Felicità, Italia cinquantesima al mondo

Persone sorridenti

Aspettativa di vita in salute, situazione economica e qualità dei rapporti interpersonali tra gli indicatori considerati in 156 Paesi. Il 20 marzo l’Onu ha proclamato la Giornata mondiale della felicità

18 marzo 2016 – Anche la salute fa la felicità. Così la pensano i curatori del nuovo Rapporto mondiale ad essa dedicata, in vista della giornata mondiale della felicità proclamata dall’Onu il 20 marzo. L’Italia si colloca al 50° posto, quasi a un terzo nella lista dei 156 Paesi considerati, stabile rispetto all’anno precedente, perdendo cinque posizioni rispetto al 2013.

Come si misura il benessere

Avvalendosi di vari esperti, il Rapporto “descrive come le misure del benessere possano essere utilizzate efficacemente per verificare il progresso delle nazioni”. In particolare tra i fattori considerati compaiono i seguenti: Pil pro capite, aiuto da parte degli altri, aspettativa di vita in salute, libertà di fare scelte di vita, generosità, percezione del livello di corruzione.

Uno stato di “estasi” dell’anima viene di fatto ridotto a un livello di soddisfazione o benessere scomposto in fattori precisi e “oggettivamente” quantificabili.
Ci sono – scrivevano i curatori del Rapporto 2015 – quattro pilastri del benessere, comprese le relative basi neuronali:

  1. emozione positiva prolungata;
  2. recupero da un’emozione negativa;
  3. empatia, altruismo e comportamento prosociale;
  4. pensiero erratico, consapevolezza e affettività basata su legami.

Chi è al top e come si piazzano gli altri Paesi


Al top della classifica del nuovo Rapporto troviamo la Danimarca, la Svizzera e Islanda, a cui seguono Norvegia, Finlandia, Canada, Olanda, Nuova Zelanda, Australia e, decima, la Svezia. Nel paniere l’aspetto economico conta parecchio, così come il livello di fiducia negli altri.

Come in ogni studio, ci sono risultati opinabili e alcuni persino paradossali. Sorprende scoprire la Germania al 16° posto nell’“eudemonia” e la Spagna al 37°, così come attribuire alla Malesia, al Nicaragua e all’Uzbekistan un indice di felicità un po’ più alto di quello del nostro Paese. Però i nipponici sono un po’ meno felici di noi, dovendosi accontentare un 53° posto, a netta distanza dagli “allegri” austriaci (in 12° posizione), dagli americani (13°), dai belgi (18°) o dagli irlandesi (19°). Gli inglesi risultano 23esimi in questa scala della felicità o, per meglio dire, del livello complessivo di soddisfazione, nettamente meglio dei francesi, che si collocano al 32° posto.

Dove vivono invece i meno felici della Terra? In Ruanda, Benin, Afghanistan, Togo, Siria e, infine, in Burundi. In molti di questi Paesi c’è però stata oppure è in corso una guerra. In Italia, invece, la crisi (socio)economica duratura non ha certo aiutato, facendoci “scivolare” in classifica rispetto a tre anni fa.

Fonti:World Happiness Report 2016;
Independent

Schermi, la giusta distanza e le pause

Posizione corretta al pc

L’affaticamento oculare si può verificare soprattutto dopo un uso prolungato e continuativo del computer: si riduce la tendenza ad ammiccare



Quando si è al computer sono utili alcuni “trucchi“ per tutelare la propria salute. Ad esempio, evitare l’affaticamento visivo causato da un uso prolungato e continuo degli schermi è relativamente facile. Nell’era dell’homo digitalis basta fare interruzioni periodiche, eliminare eventuali riflessi, sedersi alla distanza corretta e ammiccare con frequenza. Sono questi i principali consigli dati dall’Associazione americana di optometristi (AOA).

“Mediamente un lavoratore americano trascorre sette ore al giorno al computer, in ufficio e a casa”, spiega l’Associazione statunitense. Non a caso, secondo un sondaggio condotto nel 2015, il 58% degli adulti intervistati ha sperimentato affaticamento oculare o altri problemi visivi usando dispositivi digitali.

