La salute in rosa

Giornata nazionale della salute della donna 2016

Giornata nazionale della salute della donna 2016
Giornata nazionale della salute della donna 2016
Apriamo gli occhi sulle differenze di genere. Si celebra il 22 aprile la prima Giornata nazionale dedicata alla salute della donna e la prevenzione si tinge di rosa. Promossa principalmente dal Ministero della Salute in collaborazione con una serie di organizzazioni, è l’occasione per ricordare l’importanza degli screening periodici (soprattutto per i tumori), così come la cosiddetta medicina di genere. Tuttavia attualmente non risultano iniziative specifiche a livello oftalmologico.

“Un regime dietetico vario ed equilibrato – scrive il Dicastero della Salute – garantisce un apporto di nutrienti ottimale e permette anche l’apporto di sostanze che svolgono un ruolo protettivo e preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche”.

Foto: salute.gov.it (dal sito ufficiale del Ministero della Salute)
Nel mondo la disabilità visiva colpisce in maggior misura il sesso femminile (col 56,3%, pari a 176,74 milioni di persone), generalmente a partire dai 50 anni. Questo soprattutto perché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini.
Le donne possono dare un contributo fondamentale contro la perdita della vista. Occorre fare attenzione affinché al gentil sesso, così come agli uomini, sia garantito ovunque il diritto di accesso all’assistenza necessaria. Va, inoltre, adeguatamente riconosciuto e incoraggiato il ruolo svolto dalle donne nell’ambito della prevenzione dei problemi di salute, compresi quelli visivi, in tutti i Paesi del mondo.

La Giornata mondiale della vista del 2009 (8 ottobre) venne dedicata proprio a “Genere e salute oculare, per un eguale accesso all’assistenza”. La Giornata nazionale della salute della donna è, invece, dedicata a una persona: il Premio Nobel Rita Levi Montalcini che, scoprendo la proteina NGF (fattore di crescita nervoso), ha dato anche un possibile contributo alla potenziale rigenerazione dei tessuti nervosi oculari (nervo ottico, retina) attualmente ancora allo studio.

  • Leggi anche: [Vademecum del Ministero della Salute sulla salute della donna
    ->http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_301_allegato.pdf]

Check-up proteggi-vista con i Lions

check-up oculistici gratuiti

check-up oculistici gratuiti
check-up oculistici gratuiti
Facciamo luce sulla vista. Ad esempio in Trentino, in Veneto e nel Lazio. L’occasione è data dal Lions Day 2016, un giorno – scrive l’associazione umanitaria – “all’insegna della lealtà, fedeltà ai principi e ai doveri, amore e impegno verso il prossimo”.
A Roma si sono svolti, quindi, check-up oculistici gratuiti domenica 17 aprile in p.za S. Silvestro con gli stessi Lions, a bordo di un’Unità mobile oftalmica messa a disposizione dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Per l’occasione si sono tenute una serie di iniziative dedicate alla salute (tra cui lo screening per il diabete) e concerti in piazza.
Sempre a bordo di un’Unità mobile oftalmica, ma questa volta della Cooperativa Irifor del Trentino, si alternano oculisti Lions e ortottisti per screening visivi gratuiti rivolti a tutta la popolazione in Trentino (anche nel mese di maggio) e in Veneto:
– sabato 16 aprile a Egna (Bolzano);
– sabato 23 aprile a Conegliano (Treviso);
– sabato 30 aprile a Raossi di Vallarsa (Trento);
– sabato 7 maggio a Trento.

N. B. Con l’occasione si ricorda che i controlli oculistici gratuiti non sono sostitutivi di una visita oculistica completa e non danno diritto ad alcuna prescrizione medica né a rilascio di altre certificazioni. Il loro scopo è quello di individuare precocemente eventuali patologie oculari e, se necessario, si potranno consigliare una visita oculistica più approfondita e controlli diagnostici specifici. I controlli oculistici sono aperti a tutti fino a esaurimento dei posti disponibili. Per poter usufruire del servizio si consiglia vivamente di recarsi sul posto con congruo anticipo rispetto all’inizio dei check-up oculistici.

