Quando l’AMD si nasconde nel DNA Scoperti nuovi fattori genetici, ma esistono anche fattori modificabili. Non bisogna fumare, occorre praticare esercizio fisico e alimentarsi correttamente 22 dicembre 2015 – Sono 52 varianti le varianti genetiche identificate nel DNA: sono probabilmente responsabili della malattia retinica più comune tra gli anziani, la degenerazione maculare legata all’età ( AMD ), la cui forma secca – quella più comune – è considerata incurabile e può far perdere la visione centrale.Grazie a un vastissimo studio diretto dal National Eye Institute americano, sono state analizzate oltre 12 milioni di varianti genetiche: sono stati così identificati 34 tratti del DNA (loci) con alterazioni associate alla degenerazione maculare. Dunque la base ereditaria di questa malattia retinica è sempre più ampia (in precedenza si conoscevano solo una ventina di loci).Tuttavia la degenerazione maculare legata all’età ha anche fattori evitabili: non bisogna fumare, è opportuno praticare esercizio fisico regolare e occorre alimentarsi in modo corretto e vario (con verdure, pesce, noci, ecc.). Infatti, se è vero che la componente genetica conta, con uno stile di vita sano si potrebbe tardare o prevenire l’insorgenza della malattia. Questa attenzione è, comunque, opportuna soprattutto se ci sono altri casi di AMD in famiglia.
Fonti principali: Nature, National Eye Institute (NEI)
Facendo movimento si aumenta la plasticità cerebrale e persino la visione ne risente positivamente
Una lunga pedalata può, in qualche modo, fare bene alla vista. Se la strada contro la cecità può essere talvolta in salita, un buono stile di vita comunque può aiutare i nostri occhi a stare meglio.
Grazie a un nuovo studio si è riscontrato un miglioramento della visione grazie al movimento fisico: se un occhio viene bendato, la capacità visiva dell’occhio scoperto migliora per via indiretta, usando una cyclette in precise condizioni sperimentali (agli adulti volontari veniva mostrato un film durante il quale pedalavano a cicli di 10 minuti e per altri 10 si riposavano, per un totale di due ore, coprendo un occhio).
Questo risultato potrebbe, quindi, contribuire a migliorare le tecniche di neuroriabilitazione visiva. La ricerca è stata pubblicata a firma di due ricercatori italiani dell’Istituto di neuroscienze del CNR di Pisa e del Dipartimento di ricerca traslazionale e nuove tecnologie in medicina e chirurgia (Università di Pisa). “L’esercizio fisico – scrivono gli scienziati su Current Biology risulta essere particolarmente interessante per le sue potenziali applicazioni cliniche”. Dunque i ricercatori puntano a migliorare il recupero visivo in chi è ambliope (affetto da occhio pigro): normalmente si possono prevenire danni all’apparato visivo se interviene sin da bambini, coprendo l’occhio sano e spingendo, quindi, quello non attivo a lavorare. Questa ricerca, concludono i due autori, però dimostra per “la prima volta che l’attività fisica aumenta negli esseri umani, a breve termine, la plasticità della corteccia visiva degli adulti”.
Se da un lato è vero che la plasticità neuronale è massima da bambini (durante lo sviluppo), è anche vero che si può – almeno in parte – migliorare la plasticità del cervello degli adulti: nonostante sia molto più limitata, essa resta cruciale per la neuroriabilitazione. Per questo livelli moderati di attività fisica potrebbero contribuire a ottenere risultati migliori a livello visivo.
