Scopri la Vitrectomia: un intervento per riparare la retina

La vitrectomia è un’operazione di microchirurgia oculare che prevede la rimozione, totale o parziale, del corpo vitreo per permettere il trattamento di alcune patologie retiniche. Viene eseguita, ad esempio, in caso di distacco di retina, emorragie vitreali persistenti, foro maculare, pucker maculare o complicanze della retinopatia diabetica.

Si tratta di un intervento complesso e delicato, ma spesso rappresenta l’unica possibilità per recuperare o preservare la funzione visiva quando la retina è danneggiata.

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La via italiana alla prevenzione visiva. Sanità, confronto decisivo

I difetti visivi sono, numericamente, il più grande problema sanitario al mondo: ne soffrono, secondo l’OMS, più di 2mld di persone al mondo e oltre 3mln di italiani sono a rischio crescente di Glaucoma, Degenerazione Maculare e Retinopatia diabetica, soprattutto a causa dell’invecchiamento. A sua volta, quello di cataratta rimane l’intervento chirurgico in assoluto più prescritto e praticato.

Preceduta quest’anno da una conferenza stampa al Ministero della Salute il 2 ottobre, organizzata da Fondazione IAPB Italia ETS – l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità alla presenza del ministro Orazio Schillaci, la Giornata Mondiale della Vista celebrata il 9 ottobre 2025 e che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, rappresenta da anni un’azione di advocacy e promozione per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della vista. In breve, il messaggio da far passare è: “Sottoponiti a visite oculistiche con regolarità perché ci sono malattie della vista che non hanno sintomi nelle fasi iniziali. E quando si manifestano appieno, è troppo tardi per recuperare la vista perduta”.

E’ per questo che nella settimana in cui si celebra la Giornata Mondiale della Vista 2025, il 9 ottobre, sono circa 100 le città italiane in cui abbiamo organizzato, in collaborazione con le strutture territoriali dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, attività per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione delle malattie degli occhi – ricorda il presidente di IAPB Italia ETS e di UICI, Mario Barbuto – controlli oculistici gratuiti, distribuiti opuscoli informativi, organizzati localmente incontri e conferenze divulgativevv. http://www.giornatamondialedellavista.it .

Ma come sta cambiando il SSN per mettere la prevenzione al centro dei suoi processi? Quali le iniziative già in essere, quali i cambiamenti pianificati? E che ruolo ha la prevenzione visiva all’interno di questa evoluzione?

Alla presenza del Ministro della Salute, giovedì 2 ottobre hanno dato risposta a queste domande i vertici del Ministero e gli stakeholder della prevenzione visiva in Italia, moderati dalla giornalista Mediaset Alessandra Viero: Mario BarbutoPresidente Fondazione Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia ETS e Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti; Maria Rosaria CampitielloCapo Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie, Ministero della Salute; Giovanni SattaOculista e Senatore della Repubblica, componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale); Massimo NicolòOculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria; Paolo RussoOculista e Componente Direzione Nazionale Fondazione IAPB Italia ETS.

Oggi possiamo affermare che sta crescendo la consapevolezza che la prevenzione non è un costo ma un investimento che si traduce, in una Nazione longeva come la nostra, in benefici di salute, economici e sociali – ha aperto l’incontro del 2 ottobre, il ministro della Salute, Orazio SchillaciPer questo oltre a rilanciare il ruolo della prevenzione, lavoriamo con il Mef per aumentare le risorse. Ma questo evento – ha proseguito il ministro – è anche l’occasione per ribadire la centralità di sinergie virtuose per il rilancio della prevenzione. Con questo spirito si è consolidata la collaborazione tra il Ministero della Salute e la IAPB Italia ETS: un modello che coniuga la spinta civica con la responsabilità istituzionale, componente strutturale delle politiche di sanità pubblica”.

A sua volta, il presidente IAPB Italia ETS e di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI, Mario Barbuto ha ribadito che “educare la popolazione a comprendere che la prevenzione è determinante per salvaguardare la propria vista, affinché mai nessuno possa perdere questo prezioso e fondamentale bene per cause evitabili, è la mission della nostra Fondazione. Al fianco delle istituzioni, dei medici e tra la gente lavoriamo quotidianamente, da quasi cinquant’anni, per indurre un significativo cambio culturale a tutti livelli, affinché la salute non si identifichi solo con la cura, ma inizi con la prevenzione e termini con la riabilitazione visiva. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un lavoro corale e un impegno sinergico di tutti gli attori, che necessità non solo di maggiori investimenti ma anche di nuovi modelli organizzativi”

La vista non è tema centrale di politica sanitaria solo per i numeri. L’impatto delle malattie visive è altrettanto significativo a fronte di un progressivo processo di deospedalizzazione sul territorio. 