Fonti di riferimento: Lions Club, Irifor

Sì al web, ma la salute va cercata con cautela

internet navigazione

internet navigazione
internet navigazione
Se il web può essere un prezioso alleato della salute, allo stesso modo può nascondere alcune insidie. A partire dall’inattendibilità di alcuni siti non ufficiali e blog, passando per sintomi che molte malattie hanno in comune – che possono quindi essere fuorvianti – fino al rischio ipocondria nei soggetti predisposti.
Sta di fatto che utilizzando internet il rischio di un’automedicazione errata è dietro l’angolo; infatti le notizie di sanità sono tra le più cliccate del web. Tanto che, già nel 2015, risultava che un italiano su due cercava informazioni di salute sul web.
Ecco perché è meglio confrontarsi con un medico prima di ricorrere persino ai farmaci da banco. Proprio su questi aspetti si è concentrato un nuovo sondaggio condotto su oltre 1600 persone, di cui 745 semplici internauti e 872 medici e farmacisti. Web in Salute, i cui risultati sono stati presentati di recente, è stato ideato e coordinato dalla St. John’s University e patrocinato dall’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica di Roma e dalla Società Italiana Medici Manager.

Per 65 internauti su 100 il trattamento si scopre online

Il 65% del campione afferma di aver trovato informazioni su un trattamento terapeutico l’ultimo anno online; il 49% è stato spinto a parlare col medico per una prescrizione, mentre il 40% ha parlato di un problema di salute di cui non aveva mai discusso prima.
Le informazioni di salute trovate in internet hanno influenzato le azioni degli internauti soprattutto con riferimento al maggiore controllo sul proprio stato di salute (26%), al miglioramento della dieta (24%) e delle abitudini di fumo e alcol (24%), alla ricerca di maggiori informazioni su un farmaco (24%), alla scelta di una struttura ospedaliera o di un medico (21%), alla maggiore pratica di esercizio fisico (17%), al sottoporsi a specifici test diagnostici (20%), e all’assunzione di un farmaco specifico (16%).

In farmacia senza passare dal medico

Il 30% del campione ha acquistato in farmacia il trattamento trovato online senza andare dal medico; invece il 54% afferma che, al termine della visita in cui si è discusso di un’informazione di salute internettiana, il medico ha prescritto un farmaco con obbligo di prescrizione (54%) e ha suggerito di modificare lo stile di vita (48%); in altri casi sono stati prescritti farmaci da banco (30%), analisi diagnostiche e di laboratorio (71%) o è stata consigliata una struttura sanitaria (22%). Il 40% afferma che il nome del trattamento prescritto dal medico durante la visita era lo stesso trovato su internet. Importante evidenziare anche che, dei 653 medici che hanno risposto all’indagine, quasi il 90% erano specialisti e agli altri medici di medicina generale.

Per i medici il web è meno attendibile o dà notizie irrilevanti

Su un campione di 872 medici e farmacisti, il 44% dei medici ed il 40% dei farmacisti (dei 219 rispondenti) afferma che le informazioni che i pazienti hanno letto in internet sulle proprie patologie e sui trattamenti terapeutici sono “per nulla accurate” e il 37% dei medici ed il 23% dei farmacisti che la discussione sull’informazione online è stata “per nulla rilevante”. Solo il 10% dei medici dichiara di aver prescritto lo stesso ‘rimedio’ menzionato online perché considerato più efficace. Il 43% dei farmacisti afferma che la discussione sull’informazione trovata online è stata piuttosto rilevante.

Solo il 15% dei farmacisti segue il trattamento internettiano

Il 55% dei farmacisti afferma di aver inviato il paziente dal medico di medicina generale o dallo specialista e il 65% di aver suggerito un prodotto terapeutico. Nel 63% dei casi il paziente ha acquistato tale prodotto. Solo il 15% dei farmacisti afferma di aver suggerito il trattamento menzionato online sul quale il paziente ha iniziato la discussione. Infine c’è un aspetto estremamente positivo: il 60% del campione afferma che la discussione sull’informazione di salute trovata online ha aiutato la propria relazione con l’utente.

Fonti di riferimento: Quotidianosanità, Fb (Web in salute)

Istat, migliorano gli stili di vita degli italiani

ISTAT: rapporto Noi Italia

ISTAT: rapporto Noi Italia
ISTAT: rapporto Noi Italia
Si accendono meno sigarette, si beve con minori eccessi e si mangia con più attenzione: migliorano almeno questi tre aspetti della vita degli italiani, che naturalmente vanno a incidere sulla salute. Nel 2014 sono diminuiti sia i consumatori di alcol a rischio (15,5% dai 14 anni in poi) che i fumatori (19,5%), oltre agli adulti obesi (10,2%). Lo attesta l’Istat, che ha appena pubblicato il nuovo Rapporto “Noi Italia”.