Dieta sana, ecco la prima ‘medicina’ naturaleSecondo l’Oms contribuisce a prevenire, assieme al movimento, una serie di malattie che vanno dal diabete al cancro17 dicembre 2015 – Esiste una semplice ‘protezione’ contro il diabete (che provoca retinopatia), le malattie cardiache, l’ictus e persino il cancro: un’alimentazione sana, non troppo salata né troppo dolce, ricca di vitamine e senza troppi grassi.L’Oms ha pubblicato il 16 dicembre, nel suo sito ufficiale, una serie di consigli per migliorare il proprio stile di vita sul piano della dieta. Perché mangiare bene migliora la nostra salute e aiuta a prevenire diverse malattie. A questa ‘ricetta’ bisogna però aggiungere l’esercizio fisico regolare. Un adulto su quattro non è sufficientemente attivo nel mondo, ma questa percentuale sale molto tra i giovani: oltre l’80 per cento degli adolescenti non fa abbastanza movimento. Anche l’Italia complessivamente è un Paese pigro, in cui quasi un adulto su due è in sovrappeso oppure è obeso. Quell’alimentazione da tenere d’occhio Quali caratteristiche deve avere una dieta sana secondo l’Organizzazione mondiale della sanità? Per gli adulti le seguenti: 1) mangiare frutta e verdura in abbondanza (almeno 5 porzioni al giorno ovvero più di 400 grammi); 2) meno del 10% dell’apporto calorico deve provenire da zuccheri semplici , il che significa al massimo 12 cucchiaini al giorno di zucchero (circa 50 grammi); 3) meno del 30% dell’apporto calorico deve arrivare dai grassi (preferibili quelli insaturi contenuti, ad esempio, nel pesce, nei girasoli, nelle olive, nelle noci, ecc.); bisognerebbe assumere al massimo 5 grammi di sale iodato al dì (circa un cucchiaino). L’Oms assicura che, se la gente rispettasse questo limite, si potrebbero prevenire ogni anno 1,7 milioni di decessi (ad esempio troppo sale -> aumento della pressione sanguigna -> maggiore rischio di malattie cardiache e di ictus).“Seguire una dieta sana tutta la vita – scrive l’Oms – aiuta a prevenire la malnutrizione in tutte le sue forme e tutta una gamma di malattie e disturbi non trasmissibili. Però una maggiore produzione di cibo lavorato, una rapida urbanizzazione e il cambiamento degli stili di vita hanno condotto a un cambiamento della dieta. La gente ora consuma più cibi ad alto contenuto energetico, di grassi, zuccheri o sale/sodio e molti, nella loro dieta, non assumono abbastanza frutta, verdura e fibre”. Si consideri, inoltre, che secondo uno studio pubblicato su Nature“la maggior parte dei tumori è il risultato di fattori evitabili“ (ad esempio a una dieta errata sono attribuibili il 75% dei casi di cancro colon-rettale). In generale i fattori ambientali causerebbero dal 70 al 90% dei tumori più comuni; dunque lo stile di vita incide di più di quanto non si pensasse in passato (bisogna evitare di fumare, non esporsi troppo al sole e, comunque, proteggersi anche con occhiali scuri a norma di legge, ecc.). Ci sono ancora molti passi in avanti da fare. Ad esempio, in Italia – si legge nel Rapporto Bes 2015 – “la quota di persone in eccesso di peso rimane sostanzialmente stabile nel lungo periodo, con il 44,6% delle persone di 18 anni e più obeso o in sovrappeso. Sebbene il livello sia più basso rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, si tratta comunque di una quota considerevole di popolazione. Anche per quanto riguarda il consumo giornaliero di porzioni adeguate di frutta e verdura, cioè in quantità tali da svolgere un ruolo protettivo per la salute, la percentuale di popolazione interessata da questo stile alimentare continua ad essere molto bassa e non accenna ad aumentare (18,1%) anche per una scarsa conoscenza dei rischi connessi a un’alimentazione povera di questi alimenti che è trasversale alle diverse generazioni. Poco meno della metà della popolazione consuma al massimo due porzioni al giorno tra frutta e verdura“. Più esercizio fisico e miglior cibo Lo scarso movimento fisico aumenta, a livello oculare, i rischi di contrarre la degenerazione maculare legata all’età (a partire dai 55 anni può compromettere la visione centrale), la retinopatia diabetica (l’eccesso di zuccheri nel sangue può provocare danni alla retina) e favorisce l’insorgenza della cataratta (opacizzazione del cristallino). Le persone che non praticano abitualmente esercizio fisico dovrebbero iniziare un’attività moderata per poi incrementarla progressivamente. Secondo l’Oms gli adulti dovrebbero praticare l’esercizio fisico almeno due ore e mezzo la settimana, mentre bambini e adolescenti minimo un’ora al giorno (attività da moderata a intensa). Inoltre bisognerebbe mangiare regolarmente non solo frutta e verdura (evitando invece i grassi animali), ma anche pesce azzurro (ricco di Omega-3), che ha un effetto protettivo sulla retina.
