Quando la vitamina E “allontana” la cataratta

Broccoli

Quando la vitamina E “allontana” la cataratta Un’assunzione di oli vegetali, frutta secca, olive e verdure a foglia verde alla lunga è associata a un minore rischio di opacizzazione del cristallino Molte verdure, se assunte con frequenza, sono un toccasana per la vista. Si va dagli spinaci ai broccoli; ma anche gli oli vegetali, le olive, le mandorle e altra frutta secca sono di beneficio. Insomma, tutto ciò che contenga vitamina E contribuisce alla prevenzione della cataratta, la prima causa di cecità al mondo (reversibile perché operabile). è quanto attesta un metastudio cinese pubblicato su Public Health Nutrition , secondo il quale chi l’assume corre un rischio fino al 27% inferiore di essere colpito dall’annebbiamento visivo tipico della terza età, causato da addensamenti proteici. Se da un lato è fisiologico che, con l’età, il nostro cristallino tenda a opacizzarsi, dall’altro una corretta alimentazione ne contrasta l’insorgenza. Secondo precedenti studi è consigliabile anche praticare l’esercizio fisico regolare e proteggersi dal sole troppo forte perché, alla lunga, contribuisce all’invecchiamento oculare (non solo i raggi solari diretti, ma anche il riverbero del mare o della neve, da cui bisogna difendersi con occhiali scuri a norma di legge). Insomma, prestando maggiore attenzione al nostro stile di vita possiamo riuscire a mantenere la nostra salute visiva, effettuando ovviamente anche controlli oculistici periodici.

Fonti: Public Health Nutrition, Salute24, Epicentro

Pagina pubblicata il 29 gennaio 2016.

Ultima modifica: 3 marzo

Quel virus Zika che si può “dribblare”

virus zika

Può provocare febbre, sfoghi cutanei, congiuntivite, danni retinici e microcefalia fetale. Bisogna evitare di essere punti da zanzare infette

Devono stare attente le donne incinte, proteggendosi adeguatamente da alcune zanzare, che possono veicolare un virus potenzialmente letale per il feto: può provocare uno scarso sviluppo cerebrale (microcefalia). Si chiama Zika e colpisce soprattutto Paesi del Centro e del Sud America, oltre all’Africa subsahariana così come parte del Sud-Est asiatico. Si sono registrati persino casi sporadici in Europa (in particolare in persone che tornavano da Paesi a rischio).

Si può prevenire con repellenti

In condizioni di salute “normali” nell’essere umano il virus Zika dà sintomi lievi per 2-7 giorni, quali febbre, sfoghi cutanei, congiuntivite, dolori muscolari e articolari o mal di testa. Se una madre viene colpita durante la gravidanza provoca, invece, nei nascituri – in oltre un terzo dei casi – problemi a livello oculare: si va dai danni a livello retinico, in particolare con la formazione di zone atrofiche (dunque non più sensibili alla luce), fino allo strabismo e al nistagmo, passando per alterazioni del nervo ottico (papilla pallida) [Verçosa I, Carneiro P, Verçosa R, Girão R, Ribeiro EM, Pessoa A, Almeida NG, Verçosa P, Tartarella MB, “[The visual system in infants with microcephaly related to presumed congenital Zika syndrome“, J AAPOS. 2017 Aug;21(4):300-304.e1. doi: 10.1016/j.jaapos.2017.05.024. Epub 2017 Jun 23.]].

Non esiste attualmente un vaccino e potrebbe essere trasmesso, seppur più raramente, anche per via sessuale o con trasfusioni ematiche. In ogni caso – sottolinea l’Oms – bisogna puntare alla prevenzione ricorrendo soprattutto a repellenti, zanzariere e coprendosi il corpo adeguatamente per evitare le punture nelle zone a rischio. Fondamentale è ovviamente informarsi prima di partire sulla situazione sanitaria locale (si veda il sito dell’ECDC). Ad essere esposte a rischi di malformazione dei figli sarebbero soprattutto le donne nei primi tre mesi di gravidanza.

