Gli Usa in vistaDal 17 al 21 ottobre si svolge a Chicago l’American Academy of Ophthalmology Dalla cornea alla retina , passando per la chirurgia refrattiva . Senza parlare delle innumerevoli patologie oculari quali il glaucoma , le uveiti o le malattie oncologiche dell’occhio. Si tiene dal 17 al 21 ottobre 2014 l’American Academy of Ophthalmology a Chicago (Usa) l’evento più grande al mondo dedicato all’oculistica. Numerosi gli aspetti affrontati a livello clinico, chirurgico e di ricerca medico-scientifica. Ad esempio, l’oftalmologia pediatrica è stata la protagonista della giornata di sabato 18 ottobre.Anche il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva ha partecipato ai lavori con un suo rappresentante (il dott. Filippo Amore, dirigente medico del Centro di Collaborazione Oms). Insomma, gli Stati Uniti si confermano un Paese di “frontiera“, capace di catalizzare gli sforzi di medici e ricercatori di tutto il mondo, stimolandone gli incontri, le collaborazioni e le discussioni. Vedi anche: Programma dell’American Academy of Ophthalmology
Fonte: AAO
Pagina pubblicata il 16 ottobre 2014. Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2014
In oltre la metà degli occhi si sono avuti miglioramenti visivi in malati di AMD secca e maculopatia di Stargardt
20 ottobre 2014 – La sperimentazione con cellule staminali dischiude nuovi orizzonti terapeutici. Infatti, negli Usa – utilizzando cellule “bambine” prelevate da embrioni umani – si sta tentando una cura di persone con seri danni alla visione centrale: 9 individui con più di 55 anni affetti da una grave forma atrofica di AMD e 6 maggiorenni con maculopatia di Stargardt.
In oltre la metà dei casi si sono riscontrati miglioramenti visivi (10 occhi), mentre in altri la visione è rimasta uguale (7 occhi) e in un occhio si è avuto un peggioramento.
A 3-12 mesi dal trapianto di staminali embrionali si è ottenuto un miglioramento visivo di 16-25 punti nei malati di AMD secca o atrofica, mentre nelle persone affette da malattia di Stargardt il visus è migliorato di 8-20 punti. Insomma, in diversi casi si sarebbe riusciti a rigenerare parzialmente la retina centrale e a migliorare le prestazioni visive. Bisognerà però vedere se tali miglioramenti si manterranno nel tempo e se tali risultati incoraggianti saranno confermati da altri studi scientifici imparziali. D’altronde allo studio hanno partecipato ricercatori dell’Università della California e di altri atenei, ma la ricerca è stata sovvenzionata da un’impresa privata.
Mediamente i pazienti sono stati seguiti negli Usa per un periodo di 22 mesi dall’impianto di staminali, sottoponendoli regolarmente a una serie di esami (foto del fondo oculare, OCT, ecc.) nell’ambito di un protocollo sperimentale approvato dal governo americano. Secondo i ricercatori non si sono avute evidenze di “proliferazione avversa, rigetto o seri problemi oculari o sistemici correlati al trapianto di tessuto [retinico]”. Invece tutti gli effetti collaterali sono stati associati alla chirurgia vitreoretinica (necessaria all’impianto delle staminali retiniche) e all’immunosoppressione.Infatti, a differenza delle staminali riprogrammate (ottenute da cellule adulte dell’individuo stesso), le staminali embrionali di altri individui causano rigetto e, dunque, richiedono la somministrazione di potenti farmaci immunosoppressori.
Infine, nonostante le rassicurazioni dei ricercatori resta il rischio potenziale di indurre un tumore.
