3 maggio 2016 – Chi soffre di degenerazione maculare legata all’età (AMD), nella sua forma umida ovvero essudativa, può perdere rapidamente la visione centrale. Inizialmente le linee rette appaiono distorte al centro del campo visivo. Poi si può finire col non riconoscere più i volti, non si può più guidare né tantomeno leggere. Insomma, la vita quotidiana può diventare molto difficile e si ha, quindi, bisogno di molto sostegno (ad esempio di riabilitazione visiva e supporto psicologico).
Tuttavia da diverso tempo sono disponibili iniezioni intravitreali per rallentare o bloccare l’evoluzione della malattia retinica (anti-VEGF contro la proliferazione dei vasi retinici anomali) per un periodo più o meno lungo. Al momento non esistono altri trattamenti efficaci contro l’AMD umida.
Uno studio condotto negli Stati Uniti e finanziato dal National Eye Institute – pubblicato online su Ophthalmology – è stato condotto su 647 persone (77,5 anni di media), che sono state visitate mediamente a distanza di due anni e di circa un lustro dall’inizio della terapia, essendo state casualmente assegnate alla somministrazione di una delle due molecole anti-VEGF iniettate ciclicamente nel bulbo oculare (ranibizumab o bevacizumab).
“I miglioramenti visivi ottenuti durante i primi 2 anni non sono stati mantenuti dopo 5 anni. Tuttavia [dopo un lustro], il 50% degli occhi aveva almeno un’acuità visiva di 5/10, confermando – scrivono i ricercatori nelle loro conclusioni – che la terapia a base di fattore di crescita vascolare endoteliale è un grande progresso”.
Devono vedere almeno un decimo, essere maschi maggiorenni, avere ricevuto una diagnosi di coroideremia (una malattia oculare rara che colpisce lo strato del bulbo che nutre la retina); ma per il resto devono godere di buona salute. È questa la “carta d’identità” dei volontari che, per due anni, in Gran Bretagna ricevono un trattamento sperimentale che consiste in una terapia genica. Ciò significa che viene praticata loro un’iniezione sotto la retina (in prossimità della zona centrale), nella speranza che i geni sani iniettati vadano a sostituire correttamente quelli malati grazie a un prezioso “alleato”: il virus del raffreddore (usato come vettore e preventivamente svuotato del suo contenuto), una sorta di cavallo di Troia che apre le porte del DNA per “curarlo”.
Gli scienziati, diretti dall’Università di Oxford, hanno pubblicato una lettera sul New England Journal of Medicine il 29 aprile 2016. “Abbiamo constatato – scrivono i ricercatori – che i precoci miglioramenti osservati in due pazienti su sei studiati sono rimasti per 3,5 anni dopo il trattamento, nonostante una degenerazione progressiva negli altri occhi (di controllo)”. Su questi ultimi “non sono stati effettuati interventi e la loro acuità visiva era inizialmente migliore”. Tuttavia, gli occhi non trattati sono peggiorati in cinque casi su sei, mentre quelli sottoposti a trattamento “solo” nella metà dei casi.
La strada da percorrere non è breve, ma questi nuovi risultati fanno ben sperare. La sperimentazione – intitolata “Terapia genica contro la cecità causata dalla coroideremia” – dovrebbe coinvolgere complessivamente dodici pazienti e durerà almeno fino a febbraio 2017.
Stati generali Roma aprile 2016
Il punto sulla ricerca in sanità. Lo si è fatto – a livello istituzionale – il 27 e il 28 aprile mattina a Roma, in occasione degli Stati generali organizzati dal Ministero della Salute su questo tema.
Più sprint per la ricerca scientifica italiana
La situazione della ricerca scientifica in Italia (che, com’è noto, non gode di buona salute), i settori d’eccellenza in campo scientifico e il futuro dei giovani. Sono alcuni dei punti salienti affrontati nei due giorni di workshop, con 145 relatori e 1200 invitati. Un’attenzione particolare è dedicata alla ricerca biomedica, ai brevetti e alla dimensione internazionale, che in Italia andrebbe incentivata. I ricercatori dovrebbero avere un migliore riconoscimento a livello giuridico e professionale, così come annunciato dal governo.Il Ministro Lorenzin alla conclusione dei lavori con giovani studenti e ricercatori (Roma, 28 aprile 2016)
Lorenzin: strategia di sistema per l’Italia
In apertura dei lavori il 27 aprile, nella sala gremita dell’Auditorium Massimo (Eur), è intervenuto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Abbiamo bisogno di una condivisione”, “in modo tale che tutto il Paese capisca che questo [della ricerca biomedica] sia un asset per lo sviluppo”. Il vulnus c’è soprattutto quando bisogna tradurre le scoperte in prodotti e applicazioni pratiche. Insomma, c’è un gap che andrebbe colmato con un’ottica di sistema.