Stato di allerta in Brasile e in altre zone dell’America centro-meridionale

“La regione Nord-Est del Brasile, in particolare lo Stato del Pernambuco, è attualmente interessata – scriveva nel 2016 il sito Viaggiare Sicuri – dall’infezione dello ‘Zika virus’, malattia virale trasmessa dalla zanzara Aedes aegypti, responsabile anche della dengue e della Chikungunya”. Il Ministero della Salute brasiliano già nel 2015 aveva emesso uno stato di allerta in quella regione. Il 2 gennaio 2016 erano stati identificati in tutto il Brasile 3.174 casi sospetti di microcefalia. Il 29 agosto 2017 il Paese latinoamericano era ancora considerato a rischio in una serie di aree. Tuttavia secondo gli esperti la diffusione di Zika è in diminuzione e c’è, quindi, una forte riduzione del numero di neonati affetti da sindrome congenita associata al virus.

Uno studio pubblicato su Jama Ophthalmology aveva riscontrato che anomalie oculari sono si osservano in oltre un terzo dei bambini affetti da microcefalia (solo in Brasile ci sarebbe stato un incremento di oltre venti 20 volte dell’incidenza di neonati con cranio troppo piccolo).

Aggiornamenti su Zika

Per trovare i Paesi colpiti da Zika negli ultimi nove mesi basta consultare il sito ufficiale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Si consiglia pertanto di fare delle verifiche solo attraverso i canali sanitari ufficiali prima di partire. In particolare è opportuno assicurarsi che la zona in cui si va non sia infestata da zanzare infette, presenti ad esempio in diverse zone del Centro e del Sud America.

Link utile: Focus sul virus Zika

Vedi anche: mappa delle zone colpite da Zika (aggiornata al 29 agosto 2017)

Fonti: OMS, Viaggiare Sicuri, PubMed, Il Post, Ministero della Salute, ECDC, PAHO, Jama Ophthalmology, Journal of Aapos (da Pubmed)

Più miopia anche tra i giovanissimi

bambini aria

Più miopia anche tra i giovanissimi

In Gran Bretagna, tra i 10 e i 16 anni, è più che raddoppiata negli ultimi 50 anni. Tra gli adulti il difetto refrattivo è sempre più diffuso. È quanto conclude una ricerca pubblicata su PLOS One: in Gran Bretagna i miopi tra i 10 e i 16 anni sono più che raddoppiati negli ultimi cinquant’anni. Inoltre i bambini diventano miopi prima e da adulti lo si tende a essere sempre più spesso.

Il mondo vede meno lontano

“C’è una mole crescente d’evidenza scientifica – scrivono i ricercatori dell’Università dell’Ulster (Irlanda del Nord) – secondo cui la miopia è sempre più diffusa durante l’infanzia in molte zone del mondo, tra cui Taiwan, Singapore, gli Stati Uniti e l’Australia, mentre le stime sulla prevalenza dell’ipermetropia restano relativamente stabili”.

UK, miopia stabile negli ultimi 10 anni

Nonostante l’aumento elevato nel corso di mezzo secolo, curiosamente in Gran Bretagna la miopia non risulta essere più diffusa nell’ultimo decennio. Il rischio di diventare miopi risulta comunque maggiore nell’età compresa tra i 6 e i 7 anni e tra i 12 e i 13 anni.

Sempre più miopi anche tra gli adulti

Secondo una precedente ricerca pubblicata su Plos Genetics il vizio refrattivo è sempre più comune anche tra i maggiorenni. Solo negli Usa, negli ultimi 30 anni, la sua prevalenza è passata dal 25% al 44% tra gli adulti, mentre in alcune zone dell’Asia supera l’80%, complici gli stili di vita errati. Si consiglia, quindi, di far trascorrere ai bambini almeno due ore al giorno fuori casa, mentre una visione prolungata da vicino potrebbe favorire la miopia, soprattutto se non si fanno interruzioni, in particolare di fronte allo schermo. Secondo le previsioni gli adulti miopi saranno sempre di più.

La miopia è prevenibile?

Ci sono studi che attestano che una vita più sana – trascorsa anche al sole e all’aria aperta, possibilmente praticando uno sport – riduce il rischio di diventare miopi e, comunque, il difetto refrattivo si potrebbe manifestare più tardi e in misura meno accentuata. Se da un lato ci sono dei fattori modificabili, dall’altro c’è però anche una predisposizione genetica. Comunque uno stile di vita più sano è di beneficio a molti livelli, per cui è comunque consigliabile adottarlo.