Dai numeri in crescita vertiginosa della miopia dipendono il rendimento scolastico e gli stili di vita delle nuove generazioni nonché il rendimento professionale da adulti e la libertà di scegliere la propria carriera. 

Dalla crescita delle malattie che causano ipovisione e cecità dipendono l’autonomia, il benessere e l’autosufficienza di una popolazione sempre più anziana. Per tutte le fasce di età i costi sociali e personali delle malattie visive sono alti. Molto più contenuti, sono, invece, i costi della prevenzione che potrebbe prevenirne la maggior parte.

 

La prevenzione è il farmaco più efficace che abbiamo per vivere meglio e più a lungo. Non si tratta di teoria, ma di un vero e proprio investimento. Quando investiamo in prevenzione, infatti, alleggeriamo il carico degli ospedali e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)” – dichiara Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute – Il nostro SSN è ancora oggi un’eccellenza a livello internazionale, e proprio per questo abbiamo il dovere di difenderlo e rafforzarlo in tutte le sue componenti. Lo stiamo facendo anche grazie agli investimenti del PNRR, che sostengono progetti di ricerca finalizzati a sperimentare nuovi modelli organizzativi e innovativi nel campo della prevenzione anche visiva”.

Il SSN italiano è infatti impostato sull’erogazione delle cure. Negli ultimi 40 anni, però, i progressi della scienza e della tecnologia hanno moltiplicato gli strumenti a disposizione e l’efficacia delle strategie di prevenzione, in particolare per l’oculistica – il più grande ambìto al mondo per numero di prestazioni mediche. Si tratta di un’opportunità ancora in gran parte da cogliere e capace di alleggerire il peso sulle risorse della sanità. L’oculistica è ben posizionata per cogliere questa innovazione: è la disciplina medica nella quale l’investimento in prevenzione ha il miglior rapporto costo-beneficio. La maggior parte sia dei difetti visivi che delle malattie che causano cecità possono essere corretti, curati o arginati se diagnosticati in tempo.

“E’ vero che dobbiamo imparare a comunicare le principali patologie oculistiche ai cittadini. Ma dobbiamo soprattutto imparare a comunicare, in ambito di prevenzione e screening, che se è vero che quando si ha la vista annebbiata è bene farsi visitare, è altrettanto importante che pur a fronte di una vista meravigliosa non è sicuro che l’occhio non possa avere dei problemi – sottolinea Massimo Nicolò, oculista e Assessore Sanità, Politiche sociosanitarie e sociali, Terzo settore Regione Liguria – Possono esserci dei sintomi ancora non manifesti clinicamente e che sarebbe necessario controllare, come nel caso del glaucoma, oppure avere segni di maculopatie e non sapere di averli.

In breve, dovremmo passare da una modalità di screening di tipo reattivo, indifferenziato, ad una modalità di screening di tipo opportunista dove, Regione per Regione, all’interno per esempio dell’universo dei pazienti diabetici si vanno a selezionare i soli pazienti con diabete da oltre 15 anni, per i quali risulta non abbiano mai fatto una visita oculistica e li si invita con una lettera a recarsi in un centro dove sottoporsi a visita oculistica. Questo passaggio rappresenterebbe la vera svolta della prevenzione e degli screening, con risparmio per il SSN e superiore efficacia di controlli per il cittadino”.

Infine, conclude il senatore Giovanni Satta, anch’egli medico oculista e componente della X Commissione Senato (Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale) “le malattie che minacciano la vista comportano costi sociali e personali altissimi, sia diretti, sia indiretti. A fronte di questo, gli investimenti che sarebbero necessari per la prevenzione di cecità e ipovisione sono relativamente circoscritti, soprattutto se paragonati ai risparmi che sono in grado di garantire. La Giornata Mondiale della Vista promossa nel nostro Paese dalla Fondazione IAPB Italia, mette in luce la grande collaborazione tra Parlamento, Ministero della Salute, medici oculisti e società civile, finalizzata a creare una cultura autentica della prevenzione visiva, capace di salvare la vista soprattutto delle fasce di popolazione più vulnerabili”.