“Abbiamo personale sanitario altamente formato”, ha sottolineato la Lorenzin, “eppure l’Italia non riesce ad attrarre investimenti”. Essere “inseriti nei network è la chiave”, soprattutto a livello internazionale. Il Belpaese dovrebbe essere più attrattivo anche per i ricercatori stranieri. Il problema non è tanto che i ‘cervelli’ vadano all’estero, quanto che questi non tornino o che non vengano affatto nel nostro Paese.
“Questo grande capitolo va rilanciato in una strategia di sistema”: l’Italia dovrà diventare più accattivante e attraente. La ricerca indipendente “crediamo cha vada sostenuta dallo Stato”, trovando però delle sinergie. “Bisogna continuare a investire in ricerca” a livello pubblico; tuttavia, ha auspicato il Ministro della Salute, mi piacerebbe dire che “tutto ciò che viene brevettato diventi occasione di sviluppo”.
L’Italia deve, quindi, fare sistema e aprirsi di più alla ricerca mondiale. Occorre, ha avvertito Lorenzin, “costruire un contesto giusto” anche per “garantire ai cittadini l’accesso ai farmaci innovativi”.
Giannini: verso un “ecosistema” avanzato
La ricerca è andata avanti con qualche difficoltà per via degli steccati disciplinari; insomma, “è necessaria una maggiore osmosi” tra i vari àmbiti. Lo ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) Stefania Giannini, intervenuta il 27 aprile durante l’apertura degli Stati generali.
“Dal Miur arrivano circa il 73% dei fondi per la ricerca”, ma c’è bisogno – ha puntualizzato il Ministro – di un “ecosistema della ricerca avanzato”, a livello degli standard internazionali richiesti.
Il Piano nazionale della ricerca che verrà presentato da questo governo, ha annunciato Giannini, consente di assegnare priorità a quattro settori:
Questo è forse l’obiettivo (condiviso) più importante, non i fondi a pioggia. Ci vogliono sia le risorse economiche che i team di ricercatori, che eventualmente possono essere riportati in Italia. Tuttavia occorre soprattutto, ha sintetizzato la titolare del Dicastero dell’Istruzione, un’“internazionalizzazione del sistema”.
Martina: un Paese forte è capace di programmazione
Più strategie e un’alleanza pubblico-privato anche a livello di ricerca. Ne ha sottolineato la centralità il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina: “Abbiamo l’occasione di sviluppare un progetto nazionale di ricerca con la sinergia pubblico-privato. Ci siamo presi la responsabilità di costruire un percorso”. L’Italia è un Paese che spinge più di altri nella direzione dell’alimentazione sana, della dieta mediterranea, degli stili di vita corretti… però questo non basta. Infatti, ha proseguito il Ministro, “un Paese forte è un Paese che programma”. “Credo che ci siano tutte le condizioni per fare un lavoro utile da qui ai prossimi anni”.
“Lo scenario del post-Expo era una pagina bianca, nel giro di qualche mese abbiamo impostato una strategia”, una “grande visione Paese”. Questa della pianificazione, ha concluso Martina, è una “questione di metodo”; non vale, quindi, solo il merito ma anche la visione d’insieme.
De Biasi: trasparenza, meno burocrazia e più dignità ai ricercatori
Regole chiare e più semplici, più tutele per i ricercatori. Un’esigenza evidenziata con forza da Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Regole sì, con trasparenza, ma meno burocrazia”; infatti “non è pensabile che l’Italia perda i bandi sulla ricerca”.
Noi possiamo far diventare l’idea un prodotto. Bisogna mettere a sistema le diverse parti, mantenendo ciascuna parte la sua autonomia. “Bisogna far sì – ha concluso De Biasi – che venga riconosciuta una dignità al mondo della ricerca”.