Leggi anche: “Prevenire la miopia nei bambini”, “Giovani meno miopi all’aria aperta

Fonte principale: PLOS One

Pagina pubblicata il 26 gennaio 2016. Ultima modifica: 5 ottobre 2017

Riparare il nervo ottico danneggiato

Rigenerazione nervo ottico

Nelle cavie si è avuto un recupero parziale delle capacità visive in seguito a danni causati, ad esempio, dal glaucoma o da traumi

21 gennaio 2016 – Il sogno di una rigenerazione del nervo ottico danneggiato sembra trasformarsi in realtà. Un’équipe internazionale di ricercatori che lavora negli Usa è riuscita a ripristinare parzialmente il “cavetto biologico” che trasporta gli impulsi elettrici dalla retina alla corteccia cerebrale. Anche se, almeno per il momento, il risultato è stato ottenuto solo su cavie: i topolini da laboratorio, pur essendo ciechi, hanno recuperato in parte la loro vista.

La ricerca, condotta presso il Boston Children’s Hospital, fa sperare di restituire, almeno in parte, le capacità visive perdute in seguito a traumi o a danni al nervo ottico provocati dal glaucoma (che si stima colpiscano oltre quattro milioni di persone solo negli Stati Uniti). Per ottenere questo risultato si è fatto ricorso non solo all’osteopontina – veicolata nel DNA delle cellule nervose attraverso un virus per stimolarne la rigenerazione –, ma anche a un farmaco utilizzato per la sclerosi multipla.

Il “trucco” sta nell’indurre anche la formazione dello strato isolante esterno dei nervi (mielina), che consente agli impulsi elettrici di propagarsi lungo le vie ottiche, una volta indotta la ricrescita nervosa degli assoni (che restano comunque più deboli della norma). Oltre ad affidarsi alla terapia genetica, quindi, i ricercatori puntano a mettere a punto un farmaco che forse potrà consentire, in futuro, una parziale rigenerazione nervosa del nervo ottico. Tuttavia, allo stato attuale si è ancora nelle prime fasi di una sperimentazione i cui frutti saranno tutti da verificare.

Fonti: Cell, Boston Children’s Hospital

Sperimentata tecnica genetica contro la retinite pigmentosa

Retinite pigmentosa

Retina di cavie manipolate geneticamente (da Molecular Therapy, 19 gennaio 2016)Sperimentata tecnica genetica contro la retinite pigmentosa Lo studio condotto negli Usa su cavie: sarebbe stata bloccata la loro degenerazione retinica 20 gennaio 2016 – Grazie a una nuova tecnica di correzione dei difetti genetici è stato possibile, probabilmente per la prima volta, bloccare la degenerazione retinica di cavie affette da retinite pigmentosa. Lo sostengono ricercatori del Dipartimento di scienze biomediche del Centro del Cedars-Sinai (Los Angeles, California). Se ciò fosse confermato da ulteriori studi, si aprirebbero nuovi orizzonti per persone colpite da questa malattia, almeno nella terapia genica della forma detta “autosomica dominante”. Lo studio, pubblicato su Molecular Therapy , pur essendo stato condotto sui ratti, in linea di principio potrà essere esteso agli esseri umani. Trattare la retinite pigmentosa – la malattia rara più comune a livello oculare – è però estremamente difficile perché occorrerebbe sostituire decine di sequenze ‘errate’ del DNA. I ricercatori americani hanno praticato una sola iniezione sotto la retina delle cavie malate, assicurando però che ciò ha prevenuto l’evoluzione della degenerazione retinica e ha migliorato la funzione visiva”. “Abbiamo dimostrato – concludono i ricercatori – che CRISPR/Cas9 [tecnica di correzione dei difetti genetici, ndr ] può essere utilizzata in vivo per cancellare selettivamente il gene della rodopsina che trasporta la mutazione dominante S334ter”.

Fonti: Molecular Therapy (Nature), Cedars-Sinai Medical Center

Più verdure verdi, meno casi di glaucoma

Misurazione della pressione oculare (tonometria)

Secondo una ricerca americana una dieta ricca di nitrati ridurrebbe il rischio tra il 20 e il 30%

Le verdure a foglia verde aiuterebbero a prevenire il glaucoma, una malattia che può causare il restringimento del campo visivo fino alla cecità. Lo ha concluso, sulla rivista Jama Ophthalmology, un’équipe di ricercatori che lavorano principalmente presso la Harvard School of Public Health [[inoltre sono stati coinvolti anche il Massachusetts Eye and Ear Infirmary e il Brigham and Women’s Hospital]].