Dunque nel mese di marzo, in particolare negli Usa, viene ricordata l’importanza di controlli oculistici completi e periodici per “salvare la vista”: si tratta di una campagna di sensibilizzazione per la tutela della salute dei cittadini, che possono spesso prevenire i disturbi oculari.

L’affaticamento oculare digitale può essere evitato, secondo l’AOA, con cinque semplici accorgimenti:

  1. seguire la regola 20-20-20: prendere una pausa ogni 20 minuti e guardare per 20 secondi a una distanza di almeno 20 piedi (ossia minimo 6 metri). In alternativa si può fare un’interruzione di un quarto d’ora ogni due ore ( approfondisci );
  2. mantenersi a una distanza adeguata dallo schermo . Bisogna sedere comodamente, riuscire a leggere chiaramente lo schermo e rimanere col busto eretto, che deve restare appoggiato allo schienale. La distanza ottimale è di 50-70 centimetri tra gli occhi e la superficie dello schermo;
  3. guardare da un’alt(r)a prospettiva. Idealmente lo schermo del computer dovrebbe trovarsi 15-20 gradi più in basso rispetto all’altezza degli occhi ;
  4. ridurre o evitare la sensazione di abbagliamento . Anche se non c’è un sistema per eliminare completamente i riflessi, potete utilizzare un copri schermo (dotati di uno speciale filtro). In ogni caso, la

    Fonte luminosa non deve essere posta né alle spalle né oltre il vostro schermo, ma idealmente deve trovarsi lateralmente (possibilmente a 90°, comunque a non meno di 30°);

  5. ammiccare frequentemente . Per minimizzare il rischio di occhio secco bisogna sbattere le palpebre regolarmente con l’uso prolungato dei dispositivi elettronici (accentuato dall’uso di aria condizionata o del riscaldamento).

A questi consigli se ne possono aggiungere alcuni altri: la luminosità dello schermo e il contrasto devono essere ben regolati (non si deve avvertire una sensazione di fastidio fissando lo schermo); se necessario si possono installare lacrime artificiali; bisogna mettersi gli occhiali prescritti dall’oculista. Inoltre quando si fa la pausa ciclica è opportuno alzarsi dalla sedia e fare due passi: la sedentarietà prolungata può causare anche altri problemi di salute, ad esempio alla schiena o agli arti.
Fonte principale:
AOA

OMS, quasi un decesso su quattro per inquinamento

inquinamento

La formazione della cataratta è favorita dai raggi ultravioletti e dai fumi inquinanti. Ci si può proteggere con occhiali da sole a norma e vanno evitati gli ambienti insalubri
16 marzo 2016 – L’inquinamento è entrato con prepotenza nelle nostre vite fino, in alcuni casi, a spezzarle. Nel mondo il 23% dei decessi, pari a circa 12,6 milioni di persone l’anno, è riconducibile – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) – a un ambiente insalubre. È stata pubblicata il 15 marzo la seconda edizione del volume Prevenire le malattie mediante ambienti sani: una valutazione globale dell’impatto delle patologie dovute a rischi ambientali.

I rimedi? Potremmo indicare i seguenti:

  1. almeno due ore e trenta minuti d’esercizio fisico la settimana (da moderato a vigoroso);
  2. evitare ambienti esterni inquinati;
  3. non utilizzare combustibili inquinanti all’interno della propria casa (ad esempio per cucinare).
    una prassi molto diffusa nei Paesi in via di sviluppo.

    A livello mondiale circa un quinto delle cataratte corticali è attribuibile alle radiazioni ultraviolette ovvero ai raggi solari non filtrati. Inoltre, avverte l’OMS, “l’impoverimento dello strato d’ozono nella stratosfera ha portato a un aumento dell’esposizione agli UV e, di pari passo, lo sviluppo del rischio di cataratta è probabile che aumenti ulteriormente. Anche l’esposizione ai fumi della cucina [non da metano o altre fonti pulite, aumenta il rischio di formazione della cataratta, con una stima del 35% attribuibile alle donne […] ossia al 24% dei casi di cataratta totali”.