La percentuale maggiore di consumatori di alcolici vive al Centro-Nord, mentre l’obesità è più diffusa nel Mezzogiorno. La fascia d’età più a rischio bevute è quella tra i 14 e i 17 anni, mentre per il fumo si sale a 25-34 anni. (Ricordiamo che il consumo di tabacco è, tra l’altro, tra i fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età e della cataratta).

La spesa sanitaria in Italia

Tra il 2001 e il 2013 il contributo delle famiglie alla spesa sanitaria risulta in calo di quasi 3 punti percentuali, mentre la spesa complessiva cresce di oltre un punto percentuale. Nel 2014 la spesa sanitaria pubblica corrente è pari al 6,8% del Pil (110,45 miliardi di euro ovvero 1.817 euro annui per abitante).

Ricoveri in riduzione

I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero, comunque in progressiva riduzione. In Italia la mortalità per tumori e malattie del sistema circolatorio è inferiore alla media europea.

Meno posti letto ordinari: Italia al 21° posto nell’Ue

Continuano a diminuire i posti letto negli ospedali nell’ottica di una riduzione di spesa e perché sempre più spesso si ricorre alle prestazioni ambulatoriali e al day hospital. L’offerta ospedaliera ordinaria si riduce in un’ottica più generale di riorganizzazione (si è perso un posto letto per 1.000 abitanti tra il 2002 e il 2012). Riguardo ai posti letto ospedalieri, l’Italia si attesta al 21° posto con 3,3 per mille e continua ad essere al di sotto della media Ue 28 (5,3 posti letto ogni mille abitanti).

Un Paese che invecchia: la speranza di vita è oltre gli 80 anni

Nel 2014 l’Italia si conferma il quarto Paese più popoloso nell’Unione europea dopo Germania, Francia e Regno Unito. Oltre un terzo della popolazione italiana è concentrata in tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania.

Al primo gennaio 2015 nel Belpaese ci sono quasi 158 anziani ogni 100 giovani. Secondo le prime stime relative allo scorso anno, per la prima volta negli ultimi 10 anni la speranza di vita alla nascita arretra lievemente, attestandosi mediamente per gli uomini intorno agli 80 anni e per le donne intorno agli 84,7 anni. Da ciò scaturisce un aumento delle malattie degenerative e delle patologie croniche, tra cui quelle oculari.

Resiste la protezione sociale

In Italia la spesa per la protezione sociale nel 2013 è circa il 30% del Pil mentre il suo ammontare per abitante sfiora gli 8mila euro l’anno. All’interno della Ue a 28 Paesi, l’Italia presenta valori appena superiori alla media (sia in termini pro capite sia di quota sul Pil). In quest’ultimo confronto, i valori più elevati si registrano in Francia (33,7%), mentre quelli più contenuti in Lettonia (14,4%). Rispetto al 2012 è aumentata, invece, l’incidenza sul Pil della spesa per le pensioni (16,9%).

Fonte: ISTAT (Rapporto “Noi Italia” 2016)

Corruzione in sanità cancro d’Italia

Locandina contro corruzione nella sanità

Locandina contro corruzione nella sanità
Locandina contro corruzione nella sanità
Il cancro della corruzione devasta l’Italia e anche la sanità ne è colpita. In oltre il 37% delle aziende sanitarie italiane, infatti, si sono verificati episodi corruttivi negli ultimi cinque anni e in circa un terzo dei casi non sono stati affrontati in maniera appropriata. Lo denuncia il Rapporto italiano sulla corruzione in sanità presentato oggi a Roma presso il Tempio di Adriano, nel corso della prima Giornata nazionale ad essa dedicata, alla presenza, tra gli altri, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

I dati raccolti sono basati sulle dichiarazioni di dirigenti delle 151 strutture sanitarie che hanno partecipato all’indagine sulla percezione del reato, realizzata nell’ambito del progetto “Curiamo la corruzione”, portato avanti da Transparency International Italia, Censis, Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità (ISPE) e dal Rissc (Progetto Corruzione e Sprechi in Sanità). Complessivamente hanno risposto il 45,3% delle strutture sanitarie contattate.

