Prevenzione e riabilitazione per il paziente e il cittadino

Prevenzione e riabilitazione

Il confronto della seconda sessione della Giornata Mondiale della Vista, in diretta streaming sulla pagina Facebook di Iapb Italia Onlus, si è sviluppato a partire dalla necessità di prendersi cura della salute degli occhi ancor prima che la malattia sopraggiunga. Una prevenzione che comincia fin dai primi mesi di vita.

Una buona prevenzione è il primo passo lontano dalla riabilitazione. Spesso si sottovalutano i segnali che il nostro occhio ci invia fin dalla tenera età: un invito a dargli la giusta attenzione arriva da IAPB Italia Onlus che, in occasione della Giornata Mondiale della Vista tenutasi l’8 ottobre 2020, ha riportato le testimonianze di esperti durante una maratona live sul proprio canale Facebook.

In questa seconda sessione è emerso come siano molteplici i fattori che influenzano la salute del nostro occhio. Primi tra tutti, gli stili di vita, ovvero «l’insieme di tutti i comportamenti o abitudini di vita che ognuno mette in atto durante la sua esistenza» A spiegarlo è stato Federico Marmo, Oculista Tenente Generale del Corpo Sanitario dell’Esercito, evidenziando come i corretti stili di vita siano risultato di «educazione, cultura e istruzione». «Per esprimere e mettere in atto corretti stili di vita è necessario avere una mentalità, e quindi una educazione di base, che vede nella cura della persona un valore fondamentale» ha continuato Marmo, sottolineando come l’educazione al benessere sia il risultato di una azione di concerto «a cui deve contribuire famiglia, scuola e mondo del lavoro oltre a istituzioni e associazioni che intervengono nella formazione dei cittadini, comprese quelle sportive». Tra gli stili di vita che Marmo ha ricordato, un ruolo centrale è svolto dall’alimentazione: «È da tempo assodato che una alimentazione scorretta dal punto di vista quantitativo e qualitativo è un fattore di rischio per diverse malattie, come quelle metaboliche e le vasculopatie». Altro elemento importante «è l’abitudine all’attività fisica: la sedentarietà incide molto negativamente sulla salute e sulla longevità degli individui». «La salute è un diritto ma anche un dovere» ha quindi concluso Marmo, ricordando che il benessere del nostro corpo, occhio incluso, comincia proprio da noi.

A volte si può trattare di piccole accortezze, come ha successivamente ricordato Elena Piozzi, Direttore Emerito S.C. Oculistica Pediatrica Osp. Niguarda Ca’ Granda Milano, parlando in particolare della miopia nei bambini. «Una delle domande che i genitori mi rivolgono più spesso è come proteggerli quando utilizzano device elettronici» ha raccontato, sottolineando il rischio all’esposizione continuativa alla luce blu dei display. «L’uso dei device è consentito, ma sempre con una certa attenzione e soprattutto va valutata postura, distanza e se la stanza in cui si trova è illuminata o meno. È molto importante limitare il tempo che i più piccoli passano davanti agli schermi. Ogni tanto bisogna interrompere favorendo anche l’uscita all’esterno». Infatti «la vita all’aperto è considerata un fattore protettivo della miopia e stimola la vista da lontano. L’eccesso di lavoro da vicino è uno dei fattori ambientali che rende i casi di miopia più numerosi e insorgenti». Un aumento che pone il focus non solo sull’uso di lenti, ma anche di metodologie correttive, soprattutto nei più piccoli. «Oggi cosa possiamo fare? – si è chiesta la dottoressa Piozzi – Esami nei tempi giusti, anamnesi della storia genitoriale e familiare». «Attenzione – ha però ricordato – le lenti non bastano a fermare la miopia, questa cresce continuamente. Quindi la letteratura negli ultimi anni ha cercato metodiche e strategie per ridurre la progressione, ad esempio, sotto correzione da vicino, ortocheratologie (indosso notturno), uso di lenti a contatto. Di tutte queste metodiche la letteratura è abbastanza univoca nel dire che quello che sembra essere la risposta migliore è l’uso del collirio, in particolare un collirio di atropina con concentrazioni basse, che non dà quindi effetti collaterali ma consente una riduzione della progressione della miopia». Anche la dottoressa ha comunque invitato i genitori a non trascurare test e visite oculistiche dei propri figli.

