I tuoi occhi

Glossario

Abbagliamento = sensazione sgradevole prodotta da una luminosità maggiore rispetto a quella a cui gli occhi si sono adattati. Può provocare fastidio oculare e riduzione delle capacità visive; generalmente ha un carattere temporaneo.

Abrasione corneale = erosione di una porzione della superficie corneale, con perdita di tessuto superficiale (epitelio) che induce sensazione di corpo estraneo, dolore, fotofobia, arrossamento oculare e lacrimazione.

Accomodazione = funzione svolta dall’occhio al fine di mantenere nitida l’immagine (messa a fuoco sulla retina) di un oggetto a diverse distanze. è determinata dalla contrazione di alcuni muscoli all’interno del bulbo oculare che agendo sul cristallino ne modificano la forma e di conseguenza il potere diottrico. (Vedi anche presbiopia).

Accumuli di pigmento = depositi di pigmento accumulato in forme irregolari sotto la retina. Di solito si riscontrano quando ci sono state irritazioni pregresse dell’epitelio pigmentato retinico con successiva cicatrizzazione.

Acromasia (oppure acromatismo, acromatopsia, monocromasia)= rara incapacità a distinguere i colori. Non progressiva, ereditaria.

Acuità (acutezza) visiva= capacità dell’occhio di distinguere due punti vicini, misurata dall’angolo minimo sotto cui devono essere visti perché l’occhio li percepisca separatamente.

Adattamento al buio= processo con cui un occhio, in condizioni di bassa illuminazione, diviene più sensibile alla luce.

Adattamento alla luce= processo fisiologico (primariamente retinico e fotochimico) di adattamento dell’occhio alla luce intensa.

Alacrimia= anomalia della secrezione lacrimale che varia da una totale assenza a una ridotta secrezione delle lacrime (ipolacrimia).

Amaurosi fugace= improvvisa e transitoria riduzione del visus in un occhio, che va dal restringimento del campo visivo fino alla cecità temporanea completa. Generalmente è causata da una riduzione del flusso di sangue della retina.


Ambliopia
= Si tratta di un deficit della vista di un occhio o di entrambi gli occhi, alla cui base non c’è un danno anatomico ma un deficit funzionale. Tale deficit si instaura nell’età infantile in seguito ad un errato sviluppo della funzione visiva. Esiste, infatti, un periodo cosiddetto plastico in cui il cervello del bambino impara a vedere. Ma se le informazioni visive (immagini) arrivano in maniera alterata e, soprattutto, non vi è corrispondenza tra l’immagine di un occhio e quella percepita dall’altro, il cervello non procede alla normale fusione delle due immagini e ne sopprime una, di solito la peggiore. Quest’occhio diventerà ambliope, detto più comunemente occhio “pigro”. Dunque, esso non sarà in grado di vedere bene anche con la correzione ottica. Le principali cause che impediscono alle immagini di giungere a fuoco sulla retina sono: 1. I difetti visivi (ametropie: miopia, ipermetropia e astigmatismo); 2. le deprivazioni visive (strabismo, ptosi, opacità del cristallino o della cornea). Affinché la terapia sia efficace bisogna eliminare la causa di sfuocamento delle immagini mediante la prescrizione di occhiali ed il bendaggio dell’occhio migliore, in modo da stimolare ed ottenere una buona vista dall’occhio che vede meno. Più precocemente si interviene e più rapido e completo sarà il recupero visivo.

Ametropia = difetto visivo correggibile con occhiali, lenti a contatto o con chirurgia refrattiva.

Astigmatismo: è un difetto visivo che comporta una minore nitidezza visiva a causa di una deformazione della superficie dell’occhio (cornea) o di un’alterazione delle strutture interne del bulbo oculare. A causa di due punti di fuoco invece che uno solo le immagini risultano poco definite. Si può correggere mediante lenti.

Bastoncelli= Fotorecettori presenti soprattutto nelle zone periferiche della retina (margini del campo visivo), sensibili al movimento ma meno accurati dei coni a livello di nitidezza dell’immagine. A differenza di questi ultimi non sono sensibili ai colori, ma all’intensità della luce. Se ne contano circa 120 milioni solo nella retina umana.

Bulbo oculare= Ha una forma leggermente ovoidale e misura, nel soggetto normale, circa 23-24 millimetri di lunghezza, 23-23,5 mm di larghezza e 23-23,6 mm di altezza. Si trova all’interno della cavità orbitaria (ossea). I suoi movimenti sono di diverso tipo: verso l’esterno e verso l’interno (abduzione-adduzione), verso l’alto e verso il basso (quando si alza o si abbassa lo sguardo) e rotazione.