Gli àmbiti più corrotti

Per i dirigenti delle strutture sanitarie gli àmbiti a maggior rischio di corruzione sono gli acquisti di beni e servizi (82,7%) e la realizzazione di opere (66,0%). La corruzione è percepita dall’87,2% degli intervistati come un problema grave, mentre per il 98,7% è uno dei maggiori problemi del Paese. Due terzi dei dirigenti sanitari contattati (il 67,6% del totale) ritengono che l’Autorità nazionale Anticorruzione sia utile per prevenire e combattere il fenomeno.

L’89,3% pensa che la corruzione pervada le pubbliche amministrazioni a prescindere dalla loro attività, anche se risulta particolarmente diffusa nel comparto della sanità. Circa la metà degli intervistati ritiene che sia diffusa tanto nel settore pubblico quanto nel settore privato, e che sia ugualmente diffusa nei diversi paesi europei.

Le regioni più coinvolte

Campania, Calabria e Molise sono le regioni più colpite dalla malapianta della corruzione sanitaria a livello di bandi pubblici in sanità (manchevoli persino a livello di meri adempimenti formali). Anche la Sicilia è tra le Regioni più arretrate. Le più trasparenti si trovano, invece, nel Nord Italia: l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia.

I possibili rimedi

Al primo posto tra le misure ritenute più efficaci per contrastare la corruzione i dirigenti segnalano la formazione e la sensibilizzazione del personale (51,8%), seguite dai maggiori controlli sulle procedure d’appalto (42,%).

“Su tutte le risposte – si legge nelle conclusioni del Rapporto – aleggia la certezza che la corruzione sia resa possibile e agevolata dal malfunzionamento della Pubblica Amministrazione, che crea pericoli interstizi all’interno dei quali possono insinuarsi le attività illecite, e che non siano sufficienti leggi e autorità di controllo per arginare e, soprattutto, per prevenire il fenomeno, ma che sia invece necessario procedere ad un’azione di semplificazione e informatizzazione delle procedure che limitino al massimo gli spazi di intervento”.

Infine una nota positiva di segno diverso: l’Italia si assesta comunque ai primi posti delle classifiche mondiali per la qualità del sistema sanitario, offrendo un servizio ad un costo pro capite relativamente contenuto.

Più trasparenza e informatizzazione secondo il Ministro della Salute

“Grazie al vigente Patto per la salute e al programma di revisione della spesa, riusciremo – rassicura il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – ad avere nuovi strumenti contro la corruzione e recuperare ampi spazi di efficienza e di razionalizzazione dell’offerta. Sono convinta che il grande strumento contro la corruzione sia la circolazione, la condivisione e dunque la trasparenza dei dati. Per questo nel Patto per la salute 2014-2016 sono stati previsti non soltanto il rafforzamento dei controlli nelle aziende sanitarie, ma anche un Patto per la sanità digitale e un piano di evoluzione dei flussi informativi del Nuovo sistema informatico sanitario. Nella Legge di stabilità 2016 è stato introdotto l’obbligo per tutte le aziende sanitarie di effettuare acquisti in modo accentrato”.

Link utile: Report “Curiamo la corruzione”
Fonti: curiamolacorruzione.it, Ministero della Salute

Diabete e obesità piaghe sociali in crescita

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Locandina Giornata mondiale della salute 2016
Locandina Giornata mondiale della salute 2016
La salute mondiale è da non perdere di vista: l’eccesso di zuccheri nel sangue ha assunto le dimensioni di una “pandemia” non contagiosa, “aiutato” da un mondo sempre più “pesante”. Si è celebrata il 7 aprile 2016 con l’Oms la Giornata mondiale della salute, dedicata appunto principalmente al diabete e alla prevenzione dei danni che provoca, compresi quelli visivi. Si tratta di una malattia che nel mondo colpisce 422 milioni di persone (dato del 2016 riferito al 2014), di cui oltre 3 milioni solo in Italia: è sempre più diffusa – anche nei Paesi a medio e a basso reddito – e a lungo andare può danneggiare la retina (vedi retinopatia diabetica). Complici i cattivi stili di vita, tra cui una dieta scorretta (ad esempio troppo ricca di zuccheri raffinati e di grassi animali), la sedentarietà e la carenza di sonno. Non a caso il numero dei diabetici nel mondo è quasi quadruplicato tra il 1980 e due anni fa: la loro incidenza sulla popolazione è aumentata nettamente.