“Appare evidente – aveva già sottolineato il Ministero della Salute – la necessità di trovare una nuova governance che veda i ricercatori protagonisti attivi e che faccia convergere le risorse disponibili in direzioni chiare e condivise”.
Il futuro della ricerca passa anche per l’università e le giovani promesse, a cui il Ministro Lorenzin ha dato spazio in chiusura dei lavori. Il governo in carica, infatti, intende migliorare lo status dei ricercatori.
Insomma, il futuro a tinte fosche della ricerca italiana sembra dissiparsi e una nuova luce si intravede all’orizzonte. Almeno se si troverà la strada per portare l’Italia all’altezza delle altre potenze industriali sul piano delle opportunità, in un’ottica sinergica di sistema che non sia preda di particolarismi e venga privilegiato, al contrario, il pubblico interesse. La ricerca scientifica può essere, in conclusione, un forte volano per la crescita di un Paese se viene integrata con le altre componenti del sistema nazionale e internazionale.
congiuntiviteChe lo smog non fosse affatto un toccasana era già chiaro, soprattutto per i nostri polmoni. Ora però è stata evidenziata una correlazione tra le congiuntiviti apparentemente senza causa e la presenza di polveri sottili nell’aria (PM10 e 2,5). Lo studio, firmato da ricercatori italiani e pubblicato su Seminars in Ophthalmology, conclude che – nei giovanissimi con meno di 14 anni – le congiuntiviti di cui non si conosce l’origine “possono essere più frequenti nelle zone più inquinate”. Ad esempio ciò avviene nelle zone di Milano con più smog.
Durante lo studio osservativo sono stati studiati 132 bambini (su 251), dei quali 48 accusavano una forma di congiuntivite pediatrica di cui non si capiva l’origine. Tra i sintomi più comuni c’erano sensazione di corpo estraneo nell’occhio (77%) e l’arrossamento della congiuntiva (quasi 94%). Lo studio conclude che l’esposizione a valori elevati di PM10 è significativamente più elevata nei bambini in cui l’origine della congiuntivite non è nota rispetto agli altri gruppi.
rapporto 2015 osservasaluteMigliorano gli stili di vita degli italiani, ma il faro della prevenzione non raggiunge la sua massima potenza: gli investimenti pubblici ad essa dedicati in sanità non bastano. È quanto emerge dal nuovo Rapporto Osservasalute (XIII edizione), presentato il 26 aprile 2016 presso il Policlinico A. Gemelli di Roma.
Certo, si fuma meno e si riduce la sedentarietà. Però nel complesso gli italiani risultano ancora poco attenti alla propria salute e non adottano le giuste strategie per evitare le malattie. Eppure l’aspettativa di vita, seppur in lieve flessione, è ragguardevole: 80,1 anni per gli uomini e 84,7 anni per le donne (2015).
Più sportivi, ma troppi in sovrappeso
Gli sportivi sono di più che in passato: la percentuale di quanti praticano attività sportiva in modo continuativo è passata dal 19,1% (2001) al 23% (2014). Quindi si è ridotta la sedentarietà: due anni fa i sedentari erano circa 23 milioni e 500 mila, pari al 39,9% degli italiani (che, comunque, non è poco).
Nella disamina degli stili di vita emergono, di contro, una riduzione nel consumo di almeno cinque porzioni al giorno di verdura, ortaggi e frutta (tra il 2005 e il 2014 si è passati dal 5,3% della popolazione al 4,9%). Invece mangiarne quotidianamente è fondamentale per la nostra salute almeno quanto lo è l’esercizio fisico giornaliero.
Gli italiani sono sempre più grassi: è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso (dal 33,9% al 36,2% tra il 2001 e il 2014), ma soprattutto è aumentata la quota degli obesi (8,5% versus 10,2%).
La prevenzione rischia di “affondare” con pochi fondi
La prevenzione è trascurata sul piano dei fondi pubblici: non solo il nostro Paese destina appena il 4,1% della spesa sanitaria totale alle attività di prevenzione (dati Ocse), ma – scrivono gli esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università Sapienza di Roma – “la prevenzione risulta la funzione più sacrificata anche a livello regionale, specie laddove vi è la pressione a ridurre i deficit di bilancio”.
Complessivamente un Rapporto Osservasalute 2015 con luci e ombre, come spesso avviene soprattutto nel nostro Paese, dove la disomogeneità pare essere la regola quando si tratta di sanità.