Camera anteriore= Spazio posto tra la cornea e il cristallino , riempito di umor acqueo.

Camera posteriore= Spazio posto tra il cristallino e l’iride (faccia posteriore). E’ una cavità ripiena di umor acqueo, allo stesso modo della camera anteriore.

Camera vitrea= vedi Corpo vitreo

Campo visivo = è lo spazio percepibile quando entrambi gli occhi guardano davanti e la testa è ferma. Viene valutato mediante la perimetria o esame del campo visivo (manuale o computerizzato). Consiste nella misurazione della sensibilità luminosa in un numero sufficiente di punti. Il paziente viene fatto accomodare di fronte ad uno strumento a forma di cupola: deve sempre guardare diritto di fronte a sé (è importante non spostare lo sguardo) e premere un pulsante quando percepisce un punto luminoso. Tale esame è fondamentale nei pazienti con sospetta ipertensione oculare e in coloro che sono affetti da glaucoma.

Cheratinizzazione=Si possono distinguere tre tipi diversi: l’ipercheratosi (ispessimento anomale dello strato corneo), la paracheratosi (conservazione anomale dei nuclei dello strato corneo) e la discheratosi (cheratinizzazione precoce delle cellule isolate del corpo mucoso di Malpighi).

Congiuntiva = è una mucosa quasi trasparente e vascolarizzata che ricopre la parte anteriore del bulbo oculare ad eccezione della cornea (congiuntiva bulbare) e la parte interna delle palpebre (congiuntiva tarsale). Contiene ghiandole che secernono le diverse sostanze che compongono il film lacrimale. Forma il sacco congiuntivale, una sorta di tasca che si crea tra l’interno della palpebra e il bulbo oculare.

Coni=Fotorecettori presenti principalmente nella zona centrale della retina responsabili della visione distinta e della percezione dei colori. Se ne contano circa 6 milioni per occhio. Ne esistono tre tipi diversi, sensibili rispettivamente al colore rosso, al verde e al blu-violetto. Quest’ultimo viene percepito grazie ai coni corti – che hanno il maggiore assorbimento di luce per una lunghezza d’onda attorno ai 400 nanometri (nm) -, mentre i coni medi – particolarmente sensibili al verde – hanno un picco di assorbimento intorno ai 500 nm; infine, i coni lunghi assorbono maggiormente la luce rossa (600 nm). Gli altri colori vengono percepiti grazie a un’attivazione combinata di più tipi di coni. Ad esempio, il giallo attiva sia i coni medi (sensibili al verde) che quelli lunghi (che captano il rosso). Invece, il bianco attiva tutti e tre i tipi di coni simultaneamente. (Vedi anche fotorecettori e retina).

Cornea = parte anteriore e trasparente dell’occhio, a contatto con l’esterno: è la prima struttura attraversata dai raggi luminosi. Ha la forma di una calotta semisferica e svolge la funzione di lente (oltre al cristallino). La sua curvatura può essere modificata per mezzo del laser per correggere i difetti di refrazione. Generalmente si utilizza solo la parte centrale. È delimitata perifericamente dal limbus sclerocorneale (linea di confine tra cornea e sclera in cui si trovano le cellule staminali responsabili della rigenerazione dell’epitelio). In condizioni fisiologiche ha un diametro di circa 11 mm. In assenza di malattie, oltre ad essere trasparente non contiene vasi sanguigni. Il suo spessore è un criterio importante per la selezione del paziente che deve sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva (le cornee non devono essere troppo sottili). La struttura corneale è formata da più strati quali l’epitelio, la membrana di Bowman, lo stroma, la membrana di Descemet e l’endotelio, ognuno con una propria funzione specifica. In particolare, l’epitelio corneale è lo strato protettivo che, se interessato da traumi ed infezioni, ha comunque la capacità di rigenerarsi. Lo stroma ha prevalentemente una funzione strutturale ed è lo strato con lo spessore maggiore (90-95% dello spessore). L’endotelio, invece, agisce come rivestimento interno ed impermeabile. Purtroppo le cellule endoteliali non hanno la capacità di rigenerarsi e, quindi, in seguito a traumi o malattie diminuiscono di numero. L’epitelio corneale costituisce, insieme alle lacrime, la cosiddetta “superficie corneale“. Alterazioni dei normali meccanismi fisiologici possono causare l’“occhio secco“: la malattia che comporta la continua sensazione di corpo estraneo, secchezza e talvolta rossore. Al momento non vi sono terapie specifiche per affrontare la patologia, se non l’utilizzo di lacrime artificiali.