Se il sangue è troppo dolce

Prevalenza dei diabetici sulla popolazione italiana (Fonte Epicentro-Istituto superiore di sanità su dati Istat 2014)“Il diabete – ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità – è una malattia cronica metabolica caratterizzata da livelli elevati di glucosio nel sanguePrevalenza dei diabetici sulla popolazione italiana (Fonte Epicentro-Istituto superiore di sanità su dati Istat 2014), che col tempo possono provocare seri danni al cuore, ai vasi sanguigni, agli occhi, ai reni e ai nervi”, senza parlare degli arti inferiori (in particolare dei piedi). L’Oms evidenzia, poi, i danni economici provocati da questa malattia cronica non trasmissibile, con un impatto elevato sui sistemi sanitari e sulle economie nazionali (spese mediche, perdite sul piano lavorativo e reddituale). Fondamentali sono l’esercizio fisico regolare, mangiare sano, evitare di fumare, controllare regolarmente la pressione arteriosa, la glicemia e il livello di lipidi nel sangue (trigliceridi e colesterolo; quest’ultimo contiene anche proteine).

Stare più in forma, mangiare meglio

Bisogna riuscire a prevenire, diagnosticare e trattare in tempo il diabete. Occorre prestare attenzione alla dieta e al peso corporeo oltre, ovviamente, all’indice glicemico. Nel 2014 più di un adulto su tre risultava in sovrappeso nel mondo, mentre uno su dieci era obeso. Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, ha affermato:

Se vogliamo fare qualche passo avanti per fermare l’aumento del diabete, dobbiamo ripensare le nostre vite quotidiane: mangiare sano, essere fisicamente attivi ed evitare l’eccessivo aumento di peso

Verso il 2030

I governi – scrive l’Organizzazione mondiale della sanità – “hanno l’obiettivo ambizioso di ridurre di un terzo la mortalità prematura provocata dalle malattie non trasmissibili – tra cui il diabete –; di raggiugere una copertura sanitaria universale; di consentire l’accesso ai farmaci essenziali e affidabili. Il tutto entro il 2030”.
Insomma, il diabete è un'”emergenza ampiamente sottovalutata”. Tuttavia, sottolinea l’OMS, il diabete di tipo 1 (il più grave che necessita d’insulina) non è prevenibile; invece il diabete di tipo 2 è evitabile o controllabile stando attenti alla dieta.

Sovrappeso e obesità da allarme rosso

Link esterno a sito IBDO (Rapporto sul diabete sfogliabile)Circa 20 milioni di persone in Italia sono in sovrappeso e l’obesità è in crescita (circa 640 milioni di obesi nel mondo secondo The Lancet, un fenomeno che ha assunto le dimensioni di una “piaga sociale”). Lo si è sottolineato a Roma il 19 aprile durante la presentazione del nuovo Rapporto nazionale IBDO sul diabete, nella cornice istituzionale della Camera dei Deputati (Sala del Refettorio). La pubblicazione è stata curata dall’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) e dall’Università di “Tor Vergata” (Rm), col patrocinio di Ministero della Salute e della European Public Health Association (EUPHA). L’evento è stato intitolato: “Il management dell’obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere”.
“La retinopatia diabetica – si legge nel Rapporto – costituisce la principale causa di cecità legale fra i soggetti in età lavorativa; 90.000-150.000 cittadini italiani con diabete sono a rischio di cecità se non individuati e curati in tempo”. Insomma, bisogna mettere la persona diabetica al centro dei percorsi di cura e delle riflessioni relative.

Più prevenzione, meno aggravi

“Quanto più lavoreremo sulla prevenzione tanto meglio sarà”, ha affermato il deputato Lorenzo Becattini, intervenuto durante i lavori. Di parere analogo anche Renato Lauro, Presidente della IBDO Foundation.
“Per fare della buona sanità – ha incalzato il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri – bisogna fare della buona governance” anche a livello territoriale; in questo tipo di gestione in Italia “purtroppo siamo sguarniti”. Il nostro Paese ha servizi disomogenei anche a livello sanitario, ha una sorta di “federalismo diseguale”. Per questo, ha proseguito Lettieri, “abbiamo bisogno di una nuova etica della responsabilità e di una nuova architettura costituzionale”. “Oggi – ha proseguito il senatore – in ben sette Regioni i livelli essenziali di assistenza non vengono più garantiti”. D’altronde “se non c’è appropriatezza non c’è sostenibilità”. Anche “quando si parla di ‘diabesità’ [diabete + obesità, ndr] abbiamo bisogno di una ‘rivoluzione culturale’ “, ha avvertito Lettieri.