«La prevenzione comincia fin da subito – ha infatti ricordato il dottor Roberto Perilli, Dirigente Responsabile UOS Oculistica Territoriale ASL Pescara, durante il suo intervento alla maratona – i reperti si possono trovare alla nascita e nei primi anni di vita: più è precoce la diagnosi meglio è». In particolare, è stato posto l’accento sull’importanza del test del riflesso rosso. «Altro non è che l’esatto equivalente clinico di quando facciamo le foto e vengono gli occhi rossi – ha spiegato il dottor Perilli –. Il test viene eseguito dai pediatri: si proietta luce nell’occhio, si osserva quella di ritorno che è rosso-arancione. Se questa è uniforme e lineare, siamo in presenza di un occhio sano perché la luce non incontra ostacoli, che potrebbero altrimenti far pensare a tumori, modifiche, glaucoma congenito, cataratta etc».

Ecco perché «bisogna controllarsi a scadenze fisse, grosso modo ogni 2-3 anni fino ai 50, rendendole più frequenti con l’aumento dell’età. Molti rischi sono infatti silenziosi, si veda ad esempio il glaucoma, e vengono notati quando è troppo tardi» ha quindi sollecitato Perilli, sottolineando come la visita diventi fondamentale «non appena si percepisce che qualcosa non funziona».

Dove però non arrivano buone abitudini e prevenzione, arrivano invece la cura e la riabilitazione. A spiegare in particolare l’intervento chirurgico per il glaucoma è stato Alessandro Tiezzi, Oftalmologo Casa di Cura Fabia Mater: «Laddove le terapie farmacologiche non sono sufficienti e la pressione endooculare si innalza, diventa necessario operare per impedire conseguenze come la compromissione del nervo ottico e del campo visivo». «La chirurgia è varia, sono state introdotte nuove tecniche e sempre meno invasive – ha continuato Tiezzi – che hanno il loro ambito di applicabilità e sono riservate a determinati casi di glaucoma e ipertono». In particolare, «la chirurgia del glaucoma è la creazione di una via di filtraggio valida (far uscire umore acqueo), mentre l’estrazione della cataratta è la chirurgia più usata al mondo. Ecco perché non viene più considerata tra le malattie più invalidanti, rimanendo comunque una condizione seria e non scevra di rischi e conseguenze».

A portare la propria testimonianza, in forma di lettera, è stata Renata Palma, giornalista ipovedente che ha raccontato come «perdere la vista sia una esperienza devastante». «Per chi come me, assolutamente indipendente, cessa di vedere in maniera “normale” da un giorno all’altro, tutto quello che si era costruito si distrugge. Così arrivano giornate solo a dormire, a non uscire mai di casa. Sopravviene la paura». Ecco allora che il percorso di riabilitazione diventa fondamentale non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. «Voi mi vedete oggi e tutto sembro meno che un’invalida. Anche perché spesso si collega l’immagine di un invalido ad un essere che la sofferenza trasforma e pertanto assume canoni estetici diversi dal “normale”. Ma per fortuna non è così. Comunque mi ci sono voluti quattro anni di lavoro su di me. Sulla costruzione di una nuova percezione di me e delle mie capacità. E certamente non ho potuto fare tutto questo da sola». Renata Palma ha raccontato che a segnalarle un centro per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva fu la sua portiera. «Davanti a lei ho composto il numero di telefono e senza nemmeno aspettare molto tempo ho avuto dall’altro capo del filo una voce gentile che ha saputo dare risposte alle mie innumerevoli domande, che uscivano dalla mia bocca come un fiume in piena. Così mi viene dato un appuntamento con la psicologa».

Parole toccanti a cui ha fatto eco Stefania Fortini, Vice Direttore del Polo Nazionale Ipovisione -­ WHO Collaborating Centre: «La malattia crea spaccatura tra un prima e un dopo – ha commentato – dove emozioni, come un senso di impotenza e uno stato di frustrazione, fanno da padrone». «Chi entra nel nostro Polo viene accolto, lo ascoltiamo con attenzione e sensibilità» ha continuato Fortini, evidenziando come «la minorazione visiva è l’unica disabilità che invade e pervade tutti gli ambiti della vita: personale, interpersonale, lavorativa…».

« Mai come in questo momento il percorso psicologico è fondamentale nell’intraprendere un percorso riabilitativo. Noi interveniamo per recuperare e far vedere, aiutare la persona ad accettare i limiti che la minorazione impone». La dottoressa Fortini si è quindi unita al messaggio di speranza che la paziente Renata Palma ha lanciato tramite la sua lettera: «Non arrendersi mai. Affidarsi agli esperti e riscoprire le frecce a disposizione nel proprio arco […] Ridere fa bene e prendersi in giro ancora di più. È la tristezza la madre di tutti i malanni. Bisogna credere nella possibilità di svolgere la matassa della vita in altra maniera. Con il tempo si sviluppano altre abilità e si accentuano altri sensi. A me per esempio si è sviluppato moltissimo l’udito. Non dobbiamo dimenticarci che Siamo noi artefici del nostro destino».

