Scopri la Cecità corticale: quando gli occhi stanno bene, ma il cervello non vede

La cecità corticale è una condizione rara in cui la perdita della vista non dipende dagli occhi, che rimangono integri, ma da un danno alla corteccia visiva del cervello. Può insorgere a qualsiasi età in caso di traumi, ictus, emorragie, tumori o infezioni che colpiscono quest’area del cervello.

Può presentarsi in forma transitoria o permanente e la vista può essere più o meno compromessa a seconda della gravità del danno. In alcuni casi possono associarsi fenomeni particolari come le allucinazioni visive o la Sindrome di Anton.

La diagnosi richiede un’accurata valutazione oftalmologica e neurologica, supportata da esami come la risonanza magnetica cerebrale, i potenziali evocati visivi e lo studio del campo visivo. Il trattamento dipende dalla causa: in alcuni casi si può avere un recupero spontaneo parziale o completo, in altri è necessario intervenire con terapie farmacologiche, chirurgiche o percorsi di riabilitazione visiva. 

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Qualità di vita dopo blefaroplastica: cosa dicono gli studi


Un beneficio che va oltre l’estetica

Secondo la American Academy of Ophthalmology (AAO), la blefaroplastica, oltre a migliorare l’aspetto dello sguardo, può influire positivamente sulla funzione visiva, il benessere psicologico e la soddisfazione estetica complessiva, con risultati che si mantengono stabili nel tempo, in alcuni casi fino a oltre tre anni.

La secchezza oculare, può comparire, perlopiù in maniera temporanea, dopo l’intervento.

Interventi sempre più diffusi (non solo estetici)

Negli Stati Uniti questi interventi rientrano tra le procedure palpebrali più eseguite. In molti casi, i Centers for Medicare & Medicaid Services ne riconoscono anche la valenza funzionale, legata al miglioramento della visione e della funzione palpebrale.

La valutazione clinica tiene conto di più elementi: sintomi riferiti dal paziente, la misurazione precisa dell’eventuale abbassamento della palpebra e la valutazione del campo visivo.

Importante anche la componente psicologica: chi soffre di problematiche palpebrali manifesta spesso livelli superiori di ansia, depressione e disagio per il proprio aspetto. 

Quali risultati in termini di benessere, funzione visiva e soddisfazione sono stati documentati dopo questi interventi?

Gli studi hanno utilizzato dei questionari validati per misurare la qualità di vita correlata alla salute, ciascuno focalizzato su un aspetto specifico: funzione visiva, soddisfazione estetica o benessere psicologico.

Nel complesso, gli studi disponibili concordano: la qualità di vita migliora o resta stabiledopo blefaroplastica, senza differenze significative tra le tecniche chirurgiche disponibili.

Inoltre, la blefaroplastica non peggiora i sintomi di occhio secco nei pazienti che non ne soffrivano prima, mentre in alcuni casi si è osservato un peggioramento temporaneo dopo l’intervento, con recupero completo entro tre mesi.

Nell’insieme, gli studi mostrano un aumento significativo della soddisfazione estetica e del benessere psicologico

Nei follow-up più lunghi, fino a 3,6 anni, i benefici percepiti risultano stabili nel tempo.

I limiti degli studi e cosa cambia davvero per il paziente

Nonostante la solidità complessiva, restano alcuni limiti: gli studi analizzati erano piuttosto disomogenei e avevano perlopiù campioni piccoli.     

In sintesi, secondo la American Academy of Ophthalmology (AAO) la blefaroplastica, spesso porta a un miglioramento complessivo della qualità di vita, con maggiore soddisfazione per l’aspettomiglioramento della funzione visiva e riduzione del disagio psicologico.

La blefaroplastica, che sia eseguita a fini funzionali o estetici, sembra migliorare diversi aspetti della vita quotidiana, con effetti positivi a lungo termine.