Aperte le iscrizioni alla V edizione del Master in Ipovisione e riabilitazione Neurovisiva: formazione d’eccellenza tra teoria e pratica

Il Polo Nazionale Ipovisione, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, lancia la nuova edizione del Master di I livello in Ipovisione e riabilitazione neurovisiva per l’anno accademico 2025/2026. Un percorso unico in Italia, pensato per chi vuole diventare protagonista nel mondo della riabilitazione visiva, con una formazione che unisce solide basi teoriche e tanta pratica sul campo.

Non perdere l’occasione di costruire il tuo futuro nella neuroriabilitazione visiva!

Leggi l’articolo completo sul sito Polo Nazionale Riabilitazione Visiva

Convegno AMGO 2025: la diagnosi e l’abilitazione del bambino con deficit visivo

Il convegno del 19 settembre 2025 affronta il tema della continuità delle cure in oftalmologia, concentrandosi sui pazienti più piccoli 

Una giornata all’insegna di workshop, tavole rotonde e confronti per affrontare il tema della diagnosi e l’abilitazione del deficit visivo: ecco il ricco programma del nuovo convegno AMGO 2025, previsto per il 19 settembre 2025 presso l’ASP S. Alessio Margherita di Savoia – Roma. 

Il progetto, che anche quest’anno vede il Patrocinio dalla Fondazione IABT Italia ETS, da anni si concentra su attività di sensibilizzazione e discussione sulla continuità delle cure, per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza non solo della prevenzione ma anche della riabilitazione visiva, in special modo laddove coinvolga i pazienti più piccoli. 

Nato da una iniziativa dall’Istituto dei ciechi “Francesco Cavazza ONLUS” di Bologna come progetto di prevenzione visiva dell’Ambliopia rivolto ai bambini nella primissima infanzia, e  arricchitosi dalla collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e ipovedenti, il progetto vede anche quest’anno la partecipazione di diversi esperti d’eccellenza, per affrontare temi concreti come la scelta dei trattamenti, le nuove frontiere della pratica clinica e l’impatto dei deficit visivi nello sviluppo neuro cognitivo e sociale dei più piccoli. 

Per registrarsi e partecipare al convegno, abilitato anche per i crediti ECM, si invita a consultare il sito ufficiale www.amgo.it

Il verde che protegge: come gli spazi naturali difendono la salute degli occhi 

close up occhio di una persona immersa nel verde

Nuova evidenza scientifica sottolinea il ruolo protettivo del contatto con la natura contro la sindrome dell’occhio secco 

Vivere in città significa spesso esporsi senza tregua all’inquinamento atmosferico, che mette a dura prova la salute degli occhi. Ma non tutto è scritto fin dall’inizio: natura, verde urbani e infrastrutture verdi sembrano avere il potere di offrire una protezione concreta. Uno studio recentemente pubblicato da Weijing Cheng e Hanyou Wu del Zhongshan Ophthalmic Center (Guangzhou) getta nuova luce sul legame fra gli spazi verdi e la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

La sindrome dell’occhio secco è infatti fortemente legata all’esposizione ambientale, come evidenziato dal Dr. Weijing Cheng e dal Dr. Hanyou Wu nel loro recente studio “Association between long-term green space exposure and dry eye in China”. (Asia-Pac J Ophthalmol.). Entrambi i ricercatori operano presso il State Key Laboratory of Ophthalmology, Zhongshan Ophthalmic Center, Sun Yat-sen University, e il Guangdong Provincial Key Laboratory of Ophthalmology and Visual Science, Guangdong Provincial Clinical Research Center for Ocular Diseases di Guangzhou, in Cina. 

Numerosi studi della letteratura scientifica hanno dimostrato l’impatto negativo di diversi fattori ambientali sulla salute oculare. Tra gli inquinanti atmosferici associati alla sindrome dell’occhio secco sono inclusi il particolato, diossido di azoto, ozono, diossido di zolfo e monossido di carbonio. Inoltre, fattori climatici quali temperatura, umidità ed esposizione alla luce solare giocano un ruolo significativo nello sviluppo della malattia.  

Al contrario, è noto che gli spazi verdi esercitino diversi benefici sulla salute, contribuendo alla riduzione di disturbi mentali come ansia, depressione e disturbi del sonno, tutti riconosciuti fattori di rischio per l’occhio secco. Studi recenti hanno inoltre evidenziato un’influenza positiva dell’esposizione agli spazi verdi anche sulla salute oculare, come la riduzione della prevalenza della miopia e dell’incidenza della congiuntivite allergica. 