    Quindi l’incidenza della cataratta potrebbe essere ridotta mettendosi, quando c’è un sole forte, occhiali dotati di filtri scuri e berretti con visiera così come riducendo l’esposizione a combustibili inquinanti per cucinare. Si tenga conto che, complessivamente, 8,2 milioni di morti per malattie croniche sono attribuibili all’inquinamento dell’aria, compresa l’esposizione passiva al fumo di tabacco.
    Fonti:
    WHO 2016 ; Panorama della Sanità

Cataratta, cristallino rigenerato con le staminali

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Cataratta, cristallino rigenerato con le staminali Un nuovo metodo proposto da ricercatori cinesi e americani come possibile alternativa, per i bambini piccoli, all’operazione chirurgica classica. Per ora è una tecnica sperimentale testata su cavie e neonati con cataratta La rigenerazione del cristallino può ottenersi con le staminali ricavate dal cristallino stesso: il recupero della funzionalità visiva potrà essere utile soprattutto in caso di cataratta congenita (nei bambini piccoli), forse riuscendo a evitare l’intervento chirurgico classico e ricorrendo, invece, a una chirurgia minimamente invasiva. Anche se per ora è una mera possibilità sperimentale, questa nuova frontiera della medicina è stata esplorata da un’équipe di ricercatori che lavorano in Cina e in California. “Per quanto ne sappiamo – scrivono in una Lettera pubblicata da Nature – la rigenerazione del cristallino umano non è ancora stata dimostrata. Attualmente l’unico trattamento per la cataratta, la causa più importante di cecità a livello mondiale, consiste nell’estrarre il cristallino catarattoso e impiantarne uno artificiale intraoculare”. Invece, applicando la loro tecnica innovativa, i ricercatori hanno isolato cellule staminali/progenitrici epiteliali del cristallino (LEC) che preservano le cellule stesse. La rigenerazione funzionale si è ottenuta non solo in conigli e macachi, ma anche in bambini piccoli affetti da cataratta. “La trasparenza lungo l’asse visivo – precisano i ricercatori – è stata ottenuta in quasi tutti gli occhi di neonati affetti da cataratta dopo una chirurgia minimamente invasiva (95,8%)”. Durante lo studio è stata confrontata questa nuova tecnica sperimentale (24 occhi) con la chirurgia classica (50 occhi). “Il nostro metodo differisce, a livello concettuale, dalla pratica corrente, poiché preserva al massimo le LEC endogene e il loro ambiente naturale rigenerando i cristallini, ripristinando la funzionalità visiva. Il nostro approccio – concludono gli studiosi – dimostra [la fondatezza] di una nuova strategia di trattamento per le cataratte e offre un nuovo paradigma per la rigenerazione tissutale ricorrendo a staminali endogene”.

Fonte: Nature

Pagina pubblicata il 15 marzo 2016.

Ultima modifica: 16 marzo

Più inquinamento, più occhio secco

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Più inquinamento, più occhio secco Livelli più alti di ozono e minore umidità sono maggiormente correlati al fastidio oculare 14 marzo 2016 – Occhi sempre più secchi nel mondo: ne soffrirebbe almeno una persona su dieci. La cause sono diverse: si va dall’inquinamento atmosferico all’abuso di aria condizionata, passando per il lavoro prolungato davanti agli schermi ed eventuali allergie. Un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology si concentra, in particolare, sulla correlazione tra il fastidio oculare e i livelli di un inquinante come l’ozono, tenendo conto anche del livello di umidità. La ricerca è stata condotta su un database di 16.824 persone (indagine coreana sulla salute e la nutrizione). I dati sullo stato dell’aria sono stati raccolti in 283 stazioni di monitoraggio della Corea del Sud. “Livelli più elevati d’ozono e livelli inferiori d’umidità – scrivono i ricercatori universitari di Seul e Incheon – sono stati associati alla sindrome dell’occhio secco nella popolazione coreana, mentre così non è stato con i livelli di PM10”. Insomma, le cosiddette polveri sottili – che sicuramente nuocciono all’organismo – non sembrano influenzare la secchezza oculare. L’occhio secco è una condizione abbastanza frequente in oftalmologia: si stima che colpisca il 12-16% della popolazione generale. In genere si ricorre all’instillazione di lacrime artificiali e altri umettanti oculari (ad esempio gel oftalmici notturni). Va detto che, soprattutto se si lavora molto davanti a uno schermo, si tende istintivamente a sbattere di meno le palpebre (riduzione dell’ammiccamento). Quindi è opportuno fare pause e guardare lontano per riposare gli occhi ( leggi i consigli utili ). Infine, ricordiamo che persino alcuni interventi chirurgici – come il laser per “correggere” i difetti refrattivi (miopia, astigmatismo, ecc.) – possono dare luogo a secchezza oculare transitoria o permanente.

