabrina Asteriti e Lorenzo Cangiano, del dipartimento pisano di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, in collaborazione con Claudia Gargini del dipartimento di Farmacia. “Abbiamo dimostrato (nelle cavie, ndr ) – spiega Cangiano che i piccoli ‘pori’ che mettono in comunicazione diretta i ‘bastoncelli’ e i ‘coni’ determinano anche un trasferimento di funzionalità fra questi due tipi di cellule. La scoperta di questi meccanismi fisiologici potrà aiutare a curare alcune malattie dell’occhio come, ad esempio, la retinite pigmentosa, e più in generale le varie patologie che coinvolgono i fotorecettori, dal momento che gli stessi pori permettono il passaggio di molecole fondamentali per la funzione cellulare“.

Riferimento bibliografico: Sabrina Asteriti, Claudia Gargini, Lorenzo Cangiano, “Mouse rods signal through gap junctions with cones”, eLIFE, 7 gennaio 2014, DOI: http://dx.doi.org/10.7554/eLife.01386

Fonte: Università di Pisa

Ultima modifica: 10 gennaio 2014

Traumi oculari, i rischi del distacco di retina

Distacco di retina

Distacco di retinaTraumi oculari, i rischi del distacco di retina Più esposte le persone meno giovani che vedono molto poco e hanno emorragie intraoculari 8 gennaio 2013 – Il distacco di retina in seguito a trauma oculare può causare ipovisione o cecità. Per questo la sua prevenzione è particolarmente importante. Per tutte le attività a rischio, dal bricolage ad alcuni sport, è quindi consigliabile mettersi occhiali protettivi. Infatti, ogni anno si verificano nel mondo oltre 200 mila traumi a bulbo aperto (i più frequenti), con lacerazioni o rotture del globo oculare. Un’équipe di scienziati americani ha studiato la probabilità di distacco di retina in seguito a questo tipo di trauma, pubblicando i risultati su Ophthalmology. I ricercatori hanno esaminato – tra il 1999 e il 2011 – 892 persone colpite, con 255 casi di distacco retinico. Dopo un immediato intervento di pronto soccorso oculistico, ai ricoverati sono stati somministrati antibiotici per due giorni per via endovenosa. Le persone a cui si era distaccata la retina erano più grandi d’età (46 anni in media contro 38 anni), avevano un’acutezza visiva media inferiore (percezione della luce in confronto a 1/20) ed era più probabile che avessero un difetto pupillare (34% versus 8%) e un’emorragia vitreoretinica (85% versus 32%). “Il distacco di retina – concludono i ricercatori della Harvard Medical School di Boston – è comune in seguito a trauma a bulbo aperto, nonostante non si presenti prima di alcuni giorni o settimane dall’evento traumatico. Diverse variabili cliniche presenti al momento iniziale possono predire il rischio di distacco futuro”.

Fonti: Ophthalmology, Massachusetts Eye and Ear Infirmary

Leggi anche: “I traumi oculari contusivi o perforanti

Ultima modifica: 13 febbraio 2014