Fonti principali: Who (1), Who (2), Bes salute Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2015
L’oculista non viene sempre consultato in caso di problemi oculari. Quasi il 62% dei genitori ritiene che gli occhiali possano essere prescritti solo dalla prima elementare
Il pediatra è tuttora la figura professionale di riferimento anche quando sono in ballo problemi oculari dei figli, da neonati fino ai 14 anni d’età. Lo si evince da un sondaggio condotto su mille genitori, commissionato da Paidòss (Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza).
L’oculista passa però in primo piano quando un bambino piccolo presenta un “occhio storto” ovvero deviato: richiede una visita oculistica il 45,5% dei genitori, mentre chiedono un consiglio al proprio pediatra il 34,2% delle persone e, infine, il 20,3% aspetta che l’occhio torni dritto spontaneamente. Più della metà dei genitori (56,2%) sa che l’occhio pigro non è correggibile con semplici occhiali (spesso richiede il bendaggio dell’occhio sano per spingere l’altro occhio [[ambliope, ndr]] a lavorare).
Erroneamente il 61,7% delle mamme e dei papà pensa, inoltre, che l’oculista possa prescrivere occhiali solo dall’inizio della prima elementare, il 33,2% solo a partire dai tre anni e il 5,1% sostiene che lo si possa fare subito, alla prima visita oculistica, anche nei primi sei mesi di vita.
Anche se il bambino a scuola lamenta di non vedere bene la lavagna, il più delle volte i genitori chiedono il consiglio al pediatra (39,1%), mentre solo il 35,7% prenota una visita oculistica. Insomma, avere un occhio di riguardo in più per la specializzazione medica non sarebbe poi così sbagliato.
Censis, sanità peggiorata per il 42,7% dei cittadini Presentato a Roma il nuovo Rapporto sulla situazione sociale in Italia. Nel pubblico 55 giorni l’attesa media per le visite specialistiche, quasi 70 giorni per una visita oculistica4 dicembre 2015 – è il 42,7% dei cittadini italiani a pensare che la sanità sia peggiorata negli ultimi due anni, quota che sale al 64% al Sud. Inoltre, il 55,5% considera inadeguato il Servizio sanitario regionale, percentuale che tocca la vetta dell’82,8% nel Mezzogiorno. Lo rileva il Censis nel suo 49° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, presentato oggi a Roma. Per la maggior parte degli italiani (49%), tuttavia, il Servizio sanitario regionale è rimasto uguale, mentre a pensare che sia migliorato è solo l’8,3% degli intervistati.Per evitare le liste d’attesa sempre più spesso si ricorre al privato. Costi e tempi hanno andamenti inversi nel passaggio dal pubblico al privato, poiché all’aumentare dei costi delle prestazioni nel privato corrisponde una diminuzione dei tempi d’attesa e viceversa. In troppi non si curano per motivi economici: nel 41,7% delle famiglie almeno una persona, in un anno, ha dovuto rinunciare a una prestazione sanitaria. D’altronde siamo nell’“Italia dello zero virgola”, in cui le variazioni congiunturali degli indicatori economici sono ancora minime e, secondo il Censis, si può risparmiare ma non si riaccende ancora la propensione al rischio. Eppure l’Italia sembra risvegliarsi lentamente da una sorta di letargo esistenziale. Le difficoltà dei percorsi di cura Gli italiani amano ancora il medico di famiglia: secondo il Censis il 57,3% degli intervistati afferma che dovrebbe essere sua responsabilità dare informazioni circostanziate ai pazienti e guidarli verso le strutture più adatte. Il 42,6% ritiene che gli Uffici relazioni con il pubblico e gli sportelli delle Asl dovrebbero offrire informazioni più precise e articolate. Un italiano su cinque vorrebbe anche disporre di graduatorie sui servizi e la loro qualità basate sui giudizi dei pazienti. Troppa attesa per una visita oculistica nel pubblico Le difficoltà che i cittadini sperimentano nel rapportarsi al Servizio sanitario nazionale sono anche legate ai tempi di attesa eccessivi. Tra le persone che hanno effettuato visite specialistiche e accertamenti diagnostici – nota il Censis – l’attesa media è stata di 55,1 giorni per le visite e 46,1 per un accertamento.Per una prima visita oculistica si aspettano mediamente 69,5 giorni nel pubblico con ticket (contro i 6,4 giorni del