Il bisogno di oculistica nel panorama delle cure

Giornata Mondiale della Vista

Tre sessioni in diretta streaming sulla pagina Facebook di Iapb Italia Onlus, moderate dal giornalista e conduttore radiotelevisivo Tiberio Timperi, hanno accompagnato l’edizione 2020 della Giornata Mondiale della Vista. La prima sessione si è concentrata sul bisogno di oculistica nel panorama delle cure.

La prima sessione della Giornata Mondiale della Vista intitolata “Il bisogno di oculistica nel panorama delle cure” ha preso avvio dall’assunto, lanciato dal giornalista e moderatore della Giornata, Tiberio Timperi, che ancora oggi l’oftalmologia non sia percepita come una disciplina fondamentale nella pianificazione sanitaria. A partire da questa riflessione Stanislao Rizzo, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica presso la Fondazione Policlinico Gemelli, ha sottolineato l’importanza di investire in screening e prevenzione a livello di Servizio sanitario nazionale: “Purtroppo – ha ammesso – non c’è niente che riguardi la prevenzione della malattia della vista, il senso più nobile che abbiamo. Forse i nostri referenti politici non la percepiscono come un problema urgente, che può causare danno in breve tempo e grave disabilità. Eppure, la prevenzione in ambito oculistico è semplice e non costa economicamente”.

L’On. Paolo Russo, Medico oculista e Deputato, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Tutela della Vista ha ricordato, invece, come la pianificazione sanitaria della prevenzione visiva possa essere una strategia capace di risparmiare dolore alle persone e risorse allo Stato: “L’esigenza di creare un gruppo interparlamentare per la tutela della vista – ha detto – intende porre l’accento su una questione che ancora oggi si ritiene ingiustamente non centrale nelle politiche sanitarie. Per incidere significativamente e ottenere risultati terapeutici importanti, le patologie vanno individuate tempestivamente. Alcune patologie oculistiche sono meno ingravescenti e non vi è la percezione di un’emergenza vera e propria. Noi, però, riteniamo il contrario. Si va sempre più incontro ad un’emergenza sociale di soggetti che rischiano di perdere la vista e ciò comporta un grave danno allo sviluppo delle relazioni, all’effettiva capacità lavorativa, alla componente psicologica e alla salute generale, gravando sui sistemi previdenziali e assicurativi del nostro paese. L’iniziativa parlamentare nasce allo scopo di giungere a un manifesto condiviso a tutela della vista e degli occhi. La cura ex post è tecnicamente un grave e insopportabile errore per il nostro bilancio e vogliamo essere la quinta colonna della sanità per dare soluzioni di buon senso”.

Francesco Bandello, Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute presso l’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, ha posto l’attenzione sui programmi di screening a livello nazionale: “È stato dimostrato – ha detto – che sottoponendo a programmi di screening pazienti diabetici che non hanno ancora sviluppato sintomi di retinopatia diabetica, i danni sono minimi. Nel Regno Unito, ad esempio, è stato implementato da diversi anni un programma che ha ridotto i casi di ipovisione da diabete e, dove sono stati implementati, questi screening programmati hanno sempre dimostrato risultati evidenti. Le apparecchiature di cui abbiamo bisogno oggi costano molto meno e sono completamente automatizzate dall’AI, consentendo di fotografare il fondo oculare del paziente e stabilire in modo rapidissimo il rischio di sviluppare danni retinici. È necessario, dunque, pianificare interventi programmati anche per valutare i pazienti a distanza”.

Filippo Cruciani, Referente scientifico di IAPB Italia Onlus ha illustrato il tema dei pronto soccorsi oftalmologici e del costo sociale della perdita della visione: “I pronto soccorsi stanno chiudendo, perché sono costosi. Le persone, però, sono disposte a spostarsi per raggiungere le strutture territoriali. Se si perde la vista il danno economico ed individuale è altissimo. Prendiamo il distacco di retina, all’inizio c’è un sintomo vago che poi diventa sempre più importante. In questo caso bisogna intervenire precocemente, sia come diagnosi, sia come intervento chirurgico. Se non si ha accesso immediato al pronto soccorso, il distacco progredisce e il recupero è legato al tempo che ho perso”.