Italiani sempre più anziani
L’invecchiamento della popolazione italiana sembra essere senza freni. Oltre un italiano su cinque ha almeno 65 anni e aumentano i “giovani anziani” (nei primi dieci anni della terza età): sono oltre 6,5 milioni, pari al 10,7% dei residenti. In altri termini, oltre una persona su dieci in Italia ha un’età compresa tra i 65-74 anni. Ciò significa che sono più diffuse le malattie degenerative e le patologie croniche (comprese quelle oculari) . In conclusione, i controlli periodici e il corretto stile di vita sono i primi doveri di ogni cittadino sotto il profilo della salute.
OMS prevenzione malattie locandinaAmbienti più sani per salvare la vita ed evitare le malattie.
“I decessi prematuri e le patologie possono essere prevenuti in modo significativo”
è quanto assicura l’Organizzazione mondiale della sanità nel suo sito ufficiale.
Insomma, si possono evitare molti danni alla salute muovendosi negli ambienti ‘giusti’. Nell’elenco redatto dall’Agenzia Onu per la salute compaiono le malattie più varie, ma l’ictus, l’ischemia miocardica, la diarrea e i tumori sono in cima alla lista.
“L’analisi dimostra che il 23% dei decessi globali (e il 26% di quelli infantili sotto i cinque anni) sono dovuti a fattori ambientali modificabili”
scrive l’OMS.
Con l’eccezione delle patologie non trasmissibili, sono gli abitanti dei Paesi a basso reddito a sopportare il carico maggiore. La stessa OMS aveva sottolineato in precedenza come quasi un decesso mondiale su quattro fosse legato all’inquinamento.
Giornata nazionale della salute della donna 2016Apriamo gli occhi sulle differenze di genere. Si celebra il 22 aprile la prima Giornata nazionale dedicata alla salute della donna e la prevenzione si tinge di rosa. Promossa principalmente dal Ministero della Salute in collaborazione con una serie di organizzazioni, è l’occasione per ricordare l’importanza degli screening periodici (soprattutto per i tumori), così come la cosiddetta medicina di genere. Tuttavia attualmente non risultano iniziative specifiche a livello oftalmologico.
“Un regime dietetico vario ed equilibrato – scrive il Dicastero della Salute – garantisce un apporto di nutrienti ottimale e permette anche l’apporto di sostanze che svolgono un ruolo protettivo e preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche”.
Nel mondo la disabilità visiva colpisce in maggior misura il sesso femminile (col 56,3%, pari a 176,74 milioni di persone), generalmente a partire dai 50 anni. Questo soprattutto perché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini.
Le donne possono dare un contributo fondamentale contro la perdita della vista. Occorre fare attenzione affinché al gentil sesso, così come agli uomini, sia garantito ovunque il diritto di accesso all’assistenza necessaria. Va, inoltre, adeguatamente riconosciuto e incoraggiato il ruolo svolto dalle donne nell’ambito della prevenzione dei problemi di salute, compresi quelli visivi, in tutti i Paesi del mondo.
La Giornata mondiale della vista del 2009 (8 ottobre) venne dedicata proprio a “Genere e salute oculare, per un eguale accesso all’assistenza”. La Giornata nazionale della salute della donna è, invece, dedicata a una persona: il Premio Nobel Rita Levi Montalcini che, scoprendo la proteina NGF (fattore di crescita nervoso), ha dato anche un possibile contributo alla potenziale rigenerazione dei tessuti nervosi oculari (nervo ottico, retina) attualmente ancora allo studio.
Leggi anche: [Vademecum del Ministero della Salute sulla salute della donna
->http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_301_allegato.pdf]
check-up oculistici gratuitiFacciamo luce sulla vista. Ad esempio in Trentino, in Veneto e nel Lazio. L’occasione è data dal Lions Day 2016, un giorno – scrive l’associazione umanitaria – “all’insegna della lealtà, fedeltà ai principi e ai doveri, amore e impegno verso il prossimo”.
A Roma si sono svolti, quindi, check-up oculistici gratuiti domenica 17 aprile in p.za S. Silvestro con gli stessi Lions, a bordo di un’Unità mobile oftalmica messa a disposizione dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Per l’occasione si sono tenute una serie di iniziative dedicate alla salute (tra cui lo screening per il diabete) e concerti in piazza.