Fonti: Jama Ophthalmology , Gruppo Picasso

Un’app “parlante” che aiuta i disabili visivi

Fondazione Bietti

Sulla sinistra Marita Cheng e Angelo Rizzoli, due degli inventori della nuova App utile ai disabili visivi. Al centro il Prof. Mario Stirpe (Presidente della Fondazione Bietti e della Commissione nazionale prevenzione cecità)Un’app ‘parlanté che aiuta i disabili visivi Si chiama Aipoly e vocalizza ciò che inquadra l’iphone. Disponibile gratuitamente, è stata presentata alla Fondazione Bietti e al Quirinale 11 marzo 2016 – In futuro potrebbe essere un’applicazione valida ed evoluta per ciechi e ipovedenti. L’occhio elettronico della fotocamera dello smartphone , infatti, già consente a una nuova app – chiamata Aipoly Vision – di “leggere” continuamente il mondo circostante, traducendolo in una voce sintetica accompagnata da scritte. Già presentata il 10 marzo al Presidente della Repubblica Mattarella, il giorno seguente è stata illustrata presso la Fondazione Bietti di Roma. Per ora l’applicazione è disponibile gratis solo su Applestore ( iphone 5s e superiori, iOS 9.0 o versioni successive) e riconosce mille oggetti. In seguito diventeranno cinquemila e poi sicuramente di più. Il vantaggio è che l’applicazione non ha bisogno di connessione internet per funzionare. Però potrà essere migliorata. In futuro si appoggerà probabilmente a un sistema Cloud connesso al web dove gli utenti potranno salvare le loro foto nominandole, creando un’enorme banca dati immagini che faciliterà il riconoscimento di oggetti, animali, persone, piante… Per ora, comunque, non può sostituire un accompagnatore umano negli spostamenti dei disabili visivi. Aipoly è un’ app creata grazie a ragazzi ventenni che hanno fondato una start-up nella Silicon Valley (California). All’inizio erano tre, mentre ora sono saliti cinque. Vogliono dare una mano ai non vedenti. Tutto è nato da una grande sfida lanciata attraverso un’università americana: creare qualcosa per aiutare un miliardo di persone entro dieci anni. Un impegno preso a cuore da Angelo Rizzoli e Marita Cheng, che l’11 marzo si sono presentati alla Fondazione Bietti col prof. Mario Stirpe, suo Presidente. La nuova app – disponibile in sei lingue – aiuta i ciechi e gli ipovedenti a “vedere” attraverso il loro smartphone. Non solo, ma può essere utilizzata anche per imparare le lingue, ad esempio l’inglese per principianti: si inquadra qualcosa che viene vocalizzato in inglese. Insomma, consente di avere una sorta di realtà aumentata con tanto di descrizioni. Un modo hi-tech per apprendere. Prossimamente si punta ad avere anche una versione per Android , per cui già si stanno raccogliendo adesioni nel sito ufficiale di Aipoly .