Alla luce di queste evidenze, i ricercatori si sono posti l’obiettivo di indagare l’esistenza di un possibile legame tra l’esposizione agli spazi verdi e la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

Struttura dello studio e correlazioni osservate 

Lo studio condotto dal Dr. Cheng e dal Dr. Wu si è articolato in due fasi distinte. Nella prima, i ricercatori hanno messo a confronto 450 pazienti con sindrome dell’occhio secco e 900 soggetti sani, scoprendo che chi gode di una maggiore esposizione agli spazi verdi -misurata con i dati estratti dal database MODIS della NASA, che quantifica il verde terrestre in tempo reale tramite satelliti orbitanti attorno alla Terra- corre un rischio significativamente più basso di sviluppare la malattia. Nella seconda fase, dedicata a un gruppo di 140 pazienti diabetici, è stato osservato che l’esposizione prolungata agli spazi verdi si associa a un’area più ampia del menisco lacrimale, il sottile strato di liquido che riveste la superficie dell’occhio, solitamente ridotto in chi soffre di diabete. In altre parole: una lubrificazione migliore e una maggiore protezione naturale. 

  

I risultati della prima fase hanno evidenziato che l’esposizione agli spazi verdi negli ultimi dieci anni era significativamente correlata a una ridotta probabilità di sviluppare la sindrome dell’occhio secco. Analogamente, nella seconda fase è emersa una correlazione tra una maggiore esposizione decennale agli spazi verdi e un’area più ampia del menisco lacrimale, suggerendo un miglioramento della lubrificazione oculare. 

Gli autori ipotizzano che gli spazi verdi migliorino la salute oculare tramite diversi meccanismi. La riduzione degli inquinanti atmosferici, che alterano la superficie oculare e possono contribuire all’occhio secco; la mitigazione dell’inquinamento acustico e luminoso, che possono portare a disturbi del sonno, anch’essi causa di occhio secco; infine, il miglioramento della salute mentale, il cui deterioramento è fortemente correlato all’occhio secco. 

Questa è la prima ricerca individuare un collegamento tra gli ambienti verdi e la salute della superficie oculare, anche se è stato condotto in un Paese, la Cina, dove l’inquinamento atmosferico è molto più grave che in Italia.  

Nonostante questo, lo studio apre scenari importanti per la salute pubblica. Non tutti, infatti, hanno le stesse opportunità di vivere in contesti ricchi di verde. Gli autori hanno infatti sottolineato come “il potenziale effetto protettivo dell’esposizione agli spazi verdi sulla sindrome dell’occhio secco merita attenzione”, evidenziando le significative implicazioni per la salute pubblica. Gli autori, inoltre, segnalano le marcate disparità nell’accesso agli spazi verdi tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, evidenziando come i secondi dispongano “solo un terzo degli spazi verdi disponibili ai primi”. I ricercatori invitano quindi a “migliorare la pianificazione e la gestione urbana”, promuovendo una distribuzione più equa degli spazi verdi, al fine di implementare misure efficaci per la prevenzione della sindrome dell’occhio secco. 

Cheng W, Wu H, Wang Z, Liang L. Association between long-term green space exposure and dry eye in China. Asia Pac J Ophthalmol (Phila). 2025;14(3):100165. doi:10.1016/j.apjo.2025.100165 

  

FONTE: Ophthalmology Times Europe  

CLINICA OCULISTICA DI UDINE: PRIMA TERAPIA GENICA CONTRO LA MACULOPATIA

Il prof. Lanzetta: “Un passo decisivo verso cure più efficaci e durature”

La Clinica Oculistica Universitaria del Presidio Ospedaliero di Udine ha eseguito il primo trattamento con terapia genica per la cura della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma aggressiva. L’intervento si inserisce nell’ambito di uno studio clinico internazionale, che coinvolge solo pochi centri altamente specializzati in tutto il mondo.

La degenerazione maculare legata all’età è la maculopatia più comune ed è la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati. Nella forma avanzata, colpisce centinaia di migliaia di persone in Italia. Tale forma, detta anche neovascolare (o “umida”) è caratterizzata dalla crescita di vasi sanguigni anomali sotto la retina e può portare rapidamente a una perdita della vista centrale, compromettendo attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti. Ad oggi, la terapia standard consiste in iniezioni intravitreali ripetute ogni 4-8 settimane. Sebbene efficaci, queste richiedono frequenti accessi ospedalieri e rappresentano un impegno gravoso per pazienti e famiglie.