Fonte: Vagefi MR, Aakalu VK, Foster JA, et al. Health-Related Quality-of-Life Outcomes for Upper Blepharoplasty and Blepharoptosis Surgery: A Report by the American Academy of Ophthalmology. Ophthalmology. Published online September 6, 2025. doi:10.1016/j.ophtha.2025.07.014

La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia rinnova il suo impegno per il diritto alla vista per tutti nel meeting annuale “Vedere meglio, vivere meglio, tutti”



Roma, 21 ottobre – La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha presentato oggi presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati il bilancio delle attività svolte nel Paese, i nuovi programmi per il 2026 e i risultati della seconda edizione dell’Osservatorio Vista. Ha aperto i lavori il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana.

Sono oltre un miliardo le persone nel mondo che beneficiano dell’accesso a cure visive grazie all’impegno della OneSight EssilorLuxottica Foundation, che contribuisce concretamente a ridurre le disuguaglianze e ad offrire nuove opportunità. Un risultato di grande rilevanza, riconosciuto anche a livello internazionale: la rivista Fortune ha inserito per il quinto anno EssilorLuxottica tra le aziende leader nella classifica “Change the World”, proprio per l’impatto sociale generato dal lavoro della Fondazione globale.

Anche l’Italia ha dato un contributo significativo a questo ambizioso obiettivo, attraverso le iniziative promosse dal capitolo nazionale della Fondazione. Nei primi tre anni di attività, la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha raggiunto traguardi importanti, rafforzando il proprio ruolo nella promozione dell’equità nell’accesso alla salute visiva: 54.000 persone hanno ricevuto un paio di occhiali da vista:

  • 26.000 visite oculistiche effettuate,
  • più di 6.000 trattamenti sanitari specialistici erogati,
  • 32 tappe del programma itinerante “Le Giornate della Vista”,
  • 6 mesi di presidi oculistici attivati nelle periferie di Corviale (Roma), Scampia (Napoli) e Zen (Palermo)
  • 5 centri oculistici solidali attivi: 3 a Roma, 1 a Napoli, 1 a Milano.
  • Nel solo 2025, le iniziative speciali legate al Santo Giubileo hanno già raggiunto ed entro l’anno supereranno gli obiettivi prefissati con circa 2000 visite e 1.500 occhiali donati.

Il Presidente della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, Leonardo Maria Del Vecchio ha commentato “Garantire l’accesso a cure visive a un miliardo di persone nel mondo è un traguardo storico, e siamo orgogliosi di avervi contribuito con le iniziative sviluppate in Italia. Si tratta del risultato di un impegno condiviso a livello locale, nazionale e globale, che ha coinvolto istituzioni, volontari e partner strategici. Ora è il momento di rafforzare le collaborazioni e valorizzare ogni risorsa disponibile. La vista è un diritto universale e un potente moltiplicatore di sviluppo: migliora la qualità della vita, sostiene l’economia e promuove l’inclusione sociale.” 

L’Osservatorio Vista

In Italia, l’appuntamento annuale della Fondazione si sta affermando come il momento di riferimento sul tema della salute visiva e un’importante occasione di confronto tra istituzioni politiche e religiose, classe medica e delle associazioni del Terzo Settore.

In questo contesto, l’edizione 2025 dell’Osservatorio Vista, promosso dalla Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia in collaborazione con il Censis, ha evidenziato le criticità strutturali che ostacolano l’accesso equo al Servizio Sanitario Nazionale mettendo in rilievo l’impatto sociale della mancata prevenzione e le disparità acuite dalla progressiva privatizzazione del settore.

Le iniziative per il 2026

La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha presentato i programmi che guideranno la prossima fase di attività, orientata alla continuità e all’ampliamento della rete di partner istituzionali e sociali. Tra le iniziative principali figura il Piano di Prevenzione Visiva Nazionale, oggetto di una Risoluzione in Commissione Affari Sociali del Parlamento, dell’l’On. Marta Schifone in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute.


Il Piano ha l’obiettivo di garantire screening oculistici regolari e uniformi su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione a minori, anziani e fasce socialmente più vulnerabili. Mira, inoltre, a rafforzare l’offerta di prestazioni oculistiche all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e a promuovere campagne di educazione alla prevenzione visiva, riconoscendo la vista come un bene primario di salute pubblica e uno strumento di inclusione sociale.