Prevenzione della cecità a Rapporto Nella relazione annuale del Ministero della Salute al Parlamento si parla delle azioni volte a evitare la malattie oculari nel quadro del Piano d’azione globale OmsIl Ministero della Salute punta molto sulla prevenzione. Compresa quella delle malattie oculari che possono portare alla cecità. Ora la sua azione si inquadra più precisamente in un orizzonte stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità col suo Piano d’azione globale2014-2019.La relazione annuale del Dicastero della Salute è stata trasmessa al Parlamento italiano lo scorso 30 settembre. “Nel testo – spiega il Ministero della Salute – sono illustrate le attività svolte, ai sensi della legge 284/97, per la riabilitazione visiva e la prevenzione dell’ipovisione e della cecità nel 2013“.Tra gli obiettivi citati c’è quello della “raccolta e pubblicazione dei dati sulle menomazioni della vista e sulle cause”. Per questo la IAPB Italia onlus ha presentato lo scorso anno un progetto epidemiologico pilota in collaborazione col Cnr. Nel 2013, come di consueto, le azioni della IAPB Italia onlus si sono concentrate su tre aspetti: 1) informazione-divulgazione (prevenzione primaria); 2) visite oculistiche di controllo (prevenzione secondaria); 3) ricerca scientifica e servizi di riabilitazione (attività di prevenzione terziaria, in particolare attraverso il Polo Nazionale per la Riabilitazione Visiva ).Infine, lo scorso anno – grazie a 14 Unità Mobili Oftalmiche – sono state visitate gratuitamente oltre 22 mila persone in tutta Italia. Sono stati tra l’altro individuati cittadini colpiti da malattie oculari silenti (ossia non diagnosticate) che hanno potuto prevenire quei danni che, nel tempo, sarebbero probabilmente divenuti irreversibili. Insomma, la prevenzione non va mai… persa di vista.
Organi e tessuti, l’Italia in prima linea L’11 ottobre si è celebrata la Giornata europea della donazione: esprimendo il consenso si possono salvare le vite degli altri“Prima che sia tardi dichiara il tuo amore”: è questo lo slogan della Giornata europea della donazione organi che si è celebrata l’11 ottobre 2014. Oltre agli organi si donano anche tessuti quali la cornea (la superficie oculare trasparente). L’Italia è ai primi posti in Europa in questo campo, nonostante si trovi in una sorta di limbo normativo: una legge basata sul principio del silenzio-assenso, approvata nel 1999, non è mai stata attuata mediante alcun decreto, per cui ancora oggi è richiesto il consenso esplicito per poter donare organi o tessuti biologici. Si può esprimere il consenso, almeno nei comuni aderenti, in occasione del rinnovo della carta d’identità. Altrimenti si può stampare il tesserino blu del sito del Ministero della Salute e portarlo sempre con sé assieme ai documenti personali.Nel caso in cui una persona non esprima in vita la propria volontà sulla donazione, al momento del decesso sarà chiesto ai familiari di esprimersi. Questo è vero anche per la donazione delle cornee.Lo European Organ Donation Day è il principale evento di comunicazione sulla donazione promosso annualmente dal Consiglio d’Europa nella capitale di uno Stato membro (quest’anno è capitato a Roma).Per quanto riguarda i dati, secondo Transplant la Spagna è il primo Paese europeo a livello di trapianti (4.279 nel 2013). Negli ultimi 22 anni i numeri in Italia sono andati crescendo progressivamente, passando da 5,8 donatori per milione del 1992 a 19,3 per milione del 2014 (stimati). “Siamo – ha affermato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la conferenza stampa di presentazione che si è tenuta a Roma il 9 ottobre – il Paese leader nel settore e ci stiamo occupando in particolare della tracciabilità degli organi a livello mondiale e del contrasto al traffico degli organi stessi, che sarà oggetto di uno dei grandi trattati che verranno sottoscritti durante il semestre italiano di presidenza europea”.“Questa giornata – ha aggiunto Lorenzin presso l’Auditorium del Dicastero della Salute di Lungotevere – serve anche a ricordare a tutti gli italiani che oggi possono aderire al registro dei donatori di organi in occasione del rinnovo della carta d’identità nei comuni che hanno finora aderito all’iniziativa, sperando che venga poi accolta da tutti i comuni del nostro Paese, e poi attraverso l’Aido e le Asl. I dati sui trapianti in Italia, proiettati al 31 agosto, indicano un aumento dei donatori e una stabilizzazione dei risultati dei trapianti e delle liste d’attesa; ma abbiamo bisogno di alzare il livello delle donazioni e di mantenere elevata la sensibilità a iscriversi al registro dei donatori”.Alla conferenza stampa hanno partecipato il Direttore Generale dell’ISS Dott. Angelo Del Favero, il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, dott. Alessandro Nanni Costa, il Direttore del Dipartimento DBO EDQM, Dott. Karl Heinz Bucheit, il Presidente della nazionale cantanti Luca Barbarossa, l’esperto internazionale già presidente della Società Americana The Transplantation Society e il Dott Francis L. Del Monico. COME DONARE ORGANI E TESSUTI (Ministero della Salute) FAQ SU DONAZIONI E TRAPIANTI (Ministero della Salute)