Coroide=è una membrana fibrosa e ricca di vasi sanguigni, che si trova tra la retina e la sclera (è la struttura intermedia). E’ una delle tre parti che compongono l’uvea. Ha una funzione di nutrimento del bulbo oculare.

Corpo vitreo = è una sostanza gelatinosa e trasparente che riempie la camera vitrea (la cavità centrale dell’occhio); è attraversato dai raggi luminosi che, dopo aver attraversato il cristallino, vanno poi a colpire la retina. Costituisce circa i due terzi del volume oculare; è composto per la quasi totalità da acqua (circa 99%), ma anche da proteine e sali minerali. Al suo interno, soprattutto a causa dell’età o per particolari patologie, possono formarsi i corpi mobili vitreali (le cossiddette “mosche volanti“, che hanno l’aspetto di punti o filamenti mobili, scuri o semitrasparenti: il fenomeno è detto miodesopsia).

Cristallino = Lente naturale, presente all’interno dell’occhio, flessibile e trasparente nel paziente sano. Consente di mettere a fuoco, assieme alla cornea, i raggi luminosi sulla retina. E’ controllata da un’apposita struttura muscolare la quale, rilasciandosi o contraendosi, ne modifica la curvatura, permettendo così di mettere a fuoco gli oggetti posti a differenti distanze (accomodazione). Dopo i 40 anni, tuttavia, questa capacità diminuisce perché si va incontro a un fisiologico processo d’invecchiamento, che fa perdere al cristallino la sua flessibilità (si diventa presbiti). Inoltre, col passare degli anni tende ad opacizzarsi (perde la sua trasparenza), in modo più o meno rapido e profondo a seconda dei soggetti. Il cristallino ha una forma circolare, è biconvesso, misura circa 8 millimetri di diametro e ha una spessore di circa 3,6 millimetri. La sua superficie anteriore dista circa 3 mm dalla cornea ed è curva, ma la superficie posteriore ha una curvatura ancora più forte. Il suo potere refrattivo è dovuto a una serie di strati concentrici che hanno un grado di curvatura maggiore man mano che ci si avvicina al centro.

Cromosoma = Macrounità in cui è suddiviso il DNA (vedi). Nell’essere umano i cromosomi sono presenti in 23 coppie, di cui una è costituita dai cromosomi sessuali (gameti). Sono formati da cromatina e divengono visibili solo durante il processo di divisione cellulare. Ogni cromosoma è costituito da due subunità (i cromatidi), ognuna delle quali è a sua volta costituita da due filamenti.

Daltonismo
= Vedi discromatopsia.

Discromatopsia= Alterazione della percezione dei colori. Può essere congenita od acquisita. I difetti congeniti sono una condizione ereditaria e colpiscono quasi esclusivamente i maschi: sono causati da un’alterazione dei pigmenti dei coni. I difetti acquisiti sono secondari a patologie della retina e del nervo ottico. Tale difetto può essere diagnosticato attraverso l’esame del senso cromatico. Sono disponibili vari test: il più comune e più utilizzato, anche perché di facile esecuzione, è rappresentato dalle Tavole di Ishihara; queste consistono in una serie di ‘mosaici’ di macchioline di diversi colori, che formano numeri o simboli visibili solo da soggetti normali; le tavole sono differenziate in maniera tale da evidenziare i vari tipi di discromatopsia e l’entità del difetto. La forma più conosciuta ed importante è il daltonismo.

DNA= è il codice della vita presente in ogni cellula, soprattutto nel nucleo (ma anche nei mitocondri, organelli presenti nel citoplasma). Si tratta di una molecola (acido desossidoribonucleico) in cui sono contenute le informazioni che caratterizzano ogni organismo, ovvero che stabiliscono la sua costituzione e il suo funzionamento. Si presenta sotto forma di un lungo filamento (doppio) a forma di elica, suddiviso in 23 unità dette cromosomi. L’“alfabeto“ della vita è semplice: è composto da quattro basi azotate, ossia da A (adenina), T (timina), G (guanina) e C (citosina), ognuna delle quali si può combinare solo con un’altra (ovvero A con T o viceversa e G con C o viceversa). Le basi, assieme agli zuccheri e ai gruppi fosfati, costituiscono i nucleotidi ovvero i ‘mattoncini’ del DNA: è come se fossero le lettere di un testo che formano le parole (i geni); queste ultime, a loro volta, sono metaforicamente raggruppate in paragrafi (nucleosomi) e in capitoli (cromosomi): tutti assieme formano il libro completo (genoma). Il genoma – ovvero la totalità dell’informazione genetica – è identico nei diversi esseri umani in misura del 99, 5 per cento circa. Una sola copia di esso è lunga circa 3 miliardi di basi azotate.