È stato inoltre firmato un protocollo d’intesa con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità per l’avvio di un nuovo programma di visite oculistiche presso gli Istituti Penali per i Minorenni. L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Ministero della Giustizia e presentata dal Ministro Carlo Nordio insieme al Presidente Leonardo Maria Del Vecchio, offrirà visite e occhiali da vista ai giovani detenuti, con l’obiettivo di favorirne il benessere, la dignità e il reinserimento sociale. 

Restituire la vista significa restituire dignità e opportunità. – ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio – Questo progetto vuole essere anche uno strumento di rinascita personale e di responsabilizzazione per i ragazzi detenuti”.

Proseguiranno anche nel 2026 le Giornate della Vista, che si terranno nelle aree periferiche selezionate in collaborazione con il Dipartimento per la Riqualificazione Sociale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la rete di solidarietà territoriale della Fondazione. In continuità con questo approccio integrato alla cura e al benessere delle persone più fragili, gli assistiti dei centri oculistici solidali potranno beneficiare di una soluzione innovativa: i Nuance Audio, i primi occhiali che integrano una tecnologia uditiva in modo invisibile pensati per potenziare i due sensi dai quali dipendiamo maggiormente, vista e udito, migliorando la qualità della vita quotidiana.

Scopri la Cecità corneale: quando la cornea non è trasparente come dovrebbe.

Nella cecità corneale, la perdita della vista è causata dall’opacizzazione della cornea, che normalmente è trasparente e permette il passaggio della luce all’interno dell’occhio. In questi casi la vista è offuscata ma, se le altre strutture oculari sono sane, non c’è mai la perdita della percezione della luce.

L’opacità della cornea può derivare da traumi, infezioni, ustioni, patologie degenerative o difetti congeniti. Nei Paesi in via di sviluppo sono da considerare anche il tracoma e le carenze nutrizionali (soprattutto della vitamina A), mentre nei Paesi industrializzati una causa non infrequente è l’uso improprio delle lenti a contatto. 

Attualmente abbiamo a disposizione molte terapie, a seconda dei casi: il trapianto di cornea, la protesi corneale (cheratoprotesi) l’impiego di cellule staminali corneali, e l’innesto di membrana amniotica. Le prospettive future guardano anche a soluzioni tecnologiche innovative, come la cornea bioingegnerizzata e l’impianto di microdisplay collegati a occhiali “smart”, in grado di trasmettere la luce attraverso la cornea opaca. 

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Disparità socioeconomiche e territoriali nella cura del glaucoma primario ad angolo aperto (POAG)

Lo studio evidenzia come variabili apparentemente esterne alla sfera clinica – dal reddito al contesto familiare – possano condizionare l’aderenza ai controlli e l’efficacia delle terapie

Un recente studio pubblicato su JAMA Ophthalmology ha evidenziato come fattori non strettamente medici, in particolare il livello di ricchezza, il luogo di residenza e la composizione familiare, influenzino in modo significativo la qualità della cura e i risultati clinici nei pazienti di nuova diagnosi di glaucoma primario ad angolo aperto (POAG).

Secondo la ricerca, condotta da Maryam O. Ige, MD, e dal team della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, i pazienti appartenenti al quartile di reddito più basso presentano probabilità sensibilmente inferiori di raggiungere la riduzione della pressione intraoculare (IOP) raccomandata dalle linee guida e sono più inclini a perdersi nel follow-up rispetto a coloro che dispongono di maggiori risorse economiche.

Metodologia dello studio

Lo studio retrospettivo ha coinvolto 1.466 pazienti con diagnosi recente di POAG, seguiti all’interno del Sight Outcomes Research Collaborative Consortium. Gli autori hanno analizzato variabili demografiche e socioeconomiche, area di residenza (urbana o rurale), livello di benessere del quartiere e presenza di figli nel nucleo familiare.

Gli esiti principali valutati erano:

  1. la probabilità di ottenere una riduzione della IOP pari o superiore al 15% entro 12–18 mesi dalla diagnosi;
  2. la probabilità di perdita al follow-up nello stesso intervallo temporale.

Principali risultati

L’età media dei pazienti è di 70 anni e il 54% sono donne. La distribuzione etnica comprende il 3% di asiatici americani, il 32% di pazienti afroamericani, il 7% di latinoamericani e il 57% di caucasici.