Un check-up della sanità elettronica A Roma una conferenza sull’ e-Health il 7 e l’8 ottobre, con la partecipazione del Ministro LorenzinLa salute e l’elettronica si guardano con sempre più interesse. Proprio dell’ e-Health si è parlato il 7 e l’8 ottobre 2014 a Roma durante una conferenza aperta dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.Si è affrontato il tema della telemedicina con l’illustrazione delle linee di indirizzo nazionali, facendo un confronto tra l’Italia e altri Paesi. Si è parlato, inoltre, di Fascicolo Sanitario Elettronico destinato a raccogliere in digitale le informazioni sanitarie delle persone. Altro tema caldo: quello della ricetta elettronica, per ora in uso solo in cinque regioni italiane (Valle d’Aosta, Trentino, Veneto, Sicilia e Basilicata). A queste dovrebbe aggiungersi il Lazio nel 2015. “La sanità elettronica – ha spiegato il Ministero della Salute Lorenzin – rappresenta oggi una leva strategica in grado di innovare modelli, processi e percorsi assistenziali generando, al contempo, fondamentali stimoli allo sviluppo economico e imprenditoriale a livello nazionale ed europeo”. “L’Italia ha adottato, nel settore della sanità elettronica, provvedimenti specifici – ha osservato il Ministro – che la pongono all’avanguardia in Europa e sui quali intende avviare un costruttivo dibattito”.Tuttavia secondo Mariano Corso, direttore scientifico dell’Osservatorio sulla innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, gli investimenti nella sanità elettronica andrebbero incrementati e consentirebbero, tra l’altro, maggiori risparmi per il Sistema sanitario nazionale (oltre che una maggiore efficienza).L’evento – che si è svolto n ell’ambito degli eventi del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea – si è tenuto a Roma il 7 e 8 ottobre 2014 presso l’Hotel Parco dei Principi (Via G. Frescobaldi 5). La Conferenza sulla Sanità elettronica è stata organizzata dal Ministero della Salute (Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica).
Fonti principali: Ministero della Salute, Adn, Regione Lazio.
Pagina pubblicata il 7 ottobre 2014. Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014
Ipotesi rigenerazione retinicaLe staminali corneali potrebbero consentire di “riparare” la retina se riprogrammate geneticamente: lo sottolinea un’équipe di ricercatori britannici Si tratta per ora di un mero sogno dell’oculistica. A livello sperimentale si è aperta però la possibilità di rigenerare la retina utilizzando cellule staminali corneali riprogrammate prelevate da una zona della superficie oculare chiamata limbus. Se questa strategia avrà successo, in futuro si potranno scegliere delle cellule della superficie oculare, prelevarle, modificarle geneticamente e coltivarle in laboratorio fino a trasformarle in staminali retiniche: a questo punto potranno teoricamente essere usate per “riparare” la retina.Un nuovo studio britannico, pubblicato dall’Università di Southampton e da quella di Bristol (Gran Bretagna) su PLOS One, va in questa direzione: dà nuove speranze a persone malate di malattie retiniche per cui oggi non esiste cura come, ad esempio, la forma secca della degenerazione maculare legata all’età (AMD atrofica). Le malattie degenerative della retina, infatti, sono un’importante causa di cecità a livello mondiale: poiché i neuroni retinici muoiono si creano dei “buchi” a livello visivo (chiamati scotomi). “Queste cellule [le staminali della cornea] – spiega il ricercatore Andrew Lotery dell’Università di Southampton – sono facilmente accessibili e hanno una plasticità sorprendente, il che le rende una
Fonte appetibile di cellule per terapie future. Questo approccio aiuterebbe ad evitare complicazioni legate al rigetto o alla contaminazione perché le cellule prelevate da un occhio sarebbero impiantate nel paziente stesso”. Questa ricerca è stata effettuata su cavie di laboratorio (topolini) e su cellule umane. I ricercatori sono riusciti a trasformare le cellule progenitrici della cornea in cellule retiniche. Tuttavia “è probabile che una differenziazione completa richieda una regolazione più ampia”; insomma, occorreranno altre ricerche per riuscire a trasformare cellule della superficie oculare in veri e propri fotorecettori. Per ora, quindi, non si è ancora riusciti a rigenerare perfettamente un sofisticato tessuto fotosensibile qual è effettivamente la retina.