Sempre a bordo di un’Unità mobile oftalmica, ma questa volta della Cooperativa Irifor del Trentino, si alternano oculisti Lions e ortottisti per screening visivi gratuiti rivolti a tutta la popolazione in Trentino (anche nel mese di maggio) e in Veneto:
– sabato 16 aprile a Egna (Bolzano);
– sabato 23 aprile a Conegliano (Treviso);
– sabato 30 aprile a Raossi di Vallarsa (Trento);
– sabato 7 maggio a Trento.
N. B. Con l’occasione si ricorda che i controlli oculistici gratuiti non sono sostitutivi di una visita oculistica completa e non danno diritto ad alcuna prescrizione medica né a rilascio di altre certificazioni. Il loro scopo è quello di individuare precocemente eventuali patologie oculari e, se necessario, si potranno consigliare una visita oculistica più approfondita e controlli diagnostici specifici. I controlli oculistici sono aperti a tutti fino a esaurimento dei posti disponibili. Per poter usufruire del servizio si consiglia vivamente di recarsi sul posto con congruo anticipo rispetto all’inizio dei check-up oculistici.
internet navigazioneSe il web può essere un prezioso alleato della salute, allo stesso modo può nascondere alcune insidie. A partire dall’inattendibilità di alcuni siti non ufficiali e blog, passando per sintomi che molte malattie hanno in comune – che possono quindi essere fuorvianti – fino al rischio ipocondria nei soggetti predisposti.
Sta di fatto che utilizzando internet il rischio di un’automedicazione errata è dietro l’angolo; infatti le notizie di sanità sono tra le più cliccate del web. Tanto che, già nel 2015, risultava che un italiano su due cercava informazioni di salute sul web.
Ecco perché è meglio confrontarsi con un medico prima di ricorrere persino ai farmaci da banco. Proprio su questi aspetti si è concentrato un nuovo sondaggio condotto su oltre 1600 persone, di cui 745 semplici internauti e 872 medici e farmacisti. Web in Salute, i cui risultati sono stati presentati di recente, è stato ideato e coordinato dalla St. John’s University e patrocinato dall’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica di Roma e dalla Società Italiana Medici Manager.
Per 65 internauti su 100 il trattamento si scopre online
Il 65% del campione afferma di aver trovato informazioni su un trattamento terapeutico l’ultimo anno online; il 49% è stato spinto a parlare col medico per una prescrizione, mentre il 40% ha parlato di un problema di salute di cui non aveva mai discusso prima.
Le informazioni di salute trovate in internet hanno influenzato le azioni degli internauti soprattutto con riferimento al maggiore controllo sul proprio stato di salute (26%), al miglioramento della dieta (24%) e delle abitudini di fumo e alcol (24%), alla ricerca di maggiori informazioni su un farmaco (24%), alla scelta di una struttura ospedaliera o di un medico (21%), alla maggiore pratica di esercizio fisico (17%), al sottoporsi a specifici test diagnostici (20%), e all’assunzione di un farmaco specifico (16%).
In farmacia senza passare dal medico
Il 30% del campione ha acquistato in farmacia il trattamento trovato online senza andare dal medico; invece il 54% afferma che, al termine della visita in cui si è discusso di un’informazione di salute internettiana, il medico ha prescritto un farmaco con obbligo di prescrizione (54%) e ha suggerito di modificare lo stile di vita (48%); in altri casi sono stati prescritti farmaci da banco (30%), analisi diagnostiche e di laboratorio (71%) o è stata consigliata una struttura sanitaria (22%). Il 40% afferma che il nome del trattamento prescritto dal medico durante la visita era lo stesso trovato su internet. Importante evidenziare anche che, dei 653 medici che hanno risposto all’indagine, quasi il 90% erano specialisti e agli altri medici di medicina generale.
Per i medici il web è meno attendibile o dà notizie irrilevanti
Su un campione di 872 medici e farmacisti, il 44% dei medici ed il 40% dei farmacisti (dei 219 rispondenti) afferma che le informazioni che i pazienti hanno letto in internet sulle proprie patologie e sui trattamenti terapeutici sono “per nulla accurate” e il 37% dei medici ed il 23% dei farmacisti che la discussione sull’informazione online è stata “per nulla rilevante”. Solo il 10% dei medici dichiara di aver prescritto lo stesso ‘rimedio’ menzionato online perché considerato più efficace. Il 43% dei farmacisti afferma che la discussione sull’informazione trovata online è stata piuttosto rilevante.