privato a tariffa piena), tempi più lunghi, ad esempio, rispetto a una visita cardiologica con elettrocardiogramma (58,5 giorni), ortopedica (48) o ginecologica (38,2). Carenze nell’assistenza dei non autosufficienti Sono oltre tre milioni i non autosufficienti in Italia (3.167.000=5,5% della popolazione). Esiste un modello tipicamente italiano di accudimento di lungo periodo che vede la famiglia al centro. Oggi però il modello scricchiola, mostrando crepe che rendono urgente la messa in campo di soluzioni alternative. Infatti, il 50,2% delle famiglie con una persona non autosufficiente (contro il 38,7% del totale delle famiglie) ha a disposizione risorse scarse o insufficienti. Sono comunque 4,7 milioni gli anziani che sarebbero disponibili ad accettare una soluzione residenziale, a patto che la qualità offerta sia migliore.
Più di un miliardo i disabili, quasi un terzo ciechi e ipovedentiIl 3 dicembre si celebra la Giornata mondiale della disabilità: possibili più inclusione e una migliore accessibilitàSono oltre un miliardo i disabili nel mondo, indicativamente 15 persone su 100. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la metà di essi non può però permettersi l’assistenza sanitaria necessaria. Sono temi che tornano alla ribalta in vista del 3 dicembre , quando si celebra la Giornata mondiale della disabilità dedicata all’inclusione e all’accessibilità. Secondo l’Istat vivono in Italia oltre 3 milioni di persone affette da disabilità gravi. Per quanto riguarda la disabilità visiva, secondo gli ultimi dati Oms disponibili (2012), nel mondo i ciechi sono 39 milioni e gli ipovedenti 246 milioni. Nell’80 per cento dei casi l’ipovisione o la cecità sono, tuttavia, prevenibili o trattabili.“I tassi di disabilità – avverte l’Oms – stanno aumentando a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento globale delle malattie croniche”. Inoltre molti disabili visivi vivono in Paesi a medio o basso reddito, dove spesso c’è un accesso limitato ai servizi socio-sanitari essenziali per tutti i cittadini. “Guardando avanti – osserva il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon in una nota – abbiamo bisogno di rafforzare le sviluppo di politiche e pratiche, in modo da assicurare che l’accessibilità faccia parte di uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Ciò richiede un miglioramento delle nostre conoscenze delle sfide che devono affrontare tutte le persone con disabilità”. Insomma, devono essere concesse loro più opportunità mediante l’inclusione. “Assieme alle persone con disabilità, possiamo – conclude Ban Ki-moon – far progredire il mondo non lasciando nessuno dietro di noi”.
Neurorigenerazione con staminali ombelicali Nuova sperimentazione condotta su cavie animali: sviluppi promettenti per futuro della medicina30 novembre 2015 – Ormai è noto a molti: una donna che partorisce può decidere di conservare il cordone ombelicale del neonato , il quale è ricco di staminali . Alcune di queste potrebbero essere, in un futuro più o meno lontano, utilizzate persino per rigenerare il nervo ottico e la retina . Tuttavia per ora si sono ottenuti risultati apprezzabili solo su cavie animali.Un esperimento promettente in questa direzione è stato condotto da un’équipe angloamericana: secondo i ricercatori della Duke University le staminali ombelicali “aiutano i neuroni retinici dei bulbi dei ratti a crescere a connettersi [tra loro] e a sopravvivere”.I ricercatori hanno visto che, inibendo alcuni membri della famiglia delle trombospondine (proteine), non nascono più nuovi neuriti e connessioni neuronali ( sinapsi ). Gli stessi studiosi stanno ora cercando nuove molecole che promuovano la longevità delle cellule nervose (mentre il fattore di crescita nervoso o NGF è ormai noto da tempo). Le trombospondine sono rilasciate da cellule nervose chiamate astrociti e, tra l’altro, stimolerebbero la formazione di nuovi neuroni (in particolare grazie alle proteine TSP1, TSP2 e TSP4). Tra l’altro recentemente si è visto che la neurogenesi cerebrale avviene, sebbene in maniera molto limitata, anche da adulti. L’esercizio fisico regolare, oltre ad apportare benefici all’intero organismo, stimolerebbe persino la creazione di nuovi neuroni.