Tra i 1.030 pazienti che hanno effettuato almeno un controllo entro 18 mesi, il 76% ha ottenuto una riduzione della IOP ≥15% in uno o più occhi. Tuttavia, i pazienti nel quartile di ricchezza più basso hanno da 5 a 9 volte meno probabilitàdi raggiungere tale obiettivo rispetto ai gruppi più abbienti. Inoltre, il rischio di perdita al follow-up risulta inferiore del 61% nei pazienti più ricchi rispetto a quelli meno benestanti (OR 0,39; IC 95% 0,18–0,84; p=0,02).

 

Altri fattori significativi sono i seguenti:

  • Residenza rurale: i pazienti che vivono in aree rurali presentano una probabilità più elevata di interrompere il follow-up rispetto a quelli residenti in zone urbane (OR 5,54; IC 95% 1,13–27,08).
  • Presenza di figli nel nucleo familiare: curiosamente, i pazienti con bambini in casa hanno mostrato una riduzione media della IOP maggiore di circa 4 mmHg rispetto a chi viveva senza figli (IC 95% 0,99–7,13; p=0,01).

Implicazioni e prospettive

Ricchezza, residenza urbana e composizione familiare rappresentano fattori chiave nel determinare l’aderenza al follow-up e la riduzione della pressione intraoculare nei pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto.

Per migliorare la qualità delle cure e prevenire la perdita visiva legata al glaucoma, gli studiosi suggeriscono di rendere più accessibili e sostenibili i percorsi di cura per i pazienti con minori risorse economiche e per coloro che risiedono in aree rurali. Interventi mirati a facilitare l’accesso ai controlli oculistici e a ridurre le barriere socioeconomiche potrebbero contribuire a migliorare gli esiti clinici di questa patologia cronica e potenzialmente invalidante.

Fonte

 

Scopri l’aberrometria: un esame avanzato per valutare la qualità visiva

L’aberrometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di valutare in modo oggettivo la qualità della vista, evidenziando le aberrazioni oculari che possono alterare la precisione delle immagini percepite. 

Queste anomalie possono derivare da irregolarità della cornea, del cristallino o del film lacrimale e si manifestano con sintomi come sfocatura, aloni, visione doppia o ridotta qualità visiva soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione.

L’esame è molto semplice: il paziente sta comodamente seduto e fissa una luce all’interno dello strumento che, in pochi secondi, misura con precisione le aberrazioni oculari. Non richiede dilatazione pupillare nella maggior parte dei casi.

Vuoi approfondire questo argomento? Consulta la nostra scheda completa sull’aberrometria: clicca qui.

Miopia infantile e alimentazione: il ruolo degli omega-3 e dei grassi saturi nello sviluppo oculare

La miopia infantile è in rapido aumento a livello globale e nuovi studi suggeriscono che l’alimentazione, in particolare l’apporto di omega-3 e grassi saturi, possa influenzarne lo sviluppo.

Miopia infantile e fattori di rischio

La miopia è in rapido aumento a livello globale, con una crescita particolarmente marcata nell’Asia orientale. Secondo le stime dei ricercatori, entro il 2050 circa la metà della popolazione mondiale potrebbe esserne affetta.

Tra i principali fattori di rischio individuati vi sono l’eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi, la scarsa esposizione alla luce naturale e la predisposizione familiare. Tuttavia, un recente studio condotto su un campione casuale di 1005 bambini cinesi tra i 6 e gli 8 anni, nell’ambito dell’Hong Kong Children Eye Study, ha cercato di esplorare un’ulteriore possibile variabile: l’associazione tra alimentazione e sviluppo della miopia, analizzando in particolare l’effetto di alcuni nutrienti sullo sviluppo dell’occhio.

Lo studio è stato condotto utilizzando un questionario alimentare dettagliato, progettato per valutare la dieta abituale dei bambini. Il questionario includeva 280 alimenti suddivisi in 10 gruppi principali: cereali e derivati (pane, cereali, pasta, riso, noodles), verdure e legumi, frutta, carne, pesce, uova, latte e derivati, bevande, snack/grassi/oli e zuppe. Sulla base delle risposte fornite, sono stati calcolati diversi parametri nutrizionali, tra cui l’assunzione di macronutrienti come grassi, carboidrati e proteine.