Solo il 15% dei farmacisti segue il trattamento internettiano
Il 55% dei farmacisti afferma di aver inviato il paziente dal medico di medicina generale o dallo specialista e il 65% di aver suggerito un prodotto terapeutico. Nel 63% dei casi il paziente ha acquistato tale prodotto. Solo il 15% dei farmacisti afferma di aver suggerito il trattamento menzionato online sul quale il paziente ha iniziato la discussione. Infine c’è un aspetto estremamente positivo: il 60% del campione afferma che la discussione sull’informazione di salute trovata online ha aiutato la propria relazione con l’utente.
ISTAT: rapporto Noi ItaliaSi accendono meno sigarette, si beve con minori eccessi e si mangia con più attenzione: migliorano almeno questi tre aspetti della vita degli italiani, che naturalmente vanno a incidere sulla salute. Nel 2014 sono diminuiti sia i consumatori di alcol a rischio (15,5% dai 14 anni in poi) che i fumatori (19,5%), oltre agli adulti obesi (10,2%). Lo attesta l’Istat, che ha appena pubblicato il nuovo Rapporto “Noi Italia”.
La percentuale maggiore di consumatori di alcolici vive al Centro-Nord, mentre l’obesità è più diffusa nel Mezzogiorno. La fascia d’età più a rischio bevute è quella tra i 14 e i 17 anni, mentre per il fumo si sale a 25-34 anni. (Ricordiamo che il consumo di tabacco è, tra l’altro, tra i fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età e della cataratta).
La spesa sanitaria in Italia
Tra il 2001 e il 2013 il contributo delle famiglie alla spesa sanitaria risulta in calo di quasi 3 punti percentuali, mentre la spesa complessiva cresce di oltre un punto percentuale. Nel 2014 la spesa sanitaria pubblica corrente è pari al 6,8% del Pil (110,45 miliardi di euro ovvero 1.817 euro annui per abitante).
Ricoveri in riduzione
I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero, comunque in progressiva riduzione. In Italia la mortalità per tumori e malattie del sistema circolatorio è inferiore alla media europea.
Meno posti letto ordinari: Italia al 21° posto nell’Ue
Continuano a diminuire i posti letto negli ospedali nell’ottica di una riduzione di spesa e perché sempre più spesso si ricorre alle prestazioni ambulatoriali e al day hospital. L’offerta ospedaliera ordinaria si riduce in un’ottica più generale di riorganizzazione (si è perso un posto letto per 1.000 abitanti tra il 2002 e il 2012). Riguardo ai posti letto ospedalieri, l’Italia si attesta al 21° posto con 3,3 per mille e continua ad essere al di sotto della media Ue 28 (5,3 posti letto ogni mille abitanti).
Un Paese che invecchia: la speranza di vita è oltre gli 80 anni
Nel 2014 l’Italia si conferma il quarto Paese più popoloso nell’Unione europea dopo Germania, Francia e Regno Unito. Oltre un terzo della popolazione italiana è concentrata in tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania.
Al primo gennaio 2015 nel Belpaese ci sono quasi 158 anziani ogni 100 giovani. Secondo le prime stime relative allo scorso anno, per la prima volta negli ultimi 10 anni la speranza di vita alla nascita arretra lievemente, attestandosi mediamente per gli uomini intorno agli 80 anni e per le donne intorno agli 84,7 anni. Da ciò scaturisce un aumento delle malattie degenerative e delle patologie croniche, tra cui quelle oculari.
Resiste la protezione sociale
In Italia la spesa per la protezione sociale nel 2013 è circa il 30% del Pil mentre il suo ammontare per abitante sfiora gli 8mila euro l’anno. All’interno della Ue a 28 Paesi, l’Italia presenta valori appena superiori alla media (sia in termini pro capite sia di quota sul Pil). In quest’ultimo confronto, i valori più elevati si registrano in Francia (33,7%), mentre quelli più contenuti in Lettonia (14,4%). Rispetto al 2012 è aumentata, invece, l’incidenza sul Pil della spesa per le pensioni (16,9%).