SOI, occhi puntati su Roma Dalle staminali ai laser: se ne è parlato al 95° Congresso nazionale della Società Oftalmologica ItalianaSi è fatto il punto sulla vista a Roma. Si è svolto, infatti, dal 25 al 28 novembre il 95° Congresso nazionale della Società Oftalmologica Italiana (SOI). Dalle cellule staminali per rigenerare la superficie oculare all’oftalmologia pediatrica, passando per i laser e le lenti a contatto: sono solo alcuni degli argomenti trattati in questa ultima edizione. Numerosi oculisti, ortottisti e altre figure professionali hanno fatto luce sui più recenti progressi della scienza oftalmologica.Tra gli argomenti più curiosi quelli sui “Visori e rilascio delle patenti di guida”, “Filler e tossina botulinica nel ringiovanimento dello sguardo”, “Correzione della presbiopia con diverse tecniche”. Non potevano naturalmente mancare le più frequenti relazioni sulla cataratta, il glaucoma, le maculopatie e sulle altre patologie oculari più comuni. Da segnalare, inoltre, lo svolgimento di sessioni di chirurgia in diretta. “La SOI – ha spiegato il Presidente Matteo Piovella a margine del Congresso – è il riferimento istituzionale dei settemila oculisti italiani e di tutti gli operatori del mondo della visione”. Allo stato attuale “ci sono quasi cinquemila oculisti iscritti”. Inoltre, ha precisato il Presidente della SOI, “siamo l’unico congresso in cui si spazia a 360° e, soprattutto, discutiamo di argomenti per poi renderli operativi nelle leggi, nelle linee guida, nella pratica di tutti i giorni”. Tra i numerosi stand degli espositori (con tanto di tecnologie mediche all’avanguardia), alla SOI è stato allestito un punto informativo dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus.
Salute, un italiano su due s’informa sul webSolo i medici ancora battono internet, mentre si ricorre più di rado ai consigli dei farmacisti
23 novembre 2015 – Un italiano su due cerca informazioni di salute sul web; solo i medici sono ancora più consultati. A ricorrere in prima battuta a internet sono soprattutto i laureati (73%) e i diplomati (63%): l’uso di un computer connesso cresce in modo direttamente proporzionale al grado d’istruzione. Eppure i pc ancora non battono gli esseri umani, soprattutto quando si tratta di specialisti. Questi sono alcuni risultati di un sondaggio condotto su 2066 maggiorenni, presentato il 18 novembre presso l’Università Sapienza di Roma in occasione di un evento promosso dalla IBSE Foundation (intitolato “La salute in rete: progresso o pericolo?”).L’83% degli italiani cerca su internet informazioni riguardanti le singole malattie, il 66% sulle possibilità di cura e il 64% sui corretti stili di vita. Questo è comune soprattutto tra i 35 e i 44 anni e dopo i 65 anni. Suscitano curiosità anche i farmaci prescritti dal medico (44%), gli integratori alimentari (37%) e i farmaci da banco (35%), a pari merito con gli ospedali specializzati e i centri d’eccellenza. è molto positiva la valutazione del canale web che viene preferito rispetto ai media tradizionali, in particolar modo dalle persone “attente alla salute”, e considerato facile da consultare (85%), utile (76%) e affidabile (65%). Eppure un consulto via internet non può mai sostituire una visita effettuata di persona. Per tutti il medico è ancora un punto di riferimento (per l’85% il medico di base, per il 68% specialista). Ecco allora che – dopo la ricerca sul web – in diversi casi si rivolge al proprio medico: il 63% della popolazione, dopo aver trovato online informazioni sulla salute, si è recato da un dottore per ulteriori delucidazioni e approfondimenti. Vengono solo dopo internet, tuttavia, i consigli del farmacista (37%), quelli di parenti e amici (36%) e infine quelli dei media (24%). “Il web rappresenta un’enorme opportunità in termini di conoscenza, ma nell’esplorare la rete sono necessari gli strumenti per orientarsi sull’autorevolezza delle
Fonti che producono informazioni e in medicina la qualità delle informazioni è una questione centrale”, ha commentato il Prof. Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità –. Tuttavia, “ciò che manca è un portale che in qualche modo sia di riferimento per tutti i temi di natura medica capace di fornire indicazioni basate su evidenze scientifiche. Serve un filo di Arianna per orientarsi nel labirinto delle tante e disparate
Fonti che circolano sul web”.