“Questa nuova terapia rappresenta un cambio di paradigma”, spiega il prof. Paolo Lanzetta, direttore della Clinica. “Invece di somministrare il farmaco attraverso continue iniezioni all’interno dell’occhio, si trasferiscono alle cellule della retina le istruzioni necessarie per produrre autonomamente la molecola terapeutica. In termini semplici, è l’occhio stesso a diventare la ‘fabbrica’ del farmaco, con la prospettiva di ridurre drasticamente, o addirittura eliminare, la necessità di trattamenti ripetuti.” “Si tratta di un sogno divenuto realtà”, aggiunge Lanzetta. “Da studente di medicina, oramai diversi anni fa, ricordo bene che la terapia genica venisse prospettata come una ipotesi terapeutica forse riservata al futuro. E’ una grande emozione poterla proporre oggi ai nostri pazienti.” 

Il team della Clinica Oculistica, che include la prof.ssa Valentina Sarao e il prof. Daniele Veritti — esperti nella cura delle patologie retiniche — è stato selezionato tra i pochi al mondo per questa sperimentazione. La partecipazione a questo studio sottolinea l’impegno congiunto dell’Università di Udine e dell’Azienda Sanitaria Friuli Centrale nell’offrire ai pazienti friulani l’accesso alle terapie più innovative disponibili al mondo.

La Clinica Oculistica di Udine non è solo un centro di riferimento per le cure più avanzate, ma anche un centro di alta formazione grazie alla Scuola di Specializzazione in Oftalmologia dell’Università di Udine, diretta dal prof. Daniele Veritti. “Essere un centro di riferimento per sperimentazioni di questa portata”, afferma il prof. Veritti, “significa garantire ai nostri pazienti le cure del futuro già oggi, e ai nostri specializzandi una formazione clinica di altissimo livello. La nostra Scuola di Specializzazione offre infatti ai futuri oculisti l’opportunità unica di partecipare direttamente alle sperimentazioni più importanti a livello mondiale, un privilegio riservato solo ai centri di massima eccellenza internazionale.”

Disabilità visiva: diritti, agevolazioni e inclusione. Facciamo chiarezza

Pensioni, lavoro, trasporti, fiscalità, Disability Card: i diritti delle persone con disabilità visiva sono tutelati da normative precise, ma spesso complesse da interpretare. In un’intervista esclusiva, Franco Lepore – presidente dell’Agenzia Iura – analizza i principali strumenti di tutela e le criticità ancora presenti, tra mancanza di accessibilità e necessità di maggiore consapevolezza collettiva.

Un approfondimento che unisce rigore informativo e visione culturale, per orientarsi meglio tra leggi, benefici e nuove opportunità.

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L’oncocerchiasi: cecità dei fiumi

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L’oncocerchiasi (oncocercosi), detta anche “cecità dei fiumi”, è causata dall’infezione provocata da un verme (nematode), l’Onchocerca volvulus che si riproduce vicino i maggiori corsi d’acqua che attraversano molti paesi dell’Africa equatoriale e dell’America meridionale. Le larve dell’agente vettore della malattia, si sviluppano solamente in acque limpide, molto ossigenate e con scarse sostanze organiche. Il termine “cecità dei fiumi” indica la relazione tra la malattia a livello oculare e l’area abitata dai soggetti malati.

Si ritiene che l’oncocercosi sia, dopo il tracoma, la seconda causa al mondo di cecità prevenibile tra le malattie contagiose. Tuttavia va detto che, grazie agli sforzi mondiali, la patologia sembra essere in via di progressiva riduzione.

La diagnosi di oncocercosi può essere eseguita in qualsiasi fase della malattia, ma bisogna intervenire in tempo per scongiurare danni irreparabili. 

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“Ci Vediamo allo Zen”: quando la sanità raggiunge i cuori dimenticati delle metropoli

Ci vediamo allo Zen

Un’iniziativa che porta la salute visiva nelle periferie più fragili, unendo prevenzione, ricerca e comunità: oltre mille visite oculistiche e più di mille paia di occhiali donati nello storico quartiere palermitano.

L’impatto straordinario della tappa allo Zen

L’ultima tappa del progetto Ci Vediamo a …, nato dalla collaborazione tra le fondazioni IAPB Italia e Onesight Essilor Luxottica– iniziato nel quartiere Corviale di Roma nel 2023 e proseguito a Napoli nella zona di Scampia nel 2024 – è approdata a Palermo, nel quartiere dello Zen, superando ogni aspettativa. Come ha raccontato Tiziano Melchiorre, segretario generale di IAPB Italia ETS, i numeri parlano chiaro: sono state effettuate 1.143 visite oculistiche e donati ben 1.322 paia di occhiali da vista.