Link utili: Aipoly , Fondazione Bietti

AMD, quei materiali di scarto che “soffocano” la retina

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Accumuli di scarto nella retina (drusen), che a lungo andare possono compromettere  la visioneAMD, quei materiali di scarto che “soffocano” la retina Causa una perdita della visione centrale, ma una diagnosi precoce è importante 9 marzo 2016 – Le linee si vedono distorte al centro del campo visivo, come se si guardasse attraverso una goccia d’acqua. Se si hanno più di 55 anni, potrebbe trattarsi di un primo segno di degenerazione maculare legata all’età ( AMD ); ma solo un oculista – scrutando il fondo oculare – potrà fare una diagnosi precisa. Nel mondo colpisce circa 150 milioni di persone, due volte e mezzo la popolazione italiana: l’AMD è una malattia degenerativa retinica caratterizzata dalla perdita della visione centrale ed è spesso progressiva; nei suoi stadi avanzati può impedire la lettura, il riconoscimento dei volti e la guida. Tra gli anziani è un’importante causa di cecità centrale. Gli scienziati stanno studiando i meccanismi che la causano. Sicuramente un ruolo importante ce l’anno i depositi lipoproteici (chiamati drusen). Tali materiali di scarto del processi cellulari “soffocano” le cellule retiniche fino a farle morire. Un meccanismo simile starebbe alla base dell’ Alzheimer .Retina colpita da AMD (forma secca, ritenuta oggi incurabile) Un nuovo studio americano, pubblicato su PloS One , getta luce sul fenomeno che regola entrambe le malattie. “Abbiamo scoperto che, nelle malattie degenerative correlate all’età del cervello (come l’Alzheimer) e della retina (come l’AMD) c’è una ridotta e un’insufficiente quantità di proteina TREM2; ciò potrebbe essere in parte responsabile dell’incapacità del cervello e della retina di smaltire i prodotti di scarto finali”, ha affermato Walter J. Lukiw, docente negli Usa presso la Louisiana State University Health Science Center (New Orleans). I materiali di scarto sono composti principalmente da amiloide (in particolare dal peptide Aβ42). Poiché non possono essere efficientemente rimossi, i prodotti di scarto si accumulano nel cervello e nella retina, contribuendo alla comparsa di placche senili cerebrali e delle drusen retiniche. Queste lesioni contribuiscono, infine, a far generare il tessuto nervoso, che degenera e risulta infiammato. Per cercare di prevenire l’AMD o almeno rallentarne il decorso bisogna mangiare in modo vario (soprattutto pesce e verdure), smettere di fumare o non iniziare a farlo, proteggersi dal sole con occhiali a norma di legge. Praticare costantemente l’esercizio fisico può dare un contributo positivo.

Fonti: Plos One , Louisiana State University Health Sciences Center (Usa)

Gravi problemi oculari, questi sconosciuti

Pressione oculare

Gravi problemi oculari, questi sconosciuti Sondaggio Usa: si conoscono poco le minacce alla nostra vista, dal distacco di retina al glaucoma acuto Ignoranza o poca coscienza? Sta di fatto che, tra le persone interpellate da un clinica newyorkese, è stata riscontrata un’insufficiente consapevolezza delle malattie e dei traumi oftalmici, anche di quelli più gravi. Tra i 227 intervistati circa il 28% conosceva il distacco di retina e i suoi effetti devastanti, a cui segue una conoscenza insufficiente del glaucoma acuto (solo al 14,6% è nota la forma detta “ad angolo stretto”, che può causare rapidi incrementi della pressione oculare, con conseguenti danni al nervo ottico). In conclusione, osservano i ricercatori americani su Jama Ophthalmology , “questi risultati indicano l’esigenza di educare il pubblico riguardo alle gravi minacce alla vista, in modo tale da assicurare un ricorso tempestivo al medico [oculista], ottenere la migliore prognosi visiva e preservare la qualità della vita”.

Fonte: Jama Ophthalmology

Pagina pubblicata il 2 marzo 2016.

Ultima modifica: 8 marzo

Prevenzione a macchia di leopardo

ospedale e barella

Secondo Cittadinanzattiva quasi una persona su 10 non si cura per problemi economici e liste d’attesa eccessive

Un federalismo sanitario che non risponde davvero ai bisogni di salute dei cittadini italiani, ma che comunque varia a seconda della zona di residenza. Quasi una persona su dieci rinuncia a curarsi per motivi economici e liste di attesa; la prevenzione si fa a macchia di leopardo, con un Sud che “arranca” e regioni importanti come il Lazio e il Veneto che fanno passi indietro. Sono queste le conclusioni della onlus Cittadinanzattiva , che il 23 febbraio 2016 ha presentato a Roma il suo nuovo Rapporto.