Ecografia bulbare e orbitaria = Esame non invasivo, che si esegue come qualunque altra ecografia degli altri distretti corporei; ad occhi chiusi, viene spalmato del gel sulle palpebre e, con un’apposita sonda, si procede all’esplorazione dei tessuti all’interno del bulbo oculare o dell’orbita. L’ecografia B-scan mostra un’immagine a due dimensioni e permette l’esplorazione dei piani assiale, longitudinale e trasverso. L’immagine presenta una morfologia molto simile ad una sezione anatomica. Tale esame è molto utile per lo studio delle strutture all’interno del bulbo e dell’orbita, soprattutto in presenza di opacità della cornea, del cristallino o del vitreo. Viene eseguita prevalentemente per lo studio delle neoformazioni benigne o maligne, nei distacchi di retina o per la ricerca di corpi estranei endobulbari o orbitari. L’ecografia orbitaria permette, inoltre, lo studio dei muscoli extraoculari e del contenuto dell’orbita (ad esempio del grasso retrorbitario) in patologie come quelle tiroidee, che determinano alterazioni a carico di tali strutture.

Fibre zonulari = Fibre elastiche (tendini) che mantengono in sospensione il cristallino. Fanno parte dell’apparato che consente la messa a fuoco mediante la deformazione del cristallino stesso.

Fluoroangiografia (FAG)=Esame effettuato con un colorante (fluoresceina), che viene iniettato per via endovenosa e consente di individuare le lesioni della retina, definendone sede e natura (si scattano una serie di fotografie del fondo oculare). E’ utile sia a livello diagnostico che nel monitoraggio del successo delle terapie seguite.

Fondo oculare = è un esame che consiste nella visualizzazione (diretta o indiretta) delle strutture interne dell’occhio previa dilatazione della pupilla mediante colliri. In particolare, l’esame consente di osservare la retina e la sua vascolarizzazione (arteria e vena centrale nonché loro diramazioni) nonché la “testa” del nervo ottico (papilla).

Fotofobia = fastidio dovuto ad ipersensibilità alla luce, spesso accompagnato da lacrimazione ed associato a congiuntiviti o cheratiti. È opportuno l’uso di occhiali da sole e, qualora fosse riscontrata da parte dell’oculista una patologia del segmento anteriore, l’uso di specifici colliri.

Fòvea= Depressione nella zona centrale della macula, che si trova al centro della retina, adibita alla visione distinta. È avascolare e ospita la maggiore concentrazione di coni, i fotorecettori retinici responsabili della visione nitida e della percezione dei colori. Al centro della fovea c’è la foveola, di spessore ancora inferiore.

Geni = sono quelle unità del Dna (codice genetico) che contengono le istruzioni per sintetizzare le proteine, che sono essenziali per il funzionamento dell’organismo umano. Il gene è l’unità fondamentale dell’ereditarietà ed ha dimensioni variabili (da alcune centinaia di coppie di basi fino a due milioni); gli uomini ne hanno un numero compreso tra i 40.000 e i 50.000, raggruppati in 23 cromosomi. In ogni cellula umana esistono due copie di ciascun gene, ognuna delle quali è ereditata da un genitore.

Ipermetropia: è un vizio di rifrazione causato da un bulbo oculare eccessivamente corto: il punto di fuoco cade posteriormente al piano retinico. Se il difetto è lieve l’ipermetrope lo compensa naturalmente soprattutto in età giovanile (non soffre, quindi, di particolari sintomi). Può manifestarsi però affaticamento visivo o mal di testa durante o dopo la lettura. Può essere necessaria una correzione mediante lenti.