Link utile: Slide(sondaggio condotto da GfK Eurisko)
Fonte principale: IBSE Foundation for Scientific Research
Responsabilità dei medici, verso una nuova leggeApprovato in Commissione Affari Sociali della Camera il nuovo testo sulla medicina difensiva 20 novembre 2015 – Tutela dei pazienti da un lato ma, dall’altro, limitazione delle possibilità di perseguire i medici per presunti errori professionali: potranno rispondere penalmente del loro operato solo in caso di “colpa grave” (per lesioni personali o decesso), qualora non si siano attenuti alle linee guida e alle pratiche sanitarie più comuni. Questa, in sintesi, la linea del testo licenziato dalla XII Commissione Affari Sociali della Camera, un disegno di legge che dovrebbe approdare in Aula nel 2016, una volta ricevuto il parere positivo delle Commissioni competenti. Più sicurezza e prevenzione, meno esami ‘inutili’ Nel testo si parla non solo di sicurezza quale “parte costitutiva del diritto alla salute”, “perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività, ma anche di “attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie”. “La piena realizzazione delle attività di prevenzione e gestione del rischio sanitario – si legge – rappresenta un interesse primario del Sistema sanitario nazionale perché consente maggiore appropriatezza nell’utilizzo delle risorse disponibili e garantisce la massima tutela del paziente”. Ciò significa che verranno prescritti meno esami ‘inutili’: attualmente capita che i medici si tutelino in questo modo sotto il profilo legale. Inoltre i chirurghi potranno assumersi rischi supplementari in caso d’interventi parecchio complessi.Obbligo di conciliazione in sede civile Diventerà probabilmente obbligatorio almeno un tentativo di conciliazione sul piano civile tra il paziente che pensa di essere stato danneggiato e il medico che presumibilmente ha operato male (con annessa richiesta di risarcimento danni). Il Ministro Lorenzin: “Provvedimento equilibrato“ Esulta il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in una nota diffusa il 19 novembre: “è un risultato storico, una svolta nella lotta alla medicina difensiva, perché riesce a trovare un punto di equilibrio tra le tutele dei medici, che hanno bisogno di svolgere il loro delicato compito in serenità, e il diritto dei cittadini dinanzi ai casi di malasanità”. “L’elaborazione prodotta dai parlamentari impegnati alla Camera ha permesso di cogliere tutti gli obiettivi: cambia la responsabilità del medico sia da un punto di vista penale, poiché il medico non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le linee guida, che civile, prevedendosi la natura extracontrattuale della responsabilità dei medici non liberi professionisti, con conseguente inversione dell’onere della prova e dimezzamento del termine di prescrizione”. Inoltre, spiega ancora il Ministro, “viene introdotta l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione; la conciliazione obbligatoria pone un freno al proliferare dei contenziosi giudiziari; viene limitata, da un punto di vista della quantificazione, l’azione di rivalsa della struttura sanitaria nei confronti del medico; viene creato un fondo di garanzia per le vittime di malasanità”. Complessivamente la Lorenzin lo considera “un provvedimento equilibrato” che dovrebbe consentire ai medici di “lavorare con maggiore serenità” e ai pazienti di vedere “tutelati in modo chiaro e diretto i loro diritti”.