Spesa privata sanitaria più alta di media Ocse

La spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia è al di sopra della media OCSE (3,2% a fronte di un 2,8% medio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), con una forte variabilità regionale. La spesa sanitaria pubblica pro capite, nel 2013, ha assunto valori massimi nella Provincia autonoma di Trento e Bolzano o in Valle d’Aosta, mentre ha avuto valori minimi in Campania. Nelle Regioni in piano di rientro si registrano livelli di tassazione più elevati: l’addizionale regionale Irpef media più alta è stata registrata nel Lazio, seguita dalla Campania. In generale le Regioni in Piani di rientro sono quelle che, a fronte di una minore spesa pubblica, spesa privata e di una elevata tassazione, danno meno garanzie ai cittadini nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA).

Liste d’attesa e ticket eccessivi causano rinuncia alle cure

Un cittadino su quattro – fra gli oltre 26 mila che si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato nel 2015 – lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket troppo alto (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia, Trento e Bolzano e Veneto ad affermare di attendere troppo per visite ed esami. Nelle Regioni del Sud si riscontra la maggior quota di rinunce alle cure (11,2%), a cui seguono il Centro (7,4%) e il Nord (4,1%). In generale, su un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si sono registrati nel Nord-Est o nel Nord-Ovest, mentre i tempi massimi si sono segnalati al Centro (in 12 casi su 16). L’importo del ticket varia da regione a regione sia a livello farmaceutico che di prestazioni specialistiche ambulatoriali: nel 2014 Cittadinanzattiva ha registrato un +4,5% dei ticket sui farmaci e un -2,2% sulla specialistica. Inoltre si sono ridotti i posti letto per acuti (-13.377 tra il 2010 e il 2013).

Prevenzione, si fa meno al Sud

Sulla prevenzione il Meridione fatica, mentre Lazio e Veneto fanno passi indietro. Su 16 Regioni monitorate dal Ministero della Salute nel 2013 sul fronte prevenzione, solo la metà risulta in linea con le indicazioni date dal Ministero stesso rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza: si tratta di Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto. Però tre di esse hanno fatto passi indietro rispetto al 2012 (Basilicata -7,5%; Liguria -7,5%; Veneto -10%). Fra le otto inadempienti (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia), quattro hanno perso ulteriormente colpi (Puglia -15%, Sicilia -7,5%, Calabria e Campania -5%).

Cosa fare secondo Cittadinanzattiva

“E’ ora di passare dai piani di rientro dal debito ai piani di rientro nei Livelli Essenziali di Assistenza, cruciali per la salute dei cittadini – ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva – e la riduzione delle diseguaglianze. Per andare dietro alla sola tenuta dei conti, oggi alcune regioni in piano di rientro hanno un’offerta dei servizi persino al di sotto degli standard fissati al livello nazionale, ma con livelli di Irpef altissimi e ingiustificabili dai servizi resi. L’Irpef diminuisca proporzionalmente al diminuire del debito, sino a tornare, al momento dell’equilibrio, ai livelli precedenti al Piano di Rientro”.

Fonte principale: Cittadinanzattiva

Pagina pubblicata il 23 febbraio 2016

Verso il raddoppio di miopi nel mondo

occhiali da vista

Verso il raddoppio di miopi nel mondo Stili di vita errati e predisposizione genetica: due fattori determinanti per il suo incremento. Un nuovo studio evidenzia il trend mondiale 19 febbraio 2016 – Nel 2000 almeno una persona su quattro nel mondo era miope, mentre entro il 2050 più di una su due lo sarà. Il boom di miopi continuerà secondo il Brien Holden Vision Institute australiano, che ha passato in rassegna 145 studi precedenti condotti sul più celebre vizio refrattivo. Le nuove conclusioni e proiezioni sono state pubblicate online su Ophthalmology : lo studio retrospettivo accende i riflettori sul problema, dato che una miopia elevata (oltre le 5 diottrie) può causare problemi retinici (degenerazione maculare miopica), glaucoma , cataratta … Attorno alla metà del secolo, se continuerà il trend attuale, ci saranno circa un miliardo di forti miopi sulla Terra. “In proiezione gli aumenti della miopia, anche di quella elevata, sono generalmente ritenuti – scrivono i ricercatori australiani – essere anche causati soprattutto da fattori ambientali (nurture) e provocati, tra l’altro, principalmente da cambiamenti nello stile di vita che scaturiscono da una combinazione di un minore tempo trascorso all’aperto e più attività [visive] svolte da vicino”.

Fonti: Ophthalmology , Brien Holden Vision Institute