Filippo Amore, Direttore del Polo Nazionale Ipovisione – WHO Collaborating Centre, infine, ha presentato la riabilitazione visiva come “l’altra faccia della cura”: “La riabilitazione visiva – ha chiarito – rappresenta la continuità della cura. Quando patologie croniche degenerative portano a ipovisione, la riabilitazione interviene sul residuo visivo, che viene potenziato per garantire autonomia e qualità di vita alla persona. La riabilitazione visiva del Polo Nazionale Ipovisione è un’area multidisciplinare che prende in carico la malattia della persona a 360 gradi, lavorando anche sull’eventuale perdita di motivazione. Grazie alla tecnologia e alla teleriabilitazione riusciamo a potenziare i residui visivi attraverso ausili ottici e informatici, nonché tramite percorsi di riabilitazione domiciliare. Con l’OMS, inoltre, abbiamo messo a punto gli standard internazionali per la riabilitazione visiva e i curricula sulle competenze da sviluppare nei professionisti, creando un modello di cui possano avvalersi tutti gli Stati membri”.

Il racconto della Giornata Mondiale della Vista

Giornata Mondiale della Vista

Diciassette anni fa nasceva la Giornata Mondiale della Vista e, da quel giorno, ogni anno si celebra il secondo giovedì di ottobre. L’evento riunisce oftalmologi, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali per fare il punto sulla prevenzione e sulla riabilitazione visiva in Italia e nel mondo. L’avvio della Giornata è stato scandito dalla conferenza stampa e dalla tavola rotonda “La prevenzione oftalmica nel sistema sanitario nazionale”. Tutti gli interventi sono stati moderati da Nicoletta Carbone, giornalista di Radio 24.

Giovedì 8 ottobre 2020 si è celebrata la Giornata Mondiale della Vista, l’evento annuale promosso da IAPB Italia Onlus dedicato alla salute degli occhi. Ad aprire i lavori della conferenza stampa è stato Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, che ha ribadito l’importanza della salute visiva: “La vista – ha detto – è il simbolo della salute e quando l’occhio si ammala è a volte troppo tardi per intervenire. In Italia ci sono 1,5 milioni di ipovedenti e oltre 200.000 ciechi. Senza prevenzione, questi numeri sono destinati a crescere. Vogliamo fare un appello a tutti i cittadini affinché la cecità diminuisca quanto più possibile e ciò dipende da quello che ciascuno di noi fa per salvaguardare la propria vista e quella dei familiari”.

A seguire l’intervento dell’On. Paolo Russo, Medico oculista e Deputato, Presidente dell’intergruppo parlamentare per la tutela della vista, che ha parlato del ruolo della politica nella sensibilizzazione alla tutela della salute degli occhi: “Il nostro paese – ha spiegato – ha saputo fare grandi passi avanti grazie alla competenza e alla sensibilità scientifica del mondo accademico e delle professioni della vista, in particolare degli oculisti. Noi ci siamo adoperati per mettere in campo iniziative di screening in ogni parte del nostro paese, per rendere più forte l’attenzione nei confronti delle patologie oculari, in particolare quelle retiniche. Si tratta di un’azione importante e dimostrativa, perché il nostro paese può diventare campione mondiale nella tutela della vista”.

Mario Stirpe, Presidente del Comitato Tecnico Nazionale per la Prevenzione della Cecità del Ministero della Salute, ha invece ricostruito il quadro attuale: “Vi è la necessità di porre attenzione alla cura – ha chiarito – anche per l’arresto che abbiamo vissuto in questo periodo. Spesso mi sono sentito dire ‘meglio morire che diventare cieco’, ma non è così. Il virus ha sopito la paura verso le altre malattie e vi è stato un decremento significativo nell’accesso ad esami importanti. I mesi che ci attendono sono ancora rivolti alla prevenzione e alla risoluzione delle urgenze. C’è bisogno della ricostituzione di una medicina territoriale che governi l’afflusso agli ospedali, perché gli ambulatori non possono sostituire il lavoro delle Asl. La pandemia ha portato a questa attenzione e auspico che ciò si traduca in una spinta alla risoluzione”.

Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana, ha posto l’attenzione sul ruolo dei diversi attori coinvolti: “Dobbiamo diventare ancora più operativi con l’aiuto della politica, delle attrezzature tecnologiche e della disponibilità di medici assunti nel Servizio sanitario nazionale”.