Presente anche Daniela Galeone in rappresentanza del Dicastero della Salute:

Quello che portiamo avanti è un concetto di Welfare Community (tutti s’impegnano per garantire la salute pubblica, ndr). Confermo l’impegno del Ministero della Salute contro il diabete, l’obesità e le malattie non trasmissibili.

“Quello che preoccupa non è tanto il numero assoluto [di diabetici], quanto piuttosto il trend: il diabete è una vera e propria ‘bomba’ a orologeria che deve essere disinnescata”, ha avvertito il professor Domenico Cucinotta, coordinatore del Rapporto. Dunque si tratta di una patologia che andrebbe diagnosticata tempestivamente (grazie ad analisi del sangue comprensive di misurazione della glicemia) e curata per tutta la vita in modo appropriato.

Infine una buona notizia: in Italia l’ospedalizzazione per diabete con complicanze è in calo. L’ha comunicato Salvatore Caputo, diabetologo, già Presidente di Diabete italia.

Tra gli altri relatori intervenuti: Walter Ricciardi (Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità), Giuseppe Novelli (Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata), Andrea Lenzi (Presidente del Consiglio Universitario Nazionale).


Link utile: Ministero della Salute

Fonti: OMS, Epicentro, Università di Tor Vergata, IBDO


Un biomarcatore per la retinopatia diabetica

Retinopatia diabetica

Si tratterebbe di una “sentinella” indice di un rischio di rapida insorgenza della malattia oculare

Avvistare da lontano il nemico è fondamentale, in guerra, per impostare una corretta strategia di difesa. Analogamente, per vincere la battaglia contro le malattie oculari è importante prevederle per tempo o almeno rallentarne il decorso. È quello che ha cercato di fare una squadra di ricercatori del Massachusetts Eye and Ear Infirmary (Usa). La quale si è concentrata, in particolare, su un indice biologico che potrebbe essere determinante per capire cosa eventualmente avverrà alla retina di un diabetico grave. Tenendo conto, naturalmente, dei valori dell’iperglicemia (concentrazione molto elevata di zuccheri nel sangue) e dell’ipertensione (pressione arteriosa molto alta).

Se i vasi retinici perdono elasticità a causa degli zuccheri

immagine vasi sanguigni retinaLo studio – pubblicato su Investigative Ophthalmology & Visual Science – si è concentrato quindi sulla risposta miogena ovvero sulla rapidità con cui i vasi retinici si contraggono (o si dilatano) in risposta a variazioni della pressione arteriosa. Tale risposta, quando è normale, è in grado di compensare l’aumento di pressione. Se invece è alterata i danni alla retina sono un rischio concreto.

In circa la metà dei casi esaminati (13 persone con diabete di tipo 1) i ricercatori hanno osservato risposte miogene alterate. In particolare, cinque pazienti su sette sono stati colpiti da retinopatia diabetica a rapida evoluzione. In coloro che avevano una forma meno grave, la risposta miogena anomala è stata trovata solo in chi aveva il diabete da meno di 15 anni.

Nei pazienti con una risposta miogena normale i vasi retinici si contraggono quando si presenta un aumento della pressione, in modo da mantenere il flusso di sangue costante ed evitare danni ai vasi più piccoli della retina.

Lo ha affermato Mara Lorenzi, che lavora presso il Massachusetts Eye and Ear/Schepens Research Institute Eye ed è professoressa di oftalmologia presso la Harvard Medical School. La quale ha poi spiegato:

Però abbiamo visto che, in circa la metà dei pazienti diabetici del nostro studio, i vasi non si sono contratti. In realtà, paradossalmente, i vasi di alcuni pazienti erano dilatati e il flusso di sangue alla retina è aumentato. Questo diventa un meccanismo dannoso per i piccoli vasi perché questi piccoli capillari sono delicati ed esposti a un grande flusso pressorio, che può portare a piccole emorragie e a perdite di fluido caratteristiche della retinopatia diabetica.

I danni sono spesso evitabili

Evitare i danni provocati dalla retinopatia diabetica è essenziale soprattutto se il diabete è di tipo 1 (che necessita di somministrazione d’insulina). Una risposta miogena difettosa dei vasi retinici non è necessariamente associata allo sviluppo della retinopatia, ma invece è correlata a una insorgenza più rapida della malattia oculare. A lungo andare potenzialmente quasi tutti i diabetici possono essere colpiti da problemi retinici, soprattutto se la glicemia – la quantità di glucosio contenuto nel sangue – non è controllata regolarmente e non si seguono le eventuali terapie prescritte accompagnate da stili di vita corretti (diabete scompensato). I danni più seri sono comunque in genere evitabili.