Anche se il glaucoma è una patologia che ha una base genetica, uno stile di vita corretto consentirebbe di ridurre il rischio di esserne colpiti e i relativi danni al nervo ottico, spesso correlati a una pressione oculare eccessiva (che comunque va misurata regolarmente e controllata, il più delle volte con colliri specifici).

L’importanza di una dieta verde

Questa ricerca, condotta negli Usa, giunge alla conclusione che la dieta – valutata con questionari – deve contenere una quantità adeguata di nitrati: mangiando quotidianamente verdure verdi in abbondanza, la probabilità di essere colpiti dal glaucoma diminuirebbe in misura compresa tra il 20 e il 30 per cento. I benefici si sono però già notati mangiando una porzione e mezza di verdure a foglia verde al giorno.Cavolo (Foto: cortesia di draban per freedigitalphotos.net) I nitrati sono contenuti principalmente nelle verdure come gli spinaci, la lattuga e la rucola, ma anche nelle barbabietole e nelle carote. Il loro apporto è importante.

Com’è stato condotto lo studio

Lo studio è stato condotto su oltre centomila persone di almeno 40 anni, che inizialmente non avevano la patologia oculare. Negli anni successivi si sono riscontrati 1483 casi di glaucoma ad angolo aperto (la forma più comune della malattia): questo gruppo di persone – quasi 67 anni d’età media – è stato poi diviso in cinque sottogruppi a seconda della quantità di nitrati assunti nella loro dieta quotidiana (da 80 mg a 240 al dì). Poi si è stabilita la correlazione positiva tra gli alimenti vegetali e i minori casi di glaucoma. Le persone sono state mediamente monitorate per 25 anni.

Tutti i… però

Questi risultati, se confermati da ulteriori studi, potrebbero avere – concludono gli autori della ricerca – “implicazioni importanti per la salute pubblica”. Tuttavia altri studiosi hanno espresso riserve circa la validità di questi risultati, che non sarebbero sufficientemente suffragati da dati rigorosi. Infatti il nesso causale tra maggiore assunzione di verdure a foglia verde e minor rischio di glaucoma è ancora lungi dall’essere dimostrato in modo certo. Resta assodato che il miglior modo per prevenire danni al nervo ottico resta, soprattutto a partire dai 40 anni, sottoporsi a visite oculistiche regolari.

Fonte: Jama Ophthalmology

Quel respiro difficile che favorisce il cheratocono

cheratocono topografia corneale

Cheratocono con astigmatismo irregolare (Foto: Associazione malati cheratocono)Quel respiro difficile che favorisce il cheratocono Esistono fattori di rischio per una malattia che colpisce la cornea, quali l’apnea notturna e l’asma. Lo attesta un nuovo studio americano 14 gennaio 2016 Le persone affette da apnea notturna o da asma sarebbero più a rischio di essere colpite cheratocono, una malattia che causa una protrusione della superficie oculare (ectasia corneale). Viceversa, gli individui con diabete – comunque suscettibili di problemi alla retina – sarebbero meno a rischio di sviluppare la stessa patologia oculare. A queste conclusioni è arrivato un vastissimo studio condotto negli Usa su oltre 16 mila persone con cheratocono, confrontandole con altrettante persone con la cornea in salute. Durante lo studio, pubblicato su Ophthalmology, si è tenuto conto anche di variabili socio-demografiche. Tra l’altro il cheratocono è risultato più frequente del 50 per cento negli afroamericani e nelle persone di origine latina rispetto alla popolazione bianca americana, mentre tra gli asiatici si è osservata un’incidenza inferiore del 39 per cento. Attualmente il cheratocono può essere trattato mediante una tecnica chiamata cross-linking, con cui si rafforzano le fibre della superficie oculare impedendone l’eccessivo sfiancamento. Fondamentale resta una diagnosi precoce, che si può fare grazie a una visita oculistica e alla topografia corneale. La malattia presenta familiarità e colpisce mediamente una persona ogni duemila.