Mario Barbuto, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ha sottolineato l’importanza della collaborazione con la componente scientifica: “Siamo la testimonianza vivente di ciò che non deve accadere e con la nostra presenza e il lavoro silenzioso di centinaia di volontari che si mettono a disposizione in tutte le sezioni d’Italia, vogliamo che la prevenzione della cecità diventi un elemento stabile della società. Riteniamo infatti di vitale importanza la naturale alleanza e vicinanza con la componente scientifica e, in particolare, con gli oculisti italiani”.

Nicoletta Carbone, giornalista di Radio 24
Nicoletta Carbone, giornalista di Radio 24
Da sinistra: Mario Stirpe, Giuseppe Castronovo, Filippo Cruciani
Da sinistra: Mario Stirpe, Giuseppe Castronovo, Filippo Cruciani

Alla tavola rotonda su “La prevenzione oftalmica nel sistema sanitario nazionale” è intervenuto Silvio Mariotti, Responsabile per la Prevenzione della Cecità e Salute Oculare presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Nel mondo – ha detto – ci sono più di 7 miliardi di persone e, ogni anno, la metà ricorre a visite oculistiche. Le persone domandano salute visiva, eppure questo servizio è dimenticato. Dei 194 paesi membri dell’OMS, solo tre hanno messo al centro la salute visiva nei loro piani di programmazione dei prossimi tre anni. L’Italia, purtroppo, non è tra questi. I paesi si sono dimenticati di investire nella vista, della quale ci ricordiamo solo quando l’abbiamo persa ed è difficile intervenire”.

Leonardo Mastropasqua, Direttore della Clinica Oftalmologica-Centro Regionale di Eccellenza dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara G. D’Annunzio, ha spiegato invece perché è importante fare prevenzione con l’uso degli ausili tecnologici: “L’80% delle patologie – ha chiarito – è evitabile. Oggi senza la tecnologia e senza persone addestrate ad usarla, abbiamo risultati nettamente inferiori. La differenza tecnologica porta a vedere piccolissime lesioni e a prevenire le malattie. Anche con la telemedicina la riabilitazione ha fatto ulteriori passi in avanti per cambiare la vita alle persone. La politica deve investire su questo”.

Filippo Cruciani, Referente Scientifico di IAPB Italia Onlus, ha sottolineato l’importanza dell’oftalmologia nel Piano nazionale Prevenzione e nei piani regionali: Dobbiamo impegnarci – ha detto – affinché la prevenzione in ambito oftalmologico ricompaia nel piano nazionale e a livello regionale. Oggi il lavoro è passato dal dorso all’occhio dell’uomo e quest’ultimo è continuamente a rischio di trauma. L’occhio è la terza sede anatomica di trauma a livello lavorativo e la prevenzione oftalmologica non va trascurata. La diagnosi precoce va programmata, perché consente di scongiurare ipovisione e cecità”.

Infine, Marco Verolino, Direttore Oculistica degli Ospedali Riuniti-Area Vesuviana ASL Napoli 3 Sud, ha parlato di accesso ai servizi sanitari oftalmici al tempo del coronavirus: “Le strumentazioni – ha concluso – consentono un’analisi dettagliata delle sezioni dell’occhio e questo è fondamentale per la prevenzione della salute visiva. Molte patologie hanno un’incidenza e una prevalenza determinante sulla vita media delle persone, sulla funzionalità visiva e necessitano di analisi precoce. Abbiamo bisogno di campagne di sensibilizzazione, perché la valutazione va sempre fatta dall’oculista”.

Al termine della conferenza stampa, si sono tenute tre sessioni pomeridiane con le eccellenze dell’Oftalmologia e delle Istituzioni, in diretta streaming sulla pagina Facebook: Il bisogno di oculistica nel panorama delle cure, Prevenzione e riabilitazione per il paziente e il cittadino, Una visione dal mondo.

L’aderenza al trattamento con farmaci anti-VEGF: un’analisi dei fattori di rischio

Trattamento con farmaci anti-VEGF

Uno studio internazionale pubblicato su “Ophthalmology” ha realizzato una revisione sistematica della mancata aderenza terapeutica alle iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF, al fine di identificare i fattori che possono ostacolare la terapia nei pazienti con degenerazione maculare legata all’età.

Una delle possibilità terapeutiche più efficaci per contrastare la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una malattia retinica che provoca la riduzione della visione centrale, è rappresentata dalle iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF. Tali iniezioni svolgono un ruolo centrale nella gestione della malattia: grazie alla loro somministrazione, infatti, è possibile ottenere un forte rallentamento delle forme essudative. Tuttavia, questo trattamento risulta efficace se stabile e prolungato nel tempo. 