Il questionario includeva anche una sezione dedicata alle abitudini comportamentali, valutando il tempo medio che i bambini trascorrevano leggendo, svolgendo attività fisica, utilizzando dispositivi elettronici o svolgendo attività all’aria aperta. Sono stati indagati anche l’Indice di Massa Corporea e la familiarità per miopia.

 

Risultati dello studio: omega-3 e grassi saturi

I risultati hanno mostrato che i bambini con minore apporto di acidi grassi omega-3 (contenuti principalmente in  pesci grassi, come lo sgombro, il salmone, la trota e il tonno, e fonti vegetali come le noci, i semi di lino, semi di chia) presentavano parametri oculari e refrattivi indicativi di una miopia più grave. Al contrario, quelli che rientravano nel gruppo che assumeva maggiori quantità di omega-3, presentavano parametri migliori, suggerendo un effetto protettivo di questi acidi grassi sullo sviluppo della miopia.

Ma non solo: un maggiore apporto di grassi saturi (contenuti in alimenti come la carne rossa, il burro, lo strutto o la margarina) sembra avere un ruolo opposto. I bambini con il maggior consumo di grassi saturi mostrava infatti parametri peggiori, indicando un possibile effetto negativo di questi nutrienti sullo sviluppo della miopia.

Questi risultati evidenziano come una dieta ricca di omega-3 possa contribuire a rallentare la progressione della miopia nei bambini, mentre un eccesso di grassi saturi potrebbe invece peggiorarne l’evoluzione. Tuttavia, quando si tratta di nutrienti, è sempre fondamentale rispettare le dosi consigliate: sia un eccesso che una carenza possono risultare nocivi alla salute.

 

Limiti dello studio e prospettive future

È importante ricordare che lo studio è di tipo osservazionale; quindi, non può dimostrare un legame diretto di causa-effetto tra dieta e miopia. I dati sull’alimentazione si basano su questionari compilati dai genitori, che possono contenere errori o imprecisioni. Inoltre, non sono stati analizzati campioni di sangue per verificare con certezza l’apporto di nutrienti. I ricercatori evidenziano anche che i risultati potrebbero non valere per bambini di altre etnie o con stili di vita diversi, dal momento che a Hong Kong la prevalenza della miopia è tra le più alte a livello globale.

Lo studio apre a nuove ipotesi sul possibile ruolo dell’alimentazione nello sviluppo della miopia infantile. Pur con i limiti legati alla natura osservazionale della ricerca, i risultati offrono uno spunto interessante per futuri approfondimenti scientifici e per esplorare il ruolo di specifici nutrienti sulla salute visiva.

 

 

FONTE:

Zhang XJ, Zhang Y, Zhang YJ, et al. Dietary omega-3 polyunsaturated fatty acids as a protective factor of myopia: the Hong Kong Children Eye Study. Br J Ophthalmol. Published online August 19, 2025. doi:10.1136/bjo-2024-326872

https://www.sciencedaily.com/releases/2025/09/250907172653.htm

 

Scopri la Vitrectomia: un intervento per riparare la retina

La vitrectomia è un’operazione di microchirurgia oculare che prevede la rimozione, totale o parziale, del corpo vitreo per permettere il trattamento di alcune patologie retiniche. Viene eseguita, ad esempio, in caso di distacco di retina, emorragie vitreali persistenti, foro maculare, pucker maculare o complicanze della retinopatia diabetica.

Si tratta di un intervento complesso e delicato, ma spesso rappresenta l’unica possibilità per recuperare o preservare la funzione visiva quando la retina è danneggiata.

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La via italiana alla prevenzione visiva. Sanità, confronto decisivo

I difetti visivi sono, numericamente, il più grande problema sanitario al mondo: ne soffrono, secondo l’OMS, più di 2mld di persone al mondo e oltre 3mln di italiani sono a rischio crescente di Glaucoma, Degenerazione Maculare e Retinopatia diabetica, soprattutto a causa dell’invecchiamento. A sua volta, quello di cataratta rimane l’intervento chirurgico in assoluto più prescritto e praticato.