Il GPS cerebrale, scoperta da Nobel Il senso dell’orientamento richiede il corretto funzionamento di strutture specifiche. Premiati Keefe e i coniugi Moser6 ottobre 2014 – Gli scopritori del cosiddetto “GPS cerebrale” vincono il Nobel per la medicina. L’istituto svedese Karolinska l’ha assegnato a John O´Keefe e ai coniugi May-Britt ed Edvard I. Moser. Nella motivazione si legge che il Premio è stato conferito “per le loro scoperte di cellule che costituiscono un sistema di posizionamento nel cervello”. Ovviamente anche la vista è fondamentale per l’orientamento. Pare che soprattutto le donne scelgano dei luoghi specifici come punti di riferimento, mentre negli uomini il senso dell’orientamento spontaneo sarebbe più spiccato. Sono comunque necessarie anche delle mappe cerebrali per orientarci nello spazio: dai ricercatori premiati sono stati dimostrati i fondamenti cellulari di una delle funzioni cognitive più elevate. Se nel 1971 John O´Keefe aveva già scoperto il primo componente del sistema di posizionamento nei ratti (nell’ippocampo), è stato solo nel 2005 che May-Britt and Edvard Moser hanno individuato le “cellule a griglia”, che rendono possibile la determinazione della posizione e la navigazione da un punto all’altro. Insomma, si tratterebbe di una sorta di navigatore biologico incorporato nel cervello.
Troppe attese e ticket più elevati, i cittadini si curano menoPresentato il 30 settembre alla Camera dei Deputati il XVII Rapporto Pit Salute-Tribunale del malato1 ottobre 2014 – Nove mesi d’attesa per una visita oculistica o per un elettrocardiogramma, un anno per una TAC, venti mesi per una visita psichiatrica. Sono questi i tempi medi che lo scorso anno sono stati “denunciati” al Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva , il quale il 30 settembre 2014 ha presentato il XVII Rapporto PIT Salute presso la Camera dei Deputati. é emerso “con grande evidenza che le difficoltà economiche, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso spingono i cittadini a rinunciare alle cure e a sacrificare la propria salute”. Insomma, le prestazioni offerte dalla sanità pubblica sembrano perdere colpi.Su oltre 24 mila segnalazioni del 2013, in quasi un quarto dei casi (23,7%, +5,3% rispetto al 2012) riguardano le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate da liste di attesa (58,3%, -16% sul 2012), il peso dei ticket (31,4%, +21% nel 2013 rispetto all’anno precedente) e l’ intramoenia considerata economicamente poco sostenibile (per il 10,1% degli interpellati). Ciò che allontana sempre più i cittadini dalle cure e dalla sanità pubblica è l’onere dei ticket e l’obbligo di “sopportare” la lista di attesa con tempi troppo spesso dilatati (nonostante gli obblighi di legge vigenti). Le segnalazioni sui tempi eccessivamente lunghi restano ancora al vertice delle preoccupazioni dei cittadini: a lamentarsi per le liste di attesa è il 58,5% degli intervistati, quasi ugualmente ripartite fra esami diagnostici (34,1%), visite specialistiche (31,4%, tra cui quelle oculistiche) e interventi chirurgici (27,1%, compresi quelli a livello oculare).