Per la prima volta, uno studio internazionale ha effettuato una revisione sistematica[1]dei fattori che possono influenzare la mancata aderenza al trattamento e la scarsa persistenza alle iniezioni intravitreali, ricostruendo le principali barriere alla terapia e, di conseguenza, ai benefici associati[2]. Questi fattori sono stati suddivisi in cinque domini principali sulla base delle dimensioni standard definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quali ad esempio: i fattori correlati alla terapia, al paziente, alla condizione, all’assistenza e al sistema sanitario complessivo e, infine, quelli derivanti dalle condizioni socio-economiche.

All’interno dello studio, la “non aderenza” è stata definita come una violazione o una deviazione dalle raccomandazioni terapeutiche, mentre la “non persistenza” come un’interruzione del trattamento. Gli studi presi in considerazione sono stati principalmente europei e statunitensi e hanno previsto l’analisi di una popolazione prevalentemente caucasica.

Dai risultati della revisione sistematica di 1.436 studi, è emerso che i tassi di non persistenza e/o non aderenza segnalati sono stati piuttosto elevati: la non persistenza ai trattamenti, infatti, si è verificata precocemente, con il 50% dei pazienti che ha interrotto il trattamento entro 24 mesi; allo stesso modo, la mancata aderenza al trattamento o agli appuntamenti di monitoraggio previsti ha mostrato variazioni che oscillano dal 32% al 95%. Per la maggior parte dei pazienti, l’inizio della scarsa persistenza si è manifestato precocemente entro i primi 6 mesi. Questo dato suggerisce che la scelta di continuare la terapia viene presa per lo più in anticipo e che l’interruzione è dovuta maggiormente ad una scelta volontaria della persona piuttosto che alla mancata previsione di visite di follow-up.

Tra le dimensioni di non aderenza e/o non persistenza, la terapia ha rappresentato un fattore significativo nel 42,8% dei casi. In particolare, la scarsa risposta al trattamento e la peggiore acuità visiva sono stati i principali fattori di rischio. Molti pazienti, tuttavia, hanno segnalato anche la paura delle iniezioni (21%) come principale barriera, riportando una certa condizione di disagio dopo la somministrazione delle iniezioni. Di contro, una volta che un paziente è rimasto in trattamento per diversi anni è stata riscontrata una minore probabilità di scarsa aderenza. È possibile, dunque, che quando vengono superate le barriere iniziali ed è stabilita una certa routine di cura, il paziente sia maggiormente interessato a continuare il trattamento.

Le dimensioni relative al paziente e alla condizione hanno evidenziato ulteriori fattori di rischio. Tra questi, in particolare, si segnalano l’età avanzata, il cattivo stato di salute e la presenza di comorbidità.

Anche l’assistenza ha rappresentato una ragione significativa di non persistenza al trattamento. Come riportato dai pazienti, il mancato servizio di trasporto o la distanza dal centro di cura sono risultati decisivi per il 46%. Inoltre, nel 47% dei casi è stata segnalata l’insufficiente capacità clinica della struttura, come i mancati appuntamenti nel periodo richiesto dal paziente. Si evidenzia poi il peso dei fattori “stagionali” con almeno una visita mancata (46%) registrata durante il periodo delle vacanze.

Infine, le spese finanziarie non hanno rappresentato un significativo ostacolo al trattamento, con meno del 10% delle segnalazioni.

I fattori di rischio per il mancato adeguamento terapeutico alle iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF sono dunque multidimensionali e molto si può fare per aumentare la consapevolezza su ciascuna area. La conoscenza approfondita di queste dimensioni, infatti, può aiutare significativamente ad identificare le persone con DMLE maggiormente a rischio e a sostenere lo sviluppo di soluzioni mirate, che possano ottimizzare nel lungo periodo le cure per tutte le tipologie di pazienti.


[1] M. Okanda et al., Non-adherence or non-persistence to intravitreal injection therapy for neovascular age-related macular degeneration: a mixed-methods systematic review, in “Ophthalmology”, Agosto 2020.

[2] La revisione è stata condotta in conformità con i principi stabiliti nel “Manuale Cochrane” per le revisioni sistematiche degli interventi. Il rischio di bias è stato valutato utilizzando lo strumento di valutazione del metodo misto e il GRADE-CERQual (Confidence in the Evidence from Reviews of Qualitative Research).