Preceduta quest’anno da una conferenza stampa al Ministero della Salute il 2 ottobre, organizzata da Fondazione IAPB Italia ETS – l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità alla presenza del ministro Orazio Schillaci, la Giornata Mondiale della Vista celebrata il 9 ottobre 2025 e che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, rappresenta da anni un’azione di advocacy e promozione per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della vista. In breve, il messaggio da far passare è: “Sottoponiti a visite oculistiche con regolarità perché ci sono malattie della vista che non hanno sintomi nelle fasi iniziali. E quando si manifestano appieno, è troppo tardi per recuperare la vista perduta”.

E’ per questo che nella settimana in cui si celebra la Giornata Mondiale della Vista 2025, il 9 ottobre, sono circa 100 le città italiane in cui abbiamo organizzato, in collaborazione con le strutture territoriali dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, attività per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione delle malattie degli occhi – ricorda il presidente di IAPB Italia ETS e di UICI, Mario Barbuto – controlli oculistici gratuiti, distribuiti opuscoli informativi, organizzati localmente incontri e conferenze divulgativevv. http://www.giornatamondialedellavista.it .

Ma come sta cambiando il SSN per mettere la prevenzione al centro dei suoi processi? Quali le iniziative già in essere, quali i cambiamenti pianificati? E che ruolo ha la prevenzione visiva all’interno di questa evoluzione?

Alla presenza del Ministro della Salute, giovedì 2 ottobre hanno dato risposta a queste domande i vertici del Ministero e gli stakeholder della prevenzione visiva in Italia, moderati dalla giornalista Mediaset Alessandra Viero: Mario BarbutoPresidente Fondazione Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia ETS e Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti; Maria Rosaria CampitielloCapo Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie, Ministero della Salute; Giovanni SattaOculista e Senatore della Repubblica, componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale); Massimo NicolòOculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria; Paolo RussoOculista e Componente Direzione Nazionale Fondazione IAPB Italia ETS.

Oggi possiamo affermare che sta crescendo la consapevolezza che la prevenzione non è un costo ma un investimento che si traduce, in una Nazione longeva come la nostra, in benefici di salute, economici e sociali – ha aperto l’incontro del 2 ottobre, il ministro della Salute, Orazio SchillaciPer questo oltre a rilanciare il ruolo della prevenzione, lavoriamo con il Mef per aumentare le risorse. Ma questo evento – ha proseguito il ministro – è anche l’occasione per ribadire la centralità di sinergie virtuose per il rilancio della prevenzione. Con questo spirito si è consolidata la collaborazione tra il Ministero della Salute e la IAPB Italia ETS: un modello che coniuga la spinta civica con la responsabilità istituzionale, componente strutturale delle politiche di sanità pubblica”.

A sua volta, il presidente IAPB Italia ETS e di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, Mario Barbuto ha ribadito che “educare la popolazione a comprendere che la prevenzione è determinante per salvaguardare la propria vista, affinché mai nessuno possa perdere questo prezioso e fondamentale bene per cause evitabili, è la mission della nostra Fondazione. Al fianco delle istituzioni, dei medici e tra la gente lavoriamo quotidianamente, da quasi cinquant’anni, per indurre un significativo cambio culturale a tutti livelli, affinché la salute non si identifichi solo con la cura, ma inizi con la prevenzione e termini con la riabilitazione visiva. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un lavoro corale e un impegno sinergico di tutti gli attori, che necessità non solo di maggiori investimenti ma anche di nuovi modelli organizzativi”

La vista non è tema centrale di politica sanitaria solo per i numeri. L’impatto delle malattie visive è altrettanto significativo a fronte di un progressivo processo di deospedalizzazione sul territorio. 

Dai numeri in crescita vertiginosa della miopia dipendono il rendimento scolastico e gli stili di vita delle nuove generazioni nonché il rendimento professionale da adulti e la libertà di scegliere la propria carriera. 

Dalla crescita delle malattie che causano ipovisione e cecità dipendono l’autonomia, il benessere e l’autosufficienza di una popolazione sempre più anziana. Per tutte le fasce di età i costi sociali e personali delle malattie visive sono alti. Molto più contenuti, sono, invece, i costi della prevenzione che potrebbe prevenirne la maggior parte.