Retinopatia diabetica prima causa di cecità in età lavorativa

Nei Paesi sviluppati la retinopatia diabetica è la prima causa di perdita della vista in età lavorativa (18-65 anni). L’Oms stima che nel mondo i diabetici siano 422 milioni. In Italia la prevalenza del diabete, secondo l’Istat, è stimata intorno al 5,5% della popolazione.

Lo studio, che ha un approccio promettente, richiederà tuttavia nuove conferme su un numero più ampio di diabetici.

Fonti: Massachusetts Eye and Ear Infirmary, IOVS

Teleoftalmologia, una soluzione per il futuro?

Teleoftalmologia esame

Immaginate di avere un problema all’occhio, ad esempio che un gatto vi abbia graffiato la cornea. Vi recate al più vicino pronto soccorso, vi fanno un rapido esame, ma non c’è un oculista. Cosa succede? In futuro il medico di turno potrebbe trasmettere la foto della vostra cornea graffiata a un centro specializzato che, da remoto, potrebbe dare indicazioni tempestive. Nell’attesa, eventualmente, di trasferivi in un reparto di oculistica molto più lontano. Proprio su questi aspetti si è concentrato un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology.
Le grandi distanze, l’assenza di servizi locali e la necessità di competenze specialistiche. Tutto questo può concorrere alla necessità di una medicina a distanza. In particolare, può essere utile la cosiddetta “teleoftalmologia” per azzerare lo spazio e garantire un supporto medico-oculistico hi-tech da remoto. La telemedicina viene oggi pensata soprattutto per i Paesi in via di sviluppo come il Kenya e per Paesi molto popolosi come l’India. Eppure anche gli Usa e l’Italia potrebbero beneficiarne.

Per fare teleoftalmologia ove non sia disponibile un oculista basta una figura professionale che raccolga dati o fare esami da inviare a un centro oculistico specializzato. (In alternativa ci potrebbe persino essere un’Unità mobile oftalmica a bordo della quale fare la visita e un apparato di trasmissione via internet a un centro dedicato per esaminare, ad esempio, il fondo oculare. Oppure, nel caso del Kenya, un palmare opportunamente accessoriato e una connessione internet).

“La disponibilità di copertura per le emergenze oculistiche è limitata, in particolare – scrivono i ricercatori – nei dipartimenti rurali per le emergenze della California. I medici e le infermiere dei pronto soccorso intervistati indicano un interesse e un valore percepito moderatamente grandi per soluzioni di oftalmologia per il triage e la consultazione remoti. Nel suo complesso lo studio suggerisce che la teleoftalmologia possa giocare un ruolo nel mitigare i gap nella copertura delle emergenze oftalmiche”.

Fonte principale: Jama Ophthalmology

Quella vitamina C che protegge il cristallino

Arance vitamina C

La dieta può ridurre il rischio di cataratta. Lo attesta uno studio britannico condotto sui gemelli

La dieta può aiutare a vederci chiaro. Mangiare quotidianamente frutta e verdura contenenti vitamina C ridurrebbe il rischio di cataratta o, comunque, ne rallenterebbe la progressione. Lo sostengono ricercatori britannici sulla rivista Ophthalmology [[
Yonova-Doing E, Forkin ZA, Hysi PG, Williams KM, Spector TD, Gilbert CE, Hammond CJ, Genetic and Dietary Factors Influencing the Progression of Nuclear Cataract, Ophthalmology. 2016 Jun;123(6):1237-44. doi: 10.1016/j.ophtha.2016.01.036. Epub 2016 Mar 23]]. D’altronde già l’OMS ci aveva messo in guardia: non meno di 400 grammi di frutta e verdura vanno consumati quotidianamente.

“Oltre all’età – scrivevano gli autori nel 2016 – altri fattori associati alla cataratta nucleare sono il fumo, lo stress ossidativo e l’assunzione di antiossidanti attraverso la dieta”. Tra gli antiossidanti più importanti ci sono il magnesio e la vitamina C. Quest’ultima, se assunta in abbondanza nella dieta, ridurrebbe il rischio di cataratta del 33 per cento.