Fonti: Ophthalmology, University of Michigan, Fondazione Bietti

Ultima modifica: 22 gennaio 2016

Riabilitazione visiva, distribuzione disomogenea dei Centri in Italia

Riabilitazione visiva

Riabilitazione visiva, distribuzione disomogenea dei Centri in Italia Nella relazione del Ministero della Salute al Parlamento si evidenzia anche la necessità di più centri riabilitativi pediatrici 11 gennaio 2016 – La distribuzione dei Centri di riabilitazione visiva in Italia non è omogenea e, in due casi su tre, essi si trovano al Centro-Nord. Lo si evince dalla Relazione annuale che il Ministero della Salute ha inviato alla fine dello scorso anno al Parlamento. Il primato spetta alla Lombardia (con 12 Centri), a cui segue eccezionalmente la Sicilia (con 8 Centri) e, infine, il Piemonte (5 Centri). Nello stesso documento si possono notare altre due aspetti critici: la riduzione dei fondi destinati alla riabilitazione visiva; la necessità di più centri di riabilitazione visiva pediatrica. La maggior parte delle prestazioni di riabilitazione visiva (quasi 20 mila solo nel 2014) riguarda la fascia d’età compresa tra gli 0 e i 18 anni (il 38,9%), quasi a pari merito con gli anziani (37,7%). Anche se oltre la metà delle prestazioni di riabilitazione visiva pediatrica in Italia si sono concentrate in Abruzzo, va sottolineato che un intervento in tenera età consente, il più delle volte, di ottenere i risultati migliori.

Fonte di riferimento: Ministero della Salute

Occhio allo yoga se si è affetti da glaucoma

yoga posizioni

Le posizioni a testa in giù aumentano la pressione intraoculare e possono creare problemi al nervo ottico

Lo yoga e il glaucoma non sono del tutto compatibili. Almeno se, nel praticare questa disciplina, ci si mette a testa in giù o, comunque, col capo in basso.
Infatti uno studio pubblicato su
Plos One mette in evidenza che, in questo caso, la pressione intraoculare sale rapidamente: chi è già affetto da pressione alta dell’occhio non dovrebbe quindi correre rischi perché, nel ripetere alcuni esercizi, si potrebbero favorire danni al nervo ottico (papilla ottica).

Durante lo studio alle persone colpite da glaucoma è stata misurata, in media, una pressione oculare più alta di 2 mm di Alcune posizioni yoga fanno salire la pressione oculare e, se si è affetti da glaucoma, andrebbero evitate (Immagine PloS One)mercurio in alcune posizioni e il suo aumento è stato osservato già un minuto dopo l’inizio dell’esercizio. Anche se la pressione intraoculare è tornata al consueto valore entro due minuti dopo essersi seduti, chi è malato di glaucoma dovrebbe evitare le posizioni a testa in giù.

Estendendo il valore di questi risultati, lo stesso discorso potrebbe essere valido anche quando si fa la verticale o per sport estremi tipo il bunjee jumping. Anche il sollevamento di grandi pesi andrebbe evitato.

Fonti: Plos One, The Mount Sinai Hospital

Pagina pubblicata l’8 gennaio 2016. Ultima modifica: 21 febbraio 2017

L’occhio secco che non dà pace

occhio di donna

L’occhio secco che non dà pace Ci sono una serie di patologie che possono provocare la sindrome, che può avere anche natura transitoria 7 gennaio 2016 – L’ occhio secco non dà pace. Ci sono una serie di malattie oculari che possono provocare questa sindrome, provocando dolore o fastidio (ad esempio congiuntiviti e blefariti). Anche se esistono lacrime artificiali e umettanti oculari per “tamponare” il problema, la secchezza può persistere con arrossamento, prurito, difficoltà di apertura degli occhi al risveglio…Instillazione di collirio Il fine di un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of Pain è stato appunto quello di valutare il tipo di dolore oculare associato alla gravità dei sintomi tradizionali. “I risultati – scrivono i ricercatori – indicano che il dolore oculare è un sintomo clinicamente importante dell’occhio secco e tale dolore può avere componenti di tipo neuropatico”. In particolare i soggetti interpellati hanno descritto il dolore oculare come un forte bruciore (28,9%), prurito oculare (19,7%), un debole fastidio (19,7%) e [fastidio] stancante (19,7%). Alla base dell’occhio secco ci può essere una disfunzione a livello somatosensoriale. La secchezza oculare potrebbe però avere anche una natura transitoria. Può essere associata persino a un utilizzo eccessivo o scorretto degli schermi (involontariamente si diminuisce l’ammiccamento e, quindi, si riduce la lubrificazione naturale della superficie oculare). Anche un uso eccessivo di lenti a contatto può provocare problemi di mancata lubrificazione oculare. Perfino il laser per “eliminare” la miopia e altri vizi refrattivi può dare secchezza dopo l’intervento. Per questo è generalmente controindicato per chi già soffre di questa sindrome.

Fonti: University Of Miami Miller School Of Medicine, Journal of Pain