Iride= Parte circolare e colorata dell’occhio, si comporta come il diaframma di una macchina fotografica. Si contrae o si rilascia a seconda dell’intensità luminosa: più luce è presente e più si riducono le dimensioni della pupilla (il foro al centro dell’iride). Il colore degli occhi dipende dalla quantità di pigmento presente nell’iride: gli occhi chiari contengono meno pigmento (quelli azzurri ne contengono scarse quantità), per cui sono più sensibili alla luce. La sua dimensione è regolata da due strati muscolari: lo sfintere della pupilla (anello muscolare), che consente di restringerla, e il muscolo dilatatore (che collega come i raggi di una ruota il margine della pupilla e la sclera).

Limbus = Zona di transizione tra la sclera e la cornea.

Macchie di Bitot= Placche grigie triangolari vicino al limbus, costituite da frustoli di congiuntiva cheratinizzati

Màcula = è la regione centrale della retina e permette la visione chiara e distinta; è costituita dalla fòvea e dalla foveola. Ha una dimensione di circa 1,5 millimetri, ha forma ovale ed è di colore giallastro. E’ composta da uno o più strati di cellule ganglionali ed è ricca di coni (i fotorecettori responsabili della visione distinta e dei colori). Il paziente maculopatico non vede centralmente.

Miodesopsie = Sono dette anche “mosche volanti“ o “ragnatele“. Consistono in ombre mobili – che possono essere puntiformi o filiformi – all’interno del campo visivo. Sono dovute a un’imperfetta trasparenza del corpo vitreo (liquido che riempie il bulbo oculare): sono il risultato di addensamenti locali di sostanze proteiche. Generalmente diminuiscono se si beve molta acqua, ma comunque – se non sono in eccesso – spesso non devono destare preoccupazione perché rappresentano un fenomeno ordinario della fisiologia oculare. Tuttavia può essere opportuno fare un esame del fondo oculare perché, in certi casi, possono essere il sintomo di un distacco di retina . Il fenomeno è frequente nei miopi e nelle persone in età avanzata.

Miopia: è un difetto di rifrazione caratterizzato da una visione sfocata da lontano. Le immagini distanti non vengono percepite nitidamente perché i raggi luminosi convergono davanti alla retina (punto di fuoco anteriore rispetto al piano retinico). La causa più frequente è un bulbo oculare più lungo della norma. Si può correggere tale difetto ricorrendo a lenti.

Nervo ottico= Fa parte del sistema nervoso centrale. È la via attraverso cui i segnali, dalla retina arrivano al cervello (quindi può essere inteso come un prolungamento delle fibre nervose retiniche). I due nervi ottici si incrociano parzialmente, dando origine al chiasma ottico. Quindi, a ognuno dei due emisferi cerebrali arrivano informazioni provenienti da entrambi gli occhi.

Occhio = Funziona come una macchina fotografica tradizionale. I raggi luminosi attraversano la cornea (parte esterna e trasparente ), la pupilla posta al centro dell’iride (simile al diaframma, che si allarga o si restringe a seconda della quantità di luce presente) e il cristallino (lente naturale che, deformandosi, funge da meccanismo di messa a fuoco). La retina, analoga alla pellicola dell’apparecchio fotografico, riceve i raggi luminosi e, grazie a una serie di reazioni chimiche, trasmette gli impulsi al cervello attraverso il nervo ottico (che funziona come un cavo elettrico). Il cervello, rielaborando questi impulsi, ci permette di visualizzare le immagini (è come se “sviluppasse” continuamente fotografie in sequenza). Più in dettaglio i raggi luminosi attraversano la cornea, superano la camera anteriore (riempita di umor acqueo) e passano attraverso la pupilla, la cui dimensione è controllata dai muscoli dell’iride. Poi la luce attraversa il cristallino: questa lente naturale si flette all’azione del muscolo ciliare e delle fibre zonulari, che lo mantengono in sede. I raggi proseguono il loro viaggio attraverso il bulbo oculare attraversando il corpo vitreo (è trasparente, composto prevalentemente da acqua) e, quindi, arrivano sulla retina e – in particolar modo – nella regione della macula: è la parte più nobile della retina e ci permette di discriminare i dettagli. Il sistema vascolare dell’occhio (ad esempio i vasi retinici) serve, ovviamente, a nutrire i vari tessuti. Possiamo pensare che l’intero bulbo oculare può essere paragonato a un piccolo pallone dotato di camera d’aria, riempito d’acqua. La sclera svolge una funzione eminentemente strutturale: questo strato esterno contiene al proprio interno la coroide e retina.