Anche l’esercizio fisico regolare è uno degli imperativi categorici della prevenzione. Se si fuma bisogna smettere in fretta. Inoltre, per prevenire la cataratta è buona norma proteggersi dai raggi solari ricorrendo a occhiali da sole dotati di filtri a norma di legge.

Lo sviluppo della cataratta è stato monitorato dai ricercatori britannici in 324 gemelli, per cui è stato possibile confrontare l’influenza del loro stile di vita. Se i fattori genetici hanno spiegato per il 35% la sua progressione in un decennio, “i fattori ambientali hanno spiegato la restante varianza, in particolare, la vitamina C nella dieta, che ha protetto dalla progressione della cataratta nei dieci anni successivi al primo controllo”.

Dunque le vitamine assunte non vanno mai… perse di vista… Le verdure che contengono l’acido ascorbico vanno mangiate fresche o poco cotte (l’alta temperatura infatti distrugge la vitamina C). La prevenzione della cataratta potrebbe dare un valido contributo alla salute pubblica considerando che la sostituzione del cristallino è l’intervento più eseguito al mondo.

Leggi anche: Scheda sulle vitamine

Fonti: Ophthalmology, American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 29 marzo 2016. Ultima modifica: 16 ottobre 2018

Alterazioni del microbioma oculare con lenti a contatto

Alterazioni del microbioma oculare

Alterazioni del microbioma oculare in seguito  uso di lenti a contatto (Fonte mBio, 2016)Alterazioni del microbioma oculare con lenti a contatto Portarle è considerato un fattore di rischio della cheratite e della congiuntivite giganto-papillare 23 marzo 2016 – Portare le lenti a contatto provoca un’alterazione del microbioma oculare. Questa è la conclusione a cui sono recentemente pervenuti ricercatori della New York University School of Medicine , che hanno pubblicato un articolo sulla rivista ufficiale dell’ American Society for Microbiology (mBio). Il “microambiente” è basato sull’equilibrio di colonie di batteri, che normalmente – ossia in condizioni non patologiche – si armonizzano tra loro. Tuttavia nei portatori di lenti a contatto si è riscontrata una maggiore componente di batteri presenti sulla pelle. Non è ancora chiaro se ciò sia dovuto alla modalità d’applicazioni delle lenti (effettuata con i polpastrelli) oppure ad alterazioni di altro genere, che andranno ulteriormente indagate. Sta di fatto che le lenti a contatto sono considerate un fattore di rischio delle cheratiti e delle congiuntiviti a papille giganti (di solito su base allergica). Questo soprattutto se non si rispettano le corrette modalità d’uso: disinfezione con appositi liquidi, applicazione con mani pulite e asciutte, non contaminazione con acqua infetta, tempo d’applicazione non superiore alle 6-8 ore. I risultati della ricerca, scrivono gli scienziati americani, “indicano che portare lenti a contatto altera la struttura microbiotica della congiuntiva, rendendola più simile al microbioma della pelle. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se la struttura microbiotica offre minor protezione dalle infezioni oculari”. Quindi il nesso di causalità tra uso delle lenti a contatto e infezioni oculari non è ancora stato dimostrato. Tuttavia, “il microbioma oculare si ritiene che giochi un ruolo di difesa contro la colonizzazione di agenti patogeni per l’occhio”. In altre parole se i batteri “buoni” sono presenti come “sentinelle” è più difficile che quelli “cattivi” possano avere la meglio e invadere la superficie oculare. N. B. Oltre a rappresentare un corpo estraneo, le lenti a contatto hanno il limite che tendono a non far “respirare” bene la superficie oculare e, se tenute per troppo tempo, fanno arrossare l’occhio. Va detto, tuttavia, che ci sono alcuni casi in cui l’impiego delle lenti a contatto è persino preferibile agli occhiali: quando, ad esempio, la differenza del difetto tra i due occhi è forte. Infine, possiamo aggiungere che – quando si pratica sport – è preferibile non portare occhiali o, se proprio necessario, bisogna fare uso di lenti infrangibili e ben fissate al capo (negli sport da contatto sarebbe meglio indossare anche una mascherina trasparente per proteggersi da possibili traumi oculari ).

Riferimento bibliografico: Shin H, Price K, Albert L, Dodick J, Park L, Dominguez-Bello MG. 2016, “ Changes in the eye microbiota associated with contact lens wearing ”, mBio 7(2):e00198-16. doi:10.1128/mBio.00198-16

Fonti: mBio – American Society for Microbiology