La risposta della comunità è stata così travolgente che sono state visitate in media più di 40 persone, un dato impressionante se si pensa che nelle tappe precedenti non si superavano le 30 visite giornaliere. «Non abbiamo mai avuto un’affluenza così alta» ha sottolineato Melchiorre, spiegando che l’iniziativa ha persino costretto gli organizzatori ad aumentare il numero di ore di attività ogni giorno per rispondere a una simile domanda.

Una scelta di cuore e di strategia: le aree marginali

La decisione di focalizzarsi su quartieri come lo Zen non è casuale. «Noi scegliamo le aree marginali di alcune città» ha spiegato Melchiorre, «quelle che esprimono maggiore bisogno o comunque zone dimenticate, spesso fisicamente marginali rispetto alla metropoli o al centro».

L’obiettivo è chiaro: portare un segnale concreto di presenza dove l’oculistica, culturalmente, è talvolta considerata un’attività “opzionale” o meno rilevante per la qualità della vita. «Più è povera la popolazione, sia da un punto di vista culturale sia economico, e minore è la prevenzione» ha evidenziato. Ci Vediamo a … punta proprio a invertire questa tendenza, portando la salute visiva nelle periferie più lontane dai centri economici e culturali.

Oltre la visita: prevenzione, cura e continuità assistenziale

Il progetto offre visite oculistiche complete per valutare l’intero stato di salute dell’occhio. Ma non si limita a questo. In caso di patologie più serie, diverse dai semplici vizi di refrazione, viene assicurato un “secondo livello” di specializzazione ulteriore, possibile grazie a una preziosa collaborazione con specialisti del territorio, in particolare delle strutture pubbliche e universitarie.

Allo Zen, ad esempio, lo staff medico oculistico è stato messo a disposizione dalla prof.ssa Vincenza Maria Elena Bonfiglio, Direttrice della Clinica Oculistica Universitaria del Policlinico P. Giaccone di Palermo. L’intento è creare una continuità assistenziale, evitando che l’intervento sia un episodio isolato e garantendo che le patologie più complesse siano seguite dalla sanità locale competente.

Ci Vediamo a …  non è solo assistenza, ma anche ricerca. Come ha rivelato Melchiorre, è in corso uno studio scientifico che confronterà le realtà socio-demografiche e sanitarie delle popolazioni di Corviale, Scampia e Zen. Lo studio utilizza questionari scientificamente validati, tra cui il primo in Italia sulla health literacy (alfabetizzazione sanitaria) in ambito oculistico, con domande come “Sai che cos’è la degenerazione maculare?” o “Sai cos’è il glaucoma?”.

Un altro questionario indaga lo stile di vita delle persone, esaminando consumo di alcol, attività fisica, alimentazione e uso di tabacco. I risultati, che si punta a pubblicare su una rivista internazionale indicizzata  nel 2026 – pur considerando i tempi lunghi dovuti a comitati etici e revisioni editoriali – promettono di fornire preziose informazioni sui livelli di conoscenza delle patologie oculari e sugli stili di vita nelle aree periferiche delle città italiane.

Il valore della comunità e lo sguardo al futuro

Il successo del progetto affonda le radici nel coinvolgimento delle associazioni locali, che godono di grande credibilità sul territorio. A Scampia e allo Zen, un ruolo cruciale è stato svolto da Caritas e parrocchie, in rete con altre realtà. «Se il progetto è calato dall’alto, lo scetticismo ne compromette i risultati» ha spiegato Melchiorre, «se invece è costruito insieme alle associazioni che quotidianamente gestiscono il bisogno e aiutano la popolazione, diventa tutto più facile».

Questo approccio partecipativo permette di integrare il progetto nel tessuto di attività già presenti, rafforzando l’impatto sul territorio.

Il progetto non si ferma qui: proseguirà anche nel 2026, con l’obiettivo di raggiungere altri capoluoghi e metropoli dove il disagio socio-assistenziale è maggiormente diffuso e il bisogno ha una “magnitudo” maggiore. «Andiamo nei luoghi in cui il fenomeno ha un impatto più grande, laddove le persone non hanno mezzi culturali ed economici per accedere ai servizi sanitari per tutelare la propria vista» ha concluso Melchiorre, delineando per l’iniziativa Ci vediamo a… “, una prospettiva di crescita costante.