 

La prevenzione è il farmaco più efficace che abbiamo per vivere meglio e più a lungo. Non si tratta di teoria, ma di un vero e proprio investimento. Quando investiamo in prevenzione, infatti, alleggeriamo il carico degli ospedali e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)” – dichiara Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute – Il nostro SSN è ancora oggi un’eccellenza a livello internazionale, e proprio per questo abbiamo il dovere di difenderlo e rafforzarlo in tutte le sue componenti. Lo stiamo facendo anche grazie agli investimenti del PNRR, che sostengono progetti di ricerca finalizzati a sperimentare nuovi modelli organizzativi e innovativi nel campo della prevenzione anche visiva”.

Il SSN italiano è infatti impostato sull’erogazione delle cure. Negli ultimi 40 anni, però, i progressi della scienza e della tecnologia hanno moltiplicato gli strumenti a disposizione e l’efficacia delle strategie di prevenzione, in particolare per l’oculistica – il più grande ambìto al mondo per numero di prestazioni mediche. Si tratta di un’opportunità ancora in gran parte da cogliere e capace di alleggerire il peso sulle risorse della sanità. L’oculistica è ben posizionata per cogliere questa innovazione: è la disciplina medica nella quale l’investimento in prevenzione ha il miglior rapporto costo-beneficio. La maggior parte sia dei difetti visivi che delle malattie che causano cecità possono essere corretti, curati o arginati se diagnosticati in tempo.

“E’ vero che dobbiamo imparare a comunicare le principali patologie oculistiche ai cittadini. Ma dobbiamo soprattutto imparare a comunicare, in ambito di prevenzione e screening, che se è vero che quando si ha la vista annebbiata è bene farsi visitare, è altrettanto importante che pur a fronte di una vista meravigliosa non è sicuro che l’occhio non possa avere dei problemi – sottolinea Massimo Nicolò, oculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria – Possono esserci dei sintomi ancora non manifesti clinicamente e che sarebbe necessario controllare, come nel caso del glaucoma, oppure avere segni di maculopatie e non sapere di averli.

In breve, dovremmo passare da una modalità di screening di tipo reattivo, indifferenziato, ad una modalità di screening di tipo opportunista dove, Regione per Regione, all’interno per esempio dell’universo dei pazienti diabetici si vanno a selezionare i soli pazienti con diabete da oltre 15 anni, per i quali risulta non abbiano mai fatto una visita oculistica e li si invita con una lettera a recarsi in un centro dove sottoporsi a visita oculistica. Questo passaggio rappresenterebbe la vera svolta della prevenzione e degli screening, con risparmio per il SSN e superiore efficacia di controlli per il cittadino”.

Infine, conclude il senatore Giovanni Satta, anch’egli medico oculista e componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale) “le malattie che minacciano la vista comportano costi sociali e personali altissimi, sia diretti, sia indiretti. A fronte di questo, gli investimenti che sarebbero necessari per la prevenzione di cecità e ipovisione sono relativamente circoscritti, soprattutto se paragonati ai risparmi che sono in grado di garantire. La Giornata Mondiale della Vista promossa nel nostro Paese dalla Fondazione IAPB Italia, mette in luce la grande collaborazione tra Parlamento, Ministero della Salute, medici oculisti e società civile, finalizzata a creare una cultura autentica della prevenzione visiva, capace di salvare la vista soprattutto delle fasce di popolazione più vulnerabili”.

Aperte le iscrizioni alla V edizione del Master in Ipovisione e riabilitazione Neurovisiva: formazione d’eccellenza tra teoria e pratica

Il Polo Nazionale Ipovisione, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, lancia la nuova edizione del Master di I livello in Ipovisione e riabilitazione neurovisiva per l’anno accademico 2025/2026. Un percorso unico in Italia, pensato per chi vuole diventare protagonista nel mondo della riabilitazione visiva, con una formazione che unisce solide basi teoriche e tanta pratica sul campo.

Non perdere l’occasione di costruire il tuo futuro nella neuroriabilitazione visiva!

Leggi l’articolo completo sul sito Polo Nazionale Riabilitazione Visiva