Retina= Paragonando l’occhio a una macchina fotografica tradizionale, è analoga alla pellicola “fotosensibile”. Si tratta di un fine strato di tessuto nervoso (circa 0.2 millimetri nella regione maculare) su cui cadono i raggi luminosi provenienti dall’esterno dell’occhio, che hanno già attraversato le strutture anteriori e intermedie del bulbo oculare. Le cellule che la compongono (in particolare i cosiddetti coni, responsabili della visione a colori, e i bastoncelli) trasformano uno stimolo luminoso, grazie a reazioni chimiche, in uno elettrico che viene poi trasmesso attraverso il nervo ottico e arriva alla corteccia cerebrale, dove l’immagine viene codificata e interpretata.

Retiniti= sono infiammazioni del tessuto retinico. Possono essere causate innanzitutto da infezioni batteriche o virali ma anche da altri microrganismi (protozoi, funghi). Possono presentarsi in modo isolato o, al contrario, far parte di processi che colpiscono varie parti dell’occhio. I sintomi principali – che possono non presentarsi nelle fasi iniziali – sono: annebbiamento della vista, calo del visus e riduzione del campo visivo ma anche comparsa di ‘mosche’ volanti. L’arrossamento oculare è presente quando la retinite è associata a un’uveite anteriore.

Refrattivo, sistema= Insieme delle strutture anatomiche che consentono la visione. Le parti principali di questo “sistema ottico naturale” sono rappresentate dalla cornea e dal cristallino. I raggi luminosi, dopo aver attraversato questi ultimi, vengono messi a fuoco sulla retina. Chi soffre di difetti refrattivi (miopia, ipermetropia, presbiopia e astigmatismo), invece, necessita di un’opportuna correzione (lenti tradizionali, a contatto o chirurgia col laser).

Sclera= Comunemente si chiama “bianco dell’occhio”. Svolge un’importante funzione strutturale (dà resistenza al bulbo), può essere soggetta a infiammazioni (scleriti). È composta da un fitto intreccio di fibre di collagene e continua anteriormente con la cornea.

OCT= Acronimo di Optical Coherent Tomography (tomografia a coerenza ottica). È un esame che permette di analizzare la retina, soprattutto la parte centrale (macula), fornendo immagini di sezioni trasverse. Quindi, l’OCT ci dà informazioni sullo spessore della retina, sulla sua morfologia e sul rapporto tra i vari strati che la compongono. È un esame non invasivo, che non comporta contatto ed è privo di effetti collaterali.

Presbiopia: è un disturbo della vista caratterizzato dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile, della capacità di mettere a fuoco da vicino. Tale riduzione della capacità accomodativa è una condizione fisiologica legata all’avanzare dell’età: dopo i 40 anni il nostro cristallino perde progressivamente la capacità di mettere a fuoco gli oggetti alle differenti distanze. Al contrario dell’ipermetropia, della miopia e dell’astigmatismo non è considerato un vizio o difetto di rifrazione.

Pupilla= Foro posto nella parte anteriore dell’occhio, al centro dell’iride, protetto da uno strato trasparente (cornea). La sua dimensione dipende dall’intensità luminosa (è più piccola quanto maggiore è la luce). (Vedi la voce Iride).

Tonometria= È l’esame che permette la misurazione della pressione dell’occhio, determinata dal rapporto tra la produzione del liquido che si trova nella parte anteriore del bulbo (umor acqueo) e il suo deflusso. Quando non c’è equilibrio tra questi due, si verifica un innalzamento della pressione endoculare che può essere molto pericoloso (glaucoma). L’esame si esegue generalmente mediante uno strumento chiamato tonometro: si instilla un collirio nell’occhio del paziente e si usa una piccola cartina imbevuta di fluorescina, che colora il film lacrimale; poi ci si avvicina all’occhio con un piccolo attrezzo a forma di cono, dotato di luce blu. Vi sono anche altri tipi di strumenti, come lo pneumotonometro, che permette la misurazione del tono oculare mediante un piccolo soffio d’aria.

Umor acqueo= È un liquido salino che si trova tra la cornea e il cristallino. Grazie a una lieve pressione sulla parete interna della cornea ne mantiene la forma.

Umor vitreo= vedi Corpo vitreo

Ùvea= È uno dei tre strati concentrici che costituiscono il bulbo oculare; in particolare, è lo strato intermedio, ricco di vasi sanguigni e di pigmenti, posto tra retina e sclera. Consta di tre parti: iride, corpo ciliare e coroide.

Vitreo= vedi Corpo vitreo

Pagina pubblicata il 3 maggio 2007. Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2013 
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