“Dobbiamo innanzitutto ridurre i ticket – ha ammonito Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva –, scongiurare nuovi tagli al Fondo Sanitario Nazionale e governare seriamente i tempi di attesa di tutte le prestazioni sanitarie, e non solo di alcune come accade ora, mettendo nero su bianco un nuovo Piano di Governo dei tempi di attesa, fermo al 2012. E ancora, affrontare l’affanno che ospedali e servizi territoriali stanno vivendo”. Inoltre, ha osservato Aceti, “è fondamentale agire seriamente sui LEA (Livelli Essenziali d’Assistenza, ndr), aggiornandoli dopo 14 anni, oltre che strutturare e implementare un nuovo sistema di monitoraggio che fotografi la reale accessibilità degli stessi per i cittadini”.“Si risentono, quindi, gli effetti dei tagli alla spesa pubblica degli ultimi anni, con politiche sia nazionali che locali – ha concluso Cittadinanzattiva – che sono andate nella medesima direzione, assottigliando sempre più l’offerta e le garanzie ed esponendo i cittadini a rischi maggiori in termini di mancata presa in carico”.
Glaucoma e ictus, il nesso è nel Dna Due geni causano la malattia dei piccoli vasi, che aumenta il rischio di ictus e può provocare l’aumento della pressione oculare30 settembre 2014 – I “colpevoli“ sono due geni: si chiamano FOXC1 e PITX2 e nuocciono ai vasi sanguigni. Causano (o contribuiscono a provocare) una malattia detta dei “piccoli vasi”, che può colpire anche il cervello, incrementando fino a dieci volte il rischio di ictus. Un nuovo studio canadese – condotto presso l’Università di Alberta e pubblicato sul Journal of Clinical Investigation– ha cercato di capire meglio le cause genetiche dell’infarto cerebrale e i suoi legami con altre malattie.Quegli stessi geni sono stati anche associati alla sindrome di Axenfeld-Rieger, che può provocare il glaucoma, malattia spesso associata a una pressione oculare eccessiva. Il glaucoma legato a questa sindrome rara si può presentare già nei neonati, anche se di solito compare durante l’adolescenza o l’inizio della vita adulta. “è stato scoperto – scrive l’Università canadese – che le mutazioni [genetiche] esitano nella malattia cerebrale dei piccoli vasi persino in pazienti di un anno. Inibendo questi geni [FOXC1 e PITX2] in modelli di laboratorio i ricercatori hanno indotto cambiamenti vascolari cerebrali comparabili [alla malattia reale] e hanno capito il funzionamento di maccanismi cruciali coinvolti”.
L’importanza dell’esperienza visivaSe le cavie neonate restano sempre al buio non si verifica un corretto sviluppo delle aree cerebrali deputate alla visione26 settembre 2014 – E fu la luce. Dopo la nascita lo sviluppo delle aree visive della corteccia cerebrale avviene anche grazie agli stimoli luminosi, che contribuiscono allo sviluppo delle sinapsi. L’attivazione di alcuni circuiti cerebrali si verifica con un “menù” a base di fotoni e forme colorate. Ricercatori giapponesi – che hanno recentemente pubblicato uno studio su The Journal of Neuroscience– hanno osservato che, se le cavie neonate vengono tenute al buio, le sinapsi delle loro aree visive non si sviluppano. Invece, se vengono esposte a una luce diffusa si verifica uno sviluppo sinaptico, ma in modo limitato.Bisogna che l’esperienza visiva plasmi correttamente i circuiti neuronali. Se un bambino è affetto da ambliopia va trattato, ad esempio, bendando l’occhio sano per stimolare l’altro occhio, altrimenti non si sviluppano i sistemi di elaborazione cerebrale dei segnali retinici. In conclusione, prendere l’abitudine di vedere sin da piccoli è una condizione indispensabile per poter vedere bene da adulti.